Novità Pensioni precoci e Ape Sociale: il punto di Anna Giacobbe

Nella giornata di ieri sono arrivate interessanti parole da parte della parlamentare del PD Anna Giacobbe, che in questi anni è sempre stata in prima fila per cercare di riformare la Legge Fornero e combattere a favore dell‘anticipo pensionistico. Vediamo le sue parole e la sua analisi per quanto riguarda la misura dell’APE Sociale e per i precoci. L’ON. spiega cosa è stato risolto e cosa no e traccia un bilancio sul lavoro svolto e su quello da svolgere. Ecco le sue parole integrali.

Pensioni precoci e APE sociale, ultime novità da Giacobbe

“Giovedì scorso abbiamo ascoltato, in una audizione richiesta con urgenza dalla Commissione Lavoro della Camera, la Direttrice Generale dell’INPS dottoressa Grazia Di Michele. Come è stato comunicato nei giorni scorsi, il numero di domande per andare in pensione come “precoci” o per ricevere l’Ape sociale che sono state respinte è irragionevole: 64,69% per Ape sociale e 70,13 per i precoci. In Liguria, rispettivamente, 60,47% (563 su 931) e 69,84 (461 su 660). Anche dal confronto con la Direzione Generale dell’INPS è emerso che una parte delle ragioni per cui le domande sono state respinte riguarda interpretazioni restrittive che non hanno fondamento nella norma: se le rigidità siano venute dall’Istituto o dal Ministero non è dato capirlo esattamente, ma alle persone non importa. Importa che si sia riconosciuto da parte di entrambi che, senza necessità di nuove norme:

  • Deve essere riconosciuto come disoccupato, (e quindi la sua domanda deve essere riesaminata ed accolta) chi ha interrotto lo stato di disoccupazione lavorando per meno di sei mesi e chi ha lavorato con i voucher: 2100 sono le domande che saranno riesaminate d’ufficio, 200 sono domande di persone che hanno lavorato con voucher
  • Nello scambio di informazioni tra INPS e altre quattro amministrazioni per verificare se le persone abbiano lavorato in mansioni difficoltose o rischiose si sono creati cortocircuiti e mancata corrispondenza, che riguardano un numero significativo di situazioni: a conferma che le modalità utilizzate devono essere riviste.
  • Gli operai edili vanno agevolati nel reperire le attestazioni che li riguardano, tramite le casse edili, quando le aziende dove hanno lavorato non esistono più
  • Chi ha presentato domande incomplete potrà adeguarle, senza perdere la posizione acquisita nell’ordine di priorità
  • Saranno riconosciuti (finalmente!) per accedere all’APE sociale anche i contributi per lavoro all’estero.

Ci sono poi questioni che devono essere risolte con modifiche della normativa, che sarà possibile realizzare entro fine anno nella legge di Bilancio:

  • possibilità di prevedere l’accesso all’APE Sociale in qualsiasi caso di cessazione del rapporto di lavoro, quindi anche a tempo determinato (cosa che riguarda un gran numero di persone)
  • Semplificazione delle procedure per l’individuazione dei lavori gravosi: abbiamo chiesto anche che per alcune categorie, ad esempio gli operatori socio sanitari, si superi una contraddizione, ed una ingiustizia, per cui allo stesso lavoro, a seconda dell’inquadramento e del tipo di struttura in cui si opera, è riconosciuto il diritto oppure no, a causa di percentuali diverse versate all’INAIL
  • E’ necessario infine utilizzare correttamente l’autocertificazione, per ridurre documenti da allegare alle domande.

Sulla base di questi chiarimenti, saranno definite le modifiche da inserire in Legge di Bilancio, alcune già prese in considerazione dal governo, altre no. Tutto questo per dare attuazione a quello che era previsto sin dal dicembre scorso. Ma rimane aperto tutto il capitolo delle ulteriori correzioni delle norme previdenziali che si dimostrano evidentemente necessarie.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

5 pensieri riguardo “Novità Pensioni precoci e Ape Sociale: il punto di Anna Giacobbe

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    23 Gennaio 2018 in 9:53
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    Sarebbe quantomeno opportuno ridurre gli anni di contribuzione necessari per l’accesso all’APE SOCIAL oppure proporre l’accesso all’APE Volontaria senza alcuna penalizzazione economica, per lavoratori licenziati e rimasti disoccupati dalla data del licenziamento fino al compimento del 63esimo anno di età. In particolare, licenziati a seguito degli accordi collettivi/individuali, accordi che sono stati ritenuti elemento ESSENZIALE per l’accesso alle salvaguardie… Con tali accordi, le aziende, sono state poste nella condizione anche ove non sussisteva una reale crisi economica, di licenziare il personale all’insegna di un puro riassetto aziendale. Inoltre, a questa categoria di licenziati, è stato perscino applicato l’incremento dell’età pensionistica per il raggiungimento dell’età di vecchiaia introdotto con la riforma Fornero, anche in quei casi in cui il licenziamento è avvenuto prima della riforma stessa: tradotto significa che un licenziato a 45 anni e non più rioccupato, percepirà la pensione a 67-68 anni di età , cioè ben 22-23 anni senza alcun reddito. Eppure è stato licenziato. Pertanto questa categoria dovrebbe poter accedere all’APE SOCIAL oppure l’accesso all’APE Volontaria senza alcuna penalizzazione economica!

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    2 Novembre 2017 in 11:51
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    Buongiorno, sono un precoce a cui è stata rigettata la domanda perchè nel ultimo lavoro fatto con assunzione a tempo indeterminato non ha generato la disoccupazione in quanto è durato una settimana, il caf di Pavia mi ha detto di non fare ricorso in quanto tutte le domande saranno rivisitate automaticamente dall inps, è vero? devo aspettare senza fare niente?

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    1 Novembre 2017 in 9:38
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    Rimane sempre l’esclusione dei lavoratori autonomi edili precoci. Chissà se qualcuno se ne ricorda visto che pagano tasse e contributi come tutti. Grazie per aver creato questo sito

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    • Erica Venditti
      20 Ottobre 2018 in 23:03
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      Ha ragione Silvia…confidiamo se ne ricordino

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    1 Novembre 2017 in 7:39
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    E’ da aggiungere la facoltà di accesso all’ape sociale in tutti i casi di licenziamento dei lavoratori anche del pubblico impiego che non hanno potuto godere di alcun tipo di ammortizzatore sociale in quanto non previsto dalla normativa. In pratica si tratta di situazioni più svantaggiate, ma meno tutelate. Si arriva al paradosso di penalizzare chi è meno salvaguardato, essendo rimasto ad oltre 60 anni privo di alcuna forma di appannaggio economico, al confronto di chi ha potuto godere di forme di assistenza come la NASPI od altro.

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