Ringrazio sentitamente il Prof Cazzola per questo bellissimo editoriale, un omaggio decisamente più gradito della classica ‘mimosa’, che intendo condividere con le nostre lettrici. Auguri a tutte le donne:
8 Marzo, festa della donna: il gradito omaggio del Prof Cazzola
Sono consapevole che le mie considerazioni sull’8 marzo potranno essere ritenute politicamente non corrette. Innanzi tutto credo che la questione vera dei diritti della donna non sia il riconoscimento dell’uguaglianza, della c.d, parità di genere; ma quello della sua differenza. In un film di tanti anni fa ‘’My fair lady’’ il protagonista (Rex Harrison) che si era incaricato dell’educazione di una popolana (Audrey Hepburn) ad un certo punto rivolge ad un amico una domanda angosciante: ‘’perché le donne non sono uguali a noi?’’.
A parte i diritti formali politici, civili, economici e sociali, che – facciamo attenzione – sono una conquista recente nel lungo cammino della storia. Due secoli or sono le donne – anche nei rapporti patrimoniali – erano sotto la tutela del padre, di un fratello maggiore, del marito, comunque di un uomo. Quanto ai diritti politici, la mia generazione – magari da bambini – ha convissuto con generazioni precedenti (penso alle mie nonne) che avevano trascorso la maggior parte della vita private dell’elettorato attivo e passivo. Io ero già adulto che era ancora in vigore il delitto d’onore, il reato a scopo di matrimonio, il reato di adulterio sanzionato in modo differenziato per un uomo e per una donna. Una ragazza madre era bandita dalla società. E sul lavoro? Le tabelle dei minimi contrattuali fino all’inizio degli anni ’60 erano una percentuale di quelle degli uomini (così anche quelle dei giovani).
Oggi, lo sappiamo, le differenze – sanate in via di diritto – avvengono nei fatti, nella realtà quotidiana, nei posti di lavoro, nella redistribuzione del lavoro di cura. Perché allora mi azzardo a parlare del diritto alla differenza? Perché sono convinto che è il riconoscimento della sua specificità che la rende libera.
Prendiamo il caso della maternità (una volta la chiamavamo riproduzione sociale). Non può essere un handicap che priva le donne di altre opportunità, che le costringe a fare delle scelte, che le rende meno occupabili nel mercato del lavoro, quanto si tratta della sorgente della vita. Perché con buona pace della teoria dell’identità di genere la vita ha origine dalla fecondazione (magari anche su di un vetrino in laboratorio) di un ovulo ad opera di uno spermatozoo. Alla mia generazione, a scuola, spiegavano questo miracolo della natura attraverso la descrizione dell’impollinazione dei fiori e delle piante. Le api che sono una comunità ben organizzata usano i fuchi solo per la riproduzione e poi li tolgono di mezzo. Ovviamente non è un modello, ma un segnale. Io sono persuaso che la donna (anzi l’essere vivente femminile, specie nei mammiferi ma non solo) sia la prova dell’esistenza di Dio. E che il processo della creazione non sia andato come descrive la Bibbia. E’ l’uomo (l’essere maschile) che nasce da una costola della donna con un impasto di polvere e saliva. E la bellezza della donna è un dono di Dio, come le montagne, i pascoli, i fiumi, i colori e quant’altro possiamo vedere dalla nostra finestra o in viaggio attraverso il mondo. I grandi capolavori dell’arte figurativa non riproducono la bellezza femminile; ma è questa a guidare la mano dell’artista.
8 Marzo un pensiero alle donne afghane ed ucraine
Per concludere, credo che sia giusto dedicare la festa dell’8marzo del 2022 alle donne afghane e a quelle ucraine. Le prime hanno dimostrato quanto fosse falsa e vile l’affermazione che vent’anni di guerra in quel martoriato paese non fossero serviti a nulla. Sarebbe bastata la nuova condizione di vita delle donne afghane (che potevano studiare, lavorare, svolgere attività politica, viaggiare) per giustificare una nuova guerra dei cent’anni. E sono state le donne a testimoniare con la lotta di non voler tornare indietro prima che la brutalità dei talebani avesse il sopravvento. Così è il trattamento a cui sono sottoposte le donne in quel paese a ricordare la viltà dell’Occidente ‘’sazio e disperato’’.
Un pensiero commosso va alle donne ucraine, sia a quelle che percorrono spesso a piedi decine di km per portare in salvo i figli e gli anziani, sia le altre che in tuta mimetica incoraggiano i loro compagni a combattere insieme a loro. E’ molto doloroso pensare al loro dramma. Oltre ad essere solidali dobbiamo loro gratitudine. Almeno ci risparmiamo la lessatura dei nuovi diritti civili: dal ddl Zan all’eutanasia. E ci accorgiamo che ci sono valori, magari meno raffinati, demodé, persino un po’ banali e retorici, per i quali, però, vale la pena di morire. Per vivere“.
Grazie di cuore al Professor Cazzola per avermi donato del tempo e per aver scritto questo interessante elaborato ricco di spunti di riflessione. Chiediamo alle donne di lasciarci un commento su questa giornata e sulle parole qui lette, o ancora su quanto vorrebbero chiedere al Governo in questa giornata.
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Buongiorno.
Leggo che, nell’occasione del 8 marzo, il ministro Orlando abbia accennato a rendere opzione donna se non proprio strutturale, almeno estendibile per un poco di anni.
Felici della notizia!!! … le elezioni si avvicinano!
anche se non sono una donna dico la mia: le donne sono fondamentali; nell’ambito scolastico di cui faccio parte sono la maggioranza; penso a mia madre che mi ha cresciuto e adesso che non c’è più la rimpiango tantissimo ma me la sono goduta fino a 60 anni; non posso non condividere al 100% le parole di Gabriella che ha postato il suo commento; un saluto e auguri alla dott.ssa Venditti in occasione di questa giornata
Grazie di cuore Paolo!
Non ho parole !!!! Pensavo di leggere un articolo sulle pensioni e invece mi son trovato immerso nel cammin di nostra vita !!!! Ma la volete capire che abbiamo bisogno di una vera riforma delle pensioni ??? Mi raccomando che non sia peggiorativa perché è dal 1995 con la riforma Dini che continuate a limare a destra e a manca !!!!
Basta prese per i fondelli … Il sindacato deve metterci le palle !!!
Credo che ci sia un profondo senso di verità nell’affermazione del Prof. Cazzola: “I grandi capolavori dell’arte figurativa non riproducono la bellezza femminile; ma è questa a guidare la mano dell’artista”.
Venti anni fa conobbi un poeta (o per lo meno, mi è parso che fosse un poeta), di cui ricordo i seguenti versi:
“Amore uscì da dentro il mio cuore
A guidare del pittor la mano,
Diventando esso stesso pittore
Per amore d’un amor lontano.
E così sarai due volte bella:
Per sua arte, e per mio amor in quella”.
Caro Prof. Cazzola, grazie delle sue BELLE parole…. magari, parlando di DONNE, potrebbe soffermarsi su QUELLE ( TANTE! ) che VORREBBERO andare in Pensione, ma NON possono….. Donne che si dividono tra lavoro, casa, assistenza genitori anziani, custodia dei nipoti perché i figli lavorano ( per fortuna!!!!! )…. Le donne, a 62, 63 anni SONO STANCHE…. la smetta di CONCLAMARE la Fornero! Per NOI è SOLO una DISGRAZIA, UN PATEMA….. Quella donna, e CHI come lei la sostiene, ci ha UCCISO