Bonus mamme 2025, domande al via entro il 9 dicembre: 40 euro al mese, per chi?

INPS Delinea i Dettagli: 40 Euro Netti Mensili in un’Unica Soluzione a Dicembre. Scadenza Fissata al 9/12 per le Prime Richieste

Con l’introduzione del Decreto Legge n. 95/2025 (noto come Decreto Omnibus), sono state definite nuove misure specifiche di sostegno economico per le lavoratrici madri, comunemente identificate come “nuovo bonus mamme”. L’INPS, tramite la Circolare n. 139/2025 (pubblicata il 28 ottobre 2025), ha fornito le istruzioni operative per l’accesso a questo beneficio temporaneo per l’anno 2025.

Bonus mamme 2025: Importo e Modalità di Erogazione

Il nuovo bonus, istituito per il solo anno 2025, consiste in una somma mensile di 40 euro netti. L’importo massimo annuo è pari a 480 euro (40 euro moltiplicati per 12 mesi). Questa somma viene riconosciuta dall’INPS in un’unica soluzione. Le mensilità spettanti da gennaio a novembre 2025 saranno liquidate in un’unica soluzione nel mese di dicembre 2025, contestualmente al pagamento della mensilità di dicembre.

Questo contributo è esente da imposte e contributi, non concorre alla formazione del reddito imponibile delle lavoratrici e non rileva ai fini del calcolo ISEE. Le risorse finanziarie complessive ammontano a 480 milioni di euro per il 2025 e 13 milioni per il 2026.

Requisiti di Accesso e Platea

Il beneficio è destinato alle lavoratrici madri con un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui. Nel calcolo del limite di reddito, rilevano tutti gli emolumenti in denaro, incluse indennità, premi e straordinari, ma sono esclusi i “fringe benefit”.

Le beneficiarie ammesse sono:

1. Lavoratrici madri dipendenti (sono esclusi il lavoro domestico e le prestazioni di natura saltuaria e occasionale). Rientrano nell’ambito di applicazione anche i rapporti di lavoro intermittente e quelli a scopo di somministrazione.

2. Lavoratrici madri autonome iscritte a gestioni previdenziali obbligatorie, incluse la Gestione Separata INPS e le casse di previdenza professionali. Sono invece escluse le titolari di partita IVA che adottano il regime fiscale forfetario.

Criteri Legati al Numero e all’Età dei Figli

I requisiti familiari che determinano la durata del beneficio sono i seguenti:

Madri con 2 figli: L’importo di 40 euro mensili sarà erogato fino al compimento dei 10 anni del secondo figlio. Il diritto sorge dal giorno della nascita del secondo figlio.

Madri con più di 2 figli: La durata del beneficio si estende fino al compimento dei 18 anni del figlio più piccolo.

L’agevolazione si applica anche in caso di affido o adozione di un figlio.

Differenze con l’Esonero Contributivo Totale (Legge di Bilancio 2024)

È fondamentale notare che la misura del Bonus Mamme 2025 (40 euro) coesiste con l’esonero contributivo totale, ma non è cumulabile per alcune categorie. Per le madri con tre o più figli assunte a tempo indeterminato, per l’anno 2025 resta in vigore la decontribuzione integrale (esonero del 100% della contribuzione IVS fino a 3.000 euro annui) introdotta dalla Legge di Bilancio 2024.

Di conseguenza, il bonus di 40 euro non spetta nei mesi in cui la lavoratrice madre di tre o più figli è titolare di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. I rapporti di apprendistato rientrano nei contratti a tempo indeterminato. In caso di trasformazione di un rapporto da tempo determinato a indeterminato, il diritto al bonus cessa a decorrere dal mese di trasformazione.

Bonus mamme Domande e Scadenze: La Data del 9 Dicembre 2025

L’INPS ha attivato il servizio per l’invio delle domande sul proprio portale, nella sezione “Sostegni, Sussidi e Indennità – Per genitori Nuovo Bonus mamme”.

La scadenza per la presentazione delle domande è articolata come segue:

1. Termine Ordinario (9 dicembre 2025): Le lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro la data di pubblicazione della Circolare n. 139/2025 (28 ottobre) devono presentare la richiesta entro 40 giorni da tale data. Poiché il quarantesimo giorno ricade in giornata festiva, il termine ultimo è stato prorogato al 9 dicembre 2025.

2. Termine Successivo (31 gennaio 2026): Per le lavoratrici che matureranno i requisiti successivamente (ad esempio, per una nascita che avviene a dicembre 2025), la domanda potrà essere presentata entro il 31 gennaio 2026.

La richiesta può essere inoltrata tramite tre canali:

Portale INPS, accedendo con SPID, CIE, CNS o eIDAS.

Contact Center Multicanale (ai numeri 803.164 da rete fissa o 06 164.164 da mobile).

Patronati, che offrono assistenza gratuita nella compilazione.

Nella domanda, la richiedente deve fornire i dati anagrafici e il codice fiscale dei figli, specificare la tipologia di attività lavorativa, dichiarare l’assenza di rapporti a tempo indeterminato (per le madri con tre o più figli) e attestare che il reddito da lavoro per il 2025 non sarà superiore a 40.000 euro annui. L’Istituto procederà alla verifica di tali informazioni, applicando la revoca del beneficio e il recupero delle somme in caso di dichiarazioni mendaci.

13 commenti su “Bonus mamme 2025, domande al via entro il 9 dicembre: 40 euro al mese, per chi?”

  1. Buongiorno, volevo denunciare l’ennesima truffa a danno dei pensionati italiani, che già sono quelli che pagano moltissime tasse, tra le più alte al mondo. Mi dilungherò un po’, ma credo che sia molto importante. Io sono un pensionato 67enne dal mese di agosto, con le seguenti cifre:
    Reddito imponibile 2025 10257
    Irpef lorda. 2359
    Detrazioni. 767
    Irpef netta. 1592
    Netto percepito 8665
    La famosa no tax area non è tale ma è un imbroglio. Si limita ad una detrazione di euro 1955, frazionata a mese, per chi ha un reddito sino a 8500 euro ( 8500 × 23%).
    In pratica io ho preso solo 165 euro in + rispetto a chi, con 8500 euro di reddito per 12 mesi, paga zero imposte.
    Tale sconcezza viene mitigata per i lavoratori a tempo determinato che pagano molto meno.
    Ma noi, neo pensionati, per il primo anno, non siamo forse lavoratori a tempo determinato?
    Perché, nonostante io prenda 1757 euro in più della presunta no tax area, devo dare quasi tutto all’Erario? Strano che questa stortura non sia emersa mai prepotentemente.
    Forse la Costituzione fa differenza tra chi guadagna 8500 euro in dodici mesi, o chi li guadagna in 5 mesi, senza avere altri redditi?
    Purtroppo il call center dell’Agenzia delle Entrate mi dà ragione, ma mi dice che legge è così.
    Da ex fiscalista mi sembra una delle più grosse truffe perpetrate, guarda caso, alla categoria dei più deboli, cioè i pensionati. Essendo da solo, non credo che il 730, possa cambiare di molto tale spiacevole situazione.
    Mi piacerebbe avere un commento dai vs. esperti e mi scuso se mi sono sbagliato.
    Scrivo a beneficio dei futuri pensionati, per me ormai è andata.
    Buon lavoro
    Guido

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    • Il tuo caso diventa l’esempio perfetto del cosiddetto “scalino” o “traguardo” della No Tax Area. Il meccanismo funziona così:
      Fino a 8.500€ di reddito: la detrazione (1.955€) azzera completamente l’Irpef. Netto = lordo.
      Appena sopra gli 8.500€: la detrazione cala molto rapidamente con una formula matematica, mentre tu inizi a pagare l’Irpef al 23% su tutta la parte eccedente. Il risultato è un’aliquota marginale effettiva altissima in quel primo scaglione.
      Faccio i tuoi conti in modo ancora più chiaro:
      Il tuo reddito supera la soglia di 1.757€ (10.257 – 8.500).
      Su questi 1.757€ in più, paghi:
      Irpef lorda: 1.757€ x 23% = 404€
      Perdi una parte della detrazione: circa (1.955 – 767) = 1.188€
      L’effetto combinato di “pagare imposte” + “perdere detrazione” fa sì che su quei 1.757€ lordi in più, tu ti trattenga netti solo circa 165€. È una penalizzazione sproporzionata che colpisce proprio i redditi più bassi, come le pensioni minime.
      Purtroppo, in questo scenario specifico, il 730 non modificherà il risultato. Il calcolo che ti ha fornito l’INPS è già quello corretto per un reddito da pensione unico e continuativo. La tua denuncia, quindi, non è su un errore di calcolo, ma su una legge ingiusta nella sua progettazione.
      Il tuo sfogo ha un enorme valore civico: mette in luce come la “No Tax Area”, spesso presentata come un beneficio, in realtà crei un trattamento fortemente disuguale tra chi sta sotto la soglia (e paga zero) e chi sta appena sopra (e vede “mangiarsi” quasi tutto l’aumento). È una critica che dovrebbe essere portata all’attenzione dei legislatori, perché colpisce i più deboli.
      Hai ragione da vendere. Per te è ormai andata, ma la tua testimonianza è fondamentale per far emergere questa stortura e, si spera, spingere per una riforma che renda il passaggio oltre la soglia più graduale e giusto.
      Un saluto solidale.

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      • Ti ringrazio molto Don. Mi sembrava un assurdità. In effetti a pari reddito dovrebbe essere pari tassazione. Da ex fiscalista aggiungo anche che, ogni annualità, è un obbligo autonomo. E ribadisco che, i neo pensionati, non possono essere trattati diversamente dagli stagionali o a tempo determinato. Qui abbiamo esperti che possono segnalare la “truffa” a chi di dovere. Insomma, alla fine, lo prendiamo sempre…..

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      • Buona sera Don.

        Premessa la mia fiducia in quanto ci esponi con il calcolo; ti posto un virgoletto di un’affermazione fatta da altri, che suppongo, ben lontani dalla fascia di esenzione: “… quasi un cittadino su due non versa nemmeno un euro di IRPEF…”

        Saluti

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    • Sostanzialmente lei ha perfettamente ragione. Aggiungo però un vantaggio a suo favore: chi si trova nella no tax area non ha diritto a nessuna detrazione ad esempio sulle spese mediche o qualsiasi altra cosa.
      Nel suo caso fino al pareggio dell’ importo IRPEF, lei può scaricare scontrini farmacia, spese mediche, assicurazione sulla vita ecc. ecc.
      Per carità, magari lei non ha niente da portare a credito nel 730, ma va ricordato. Saluti.

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    • La tua analisi è chiarissima e rende bene l’idea dello “scalino” che si incontra appena sopra la soglia della No Tax Area. Per spiegarmi con una metafora fisica: in cinematica si parla di accelerazione (quanto cresce la velocità), di jerk (quanto cresce l’accelerazione) e perfino di snap (quanto cresce il jerk).

      Applicato al fisco, fino a 8.500 € il sistema è “fermo”: netto = lordo, nessuna imposta. Ma appena superi quella soglia, non solo parte l’accelerazione (paghi il 23% sull’eccedenza), ma scatta anche il jerk: la detrazione cala bruscamente, amplificando l’effetto. E addirittura si può parlare di snap, perché la perdita della detrazione e l’imposta insieme generano un salto improvviso e sproporzionato, che mangia quasi tutto l’aumento.

      Il risultato è che chi guadagna poco più della soglia si trova penalizzato rispetto a chi resta sotto, con un’aliquota marginale effettiva altissima. È un esempio perfetto di come una norma pensata per tutelare i redditi bassi finisca per creare un paradosso.

      La tua testimonianza è preziosa: rende evidente che non si tratta di un errore di calcolo, ma di un difetto strutturale della legge. Portare alla luce questo “jerk fiscale” è fondamentale per spingere verso una riforma che renda il passaggio più graduale e giusto.

      Vuoi che ti prepari anche un piccolo grafico (tipo curva del netto rispetto al lordo) che mostri visivamente questo “snap fiscale”? Sarebbe un modo molto efficace per far capire l’effetto a colpo d’occhio.

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    • Vedi, caro Guido, ti esprimo tutta la mia solidarietà e ti spiego una cosa; espongo il caso mio; attualmente la pensione ufficiale non ce l’ho; mi gestiscono la RITA; quest’anno ho scoperto che , essendo una tassazione agevolata ma le tasse se le prendono, loro ragionano così: sei in tassazione agevolata, non riesci a scaricare nessuna spesa, proprio nulla; e allora? farsene una ragione; saluti a te e ai gestori del sito

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  2. Viva la mamma … sempre !!!! … cmq sia … dopo: baby pensioni, parlamentari, Fornero, quota 100, 102, 103, 103 contributivo, ape social, opzione donna, usuranti, 5 anni, 25+64, anzianita’, vecchiaia, bonus Giorgetti, ecc. … ecco a voi … signore e signori … udite udite … il bonus mamme !!!! … applausi !!!! … ah ah ah ah !!! … invece per la riforma delle riforme uguale per TUTTI (parlamentari compresi) …. attendiamo fiduciosi … ah ah ah ah !!!! … forza Durigone … sei tutti noi !!!! … ah ah ah ah !!!!

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    • Durigone Durigone … promettesti il riformone … ma qui passa lo tempone … e non si vede un bel nientone … non e’ che per casone … ci facesti o’ pernacchione ?? … sei proprio un gran giocherellone … ah ah ah ah !!!!

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      • Caro Pio.
        Riguardo al Bonus mamme!

        Non ricordo (anni 80/90) che a molte famiglie italiane con figli, a “coppie di lavoratori” mediamente appartenenti al quinto livello Metalmeccanici o a contratti similari ( per quanto sostanziose fossero le loro retribuzioni!!!) venissero riconosciuti assegni familiari.

        Ora è la crisi demografica che lo impone … per cui mi sembra corretto farlo … serve ritornare a far figli … anche se poi espatrieranno perché quasi certamente qui non troveranno il loro lavoro.

        I miei figli sono uno uno dei tanti esempi.

        Curioso mi appare che lo Stato ove risiedono riconosca, indipendentemete dal livello retributivo e a partire dalla nascita di OGNI FIGLIO fino al raggiungimento della maggiore età, ovvero fino al termine degli studi universitari se li frequenteranno, un importo mensile che attualizzato ad oggi é di 255 Euro.

        Saluti

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