Si tratta soltanto di un’indiscrezione, di un’ipotesi su cui a livello nazionale si sta ragionando in vista del nuovo Dpcm dell’«era Draghi», ma il nuovo documento con le regole per le riaperture di palestre e piscine è atteso da molti. Vediamo le parole di due esperti del settore palestra e piscine e le loro preoccupazioni sulle regole stringenti per poter riaprire. Infine ecco le parole di Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ancora molto dubbioso sulle riaperture possibili il 5 marzo dopo la scadenza delle attuale misure.
Nuovo DPCM febbraio 2021: si avvicina riapertura di palestre e piscine?
Qualche preoccupazione, in vista di una possibile riapertura, la manifesta Luciano Travaglia, direttore di Asis, la società che gestisce le piscine della città di Trento che dice: “Se dobbiamo aprire, bene. Ma come facciamo a far rispettare le norme anti-contagio? La scorsa estate è stato complicato. Se ci saranno nuove regole, nuove disposizioni, noi ci limitiamo ad applicarle, non è compito nostro commentarle, Risulta complicato garantire 10 metri quadrati, e farli rispettare. In linea teorica, in ogni corsia ogni utente ha ben più di 10 metri quadrati, ma quando si incrocia con un altro utente che percorre la corsia a fianco la distanza diminuisce fino a un metro, anche meno”. Le regole, quindi, andranno «calate nella realtà», anche quella del divieto di utilizzo delle docce: “Se dovessero dirci di riaprire domani, noi saremmo pronti — spiega Travalgia — non è questo il punto, anche perché già ora gli atleti e i possessori di un certificato medico posso accedere alle vasche per praticare sport o riabilitazione. Il problema sono i comportamenti degli utenti. Noi possiamo stabilire tutte le regole che vogliamo – afferma il direttore – ma se non abbiamo la forza di imporle, se non abbiamo mandato sanzionatorio, saranno in molti a non rispettarle”
Molto più fiducioso nel corretto comportamento dei suoi clienti è Armando Defant, campione di Body Building e titolare di una palestra che al Corriere del Trentino ha detto: “Credo proprio che 20 persone in 1.300 metri quadrati si riescano a controllare” e poi continua: “A parte la nuova disposizione sull’uso delle docce, è come l’ultima volta, prima della chiusura di ottobre. Io spero tanto ci facciano lavorare, anche con nuove disposizioni, con tutti gli accorgimenti che vogliono, ma dobbiamo riaprire. In estate, quando per alcuni mesi abbiamo potuto tenere aperto, abbiamo dimostrato di poter svolgere le attività in perfetta sicurezza. Fateci lavorare —insiste Armando Defant — la situazione sta diventando pesante e oltre alla tristezza sta montando anche la rabbia”.
Ipotesi nuovo DPCM Draghi: parla il dottor Galli
Mi piacerebbe essere ottimista come il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, a proposito di possibili riaperture dal 5 marzo, giorno in cui scade l’ultimo Dpcm. Ma devo fare i conti con i dati, parecchio virus scorrerà ancora sotto i ponti”. Così Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, intervenendo ad Agorà su Raitre.
“Il prossimo decreto dovrà esser fatto su un crinale che potrebbe essere sempre più stretto, poiché potremmo però avere un calo dei contagi ancora più vistoso, ma non è detto che andrà così: i dati dagli altri Paesi ci dicono altro. Ci sarà poi da considerare l’impatto delle varianti, anche alla luce dei lavoratori garantiti al 27 del mese e coloro che non lo sono; così come a fronte delle differenze per la pandemia tra giovani e anziani. Le varianti sono davvero preoccupanti, a quanto ci risulta dai dati sulla risposta dei vaccini alle mutazioni. Serve individuare le varianti e serve avere un sistema di valutazione, cosiddetto ‘sentinella’, che in modo efficiente intercetta delle mutazioni rispetto sia al focolaio, quando però il problema si è già creato, ma meglio prima che si crei il focolaio, facendo una mappatura costante“, prosegue il direttore di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.
Rispetto alla scadenza del decreto, la prossima settimana, con la conseguente apertura agli spostamenti tra le Regioni e la situazione politica, Galli ha sottolineato: “Ciò che sta succedendo nella pandemia ci obbligherebbe a non avere alcuna interruzione. Ho un paio di domande per il ministro della Salute, che ho evitato per il momento di sottoporre al ministro Roberto Speranza. Sul ruolo dei virologi, che si è detto potrebbero diventare ministri, sono dell’avviso che i colleghi debbano orientare, contribuire all’operatività delle decisioni. Per il ruolo di ministro della Salute serve un profilo importante di sanità pubblica, veloce, efficiente, non necessariamente un tecnico, ma una figura che eviterebbe di dover spender tempo a capire come funzionano le cose”, ha concluso Galli.
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