Nuovo DPCM 16 gennaio, ristoranti e palestre al collasso: nasce ‘IO APRO’

In questi giorni si parla insistentemente del nuovo DPCM, i rumors di quello che dovrebbe essere il testo che entrerà in vigore dal 16 gennaio non fanno particolarmente contenti né ristoratori né palestre. Già perché mentre nei giorni scorsi si era parlato anche di una possibile zona bianca, che avrebbe permesso a palestre, piscine, cinema e teatri di riaprire e ai ristoratori di poter essere finalmente esercitare liberi dai limiti di orario, da ieri questa ipotesi sembra pura utopia. L’indice Rt che permetterebbe di far parte di questa desiderata ‘zona bianca’ pare dovrebbe essere inferiore a 0.5, un valore lontanissimo al momento attuale dai dati presenti nelle varie Regioni.

Se si considera anche che le leggere ‘maglie aperte’ del periodo Natalizio hanno portato nuovamente la curva epidemiologica a salire, e si é tornati a parlare di pudenza , di restrizioni e di sacrifici per evitare la terza ondata, si può comprendere come alcuni esercenti siano arrivati al limite. Dato il contesto per nulla roseo ristoranti e palestre, due delle categorie maggiormente colpite a livello economico dalle misure antiCovid, giunti ormai allo stremo delle forze ed al collasso economico, hanno deciso appoggiati dalla Confederazione delle Imprese Unite per l’Italia il 15 gennaio di riaprire indipendentemente dalle misure insite nel prossimo DPCM. Sono infatti già 30 mila gli esercenti che prenderanno parte all’iniziativa denominata ‘IO APRO’, iniziativa nazionale di cui ieri ci ha parlato il Presidente Nazionale Stefano Agnesini, qui riportiamo per sommi capi quanto mi ha riferito, l’intervista completa é visibile su il sito ‘Il Valore Italiano‘. Abbiamo deciso inoltre di confrontarci, e lo ringraziamo per la solita disponibilità che lo contraddistingue, col Professor Giuliano Cazzola, economista e giusvalorista. Eccovi le sue considerazioni circa questa iniziativa.

Nuovo DPCM, dal 16 gennaio cosa cambia per ristoratori e palestre? IO APRO

Il Presidente Nazionale della Confederazione imprese Unite per l’Italia ha riferito di essere molto contento per la “ risposta massiva da parte degli imprenditori di qualsiasi settore all’iniziativa IO APRO. Poi va da sé che principalmente a prenderne parte saranno ristoratori o comunque operatori dei pubblici esercizi, sono troppi mesi che ‘sono al palo ‘, con fatturati irrisori o pari a zero”, poi ha spiegato le ragione del supporto da parte della Confederazione sebbene sia un’azione, apparentemente, contro i DPCM “Comunque non volgiamo sfidare nessuno, infatti continueremo a seguire le regole ferree per impedire i contagi, ma ci teniamo a far capire che non possiamo più aspettare un DPCM per aprire, se no rischiamo una ecatombe delle nostre attività. Stiamo mettendo insieme moltissimi legali in tutta Italia proprio per far stare sereni i nostri imprenditori e i loro sostenitori. 

Purtroppo il sostegno che è arrivato sino ad oggi con i ristori non consente neppure di pagare una bolletta“. Dobbiamo garantire a tutti un futuro sereno non possiamo continuare a farlo stando chiusi“. Per questo abbaimo appoggiato e continueremo a farlo l’iniziativa promossa da molti operatori del settore esausti di attendere un colore associato alla propria Regione per capire se poter riaprire o meno, questa incertezza sta distruggendo ogni prospettiva futura”.

Nuovo DPCM, comprensibile o imprudente la decisione di chi promuove ‘IO APRO’? le parole di Giuliano Cazzola

Pensionipertutti: Gentilissimo Professore cosa ne pensa dell’intervista che ci ha rilasciato il Presidente Nazionale di Imprese unite per l’Italia Stefano Agnesini, condivide o meno l’iniziativa ‘IO APRO’ e la presa di posizione di questi 30mila esercenti appartenenti soprattutto alle categorie che hanno dovuto chiudere i battenti o hanno visto drasticamente ridurre il proprio fatturato a causa delle numerose misure antiCovid contenute nei vari DPCM che si sono susseguiti nell’ultimo periodo?

Giuliano Cazzola: Ho trovato l’intervista interessante e condivisibile. Questa protesta annunciata si aggiunge a quella che svolgeranno domani gli imprenditori del turismo e degli esercizi pubblici. Certo 30mila serrande aperte in violazione del blocco non sono molte a livello nazionale, ma è comunque un primo passo di quanti sono stanchi di subire imposizioni insensate col pretesto della lotta al covid-19. Lungi da me l’idea di sottovalutare la grave emergenza sanitaria e le difficoltà delle strutture ospedaliere a farvi fronte. Ma sono altrettanto convinto che le misure adottate dal governo per ”moderare” la seconda ondata della pandemia (che è poi sempre la prima ed unica) hanno preso di mira settori la cui attività era svolta in condizioni di relativa sicurezza (ristoranti, cinema e teatri, negozi, palestre, piscine, ecc,) in un contesto in cui il rischio zero non esiste“.

Nuovo DPCM 16 gennaio, Cazzola: non ci si salva con i ristori , ma col lavoro

Poi prosegue: “Ed è molto positivo che sempre più numerosi imprenditori ribadiscono che le loro aziende non si salvano coi ristori, ma con il lavoro. Non c’è nessuna evidenza che i settori penalizzati di più sia nella prima che nella c.d. seconda fase siano quelli più a rischio. Lo stesso discorso vale per le scuole.

Il diritto alla salute è il solo che nella Costituzione è definito ”fondamentale”. E’ giusto difenderlo, ma non può diventare un ”diritto tiranno’‘ in nome del quale si sacrificano altri pur importanti, senza che, alla prova dei fatti, quei provvedimenti che avrebbero dovuto preservare la salute riescano a raggiungere gli obiettivi posti: salvare più vite possibili. Se col virus dobbiamo imparare a convivere a lungo non possiamo continuare con la linea fino ad ora seguita. E’ necessario cambiare mentalità e tornare a considerare la morte come una peculiarità degli esseri viventi, non come un limite o un errore del Servizio sanitario.

Nei giorni scorsi un virologo di fama – interrogato sulla morte di una novantenne dopo la somministrazione del vaccino – ha risposto che data l’età di quella persona il decesso. Avrebbe fatto lo stesso ragionamento se quella signora fosse morta di Covid?

Ringraziamo per il tempo dedicatoci il Professore Giuliano Cazzola, già vice presidente della Commissione Lavoro e relatore di importanti provvedimenti legislativi, e ricordiamo a chiunque volesse riprendere anche solo parte dell’intervista, trattandosi di esclusiva, che é tenuto a citare la fonte.

Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *