Fondo pensione: a cosa serva effettivamente? Vantaggi, limiti e se conviene

La pensione, è noto, rappresenta il contributo che il lavoratore versa, anche tramite il proprio datore, all’ente previdenziale scelto, che sia lo Stato o un privato. I contributi di primo pilastro si integrano a quelli integrativi e eventualmente privati. La scelta di una contribuzione tramite un fondo pensionistico integrativo è del singolo lavoratore, che tutela la propria stabilità tramite decisioni di risparmio.

La pensione viene costruita con specifiche scelte. Come il PiP, il fondo pensione (aperto o chiuso) è uno strumento per costruire la propria pensione privatamente. Un fondo di investimento con peculiarità sue proprie, stabilite dalla legge. A differenza del PiP, per esempio, l’adesione può essere, oltre che individuale, anche effettuata a livello aziendale, qualora un datore di lavoro raggiungesse un accordo. Il fondo pensione è un fondo collettivo ove gli investitori affidano propri risparmi ai gestori del fondo che si occupano di investirli sul mercato. L’adesione al fondo pensione presenta, da par suo, indubbi vantaggi fiscali ma anche stop e frizioni.

Vantaggi fiscali e limiti dei fondi pensione

Il beneficio fiscale è evidente ed articolato su tre piani: uno dei vantaggi, il primo, dei fondi pensione aperti è la possibilità di ricevere vantaggi fiscali dagli investimenti. Quando l’investitore decide di investire nel fondo, infatti, viene dedotto dal reddito imponibile fino a un limite di 5.167,57 euro. L’importo, ovviamente, riguarda solo le quote inserite su base volontaria e non include l’eventuale contributo del datore di lavoro o il Tfr.

Le plusvalenze generate dal fondo pensione sono soggette all’imposta del 20% e non del 26%, applicabile cioè alla maggior parte degli investimenti fatti. Infine il fondo, quando eroga la prestazione pensionistica, vede il pagamento esentato dalla normale tassazione sui redditi. L’imposta dell’erogazione è del 15%, per contributi erogati oltre il 2007, ma investendo prima l’aliquota si riduce: dopo 15 anni di partecipazione al fondo l’aliquota sull’erogazione si riduce dello 0,30% per ciascun anno di partecipazione, fino al massimo di 35 anni in cui la partecipazione scende al 9%.

Ma come vengono erogate le prestazioni del Fondo Pensione?

Per godere della rendita pensionistica accumulata nel fondo pensione c’è da aspettare il raggiungimento della soglia di età pensionabile. Raggiunta l’età, è possibile scegliere e selezionare il metodo di erogazione di proprio gusto: rendita al 100%, quando cioè la pensione viene erogata completamente alla rendita dell’individuo. Il lavoratore può liberamente decidere di ricevere fino al 50% di quel che ha accumulato in capitale al raggiungimento dell’età di pensione, mentre la parte restante, l’altro 50% cioè, va a sostituire la rendita. Il lavoratore, infine, può convertire il 100% del fondo in capitale qualora il 70% del montante garantisse una rendita inferiore alla metà dell’assegno sociale dell’INPS. La rendita viene calcolata secondo coefficienti di conversione aggiornati di volta in volta in base ai parametri dell’andamento demografico della popolazione, l’aspettativa di vita, l’età, il sesso del lavoratore.

In alcuni casi è possibile riscattare o anticipare l’erogazione del fondo pensione, come per esempio richiedendo un anticipo sulle somme maturate. L’anticipo, a differenza del riscatto, permette un investimento di quanto percepito e può essere richiesto ogni volta che si vuole al di là del motivo. Può essere inoltre richiesto in casi particolari ed anche più di una volta, a patto che il totale degli anticipi non superi il 75% dell’ammontare totale dell’investimento. Il capitale, fino al 75%, può essere richiesto in luogo di spese sanitarie urgenti riguardanti lavoratore, il coniuge, i figli; per l’acquisto o la restaurazione prima casa per sé o per i figli e, infine, dopo otto anni, è possibile richiedere fino al 30% del capitale maturato senza fornire alcuna particolare giustificazione.

Come sono tassate le somme pagate a titolo di anticipazioni?

Se la richiesta di anticipazione riguarda spese sanitarie per terapie o interventi straordinari, come ad esempio il riscatto della vendita derivata dai contributi versati, a partire dal 1 gennaio 2007, è prevista una ritenuta a titolo di imposta del 15%, una percentuale che si riduce in base all’anzianità della partecipazione al sistema previdenziale. Se superiore a 15 anni, l’aliquota scende dello 0,30% per ciascun anno di successiva partecipazione, fino al tetto massimo di riduzione pari a 6%. Con 35 anni di partecipazione l’aliquota scende quindi al 9%.

Oltre alle anticipazioni è possibile chiedere un riscatto di quanto investito nel fondo previdenziale. Il riscatto è una richiesta di rimborso, totale e parziale, di quanto maturato fino al momento della richiesta. Nei casi di disoccupazione o in caso di mobilità e cassa integrazione, è possibile richiedere il riscatto del 50% del montante maturato. Per inoccupazione superiore a 48 mesi si può richiedere il riscatto totale in caso di invalidità permanente, in caso di morte del lavoratore prima della raggiunta età pensionabile, nei casi previsti da statuto o regolamento di forma pensionistica, quando cioè i lavoratori perdono i requisiti per partecipare.

Sulla rendita derivata dai contributi versati, a decorrere dal 1° gennaio 2007, è prevista una ritenuta a titolo d’imposta del 15%; tale percentuale si riduce a seconda dell’anzianità di partecipazione al sistema della previdenziale; se questa è superiore a quindici anni, l’aliquota diminuisce dello 0,30% per ogni anno di successiva partecipazione, fino al limite massimo di riduzione pari a 6 punti percentuali. Con 35 anni di partecipazione l’aliquota scende quindi al 9%. Per le anticipazioni richieste per acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé e per i figli o per motivi diversi, l’aliquota è pari al 23%. Infine il trasferimento della posizione individuale verso un’altra forma pensionistica non è soggetto a nessuna tassazione.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

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