L’editoriale di Marino: sulle pensioni, delusione parziale

A poco a poco si stanno scoprendo le carte sulle pensioni e, finalmente, non con una dichiarazione in un talk o in un’intervista ad effetto su un giornale, ma nella sede istituzione più importante: il Parlamento. Giorgia Meloni Neopresidente del Consiglio nel discorso programmatico alla Camera dei Deputati tra i punti toccati ha inserito anche quello della previdenza. Probabilmente c’è stata una po’ di delusione nell’ascoltare le sue parole, abbastanza prevedibili in questo clima di incertezza, ma almeno la Premier è stata chiara. I segnali di prudenza nelle spese c’erano già stati, in primis con la nomina di Giorgetti come Ministro del Mef, già nell’Esecutivo Draghi, e poi con i continui contatti con l’ex Presidente del Consiglio, per presentare una legge di bilancio gradita all’Europa in considerazione della drammatica situazione economica italiana appesantita da un debito pubblico di oltre 2.700 miliardi di €. Giorgia Meloni in questi pochi giorni che mancano alla presentazione della legge di bilancio vuole restare prudente riguardo alle spese, non vuole approvare uno scostamento di bilancio, e concentrare gli sforzi economici, confidando in un calo dei prezzi energetici, nell’anno 2023.

Riforma Pensioni: non basta rinnovo quota 102, Ape e Opzione donna

In ambito previdenziale ha affermato che nel poco tempo che quest’anno avrà il Governo a disposizione rinnoverà le misure in scadenza a fine anno mentre il prossimo anno affronterà l’argomento in maniera organica partendo dalla flessibilità in uscita e cominciando ad intervenire su quello che sarà il vero problema delle pensioni, vale a dire gli importi, che già attualmente bassi rischiano di essere al limite della povertà.

Quindi entro l’anno rinnovo di Opzione Donna, Ape Sociale e Quota 102 che probabilmente però sarà diversa da quella attuale. Sappiamo tutti come Salvini da sempre porta avanti il suo cavallo di battaglia di quota 41 per tutti uomini e donne indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni, cosa a mio parere assolutamente giusta perché dopo 41 anni di lavoro ritengo che ogni persona abbia diritto ad un giusto pensionamento, ma la Meloni non intende mettere quest’anno sul piatto della previdenza, più di 1 miliardo di € rimandando all’anno prossimo il grosso della riforma. Si giungerà, quindi, probabilmente, ad una sorta di compromesso.

I 41 anni saranno legati anche ad una soglia d’età che potrebbe essere 61 anni di età con l’intenzione futura di eliminare successivamente questo orpello. Salvini potrebbe dire di avere attuato quota 41 e la Meloni di avere mantenuto i conti in ordine. È ovvio che in un Governo di coalizione è necessario attuare delle forme di compromesso, ma se questo discorso può essere accettato quest’anno per il poco tempo che ha il Governo a disposizione prima della legge di bilancio, per contenere i costi, non può valere per sempre.

La Ministra del Lavoro Calderone, che è persona competente, deve immediatamente studiare il dossier previdenziale, la buona notizia è che ha già convocato per la prossima settimana le parti sociali, e studiare una riforma complessiva e duratura che abbandoni le quote che hanno creato solo malumori tra i lavoratori e metta al primo posto la flessibilità concedendo un’amplissima scelta ai lavoratori non dimenticando, inoltre, i giovani, le donne, i caregiver, i fragili, i precoci, il bonus per le mamme con figli e implementando al massimo la previdenza complementare.

Riforma Pensioni, necessario un aumento dell’ importo

Un capitolo a parte riguarda l’importo delle pensioni. Dati recentissimi hanno evidenziato che oltre un terzo degli assegni previdenziali erogati in Italia è inferiore a 1.000 € lordi e perfino la Presidente Meloni ha ricordato in Aula che già ora le pensioni sono molto basse promettendo un intervento in tal senso. Mi auguro che questa sia una battaglia che il Governo voglia davvero combattere non solo a parole. Introdurre un diverso sistema di calcolo nel conteggio dell’assegno per modificare quello attuale introdotto nell’anno 1996 che sta portando il livello delle pensioni quasi al livello del reddito di cittadinanza è indispensabile. Non è concepibile che in uno Stato moderno e civile dopo oltre 40 anni di versamenti si debba passare l’ultimo “pezzo” di vita in condizioni al limite della sopravvivenza.

Ci aspettiamo, quindi, dal nuovo Esecutivo, un immediato fitto e costruttivo dialogo con le forze sociali e le varie associazioni di categoria, oltre ovviamente alle forze politiche di opposizione, per realizzare e approvare al più tardi entro il primo semestre del 2023 l’agognata legge previdenziale per modificare la rigidità della legge Fornero e dare, finalmente, dopo una vita di lavoro, una giusta e decorosa pensione ai lavoratori italiani.

12 commenti su “L’editoriale di Marino: sulle pensioni, delusione parziale”

  1. Promettono almeno dal 2018 QUOTA41 41= CONTRIBUTI PREVIDENZIALI VERSATI ALL’INPS
    RIPETO QUOTA41 PER TUTTI/E SENZA SE E SENZA MA …… sventolato ormai come un feticcio……usato per confondere e dividere il popolo bue
    POI FANNO ALTRO……. CI RITENGONO IDIOTI E SMEMORATI
    in particolare se i nostri versamenti previdenziali all’inps sono iniziati a 16-17-18-19-20 e per qualcuno più fortunato anche 14 o 15 e quindi per loro i 41anni di contributi inps versati sono raggiunti a 56-57-58-59-60-61 anni di età;
    salvini per primo, “il” presidente meloni da alcuni interventi pre-elezioni non mi ha dato l’idea di aver letto la legge n. 214/2011 conosciuta come legge fornero che lei stessa ha votato con voto favorevole…….
    E’ l’ennesimo esempio che dimostra che chi decide i numeri dei pensionandi ……… sono probabilmente persone che o sono già pensionati con metodo retributivo ed al massimo con 40 anni di contributi o se non lo sono non raggiungeranno mai i 41 o 42 o 43 anni di contributi previdenziali versati nemmeno a 67 anni o a 71 anni di età……oppure oltre alla pensione hanno o avranno anche un’indennità parlamentare o un vitalizio parlamentare o regionale…….. e quindi dei pensionandi “troppo normali” e “troppo precoci” se ne fottono.
    Più onesto sarebbe stato promettere ai pensionandi o presunti tali (coloro vicini ai requisiti necessari per andare in pensione) per anzianità contributiva la riduzione di 6 mesi dell’anzianità contributiva necessaria per tutti senza se e senza ma……….invece ancora una volta salvini, meloni ……gli italo-forzuti contano sempre meno …… illudono, confondono e deludono …………vedremo le prossime elezioni…. regionali 2023, europee 2024…… e vedremo in seguito
    Lavoratori e lavoratrici in particolare se precoci …… la fornero ed i suoi compagni e compagne di merende ci ha volutamente diviso ….. troppo precoci, troppo normali………… ricordatevelo ad ogni occasione elettorale futura ………in particolare di chi promette QUOTE41 per tutti senza se e senza ma ……… è ormai chiaro ed assodato che non è per tutti…… e non lo sarà mai.

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  2. Anche se non sono d’accordo sulle quote devono necessariamente non penalizzare nessuno se la somma è quota 102 deve valere x tutti anche per 60 + 42, se quota 41 deve essere x tutti oppure si cambia quota 41,6 42 o 42,6 ma per tutti, se i soldi non ci sono e qui potremmo aprire un fiume di considerazioni, qui pochi che hanno intenzione di dedicare alla previdenza devono portare benefici a tutti i lavoratori e non per pochi, ricordo che la coalizione di centrodestra non ha preso voti solo dai 61 enni in su.

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  3. Concordo, chi versa anche per 19 anni non percepisce la pensione mentre altri con la Cittadinanza si. Mi sembra una grande ingiustizia ,poi c’è il capitolo EUROPA dove un qualsiasi lavoratore percepisce lo stipendio più alto del mio ,a parità di qualifica e quindi anche più di pensione, lavorando in condizioni sicuramente migliori ed in taluni casi ottenendo la quiescenza prima di me( è un esempio)

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  4. Sintesi: se sei andato a lavorare “troppo presto” a 14-15-16-17-18-19-20-21 anni di età i 41 anni senza se e senza ma ……….per te non esiste ……. sei obbligato/a a
    42 anni e 10 mesi di contributi pagati se maschio
    41 anni e 10 mesi di contributi pagati se femmina
    per loro nemmeno un mese in meno……..forse ridurre di sei mesi …… a tutti/e …….sarebbe stato più onesto…… e costato meno.
    anche questa volta se la pigliano in saccoccia…………
    Grazie alle promesse non mantenute di salvini ed a ruota di tutto il centro-destra meloni inclusa……grazie ai parlamentari che nel 2011 votarono la legge 214/2011 ed ai parlamentari che dal 2013 al 2018 (governi letta, renzi, gentiloni) a loro “insaputa” lasciarono “aumentare” a rate ….. e distribuiti nel tempo i requisiti anche contributivi di 25 mesi……..
    L’unico governo che congelò i requisiti fino al 31/12/2026 fù il conte1…….ora dei pensionandi se ne frega……a favore dei percettori del reddito di cittadinanza………pagati con i contributi di quelli sopra. Grazie anche a lei conte.
    Grazie al presidente del consiglio patriota ……………….ed ai suoi compagni di merende.
    Ancora una volta chi ha cominciato a lavorare prima (e non sempre con i contributi previdenziali pagati) è costretto a lavorare di più…….. di altri ……nati 6 mesi o 1 anno prima o più ……….. che magari hanno iniziato a lavorare dopo.
    Aspiranti pensionandi ancora illusi e delusi…….se andrete ancora a votare ricordatevelo.

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  5. Sono sempre del parere che ci voglia equità, il mio pensiero è che ogni due anni di contributi si maturi un anno di pensione, tenendo presente la vita media, esempio:
    Vita media 83 anni;
    Con contributi 40 anni si va in pensione a 63 anni senza penalizzazioni.

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  6. Lasciateci la Fornero
    almeno senza tante prese in giro possiamo andare in pensione con 42 anni e 10 mesi indipendentemente dall’età anagrafica senza penalizzazioni

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  7. Ma quota 102 con quali parametri sarà attuabile? Anche 39 anni di marche e 63 anni di età? Sa qualcosa la signora Erica? Se possibile aspetto una sua risposta. Grazie a chi lavora nel sito per le informazioni che ci date.

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  8. Premier Meloni, le leggi peggiorative (vedi Fornero) si riescono a promulgare in 20 giorni. Per quelle che potrebbero abolirle ci vogliono mesi (forse); se il ministro Calderone è un’esperta in materia, potrebbe sorprenderla e sorprenderci. Speriamo bene

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  9. Qua si parla parla parla e poi si rinvia tutto a quando non si sa- ci aspettavamo un cambio di tendenza dal nuovo governo ma poi ci accorgiamo che la questione pensioni è sempre messa in secondo piano per dare spazio e soldi per tutto ma non per dare la flessibilità a chi è vecchio e non ne può più- ma è mai possibile che la nostra generazione di sessantenni nati nel 56-57 e via dicendo deve soffrire mentre c’è gente che si gode la pensione da decenni e noi gliela dobbiamo pagare con la nostra fatica- la proposta Utp ha dimostrato che con pochi soldi si può fare la riforma per tutte le classi lavoratrici e purtroppo nessuno se ne frega- pure la proposta di quota 102 flessibile dei consulenti potrebbe andar bene , anche se con penalità e purtroppo nessuno se ne frega- si continua poi a parlare di quota 41 senza capire che sono irraggiungibili per tantissimi che sono condannati a tirare il carro senza raggiungerli mai- è inutile invocare l’intervento dei sindacati tanto abbiamo capito che fanno finta di non capire , così come tutta la classe politica che dimostra attenzione pari a zero per la questione- e allora non ci resta che piangere e aspettare il miracolo che non arriverà mai, e non faremo mai come i francesi perché non ne siamo capaci .

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  10. Ma perchè si continua ad insistere sulle quote, che non servono ad altro che a prendere per i fondelli i lavoratori già giustamente imbestialiti, anzichè fissare una flessibilità dai 60 anni
    con minimo 35 anni di contributi (che non sono pochi!) e lasciare a noi lavoratori la libertà di decidere se andare via calcolando la pensione in base ai contributi versati, chi vuole lascia e chi no prosegue, e giustamente avrà un assegno maggiore di chi lascia prima e prende un assegno ridotto, senza però infierire con ulteriori tagli (semplicemente mi dai ciò che ti ho dato). A me sembra che l’orchestra è sempre la stessa, sono solo cambiati i musicisti!

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  11. Come sempre sono d’accordo con Marino.
    Ci vuole una legge pensionistica che metta la flessibilità in uscita in modo strutturale come la sua proposta UTP.
    Se per il 2023 facessero davvero la quota 102 (61+41) in questo caso centrerei l’ambo secco.. Ma rimane un pastrocchio come tutte le quote succedutosi. Vedremo!

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  12. ma potrebbero anche fare quota 103 ma il nodo cruciale resta l’età minima; se rimane 64 anni 3° inc. di fila per gli inc. del 1960; tutto qui; le pensioni sono scarse? e cosa vogliono fare? tutto contributivo? è da del. ……………………ti; speriamo in bene; saluti al dott. marino e ai gestori del sito.

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