Aliquote Irpef 2020 e scaglioni: serve riduzione per far ripartire l’economia

Nuovo articolo del nostro collaboratoreMauro Marino, esperto di economia e ex funzionario dell’All’Agenzia delle Entrate. Ecco le sue considerazioni sulle aliquote irpef 2020. “Tralasciando gli aspetti sanitari il Covid 19 in Italia dal punto di vista economico sta avendo effetti devastanti. Sono stati persi oltre 700.000 posti di lavoro, il PIL quest’anno è sceso quasi al 12% e alla fine dell’anno il debito pubblico si assesterà oltre al 150% del Prodotto Interno Lordo.

Irpef 2020 aliquote e scaglioni attuali

Questi disastri economici però possono essere un’opportunità. Finalmente l’Europa si è mossa. E attraverso il “recovery fund” in Italia dal prossimo anno arriveranno oltre 200 miliardi di euro di cui addirittura 80 miliardi saranno a fondo perduto. E’ una opportunità storica per far ripartire cantieri, finalmente potranno partire imponenti opere pubbliche e si potrà inoltre mettere mano ad alcune riforme strutturali (giustizia, fisco, sanità) che anche l’Europa ci chiede e di cui l’Italia ha assolutamente bisogno. Una delle riforme in cui bisogna intervenire da subito è quella fiscale in modo che i suoi effetti possano decorrere dal 1° gennaio del 2021. Attualmente in Italia esistono cinque scaglioni di aliquote IRPEF. Aliquote progressive sancite anche dall’art. 53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

  • Tra 0 e 15.000 Euro Aliquota al 23%
  • Tra 15.001 e 28.000 Euro Aliquota al 27% sulla parte eccedente i 15.000 Euro
  • Tra 28.001 e 55.000 Euro Aliquota al 38% sulla parte eccedente i 28.000 Euro
  • Tra 55.001 e 75.000 Euro Aliquota al 41% sulla parte eccedente i 55.000 Euro
  • Oltre i 75.000 Euro Aliquota al 43% sulla parte eccedente i 75.000 Euro

Riduzione Aliquote Irpef necessaria per aumentare pensioni e stipendi

Appare evidente che proprio il terzo scaglione di reddito che poi è quello che rappresenta il cosiddetto ceto medio è il più penalizzato. Qui infatti si passa dal 27% al 38% con un incremento addirittura di 11 punti di IRPEF (regalo del Governo Prodi nell’anno 2007 che ha eliminato la aliquota intermedia del 33%). Il Governo Conte ha già cominciato a fare qualcosa attuando dal 1° luglio 2020 un iniziale abbattimento del cuneo fiscale per i redditi fino 40.000 Euro. Ma solo per i lavoratori dipendenti escludendo completamente e ingiustamente, aggiungo io, pensionati e partite IVA. Ma non basta.

Ora bisogna assolutamente a decorrere dal 1° gennaio 2021 operare sull’IRPEF diminuendo le tasse per tutti gli italiani magari diminuendo gli scaglioni da cinque a quattro, armonizzandoli tra di loro per operare una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi per tutti, in maniera da aumentare stipendi e pensioni e far pagare meno gli autonomi. Questo aumento di capacità contributiva poi si riverbererà molto positivamente sui consumi perché le persone avranno più soldi, spenderanno di più, lo Stato incasserà più IVA e si rimetterà in moto l’economia italiana. Tenendo sempre molto basso lo spread (il differenziale tra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi) si pagheranno meno interessi sui titoli di stato (che purtroppo ci pesano per circa 70 miliardi l’anno) e si potrà finalmente aggredire in maniera consistente il debito pubblico che oramai ha raggiunto cifre spropositate”. Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti qui di seguito!

Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

5 pensieri riguardo “Aliquote Irpef 2020 e scaglioni: serve riduzione per far ripartire l’economia

  • Pingback: Pensioni e scaglioni Irpef 2020: basta ridurre le tasse per far ripartire l'economia? | Pensioni Per Tutti

  • Avatar
    8 Settembre 2020 in 9:08
    Permalink

    La disamina del sig. Mauro Marino solleva nella mia mente più di un dubbio.

    PRIMO dubbio.
    Non sono convinto che nella condizione economica di alto debito pubblico in cui ci troviamo ci sia la possibilità di ridurre le tasse a tutti. Al più si possono ridurre le tasse a chi guadagna di meno e aumentarle a chi guadagna di più rivedendo gli scaglioni e rimodulando le aliquote fiscali. Per poter ridurre le tasse a tutti il governo dovrebbe essere disposto ad accettare meno entrate e quindi disposto ad aumentare il deficit pubblico (e di conseguenza il debito pubblico). Per evitare di aumentare il deficit pubblico si potrebbe usare una parte dei soldi del Recovery fund da destinare alla riduzione delle tasse invece che ai progetti. Ma nutro forti perplessità che gli accordi tra Bruxelles e l’Italia prevedano la possibilità di utilizzare il Recovery fund per ridurre le tasse. Oppure si potrebbero usare i soldi recuperabili dall’evasione e dall’elusione fiscale. Ma il recupero dei soldi dell’evasione fiscale è più un problema da risolvere che una soluzione per risolvere il problema della riduzione delle tasse.

    SECONDO dubbio.
    È vero che se si ha un reddito maggiore derivante dalla riduzione delle tasse i consumi aumenteranno. Ma questo vale in una condizione economica e sociale florida: conti pubblici in ordine, tasso di disoccupazione basso, fiducia delle famiglie e delle imprese nell’economia e nello Stato. Non sono convinto che nella condizione economica di elevata incertezza lavorativa (cassa integrazione, perdita di lavoro degli autonomi, prospettive concrete di licenziamento), di sfiducia nello Stato e di imprese bisognose di aiuti e di incentivi per evitare il fallimento l’aumento di salario derivante dalla riduzione delle tasse vada necessariamente ad incrementare i consumi. Le persone avranno più soldi, è vero, ma non per questo consumeranno di più. Al contrario, risparmieranno di più, timorosi che potranno venire tempi peggiori.

    COSA serve per far ripartire l’economia.
    Lasciare andare in pensione chi ha 60 anni (o giù di lì); avviare investimenti statali in partecipazione con le imprese private (almeno in settori strategici come telecomunicazioni, infrastrutture, energia, trasporti); finanziare gli investimenti con i soldi del Recovery fund (previa stesura di un piano progettuale in cui si dicano chiaramente obiettivi, chi fa cosa, come lo fa, in quanto tempo e con quali risultati); dare lavoro ai 30enni disoccupati che stimoleranno nuovi consumi. E popi lasciamo proseguire il sig. Marino: “le persone avranno più soldi, spenderanno di più, lo Stato incasserà più IVA e si rimetterà in moto l’economia italiana”.

    SINTESI.
    Per far ripartire l’economia non bisogna ridurre le tasse, che peggiorerebbe solamente le già precarie casse dello Stato. Bisogna creare occupazione, per riempire le casse dello Stato, ridurre il debito pubblico, risanare la nostra società.

    Rispondi
    • Erica Venditti
      8 Settembre 2020 in 14:39
      Permalink

      Ne abbiamo fatto un articolo, spero non me ne voglia, era interessantissimo il suo punto di vista

      Rispondi
      • Avatar
        8 Settembre 2020 in 15:44
        Permalink

        Condivido la sua iniziativa, dott.ssa Venditti, di utilizzare il mio commento per farne un articolo attinente la Riforma Fiscale, un tema di grande attualità.

        Il Ministro dell’Economia Gualtieri ha infatti detto a Cernobbio (io non c’ero) che ci sarà una riduzione del carico fiscale, soprattutto per i redditi medi e medio bassi, e che tale riduzione verrà strutturalmente finanziata con il contrasto all’evasione fiscale.

        Obiettivo ambizioso, certamente, e che sta molto a cuore agli italiani, da diversi anni. Ma contrastare l’evasione fiscale con la fatturazione elettronica e l’incentivazione dell’uso della moneta elettronica (come pensa di fare il Ministro Gualtieri), ebbene, francamente a me sembra di contrastare i carri armati con fionde e cerbottane. Ma potrei sbagliarmi (d’altra parte, Davide non vinse Golia con una fionda?)

        Rispondi
  • Avatar
    5 Settembre 2020 in 13:19
    Permalink

    La disamina del sig. Mauro Marino solleva nella mia mente più di un dubbio.

    PRIMO dubbio.
    Non sono convinto che nella condizione economica di alto debito pubblico in cui ci troviamo ci sia la possibilità di ridurre le tasse a tutti. Al più si possono ridurre le tasse a chi guadagna di meno e aumentarle a chi guadagna di più rivedendo gli scaglioni e rimodulando le aliquote fiscali. Per poter ridurre le tasse a tutti il governo dovrebbe essere disposto ad accettare meno entrate e quindi disposto ad aumentare il deficit pubblico (e di conseguenza il debito pubblico). Per evitare di aumentare il deficit pubblico si potrebbe usare una parte dei soldi del Recovery fund da destinare alla riduzione delle tasse invece che ai progetti. Ma nutro forti perplessità che gli accordi tra Bruxelles e l’Italia prevedano la possibilità di utilizzare il Recovery fund per ridurre le tasse.

    SECONDO dubbio.
    È vero che se si ha un reddito maggiore derivante dalla riduzione delle tasse i consumi aumenteranno. Ma questo vale in una condizione economica e sociale florida: conti pubblici in ordine, tasso di disoccupazione basso. Non sono convinto che nella condizione economica di elevata incertezza lavorativa (cassa integrazione, perdita di lavoro degli autonomi, prospettive concrete di licenziamento) l’aumento di salario derivante dalla riduzione delle tasse vada necessariamente ad incrementare i consumi. Le persone avranno più soldi, è vero, ma non per questo consumeranno di più. Al contrario, risparmieranno di più, timorosi che potranno venire tempi peggiori.

    COSA serve per far ripartire l’economia.
    Lasciare andare in pensione i 60enni (o giù di lì); avviare investimenti statali in partecipazione con le imprese private; finanziare gli investimenti con i soldi del Recovery fund; dare lavoro ai 30enni disoccupati che stimoleranno nuovi consumi. In tal modo, come sostiene il sig. Marino: “le persone avranno più soldi, spenderanno di più, lo Stato incasserà più IVA e si rimetterà in moto l’economia italiana”.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *