DPCM Gennaio 2021 ultime novità: tutte le faq su seconde case e zona rossa e arancione

Dpcm in vigore da oggi, ma cosa si può fare in zona rossa e in zona arancione? Come sono regolamentati gli spostamenti verso amici, parenti e seconde case? Palazzo Chigi ha chiarito che in base al nuovo Dpcm saranno raggiungibili le seconde case anche fuori della propria regione e anche se di colore diverso, visto che “è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”. L’unico limite riguarda il fatto che potrà spostarsi soltanto il nucleo familiare.

Nuovo DPCM 18 gennaio 2021: si può andare nelle seconde case in zona arancione o rossa?

I numeri del Covid aggiornati a oggi 18 gennaio: sono 16.310 i nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore , in totale 2.368.733. I morti sono stati 475, in tutto 81.800 morti dall’inizio dell’emergenza. E 1.729.216 i guariti. Gli attualmente positivi sono 557.717: 22.748 ricoverati, 2.520 in terapia intensiva. I tamponi effettuati sono 260.704. La Lombardia è sempre prima nei contagi giornalieri. Monitoraggio Iss, Rt nazionale sale a 1,09: in aumento da 5 settimane.

Questa mattina è stata emanata una circolare del Viminale, nella quale saranno confermate alcune regole, a cominciare da quella che permette di andare nelle seconde case fuori regione e indica ai prefetti le linee per controlli ed eventuali sanzioni. Le faq alle domande più comuni rispondono allaalla domanda se si può andare nelle proprie seconde case, anche fuori regioni?: “SI è comunque consentito il rientro nella propria residenza, domicilio o abitazione. Lo spostamento è ammesso soltanto con il proprio nucleo familiare convivente. E’ anche permesso recarsi nelle seconde case in regioni di fascia arancione e rossa. Il nuovo dpcm garantisce pure la possibilità di andare nelle seconde case in affitto, purché non si tratti di affitti brevi.

DPCM seconde case in zona gialla e arancione: i sindaci piemontesi preoccupati per la stagione sciistica

Permettere ai turisti di raggiungere le seconde case può essere la sola ancora di salvezza che resta alla montagna per sopravvivere“. Il nuovo Dpcm torna a far sperare i piccoli centri delle vallate piemontesi. Nel testo infatti oltre ad essere «consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione» non viene soprattutto specificato il divieto degli spostamenti verso le seconde case anche in altre regioni. Il che potrebbe portare le vallate a popolarsi, anche solo nel weekend, di turisti, proprietari di abitazioni o affittuari, in cerca di un ristoro solitario sulla neve. “Sarebbe una bella notizia — spiega Gianni Poncet, sindaco di Sestriere —. In giornate come sabato abbiamo visto che le persone raggiungono la montagna anche solo per fare una passeggiata. Gli impianti aperti solo per gli atleti hanno messo in difficoltà l’intero territorio. Far ripartire l’economia è fondamentale”.

A preoccupare resta ovviamente l’emergenza Covid, con numeri in crescita su tutto il territorio. «Bisogna usare certamente buonsenso — chiosa Marco Bussone, presidente dell’unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani —. Questo decreto crea non poca confusione. Certamente bisogna adottare prudenza. Soprattutto nei piccoli paesi, dove il virus non è del tutto sconfitto il rischio è davvero quello di far ripartire i focolai». Un settore che soffre quello della montagna che ha quasi perso già l’80% degli introiti annuali.

«Far raggiungere le seconde case e non aprire bar e ristoranti è inutile — spiega Giorgio Merlo, sindaco di Pragelato e assessore Comunicazione Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea —. Abbiamo paura del Covid ma ci spaventa anche non riuscire a risollevarci da questa situazione». Per questo secondo Merlo è il momento per aprire la cosiddetta «vertenza montagna». Perché «dopo avere, di fatto, archiviato la stagione invernale con largo anticipo resta ancora del tutto inevaso il nodo decisivo della filiera economica e produttiva legata alla neve — dice ancora il sindaco di Pragelato —. Ora, la pratica dei ristori resta in alto mare. Tenere chiusi alberghi, ristoranti e bar delle zone montane, in questo periodo, vuol dire far perdere loro tutto l’incasso annuale e segnare in molti casi la loro fine. Bisogna prendere provvedimenti subito».

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