E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot? Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin

Grande interesse ha suscitato la prima parte dell’elaborato che enuncia la controriforma Fornero redatta a tre mani da Perfetto, Armiliato, Gibbin, in questa seconda uscita, come anticipato ieri, il Dott. Claudio Maria Perfetto sviscera i punti focali della loro proposta partendo dal rispondere ad alcune domande che potrebbero nascere, in quanto assolutamente legittime, a chi si approccia per la prima volta alla lettura del loro documento. Le domande da cui l’esperto previdenziale parte, per descrivere come i robot potrebbero risolvere il nodo risorse in ambito previdenziale divenendo parte attiva nel sistema stesso, sono cinque:

  1. Come si evita l’aumento del tasso di partecipazione della forza lavoro anziana?
  2. Come si riduce in termini percentuali la spesa pensionistica in rapporto al PIL?  
  3. Come si riduce in termini percentuali il debito pubblico in rapporto al PIL?  
  4. Che prospettive ci sono per l’introduzione dell’IRAUT?

ma soprattutto dà risposta a quella che forse, più di tutte, aleggia nella mente dei nostri lettori e che abbiano già visto nella sezione ‘commenti’ del sito dopo la pubblicazione della prima parte:

5. Che possibilità ha questa Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale di essere attuata?

Le risposte alle prime tre domande, ci spiega il Dott. Perfetto che ha stilato questo secondo documento per il nostro portale, “mirano in realtà anche e soprattutto a controbattere le osservazioni che da più Istituzioni vengono mosse all’Italia in ambito pensionistico. La risposta alla quarta domanda mira a rafforzare la nostra idea sull’IRAUT evidenziando che anche in sede OCSE si è aperto un interessante dibattito sulla possibilità di attuare un prelievo fiscale su un eventuale reddito di lavoro imputabile ai robot. La risposta alla quinta domanda (che in realtà é quella con la quale termina la prima parte dell’eleaborato) mira a evidenziare che la positiva esperienza italiana maturata nell’ambito della Imposta sui Servizi Digitali (Digital Service Tax) potrebbe estendersi anche all’IRAUT (che noi consideriamo come estensione al “lavoro digitale” della imposta sui “servizi digitali”). In questo l’Italia potrebbe fare da apripista per altri Paesi tecnologicamente avanzati, soprattutto in riferimento agli USA e alla CINA, che, come l’Italia, hanno da gestire problemi legati alla denatalità e all’invecchiamento della popolazione” . Di seguito il secondo elaborato, buona lettura:

Pensioni 2024, perché la proposta Perfetto-Armiliato -Gibbin potrebbe essere attuata?

La Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale di Perfetto-Armiliato-Gibbin ha come obiettivo il ricambio generazionale, in termini di sostituzione dei lavoratori anziani con lavoratori giovani, e in termini di ricorso alla generazione robotica  per colmare il vuoto generazionale causato dal calo delle nascite.

La Proposta in oggetto è in grado di rispondere punto per punto alle osservazioni che da più Istituzioni vengono mosse all’Italia in ambito pensionistico. Tali osservazioni convergono sostanzialmente verso due interventi che l’Italia dovrebbe attuare:

  1. Continuare ad aumentare il tasso di partecipazione alla forza lavoro in età avanzata man mano che aumenta l’aspettativa di vita;
  2. Ridurre il debito pubblico e la spesa pubblica per le pensioni in termini percentuali in rapporto al PIL.

COME EVITARE L’AUMENTO DEL TASSO DI PARTECIPAZIONE DELLA FORZA LAVORO ANZIANA?

Secondo la Proposta di Riforma Previdenziale, impiegando la generazione robotica (robot e AI), viene meno la necessità di aumentare il tasso di partecipazione alla forza lavoro in età avanzata man mano che aumenta l’aspettativa di vita, in quanto il vuoto generazionale causato dal calo delle nascite viene colmato dalla generazione robotica, piuttosto che dai lavoratori anziani sempre più a lungo al lavoro.

COME RIDURRE IN TERMINI PERCENTUALI LA SPESA PENSIONISTICA IN RAPPORTO AL PIL?

Per la Proposta di Riforma Previdenziale questo è un falso problema. La spesa pubblica per le pensioni viene alimentata con il versamento dei contributi dei lavoratori attivi. Se l’alimentazione contributiva avviene in modo continuo, e quindi in modo strutturale, la spesa pubblica per pensioni diventa indipendente dal PIL. Spesa pensionistica e PIL (quello reale) dipendono, invece, entrambi dal livello di occupazione. Se si considerano i robot e l’AI alla pari della forza lavoro umana, allora il livello di occupazione derivante dall’impiego sia degli umani che degli automi garantisce in maniera adeguata il pagamento delle pensioni, a condizione che anche robot e AI versino i contributi, ovvero, a condizione che anche a robot e AI venga applicata una imposta, una “imposta sul reddito da lavoro prodotto dagli automi (IRAUT)”.

COME RIDURRE IN TERMINI PERCENTUALI IL DEBITO PUBBLICO IN RAPPORTO AL PIL?

Per la Proposta di Riforma Previdenziale la riduzione del debito pubblico in rapporto al PIL è certamente un intervento da attuare, al fine di ridurre la spesa per interessi sul debito pubblico, e quindi poter effettuare maggiori investimenti per sostenere il livello di occupazione (umana e robotica). Su questo fronte, l’IRAUT potrà contribuire alla riduzione del debito pubblico in quanto, essendo formata sia dalla componente contributiva che da quella attinente alla fiscalità generale, consente di disporre di maggiori entrate per sostenere le spese incomprimibili (sostegno alle pensioni basse, disoccupazione, Sanità, Istruzione, ecc.) e quindi consente di evitare di ricorrere ai prestiti che contribuirebbero ad aumentare il debito pubblico.    

CHE PROSPETTIVE CI SONO PER L’INTRODUZIONE DELL’IRAUT?

Le prospettive per l’introduzione dell’IRAUT sono piuttosto favorevoli.

Sul Quotidiano online di  IPSOA (Istituto Postuniversitario per lo Studio dell’Organizzazione Aziendale) in data 19 Ottobre 2023  si legge  testualmente: “In sede OCSE (“Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”, nostra nota), nonostante permanenti perplessità, sta prendendo forma un interessante dibattito sulla possibilità di attuare un prelievo fiscale su un eventuale reddito di lavoro imputabile ai robot.” (il corsivo è nostro, i neretti sono nel testo originale).

Il “prelievo fiscale su un eventuale reddito di lavoro imputabile ai robot” è proprio l’IRAUT della Proposta di Riforma Previdenziale. L’IRAUT è affine all’Imposta sui Servizi Digitali (o DST – Digital Service Tax), ma se ne differenzia in quanto l’IRAUT ha lo scopo, attraverso il versamento dei contributi da parte di robot e AI, di:

  1. finanziare le pensioni per favorire il ricambio generazionale e quindi la crescita e lo sviluppo economico
  2. colmare i vuoti contributivi dei lavoratori e lavoratrici che attraversano periodi di disoccupazione

CHE POSSIBILITÀ HA QUESTA PROPOSTA DI RIFORMA PREVIDENZIALE FLESSIBILE E STRUTTURALE DI ESSERE ATTUATA?

L’attuazione di questa Proposta di Riforma Previdenziale dipende dall’introduzione dell’IRAUT, che estende al “lavoro digitale” (quello di robot e AI) l’attuale imposta sui servizi digitali (Digital Service Tax).   

Sulla Digital Service Tax aleggia però lo spettro della discordia (e questo potrebbe riflettersi sull’IRAUT), nonostante “l’esperienza dei Paesi che hanno introdotto digital service taxes sembra essere unanimemente positiva, sia dal punto di vista del gettito generato, che da quello delle difficoltà di carattere operativo”.

Per dissipare la discordia, l’esperienza italiana maturata nell’ambito della Digital Service Tax potrà essere utile a livello globale. “La DST italiana infatti trova la sua ratio non nella necessità di adottare un meccanismo correttivo (e temporaneo) al mancato pagamento delle imposte sui redditi dei contribuenti interessati, quanto piuttosto nella volontà di attrarre a tassazione l’estrazione di valore dal territorio dello Stato che avviene attraverso l’immagazzinamento, la lavorazione e lo sfruttamento dei dati che gli utilizzatori mettono a disposizione sul web in cambio di servizi digitali teoricamente gratuiti”.

Applicando per prima l’IRAUT, l’Italia potrà fungere da apripista per gli altri Paesi, mostrando (e dimostrando in pratica) come l’IRAUT potrà favorire il ricambio generazionale che, a sua volta, potrà fungere da volano per l’occupazione, la crescita economica, lo sviluppo economico, e la natalità, un tema, quest’ultimo, che hanno a cuore i Paesi tecnologicamente avanzati, in particolare gli USA e la Cina che, come l’Italia, hanno da gestire i problemi legati alla denatalità e all’invecchiamento della popolazione.

L’IRAUT è lo strumento basilare per attuare la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale di Perfetto-Armiliato-Gibbin. Tale Proposta potrebbe dar vita a un moderno New Deal”, un nuovo accordo tra Imprese e Stato per la tutela e la creazione di posti di lavoro nell’era digitale, in un quadro strategico (“decidere oggi, con le risorse di ieri, il proprio futuro”) mirabilmente immaginato da uno degli Autori della presente Proposta, Maurizio Gibbin.

Ringrazio davvero di cuore il Dott. Perfetto per questo eccellente elaborato in cui spiega, proprio a partire da alcune domande, come la proposta, seppur qui appena accennata, é stata studiata per ‘stare effettivamente in piedi’ e superare le prime critiche. E’ migliorabile? Probabilmente sì. Ha dei punti di debolezza? Può darsi. Ma gli stessi autori fanno presente si tratti di una proposta work in progress, si sono gettete le basi per qualcosa che potrebbe davvero invertire di 180° la Riforma Fornero, si cambia prospettiva, si apre a nuovi orizzonti.

Già solo per questa sfida, per giunta già supportata da alcuni studi e fonti, che evidenziano la proposta non sia futuristica ma possibile, dovrebbe essere letta dai sindacati, a cui certamente la invieremo per intero, ed essere portata ai tavoli di Governo. credo, nel mio piccolo, che quando si trova tra le personi ‘comuni’ gente di tale spessore mentale, chi Governa dovrebbe almeno aprire le porte ed ascoltare, perché solo grazie al confronto é possibile crescere.

D’altronde lo stesso Roosevelt diceva: ” Le grandi menti discutono di idee, le menti mediocri discutono di avvenimenti e le menti piccole discutono la gente.

Confidiamo quindi le parti sociali ed il Governo siano disposti ad ascoltare e a discutere queste ‘idee’.

La sezione commenti resta aperta per un confronto costruttivo e cerchiamo, appunto come la citazione insegna, di non discutere della gente ma delle idee, e di portare rispetto per le stesse, anche se queste non coincidono con il nostro credo. Noi siamo per l’umiltà intellettuale promossa dal teologo e filosofo Nicola Cusano, che porta sempre ad aprirsi al nuovo, altrimenti il rischio é di essere eccessivamente rigidi e divenire ciechi a livello intellettuale: “Se fra le molte verità ne scegli una sola e la persegui ciecamente, questa si trasformerà in falsità, e tu in un fanatico”.

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61 commenti su “E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot? Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin

  1. Ringrazio il Dott.Perfetto per aver condiviso la mia proposta sulla pensione integrativa che voglio far vedere al fondo a cui sono iscritto.Quanto a Paolo Prof., il fondo Esperio è un fondo chiuso di categoria e quindi rientra.

    1. Grazie nicola; per me cambia poco ma può essere utile per tantissime persone che lavorano nella scuola a qualsiasi titolo; un saluto a te e ai gestori del sito

  2. Ringrazio il Dott. Perfetto e gli altri che si sono cimentati in questa opera meritoria che apprezzo sopratutto per la lungimiranza. Dico questo perché bisogna pensare anche al futuro più o meno prossimo, alle nuove generazioni, al loro benessere ed a quello del nostro Paese.
    Io mi auguro che continuino, con ottimismo, quello della volontà, a perseguire il loro obiettivo coinvolgendo, il più possibile, uomini del potere, che ci governano e cittadini di ogni età per avere successo, senza mai cessare per lo sconforto dovuto ai ben conosciuti “muri di gomma”.
    Tuttavia, con un certo, sano realismo, credo non ci si possa illudere che i frutti di questa iniziativa possano concretizzarsi nel breve periodo e, quindi, essere atti a soddisfare coloro che, fra poco più di un 1 anno fino, magari, a 5 anni, saranno sulla soglia della cessazione della vita attiva e, quindi, avviati al collocamento a riposo.
    Su questo aspetto, concordo con Franco Giuseppe, ma bisogna, comunque, continuare, non demordere.
    Mi complimento, quindi, con i proponenti e con il sito. Con questa iniziativa, il clima qui sembra cambiato. Pur comprendendo profondamente le amare disillusioni, lamenti, insulti e maledizioni non servono per cambiare le cose, forse sono già qualcosa soddisfacendo la rabbia covata troppo a lungo ma non ci fanno andare avanti di un passo verso un sistema pensionistico finalmente all’altezza.
    Un cordiale saluto ai Gestori del sito e a tutti i suoi frequentatori.
    Mars

  3. Rispondo al Dott. Perfetto sui punti di miglioramento della previdenza complementare in Italia. Premetto che il livello di tassazione è già molto favorevole e quindi ci sono già punti di eccellenza nel sistema italiano. In sintesi :
    1. Introduzione come in Olanda dell’ obbligatorietà dell’ adesione alla previdenza complementare per lavoratori e datori di lavoro, almeno per le categorie più svantaggiate. In Italia vige il silenzio-assenso o l’ adesione volontaria, ma il lavoratore può manifestare la volontà di non aderire. Si pensi a comparti svantaggiati ( tipo la vigilanza, dove le paghe orarie sono basse), e quindi una pensione di scorta sarebbe estremamente utile.
    2. Modulazione del profilo di rischio per coorti di età come in Olanda, attuata direttamente dal fondo pensione, mentre in Italia il fondo pensione si limita a consigli, ma il tutto rimane nella volontà del lavoratore ( ci sono persone con profilo di investimento di tipo azionario a pochi anni dalla pensione).Questi due punti li ho presi dal sistema olandese, gli altri quattro punti, invece sono modifiche al ns sistema.
    3.Ritorno alla tassazione dei rendimenti ante governo Renzi, che ha portato la tassazione dal 11,50% al 20% ad esclusione dei BOT tassati al 12,50%.Per me è stato un duro colpo ai fondi pensione.
    4. Coefficienti di trasformazione in rendita vitalizia del montante accumulato equiparati a quelli in vigore all’ INPS con l’ attuale sistema contributivo. Faccio un esempio: uomo di 65 anni con 100000 euro di montante, secondo le tabelle assicurative dei fondi pensione avrebbe un fattore di conversione di 0,41%, quindi rendita vitalizia di euro 4100 annui. Con l’ INPS, stessa età e stesso montante contributivo, il coefficiente è 5,532%, quindi rendita vitalizia di euro 5532 annui, bella differenza.
    5.Tassazione alla pensione attuale dei fondi dal 15 al 9% con uno 0,3% annuo a scalare a partire dal 15° anno di iscrizione al fondo. Quindi, ci vogliono 35 anni di iscrizione per arrivare al minimo tassabile del 9%.Propongo il raddoppio della diminuzione annua dopo il 15° anno di iscrizione, quindi dallo 0,3 allo 0,6%.In questo modo dopo 25 anni di iscrizione si raggiunge il minimo tassabile del 9%.
    6.L’ ultimo punto può essere un incentivo a donare al fondo pensione, consentendo la deducibilità fino a 5164 euro anche ai familiari non a carico. Si pensi al nonno che vuole donare una somma al nipote, che però non è a suo carico.
    Preciso che queste migliorie, sarebbero da riservare solo ai fondi pensione chiusi o di categoria ( tipo il COMETA dei metalmeccanici), nati da accordi tra sindacati e datori di lavoro, non a quelli delle banche o assicurazioni tipo i PIP. Un saluto ai gestori del sito.

    1. Sig. Nicola, i miei complimenti!

      Pur non potendo seguire l’approccio finanziario con lo stesso grado di competenza suo, tuttavia riesco a seguire il suo ragionamento nell’elenco dei sei macro punti che riguardano tutti la Previdenza Complementare.

      Non mi sento di muovere obiezioni alla sua impostazione, che trovo ben ragionata.

      I due punti che lei attribuisce come specifici per il sistema olandese li condivido.

      Le quattro modifiche che lei suggerisce per il nostro sistema le trovo ragionevoli.

      La sua Proposta e la nostra Proposta si integrano, e condividono almeno due punti: libertà di scelta nell’accesso al trattamento pensionistico e ricambio generazionale.

      Sui punti che riguardano la nostra Proposta credo che ci siamo sufficientemente soffermati.

      La sua Proposta indica una spinta verso il rafforzamento della Previdenza Complementare (un punto sul quale insistono anche i Sindacati), e permette quindi anch’essa ai lavoratori la libertà di scelta nell’accesso al trattamento pensionistico, in quanto si potrà contare su un’entrata addizionale (la pensione complementare) oltre a quella della pensione ordinaria. Ritengo che questa sia anche la direzione futura, dal momento che ridurrebbe gli oneri pensionistici che oggi sono a carico dello Stato.

      Al tempo stesso, la sua Proposta apre il varco al ricambio generazionale: se viene data libertà di scelta al lavoratore di pensionarsi (e solitamente saranno i lavoratori anziani che avranno accumulato una buona pensione complementare), altri giovani in cerca di lavoro potrebbero avere maggiori opportunità per occuparsi. Per potersi formare un’adeguata pensione complementare, occorrerà accantonare una somma da prelevare dal salario, e qui entrerebbero in gioco altre variabili tra cui aumenti salariali e salario minimo, cose che andrebbero certamente discusse tra Sindacati e Imprese.

      Ho già fatto presente che la sua Proposta di Previdenza Complementare e la nostra Proposta di Riforma Previdenziale sono integrabili e si completano a vicenda.

      Vorrei solo aggiungere che mentre la sua Proposta, sig. Nicola, riguarda la pensione di chi un lavoro già ce l’ha, la nostra Proposta riguarda la pensione non solo di chi un lavoro già ce l’ha ma anche la pensione di chi un lavoro non ce l’ha ancora.

      Le rinnovo i miei complimenti, sig. Nicola, per la sua idea di Previdenza Complementare (che peraltro non abbiamo inserito nella nostra Proposta).

    2. grazie delle delucidazioni in merito riguardo le migliorie; una domanda: il fondo espero, quello del personale scolastico, rientrerebbe nelle migliorie oppure no? un saluto a te e ai gestori del sito

  4. Rispondo ancora una volta in seduta plenaria al sig. Luca, perché sono certissimo che la risposta che darò alla domanda posta dal sig. Luca sorprenderà non poco i lettori.

    Sig. Luca, voglio pensare che lei non ritenga gli Autori della Proposta di Riforma Previdenziale degli sprovveduti. Prima di fare affermazioni di un certo peso, ci siamo documentati (nel nostro documento ci sono ben 40 References), e vi abbiamo riflettuto a fondo (da mane a sera, direbbe Dante). Ma ben vengano le osservazioni particolarmente stimolanti come le sue, come quelle dei sig. Nicola e come quelle del sig. Franco Giuseppe.

    Nel rispondere al suo commento, sig. Luca, Maurizio Gibbin in data 19 Febbraio 2024 alle 16:03 le fa presente testualmente: “Quindi anche con IRAUT i ricchi continueranno ed essere ricchi”.

    Lei, sig. Luca, nel suo commento afferma e domanda: “Certamente una genialata per lo stato, che sposterebbe l’onere della spesa pensionistica sui “ricchi”…. Ma i “ricchi” sarebbero veramente d’accordo?”

    In altre parole, sig. Luca, lei domanda: i “ricchi” sarebbero veramente d’accordo nell’essere “tassati”?

    Metto intenzionalmente le parole “ricchi” e “tassati” tra virgolette, perché andrebbero opportunamente precisate.

    BENE!

    Le riporto cosa hanno detto i “ricchi” a proposito dell’essere “tassati”, e le cito l’articolo di rainews.it pubblicato in data 17 gennaio 2024 dal titolo eloquente: “Davos: lettera di 250 miliardari: “Vogliamo essere tassati””. Questo è il link all’articolo:

    rainews.it/articoli/2024/01/davos-lettera-di-250-miliardari-vogliamo-essere-tassati-fieri-di-pagare-08589a90-e69d-4305-b36f-286cf91f668f.html

    Nell’articolo che ho citato si legge che 250 “ricchi” (miliardari), in una lettera aperta ai leader mondiali e pubblicata dal Guardian, si sono così espressi:

    “La nostra richiesta è semplice: vi chiediamo di tassare noi, i più ricchi della società. Ciò non modifichera’ radicalmente il nostro tenore di vita, nè priverà i nostri figli, nè danneggerà la crescita economica delle nostre nazioni. Ma trasformerà la ricchezza privata estrema e improduttiva in un investimento per il nostro futuro democratico comune” (mia nota: i neretti sono riportati nell’articolo).

    DOMANDA DEL SIG. LUCA: “Ma i “ricchi” sarebbero veramente d’accordo?” (da intendersi: ad essere tassati?).

    MIA RISPOSTA AL SIG. LUCA: “Sì, sig. Luca, i “ricchi” sarebbero veramente d’accordo ad essere tassati”.

    1. Gentile Dott. Perfetto, lungi da me pensare che lei possa essere uno sprovveduto, sono certo che avrà fatto tutte le necessarie verifiche.
      Solo che fatico a pensare che gli imprenditori italiani possano essere felici di essere ulteriormente tassati. La cricca di Davos non fa testo e infatti non mi sembra abbia mai fatto “interessi” che non fossero i propri e certe dichiarazioni lasciano il tempo che trovano (cosi come certe promesse dei politici nostrani in termini di pensioni). Non me lo vedo proprio l’imprenditor Brambilla contento di pagare nuove tasse sui robot per risolvere i problemi pensionistici dei lavoratori. Sono comunque ammirato dal suo inguaribile ottimismo, sicuramente farò il tifo per la sua proposta, anche se a breve termine dubito possa avere qualche speranza di essere accolta. Se poi la nuova leadership politica nel frattempo dovesse fare qualche nuova porcata (come ridurre le pensioni miste convertendole al solo contributivo) dubito che successivamente, si possa poi tornare indietro e questo basterebbe a minare le basi della vostra proposta.

  5. Ringrazio s. Claudio M. Perfetto per la risposta. Rimango sempre dell’idea di separare assistenza da previdenza. Coi miei contributi pensionistici NON voglio pagare gli assegni sociali a coloro che neanche un contributo previdenziale hanno versato.

  6. Buongiorno.
    Tra gli articoli che ho letto nel tempo ve ne è uno recente nel quale anche il vituperato OCSE pare si stia ponendo il problema.
    Ci ricordiamo sempre dell’OSCE quando ci parla di eliminare le pensioni anticipate o di ridurre il debito pubblico ma “ignoriamo” cosa ne pensano in questa istituzione quando la stessa “accenna” alla necessità di tassare i Robot o la AI.
    L’articolo in questione, apparso su IPSOA, è questo dal : II FORUM ONE FISCALE – 19 OTTOBRE 2023 ORE 06:00 La tassazione dei robot: tra valutazioni etiche e questioni tecniche Roberto Pellizzari .

    Questo per dire che… il dottor Perfetto non è il “solo” su questa linea, ma è sicuramente colui che, nei nostri confronti, fa anche informazione.
    Pertanto ricordiamoci che il suo “contributo divulgativo nei nostri confronti” ce lo siamo già giocati una volta.

    1. Sig. Wal, presumo che lei si riferisca allo stesso articolo che viene menzionato proprio in questo articolo al punto:

      “Le prospettive per l’introduzione dell’IRAUT sono piuttosto favorevoli.

      Sul Quotidiano online di IPSOA (Istituto Postuniversitario per lo Studio dell’Organizzazione Aziendale) in data 19 Ottobre 2023 si legge testualmente: “In sede OCSE (“Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”, nostra nota), nonostante permanenti perplessità, sta prendendo forma un interessante dibattito sulla possibilità di attuare un prelievo fiscale su un eventuale reddito di lavoro imputabile ai robot.” (il corsivo è nostro, i neretti sono nel testo originale).”

      È così, sig. Wal?

  7. Gentile Dott. Perfetto
    Pur apprezzando la sua proposta e trovando geniale l’IRAUT (almeno sul piano teorico), la domanda presente nel titolo “E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot?” la trovo un po’ fuorviante. Le tasse dell’ Iraut non la pagherebbero i robot, ma i loro proprietari, ovvero gli imprenditori. Significa, detto più semplicisticamente, che a pagarci parte della pensione, per la parte contributiva mancante, sarebbero i datori di laboro. Certamente una genialata per lo stato, che sposterebbe l’onere della spesa pensionistica sui “ricchi”…. Ma i “ricchi” sarebbero veramente d’accordo? La politica, da che mondo è mondo, da che parte sta ? Dalla parte dei deboli o dei forti ? Questo secondo me è il limite. A meno che non si dimostri ai ricchi che conviene pure a loro …

    1. Grazie Luca per le sue considerazioni, sono certa che gli autori della riforma sapranno rispondere a questa sua puntuale osservazione.

    2. Sig. Luca, provo a chiarire “E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot?”.

      La spiegazione si basa sulla seguente abduzione (il termine abduzione indica un sillogismo in cui la premessa maggiore è certa, mentre quella minore è solamente probabile):

      A. I lavoratori attivi pagano le pensioni ai pensionati;
      B. I robot andrebbero equiparati alla forza lavoro attiva;
      C. Dunque, forse i robot potrebbero pagare le pensioni ai pensionati.

      Applicando al nostro sistema fiscale l’abduzione appena enunciata, otteniamo:

      1. I lavoratori attivi pagano le pensioni ai pensionati versando in contributi il 10 per cento del proprio salario lordo ai quali si aggiunge il 23 per cento del salario lordo dei lavoratori attivi versati dal datore di lavoro;
      2. I robot, che andrebbero equiparati alla forza lavoro attiva, verserebbero in contributi il 5 per cento del proprio salario lordo ai quali si aggiungerebbe l’11,5 per cento del salario lordo dei robot versati dal datore di lavoro;
      3. Dunque, ci sarebbero più contributi disponibili per pagare le pensioni ai pensionati.

      I documenti relativi alla nostra Proposta di Riforma Previdenziale recano come sottotitolo “E se fossero i robot a salvare le nostre pensioni?”. Nei nostri documenti spieghiamo anche che ci ispiriamo ad un articolo scritto da due Direttori di stabilimento del Gruppo Bosch, Nicola Intini e Corrado La Forgia.
      Nell’articolo di Intini e di La Forgia riportato sul magazine Industria Italiana in data 28 novembre 2017 si legge:

      “Le nuove tecnologie, quindi, aumenteranno produttività e ricchezza che, se opportunamente redistribuita, potrà contribuire al sostentamento dello stato sociale del futuro. È ipotizzabile, quindi, che i Robot, ma più in generale, le nuove tecnologie abilitanti possano, almeno in parte, sostituirsi alla parte mancante della piramide demografica occupando il posto che negli anni ‘70 era coperto da popolazione giovane e attiva, e creare la ricchezza necessaria al bilanciamento del sistema”.

      Tra le parole chiave di Intini e di La Forgia troviamo “produttività e ricchezza che, se opportunamente redistribuita, potrà contribuire al sostentamento dello stato sociale del futuro”.

      “…se opportunamente redistribuita…”, sig. Luca. Il modo in cui lo Stato ridistribuisce la ricchezza avviene attraverso l’applicazione delle imposte.

      Per concludere, sig. Luca, troverebbe fuorviante anche il titolo che Intini e La Forgia (due Direttori di stabilimento del Gruppo Bosch) hanno dato al loro articolo del 2017 (ben sei anni fa!) che è il seguente: “E se fossero i robot a salvare le nostre pensioni?”

    3. Gent. Luca,
      come più volte ribadito dal Dott. Perfetto, la proposta dell’imposta IRAUT è stata studiata per essere ‘equilibrata’; quindi, di gravare in modo bilanciato su tutti i soggetti coinvolti; ognuno dovrà fare la sua parte per il nuovo equilibrio sociale-economico, incluso gli imprenditori.
      Ci sono varie tipologie di automazione, ma giusto per spiegarle le faccio questo semplice esempio:
      Converrà che un robot può lavorare come 10 operai. Inoltre, il robot non ha problemi di orari e pertanto potrebbe lavorare 3 turni di seguito, anche per 24 ore. Il robot non fa le ferie, non si ammala (se faccio regolare manutenzione), non va in bagno e non fa pause caffè.
      Un’azienda potrebbe quindi massimizzare l’investimento di un robot, quindi una grande capacità di erogare lavoro e di conseguenza generare un profitto proporzionale.
      A fronte di un grande guadagno da parte dell’industriale, IRAUT inciderebbe per una minima percentuale sulla plusvalenza del lavoro automatizzato.
      Abbiamo inoltre previsto che l’azienda potrebbe licenziare i dipendenti sostituiti dal robot, oppure assumerne di nuovi (cambio generazionale).
      A conti fatti, all’azienda conviene pagare una minima imposta su quel lavoro, poiché si andrebbe a ridurre una piccola percentuale al profitto aggiuntivo.
      Quindi anche con IRAUT i ricchi continueranno ed essere ricchi.
      Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

      1. Gentile Dott. Gibbin
        Anche questo mi pare il gioco delle tre carte.
        Lei dice “ la proposta dell’imposta IRAUT è stata studiata per essere ‘equilibrata’; quindi, di gravare in modo bilanciato su tutti i soggetti coinvolti; ognuno dovrà fare la sua parte per il nuovo equilibrio sociale-economico, incluso gli imprenditori”
        Dagli esempi fatti non mi pare.
        Mi pare invece che graverebbe “solo” e non “anche” sugli imprenditori. Chi sarebbero gli altri soggetti su cui graverebbe?
        L’azienda non è un ente di beneficienza, se investe in robot è perché questi aumentano produttività e ricchezza per l’azienda, non per la società. Per non parlare della perdita di lavoro dei futuri disoccupati (scalzati dai robot) e che oltretutto non verserebbero più contributi (che sarebbero stati maggiori di quelli dei robot) e che in più costeranno allo stato per essere assistiti.
        Andando avanti cosi, e sarà inevitabile, vedo sempre più, pochi ricchi sempre più ricchi e masse di lavoratori sempre più schiavizzati.

        1. caro Luca, premesso che tutti voi del sito sapete che sono un ex prof in pensione senza la pensione ma grazie alla RITA; fammi capire luca: sei un imprenditore, un lavoratore? mi piacerebbe saperlo; detto questo veniamo al punto: attualmente praticamente si va in pensione con i requisiti Fornero e poi praticamente nessuno o quasi nessuno; il nostro governo ragiona così: vista la denatalità, il debito pubblico, la strategia riguardo le pensioni è: teniamo a lavorare oltre misura gli anziani; in questa proposta invece si ragiona così: visto che attualmente vengono versati i contributi solo dai lavoratori e basta per combattere la denatalità facciamo versare i contributi non solo ai lavoratori ma anche alle macchine; istituiamo questa nuova imposta; hanno spiegato bene gli autori della proposta che chiaramente è da studiare le modalità consultando chiaramente esperti dell’agenzia delle entrate etc; l’importante è che si cominci a ragionare in questa ottica; non puoi tenere al lavoro obbligatoriamente le persone fino ad oltre 70 anni perchè ci sono meno nascite; tutto qui; saluti a te e ai gestori del sito

  8. Rispondo al Dott.Perfetto.Le.mie perplessità alla sua proposta le ho sempre espresse con spirito costruttivo e se ho citato Lucio Dalla è solo perché la sua proposta è talmente contraria alla direzione sulle pensioni degli ultimi 30 anni che solo le parole di questa canzone rendono l’idea di cosa dovrebbe succedere in Europa.Dott.Perfetto, io le mie idee le ho ben chiare, mi sposterei con progressione verso il sistema pensionistico olandese, riconosciuto non da me che non conto niente, ma da i più autorevoli studiosi europei in materia, il più sostenibile e a poco costo per lo stato.Le dico di più, avrei anche ben cinque o sei punti da cambiare nelle ns pensioni integrative per spostarsi verso il modello olandese.Lei non mi conosce Dott.Perfetto, non parlo tanto per criticare, esprimo la mia stima per i suoi studi.Non sono al suo livello, ma la mia laurea in scienze politiche ed i miei studi privati mi consentono di poter dire qualcosa con molta modestia su questa materia.

    1. Sig. Nicola, come lei saprà, l’Olanda è la sede fiscale di molte aziende, anche italiane, e quindi gode di un vantaggio competitivo rispetto all’Italia. Ma tale vantaggio competitivo è destinato ad essere livellato, poiché dal 1° gennaio 2024 è entrata in vigore in tutti i Paesi della UE la Global Minimum Tax, l’imposta che mira a contrastare il fenomeno che spinge appunto molte aziende a collocare la propria sede fiscale in Paesi con aliquote fiscali più favorevoli.

      La nostra Proposta di Riforma Previdenziale è, come lei correttamente osserva, talmente contraria alla direzione sulle pensioni degli ultimi 30 anni, perché solo in questi ultimi anni sono letteralmente esplose le opportunità che la Robotica e l’AI offrono alla nostra società. Tengo a precisare che noi ci siamo concentrati sulle opportunità che Robotica e AI offrono per l’occupazione, non già sulle loro minacce in merito alla disoccupazione che potrebbero generare.

      Personalmente sono fortemente focalizzato sul sistema pensionistico italiano, e pertanto non presto molta attenzione ai sistemi pensionistici olandese o tedesco. Si può anche vedere come fanno gli altri, certamente (il sistema pensionistico tedesco, per esempio, aggancia l’aumento delle pensioni all’aumento dei salari, piuttosto che all’aumento dell’inflazione come accade da noi), ma spesso la soluzione degli altri non è la stessa soluzione che può andare bene anche per noi.

      Questo lo so per esperienza diretta. Quando proponevo ad un Cliente soluzioni IT già collaudate presso altri Clienti, mi sentivo spesso rispondere: “vede, Perfetto, noi siamo diversi, non siamo come loro”. Ogni soluzione va calata nell’ambiente specifico di riferimento.

      Non esiste pertanto una soluzione olandese per l’Italia. L’Italia deve studiare la sua propria soluzione. La nostra Proposta di Riforma Previdenziale va in questa direzione. L’Italia è afflitta da denatalità e invecchiamento della popolazione? E allora concentriamoci su soluzioni che servono a denatalità e invecchiamento della popolazione.

      Piuttosto, sono davvero curioso di conoscere i suoi cinque o sei punti da cambiare nelle nostre pensioni integrative per spostarsi verso il modello olandese. E credo di poter parlare anche a nome degli altri Autori della Proposta nonché a nome della Dott.ssa Venditti.

      Sarebbe così gentile da farcele conoscere?

    2. grazie della notizia che il sistema pensionistico olandese è tra i migliori se non il migliore; hai pure parlato di pensioni integrative; se ce li spieghi ti ringraziamo; sempre disponibile al confronto; un saluto anche se nella tua ultima risposta l’ironia te la potevi risparmiare; saluti ai gestori del sito

  9. Debito pubblico del Giappone, il più alto al mondo, detenuto dalla banca giapponese. Debito pubblico italiano il 63% detenuto da banca Italia e banche italiane. Ogni italiano ha circa 50.000 € di debito all’istante in cui apre gli occhi all’istante in cui li chiude. Come gradirei che un grande esperto in materia spiegasse bene a coloro come la sottoscritta digiuni di economia monetaria…. nazionale, internazionale… Sono in attesa e ringrazio.

    1. Sig.ra Delfina, il debito pubblico ha due facce: una buona e una cattiva.

      La faccia buona del debito pubblico è quella che guarda al futuro, agli investimenti. Noi tutti, per esempio, siamo consapevoli che la popolazione italiana sta invecchiando: dunque, gli investimenti andrebbero fatti nel formare medici e infermieri, nel costruire più case di cura per gli anziani.

      La faccia cattiva del debito pubblico è quella che guarda al passato, ai sussidi. Noi tutti, per esempio, siamo consapevoli che per i lavoratori della ex ILVA di Taranto lo Stato eroga sussidi al posto di reddito da lavoro, proprio come avveniva negli anni Settanta per i lavoratori della Fiat di Torino in cassa integrazione. I sussidi andrebbero erogati a fronte di realizzazione di piani industriali ritenuti credibili.

      Il debito pubblico buono è davvero “buono” se non è tanto alto, perché altrimenti sarebbe più alta la spesa per interessi da pagare sul debito. E quanto più è alta la spesa per interessi, tanto più viene compressa la spesa pubblica, principalmente (per quanto riguarda l’Italia) sulle due principali voci di spesa: pensioni e sanità.

      Per quanto riguarda il debito pubblico del Giappone, che è il debito pubblico più alto al mondo, qui si apre uno scenario differente: non è un problema per il Giappone.

      A differenza dell’Italia che non gode di sovranità monetaria (in quanto l’euro viene gestito dalla Banca Centrale Europea – BCE), il Giappone gode della sovranità monetaria (lo yen viene gestito dalla Bank of Japan – BoJ). I debiti che il Giappone contrae con gli investitori sono in yen. Questo significa che il Giappone sarà sempre in grado di restituire i prestiti ricevuti, perché potrà emettere sempre la quantità di yen necessaria per estinguere i debiti. Occorre anche aggiungere che il Giappone gode di quel grado di credibilità che rassicura gli investitori i quali non chiederanno interessi più elevati perché il rischio di non rivedere i loro soldi è pressoché inesistente.

      La Banca del Giappone deve però usare grande cautela nell’immettere più liquidità (più yen) nell’economia. Infatti, in base ad una formula che è alla base della cosiddetta “Teoria Quantitativa della Moneta”, la maggiore liquidità di moneta disponibile tende a stimolare una maggiore disponibilità di spesa e quindi una maggiore velocità di circolazione della moneta per cui, se la produzione di beni reali non potrà espandersi (es. nuove automobili, condizionatori, case, ecc.), il risultato sarà l’aumento dei prezzi dei beni, ovvero l’inflazione (che è la bestia nera delle Banche Centrali).

      C’è un rapporto molto stretto tra la moneta M e livello dei prezzi P: M/P, che è il potere di acquisto della moneta (a parità di M, quanto più è alto il livello dei prezzi P, tanto minore sarà la quantità di beni acquistabile con M).

      C’è anche un rapporto molto stretto tra il salario W (dall’inglese “wage”) e livello dei prezzi P: W/P, che è il potere di acquisto del salario (a parità di W, quanto più è alto il livello dei prezzi P, tanto minore sarà la quantità di beni acquistabile con il salario W). Il motivo per cui con la Legge di Bilancio 2024 il Governo è ricorso al taglio del cuneo fiscale-contributivo risiede proprio nel fatto di, a fronte dell’aumento del livello dei prezzi P, aumentare il salario W al fine di tutelare il potere di acquisto dei salari.

      C’è anche un altro rapporto molto importante che ci riguarda: L/P, ovvero il rapporto tra il numero di lavoratori attivi e il numero di pensionati. La futura Legge di Bilancio 2025, per esempio, per potere aumentare il numero di pensionati P dovrebbe aumentare anche il numero di lavoratori L. Questo, nella sostanza è ciò che noi affermiamo nella nostra Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale quando affermiamo di inserire nel novero dei lavoratori L anche il numero di robot R.

  10. Rispondo a Paolo Prof.Guardi che per me la proposta è le risposte del Dott.Perfetto sono chiare.La conosce la frase “pagare moneta vedere cammello”‘, quindi i vari enti ( commissione europea, Ocse ecc.ecc.), diranno di si a fronte di un robusto taglio del debito pubblico, che in Italia cresce da 50 anni.Secondo lei Paolo Prof, la proposta di riforma Iraut è la formula magica per risolvere questo problema secolare italiano? Magari, potremo dire come il grande Lucio Dalla ” sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno e luce tutto l’anno.

    1. Sì, sig. Nicola, sarà TRE volte Natale:

      1. Digital Service Tax (deciso a livello europeo): FATTO!
      2. Global Minimum Tax (deciso a livello internazionale): FATTO!
      3. IRAUT (deciso a livello italiano): verrà fatto (ma senza festa e luci tutto l’anno).

      Ed ora, sig. Nicola, mi dica un po’: perché ha così poca fiducia nelle buone idee di altri che portano tanti vantaggi ai lavoratori? Forse perché non ha fiducia nemmeno nelle sue?

    2. Caro Nicola; avanzi tantissime perplessità su questa proposta di riforma ; per me è chiarissima; speriamo che venga presa in considerazione; tutto qui; saluti a te e ai gestori del sito

  11. Riprovo a riformulare il commento che non è passato ieri.Si tratta di un ulteriore risposta alla proposta Perfetto-Gibbin-Armilato.Focalizzavo il concetto che nessun governo italiano presente e fututo può approvare questa proposta. Perché abbiamo una pletora di enti pubblici che ci sorvegliano, italiani e stranieri.Brevemente: Commissione europea, abbiamo appena firmato un rientro del debito pubblico all’1,5% del PIL nei prossimi anni, dove troviamo i soldi, scuola, sanità o pensioni?Corte dei Conti e Banca d’ Italia che ogni santo giorno ci chiedono tagli sulle pensioni.Mercati azionari sempre con il fucile puntato che se non caliamo il debito non comprano i titoli di stato e quindi interessi alle stelle sui BOT ( che paghiamo noi contribuenti).Ocse che ripete la litania sul taglio alle pensioni.I paesi frugali (Olanda in testa), che si spostano verso le pensioni integrative a capitalizzazione e quindi di questa tassa non interesserà sicuramente ( tanto con il sistema a capitalizzazione ognuno si paga la pensione in base a quello che versa). E mi fermo qui.

    1. Sig. Nicola, lei porta esempi concreti che, a suo avviso, impedirebbero al Governo italiano, presente e futuro, di approvare questa Proposta.

      Spesso le Istituzioni internazionali e nazionali insistono (come peraltro viene esplicitato anche nell’articolo) sulla riduzione della spesa pensionistica e sulla riduzione del debito pubblico.

      Le Istituzioni indicano sia “COSA” fare (ridurre il debito pubblico) che “COME” fare (riducendo la spesa pensionistica).

      La nostra Proposta indica “COSA” fare (ricambio generazionale), “COME” fare (attraverso un Programma fatto di 15 punti) con “QUALI” mezzi (IRAUT).

      Nel documento di sintesi di 8 pagine che illustra la nostra Proposta descritta in un documento di 50 pagine, abbiamo specificato tre obiettivi che la nostra Proposta si prefigge di raggiungere nel seguente, preciso ordine:
      1. Ricambio generazionale (tramite Riforma Previdenziale flessibile)
      2. Creazione occupazione (tramite ricambio generazionale)
      3. Crescita e sviluppo economico (tramite creazione occupazione)

      Nel terzo obiettivo è citata la crescita economica, ovvero la crescita del PIL. Al momento non abbiamo modo di poter valutare in termini numerici la percentuale di crescita del PIL con l’adozione della nostra Proposta, e quindi non abbiamo un valore numerico da poter confrontare con lo 0,9% di crescita del PIL italiano stimato per il 2024.

      Non abbiamo la stima di crescita del PIL per il 2024, ma abbiamo una Proposta ed un Programma che poggiano su un solido impianto concettuale capace di trasformare i problemi (l’automazione che riduce il livello di occupazione) in soluzioni (l’automazione che aumenta il livello di occupazione).

      La nostra Proposta indica tre possibili mezzi per attuare il Programma: IRAUT, IRES, Moneta Digitale di Stato.

      In conclusione.

      Le Istituzioni indicano “COSA” fare (ridurre il debito pubblico); il “COME” fare è indicato dalla nostra Proposta (attuando il ricambio generazionale).

      Noi abbiamo l’idea. Ma il Governo italiano sarebbe capace di venderla ai nostri Partner europei?

    2. Caro Nicola, devo ancora leggermi la risposta del dott. Perfetto a questa tua considerazione; sicuramente la leggerò; tutte queste cose che tu dici sono verissime: i mercati, l’ocse, le istituzioni europee etc; e allora? la soluzione per loro è legge fornero; tenere a lavorare i vecchi; la soluzione innovativa, al passo con i tempi, è la proposta Perfetto, Gibbin e Armiliato: tassare l’automazione; tutto qui; tutto chiaro? spero di si; saluti a te e ai gestori del sito

  12. Siccome fanno riforme delle riforme ogni stagione, per favore saltate un anno, magari(egoisticamente) riesco ad andare in pensione il prossimo anno senza ulteriori vessazioni.

  13. Devo ammettere che il Dott. Perfetto ha un’intelligenza fuori dal comune, molto al di sopra di molti di noi che seguono questo sito. Quello che non comprendo è dove sia vissuto fino ad adesso. Siamo sicuri che sia residente in Italia e che in questo paese sia vissuto e abbia lavorato per lunghi anni ? L’Italia è quel paese che in Europa arriva sempre ultimo, nel senso che prima che venga approvata una direttiva europea passano anni al punto che quasi sempre siamo passibili di multe per non aver approvato nei tempi indicati le decisioni europee. Voglio ricordare la storia del MES, ma prima ancora siamo partiti 30 anni fa con le quote latte, dove abbiamo pagato multe milionarie, per non aver vigilato sulle false produzioni di latte da parte dei nostri allevatori. Ancora oggi con la legge bavaglio, con la cancellazione dell’abuso d’ufficio, giustizia, migranti e molto altro, siamo sotto osservazione dell’UE visto che non applichiamo le sue direttive. Ora, detto questo, su cosa fa affidamento il Dott. Perfetto, affinchè l’Italia sia uno dei primi se non addirittura il primo in Europa ad applicare l’IRAUT ? Se Lei vive in Italia, sa benissimo che tutti i nostri governi stendono tappeti rossi ai nostri imprenditori, con finanziamenti, decontribuzioni, bonus auto, favori fiscali vari. E Lei sta proponendo di fargli pagare l’automazione ? Cioè gli diamo agevolazioni fiscali e poi lo Stato si riprende i soldi facendogli pagare i robot ? Mi permetta la battuta: Lei non è un cittadino italiano e forse nemmeno di questo mondo. Da che pianeta proviene ? Perchè nel nostro pianeta terra è risaputo che gli imprenditori “prendono” e non fanno quasi mai beneficienza. Vada a chiedere a San Moritz o a Montecarlo cosa ne pensano della sua IRAUT e di ritorno si faccia una passeggiata presso i nostri palazzi del potere. Credo che anche li non troverà un uditorio interessato. Con rispetto, Franco Giuseppe.

    1. Sig. Franco Giuseppe, sono vissuto in Centri di Elaborazione Dati in contatto diretto con robot per la gestione della nastroteca (io programmavo nel 1982 il robot gestore nastri IBM 3850 Mass Storage risiedente in un bunker nella città di Inverno in provincia di Pavia), con operatori automatici (Autoperator), con Schedulatori automatici, e programmavo i computer per fare lavorare operatori, schedulatori, sistemisti, dipendenti, clienti in modo da ottenere il livello più alto di produzione di transazioni elettroniche che fosse compatibile con i livelli di servizio stabiliti dal management del CED.

      In altre parole, dovevo programmare il computer in modo da gestire domanda e offerta di transazioni, domanda e offerta di “service unit” (ovvero di moneta digitale circolante nei CED), domanda e offerta di lavoro in maniera automatizzata. Inoltre, ho sviluppato applicazioni per far lavorare i programmatori applicativi al posto di operatori e schedulatori per utilizzare il minor numero di persone (operatori e schedulatori) in modo da economizzare sulle spese del personale.

      Lei ha ragione, sig. Franco Giuseppe, nel dire che non sono di questo mondo, se per “mondo” intende l’ambiente entro il quale si vive per la maggior parte del proprio tempo.

      Sino ad ora ho vissuto in un mondo dove si usa la moneta digitale, si producono beni e servizi digitali, si interagisce in maniera amichevole con i robot e gli automi che eseguono lavori digitali, sono vissuto nella piena era digitale. Ma ora che sono in pensione, credo di essere sbarcato su un pianeta piuttosto arretrato, dove il Governatore della Banca d’Italia presenta all’Italia le meraviglie dell’euro digitale, della moneta digitale che da almeno quarant’anni io utilizzo nei Centri di Elaborazione Dati; dove basta costruire una cuccia per cani o un ponte penzolante su uno stretto e poi dire “oh, ma che bravi architetti che siamo!”

      Sig. Franco Giuseppe, credo proprio che passeggiando presso i vostri palazzi del potere dove, mi pare di capire dalle sue parole, ci sono ancora governanti che stendono tappeti rossi a imprenditori elargendo loro finanziamenti, bonus, decontribuzioni, favori fiscali (cose che nel mondo digitale in cui fino ad ora sono vissuto non ho mai visto), non solo non verrei riconosciuto, ma non verrei neanche ascoltato.

      Ma io, come un caterpillar, vado avanti lo stesso.

    2. Sul fatto che il Dott. Perfetto e il Signor Gibbin abbiano un’intelligenza fuori dal comune lo dimostra la proposta fatta, ha assolutamente ragione. Per quanto riguarda il nostro Paese, anche ed é per questo che servono teste brillanti e voglia di provare per invertire la rotta, altrimenti faremo solo parte di quelle persone che dicono, ‘ sarebbe bello, ma tanto é inutile’ , come dire non funziona nulla, ma faccio anche nulla per cambiare. Assolutamente al fianco di questa controriforma e di quanti vorranno almeno ascoltare le idee brillanti che contiene, grazie ancora Armiliato, Perfetto e Gibbin per credere sia possibile un mondo migliore!

      1. Gentile Erica, sarei felicissimo se il paese si dotasse di menti brillanti e visionarie, ma proprio perchè visionarie si parla di futuro che, sulla proposta in tema, personalmente, non ritengo futuro prossimo ma molto lontano. Forse un domani nascerà questa IRAUT, ma molti non ne potranno trarne vantaggio e forse nemmeno vederla nascere. Comunque, la discussione su questo sito, sta scivolando lentamente su proposte che richiedono troppo tempo burocratico ed io penso invece ai quasi arrivati, che hanno visto andare in pensione lavoratori con soli 38 anni di lavoro riuscire a raggiungere il traguardo, mentre loro con già 40-41 sono rimasti al palo. Siamo già passati in soli 5 anni dalla quota 100 alla quota IRAUT ? Spero che sia Lei che il Dott. Perfetto siate consapevoli che IRAUT non vuol dire automaticamente anticipo pensionistico per tutti, ma solo che l’INPS avrebbe più risorse per il welfare generale. Voi state instillando l’idea che con L’IRAUT tutti potranno andare in pensione con soli 38 anni, il che non è vero. Fatevi un esame di coscienza.

        1. Credo che l’esame di coscienza dovrebbero farlo altri, non certo chi sta provando a risolvere situazioni ormai assurde.

        2. Sig. Franco Giuseppe, il futuro è adesso!

          È da sei anni, dal 2017, che si dicono le cose che oggi io sto dicendo! Ed io le dico oggi, perché solo oggi ho portato a compimento i miei modelli di Economia Informatica per la gestione dell’economia digitale e della società digitale, e poi perché solo oggi la Robotica e l’AI stanno spopolando come non mai, riempiendo giornali, forum televisivi, dibattiti internazionali.

          Sig. Franco Giuseppe, qui la gente ancora vede i robot e l’AI come se fossero giocattoli. Non lo sono affatto, glielo posso assicurare con certezza al 200 per cento.

          Lei dice “Forse un domani nascerà questa IRAUT ma molti non ne potranno trarne vantaggio e forse nemmeno vederla nascere”. È probabile che sia così. Sia lei che io sappiamo come si comportano le Istituzioni: si mette il semaforo dopo che c’è scappato il morto; oppure si ricorrono ai ripari dopo che è crollato il ponte; oppure, si applicherà l’IRAUT dopo che sarà aumentato il livello di disoccupazione. Posso farci qualcosa se le Istituzioni agiscono così? Non posso farci proprio nulla. Posso solo dire: “sulla base dei miei modelli, che sto provando a far conoscere alle Università, è possibile permettere agli studenti di trovare subito lavoro, è possibile alle aziende di trovare lavoratori qualificati, è possibile al Governo di elaborare ricette economiche per la società digitale di oggi”.

          Per quanto riguarda invece i pensionamenti, noi puntiamo esattamente dove puntava nel 2013 Cesare Damiano (e lei sa bene chi è Cesare Damiano!), e cioè a pensionamenti con minimo di 62 anni di età anagrafica e minimo 35 anni di contribuzione. Se questo lo diceva Damiano nel 2013, vuole che non sia realizzabile nel 2024 con la poderosa e imponente disponibilità di forza lavoro robotica e AI di cui disponiamo oggi?

          Io, gli altri Autori della Proposta, e il sito Pensionipertutti non ci sogniamo minimamente di “instillare” (sua parola) nei lettori speranze simili a sogni infantili. Tanto è vero che vogliamo interfacciarci con i Sindacati e non sappiamo nemmeno se i Sindacati ci prenderanno sul serio, dal momento che anche loro potrebbero essere stati plagiati dal Governo, svuotati di speranze come lo sono i lavoratori che non riescono nemmeno più a concepire che una cosa buona in questo mondo si possa realizzare perché è stato impedito loro persino di credere vero ciò che essi desiderano.

          Lo so a che cosa lei potrà pensare, sig. Franco Giuseppe, lo posso immaginare.

          “Ma chi te lo fa fare?”. È questo che vorrebbe dirmi, non è vero sig. Franco Giuseppe?

          Mi viene in mente quella storia biblica (alla quale, però non credo affatto, ma mi torna utile come riferimento) in cui Lot chiese a Dio che, qualora avesse trovato in Sodoma e Gomorra almeno un giusto, Dio avrebbe rinunciato a distruggere le due città. Lot non trovò nemmeno un giusto, si allontanò, e Sodoma e Gomorra vennero distrutte.

          Ecco, sig. Franco Giuseppe, mi pare di non trovare tra i lavoratori nessuno interessato alla possibilità di andare prima in pensione in base alla Proposta di Riforma Previdenziale che presentiamo. E allora, caro Governo, continua pure nella tua opera di riduzione del debito pubblico, vendendo il patrimonio dello Stato, privatizzando i servizi sanitari, allungando l’accesso al pensionamento con la sempre più Amata Fornero alla quale i lavoratori mostrano di essere giorno dopo giorno sempre più devoti.

          Per quanto mi riguarda, sig. Franco Giuseppe, questo è il mio esame di coscienza.

        3. ma franco giuseppe te la sei letta con attenzione la proposta perfetto, gibbin, armiliato? stanno instillando l’idea che tutti potranno andare in pensione con soli 38 anni di contributi? non è questa la questione; può darsi di si come pure di no; la questione è un’altra: far capire a chi di dovere che la strada attuale intrapresa (tenere a lavorare i vecchi vista la denatalità) non funziona; istituire l’iraut , far pagare i contributi all’automazione vista la denatalità questa è la strada; tutto qui; dimenticavo: non ti sei fatto una cultura sulle baby pensioni? pensa, persone che andavano in pensione a 40-45 anni (età, non contributi); io non demordo; chissa che in un futuro invece di quota 100 dici: pensate a chi è andato in pensione a 41 anni di età con 14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi (guarda che esistono); un saluto a te e ai gestori del sito

  14. Buongiorno.
    Parto dalla affermazione: “i bambini non crescono sugli alberi”.
    Premessa corretta ma che mi lascia un dubbio: dobbiamo continuare a fare bambini pensando che essi servano alle nostre pensioni; oppure stiamo vivendo la conseguenza di una distruzione sociale, economica in atto e forse voluta.
    Il dottor Perfetto ha certamente ragione nella sua visione del mondo del lavoro e nell’idee che qui ci propone.
    Concordo anche quando sostiene che i tempi cambiano così rapidamente che qualcosa di pensato ieri, oggi possa risultare superato e che quanto pensiamo oggi sia da rivedere già domani.
    Dove andiamo, dove stanno andando le Società moderne è la conclusione che ci sfugge.
    Restando in tema mi domando se, in fatto di pensioni, sia immaginabile che il punto d’arrivo sia l’abbandono della Legge Fornero.
    Considerato poi che l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ne sarebbe mina delle sue basi, mi permetto di segnalare un Link.
    Si tratta di un breve articolo, ironico e non recentissimo, (su di un’altra legge), ma dal contenuto più che attuale.
    “La fine della legge di Moore va insegnata in ogni cucina italiana ora!”- di P. Barnard, giornalista/filosofo radicale testimone, talvolta scomodo, ma premonitore del mondo che ci attende.

    https:// www. paolobarnard.info/ intervento_mostra_go.php?id=1924

    1. Sig. Wal, in un opuscoletto del 2018 intitolato “Pensionare la riforma Fornero? Proposte per una ragionevole riforma del sistema previdenziale”, il Prof. Giuliano Cazzola ha scritto un breve saggio intitolato “Le pensioni non crescono sugli alberi”. Da qui ho preso spunto per la mia frase “i bambini non crescono sugli alberi”.

      Personalmente io non darei molto peso sul fatto che nascano pochi bambini, perché abbiamo i robot. Ma tutti coloro che si occupano di pensioni prima o poi puntano il dito sulla denatalità. A questo punto occorre rispondere a tono a tutti coloro che considerano la denatalità un problema. NO: la denatalità non è più un problema, perché abbiamo i robot e l’intelligenza Artificiale che sostituiranno i futuri lavoratori che verranno a mancare a causa della denatalità. Punto.

      Aggiungiamo che anche a robot e AI applichiamo l’imposta sul reddito da lavoro, proprio simile alla IRPEF applicata agli esseri umani che, peraltro, nel loro lavoro assomigliano sempre più a dei robot, ed ecco che abbiamo creato le condizioni per pensionare la Riforma Fornero, e per giunta con soli 13 anni di contribuzione!

      Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale (che sta per entrare anche nel Parlamento italiano) io mi concentrerei su come far correre alla stessa velocità l’impiego dell’AI e lo sviluppo di nuove professioni legate proprio all’AI (e questo è proprio una delle funzioni dell’IRAUT che proponiamo di introdurre nel nostro sistema fiscale). Perché se il primo dovesse correre più del secondo, allora si creerebbe disoccupazione di massa. E sarebbero davvero grossi problemi (ancora più grossi di quelli che oggi abbiamo) per le famiglie, per le imprese e per lo Stato.

      Curerei anche aspetti etici legati all’utilizzo dell’AI, ma non nutrirei particolari timori. Un sistema basato su AI in grado di imparare da solo e dai propri errori, sarebbe in grado di elaborare gli errori e gli orrori dell’umanità, la pace e le guerre tra religioni, la povertà e la ricchezza delle nazioni, e giungerebbe (e di questo ne sono pienamente convinto!) alla conclusione alla quale ancora nessun essere umano alla guida di una Nazione è riuscito ad arrivare, che è questa: la sola guerra che si può vincere è quella che non viene combattuta.

  15. Sicuramente una proposta che merita di essere portata a chi può decidere, è sensata e fattibile, fate in modo che arrivi sui tavoli giusti.
    Ci vogliono queste idee innovative per uscire dallo stallo in cui siamo adesso

  16. L’introduzione di una nuova imposta definita IRAUT dovrebbe a regime portare alla introduzione di una pensione flessibile. L’idea può essere anche fantastica ma credo che i tempi di attuazione potrebbero essere lunghi perchè le imprese e le multinazionali che di potere ne hanno molto si opporrebbero a tale nuova aggiuntiva imposta. Quindi nel breve , quando breve si intendono anche diversi anni che sono gli anni che ci interessano a noi più che 60 enni, forse è il caso di pensare ad una sistema più semplice. Tutti noi abbiamo un montante contributivo , ficcando un limite di età 62 -63 -64 anni e non toccando l’anticipata fornero cioè chi arriva all’età limite ed ha 42-43 anni di contributi , le persone che a tale età non hanno i 43 anni contributivi potrebbero chiedere un anticipo mensile sul proprio montante per lasciare il lavoro . A 67 anni poi si percepirebbe la pensione calcolata sul nuovo montante scalato dell’anticipo . Il calcolo misto resterebbe inalterato . Non è una novità ci sono paesi che già adottano questo metodo per permettere il ricambio gnerazionale . Il sistema dovrebbe essere opzionale anzi chi vuole rimanere dopo i 67 anni avrebbe diritto ad un premio .

    1. Sig. WilliamW, non esiste un sistema “più semplice”. I bambini non crescono sugli alberi.

      Il problema non sono i soldi. Il problema è che i bambini non ci sono, e senza bambini non ci saranno lavoratori futuri, e senza questi non si potranno pagare le pensioni. Il sistema pensionistico è pensato per autoregolarsi e per essere sostenibile nel lungo periodo. In questo la Riforma Fornero opera in maniera eccellente. Quindi, se non passa la nostra Proposta, rimarrà la Riforma Fornero, si andrà in pensione ben oltre i 67 anni di età, in quanto è sempre attivo l’aggancio del pensionamento all’aspettativa di vita.

      La proposta Tridico (alla quale lei sembra velatamente accennare) non è passata perché non risolve il problema della denatalità.

      1. Concordo pienamente . A seguito di una mancata visione del futuro, volutamente ignorata , siamo entrati in un circolo vizioso sotto tutti gli aspetti.
        L’intelligenza artificiale sta avanzando a grandi passi, con tutte le perplessità che ne conseguono .
        Bene quindi questa proposta !
        Magari venisse presa in considerazione!
        Speriamo in bene !

    2. Caro Williamm, forse non ti vuole entrare in testa; allo stato attuale chi comanda ragiona così: la gente va in pensione al 99% con la legge Fornero; per quel 1% solo le situazioni veramente estreme; il tutto contributivo è il modo per dirti: vuoi andare via prima? ti tolgo parecchi soldi; ma prima dei 62 e 41 scordatelo pure; questa proposta del dott. Perfetto , gibbin e armiliato è innovativa ma risponde alle esigenze attuali; verrà presa in considerazione? spero tanto di si; saluti a te e ai gestori del sito

      1. Caro Paolo, che sia innovativa è sicuro, ma che risponde alle esigenze attuali proprio no !! Ha idea di quanto tempo ci vuole per approvare una legge in Italia ? E cosa le verrebbe da dire a tutti quei lavoratori che “attualmente” stanno andando in pensione ancora con la Fornero ? “Tranquilli amici, portate pazienza, che tra qualche anno ci sarà l’IRAUT che metterà a posto tutte le cose. Si lo so che qualche fortunello ha beneficiato della quota 100 e che quei 23 miliardi spesi li dovrete ripagare voi, ma portate pazienza lo stesso, è solo questione di qualche legislatura “.

        1. Sig. Franco Giuseppe, che si arriverà ad applicare l’imposta sui robot è certo.

          O il Governo ne prende atto già nel 2024 e potrà governare sia la nazione che gli eventi; oppure, non ne prende atto e continuerà a governare solo la nazione lasciandosi governare dagli eventi (come finora è sempre accaduto).

          Se a governare saranno ancora gli eventi, essi a fine legislatura diranno al Governo di applicare l’imposta sui robot, perché le casse dell’erario si saranno prosciugate.

          L’espressione popolare “prevenire è meglio che curare” sta ad indicare che il più delle volte avviene l’esatto contrario: ci si cura perché non si è pensato di prevenire la malattia (forse perché si pensa che le cose cattive capitino solo agli altri e non anche a se stessi).

          L’altra popolare espressione è “l’uomo è artefice del proprio destino”. Di conseguenza, se non si vuole essere penalizzati dalle scelte mancate del Governo, c’è sempre la possibilità di realizzare ciò che si ha in mente di realizzare.

        2. Caro Franco Giuseppe, la strada è questa e non ci sono dubbi; l’alternativa a oggi è legge fornero; se non passa questa proposta la gente andrà in pensione con la legge Fornero; prima o poi passerà ; speriamo prima che poi; come dice giustamente il dott. Perfetto il governo si fa governare dagli eventi, non programma; poveri noi, in che mani siamo; saluti a te , al dott. Perfetto e ai gestori del sito

          1. Caro Paolo, quando sarà approvata una riforma del genere, noi non ci saremo più da un pezzo. Invito a anche lei a farsi una delle sue famose trasferte, no, non al polo sud, ma a Cortina, Courmayer, S. Moritz. Riceverà una gelidissima attenzione e non perchè lì adesso fa freddo.

  17. Vedere nei robot uno strumento che permetta di colmare un vuoto generazionale e che addirittura possa contribuire alla previdenza è semplicemente geniale!
    Avere elaborato questa proposta e quella che ho letto ieri è ammirevole e di una generosità inestimabile! Un lavoro preciso e realistico che mette le basi e dà spunti per confrontarsi con questo governo che ad oggi ha solo deluso le donne che contavano di andare in pensione anticipata con Opzione Donna e non solo.
    Grazie di cuore a Carlo Maria Perfetto, Orietta Armiliato e Maurizio Gibbin.
    Grazie Erica Venditti per questi preziosi aggiornamenti.
    Cordialmente

  18. Io sono pragmatico, e ribadisco che vorrei che i contributi che ho pagato IO dovrebbero essere MIEI. E nei limiti di una ragionevole fattibilità, farne ciò che voglio. Cominciamo a praticare ciò che deriva da questo principio. Da qui a equità e giustizia il passo è breve.

    1. Sig. Venanzio, lei vuole pragmatismo, ed è giusto essere pragmatici.

      I contributi che lei ha versato sono suoi, e le verranno restituiti con i dovuti interessi.

      I contributi le verranno restituiti quando lei andrà in pensione. Non tutti assieme, ma mese dopo mese, fino alla fine dei suoi giorni. Quando li riceverà, potrà farne quello che vuole. Questa è la legge attuale. Questa è la legge Fornero. Questa è la legge che si vuole sostituire con una legge più flessibile che risponda ai principi di giustizia e di equità che lei invoca.

      La Proposta di Riforma Previdenziale che abbiamo elaborato risponde alle sue aspettative (pur non conoscendole nei dettagli).

      Io, come lei, e come tutti i lettori suppongo, sono davvero ansioso di conoscere un’altra Proposta di Riforma Previdenziale della stessa levatura morale (che riguarda i valori), etica (che riguarda i comportamenti che discendono dai valori), economica (che riguarda la ricchezza che deriva dai comportamenti), sociale (che riguarda il benessere che deriva dalla ricchezza) di cui lei sta prendendo visione.

  19. La proposta è rivoluzionaria se la guardiamo da un punto vista teorico, perché cerca di scardinare la causale demografica che è alla base della insostenibilità del sistema pensionistico a ripartizione.Essendo il sottoscritto di formazione ed esperienza aziendale di responsabilità, pongo alcune questioni da superare se si vuole avere un 10% che venga presa in considerazione.
    Non può essere attuata solo in Italia, dico di più, sarebbe poco anche a livello europeo.Vi immaginate la Nissan che è in bilico se aprire in Uk o in Italia un nuovo stabilimento automobilistico ad alta tecnologia ma in Uk non c’è Iraut ed in Italia invece si, Dottor Perfetto secondo lei dove investe la Nissan?
    Secondo, come viene calcolata l’IRAUT, la mettiamo sui programmi informatici che agevolano le persone oppure sui robot in produzione che sostituiscono gli operai? Terzo, i paesi che non hanno problemi demografici perché dovrebbero mettere una tassa sui Robot? Non voglio fare l’ avvocato del diavolo, ma da un punto di vista industriale vedo parecchie criticità.Poi, a livello di problem solving sarebbe un interessante esercizio applicando un concetto mutuato dai giapponesi, ma non mi addentro troppo in tematiche sconosciute agli utenti di questo sito.
    Un saluto.

    1. Gentile Nicola, la ringrazio per il suo intelligente commento.
      Cercherò di rispondere alle sue lecite domande:

      Punto 1) E’ vero per essere efficace l’applicazione di una simile regolamentazione dovrebbe essere pervasiva non solo in Europa, ma anche a livello delle principali nazioni industrializzate mondiali. L’Europa si sta muovendosi da tempo su questo tema (il Dott.Perfetto potrebbe enunciarle decine di interventi al parlamento EU e Italiano), ma sinora non sussistevano le condizioni per poterla applicare senza incontrare la resistenza di alcuni settori politici e sociali. A nostro avviso oggi queste condizioni potrebbero sussistere, soprattutto in paesi come l’Italia che sono giunti al collasso previdenziale. Anzi potrebbe essere proprio l’Italia la ‘testa di ponte’ per sperimentare l’applicazione della ‘Digital tax’ per poi essere estesa gradualmente ad altri paesi EU.

      Non commento l’esempio Nissan perché non è un esempio realistico. In ogni caso con questa situazione di ristrettezze finanziarie e burocratiche dubito che grandi multinazionali estere investano in Italia.

      Punto 2) nella proposta di riforma è prevista una tassazione unica dei Robot (che comprende sia la parte ‘hardware/meccanica’ che ‘software’ (mi consenta di semplificare per gli altri lettori che ci seguono), o eventualmente per AI o automazioni che hanno solo una parte di servizi ‘generativi/software’. E’ prevista una classificazione degli automi.

      Punto 3) I paesi che non hanno problemi demografici perché dovrebbero mettere una tassa sui Robot?
      Perché la progressiva alienazione della forza lavoro umana a favore di robot e AI, sarà un processo indipendente dalla demografia attiva o passiva di un paese. Nella riforma previdenziale da noi proposta abbiamo considerato di inserire azioni che possano favorire il rinnovamento della forza lavoro con in giovani in progressiva sostituzione degli ultrasessantenni che avrebbero scivoli e agevolazioni di pensionamento. Essendo del mestiere può facilmente comprendere le motivazioni di questo avvicendamento.

      In questo spazio non posso entrare ulteriormente nei dettagli, ma le posso assicurarle che da un punto di vista tecnico la proposta è ben strutturata.

      Certo, per applicarla sarà necessario una buona dose di ‘convincimento politico’, ma la sostenibilità economica, le logiche e le premesse ci sono tutte.

      D’altra parte non vedo alternative, sarà solo una questione di tempo.

      La ringrazio per le interessanti domande, spero di averle dato spunti di riflessione per essere più positivo sulla possibile applicazione delle nostra riforma, che dovrà essere comunque ‘raffinata’ e migliorata da tutte le componenti interessate.

      Gli scettici diventano spesso i più convinti sostenitori.
      Mi auguro che possa diventarlo anche lei,
      Cordialmente

    2. Caro Nicola; il punto è un altro: adesso chi ci governa ha deciso così: siccome esiste la denatalità come risolviamo il problema pensioni? tenendo a lavorare oltre misura i vecchi; così i vecchi lavorano, i giovani non lavorano perchè tocca ai vecchi lavorare; magari sperano che il vecchio muoia sul posto di lavoro o appena dopo che è andato in pensione; il ragionamento filerebbe se studi scientifici dimostrassero che non siamo fatti più di carne ed ossa ma d’acciaio; non mi pare sia questa la situazione; questa proposta invece è innovativa: per combattere la denatalità e per far si che la gente vada in pensione applichiamo una tassa sull’automazione; certamente ci sarà chi non è d’accordo; magari chi sfrutta l’automazione per risparmiare sulla forza lavoro umana; la strada è quella; la capiranno i nostri sindacalisti e politici? ho tanti dubbi ma almeno il tentativo è stato fatto; speriamo in bene; saluti a te , a chi ha fatto questa proposta e ai gestori del sito

    3. Sig. Nicola, lei mi pone tre domande. Le fornirò tre risposte.

      DOMANDA 1: se la Nissan volesse investire in un nuovo stabilimento automobilistico, e si trovasse a dover scegliere se aprirlo in UK (dove l’IRAUT non verrebbe applicata) e l’Italia (dove invece l’IRAUT verrebbe applicata), dove presumibilmente investirebbe la Nissan?

      RISPOSTA 1: ritenendo uguali in UK e in Italia tutte le altre condizioni al contorno, la Nissan investirebbe, in base al postulato di razionalità, laddove il costo del lavoro è minore, e quindi investirebbe in UK, poiché l’IRAUT aumenterebbe il costo del lavoro. Ma, se la Nissan fosse interessata ad affermarsi anche nel mercato italiano, potrebbe raggiungere un accordo (un “deal”) con il Governo italiano che possa risultare vantaggioso (win-win) per entrambe le parti. L’IRAUT non è una “tassa” che gioca a sfavore delle imprese. L’IRAUT è una “imposta” che gioca a favore dello Stato (perché gli permette di distribuire in maniera equa la ricchezza tra imprese e cittadini attraverso, per esempio, la riduzione dell’IRPEF), e giova a favore delle imprese (perché permette alle imprese di produrre e vendere ciò che i cittadini, grazie alla riduzione dell’IRPEF, potranno acquistare da loro). Questo mia congettura andrebbe verificata da esperti di diritto tributario.

      DOMANDA 2: “come viene calcolata l’IRAUT, la mettiamo sui programmi informatici che agevolano le persone oppure sui robot in produzione che sostituiscono gli operai?”

      RISPOSTA 2: l’IRAUT verrebbe applicata sia sui programmi informatici (es. sull’applicazione ANPR – Anagrafe Nazionale Popolazione Residente – https://www.anagrafenazionale.interno.it/)), che sui robot (es., sui robot-fattorini per le consegne a guida autonoma come Yape). Gli Autori della Proposta di Riforma Previdenziale stanno verificando tramite un “simulatore IRAUT” come applicare l’IRAUT. Sarebbe utile conoscere anche il parere di esperti di diritto tributario (dell’Agenzia delle Entrate, per esempio) ai quali pensiamo di rivolgerci.

      DOMANDA 3: “i paesi che non hanno problemi demografici perché dovrebbero mettere una tassa sui Robot?”

      RISPOSTA 3: i paesi che non hanno problemi demografici potrebbero voler applicare l’IRAUT per controllare il tasso di accelerazione dell’automazione al fine di non avere elevati tassi di disoccupazione. Vale la pena, a tale proposito, ricordare le parole di John Maynard Keynes riportate nel suo saggio “Prospettive economiche per i nostri nipoti” del 1930: “Noi, invece, siamo colpiti da una nuova malattia di cui alcuni lettori possono non conoscere ancora il nome, ma di cui sentiranno molto parlare nei prossimi anni: vale a dire la disoccupazione tecnologica. Ovvero, la disoccupazione generata dalla scoperta di strumenti economizzatori di manodopera che procede con ritmo troppo rapido perché ci sia il tempo di riassorbire quella stessa manodopera in altri settori produttivi”.

      CONCLUSIONE. L’IRAUT sarebbe una imposta come tante altre, come l’IRPEF, come l’IRES, come l’IVA. Le imposte in Politica Fiscale hanno la stessa funzione che il tasso di interesse ha in Politica Monetaria. Tramite la Politica Fiscale il Governo potrebbe controllare il tasso di inflazione alzando, o riducendo, o azzerando un’imposta piuttosto che un’altra. Non è detto, quindi, che l’IRAUT debba essere applicata per sempre. Una volta che l’economia italiana si sarà ripresa, grazie all’IRAUT, ai pensionamenti dei lavoratori anziani, all’occupazione di giovani disoccupati, al miglioramento delle condizioni sociali della popolazione italiana, l’IRAUT potrà essere del tutto dismessa.

  20. La proposta elaborata è sicuramente il frutto di un lavoro appassionato ed encomiabile, ricco di un articolato concettuale che credo fortemente debba essere portato all’attenzione e discusso nei tavoli che contano.

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