Stando agli ultimi dati riportati dal Consiglio di Indirizzo di Vigilanza INPS, oltre l’80% delle nuove pensioni viene liquidato entro i 30 giorni, ma vi sono casi, non così rari purtroppo, in cui l’assegno viene liquidato anche a distanza di 6 mesi creando un disagio enorme tra coloro che attendono l’assegno di quiescenza. Vero che chiaramente l’INPS una volta effettuati i conteggi si appresta poi a liquidare il ‘malcapitato’ e a ridargli tutti gli arretrati, ma chiaramente stare 6/7mesi senza ricevere la pensione non é un problema da poco per tutte quelle famiglie che non hanno risparmi e con quella pensione arrivano a fine mese.
Perché accade? Il Presidente CIV Inps, Roberto Ghiselli, ha spiegato al La Stampa, in una recente intervista, le ragioni di tali ritardi, riportiamo le sue parole.
Pagamento pensioni: anche 6 mesi di attesa per ricevere l’assegno, perché capita? Le parole di Ghiselli
Vi é da dire che la colpa non può essere tutta attribuita all’INPS che anzi ha investito moltissimo a livello tecnologico proprio per automatizzare gran parte delle procedure necessarie prima di erogare la pensione. Ma talune di esse ancora vanno ‘lavorate a mano’ e questo crea inevitabilmente un allungamento sproporzionato dei tempi, per questa ragione, spiega Ghiselli, il 20% dei neo pensionati spesso devono aspettare più di 6 mesi.
Così spiega al collega Edmondo Rho de La Stampa, Ghiselli: ” Ci sono quote di pensioni, seppur limitate, erogate con tempi insostenibili, e bisogna lavorare proprio su questa parte delle nuove erogazioni, i cosiddetti ‘scarti’ delle procedure automatizzate, che comunque riguardano molte migliaia di cittadini”.
I problemi, spiega Ghiselli, si pongono in particolare per le gestioni che sono confluite nell’Inps, quali per esempio quelle dei lavoratori dello spettacolo, l’ex Enpals, e dei giornalisti, l’ex Inpgi, mentre si registrano difficoltà nella ricostruzione della posizione contributiva in quella, l’ex Inpdap, ben più numerosa dei dipendenti pubblici, per i quali la normativa prevede anche tempi molto lunghi per incassare il TFR/TFS”.
Pagamento pensioni, assegno provvisorio e tempi
Spesso spiega inoltre il Presidnete CIV INPS la pensione liquidata non é ancora quella definitiva, ci vuole del tempo perché il cittadino, spesso un lavoratore autonomo, arrivi alla rendita definitiva, talvolta passano anni, questo però non é colpa dell’Inps ma del fatto che all’istututo deve arrivare la certificazione reddituale dall’agenzia delle entrate ed i tempi si allungano ancora.
Quindi per quanti si apprestino ad andare in pensione, la corsa ad ostacoli tra misure previdenziali che cambiano e ‘scadono’ ad ogni cambio Governo, ed anche all’interno della stessa legislatura, non si ferma al raggiungimento dei requisiti, già un’impresa ultimamente, ma prosegue oltre, anche avere l’assegno in taluni casi può diventare un processo ‘snervante’.
Conviene dunque sempre rivolgersi ad un patronato di fiducia per comprendere indicativamente i tempi di erogazioni previsti, prima che il cittadino si trovi sul ‘lastrico’ per le lungaggini burocratiche tutte italiane.
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Voglio rispondere al Sig.Giovanni visto che continua a ripetere il solito refrain.Lei ha messo un video fatto da un partito politico tempo fa, di cosa dobbiamo discutere, di cosa pensano quelli del M5S?
Allora facciamo così: io le metto un video del direttore del Giornale, lei è disponibile a discutere nel merito?Così entriamo nel merito di entrambe le visioni.
Saluti.
Io non capisco. Le cose che ha detto Scarpinato meritavano un commento o un minimo di analisi. Ma lei disse che i ***** sono ciarlatani e non si entro’ nel merito. La differenza tra me e lei, e non è poco, è che a me non interessa chi duce una cosa ma cosa racconta.
Possiamo anche finirla qui, perché la cosa diventa fastidiosa. Buona serata.
Non ho fatto apposta di scrivere duce invece di dice😂😂😂
Lei non ha risposto alla mia domanda, è chiaro che non le interessa quello che ho scritto. Il confronto si fa tra due versioni opposte e poi si tirano le somme. Si figuri che da giovane votavo i radicale ( veri liberali di allora e adesso non ci sono più nessuno che li rappresenti), niente di più distante a quello che lei anche se involontariamente voleva alludere. Anche per me per quanto mi riguarda finisce qui.Saluti.
errore di grammatica, volevo dire partito radicale.
L’Inps, negli anni 1980-2000, fece uno sforzo assolutamente eccezionale: migliaia di dipendenti, anche assunti ad hoc, furono adibiti ad acquisire a terminale le vecchie posizioni assicurative. Quelle con le storiche marche assicurative. Si trattava di alcune decine di milioni di posizioni molto complesse con miliardi di dati e tutti i problemi delle vecchie e vecchissime pratiche.
Era il progetto ARPA, che costituì un immenso data base nazionale con i contributi fino al 1973, poi collegati on line anche con quelli successivi.
Bene lo sanno anche i pensionati che oggi fanno parte di quell’80 percento e che oggi ricevono la pensione entro un mese o anche meno e che naturalmente non compaiono mai nei social..
L’Inps dovrebbe impostare una fase analoga, preventiva, anche per quell’altro 20 percento che oggi soffre una incivile attesa.
Semplicemente vergognoso!!!Ma vale anche X un dipendente di azienda privata ,che a breve andrà in pensione?
Se la tua carriera è sempre stata nel fondo lavoratori dipendenti (FPLD) direi di no.
Ammetto di essere stato fortunato: carriera semplice e rientro nell’80% dei casi senza intoppi.
Ma per quel 20% che aspetta la pensione per mesi, la situazione è inaccettabile. È un diritto, non un favore! Erogarla con così tanto ritardo, per qualsiasi motivo, è semplicemente sbagliato.
Caro Giovanni
In Italia ci portiamo dietro una strana eredità politica: siamo un Paese che ha vissuto un regime autoritario per vent’anni, ma oggi la divisione non passa certo tra “fascisti” e “antifascisti”. La spaccatura reale nasce nella Repubblica, quando per decenni ci siamo abituati a vivere in due blocchi contrapposti: da una parte la tradizione cattolica e moderata, dall’altra quella comunista e progressista. È lì che si è formato il nostro bipolarismo, molto prima delle sfide Prodi–Berlusconi.
Il punto è che questa divisione culturale è rimasta, anche se i partiti sono cambiati. E così capita che una parte della destra, invece di confrontarsi sui contenuti, ricorra alla scorciatoia più semplice: etichettare come “comunista” chiunque non la pensi allo stesso modo. È un riflesso condizionato che arriva direttamente dal Novecento, come se il mondo non fosse andato avanti e come se ogni opinione diversa fosse automaticamente sospetta.
La verità è che l’Italia è divisa quasi a metà non perché metà del Paese sia “rossa”, ma perché da settant’anni viviamo dentro una dinamica bipolare che si è solo trasformata nel tempo. Ridurre tutto a “noi contro i comunisti” è un modo comodo per evitare di fare i conti con la complessità reale del Paese. E forse anche per non ammettere che, al di là delle etichette, gli italiani sono molto più sfumati di quanto certi slogan vogliano far credere.
Porto la mia testimonianza giusto in merito a questo problema.
Ho fatto domanda di pensione anticipata con Computo in Gestione Separata INPS in data 10/07/2025. Ad oggi la mia pratica è ancora in lavorazione e, ad una richiesta di sollecito inviata dal Patronato a cui mi sono rivolto, è stato dichiarato da INPS che si tratta di una pratica articolata e complessa e richiede una lavorazione manuale. Hanno detto che la pratica potrebbe vedere la conclusione nel corso del mese di febbraio!!
Incrocio le dita!
Questa storia dei ritardi INPS è l’ennesima dimostrazione di come la burocrazia italiana riesca a complicare anche ciò che dovrebbe essere automatico. Va bene l’80% delle pensioni in 30 giorni, ma quel 20% che aspetta sei mesi non vive di statistiche: vive senza soldi.
Ogni volta c’è una scusa diversa: vecchie gestioni assorbite, procedure “a mano”, certificazioni che non arrivano. Intanto però chi ha lavorato una vita resta appeso, come se fosse normale aspettare mezzo anno per un diritto sacrosanto.
Il risultato è che per andare in pensione devi sperare non solo di maturare i requisiti, ma anche che il sistema non ti lasci a secco.
Un Paese serio non dovrebbe funzionare così.
Caro Gigi Stock, è la politica che deve risolvere questi e altri annosi problemi che ci affliggono. Ma qui dicono che non si deve parlare di politica. E in più ci sono i difensori d’ufficio del governo in carica. Se propongo dei temi mi contestano senza entrare nel merito delle questioni. È una vecchia tattica per non rispondere e delegittimare l’avversario. Non ne usciremo mai.