Pensioni e Smart working, ultime oggi 10 giugno: tra rischi e vantaggi, quanto conta l’età?

Lo smart working continua a far discutere e sempre più negli ultimi giorni sono in molti a chiedere che la modalità dello smart working possa proseguire anche dopo il 31 luglio, data indicata come ‘ diritto’ per i genitori con figli under 14 anni. Molti esperti discutono sui rischi e sui benefici, vi é chi teme salari più bassi e pensioni da fame un domani, come Claudio Maria Perfetto ed Orietta Armiliato, entrambi hanno già esposto, anche sul nostro sito, i loro dubbi in merito ai reali benefici di questa nuova modalità di lavoro.

Tanti si stanno interrogando se , soprattutto per le donne, si tratti davvero di ‘lavoro agile’ o di aggiunta di lavoro al già doppio /triplo carico che pesa inevitabilmente, purtroppo per un retaggio culturale ancora presente, sulle spalle delle donne. Ecco la lucida analisi di Orietta Armiliato che merita attenzione perché solleva un’altra importante questione, l’età a cui si accede allo smart working. Questa potrebbe fare la differenza per poter parlare di benefici o svantaggi anche in termini di salari e pensioni future, cosa cambia tra under e over 50 enni?

Smart working il punto al 10 giugno, parla Armiliato (CODS)

“Continuo ad interessarmi e ad interessarvi al tema dello smart-working svolto dalle donne, poiché a seguito del “lockdown” si è reso ancor più evidente come siano state proprio le donne ad accollarsi il grosso del carico di lavoro supplementare, dato appunto dalla permanenza in casa h 24, come per altro già normalmente ne hanno il carico maggiore, quando esercitano la propria attività lavorativa fuori casa.

Si é acceso dunque prepotentemente sul tema del lavoro di cura domestico ordinario, materia della quale il CODS si occupa dalla sua fondazione, un riflettore che ha avuto ed ha riflessi ovunque. Si stanno infatti formando task force per studiare come regolamentare questa modalità lavorativa in funzione di un suo permanente inserimento ancorché opzionale, nella disciplina del lavoro.

Sono attive infatti sulla materia le parti sociali, le associazioni di categoria, la politica e tutti coloro che sono deputati a produrre statistiche in un avvincente ancorché stimolante “brainstorming” mentre, personalmente, ho cercato di documentarmi in maniera piuttosto approfondita prima di affrontare l’argomento pubblicamente ed ho quindi letto parecchie pubblicazioni sul tema, a partire dal “telelavoro” che ne é il padre anzi, addirittura il nonno. Andando a ritroso si viene a conoscenza del fatto che i primi studi americani di possibile utilizzo di questa modalità, risalgono agli anni ‘60, con l’avvento dei terminali e delle reti di interconnessione ma, quasi nessuno anzi direi nessuno oggi, almeno rispetto ai testi da me consultati, ha posto l’accento su una questione a mio avviso fondamentale, connessa al positivo accoglimento o meno delle lavoratrici, di questa forma di lavoro dipendente da svolgere, come sappiamo, da casa propria.

Pensioni e smart working: quanto pesa l’età? Over 50 stipendi consolidati

Ed é il fattore ETÁ. Proprio l’età anagrafica intendo é, a mio avviso, l’artefice di una divisione delle donne su questo tema.
Molte lavoratrici over 50, che hanno apprezzato e apprezzerebbero l’inserimento in azienda dello SW, lamentano alcune condizioni che provo ad elencare:

  • lo stress dovuto agli spostamenti per raggiungere la sede lavorativa
  • il dover puntare la sveglia almeno un paio di ore prima di uscire di casa
  • il disagio di doversi rapportare con chi più giovane ha una maggior capacitá di apprendimento (specie in tema informatico)

Chiaro é che, la casa di una donna 55enne, difficilmente é frequentata da adolescenti che invitano gli amici a passare il pomeriggio in cameretta a fare i compiti, sentir musica e fare merenda ma, se ci sono figli che vivono ancora in famiglia, sono oramai adulti e non necessitano di particolari attenzioni, il pranzo lo si prepara quindi solo per se stesse e magari si riduce ad un sandwich o ad un’isalatona, così come ogni spazio può essere utile per appoggiare il PC senza essere d’impiccio a chi é in casa, le relazioni interpersonali sono oramai consolidate e la carriera é praticamente alla fine mentre i lavori domestici…li hanno sempre fatti e li continueranno a fare esattamente come quando andavano in ufficio annoverandoli fra quelli che, stando alla cultura inculcata e vigente, sono un loro “dovere”.

Per le over 50 dunque anche un eventuale smart working perenne difficilmente, ci pare di intendere dalle parole di Armiliato, potrebbe causare impedimenti di crescita professionale e dunque danneggiare stipendi e di conseguenza incidere negativamente sulla pensione. Altra cosa é per le giovani donne, che potrebbero essere maggiormente vincolate da tale modalità e patirne le conseguenze sia in termini salariali oggi che di pensione un domani. Eccovi le osservazioni di Armiliato.

Pensioni e smart working: under 50 rischioso?

Sarà un po’ diverso “chiudere” in casa a lavorare una donna giovane, nel pieno della carriera, con la voglia di dimostrare, di confrontarsi di essere parte attiva nei progetti aziendali, con infanti che hanno bisogno di attenzione, di essere accompagnati al bagno, di pannolini, pranzi e merende e che se più di uno, magari si bisticciano i giocattoli e ci imbrattano la tastiera con le manine sporche di cioccolato o peggio se raffreddati, di muco?
Chiaro che, per intenderci, ho estremizzato un po’ i concetti…ma solo un po’; il tutto per dire che la valutazione di questa modalità lavorativa dovrà tenere conto necessariamente, per le Donne, di moltissimi elementi, non ultimo quello dell’età”. Infine interessante anche l’hashtag casaérifugionontrincea.

Parliamone insieme e diteci la vostra su questo argomento e soprattutto su quanto potrebbe incidere l’età in questa modalità di lavoro. Se avete utilizzato lo smart working e vi va raccontateci la vostra esperienza.

Smart working, prime testimonianze: parla Perfetto

A conferma di quanto assertito da Armiliato, ecco che anche Claudio Maria Perfetto, aggiunge la sua testimonianza diretta e conferma che a fare la differenza può certamente essere anche l’età, ma limiti comunque, a suo dire, ve ne sono e molti. Eccovi le sue condiderazioni: “Le relazioni sociali fisiche sono molto importanti per fare carriera o per cambiare azienda. Basti pensare, per esempio, allo scambio di idee alla macchinetta del caffè con un fornitore esterno da cui può derivare l’opportunità di cambiare azienda e fare un salto di qualità anche nella propria professione (parlo per esperienza diretta. Ho cambiato diverse aziende sempre attraverso le relazioni sociali fisiche).

Con le relazioni virtuali è il tuo CV (Curriculum Vitae) che parla per te, è la presentazione video che fai di te che parla per te.
Con le relazioni fisiche sei tu stesso il CV. Puoi avere un profilo Linkedin e puoi avere il tuo CV su Monster. Sai fare tante cose, parli molte lingue ed hai pure il master. Ma non sei unico. Sei uno dei tanti.
Se invece ti relazioni fisicamente con un responsabile e ti scappa di dire, parlando del più e del meno, che nel tuo lavoro sei bravo a documentare i processi, potresti aver detto la parola magica: “documentazione”, la parola che ti potrebbe aprire una nuova prospettiva di lavoro (nelle aziende c’è un forte bisogno di chi è anche capace di scrivere e di sviluppare una buona documentazione).
Nelle relazioni fisiche sei unico. Non sei uno dei tanti. Sei tu.
Le relazioni fisiche contano molto di più di quelle virtuali”.

In estrema sintesi ecco per chi può andare bene lo smart working e per chi sarebbe meglio evitare, anche Perfetto mette in luce la variabile età come Armiliato (CODS). “Lo smart working amplia le relazioni virtuali ma riduce quelle fisiche. Lo smart working può andare bene per chi è a fine carriera, per gli over 50. Lo smart working non va proprio bene per coloro che sono a inizio carriera, e va assolutamente evitato.”

Grazie al Dott Perfetto per averci reso partecipi del suo vissuto, aspettiamo le altre testimonianze, nell’apposita sezione commenti.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

2 pensieri riguardo “Pensioni e Smart working, ultime oggi 10 giugno: tra rischi e vantaggi, quanto conta l’età?

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    10 Giugno 2020 in 16:44
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    Sono sostanzialmente d’accordo con questa analisi anche da uomo. Il lavoro agile è comodo per noi over 50, io non ritornerei più indietro…

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  • Avatar
    10 Giugno 2020 in 14:22
    Permalink

    Le relazioni sociali fisiche sono molto importanti per fare carriera o per cambiare azienda. Basti pensare, per esempio, allo scambio di idee alla macchinetta del caffè con un fornitore esterno da cui può derivare l’opportunità di cambiare azienda e fare un salto di qualità anche nella propria professione (parlo per esperienza diretta. Ho cambiato diverse aziende sempre attraverso le relazioni sociali fisiche).
    Con le relazioni virtuali è il tuo CV (Curriculum Vitae) che parla per te, è la presentazione video che fai di te che parla per te.
    Con le relazioni fisiche sei tu stesso il CV.
    Puoi avere un profilo Linkedin e puoi avere il tuo CV su Monster. Sai fare tante cose, parli molte lingue ed hai pure il master. Ma non sei unico. Sei uno dei tanti.
    Se invece ti relazioni fisicamente con un responsabile e ti scappa di dire, parlando del più e del meno, che nel tuo lavoro sei bravo a documentare i processi, potresti aver detto la parola magica: “documentazione”, la parola che ti potrebbe aprire una nuova prospettiva di lavoro (nelle aziende c’è un forte bisogno di chi è anche capace di scrivere e di sviluppare una buona documentazione).
    Nelle relazioni fisiche sei unico. Non sei uno dei tanti. Sei tu.
    Le relazioni fisiche contano molto di più di quelle virtuali.
    Lo smart working amplia le relazioni virtuali ma riduce quelle fisiche.
    Lo smart working può andare bene per chi è a fine carriera, per gli over 50.
    Lo smart working non va proprio bene per coloro che sono a inizio carriera, e va assolutamente evitato.

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