Intervista a Ghiselli (Cgil) su decreto rilancio: proposta la ‘pensione covid’

Le ultimissime novità ad oggi sul decreto rilancio e sulla riforma pensioni giungono da Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, che ci ha rilasciato un’ intervista in esclusiva. Abbiamo parlato dell’importanza delle misure contenute nel decreto rilancio per famiglie, imprese e lavoratori e dei limiti che, invece, ne emergono. Per Ghiselli sarebbe importante anche riprendere gli incontri tra Governo e parti sociali per tornare a parlare di riforma della previdenza, ma soprattutto sarebbe bene pensare da subito ad una pensione covid per quanti, anche per ragioni di età, sono più esposti agli effetti dell’emergenza sanitaria e poi per sanare la situazione dei pochi esodati rimasti esclusi da ogni salvaguardia. Le sue parole

Decreto rilancio: un primo bilancio complessivo di Roberto Ghiselli

Gentilissimo Roberto Ghiselli, cosa ne pensa delle misure approvate all’interno del ‘decreto rilancio’, saranno sufficienti per supportare imprese, lavoratori e famiglie duramente colpiti dagli effetti del Covid 19?

Il “decreto rilancio” appena approvato è senz’altro un provvedimento importante e necessario, anche se non è ancora possibile fare una valutazione compiuta perchè non è stato pubblicato. Misura importante per le risorse messe in campo e perchè contiene ulteriori provvedimenti necessari per sostenere i lavoratori, le famiglie e le imprese in questa fase di emergenza, come ad esempio la proroga e l’estensione a più lavoratori degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, Naspi, indennità), meccanismi più celeri per l’erogazione delle prestazioni, in particolare della cassa integrazione in deroga, la proroga del blocco dei licenziamenti, e importanti risorse destinate agli Enti Locali per far fronte alle innumerevoli difficoltà sociali nei territori, come i problemi dei servizi all’infanzia o alle persone non autosufficienti.

Significative sono anche le misure per le imprese, in molti casi opportune, anche se l’esenzione generalizzata dell’Irap, anche per chi non ha subito danni dall’emergenza, è un intervento a pioggia e poco finalizzato.

Nel decreto vi sono poi altri limiti, come il fatto che i lavoratori che sono dichiarati momentaneamente inidonei al lavoro perchè soggetti più a rischio rispetto al Covid rischiano di non avere alcuna tutela. Ci auguriamo che questi problemi possano essere superati nel corso dell’iter di conversione del decreto.

Riforma pensioni e decreto rilancio riaprire confronto con parti sociali

Il decreto dunque, se abbiamo ben compreso, non chiude quindi la partita. Quali punti avrebbero dovuto essere maggiormente tenuti in considerazione?

Naturalmente il decreto non è esaustivo rispetto al tema del rilancio del Paese e quindi è necessario che il Presidente Conte apra il tavolo con le parti sociali, da lui stesso proposto, per parlare in particolare di sviluppo, investimenti, coesione sociale. In questo quadro va collocato il tema previdenziale.

Riforma pensioni: quando se ne riparlerà?

A proposito del tema previdenziale, quando si tornerà a parlare seriamente di riforma delle pensioni? Il capitolo é stato chiaramente, per cause di forza maggiore, messo in stand-by, ma sono tanti i lavoratori che lamentano di essere stati dimenticati e che chiedono tutele urgenti, tra questi gli esodati. Cosa si potrebbe fare in tal senso per le categorie che più subiranno o hanno già subito gli effetti Covid 19?

Per il sindacato rimane fermo l’obiettivo di una riforma organica del sistema che, a questo punto, per noi dovrà comunque partire dal 2022, alla scadenza di Quota 100. Ma nel frattempo è necessario adottare interventi urgenti, come ad esempio una “Pensione Covid”, cioè la possibilità di collocare in pensione anticipatamente tutte quelle persone che, o per ragioni di età, di anzianità lavorativa o di salute o perchè disoccupate, stanno subendo più direttamente le conseguenze della pandemia o ne sono più a rischio. Fra le urgenze da affrontare vanno ricompresi i pochi esodati rimasti e la copertura previdenziale per i part time verticali.

Ringraziamo il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, per il tempo dedicatoci e per le puntuali risposte, ricordiamo a chiunque volesse riprendere le dichiarazioni qui riporate che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte. Voi dalla vostra, cosa ne pensate della proposta di una ‘pensione Covid’?

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12 commenti su “Intervista a Ghiselli (Cgil) su decreto rilancio: proposta la ‘pensione covid’”

  1. La pensione Covid e’ assolutamente indispensabile perche’ finalmente pone a riposo persone che
    di fatto non rientreranno al lavoro e che piu’ hanno subito e subiranno le conseguenze pandemiche.
    Per di piu’ una deroga all’attuale Pensione Donna gia’ da subito sarebbe un risparmio di spesa a costo
    zero considerando il risparmio medio di 30000 morti per una media di 15 anni e cioe’ il risparmio pensionistico gia’ effettuato purtroppo da Covid. Questo permette di fare quello che lo Stato dovrebbe
    sempre fare : una spesa che e’ un investimento di spesa piuttosto che i soliti Bonus inutili.
    Un investimento che per i prossimi 20 o 30 anni assicura un risparmio sul debito una costanza nei consumi e nelle entrate fiscali. Non farlo e’ scelleratezza di chi pensa solo a chiappare voti.

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  2. Sono luciana ho 65anni sono 50 anni che lavoro ma non ho i contributi necessari per andare in pensione sono diabetica iperteso colesterolo alto trigliceridi alti pressione alta ho 3 ernie al disco ma per la Fornero devo lavorare altri 2 anni non ne posso più

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  3. Buongiorno a tutti,
    io penso che 62 anni di età sono sufficienti per andare in pensione al di là degli anni contributivi. Si dovrebbe andare in pensione dai 62 anni in base ai contributi versati e senza penalizzazioni. Bisogna interrompere quota 100, non si può aspettare fino al 2022, ma quanti sono che hanno 38 anni di contributi per poter andare a 62 anni? I sessantenni sono a rischio, altro che aspettativa di vita, e da quando hanno alzato l’età pensionabile l’aspettativa di vita si è abbassata perchè abbiamo smesso di curarci, non ne abbiamo il tempo.

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  4. Sarebbe ora di piantarla con le Ruberie di madama Fornero e di messer Sacconi sui 67 anni + aspettativa di morte.
    Questa pandemia ha ampiamente dimostrato che lavorare oltre i 65 anni è un rischio. sarebbe ora di prenderne atto e di finirla con i 67 anni e+.
    A fine covid ci saranno tanti nuovi disoccupati che un nuovo posto se lo sognano, se non andiamo via noi sessantacinquenni.

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    • Ciao Giovanni, sono d’accordo in pieno con te, e non dimentichiamo le circa 25.000 pensioni che non pagano più in solo 2 mesi …….. saluti.

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  5. Condivido pienamente quanto espresso dal Segr. Roberto Ghiselli anche riguardo a quota 100 già legge fino al 2021 compreso alla quale abbiamo fatto affidamento e andrà avanti e così come è fino alla fine della sperimentazione come previsto e come sempre dichiarato e assicurato (altrimenti senza pensione e senza stipendio) che ringrazio di cuore per il Suo importantissimo lavoro.

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  6. Buongiorno, sono Donato ho 59 anni e 41,4 di contributi versati, sono nella fascia a rischio con l’età ma ancor di più con la patologia del diabete, se prendessi il covid 19 sarei spacciato. Perché non posso andare in pensione e godermi questi pochi anni di vita che mi restano????? Perché il nostro amato STATO…. spera che crepo prima, per non pagarmela..!!!!!!! Un cordiale saluto a tutti.

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  7. A Luglio compio 65 anni Dato la situazione Covid c’è possibilità di andare in pensione prima dei 67 anni.Io sono una collaboratrice scolastica

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  8. Un insegnante di scuola materna con 41 anni di servizio con diverse patologie e 60 anni di età potrà andare in pensione il prossimo anno 2021? Cosa deve aspettare ancora? A già dimenticavo la fornero……..
    È ora di guardare un po’ le categorie e l’età più a rischio.

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  9. Mi chiedo se è mai possibile pensare in termini di calcolo quando ci sono persone che veramente non riescono ad arrivare a fine mese. Cordiali saluti Massimo Cerroni.

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