Guida alla previdenza complementare, tra agevolazioni fiscali e welfare

Previdenza Complementare

Il tema della previdenza si è fatto sempre più complesso negli ultimi anni, non è infatti una novità che lo scenario pensionistico sia diventato più incerto. Le cause sono da ritrovare principalmente nell’innalzamento dell’età pensionabile, aumentata fino ai 66 anni e 7 mesi, e un decremento dell’importo degli assegni. Molti dipendenti hanno quindi iniziato a vedere la previdenza complementare come uno strumento in grado di venire incontro a queste problematiche, una scelta lungimirante che permette di ritrovare sicurezza nel sistema pensionistico.

La previdenza complementare ha infatti lo scopo di integrare quella di base obbligatoria, concorrendo quindi al raggiungimento di un’adeguata tutela pensionistica di chi presta attività lavorativa. Inoltre, è composta da un sistema di diverse forme pensionistiche che hanno l’obiettivo di raccogliere il risparmio previdenziale che verrà erogato al termine del servizio sotto forma di pensione integrativa. Quest’ultima è ovviamente legata non solo all’ammontare dei contributi e dei rendimenti ottenuti attraverso l’investimento sui mercati finanziari, ma anche alla durata del periodo di versamento. La gestione della previdenza può sembrare a un primo sguardo complessa, proprio per questo vi sono diversi portali specializzati che se ne occupano, come www.edenred.it, e su cui è possibile reperire tutte le informazioni necessarie.

Previdenza Complementare: le agevolazioni fiscali

Vi sono diverse agevolazioni fiscali previste per i fondi pensione, che hanno naturalmente l’obiettivo di incentivarne l’adesione. I contributi destinati alle forme pensionistiche versati dalle aziende o dai datori di lavoro, infatti, non sono soggetti a tassazione, sono quindi totalmente deducibili dall’imponibile; proprio per questo si differenziano da ogni altra erogazione di denaro che l’azienda affronta, come lo stipendio.

Ovviamente, gli incentivi e le agevolazioni fiscali non sono previsti unicamente per le aziende, ma anche per i dipendenti. Infatti, chi svolge l’attività lavorativa può richiedere la deduzione annuale dal reddito complessivo di un importo massimo di 5.164,57 euro. In sintesi, questo significa che una buona parte della cifra investita nel fondo pensione viene restituita dallo Stato. La cifra restituita, però, dipende dall’aliquota applicata al reddito, anche nota come scaglione Irpef, che può essere del 23% fino a 15.000 euro, del 27% fino a 28.000 euro, del 38% fino a 55.000 euro, del 41% fino a 75.000 euro e del 43% oltre i 75.000 euro. Il discorso cambia però con i dipendenti pubblici, che sono soggetti a una deducibilità limitata, in quanto possono dedurre i contributi per un importo che non superi il doppio del Tfr ed entro i limiti del 12% del reddito complessivo e di 5.164,57 euro.

Welfare e previdenza

Trattando il tema della previdenza è importante citare l’importanza dell’aiuto che il welfare aziendale è in grado di fornire. Infatti tramite accordi sindacali si può accedere alla possibilità di destinare una parte della retribuzione ai fondi di previdenza complementare. Il vantaggio consiste nell’esenzione totale prevista per il welfare, la quale rimane valida anche quando quest’ultimo avviene sotto forma di versamento alla previdenza complementare. Ad esempio, il dipendente potrebbe scegliere di versare la somma di un premio produttività sul suo fondo di previdenza, in questo modo l’intera cifra non sarebbe soggetta all’Irpef e ai contributi previdenziali.

Previdenza Complementare: tipologie di fondi e chi può accedervi

Si possono distinguere quattro forme pensionistiche complementari: i fondi pensione negoziale, i fondi pensione aperti, i piani individuali pensionistici e i fondi pensione preesistenti.

  • I fondi chiusi sono di origine “negoziale”, e vengono istituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, aziendale o di settore;
  • I fondi aperti sono istituiti da banche, imprese di assicurazioni e società di gestione del risparmio;
  • I Piani pensionistici individuali (PIP) sono composti da contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale;
  • I fondi preesistenti sono fondi pensione già in vigore da prima del Decreto legislativo del 21 aprile 1993, n. 124, in seguito abrogato dal D.lgs n. 252 del 5 dicembre 2005. Queste tipologie di fondi hanno delle caratteristiche diverse da quelli istituiti successivamente, come ad esempio la gestione diretta delle risorse senza il ricorso a intermediari.

A poter usufruire dei fondi pensione sono i dipendenti sia privati che pubblici, i soci e i dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro, coloro che svolgono attività lavorativa in modo autonomo e i liberi professionisti, persone che svolgono attività non retribuite in relazione a responsabilità familiare e infine persone che altre tipologie contrattuali come prestazioni occasionali o a progetto.

In tema di fondi pensione è anche bene citare l’Opzione Donna, che permette alle lavoratrici del settore pubblico e privato di accedere alla pensione anticipata a condizione di accettare l’assegno calcolato tramite il metodo contributivo. Possono accedervi le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2019 hanno maturato i requisiti previsti dalla legge.

2 commenti su “Guida alla previdenza complementare, tra agevolazioni fiscali e welfare

  1. Comunque la si pensi la previdenza complementare è l’unica soluzione attualmente praticabile per la maggioranza della popolazione di conservare ameno in parte il tenore di vita anche dopo il pensionamento.
    Le regole fiscali sui versamenti per la previdenza complementare andrebbero riviste aumentando l’importo deducibile dal reddito e piuttosto modulando diversamente le regole del riscatto.

  2. Invito tutti a leggere e sentire cio’ che dice a riguardo delle previdenze complementari il docente/matematico/economista presso l’ universita’ di Torino, il Proff. Beppe Scienza….

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