Green pass obbligatorio in Italia: nuove strette in arrivo e nuove proteste

Prosegue la campagna di vaccinazione. Dopo l’annuncio del premier Draghi sul Green pass, corsa alle prenotazioni, soprattutto tra i giovani: 124 mila under 50 vaccinati nell’ultima settimana. Figliuolo ieri ha dichiarato: «A fine luglio vaccinati 60% degli over 12. Immunizzare i giovani blocca virus e evita loro rischi». Intanto potrebbero arrivare nuove strette , l’ipotesi del Governo: ‘Green pass obbligatorio sui mezzi a lunga percorrenza‘. E le proteste delle associazioni di categoria continuano.

Green Pass obbligatorio: possibili nuove strette

Arrivano conferme sull’estensione dell’obbligo del Green Pass anche per altre aree come ad esempio su treni a lunga percorrenza, arei e navi. Dal 6 agosto per viaggiare potrebbe quindi esser indispensabile il pass verde. E non solo, Brunetta: «Sul Green pass sto con Draghi, estenderei obbligo nella pubblica amministrazione». Bonomi (Confindustria): «Green pass in azienda? Un’intesa è possibile». Confermato invece che non vi sarà obbligo del Green pass per messe e funzioni religiose.

Secondo l’Istituto superiore di Sanità «non è vaccinato il 70% dei ricoverati in intensiva e dei morti». Forti proteste contro il Green pass anche a Parigi e Atene, ma il virus non si ferma. dall’estero arrivano notizie poco confortanti: variante Delta in Russia, nelle ultime 24 ore registrati 24.072 nuovi casi e 779 morti. India, altri 39 mila nuovi casi e 535 morti nelle ultime 24 ore. Germania, casi in aumento: 1.387 nuove infezioni nell’ultimo rilevamento.

Green pass in Italia: nuove proteste dei ristoratori contro l’obbligo

Dal 6 agosto obbligo Green pass per entrare nei locali al chiuso ma scoppia la polemica dei ristoratori, soprattutto per quanto riguarda i controlli. «Bene il decreto ma non siamo poliziotti», dicono i ristoratori. D’accordo con loro anche i titolari di cinema e centri sportivi. Numerose associazioni di categoria già preannunciano iniziative e mobilitazioni. Puntando il dito contro «un sistema che non ci convince». «Noi non siamo forza di polizia. Come faremo i controlli?» è la domanda che serpeggia in queste ore. Altre associazioni invece salutano con favore l’entrata in vigore del nuovo lasciapassare, valutandolo come uno strumento utile «per continuare a tenere aperte le attività e scongiurare nuove chiusure».

«Come al solito il governo individua in noi ristoratori il capro espiatorio. Si chiede il green pass al ristorante al chiuso e non nei supermercati affollati o in altre situazioni di assembramento», spiega Gianni Del Mastro, ristoratore di Bari. Il punto più dolente il sistema dei controlli: «Verificare che il Green pass corrisponda realmente al cliente – aggiunge Del Mastro – significa dover chiedere il documento di identità e annotare tutti i dati. E se il cliente non vuole, che si fa? Immaginate le lunghe code ai locali, i tempi di attesa e il personale aggiuntivo: servirebbero almeno due-tre addetti ai controlli. Rispediamo al mittente queste norme, non perché siamo incoscienti, ma perché ancora una volta ne pagheremo noi le conseguenze».

«Certo, il Green pass va nell’ottica di isolare il virus, però questo onere a nostro carico sui controlli è illogico – avverte Maurizio Mastrorilli vice presidente regionale di Movimento Impresa -. Non siamo ausiliari di polizia, non abbiamo deleghe. Le nostre attività nascono per accogliere, non per respingere. È come chiedere al passeggero di un bus di verificare se l’altro passeggero ha pagato il biglietto».

Anche il mondo delle palestre e dello spettacolo avanza dei dubbi. «Se serve a mantenere aperte le attività, bene il green pass, ma si spinga sulla vaccinazione», dice Paolo Girone dal centro sportivo dell’Angiulli. E sul fronte delle discoteche – ancora chiuse da decreto – la delusione è inevitabile. «C’è una posizione ideologica contro l’unico luogo sicuro e legale deputato al divertimento – aggiunge Mastorilli di Movimento Impresa -. Riaprire le sale da ballo con il green pass sarebbe stato per i giovani un incentivo a vaccinarsi. Tenerle chiuse invece porta i ragazzi verso forme illegali, tra cui feste private, serate danzanti clandestine con il rischio contagi e assembramenti».

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