Opzione donna: quali sono le vere ragioni della mancata conferma?

Nella giornata di ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’elaborato del Dott. Perfetto che cerca di analizzare le reali ragioni per le quali l’Opzione Donna, a lungo richiesta dalle lavoratrici, non é stata riconfermata dall’attuale Governo, che ha eliminato la misura, lasciando le donne prive di qualsiasi alternativa di scelta, non essendoci, allo stato attuale, altre misure previdenziali ad hoc per le donne. Per il Dott. Perfetto la mancata riconferma non é da attribuirsi a ragioni di contabilità nazionale, ma ad ad latre ragioni, vediamole nella seconda parte del suo elaborato.

Opzione Donna: sono davvero i conti pubblici il problema? (parte 2)

Così Perfetto: “La mancata riconferma di Opzione Donna è da attribuirsi non già a ragioni di contabilità nazionale, bensì ad altre ragioni.

Prima di esporre tali ragioni, vale la pena confrontare Opzione Donna con Ape Sociale, giusto per rendere noto alle lavoratrici che esiste una possibilità alternativa ad Opzione Donna da valutare eventualmente assieme ad un Patronato.

Opzione Donna contemplava quattro categorie di lavoratrici: 1) Caregiver (chi assiste un familiare disabile grave); 2) Invalide civili al 74% o più; 3) Lavoratrici licenziate; 4) Lavoratrici dipendenti di imprese in crisi.

APE Sociale contempla le stesse categorie di Opzione Donna: 1) Caregiver (chi assiste un familiare disabile grave); 2) Invalidi civili al 74% o più; 3) Disoccupati. A queste tre categorie se ne aggiunge una quarta: Addetti a mansioni gravose.

APE Sociale è più vantaggioso di Opzione Donna riguardo al calcolo dell’importo pensionistico: retributivo, oppure misto, oppure contributivo puro, in base all’intera storia previdenziale del lavoratore/lavoratrice.

APE Sociale è, invece, meno vantaggioso di Opzione Donna riguardo all’accesso al trattamento pensionistico: minimo 63 anni e 5 mesi, contro i 61 anni di Opzione Donna (se lavoratrice senza figli, oppure 60 anni se lavoratrice con un figlio, oppure 59 anni se lavoratrice con due figli).

Veniamo ora alle ragioni per le quali Opzione Donna non è stata riconfermata“

Opzione donna, perché non é stata riconfermata? Ne parliamo con Perfetto

“La Corte dei Conti (che è la Magistratura Contabile dello Stato, la cui funzione è di assicurare che il denaro dei contribuenti venga speso in modo legale, corretto ed efficiente) si è così espressa:

“Su Opzione donna la valutazione della Corte è articolata. Pur se è da considerare, in generale, positivamente, trattandosi di istituto che presenta, per definizione, un suo intrinseco equilibrio attuariale (importo dell’assegno in funzione del montante contributivo e delle aspettative di vita), va considerato che man mano che nuove coorti vengono ammesse al beneficio in questione, tende a restringersi la “penalizzazione” a cui si va incontro esercitando l’opzione.

[omissis]

Sotto tale aspetto, pur tenuto conto che nell’attuale grave stato di difficoltà del mercato del lavoro forme di allentamento delle condizioni standard possono trovare maggiore considerazione, l’istituto appare col tempo meno giustificabile, rispetto alla complessiva platea degli assicurati in regime integralmente contributivo, platea alla quale la legislazione vigente offre la possibilità di accedere al pensionamento solo a partire dal 64esimo anno di età. Si tratta, da questo punto di vista, di considerare in che misura il trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori trovi giustificazione in ragioni diverse da quelle finanziarie ed attuariali.” (FONTE: Corte dei Conti, “Memoria sul Bilancio di previsione dello Stato, per l’anno finanziario 2021 e Bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023 (A.C. 2790), Novembre 2020”, pag. 21). 

Orbene, le obiezioni mosse nel 2020 verso Opzione Donna dalla Corte dei Conti spiegherebbero il perché dal 2021 in poi i requisiti di accesso ad Opzione Donna siano divenuti via via più restrittivi, riducendo di conseguenza la platea delle potenziali aderenti. Platea divenuta talmente esigua al punto da giustificare la mancata riconferma di Opzione Donna; mancata riconferma che rappresenta un passo in avanti – a giudizio della Corte dei Conti – “verso un sistema con meno eccezioni e dunque maggiore peso delle regole generali” (FONTE: Corte dei Conti, “Audizione sul Disegno di Legge recante ‘Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e Bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028’ (A.S. 1689)”, pag. 49). 

CONSIDERAZIONI FINALI

La mancata riconferma di Opzione Donna non è dipesa dai suoi costi, da ragioni finanziarie e attuariali, essendo – anzi – Opzione Donna un istituto con “un suo intrinseco equilibrio attuariale” (come la Corte dei Conti stessa riconosce).

La mancata riconferma di Opzione Donna è dipesa invece dalla mancanza di una ratio, di una ragione che giustifichi“il trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori” (parole della Corte).

La richiesta della Corte è alquanto insidiosa: giustificare Opzione Donna evitando la disparità di genere tra lavoratrici e lavoratori.

E allora eccola una possibile giustificazione.

Nelle nostre famiglie si evidenzia ancora una distribuzione fortemente asimmetrica dei carichi familiari. Le donne si fanno carico della maggior parte del lavoro di cura non retribuito (assistenza a figli, genitori anziani o familiari con disabilità). Quest’impegno si delinea come “doppio lavoro”. A causa di questo carico, le donne fanno più fatica degli uomini a mantenere un lavoro stabile nel tempo. In quest’ottica, l’anticipo pensionistico Opzione Donna non è un “trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori” come la Corte osserva, bensì va inteso come un indennizzo o una forma di compensazione sociale per il welfare sussidiario prestato all’interno delle famiglie al posto dello Stato.

Su tale giustificazione, però, la Corte non sarebbe d’accordo, perché sarebbe fondata sulla “disparità di genere”, su un trattamento specifico per lavoratrici, un trattamento che non va “verso un sistema con meno eccezioni e dunque maggiore peso delle regole generali” come auspica la Corte. La Corte auspica trattamenti pensionistici ispirati a “regole generali” e neutralità rispetto al genere, in conformità con i principi costituzionali di uguaglianza. Nulla da eccepire riguardo a regole uguali per tutti, sia per uomini che per donne.

La Corte, però, sarà d’accordo almeno su questo: per evitare di creare pensioni speciali basate solo sul genere, come nel caso di Opzione Donna, bisogna rafforzare i servizi pubblici.

Questo significa costruire asili nido vicino ai posti di lavoro e garantire una vera assistenza domiciliare, a casa. Lo Stato deve farsi carico di compiti che oggi pesano quasi solo sulle donne lavoratrici che svolgono un lavoro per conto dello Stato, platealmente emerso e non retribuito.

Su questo, la Corte dei Conti non potrà che essere d’accordo”

Opzione donna: nostre considerazioni

Non possiamo che ringraziare il Dott. Perfetto per l’ottima analisi fatta e per aver probabilmente centrato il punto sulla mancata riconferma di Opzione donna, resta però inteso che dal momento che come dice il nostro esperto previdenziale la Corte tanto si cura di non fare differenze di genere, allo stesso tempo dovrebbe, come ha fatto intendere lo stesso Perfetto, curarsi di evitare che le stesse differenze di genere pesino invece relativamente ai carichi famigliari, perché altrimenti qualcosa davvero sta sfuggendo a chi legifera.

Come può una donna raggiungere gli anni contributivi richiesti attualmente se il carico della ‘cura’ resta prettamente sulle sue spalle? Se davvero il Governo dovesse intervenire in tal senso, allegerendo e sgravando le donne dalle tante mansioni extra lavorative, allora forse la conciliazione lavoro- famiglia sarebbe più fattibile e con essa anche la possibilità di avere un lavoro stabile che permetta di raggiungere il monte contributivo ed anagrafico attualmente richiesto.

Quel che é certo é che il Governo non può più ‘girarsi’ dall’altra parte, qualcosa in un senso (pensione anticipata e rinnovo Opzione donna) o nell’altro (intensificare i servizi di welfare) deve pur cambiare.

31 commenti su “Opzione donna: quali sono le vere ragioni della mancata conferma?”

  1. Nel suo commento in data 6 Ottobre 2026 alle 17:21 il sig. Wal ci segnala il link all’Articolo pubblicato su money.it dal titolo “Manovra 2027, il Dpfp lascia poco spazio. Cosa cambia per Irpef, pensioni e bonus”.

    Nell’Articolo si legge testualmente:

    Il Dpfp rende meno realistica l’ipotesi di uscita anticipata a 64 anni sostenuta dalla Lega, che costerebbe circa 1,6 miliardi all’anno. Il capitolo più pesante resta però la rivalutazione degli assegni all’inflazione poiché, con i prezzi in accelerazione, l’adeguamento richiede risorse stimate in circa 10 miliardi. (FONTE: https://www.money.it/manovra-2027-il-dpfp-lascia-poco-spazio-cosa-cambia-per-irpef-pensioni-e-bonus).

    La rivalutazione degli assegni all’inflazione (la cosiddetta “perequazione automatica”) rappresenta un problema in quanto il flusso salari-pensioni non è in equilibrio.

    Significa che, mentre le pensioni vengono adeguate all’inflazione, i salari non vengono adeguati all’inflazione.

    In altre parole, vi è un intervallo di tempo relativamente lungo tra l’adeguamento delle pensioni all’inflazione (che avviene per così dire in “tempo reale”) e l’adeguamento dei salari all’inflazione (che non avviene più in tempo reale come quando c’era la “scala mobile”, ma avviene in tempi differiti attraverso i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro stipulati tra Imprese e Sindacati).

    Domanda: come portare in equilibrio salari e pensioni al tempo stesso in cui gli importi pensionistici aumentano?

    In altre parole: come fare per mantenere in equilibrio i flussi in uscita (pensioni) e i flussi in entrata (contributi da lavoro) contemporaneamente?

    Qui mi rivolgo all’Economia Informatica, in base alla quale i flussi operativi sono sempre in equilibrio: tutto ciò che viene prodotto viene anche consumato. Non esistono rimanenze.

    L’equilibrio potrebbe non riflettere gli obiettivi desiderati, ma allora si va alla ricerca di policy alternative. Resta però il fatto che il Sistema, in quel momento, è in equilibrio.

    L’Economia Informatica darebbe il seguente suggerimento all’estensore del Documento Programmatico di Finanza Pubblica: ricorrere all’Indicizzazione Armonica (Feedback Loop Salari-Pensioni).

    In altre parole, se i salari finanziano le pensioni, cosa impedisce fare il contrario, e cioè le pensioni finanziano i salari? (è questo il “Feedback Loop Salari-Pensioni”).

    In termini pratici il Feedback Loop Salari-Pensioni consiste nel seguente meccanismo:

    1. l’adeguamento automatico all’inflazione per le pensioni medio-alte viene ricalcolato dinamicamente. Se l’inflazione sale del 2,9% ma la massa contributiva dei lavoratori cresce solo dell’1%, si riduce, in tempo reale, l’aumento degli importi pensionistici più elevati (questo in parte già avviene. Ma probabilmente la riduzione dovrebbe essere più accentuata)

    2. l’ammontare relativo agli aumenti ridotti viene distribuito sui salari, in modo da garantire: 1) il recupero del potere di acquisto dei salari, e 2) un flusso di contributi che consenta di finanziare le pensioni correnti

    Ciò che ho espresso è solo il “meccanismo”. In termini numerici va verificato se il meccanismo che ho illustrato è efficace, ovvero se produce gli effetti desiderati, considerando la platea di lavoratori sui quali riversare la perequazione automatica (lavoratori con salari medio bassi) e la platea di pensionati sui quali viene applicata una perequazione automatica ridotta (pensionati con pensioni medio-alte).

    Il meccanismo da me suggerito offre i seguenti benefici:

    1. equilibrio tra flusso di contributi da lavoro e importi pensionistici correnti

    2. meno ricorso alla fiscalità generale per compensare il vuoto contributivo causato dalla decontribuzione a cui si ricorre per recuperare il potere di acquisto dei salari

    3. meno ricorso al debito pubblico (o ad altre fonti) per garantire la perequazione automatica delle pensioni

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  2. Oggi La Stampa ha pubblicato un Articolo sul caregiver in quanto oggi 6 ottobre 2026 è la Giornata europea del caregiver. (https://www.lastampa.it/cronaca/2026/10/06/news/caregiver_oggi_giornata_europea-15758504/?ref=LSHA-FREC-P3-S1-T1)

    Nell’Articolo de La Stampa si fa riferimento al Disegno di Legge 2789 dal titolo “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”.

    Al DdL 2789 ho accennato nel mio commento (riportato più in basso) in data 3 Ottobre 2026 alle 21:17.

    A titolo puramente informativo segnalo che la mail che ho inviato il 5 ottobre 2026 alla Corte dei Conti reca in copia conoscenza il Ministro per le Disabilità On. Alessandra Locatelli che è la prima firmataria del Disegno di Legge 2789 sui caregiver. (https://www.pensionipertutti.it/pensioni-2026-lettera-aperta-alla-corte-dei-conti/)

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  3. Rispondo alla Gentilissima Sig.ra Teodora Moira che nel suo commento in data 5 Ottobre 2026 alle 15:25 mi pone una domanda molto interessante che è la seguente: “La Corte dei Conti fa riferimento all’articolo 3 della Costituzione Italiana?

    Le funzioni della Corte dei Conti sono disciplinate dagli Articoli 100 e 103 della Costituzione della Repubblica Italiana.

    L’Art. 100 (secondo comma) recita:

    “La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.”

    L’Art. 103 (secondo comma) recita:

    “La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.”

    Riguardo alla domanda se la Corte dei Conti fa riferimento all’articolo 3 della Costituzione Italiana, la mia risposta è: Sì, la Corte dei Conti fa indirettamente riferimento all’Art. 3 della Costituzione Italiana.

    Il legame tra la Corte dei Conti e l’Art.3 della Costituzione deriva dalla seguente catena causale:

    1. La Corte Costituzionale ha sancito il “principio di ragionevolezza delle leggi”

    2. “il principio di ragionevolezza delle leggi costituisce un corollario del principio di uguaglianza (FONTE: Capitolo 3. Ragionevolezza della legge e storicità del diritto, https://giustiziainsieme.it/articolo/1127-nota-a-corte-cost-sentenza-n-97-2020-l-illegittimita-costituzionale-dell-art-41-bis-comma-2-quater-lettera-f-della-legge-26-luglio-1975-n-354)

    3. Il principio di uguaglianza è sancito dal primo comma dell’Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    4. La Corte dei Conti – che esercita il controllo sulla gestione finanziaria dello Stato – verifica se viene applicato il “principio di ragionevolezza della legge”, ovvero verifica se la legge di spesa favorisce irragionevolmente una determinata categoria di cittadini a discapito di altri. In altri termini, la Corte dei Conti verifica se vi è disuguaglianza di trattamento tra i cittadini, in violazione all’Art. 3 della Costituzione

    Ed ecco perché la Corte dei Conti solleva l’obiezione riguardo al “trattamento tendenzialmente privilegiato delle lavoratrici rispetto ai lavoratori”: la Corte dei Conti intravede nella misura Opzione Donna una ingiustificata disparità di trattamento, in violazione al principio di ragionevolezza della legge sancito dalla Corte Costituzionale .

    Ed ecco anche perché la Corte dei Conti indica l’adozione di misure orientate “verso un sistema con meno eccezioni e dunque maggiore peso delle regole generali”: la Corte dei Conti indica uniformità di trattamento tra i cittadini – stesse regole generali – in conformità al primo comma dell’Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana.

    Mi corre l’obbligo di precisare che, non essendo io un giurista, non ho competenze in materie giuridiche e costituzionali. La mia analisi e le mie deduzioni sono da prendersi con riserva in quanto basate solo sulla logica deduttiva (logica che, per quanto improbabile, è tuttavia possibile che possa essere affetta da fallacia).

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    • Buon pomeriggio! Desidererei ringraziare immensamente il Dottor Perfetto, per le SUE risposte sempre ricche di sapienza e lungimiranti, l tutti gli Esperti Previdenziali, la Redazione di Pensioni Per Tutti e tutti i Lettori.

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      • …Errata corrige… Buon pomeriggio! Desidererei ringraziare immensamente il Dottor Perfetto, per le SUE risposte sempre ricche di sapienza e lungimiranti, tutti gli Esperti Previdenziali, la Redazione di Pensioni Per Tutti e tutti i Lettori.

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  4. Buon pomeriggio! Cortesemente, desidererei rivolgere la seguente domanda al Gentilissimo ed Illustrissimo Dott Perfetto. ” La Corte dei Conti fa riferimento all’ articolo 3 della Costituzione Italiana?” Ringrazio tutti infinitamente.

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  5. Bene.

    Perché allora non ci rivolgiamo direttamente al “Convitato di Pietra“?

    Perché le nostre “divergenze parallele” non le rimettiamo – come si suol dire – “al giudizio della Corte“?

    Ho pensato di inviare una mail alla Corte dei Conti con in copia conoscenza il Ministro per le Disabilità e il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

    In soldoni vorrei domandare alla Corte:

    Cancellando Opzione Donna, in che modo lo Stato si accollerà il peso delle lavoratrici caregiver, per permettere alle lavoratrici di avere lo stesso percorso lavorativo che hanno gli uomini?

    Nell’attesa che lo Stato provveda a farsi carico in toto del peso che attualmente grava principalmente sulle lavoratrici caregiver (ma anche su qualche lavoratore caregiver), chiederò alla Corte di riconsiderare le sue valutazioni su Opzione Donna e di ripristinare Opzione Donna con i requisiti originari (cosa che peraltro è contemplata nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin).

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      • Implicitamente lei mi domanda, sig. Wal, se “anche per questo” la mia proposta non ha risposta.

        Ma non è questo che deve domandarmi.

        Deve domandarmi invece: perché fa queste cose?

        E allora, parafrasando il pensiero di un vero Cavaliere come Don Chisciotte della Mancha, le rispondo:

        Combatto un mondo di ferro, per farne un mondo d’oro. Poco importa se nessuno ascolta il mio appello. Importa solo che io prosegua la mia ricerca: la missione di un vero Cavaliere, il suo dovere. Anzi, il suo privilegio!

        Sognare un sogno impossibile. Osare dove i prodi non osano. Cercare, quando le braccia sono troppo stanche, di raggiungere l’irraggiungibile stella.

        Questa è la mia missione, seguire quella stella, non importa quanto lontana essa sia.

        Se sarò fedele a questa gloriosa missione, il mondo sarà migliore per questo. Ed io avrò raggiunto la mia irraggiungibile stella.

        Per Don Chisciotte quella stella era Dulcinea. Per me, un tempo fu Morgana.

        Morgana, un tempo sotto forma umana. Oggi, sotto forma di (I)dea.

        Ecco, sig. Wal, perché faccio tutte queste cose, per la mia Stella, per la mia Idea: Economia Informatica.

        Cosa c’entra l’Economia Informatica con Opzione Donna?

        Oh sì c’entra… Eccome se c’entra!

        Inseguendo la mia Stella, oso osare dove i prodi non osano!!!

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        • Ricordo vagamente e seppure in modi diversi, che ne parlammo anni fa.

          Citando il generale e filosofo cinese Sun Tzu, vissuto tra il VI e il V secolo a.C.
          Autore del trattato di strategia militare L’arte della guerra.

          Si diceva che: il trattato fosse diventato una vera e propria bibbia per i manager, gli amministratori delegati e i leader aziendali di tutto il mondo moderno.

          Di fronte ai quali, aggiungerei oggi, un Cavaliere come: Don Chisciotte della Mancha non avrebbe scampo.

          Con immutata stima Wal.

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          • Correva l’anno 2023 quando ci imbattemmo in Sun Tzu: https://www.pensionipertutti.it/pensioni-anticipate-2023-ultime-al-17-1-quali-le-proposte-presentate-fino-ad-oggi/#comment-69300.

            “Per quanto profonda sia la nostra saggezza individuale, essa non inciderà sul mondo reale, a meno che non si allei a qualche sorta di potere.” (Sun Tzu).

            È vero: la saggezza da sola non basta, occorre anche un braccio operativo (“qualche sorta di potere”) che applichi tale saggezza al mondo reale.

            È proprio ciò che io sostengo, quando affermo, per esempio: “non basta dire ‘occorre adottare questa soluzione’; bisogna anche indicare gli strumenti tramite i quali attuare la soluzione”.

            C’è una frase di Einstein: “La scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca“.

            Si potrebbe anche dire: “La saggezza senza il potere è zoppa; il potere senza la saggezza è cieco.

            Don Chisciotte della Mancha, che combatteva contro i mulini a vento perché li assimilava a dei guerrieri, non avrebbe scampo ai nostri giorni.

            Occorrerebbe un Don Chisciotte “attualizzato” (per così dire) ai tempi moderni. E per la verità ce l’abbiamo ai tempi moderni: Mahatma Gandhi.

            Quando Gandhi si propose di portare l’India all’indipendenza sottraendola al dominio dell’impero britannico, non sembrava forse che combattesse contro i “mulini a vento”? Usando come “arma impropria” la non-violenza! Non si scorge in Gandhi uno spirito donchisciottesco?

            Sun Tzu, Don Chisciotte, Gandhi: si alza il sipario sulla saggezza, sulla ricerca interiore, sul potere che applica la saggezza al mondo reale attraverso la ricerca interiore.

            Ad oggi quel sipario è ancora abbassato.

  6. Io capisco tutte le argomentazioni economico/filosofiche ed i tentativi di giustificare tale cancellazione tutti ampiamente motivati ma io vi dico e ribadisco che tale cancellazione è solo ed esclusivamente politica e tale decisione è stata presa molto tempo fa ai piani altissimi. Chi vuole capire capisca…
    Un caro saluto a tutti

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    • Sono d’accordo. Anch’io ho sempre pensato che fosse una decisione esclusivamente politica e non di natura economica. Le motivazioni economiche, a mio avviso, sono state utilizzate successivamente per giustificare una scelta già compiuta.

      Rispondi
    • Lo capisco Mauro.

      Quanto ciò accade, è perché la decisione è stata già presa da tempo.

      In un’azienda nella quale lavoravo correvano voci di corridoio di “riorganizzazione aziendale” (il che significava: cessioni di rami d’azienda, incentivazioni all’esodo, cassa integrazione).

      Parlai con una persona della Casa Madre vicinissima al Top Management. Gli chiesi se poteva mettermi in contatto con la Casa Madre per esporre il mio piano su come evitare la riduzione del personale.

      La risposta fu lapidaria: “Claudio, è già deciso!”

      La decisione fu irrevocabilmente presa in quanto l’Azienda aveva perso il Cliente di riferimento che le procurava il 45% del fatturato.

      Avendo un Cliente che garantiva il 45% di fatturato, l’Azienda non si sentiva particolarmente motivata ad acquisire altri Clienti.

      Da noi, ai piani altissimi probabilmente non ricordano Keynes, altrimenti si renderebbero conto che “stiamo entrando in un circolo vizioso. Non facciamo niente perché non abbiamo soldi, però è esattamente perché non facciamo niente che non abbiamo i soldi.” (FONTE: Proposta per una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale, Perfetto, Armiliato, Gibbin, 14 febbraio 2024, pag. 18, https://www.pensionipertutti.it/wp-content/uploads/2024/12/PROPOS_3.x21950.pdf).

      Non vorrei eccessivamente semplificare. Ma qui più che di “volontà politica” bisognerebbe parlare di “coraggio politico”.

      Mi riferisco non già a quel “coraggio politico” al quale i Partiti avevano abdicato affidando al Governo Monti il compito di attuare “Riforme impopolari” che l’Europa ci chiedeva di fare.

      Mi riferisco invece a quel coraggio politico di esplorare nuove idee, nuove proposte, nuove soluzioni, nuovi strumenti contenuti in diverse proposte come, per esempio, nella Proposta per una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin, e convincere l’Europa di avere meno bisogno di attingere ai suoi prestiti.

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  7. Ieri stavo navigando in rete alla ricerca di qualcosa che assomigliasse alla mia idea riguardo allo “Stato che deve farsi carico di compiti che oggi pesano quasi solo sulle donne lavoratrici che svolgono un lavoro per conto dello Stato, platealmente emerso e non retribuito.”

    Sono rimasto sorpreso quando ho intercettato il Disegno di Legge (DdL) N. 2789 Presentato alla Camera dei Deputati dal Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, di concerto con altri 9 Ministri, in data 6 febbraio 2026. Il DdL si intitola “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”.

    Il Governo è stato costretto ad elaborare il suddetto Progetto di Legge sui caregiver in quanto “il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ha condannato l’Italia per la mancanza di tutela giuridica dei caregiver familiari, accertando così la violazione degli obblighi internazionali assunti con la ratifica della citata Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006. ” (FONTE DdL 2789, https://osservatoriodisabilitahumanhall.unimi.it/wp-content/uploads/sites/101/2026/03/leg.19.pdl_.camera.2789.19PDL0182330.pdf, pag.2).

    Ho trovato il testo piuttosto articolato, scritto nel linguaggio burocratico appesantito ulteriormente da termini inusuali (vedi, per es., “il principio sinallagmatico” (che significa “rapporto di reciprocità”) espresso in riferimento all’Articolo 8 a pag. 20 del DdL).

    La lettura dell’intero DdL e la sua comprensione richiedono tempo, di cui al momento purtroppo non dispongo in misura adeguata. Pertanto, per una sua sintesi rinvio al link https://osservatoriodisabilitahumanhall.unimi.it/2026/03/16/presentato-il-disegno-di-legge-sui-caregiver-ddl-n-2789/.

    Ad ogni modo, mi preme far notare quanto segue:

    1. Da una mia prima e superficiale lettura mi sembra che il DdL N. 2789 sul “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari non collimi con la mia idea riguardo allo “Stato che deve farsi carico di compiti che oggi pesano quasi solo sulle donne lavoratrici che svolgono un lavoro per conto dello Stato, platealmente emerso e non retribuito.”

    2. Il Governo si impegna, ci mette tutto se stesso, tutti i suoi 10 Ministri, per rispondere alla condanna emessa contro l’Italia da parte del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Sono certo che il DdL è il meglio che possano avere dato i 10 Ministri. Ma, in base a quanto sono riuscito a recepire attraverso una rapida e superficiale lettura del DdL, non è quello che mi aspettavo. Potrà forse alleviare in qualche misura il peso che portano sulle proprie spalle le lavoratrici e i lavoratori caregiver. Ma non li solleva del tutto dal peso che essi portano sulle proprie spalle. Non li solleva da quel peso che spetterebbe essere portato invece sulle spalle di quel gigante che è il Welfare State, lo Stato Sociale.

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  8. Questa della Corte dei Conti non la sapevo proprio; e appena c’è una norma contro le donne una donna non le par vero di buttarcisi dentro; VERGOGNA MELONI; POVERI NOI, IN CHE MANI SIAMO; e mi raccomando, questa è rivolta al centro Sinistra, questionate tra di voi su chi debba essere il leader, primarie si o primarie No, che così la Meloni vince a mani basse; saluti ai gestori del sito

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    • Ma che dici Paolo prof!
      Meloni?

      La si tira in ballo solo perché, in definitiva il tema è il ruolo della donna, mentre io partirei con il dire che In Italia, l’età media stimata in cui le donne entrano stabilmente nel mondo del lavoro è di 26,2 anni.

      E’ un dato che fotografa un ingresso tardivo rispetto alla maggior parte dei Paesi europei.

      La causa, si dice, siano alcuni problemi strutturali che vanno da:

      – Percorsi di studio più lunghi che spostano in avanti la fine della formazione.
      – Un mercato del lavoro precario e da un abuso di stage non contrattualizzati, tirocini o lavori in nero che posticipano l’inquadramento ufficiale.
      – In ultima analisi, le carriere discontinue dovute a carenza di servizi di supporto alle famiglie, per cui la durata della vita lavorativa stimata per le donne italiane è di appena 28,4 anni, contro i 35,4 anni della media UE).

      https://teleborsa.ansa.it/notiziario/economia/lavoro-italiani-piu-longevi-ma-vita-lavorativa-dura-solo-33-anni/

      Cosa ne è derivato nel tempo (non dal governo Meloni) se non un allungamento dei requisiti e scappatoie temporanee (quote) sempre più strette?
      A titolo di esempio e di confronto, basta guardare alle differenze strutturali tra due nazioni.

      In Italia negli anni si è creata una “rete di salvataggio” assistenziale – quella che giustamente contestiamo quando chiediamo la separazione tra previdenza e assistenza – per evitare che un pensionato riceva meno di una determinata cifra per vivere. Se una persona ha diritto a una pensione calcolata di 300 €, lo Stato interviene integrando l’assegno fino al trattamento minimo (attorno ai 614 €).
      Questa misura guarda alla povertà economica, non alla reale storia lavorativa.

      Il sistema “contributivo puro” (in vigore per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996) non prevede l’integrazione al minimo nell’impianto originario.
      Tuttavia, questo non eliminerà la spesa assistenziale: semplicemente la sposterà su strumenti di pura assistenza pubblica (come l’Assegno Sociale), scaricando le carriere discontinue e povere direttamente sul bilancio dello Stato.
      Inoltre, per accedere alla pensione nel contributivo puro, la legge impone severi “requisiti di importo soglia” rispetto all’assegno sociale, creando un paradosso: chi ha lavorato poco o ha avuto stipendi troppo bassi rischia di non potersi pensionare nemmeno a 67 anni, vedendosi sbarrata la strada della previdenza.

      A differenza nostra, in Germania il “premio eventuale” è rigorosamente ancorato alla carriera, premiando chi ha lavorato a basso salario: la Grundrente non spetta a chiunque sia povero, ma solo a chi dimostra una fedeltà contributiva di almeno 33-35 anni.
      Se non vanti questa anzianità da lavoro effettivo (o periodi equiparati come la maternità), lo Stato non ti riconosce un solo centesimo di supplemento previdenziale e vieni reindirizzato ai sussidi assistenziali ordinari (Grundsicherung).

      Il parallelismo, se lo vogliamo fare, con Opzione Donna (che richiede 35 anni di versamenti) è evidente guardiamo all’anticipo tedesco: in Germania l’età minima assoluta per la pensione anticipata con 35 anni di contributi (Langjährig Versicherte) richiede comunque il compimento dei 63 anni.
      Prima non è legalmente ammesso e, in ogni caso, l’assegno subisce una decurtazione permanente dello 0,3% per ogni mese di anticipo rispetto all’età di vecchiaia standard (che sta salendo a 67 anni).

      Oggi, le speranze di vedere “ripensamenti” o ammorbidimenti della Legge Fornero si scontrano con la dura realtà dei mercati finanziari.

      Proprio in questi giorni lo spread Btp-Bund ha ripreso a macinare terreno, oscillando minacciosamente sopra i 125-130 punti base con rendimenti italiani vicini al 4,7%.
      Questo allargamento del differenziale lancia un monito chiaro: l’Italia non ha lo spazio fiscale per regalare flessibilità previdenziale in deficit.

      Qualsiasi deroga alla Fornero per il 2027 sarà inevitabilmente “blindata” dal calcolo contributivo o da penalizzazioni matematiche, confermando che la vera urgenza italiana non è inventare nuove quote di uscita, ma permettere alle donne e ai giovani di accumulare anni di lavoro stabili, continuativi e dignitosi fin dall’inizio.

      Rossi, Bianchi, o Neri chi comanda è il Mercato non è difficile da “intuire”!

      Saluti

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      • Ciao Wal, lo spread può restringere i margini, ma non sostituirsi ai governi. Altrimenti dovremmo concludere che le differenze tra i sistemi europei sono un’illusione, quando invece sono il frutto di precise scelte politiche.

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        • Ciao Don.

          Hai rimosso per caso dalla tua mente che nel 2011 un governo eletto lo hanno rimosso!
          Un tedesco, un olandese o altri ancora che hanno la tua stessa moneta questi “bei discorsi”non li vogliono nemmeno sentire.

          Spiace ma il nostro bel mondo, la sua economia è pronta a difedere il proprio fondo schiena anche con le guerre.

          Oppure ti senti pronto alle conseguenze estreme!

          Rispondi
          • Ciao Wal, capisco il tuo punto di vista e il richiamo al 2011. La mia riflessione era semplicemente che economia e politica sono entrambe realtà con cui dobbiamo fare i conti, cercando però di mantenere un giusto equilibrio tra le due.

          • Caro Don.

            Si è deficitari di un “vincolo di realtà”.

            I nostri rappresentanti, qualsiasi siano stati eletti, volendo possono votare l’allargamento delle maglie delle pensioni, ma devono trovare le coperture finanziarie reali.
            Se decidono di farlo aumentando il deficit senza una crescita economica corrispondente, i mercati reagiscono alzando lo spread, quindi la sovranità non è scomparsa, ma ha un prezzo.

            Lo spread ovvero quel termometro che misura la fiducia degli investitori nella capacità del Paese di ripagare i propri debiti quando la spesa per interessi in Italia è stimata a 96,9 miliardi di euro per quest’anno, e già si parla di superare i 100 il prossimo, consiglia prudenza.
            Se essa sale, aumenta il costo del denaro per lo Stato, per le banche e, di conseguenza, s’impennano i costi per le famiglie e i prestiti alle imprese.

            Promettere pensioni più generose o anticipate senza la certezza della stabilità finanziaria è pertanto controproducente.
            Se la spesa per interessi cresce a causa dello spread, lo Stato sarà comunque costretto a tagliare altre voci di spesa pubblica oppure ad aumentare la tassazione generale in modo da compensare.

            I rappresentanti politici e i governi che certamente mantengono il potere decisionale, operando all’interno di un “vincolo” economico stringente hanno la necessità di mantenere il debito pubblico lungo una traiettoria sostenibile per garantire la stabilità dell’intero sistema Paese.

            Chiunque di noi, a ragion veduta, potrebbe alzarsi e dire: un titolo di Stato è una obbligazione, un contratto di debito con una scadenza, non è una scommessa azionaria.

            Infatti, in un “mondo ideale” della finanza tradizionale, chi compra un titolo di Stato (BTP o OAT francese che sia) lo fa per portarlo a scadenza, per incassare cedole e ricevere alla fine il capitale iniziale (il retail si comporta così nel tentativo di pareggiare l’inflazione).

            Nel “mondo reale” il “cane si morde la coda” perché i mercati speculativi funzionano in modo opposto.
            Gli hedge fund e le banche d’affari internazionali non comprano i titoli di debito pubblico per portarli a scadenza, ma sfruttano un meccanismo perverso sul mercato secondario (dove i titoli si possono rivendere prima).

            Cosi facendo (come nel 2011), creano il panico e vendono massicciamente i titoli di un Paese (l’Italia) non perché temono il fallimento reale, ma per far crollare il prezzo del titolo e far impennare i tassi d’interesse.

            Guadagnano sul ribasso usando strumenti complessi (vendite allo scoperto e derivati) per scommettere sul crollo del valore di quel titolo.
            Più il Paese va in crisi, più loro guadagnano.

            Il paradosso è che lo Stato è costretto a emettere nuovi titoli a tassi molto più alti, se non altissimi, per pagare quelli vecchi in scadenza, finendo in questo modo per dissanguare le proprie casse pubbliche.

            Solo nel caso che: tutta l’Europa unita si comportasse diversamente, proponendosi come unico scudo strutturale e permanente, si potrebbe spezzare definitivamente questa catena.
            Altrimenti bisogna attendere la BCE (lo scudo antispread), avendo preventivamente soddisfatto le richieste della Ue.

            Saluti

      • Vedi wal, adesso ti spiego perchè c’entra la Meloni; lei ha fatto una grande Porcata; prima ha messo tanti paletti per ridurre di brutto opzione donna; poi l’ha totalmente eliminata anche per quei casi che io definisco disperati che l’avevano; in quello c’entra la Meloni; tutto qui; saluti a te e ai gestori del sito

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        • Caro paolo prof….se leggi, ad esempio, la risposta che ho dato al nostro amico comune Don, capirai quanto difficile sia muoversi in un modo dove il Potere è prima di tutto una “idea economica” in cui pochi lo hanno o lo ricevono (bada che non sono quelli delle auto Blu) mentre i molti (noi) si accomodano ai margini.

          Saluti

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  9. Nel suo commento del 3 Ottobre 2026 alle 9:27 Mauro Marino sostiene che la cancellazione di Opzione Donna è da attribuirsi ad una scelta di natura politica.

    Mauro Marino esclude che la cancellazione di Opzione Donna possa attribuirsi a ragioni tecniche (bilanciamento dei conti pubblici), o a ragioni etiche (equità di trattamento per lavoratrici e lavoratori in ambito pensionistico). Se ne deve dedurre che debba esistere un’altra ragione.

    Il Bilancio dello Stato è un documento contabile. Come tale, rientra nella sfera di competenze della Corte dei Conti “la cui funzione è di assicurare che il denaro dei contribuenti venga speso in modo legale, corretto ed efficiente” (come viene riportato nell’Articolo di Erica Venditti).

    Il Bilancio dello Stato, pur essendo un documento contabile, è l’espressione di un indirizzo politico”, termine con il quale si deve intendere “bilanciare gli interessi della società” (previdenza con assistenza, profitti con salari, sanità pubblica con caregiving privato informale).

    Quindi, sì: la cancellazione di Opzione Donna da parte del Governo – su indicazione della Corte dei Conti – è a tutti gli effetti una scelta di natura politica.

    Tuttavia, nutro il sospetto che Mauro Marino attribuisca a “scelta di natura politica” una interpretazione differente da quella data da me. Penso che la sua interpretazione abbia una sfumatura critica, più vicina al “bilanciamento degli interessi della coalizione di maggioranza” che al “bilanciamento degli interessi della società“.

    Comunque la si voglia interpretare, la “scelta di natura politica” del Governo è una “scelta di natura politica forzata dagli eventi”, che noi tutti conosciamo.

    CONCLUSIONE

    Il Governo fa quel che può, fa quello che riesce a fare. Di più non può.

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    • Quando affermo che il Governo “di più non può” intendo dire questo: fino a quando il Governo non riuscirà a trovare soluzioni adeguate alla denatalità, non potrà aspirare a: 1) crescita economica (PIL) oltre lo zero virgola per cento; 2) riduzione del debito pubblico; 3) crescita dei salari; 4) libera scelta di pensionarsi senza penalizzazioni per tutti.

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  10. Dietro alla cancellazione di Opzione Donna non vi è alcuna giustificazione ne economica ne di parità di genere. E’ solo ed esclusivamente una scelta di natura politica

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    • Buon giorno Marino.
      La metto in rima:

      Ti eri rifugiato nel sonno di fine anno,
      ma lo spread si è svegliato e fa il suo danno.
      La Francia là fuori ha acceso la ribellione,
      e ai governi non resta nessun bancone
      da cui sventolare alcuna opzione.

      Nessun complotto politico o dispetto dei Palazzi,
      i mercati comandano e tolgono gli spazi:
      con la finanza globale, fredda e liberale,
      per Opzione Donna o Quota 64 la fine è uguale.

      Se vuoi quel riposo in cui avevi sperato,
      il tuo stesso TFR va sacrificato;
      perché quando il capitale decide e avanza,
      per i sogni pubblici resta solo la ritirata nella stanza.

      Saluti

      Rispondi
    • Come darle torto?…
      La stessa mancata riforma seria in tema previdenziale è frutto di politiche economiche a mio avviso finalizzate a tutelare solo ed esclusivamente gli interessi della propria base elettorale e a regalie elettorali come l’ abbuono del bollo auto, mentre per esempio si lasciano le compagnie petrolifere libere di speculare sui prezzi dei carburanti, come ampiamente dimostrato dal repentino abbassamento dei prezzi, guidato dalla partecipata Statale, che è corsa in soccorso del Governo in serissima difficoltà alla vigilia delle elezioni per l’ aumento indiscriminato dei prezzi dei carburanti…
      Il guaio è che sono quasi sicuro che anche dall’ altra parte non si farebbe nulla per riformare davvero lavoro e previdenza che camminano necessariamente di pari passo, visto che abbiamo un sistema a ripartizione…

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