L’AI toglie posto ai lavoratori e mette a rischio le pensioni?

Come avevamo anticipato nel precedente articolo, quest’oggi pubblicheremo la seconda parte dell’elaborato del Dott. Perfetto, in cui vi sarà ‘ la descrizione del ”rischio”, relativamente all’uso dell’AI. Il rischio vienedescritto nell’elaborato dopo l’opportunità, ci spiega, perché rappresenta il problema di cui l’AI stessa è soluzioneprendere il posto dei lavoratori attuali (problema) in virtù della peculiarità dell’AI di poter sostituire il lavoratore umano in molte professioni, proprio come nel caso di prendere il posto dei lavoratori mancanti (soluzione) a causa della denatalità. In questa seconda parte Perfetto si dilunga un po’ su uno dei campi più esposti all’impatto dell’AI, cioè l’Informatica, portando un esempio di come l’automazione sia in grado di erodere posti di lavoro e nel contempo promuoverne degli altri facendo evolvere i lavoratori il cui bacino di attività viene eroso dall’automazione. Con l’AI, ci tiene a precisare, si assisterà allo stesso scenario al quale si è assistito nello sviluppo dell’automazione, in particolare proprio nel campo dell’Informatica, nel settore dell’Information and Communication Technology (ICT). 

Il Governo italiano (di qualunque coalizione politica sia) si troverà dinanzi all’impegno di far coesistere l’opportunità dell’AI di sostituire i lavoratori mancanti (conseguenti al calo delle nascite) col rischio dell’AI di sostituire i lavoratori attuali (che sorreggono il welfare – Pensioni, Sanità, Scuola, Assistenza – attraverso il versamento di contributi derivanti dal lavoro).  La coesistenza tra opportunità e rischio generati dall’AI è riposta nell’applicazione della “imposta sull’AI”. Dopo questa breve premessa vi lasciamo alla seconda parte dell’elaborato sviluppata sal nostro esperto

L’AI é un rischio per lavoro, welfare e pensioni?

Così Perfetto: “L’AI è un rischio per il lavoro e per il welfare: è in grado di esercitare sul mercato del lavoro un impatto di vaste dimensioni con forti ripercussioni sul welfare, in quanto l’AI è in grado di sostituirsi all’uomo in quasi tutte le sue attività, riducendo di conseguenza i contribuiti per finanziare il welfare (Pensioni, Sanità, Scuola, Assistenza).

Il Report di Anthropic – azienda che opera nel campo dell’intelligenza artificiale – illustra a pag. 6 un grafico nel quale con il colore azzurro vengono indicati i settori maggiormente esposti all’impatto (probabilità intorno al 90%): Management, Finanza, Informatica, Matematica, Lavoro amministrativo (FONTE: “Labor market impacts of AI: A new measure and early evidence”, 5 marzo 2026).

La domanda che viene spontanea è l’effetto sulla occupazione: per il momento – dice questa ricerca – non si rileva una disoccupazione tra i lavoratori dei settori più esposti, ma si comincia a vedere un rischio incipiente […] c’è un allarme per i giovani e per le professioni intellettuali di alto contenuto.” (FONTE: Italpress, “TG Lavoro & Welfare”, 19 marzo 2026).

Da notare che uno dei settori più esposti all’impatto dell’AI è l’Informatica.

C’era un tempo in cui i sistemisti di computer della classe mainframe dovevano indicare al sistema mainframe non solo che cosa fare (cioè raggiungere determinati obiettivi di servizio in termini di tempi di risposta da garantire alle varie tipologie di utenti/clienti), ma anche come fare (definendo le cosiddette “curve obiettivo” che stabilivano la quantità di risorse da allocare per le determinate tipologie di utenti/clienti al fine di raggiungere gli obietti di servizio stabiliti dal management). Oggi, con i sistemi operativi più evoluti – come IBM z/OS – i sistemisti mainframe comunicano al Workload Manager (il gestore dei carichi di lavoro del sistema) solo che cosa fare, e cioè quali obiettivi di servizio raggiungere; su come fare per raggiungere gli obiettivi di servizio (ovvero su come allocare le risorse) ci pensa il Workload Manager.

Dal 2001 (quindi da circa 25 anni a questa parte), i sistemisti di computer mainframe IBM gestito dal sistema operativo z/OS interagiscono con “agenti autonomi” (come WLM e RACF); ma forse solo ora che si parla in maniera più diffusa di intelligenza artificiale ne divengono maggiormente consapevoli. Ecco la descrizione che l’Agente AI dà del  sistema operativo IBM z/OS:    

L’obiettivo di z/OS fin dagli albori è stato quello di creare un sistema operativo che richiedesse il minor intervento umano possibile. Componenti come il Workload Manager (WLM) o RACF per la sicurezza sono forme di intelligenza agentica rudimentale. Il sistema percepisce il suo stato (carico di lavoro, minacce), decide la migliore allocazione delle risorse o la giusta policy di sicurezza in base a obiettivi predefiniti, e agisce di conseguenza. Questa è la definizione stessa di un agente autonomo, anche se basato su regole e non sull’apprendimento. (FONTE: “Dialogo con AI Su Economia & Informatica”, 18 ottobre 2025, pag. 27).

Operatori di sistema e schedulatori di lavori di sistema sono stati in parte sostituiti da operatori automatici e da schedulatori automatici software; un nucleo più ristretto di operatori e di schedulatori umani, invece, supervisiona e governa operatori automatici e schedulatori automatici software.

Non è difficile pensare che una parte di programmatori applicativi verrà sostituita da Agenti AI che sono in grado di programmare, ciascuno dei quali sarà specializzato in uno specifico settore aziendale (es., chiusure trimestrali, semestrali e annuali; stesura della documentazione dei programmi e dei processi aziendali; analisi delle procedure di disaster recovery e di business continuity, ecc.). Detti Agenti AI verranno supervisionati e coordinati da un numero più ristretto di programmatori applicativi che evolveranno verso il ruolo di capi progetto.

Cosa é uno Stato agentico?

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, parla di uno “Stato agentico”, ovvero di “uno Stato che usa l’intelligenza artificiale per adeguarsi in anticipo, possibilmente, rispetto alle esigenze del cittadino e non siamo affatto lontani, lo stiamo già attuando con pubbliche amministrazioni molto impegnate su questo tema”. ( si legga su Facebook il Post di Alessio Butti).

Al Sottosegretario Butti interesserà forse sapere che uno “Stato agentico” (sia pure in scala ridotta) che utilizza “Agenti AI autonomi” (sia pure basati su regole e non sull’apprendimento) per raggiungere determinati obiettivi di produzione e di consumo (nei servizi informatici), è già una realtà da anni, ed è rappresentata dai Centri di Elaborazione Dati che utilizzano computer mainframe (per esempio il Centro dell’INPS) che, secondo l’Economia Informatica, sono equivalenti alle Nazioni, ovvero agli Stati, e sono  i prototipi di economia digitale, di società digitale, di Stato digitale, di “Stato agentico” (per usare l’espressione di Butti).

L’aspetto critico riguardante l’impatto dell’AI sul mercato del lavoro consiste non tanto nella capacità dell’AI di svolgere le stesse professioni dell’uomo sostituendolo nell’esercizio delle sue funzioni, quanto, invece, nella maggiore velocità con cui l’AI sostituisce l’uomo rispetto alla velocità con la quale si creano le nuove professioni volte a governare l’AI o che l’AI non è al momento in grado di esercitare.

Concludendo l’AI é un rischio o un’opportunità per pensioni, sanità, scuola, lavoro?

L’AI è una opportunità, in quanto permette di colmare il vuoto lasciato da lavoratori umani che verranno a mancare a causa della denatalità. Al tempo stesso, l’AI è un rischio, in quanto potrebbe contribuire ad alimentare la disoccupazione tecnologica e quindi ridurre ulteriormente il numero di lavoratori attivi, riducendo di conseguenza la capacità dello Stato di finanziare la spesa pubblica per il welfare (Pensioni, Sanità, Scuola, Assistenza).

Governare l’AI (come auspica il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione  Alessio Butti) significa non solo saperla orientare verso obiettivi per soddisfare le esigenze dei cittadini; significa anche trattarla alla pari dei lavoratori umani e quindi renderla soggetto passivo di imposta proprio come lo sono i lavoratori umani, in modo da fornire allo Stato la capacità sufficiente per finanziare la spesa pubblica riguardo al welfare (Pensioni, Sanità, Scuola, Assistenza)”.

Ringraziamo come sempre il Dott. Perfetto per questi suoi elaborati che ci permettono di porci interrogativi interessanti sul nostro prossimo futuro, un futuro, quellodell’espansione dell’AI, che sa già molto di presente.

Voi dal canto vostro temete l’AI o sperate che la stessa si espanda ancor più in differenti ambiti? Fateci sapere la vostra, se vi va, nell’apposita sezione commenti del portale.

Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

6 commenti su “L’AI toglie posto ai lavoratori e mette a rischio le pensioni?”

  1. Il sig. Stefano nel suo commento in data 30 Marzo 2026 alle 9:52 ci riporta interessanti notizie riprese dal magazine online EduNews24 (FONTE: https://edunews24.it/lavoro/riforma-pensioni-2026-lalgorithm-tax-allo-studio-di-bruxelles-cosa-cambia-per-lassegno-di-aprile#domande-frequenti).

    Colgo l’occasione per esporre il mio punto di vista sull’impatto dell’AI nel settore dell’istruzione e della formazione, e per quanto riguarda il timore del mondo imprenditoriale sul freno all’innovazione e alla riduzione di competitività che potrebbe arrecare l‘applicazione dell’Algorithm Tax.

    IMPATTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SU ISTRUZIONE E FORMAZIONE

    Come ho avuto modo di esporre in alcuni dei miei commenti precedenti, per due volte mi sono interfacciato con Agenti AI per indagare fino a che punto riescono a ricoprire i ruoli degli esseri umani.

    Il mio giudizio è che nel settore “Istruzione & Formazione” l’AI è in grado di sostituire docenti di scuola media, superiore e università.

    Per non generare un diffuso allarme nei docenti che potrebbero essere sostituiti da Agenti AI, si insiste nel diffondere la rassicurazione che la loro presenza continua ad essere indispensabile nelle relazioni con gli alunni e studenti (ma a me sembra che alunni e studenti si stiano indirizzando in maniera espansiva ed autonoma più verso l’AI che verso i docenti).

    Ho chiesto all’Al di generarmi il codice in linguaggio REXX e Python per ottenere la serie di Fibonacci (e cioè: 1,1,2,3,5,8,13,21,….). Non ho avuto tempo di battere le ciglia che l’AI mi aveva già dato il codice che avevo richiesto (inclusa la spiegazione dei passi che aveva fatto).

    Ho chiesto all’AI di eseguire passo dopo passo la radice quadrata di 4225, con l’intento specifico di verificare se l’AI conoscesse il “trucchetto matematico” che le stavo sottoponendo. Ebbene, sì: l’AI conosce il trucco matematico che le stavo sottoponendo e l’ho capito quando mi ha detto: “Esiste anche un piccolo trucco matematico per calcolare a mente le radici di numeri che finiscono con 25” (MIA NOTA: Questo piccolo trucco si chiama “stenaritmia”). Dopodiché, l’AI ha descritto passo dopo passo la risoluzione della radice quadrata di 4225 (che è 65). Ovviamente, è lo stesso approccio “manuale” che anch’io ho descritto nelle dispense che ho preparato per gli alunni di scuola media nel corso di Economia Informatica (ho riportato nelle dispense come si esegue la radice quadrata a mano solo a titolo di esempio, perché è naturale oggi usare la calcolatrice, piuttosto che eseguire i calcoli a mano).

    Nel colloquio con l’Agente AI sull’impostazione che stavo dando al corso di Economia Informatica, l’Agente AI mi ha proposto di utilizzare Agenti AI didattici esperti in economia e informatica.

    CONCLUSIONE 1: L’AI è in grado di sostituire docenti di scuola media, superiore e università.

    MIA NOTA 1: Posso fare questa asserzione perché sono in grado di valutare quello che afferma l’AI (cosa che, probabilmente, non è in grado di fare l’alunno o lo studente).

    MIA NOTA 2: L’AI è in grado di confrontarsi con me sulla nuova disciplina STEM che ho chiamato “Economia Informatica”. Al momento, nessuno dei 30 docenti universitari di Economia o di Informatica da me contattati è in grado di confrontarsi con me su Economia Informatica.

    TIMORE DEL MONDO IMPRENDITORIALE SULL’APPLICAZIONE DELL’ALGORITHM TAX

    Gli imprenditori temono che l’Algorithm Tax possa rallentare lo sviluppo dell’innovazione.

    Ma (almeno questo è il mio pensiero) è proprio ciò che occorre fare: frenare l’innovazione basata sull’utilizzo diffuso di AI al posto dei lavoratori umani, per evitare la disoccupazione tecnologica!

    È come se gli imprenditori si lamentassero perché una tassa sull’inquinamento impedirebbe loro di produrre! Ma che vuol dire?!

    Se l’inquinamento ha impatto sulla salute dei cittadini, occorre applicare una tassa sull’inquinamento in modo che le industrie facciano investimenti in depuratori tali da evitare di inquinare. In altre parole, si rende gli imprenditori partecipi dei costi che la loro produzione riversa sull’intera collettività.

    Lo stesso si dica per l’Algorithm Tax: se l’AI genera disoccupazione, allora anche gli imprenditori dovranno partecipare, attraverso l’Algorithm Tax, ai costi sociali (NASPI e quant’altro) che l’impiego di AI riversa sulla società.

    CONCLUSIONE 2: Tramite l’Algorithm Tax occorre rallentare l’innovazione (ma che, a dire il vero, tanto “innovazione” non lo è affatto se genera più disoccupazione che nuova occupazione) per dare tempo alle nuove professioni di affermarsi, e per dare tempo al mondo scolastico di formare alunni e studenti per svolgere le nuove professioni.

    MIA NOTA 3: Dopo che le nuove professioni si saranno affermate con l’impiego dei nuovi professionisti formatisi nelle scuole, si potrebbe eventualmente estinguere l’Algorithm Tax.

    MIA NOTA 4: Per quanto riguarda la competitività rispetto ai concorrenti di altre nazioni, io suggerirei di cominciare a parlare anche in termini di cooperazione con le industrie di altri Paesi.

    Rispondi
  2. Riporto un articolo tratto da un sito Eduwews24 di oggi, i fenomeni in Europa parlnoa di tassare l’automazione, mi vien da dire che hanno copiato la riforma proposta dal dott. Perfetto. Magari si sono svegliati e questo potrebbe portare davvero la riforma del dott. Perfetto ad esser realizzata in Italia. Incrociamo le dita….

    Articolo:

    L’Algorithm Tax non nasce dal nulla. Diversi studi commissionati dalla Commissione Europea nell’ultimo biennio hanno messo in evidenza un fenomeno preoccupante: la perdita di posti di lavoro qualificati causata dall’automazione non colpisce più soltanto la manifattura tradizionale, ma settori come la consulenza, i servizi finanziari, la pubblica amministrazione e, sempre più spesso, anche il comparto dell’istruzione e della formazione.

    L’obiettivo dichiarato della proposta è ribilanciare il welfare, creando un gettito fiscale aggiuntivo che compensi la contrazione della base contributiva. In pratica, le imprese che utilizzano sistemi automatizzati per sostituire personale umano sarebbero chiamate a versare un contributo proporzionale al “risparmio” ottenuto.

    Non mancano le critiche. Parte del mondo imprenditoriale europeo teme un freno all’innovazione, un handicap competitivo rispetto a economie come quella statunitense o cinese, dove peraltro le politiche sulla mobilità internazionale stanno già producendo effetti significativi, come dimostrano le nuove restrizioni americane sui visti di studio per studenti cinesi.

    Altri osservatori, invece, ritengono che senza un meccanismo di questo tipo il sistema pensionistico europeo sia destinato a una crisi di sostenibilità nel giro di un decennio. La verità, come spesso accade, sta probabilmente nella capacità di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tenuta sociale.

    Per l’Italia, che già affronta una delle sfide demografiche più severe del continente con un rapporto tra attivi e pensionati in costante peggioramento, la partita che si gioca a Bruxelles non è affatto secondaria. La riforma pensioni 2026, nei suoi prossimi sviluppi, dovrà necessariamente fare i conti anche con questo scenario.

    Rispondi
  3. Sempre più contento di aver scelto 30 anni fa di svolgere un’attività di elettricista civile. Nelle abitazioni si vedono sempre più le linee bus che collegano i vari attuatori e sensori , schemi elettrici sempre più complicati , esisteranno per chissà quanti altri decenni gli interruttori, i fili di rame da cablare, i differenziali, le prese a muro, le canaline sotto traccia, tutti prodotti da montare fisicamente o da sostituire nelle manutenzioni ecc ecc. Tutte attività che si devono progettare installare insieme ad un muratore, collegare tra loro e manutentare perchè i guasti sono sempre presenti. Prima che le abitazioni vengano tutte sostituite da abitazioni completamente cablate in elettrico e idraulica e montate a pannelli prefabbricati passeranno secoli in Italia. Attendendo quindi un robot dotato di IA che farà forse tutto questo lavoro molto misto tra concettuale e pratico io continuo sereno per la mia strada e lascio l’AI per la sua strada che è molto distante dalla mia. Non potrei certo fare altro pensiero per me stesso, alla mia età e di fronte a questa immensa innovazione che chissà quanto sarà utile alla nostra futura esistenza..

    Rispondi
  4. L’AI toglie posto ai lavoratori e mette a rischio le pensioni?

    Sì: l’AI toglie posto ai lavoratori e mette a rischio (certo) le pensioni.

    L’azienda InvestCloud Italy di Venezia, per esempio, ha intenzione di licenziare tutti i suoi 37 dipendenti per sostituirli con l’Intelligenza Artificiale (FONTE: https://www.nuovavenezia.it/regione/marghera-investcloud-tira-dritto-licenziamento-collettivo-ai-fszjjtfj).

    Durante il confronto con i Sindacati, l’azienda ha smentito di sostituire i 37 dipendenti con l’AI. Ma i Sindacati non hanno creduto a quest’ultima versione data dall’azienda che nella prima versione affermava proprio di voler sostituire i dipendenti con l’AI.

    Ma dal punto di vista, per così dire, legale, è legittimo licenziare un lavoratore per sostituirlo con un sistema di intelligenza artificiale?

    Ebbene sì, la risposta alla domanda precedente è positiva: “l’Intelligenza artificiale non viene individuata come causa autonoma del licenziamento, ma come uno degli strumenti utilizzati dall’azienda per rendere più efficiente la propria struttura”. È questa, infatti, la motivazione della sentenza espressa dal tribunale di Roma che ha ritenuto legittimo un licenziamento avvenuto durante una riorganizzazione aziendale che ha previsto anche l’uso di strumenti di Intelligenza artificiale (FONTE: https://tg24.sky.it/economia/2026/02/26/licenziamento-ai-tribunale-legittimo-perche).

    In pratica, con la parola “riorganizzazione” per “rendere più efficiente la propria struttura” (come asserisce il tribunale di Roma) le aziende che puntano a ridurre i costi (soprattutto quelli del personale) hanno il semaforo verde per licenziare, in quanto la legge è dalla loro parte: tale legge, peraltro, è in linea con il principio economico in base al quale l’azienda mira a massimizzare il profitto d’impresa.

    Tutto ciò ha costi sociali rilevanti: NASPI (con scarse possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro), e criticità per la tenuta dei conti pubblici per finanziare sanità, scuola, assistenza, pensioni a causa dell’assenza di contribuzione (fiscale e previdenziale) da parte dei lavoratori licenziati.

    Se i lavoratori, in quanto licenziati, non possono finanziare sanità, scuola, assistenza e pensioni, allora dovrà essere l’AI che sostituirà i lavoratori licenziati a finanziare sanità, scuola, assistenza e pensioni.

    Qualora dovessero sorgere problemi nell’attribuire all’AI una “personalità digitale” in modo da renderla soggetto passivo di imposta; oppure qualora le imprese dovessero far presente di divenire soggette ad una doppia imposta (sulla tecnologia da una parte, e sulla ricchezza prodotta da tale tecnologia dall’altra parte); allora si potrebbe prelevare una quota della ricchezza prodotta dall’impresa (ovvero dall’IRES) per finanziare le pensioni (come previsto dalla Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin).

    Rispondi
  5. Sempre interessanti le considerazioni del Dott. Perfetto, è innegabile che in futuro l’IA avrà sempre più spazio nella vita quotidiana perciò è necessario conoscere o almeno prevedere ciò che questo comporterà sulla vita delle persone.

    Rispondi

Lascia un commento