Cassa integrazione INPS per Covid: nuove 6 settimane, ma restano pagamenti in attesa

Con l’approvato decreto Ristori entrato in vigore lo scorso 29 ottobre arriveranno altre sei settimane di cassa integrazione ordinaria allo scopo di sostenere tutte le imprese che in questo difficile periodo sono state colpite dalla crisi a causa del Covid-19. Nel mentre però sono ancora molti coloro che si lamentano di non aver ricevuto il pagamento della cassa integrazione: secondo i numeri forniti dall’INPS 17 mila lavoratori non hanno ricevuto ancora nulla, mentre secondo Repubblica sono addirittura oltre 200mila quelli a cui manca ancora almeno una parte dei pagamenti.

Pagamento Cassa Integrazione INPS: ancora attesa per agosto, intanto arrivano altre 6 settimane

Il Premier Giuseppe Conte ha spiegato che a causa del Covid: “il blocco dei licenziamenti viene prolungato fino alla fine di marzo e che la cassa integrazione per Covid sarà gratuita per i datori di lavoro“. Intanto però resta il grave problema dei pagamenti in attesa che non arrivano per molti lavoratori in cassa integrazione. Stando ai numeri sono 17.134 lavoratori in attesa, ovvero lo 0,4% (297.645 prestazioni, pari al 2% del totale delle domande pervenute) di cui 11.412 sono lavoratori che devono ricevere pagamenti su richieste pervenute tra maggio e settembre, 5.722 coloro le cui prime richieste di Cig sono giunte a ottobre.

La Repubblica in suo articolo di oggi 3 novembre spiega il problema dei pagamenti della CIG è: “l’enorme mole di giacenza di vecchia Cig Covid. Qui non parliamo di domande inoltrate dalle aziende, poi autorizzate dall’Inps e completate con l’invio da parte delle imprese dell’SR41. Parliamo di domande che giacciono: inviate, ma non ancora esaminate dall’Istituto (le aziende in questo caso non possono né anticipare le somme, né in alternativa spedire l’SR41 se non sono autorizzate). I dati al lordo di ottobre rivelano 170 mila istanze per quasi 1,2 milioni di lavoratori, portando il conto a 270 mila”. Poi conclude: “Il numero più impressionante riguarda la Cig in deroga: qui aspettano di essere esaminate ancora 27 mila domande (95 mila lavoratori) riferite al primo decreto legge di emergenza, il Cura Italia del 17 marzo che ha introdotto le prime 18 settimane di Cig Covid”.

Cassa integrazione per Covid: Damiano: ‘bene prolungarla, ma serve anche per colf e Badanti’

Infine vi riportiamo il pensiero di Cesare Damiano che in un suo post su facebook ha detto : “Il governo ha fatto la scelta migliore: prolungare l’utilizzo della #CassaIntegrazione #Covid senza oneri aggiuntivi per le imprese e, in parallelo, bloccare i licenziamenti. Più contraddittoria- continua – appare l’azione a favore delle famiglie che mette a rischio i soggetti più deboli come colf e badanti. Sappiamo che il lavoro domestico non ha mai avuto la tutela dal licenziamento, a differenza del lavoro dipendente. Quindi -sottolinea- non sta in piedi la raccomandazione del Governo di non far entrare nel nucleo familiare persone non conviventi, per via del rischio di contagio, se, contemporaneamente, non ci si pone una domanda: come si devono comportare le famiglie? Licenziare colf e badanti? Pagare loro gli stipendi senza avere una prestazione? Correre il pericolo contagio?

I lavoratori domestici regolari sono circa 850.000 (un milione al nero) e 180.000 sono emersi dalla scorsa estate per via della positiva sanatoria del governo. È stato tutto inutile? Diventa una presa in giro? Chiediamo che il governo convochi i sindacati che rappresentano i lavoratori domestici e le famiglie, che hanno firmato un avviso comune con precise richieste. La prima delle quali è di estendere a questi lavoratori la cassa integrazione in deroga. Oppure, diciamo noi, almeno replicare i bonus erogati in precedenza. Il premier #Conte si metta una mano sulla coscienza. Altrimenti, non si può affermare che tutti sono tutelati. Al contrario, si colpiscono proprio i soggetti più deboli e con meno forza contrattuale: le famiglie e i lavoratori fragili come colf e badanti”, conclude.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

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