Nei giorni scorse l’amministratrice del CODS, Comitato Opzione donna social, Orietta Armiliato, ha invitato le proprie iscritte, che perseguono la battaglia per vedere ripristinata l’uscita anticipata con Opzione donna, a diffondere una lettera aperta a tutti i politici affinché possano decidere, conoscendo maggiormente a fondo le pene che stanno vivendo queste donne, di accogliere e promuovere le loro istanze. Una delle lavoratrici ha ricevuto poi la risposta accurata della Senatrice Annamaria Furlan, di seguito pubblichiamo sia la lettera aperta di pressing, quanto la risposta della Senatrice, come da richiesta di Armiliato che ci ha dato l’esclusività della stessa.
Pensioni anticipate, opzione donna: lettera di pressing del CODS
Così il CODS: “Gentile, vogliamo cogliere l’opportunità, prima della pausa estiva, di ricordare a Lei e all’Esecutivo in carica oltre che a tutti coloro che spesso se ne dimenticano, che le donne non solo ESISTONO ma che sono parte maggioritaria di questo Paese e che non hanno alcun timore a RIBELLARSI ai miopi voleri di chi fa finta, per cultura convenzione e comodo di non vederle. Mi chiamo (XXXX) e faccio parte del Comitato Opzione Donna Social che qui rappresento per portare la voce di tutte le Lavoratrici sessantenni che da figlie, madri mogli e nonne elargiscono a piene mani, quel welfare informale necessario e fondamentale che tutti, Stato in primis, sfruttano ma che non lo si vuole, deliberatamente riconoscere ! Da anni esisteva una misura che, finanziariamente a totale carico di chi la sceglieva, dava la possibilità dopo 35 anni di doppio, triplo a volte quadruplo lavoro svolto in casa e fuori casa, di poterci pensionare, si chiamava OPZIONE DONNA e questo esecutivo l’ha CANCELLATA a fronte del nulla, senza porre un’alternativa adeguata, senza dare una possibilità di pensionamento ad almeno 20000 donne che, ogni anno dalla vigenza dell’istituto, ne hanno usufruito. Prorogare leggi “di anno in anno” é una pessima pratica che pone un orizzonte temporale incerto e ristretto e non consente alcuna pianificazione né economica né sociale ; ma ancor più,il “prorogare” leggi in questo modo ed in più stravolgendone i termini, fino a CANCELLARLA dal nostro ordinamento previdenziale, risulta essere una pratica socialmente inspendibile: non vi pare cari Governanti, di aver sottoposto d sempre le lavoratrici a gogne di tutti i tipi, senza dover infliggere loro anche questa?
Ed invece, il Governo targato GIORGIA MELONI, é stato capace di proporre il peggioramento e poi l’azzeramento, di una legge UNICA nel suo genere, che ci riguarda direttamente. RIPETO: l’unica esistente che, sebbene opzionale, era la sola ad offrire un’ancora anche se economicamente svantaggiosa e mortificante. Nella stagione della vita che ci rende più fragili, sarebbe stato necessario AIUTARCI e non lasciarci ancora una volta IMPANTANATE in un vortice di impegni lavorativi svolti in casa e fuori casa per sopperire alle carenze di uno Stato che, rispetto alle Donne, é solo capace di prendere, per colmare le SUE lacune.
Cancellando la misura dell’Opzione Donna misura avete privato, ancora una volta, la possibilità di esercitare il diritto di scelta pariteticamente a quello che altre lavoratrici hanno potuto scegliere, creando un’ennesima DIFFERENZA fra UGUALI. Ma, non solo: prima avete ristretto le maglie di questo istituto costruendo paletti su paletti che, mischiando politiche assistenziali a quelle previdenziali, così…tout court …umiliano le Donne specie coloro che, LICENZIATE e senza reddito alcuno, si sono viste togliere la possibilità di avere una pensione sicuramente più piccola di quanto potrebbero percepire un giorno (ma quando? Quando??) ma di poter acquisire in cambio quella dignità economica che dopo 35 anni di lavoro, pagata di loro tasca ogni mese tutti i mesi é necessaria anzi, spesso indispensabile, per mettere insieme il pranzo con la cena.
Abbiamo incominciato con il nostro COMITATO a portare il problema alla ribalta appena la LdB 2023 é stata varata, siamo state ovunque, in TV, sui quotidiani nazionali, sui web magazine, così come hanno parlato di questa problematica tutti, politici, opinionisti, economisti con il risultato di aver ricevuto in risposta delle laconiche assunzioni. Quel “ci stiamo lavorando” quel “senz’altro presto avrete buone nuove” più che altro suonavano come “ma cosa vogliono QUESTE?” Insomma, ci avete riempito le orecchie di PROMESSE su PROMESSE: non UNA é stata mantenuta! Anzi: la risposta dopo tutta questa manfrina, si é concretizzata con la DEFINITIVA CANCELLAZIONE dell’istituto. Ma che Paese é quello che non VUOLE ascoltare i bisogni delle sue cittadine e se ne fa burla? Viene in mente una sola parola: V E R G O G N A ! Con questa ennesima LETTERA APERTA” chiediamo formalmente all’Esecutivo di ravvedersi quanto prima, di accogliere il nostro emendamento senza ulteriori INDUGI; restituendo alla norma i suoi connotati anagrafici e retributivi che, per altro, già erano stati peggiorati rispetto al dettato originale.
OPZIONE DONNA é una sola: contributivo puro, accessibile per chi VUOLE o HA NECESSITÀ di SCEGLIERLA con 58 o 59 anni di età e con 35 anni di contribuzione e nessun altro vincolo, ed é quella di cui le DONNE hanno BISOGNO, quanto meno nell’attesa di una riforma pensionistica che possa essere accessibile, seria ed adeguata. Grazie per l’attenzione, attendendo riscontro, ricordiamo che RIMEDIARE SI DEVE E SI PUÒ! Nome e Cognome (Membro del Comitato Opzione Social-CODS) Sede Virtuale Omonima Pagina Facebook“
Furlan risponde al pressing di OPZIONE DONNA
Così Furlan: “Gentile Signora xxx, La ringrazio per la Sua lettera e per aver voluto condividere con noi, con passione e determinazione, le ragioni che animano il Comitato Opzione Donna Social. Conosco bene il valore di questa battaglia e comprendo il senso di delusione e di ingiustizia che molte lavoratrici hanno espresso in questi anni. Dietro la questione di Opzione Donna non vi è soltanto un tema previdenziale, ma il riconoscimento del lavoro, spesso invisibile, che tantissime donne hanno svolto e continuano a svolgere nella cura della famiglia e delle persone più fragili. Desidero rassicurarLa che la mia attenzione su questo tema non è mai venuta meno.
In Parlamento ci siamo battuti per salvaguardare questo strumento e continueremo a farlo, nella convinzione che sia necessario ripristinare una misura che restituisca alle donne una reale possibilità di scelta, nel rispetto dei princìpi di equità e sostenibilità. Sappiamo bene che la volontà del Governo è stata quella di penalizzare le donne lavoratrici, che chiedono solo il riconoscimento di una vita di lavoro e di sacrifici.
Continuerò a sostenere ogni iniziativa utile affinché il tema torni con forza al centro del dibattito parlamentare e possa trovare una risposta concreta. Per questo ancora con più convinzione ci batteremo in Aula parlamentare.
La ringrazio ancora per il Suo impegno civico e per il contributo che, insieme al Comitato, continuate a offrire mantenendo alta l’attenzione su una questione che riguarda la dignità e i diritti di tante donne. Restando a disposizione, le invio i migliori saluti. Senatrice Annamaria Furlan“
Speriamo di vero cuore che il Governo inizi a riconsiderare la possibilità di ripristinare la misura Opzione donna e nel farlo, ossia nel ravvedersi, ripristini i requisiti originari della misura stessa, che per quanto penalizzante fosse, lo ricordiamo, era l’unica misura allo stato attuale a poter consentire almeno una scelta alle lavoratrici che non hanno altra modalità di uscita anticipata.
Cosa vi sentireste di aggiungere se poteste far arrivare la vs voce alla Senatrice Furlan, affinché davvero porti avanti l’istanza Opzione donna? Fatecelo sapere nella sezione’commenti’ del portale.
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Chissà se, partiti dalla questione della intelligenza “ruba” lavoro, sollevata nel 2016 dalla deputata lussemburghese Mady Delvaux nel suo omonimo “Rapporto Delvaux”.
Si stia per tornare, forzatamente, dopo l’incontro del 2 luglio tra Costa e l’economista francese premio Nobel Philippe Aghion autore delle teorie economiche sulla “distruzione creatrice” applicata all’Intelligenza Artificiale, a riprendere un programma di discussioni da tenersi a Bruxelles che avrà per argomento i seguenti punti chiave:
1.Competitività e innovazione: necessari a potenziarne lo sviluppo tecnologico Europeo evitando così di perdere il passo coi competitor globali.
2.Etica degli algoritmi: per un rispetto dei diritti fondamentali sul lavoro e nella società.
3. Sovranità Digitale: delle sue infrastrutture come fanno statunitensi e cinesi.
E si spera anche sul modello Sociale Europeo a tutela di lavoratori, dei loro diritti e della occupazione di fronte all’avanzata dell’automazione, mantenendo l’equità sociale.
https://www.politico.eu/article/europes-27-leaders-to-take-on-ai-finally/
Ho letto il contenuto dell’intervista al Direttore Generale dell’INPS Avv. Valeria Vittimberga riportata al link che ci ha segnalato il sig. Wal nel suo commento in data 18 Luglio 2026 alle 16:56.
Sintetizzo al massimo le considerazioni dell’Avv. Vittimberga:
1. Sul fronte LAVORO: gli occupati sono 27,2 milioni, 1,66 milioni in più rispetto al 2019, con una crescita significativa del lavoro stabile dopo la pandemia; cresce anche l’occupazione degli under 35, con rapporti di lavoro sempre più stabili
2. Sul fronte del SALARIO: graduale recupero del potere d’acquisto, particolarmente rilevante per le fasce più fragili anche grazie agli interventi fiscali
3. Sul fronte delle PENSIONI: è preferibile garantire un quadro stabile e offrire, più che una maggiore flessibilità in uscita, la possibilità di scegliere volontariamente di prolungare la vita lavorativa nei settori in cui ciò è possibile.
4. Cosa FARE: politiche industriali orientate alla produttività, rilancio della contrattazione collettiva e maggiore partecipazione dei lavoratori agli utili.
Il quadro tracciato dal Direttore Generale dell’INPS Vittimberga indica una nazione florida: occupazione ai massimi storici, potere d’acquisto dei salari salvaguardato, stabilità del sistema pensionistico garantita.
Dal quadro della Vittimberga emerge un elemento sul quale sviluppare un’azione (ovvero, come si suol dire, un’“area di miglioramento”): PRODUTTIVITÀ.
Solo aumentando la produttività dei lavoratori sarà possibile aumentare i loro salari, dal momento che la “contrattazione collettiva” (ovvero la negoziazione salariale tra sindacati e datori di lavoro) non risulterebbe efficace se il datore di lavoro non intravede aumento della produttività, o se non è disposto a rinunciare ad una quota del profitto.
E qui si apre un vasto fronte di riflessioni, a cominciare dalla considerazione che a parità di lavoratori occupati l’aumento di produttività genera una quantità di prodotto/servizio addizionale che deve essere assorbita dai consumi.
In altre parole: con l’elevata occupazione che oggi abbiamo, a fronte della maggiore produttività dei lavoratori, e quindi di una maggiore quantità di prodotto, chi consumerebbe quanto verrebbe prodotto?
Si vuole puntare sul mercato estero? Risulterebbe alquanto rischioso con le condizioni belliche in atto e l’aumento dei dazi spesso minacciato.
Si vuole puntare sul mercato interno? Se le famiglie non stimolano la domanda di consumi, le imprese non intravedono la prospettiva di vendere i loro prodotti e quindi non investono.
E qui si apre una prima diramazione di obiettivo: sarebbe meglio puntare sul mercato interno piuttosto che su quello esterno sul quale si hanno meno margini di manovra.
Una volta deciso di puntare sul mercato interno, ci viene in aiuto il suggerimento di Keynes: se le imprese non investono, è lo Stato che deve investire.
Nel mio articolo pubblicato su “Il Valore Italiano” in data 11 Settembre 2020 dal titolo “Per ricostruire l’Italia serve l’IRI come motore per lo sviluppo e l’occupazione” scrivevo:
“In termini pratici ecco i provvedimenti che il governo dovrebbe attuare:
1. Rimuovere il blocco dei licenziamenti e permettere ai lavoratori con 60 anni di età e 20 anni di contribuzione di andare in pensione, in modo che le aziende possano effettuare il tanto auspicato ricambio generazionale;
2. Istituire una nuova IRI (Istituto per la Ricostruzione dell’Italia) per attuare interventi volti a rinnovare le infrastrutture (ponti, gallerie, autostrade, scuole, ospedali), a implementare le infrastrutture digitali (per portare internet in ogni casa come la luce e il gas), a rendere più efficace la comunicazione digitale tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini adottando semplificazioni tecnologiche.”
(FONTE: https://www.ilvaloreitaliano.it/per-ricostruire-litalia-serve-liri-come-motore-per-lo-sviluppo-e-loccupazione/).
L’I.R.I da me proposta è una struttura fatta di imprese private con la presenza del pubblico, ovvero dello Stato. In altre parole, lo Stato co-investe assieme al privato, realizzando un Partenariato Pubblico-Privato Istituzionalizzato (PPPI) o “società a capitale misto”.
La mia idea si è rivelata in corretta, poiché in agosto 2022 è stato costituito il “Polo Strategico Nazionale” per il Cloud della PA: “L’infrastruttura per garantire la sicurezza e l’autonomia tecnologica sugli asset strategici per il Paese” (FONTE: https://innovazione.gov.it/dipartimento/focus/polo-strategico-nazionale/).
Il Polo Strategico Nazionale vede la partecipazione di TIM al 45%, di Leonardo al 25%, di Cassa Depositi e Prestiti – CDP Equity (20%) (Braccio finanziario dello Stato) e di Sogei (10%) (Società ICT interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze).
Un partenariato su scala nazionale per il digitale strutturato come una “Nuova IRI” presenterebbe il vantaggio di aggregare le medie e piccole imprese italiane sotto un unico grande ombrello tecnologico, fornendo loro l’infrastruttura digitale (cloud, IA, cybersecurity) che da sole non potrebbero mai permettersi.
CONCLUSIONE.
1. Favorendo il pensionamento dei lavoratori anziani, si consente ad altri giovani, che prima non potevano consumare in quanto non possedevano un reddito da lavoro, di entrare nel mondo del lavoro, di avere un reddito da lavoro e quindi poter consumare
2. Estendendo il Polo Strategico Nazionale (PSN) dalla Pubblica Amministrazione ai Privati, lo Stato investe in luogo delle medie e piccole imprese, che ora potrebbero produrre per soddisfare la maggiore domanda di consumi
3. A fronte di una maggiore produttività realizzate anche grazie alla nuova forza lavoro più giovane, si rende possibile l’aumento dei salari attraverso la contrattazione collettiva e la maggiore partecipazione dei lavoratori agli utili di cui parlava il Direttore Generale dell’INPS Valeria Vittimberga
Sarebbe il caso che la invitassero a qualche trasmissione TV.
https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/tassare-lintelligenza-artificiale-che-sostituisce-i-lavoratori-per-salvare-le-entrate-fiscali-v85lv1bl
1. ItaliaOggi: “Al momento nessuno ha pensato di tassare la produttività prodotta dall’intelligenza artificiale.”
Perfetto: noi della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin ci abbiamo pensato.
2. ItaliaOggi: “Ma sarebbe possibile [tassare la produttività prodotta dall’intelligenza artificiale]? Secondo diversi commercialisti sentiti da ItaliaOggi l’idea sarebbe fattibile”.
Perfetto: Il commercialista Stefano Bacchiocchi ha presentato in Senato la proposta di un “contributo automazione”, un meccanismo fiscale destinato alle grandi imprese che sostituiscono lavoro umano con robot o sistemi di intelligenza artificiale (FONTE: https://www.futuroprossimo.it/2026/01/contributo-automazione-la-proposta-italiana-per-evitare-il-disastro-ai/)
Ma siamo ancora alla Premessa, al “DIRE”. Quando si passerà al “FARE”?
Ebbene, quando nel “2029 lasceranno il mondo del lavoro tre milioni di italiani, secondo le previsioni di Excelsior di Unioncamere, e non ci sarà il personale sufficiente per sostituirli”, allora si passerà al FARE.
Semplice, chiaro, no?
Rispondo al commento del sig. Wal in data 18 Luglio 2026 alle 11:16.
Confesso che ho sùbito riconosciuto la “mano invisibile” dell’intelligenza artificiale resa visibile dallo stesso sig. Wal nella nota “NB” alla fine del suo commento.
Le espressioni dell’intelligenza artificiale sono puntuali, asettiche, prive di coinvolgimento emotivo, prive di riferimenti ad esperienze personali. Ed è per questo che è facile riconoscere la “impronta digitale” (per così dire) dell’intelligenza artificiale.
“Il succo del discorso non vuole essere una difesa d’ufficio del rigore tedesco né una condanna del sistema italiano.” (è riportato nella CONCLUSIONE del commento del sig. Wal).
Il succo del mio discorso, invece, vuole essere questo: ogni nazione evolve in base alle risorse naturali ed umane di cui dispone e all’utilizzo che ne fa, al meglio delle proprie capacità.
Affermo questo basandomi solo sulla mia esperienza personale lavorativa maturata in 40 anni in aziende tecnologicamente avanzate in ambito industriale, servizi, bancario, assicurativo.
Credo di avere già espresso la mia esperienza in commenti precedenti. La ripropongo qui perché ben si inserisce nel confronto tra due culture, due mondi così differenti, quello tedesco e quello italiano, accomunati solo dall’eguaglianza espressa dal motto che “ogni mondo è paese” (ovvero, pregi e difetti non sono specifici di un particolare luogo, ma fanno parte della natura umana).
Vengo al nocciolo della questione.
I Responsabili dell’ICT (Information and Communication Technology) di medie aziende si rivolgevano all’azienda presso la quale lavoravo per ricevere una consulenza in merito alla gestione del loro Servizio ICT.
Si trattava di organizzare in maniera efficiente i processi in ambito gestione delle modifiche applicative, oppure della gestione degli incidenti informatici, oppure di ottimizzazione delle prestazioni elaborative, oppure dello sviluppo del piano di continuità operativa (cosa fare, per esempio, per continuare a dare servizio ICT qualora a fronte di un terremoto il sito informatico fosse diventato inoperativo).
Io venivo ingaggiato per analizzare le esigenze del Cliente. Dopo un’approfondita analisi con le persone del Cliente, operative in diversi comparti aziendali, stendevo la mia relazione nella quale descrivevo la soluzione da attuare.
Durante la mia presentazione della soluzione, che avveniva in presenza del Responsabile ICT e dei suoi collaboratori che avevano partecipato alla raccolta delle informazioni che mi servivano, emergevano diverse domande alle quali rispondevo con cognizione di causa: perché, per esempio, avevo scelto quella specifica soluzione e non un’altra.
Lo scoglio più grosso si presentava allorquando il Responsabile ICT mi rivolgeva la seguente osservazione:
”Riconosciamo che la soluzione che lei ci propone risolverebbe il nostro problema. Il software che ci propone di utilizzare, e che conosciamo attraverso la presentazione che ci fece a suo tempo il Fornitore che lo vende, ha un costo che va oltre la nostra disponibilità di budget. Inoltre, la sua adozione richiederebbe di implementare una struttura organizzativa che al momento non possiamo permetterci di avere. Noi non siamo come una grossa banca, e pertanto vorremmo rivolgerci verso l’adozione di un software con meno funzionalità e quindi meno costoso ma pur sempre rispondente alle nostre esigenze. Inoltre, Perfetto, non possiamo assumere altro personale, e possiamo contare solo sulle risorse che oggi abbiamo, magari chiedendo a voi della consulenza per poterle formare nella gestione dei processi che verranno implementati.”
Tutto chiaro fin qui?
E allora passiamo al confronto tra due Paesi: Germania e Italia (e non si tratta certamente di una partita di calcio!)
L’Italia potrebbe magari prendere visione di come la Germania gestisce le pensioni, potrebbe addirittura considerare l’approccio tedesco come una sorta di “best practice” (di migliore pratica, come si usa dire nell’ICT).
Ma se l’Italia si rivolge alla “Best Practice Pensionistica” della Germania, dovrà (proprio come osservava il Responsabile ICT) adattarla alla propria condizione nazionale, alla propria capacità dei Ministri del Governo di saperla gestire, magari anche ricorrendo a consulenze esterne (perché no?).
Quando si confrontano Germania e Italia potrebbe essere utile ricorrere alla seguente immagine metaforica:
1. la Germania è un “quadrato”: rigore di impostazione, per esempio il rigore di Berlino sui conti pubblici (nessuno scostamento dal Patto di Stabilità e di Crescita)
2. l’Italia è un “cerchio”: flessibilità di attuazione, per esempio la flessibilità di Roma sui conti pubblici (portando il rapporto deficit/PIL al 3,1%, apportando quindi un lieve scostamento dal patto di Stabilità e di Crescita che colloca il rapporto deficit/PIL al 3%)
3. il confronto tra Germania e Italia è lo “specchio di due mentalità economiche profondamente diverse”, per cui sorge naturale la domanda: l’Italia potrebbe attuare il sistema pensionistico della Germania utilizzando le regole della Germania entro un limitato numero di anni? In altre parole, è possibile la “quadratura del cerchio utilizzando solo riga e compasso in un numero finito di passaggi”? La risposta alla quadratura del cerchio è: no, non è possibile costruire un quadrato che abbia la stessa area di un cerchio utilizzando solo riga e compasso in un numero finito di passaggi. Ergo: non è possibile per l’Italia attuare il sistema pensionistico della Germania utilizzando le regole della Germania entro un limitato numero di anni
CONCLUSIONE
Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano potrebbe ammettere che la Riforma Pensionistica del Governo tedesco sia efficace, sostenibile, ciò di cui la Germania avrebbe bisogno.
Al tempo stesso Il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano ammetterebbe anche che l’Italia non è la Germania, e che i Ministri italiani non sarebbero all’altezza non solo di adattare la Riforma Pensionistica tedesca alle condizioni dell’Italia, ma nemmeno in grado di concepire una Riforma Previdenziale migliore di quella tedesca e adeguata alle condizioni dell’Italia, caratterizzata da denatalità, invecchiamento della popolazione, utilizzo di automazione mediante robot e di intermediazione digitale mediante intelligenza artificiale.
Allo stato attuale delle conoscenze in possesso dei Ministri italiani, delle Istituzioni italiane (tra cui Corte dei Conti, Ragioneria Generale dello Stato, INPS, Agenzia delle Entrate), e di Aziende che potrebbero fungere da Consulenti e specializzate in Lavoro e Pensioni (tra cui CNEL, Itinerari Previdenziali e Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani), non è possibile approdare a nessuna, ma proprio NESSUNA, Riforma Previdenziale flessibile e strutturale in grado di contrastare denatalità e invecchiamento della popolazione, nonché stimolare la crescita economica oltre lo zero virgola per cento, ridurre il debito pubblico e aumentare il benessere sociale (riduzione della povertà sia assoluta che relativa).
Esiste la soluzione giusta, con le conoscenze adeguate, per pensioni e lavoro per l’Italia?
Sì, esiste: si chiama “Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale” a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Guardatevi l’intervista rilasciata dal direttore generale INPS Valeria Vittimberga e trarrete le conseguenze riguardo le possibilta’ di flessibilita’ in uscita e opzione donna.
IL GRANDE PARADOSSO DELLE PENSIONI:
Perché la Germania rischia in borsa e l’Italia ha un tesoro nascosto (ma poi ci si perde si perde quasi fossimo in un nei talk show).
Mentre la politica italiana si accapiglia sulle mancate promesse elettorali e sul sogno irrealizzabile di un ritorno a Opzione Donna, in Germania la discussione previdenziale ha preso una piega spietatamente pragmatica.
Entro la fine del 2026, il governo tedesco varerà una storica riforma in 33 punti per blindare il sistema fino al 2040.
Per un lettore italiano, il confronto tra i due modelli riserva enormi sorprese.
Spesso si elogia il rigore di Berlino o ci si lamenta della pressione fiscale nostrana, ma un’analisi numerica rigorosa rivela che le due nazioni affrontano la crisi demografica partendo da presupposti opposti, specchio di due mentalità economiche profondamente diverse.
IL “CAPPELLO” DELLA RIFORMA TEDESCA: L’OBIETTIVO 2041:
In Germania, il salario medio di riferimento per il calcolo previdenziale è pari a 51.944 euro LORDI all’anno (circa 4.329 euro al mese).
Con l’attuale normativa, la pensione pubblica standard garantisce una “linea di arresto” (Haltelinie) al 48% di quel salario LORDO (circa 1.913 euro LORDI mensili, che si traducono in circa 1.680 euro NETTI in tasca per via di tassazioni agevolate).
La vera novità del pacchetto 2026 è l’obiettivo programmatico di garantire ai futuri pensionati una tutela complessiva pari al 70% NETTO dell’ultimo stipendio entro il 2041.
Per colmare il divario in soli 13 anni (dal 2028, anno di avvio, al 2041), i tedeschi non useranno la bacchetta magica:
1. L’equivoco matematico: Il 48% garantito dallo Stato è calcolato sul LORDO, mentre il 70% promesso è sul NETTO.
Poiché i pensionati tedeschi subiscono meno trattenute rispetto ai lavoratori attivi, quel 48% LORDO equivale già a circa il 58-60% del NETTO reale.
Il gap reale da colmare nei 13 anni scende quindi a un più gestibile 10%.
2. Il fondo azionario obbligatorio (Kapitalrente): Dal 2028 verrà introdotto un prelievo obbligatorio aggiuntivo del 2% dello stipendio LORDO (1% a carico del lavoratore, 1% del datore), che confluirà in un fondo sovrano investito sui mercati azionari globali.
3. Il paracadute statale (Übergangsfaktor): Un lavoratore a stipendio medio accumulerà nel fondo azionario circa 13.500 euro in 13 anni.
Una cifra insufficiente per generare da sola una rendita massiccia.
Per questo, per le “generazioni di mezzo” (i pensionati del 2041), lo Stato interverrà con massicci sussidi diretti dal bilancio federale per tenere alta la quota pubblica.
4. Il mercato azionario – non serve a salvare chi va in pensione nel 2041- serve a creare un motore finanziario autonomo che eviterà il collasso del bilancio statale nel 2050.
ALIQUOTE A CONFRONTO: DOVE FINISCONO I NOSTRI SOLDI?
A questo punto l’osservatore italiano attento solleva un’obiezione inattaccabile: “Com’è possibile che l’Italia sia sempre in affanno se un lavoratore dipendente versa all’INPS il 33% dello stipendio LORDO, mentre in Germania l’aliquota previdenziale ordinaria è ferma al 18,6%?”.
La risposta sta nel modello di gestione.
La Germania applica un prelievo più basso (lasciando più salario NETTO in busta paga corrente) perché storicamente ha integrato la previdenza pubblica con quella aziendale. L’Italia, invece, raccoglie una quantità enorme di contributi (il 33%) ma li “brucia” interamente nel presente attraverso un sistema a ripartizione pura: i contributi dei lavoratori di oggi pagano i pensionati di oggi.
In un Paese a crescita “zero virgola” e con la natalità ai minimi storici, quel 33% non basta più a coprire le uscite e richiede continui salvataggi da parte della fiscalità generale.
Nella attesa della tassazione su Robot e Intelligenza Artificiale, il Jolly italiano che i tedeschi non hanno resta nel TFR che è un elemento cruciale che ribalta i rapporti di forza e rende il sistema italiano intrinsecamente solido sul piano “storico” del risparmio privato.
Mentre il lavoratore tedesco dovrà esporsi alla volatilità dei mercati azionari globali attraverso la nuova (Kapitalrente) per difendere la propria vecchiaia, il lavoratore italiano accumula per legge un accantonamento forzoso pari al 6,91% del proprio stipendio LORDO annuo.
Questo denaro funziona esattamente come un investimento obbligazionario blindato.
Per legge, il TFR si rivaluta ogni anno dell’1,5% fisso + il 75% del tasso di inflazione. Significa che il capitale è garantito e il potere d’acquisto è protetto, soprattutto nelle fasi di forte instabilità economica.
Facciamo una simulazione reale a parità di stipendio (ipotizzando per assurdo la cifra tedesca di 4.329 euro lordi al mese per entrambi):
• In 13 anni (2028-2041), il lavoratore tedesco avrà versato nel fondo azionario statale circa 13.500 euro, sperando che l’andamento delle borse mondiali sia favorevole al momento del suo ritiro.
• Nello stesso periodo, il lavoratore italiano si ritroverà in pancia un capitale di TFR superiore a 45.000 euro nominali, rivalutato anno dopo anno contro l’inflazione, senza aver corso alcun rischio finanziario a Wall Street.
DUE VISIONI DEL MONDO, UN UNICO PROBLEMA DEMOGRAFICO.
I parametri previdenziali nel sistema tedesco:
– Aliquota di Base 18,6% (Minore impatto sul costo del lavoro).
– Strumento Integrativo 2% Azionario Obbligatorio (Kapitalrente esposta ai mercati).
– Età e Demografia Bloccata a 67 anni fino al 2031, poi ancorata dinamicamente alla vita media.
– Estensione della Base Tutti dentro: inclusi autonomi, parlamentari e futuri dipendenti pubblici.
I parametri previdenziali nel sistema italiano:
– 33% (Forte compressione del salario netto in busta paga).
– 6,91% Obbligazionario Obbligatorio (Il TFR, a capitale garantito).
– 67 anni teorici, costantemente aggirati da quote temporanee e deroghe politiche.
– Frammentata in casse professionali, gestioni separate e tutele disomogenee
PERCHÉ L’ITALIA INVOCA OPZIONE DONNA SE HA IL TFR?
Se l’Italia vanta un prelievo del 33% e un paracadute solido come il TFR, perché il dibattito pubblico è monopolizzato dalla richiesta di scivoli pensionistici e pensioni anticipate?
La risposta è culturale e sistemica.
In Italia il TFR non viene percepito come uno strumento previdenziale a lungo termine, ma come un ammortizzatore sociale d’emergenza o una liquidità da spendere subito (per l’acquisto della casa, spese mediche o supporto ai figli).
Inoltre, la combinazione tra un’aliquota contributiva al 33% e un’alta tassazione generale riduce i salari netti correnti.
Il lavoratore italiano vive una perenne sensazione di asfissia economica durante la vita attiva; di conseguenza, percepisce il pensionamento anticipato (anche penalizzante, come il vecchio schema di Opzione Donna) come l’unico modo per “rientrare in possesso” di ciò che ha versato.
Al contrario, il cittadino tedesco accetta la dura realtà di un’età pensionabile che salirà gradualmente verso i 68 o 69 anni perché il suo sistema gli lascia più reddito disponibile nel presente (aliquota al 18,6%) e lo Stato si fa carico di allargare la base dei contribuenti a tutti, inclusi i politici e i lavoratori autonomi.
CONCLUSIONE:
Il succo del discorso non vuole essere una difesa d’ufficio del rigore tedesco né una condanna del sistema italiano.
Dimostra invece che l’Italia possiede già gli strumenti finanziari (il TFR) e i volumi di gettito (il 33%) per garantire un futuro sereno ai propri cittadini.
Il vero problema italiano non è la mancanza di risorse, ma la gestione del tempo.
La Germania pianifica il 2050 trasformando i propri cittadini in azionisti; l’Italia spende le proprie risorse per finanziare la spesa corrente e rincorrere quote assistenziali annuali e precarie (come l’attuale Ape Sociale), rimandando le scelte strutturali.
Finché il TFR verrà trattato come pura liquidità di consumo e la previdenza come un terreno di scontro elettorale, continueremo a pagare contributi da record per finanziare un sistema ansioso, guardando con ingiustificata invidia i modelli stranieri.
Tutto questo nella attesa di vedere l’efficienza dei fondi pensione negoziali in cui l’italiano può investire o non investire il proprio TFR in modo simile al modello tedesco.
NB: Scritto con l’aiuto della AI.
vedi Wal, eccezionale questo tuo commento grazie anche all’aiuto dell’intelligenza artificiale che hai ammesso; ma alla fine , stringi stringi, c’è una questione di fondo: sacrifici, sacrifici e ancora sacrifici e anche fortuna; mi spiego meglio: alla base c’è il lavoro se hai la bravura e la fortuna di averlo, trovarlo e mantenertelo ; basta? non basta; poi bisogna essere previdenti e magari riscattare una laurea a 30 anni e non a 50 anni; basta fare i sacrifici da giovani o bisogna continuare a farli anche quando non si è più giovani? ultima cosa: adesso come adesso la riforma Perfetto, Armiliato , Gibbin è l’unica strada; non ce ne sono altre; ma chi comanda pensa che tenere a lavorare i vecchi oltre misura sia la strada; poveri noi, in che mani siamo; saluti a te e ai gestori del sito
Sig. Massimo, a quale intervista del direttore generale INPS Valeria Vittimberga si riferisce? Potrebbe fornirci il link all’intervista?
Lo giro io.
Penso sia questo, … fa parte di una intervista più lunga che, nella sua intierezza, non aggiunge nulla di nuovo.
https://www.quotidiano.net/video/economia/vittimberga-inps-no-nuovi-interventi-su-eta-pensionabile-t3yfuwi1
Esatto
La ringrazio, sig. Wal, per il link che ci ha inviato.
Ringrazio anche il sig. Massimo per l’intervista alla Vittimberga che ci ha segnalato.
“FARO’ IL POSSIBILE”…. ma di cosa?
E’ dal 2011 che assecondate, senza muovere paglia, tutte le riforme capestro sulle spalle dei poveri lavoratori! Vi dovreste solo vergognare ed invece continuate a parlare e prendere in giro i poveri contribuenti.
Prima delle elezioni promettono mari e monti, poi si giustificano dando la colpa all’Europa o ai contesti geopolitici. Ormai la fiducia in tutta la classe politica è crollata. Eppure, andare a votare resta fondamentale: dobbiamo scegliere il meno peggio, anche turandoci il naso, proprio per evitare – come ricorda Paolo Prof – che altri decidano al posto nostro.
Buonasera! Spero che l’ Illustrissima Senatrice Furlan accolga le istanze di tutte le lavoratrici e che la misura previdenziale di ” Opzione donna” venga ripristinata nella sua versione originaria. Ringrazio tutti immensamente.
Claudio Durigon è stato eletto presidente della Lega Pallavolo serie A.
Gli resterà un po’ di tempo per lavorare alle questioni previdenziali?
ho riletto le sue dichiarazioni del 2022 (da allora sono passati quasi quattro anni !) :
https://www.iltempo.it/politica/2022/09/22/news/pensioni-quota-41-programma-centrodestra-claudio-durigon-lega-riforma-elezioni-25-settembre-33162080/
come ha scritto il dr. Perfetto con un verso chiaro ed efficace:
‘ prometter per voti non costa nulla ‘
Che figura de………………..
Si e su questo sito dichiarava che l’avrebbero fatta subito quota 41 senza paletti e non a fine legislatura…. abbiamo proprio visto!😭😭😭😭😭😭
Sarebbe meglio di no, X quello che ha fatto,o meglio NON ha fatto finora!!
Spero che la sinistra non torni più al governo, così eviteremo che una misura iniqua e insopportabilmente discriminante verso i cittadini di sesso maschile (ormai largamente considerati esseri umani di serie B), rischi di ritornare in auge, insieme al reddito di cittadinanza e ad altre misure perverse e demagogiche che creano diseguaglianze fra i cittadini mandando in bancarotta le casse dello Stato. Ricordo ai più ignoranti, inoltre, che un Presidente del Consiglio è chiamato a fare gli interessi di tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che siano di sesso maschile o femminile. Gli utili idioti i quali sostengono che un capo del governo, solo perchè donna dovrebbe fare gli interessi delle donne e non invece di tutti i cittadini, dimostrano di avere il cervello di uno scimpanzè. E ho detto tutto.
Sono Apolitico ( A privativo ) ma con un palese INCAPACE come Giorgietti cosa aspettarci?
Ha abolito: i limiti ordinamentali, dicendo che i lavoratori la vivevano come una imposizione, quando a 65 anni con 43 anni di lavoro potevano essere pensionati d’ufficio, e che tutti volevano proseguire con il lavoro fino a 67 ed oltre, ma se non erro tale norma sarebbe decaduta al 31/12/2026.
Opzione donna abolita, anche se penalizzante avrebbe dato “respiro” a tutte quelle donne che oltre al lavoro si occupano di famiglia, anziani ed altro ove lo stato non aiuta.
Non una parola sulle pensioni d’oro dei politici tutti, sulla reversibilità in alcuni casi fino ai pronipoti ed altro, ma la casta non si tocca.
Ora presumibilmente, per obolo elettorale a dicembre emaneranno una opzione donna (con nome diverso) più penalizzante della precedente della durata di un anno.
Se avessero il coraggio di azzerare la parte assistenziale dell’INPS non esisterebbero problemi per andare in pensione, ma sulla parte assistenziale ci mangiano in molti.
Nei paesi europei, assistenza e previdenza sono solitamente separate a livello istituzionale, a differenza dell’Italia dove l’INPS accentra gran parte di entrambe.
Nella maggior parte degli Stati, come in Francia o Germania, gli enti che erogano le pensioni sono del tutto distinti da quelli che si occupano di assistenza sociale.
La domanda sorge spontanea:
Siamo in Europa solo quando fa comodo a qualcuno?
Si è così, quando qualcosa conviene a loro la frase tipica è “ce lo chiede l’Europa” altrimenti se ne fregano….
Direi alla senatrice (e alle principali forze sindacali) che e’ necessaria una iniziativa popolare con raccolta firme visto che altre vie non hanno portato a nulla
Dome61, le altre vie non hanno portato a nulla perchè hanno voluto questo; chi? certamente chi ha governato, cioè la Meloni; adesso? pensano alla legge elettorale per rimanere in sella di nuovo; adesso tutte iniziative tanto per illudere; conta quello che hanno fatto chi ha governato; non poco, nulla anzi ha peggiorato la situazione; e come detto chi non va a votare fa peggio, delega agli altri; saluti a te e ai gestori del sito
in ogni caso personalmente provo disistima per chi sulle pensioni ha fatto promesse per anni e poi una volta al governo…non serve aggiungere altro, tutti abbiamo visto com’e’ andata…
ma si sa, coerenza e onesta’ intellettuale sono concetti ‘faticosi’
Hanno peggiorato tutto, hanno prima modificato vergognosamente Opzione Donna per renderla inaccessibile e poi con la scusa che non veniva ovviamente richiesta, l’hanno
eliminata! La legge Fornero non aveva toccato Opzione Donna nella sua stesura originale. Dovete fare qualcosa. Noi donne continuiamo ad essere vergognosamente maltrattate da questo esecutivo di bugiardi e ipocriti! A sessant’anni dovete darci la possibilità di scegliere se andare in pensione e DARE LA PENSIONE A CHI È RIMASTA SENZA LAVORO
In effetti la vera Opzione Donna e’ stata mantenuta in essere per quasi 18 anni da vari governi, purtroppo direi che e’ stata cancellata dal primo governo con due donne rispettivamente a capo del governo e del ministero del lavoro…
Opzione Donna è una misura essenziale per le donne che la chiedono, perchè impossibilitate a rientrare nel mondo del lavoro, o perché desiderano o comunque si trovano nella necessità di prestare lavoro di cura a nipoti e/o genitori anziani e famigliari malati, vista la carenza o l’esosita’ di soluzioni alternative.
Ridate dignità alle Donne – reintegrate opzione donna con i vecchi requisiti : era un diritto che le Donne avevano e che oggi non c’è più , perché Opzione Donna è stata eliminata e questa è stata una grave forma di ingiustizia per tutte le Donne che volevano accederVi .
Con le elezioni alle porte, è iniziato il solito festival delle promesse elettorali. Il problema è che ormai la fiducia è ai minimi storici e quasi nessuno ci crede più.
L’altro giorno leggevo su internet (non ricordo se fosse un articolo o un post) una proposta che trovo davvero interessante: obbligare i politici a specificare, per ogni singola promessa, la relativa copertura finanziaria. Vuoi fare quella riforma? Dimmi esattamente da dove prendi i soldi, anche se decidi di farli a debito.
Secondo me una regola del genere sarebbe un ottimo filtro per smascherare i venditori di fumo e costringerli, finalmente, a essere realisti.
La trasmissione di La 7, “IN ONDA” dove la giornalista Aprile incalzava Vannacci con le seguenti parole:
in una trasmissione dove ci sono giornalisti ed un politico, il giornalista fa la domanda, il politico risponde e dice anche dove trova le coperture per le promesse”.
Vannacci ha risposto con una battuta: “io non faccio il ragioniere “.
Nulla di nuovo sotto il cielo dei patrioti !
Eh sì furbacchioni!
E no, caro Don!
Ci aggiungo, tanto per capirci, ma anche un poco allegramente: che i Gererali delegano, da che mondo è mondo, i Marescialli a far di conto.
Saluti
E noi siamo tutti Nemescek.
Buongiorno.
Nel tentativo di restare serio, al di la delle figure di: generali, marescialli o soldatini semplici.
Se si vuol cercare di dare il giusto peso ai fatti che ci hanno portato fin qui; più che lamentare quanto detto o sottaciuto nel corso di una intervista a una personaggio pubblico dichiaratamente “sovranista”; rifacendomi a una frase famosa di Hayek:
“Le monete nazionali non sono inevitabili o desiderabili”
Una frase che si accompagnava, seppure in parte, al concetto di “democrazia illimitata”, degenerata da associare al pensiero sovranista
Pur non avendo visto l’intervista mi sento portato a dire che: ai gusti politico-culturali del momento validi sia per una parte, ma anche per l’altra, stia dando un “certo fastidio” la persona in questione e la ragione, forse, sta nel fatto che appare capace, per ora, anche di calamitare parte del voto di chi non lo esercita più da tempo.
Ma se prestassimo più attenzione al mondo reale, la dove appare chiaro non esistere: ne una “pace vera”, ne tantomeno una “pace monetaria”; due precondizioni necessarie per il suo corretto funzionamento escluderei il poter porre certe domande all’ultimo sovranista arrivato; per cui valga il detto:
“All’asino che raglia non si risponde.”
Qui sotto un esempio reale di come gira il mondo.
https://www.politico.eu/article/china-ev-pirate-ship-is-coming-for-western-carmakers-byd/