Pensione a 64 anni estesa a tutti: pro e contro

Riportiamo quest’oggi un interessante elaborato del nostro esperto previdenziale il Dott. Perfetto, al quale abbiamo chiesto di analizzare pro e contro della proposta che sarebbe allo studio del Governo, ossia l’estensione della pensione anticipata a 64 anni per tutti e quali sarebbero le differenze rispetto all’attuale normativa vigente. Ringraziamo come sempre il nostro esperto per la sua chiarezza espositiva e per aver la capacità di rendere comprensibile a tutti le intenzioni al vaglio.

Pensione anticipata a 64 anni ad oggi

Con la normativa vigente già oggi è possibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni di età se si posseggono i seguenti requisiti:

  • Inizio versamento contributi dal 1° gennaio 1996:  L’importo pensionistico viene calcolato col sistema di calcolo interamente contributivo. Sono esclusi i lavoratori e le lavoratrici che hanno iniziato a versare i contributi previdenziali prima del 1° gennaio 1996 (che quindi godrebbero del sistema di calcolo misto).
  • Minimo 20 anni di contributi effettivi versati: Contributi obbligatori, volontari o da riscatto. Sono esclusi i contributi figurativi (disoccupazione, malattia, maternità, congedo parentale).
  • Requisito economico: L’importo pensionistico deve essere almeno 3 volte l’Assegno sociale.    L’importo dell’Assegno sociale per il 2026 è pari a 546,24 euro al mese per 13 mensilità. Quindi, l’importo pensionistico deve essere almeno 3 x 546,34 = 1.638,72 euro al mese. Per le donne con un figlio, l’importo pensionistico deve essere almeno 2,8 x 546,34 = 1.529,47 euro al mese, mentre per le donne con due o più figli l’importo pensionistico deve essere almeno 2,6 x 546,34 = 1.420,22 euro al mese.

Ipotesi riforma pensioni con uscita più ampia a 64 anni

La proposta allo studio del Governo è di ampliare la platea dei possibili beneficiari della pensione anticipata a 64 anni di età estendendola ai lavoratori che oggi ne sono esclusi e che posseggano i seguenti requisiti:

  • Inizio versamento contributi anche prima del 1° gennaio 1996: Limporto pensionistico verrà calcolato col sistema di calcolo interamente contributivo (e quindi non più con il sistema di calcolo misto).
  • Minimo 20 anni di contributi effettivi versati: Contributi obbligatori, volontari o da riscatto. Sono esclusi i contributi figurativi (disoccupazione, malattia, maternità, congedo parentale).
  • Requisito economico: L’importo pensionistico deve essere almeno 3 volte l’Assegno sociale (quindi: 3 x 546,34 = 1.638,72 euro al mese; 2,8 volte l’Assegno sociale per le donne con un figlio; 2,6 volte l’Assegno sociale per le donne con due o più figli). Qualora i contributi versati risultassero insufficienti, a titolo di integrazione del reddito si potrà utilizzare il TFR in forma rateizzata in qualità di previdenza complementare (o altra forma di previdenza complementare).

(Si confronti anche: Brocardi.it, “Pensione anticipata, spunta l’ipotesi di uscita a 64 anni per tutti ma con l’assegno ridotto: ecco come funzionerebbe”, Dott. Claudio Garau, 13/06/2026).

Uscita più ampia a 64 anni: PRO (vantaggi)

  • Lavoratori:
    •  Maggiore flessibilità e scelta nell’accesso al trattamento pensionistico: La pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione estesa anche ai lavoratori che hanno cominciato a versare i contributi prima del 1° gennaio 1996 diviene, assieme alla pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi di contribuzione (un anno in meno per le donne), un’alternativa in più alla pensione di vecchiaia con 67 anni di età.
    • Ricambio generazionale: L’uscita anticipata a 64 anni libererebbe posti di lavoro per i giovani in cerca di lavoro.
  • Stato:
    • Neutralità per le casse dello Stato: Applicando il sistema di calcolo contributivo anche ai lavoratori che rientrano nel sistema di calcolo misto, il lavoratore riceverebbe esattamente quanto ha versato, senza alcun esborso addizionale da parte dello Stato.
    • Sostenibilità previdenziale: L’utilizzo del TFR/TFS come rendita pensionistica gestita dall’INPS darebbe grande sollievo alla casse dell’INPS, che si troverebbe ad erogare il TFR/TFS in più rate anziché in un’unica soluzione.   

Uscita più ampia a 64 anni: CONTRO (svantaggi)

  • Lavoratori:
    • Importi pensionistici più bassi: Il passaggio forzoso al calcolo contributivo (anche per chi rientra nel misto) e l’uscita anticipata (che applica coefficienti di trasformazione meno favorevoli) comportano una riduzione dell’assegno mensile rispetto al restare al lavoro fino a 67 anni.
    • Rischio povertà in età avanzata: Chi esce a 64 anni con un assegno ridotto potrebbe trovarsi in difficoltà tra i 75 e gli 85 anni, quando le spese sanitarie aumentano e il potere d’acquisto della pensione diminuisce (nonostante le rivalutazioni).
  • Stato:
    • Rischio riduzione della base contributiva: Con l’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni per tutti, i versamenti dei contributi previdenziali potrebbero diminuire in maniera significativa. I contributi versati dai lavoratori rimanenti e dai nuovi giovani che subentrerebbero agli anziani che lasciano il lavoro potrebbero risultare insufficienti a garantire la sostenibilità previdenziale.   
    • Costo del debito pubblico: Anche se viene applicato il sistema di calcolo contributivo all’erogazione della pensione, l’INPS deve comunque iniziare a erogare i soldi prima del previsto (prima del raggiungimento dei 67 anni di età). In un Paese con un alto debito pubblico come l’Italia e con relativamente pochi lavoratori giovani, si verrebbe a creare una tensione finanziaria immediata in termini di flussi di cassa.

Conclusione su proposta del Governo relativamente alla pensione anticipata a 64 anni

È facile immaginare che il Governo si trovi sin d’ora ad eseguire le opportune simulazioni per valutare la platea di potenziali aderenti alla “Pensione anticipata a 64 anni flessibile” estesa ai lavoratori che abbiano iniziato a versare i contributi previdenziali prima del 1° gennaio 1996.

Qualora la platea di potenziali aderenti risultasse particolarmente estesa, tale platea potrebbe  essere eventualmente ristretta approvando un intervento di “flessibilità selettiva”, ovvero  introducendo il requisito di almeno 25 anni o più (anziché 20 anni) di contribuzione per i lavoratori che abbiano cominciato a versare i contributi prima del 1° gennaio 1996. In tal caso, si andrebbe incontro ad una iniquità per i “contributivi misti”, dal momento che per i lavoratori che abbiano cominciato a versare i contributi dal 1° gennaio 1996 rimarrebbe il requisito di almeno 20 anni di versamento contributi.    

In definitiva, è molto probabile che la Pensione anticipata a 64 anni flessibile possa essere approvata; se non altro, per cominciare ad adottare alcuni pilastri cruciali per il sistema previdenziale: estensione del calcolo contributivo anche a chi rientrerebbe nel misto, e utilizzo del TFR/TFS come previdenza complementare.

Uno sguardo verso l’UE in tema di pensioni

Inoltre poiché, come é noto a tutti, le azioni di Governo devono risultare in linea con le Raccomandazioni del Consiglio europeo per l’Italia é importante altresì esplicitare le convergenze e le divergenze tra Stato italiano ed EU in merito alle pensioni. Qui lo facciamo, per questioni di spazio, ricordandone una principale per tipo:

Una convergenza tra Stato italiano e UE, per esempio, consiste nell’utilizzare il TFR/TFS come pensione complementare, cosa che viene ben vista dall’UE che spinge proprio verso l’affiancamento della pensione complementare alla pensione obbligatoria.

Una divergenza tra Stato italiano e UE, per esempio, consiste nell’attuare la Pensione anticipata a 64 anni estesa a tutti (anticipata rispetto alla pensione di vecchiaia a 67 anni), cosa che non viene ben vista dalla UE che insiste nel mantenere più a lungo al lavoro i lavoratori anziani e quindi non raccomanda il ricorso alle pensioni anticipate.

Chissà quale avrà la meglio, ci viene da dire concludendo, nel mentre ringraziamo il Dott. Perfetto e chiediamo ai nostri lettori, alla luce delle specifiche qui riportate, se approverebbero o meno questa proposta allo studio del Governo. Provvedimento utile o misura solo per pochi?

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22 commenti su “Pensione a 64 anni estesa a tutti: pro e contro”

  1. Come anticipato nel mio commento in data 21 Giugno 2026 alle 12:09, mi ricollego al commento del sig. Wal in data 21 Giugno 2026 alle 8:31.

    Il sig. Wal nel suo commento riferisce di aver posto domande all’AI per reperire informazioni sul sistema pensionistico tedesco.

    Come il sig. Wal, anche io mi relaziono con AI, soprattutto per il fatto di ricevere quelle risposte che non riesco ad ottenere da almeno una trentina di docenti universitari che ho contattato tra cui: Docenti di economia, Docenti di informatica, Presidenti di corsi di Laurea, Direttori di Dipartimenti di Economia e di Informatica, Rettori e Rettrici.

    Non uno, DICO NON UNO è riuscito ad espormi il suo pensiero sulla Economia Informatica!

    Se dovessi applicare alle persone che ho contattato la stessa regola del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in base alla quale lo studente che fa scena muta all’esame di Maturità viene bocciato, ebbene io boccio tutti questi docenti universitari nel loro ruolo di “docenti”.

    Ma veniamo a noi.

    Una percentuale sempre più alta di studenti (nel 2025 il 43% degli studenti) utilizza sistemi di intelligenza artificiale (Fonte: https://www.orizzontescuola.it/intelligenza-artificiale-sempre-piu-vicina-agli-studenti-solo-il-4-si-sente-competente/).

    Per interagire con l’IA si pongono domande.

    Ma quali sono le DOMANDE GIUSTE da porre all’IA? CHI insegna a porre le domande giuste all’IA?

    CHI insegna agli alunni delle scuole medie e agli studenti delle scuole medie superiori e delle università a porre le domande giuste all’IA?

    I genitori? Gli insegnanti? I docenti? Gli amici?

    Se poniamo all’IA una domanda per informarci, e ci fermiamo lì, potremmo ricevere dall’IA una risposta che indichiamo col termine “RISPOSTA A”.

    Se entriamo più nello specifico spiegando all’IA in maggior dettaglio il nostro pensiero, potremmo ricevere una risposta intermedia “RISPOSTA AB”.

    Se sviluppiamo in maniera più approfondita le nostre argomentazioni, potremmo ricevere dall’IA la RISPOSTA C CHE CONTRADDICE LA RISPOSTA A.

    Come ho scritto in una mia mail indirizzata ad un interlocutore umano “L’AI fornisce le risposte alle nostre domande. Ma l’AI non ragiona. L’AI assembla. Le domande le poniamo noi. Siamo noi a fare un ragionamento per poter porre le domande giuste all’AI.”

    Un esempio di come interagire con l’intelligenza artificiale e di come porre le DOMANDE GIUSTE all’intelligenza artificiale è riportato nel documento “Google AI Mode su Prima, Seconda e Terza Legge di Little”. Per visionare o scaricare il documento “Google AI Mode su Prima_Seconda_Terza Legge di Liitle.pdf”, cliccare sul link seguente del mio sito: https://drive.google.com/file/d/10laq_lem-Zbs_qpfrAdiRC5r9yPIlOf6/view

    Il punto fondamentale per il nostro SISTEMA SCOLASTICO (scuola media, scuola superiore, università) è riuscire a sviluppare in alunni e studenti il pensiero critico; un pensiero che consenta loro di risultare all’altezza di interagire con l’intelligenza artificiale almeno “alla pari”.

    A tal fine è stato sviluppato l’insegnamento “Economia Informatica con esercitazioni di laboratorio per la Scuola Secondaria di Primo Grado” (per gli alunni di scuola media tra gli 11 e i 14 anni di età).

    L’insegnamento è composto dal seguente MATERIALE DIDATTICO di quattro Moduli (oltre al Modulo 0):

    • MODULO 0:
    o Brochure_Economia Informatica.pdf
    o Perché Imparare Economia Informatica.pdf
    o Corso Economia Informatica_Lista Materiale Didattico.pdf
    o Lezioni Economia Informatica Scuola Secondaria I Grado_Contenuti.pdf

    • MODULO 1:
    o Lezioni_Economia_V1.0.pdf
    o SLIDE_Economia_V1.0.pptx
    o SLIDE_Economia_V1.0.pdf
    o MICROECONOMIA_Domanda e Offerta_V1.0.xls
    o MACROECONOMIA_Lavoro-Reddito_Consumo_Risparmio_Investimento_V1.0.xls

    • MODULO 2:
    o Lezioni_Informatica_V1.0.pdf
    o SLIDE_Informatica_V1.0.pptx
    o SLIDE_Informatica_V1.0.pdf

    • MODULO 3:
    o Lezioni_Economia Informatica_V1.0.pdf
    o SLIDE_Economia Informatica_V1.0.pptx
    o SLIDE_Economia Informatica_V1.0.pdf

    • MODULO 4:
    o Economia Informatica_Esercitazioni Laboratorio 1_V1.0.pdf
    o Risparmio e Investimento in Economia Informatica.mp4
    o RMF_16Gen_2012.txt
    o SIMULATORE_Risparmio-Investimento & Reddito-Spesa_RMF_16Gen_2012.xls
    o SLIDE_Laboratorio 1_V1.0.pptx
    o SLIDE_Laboratorio 1_V1.0.pdf

    NOTA: nelle Lezioni, tra tantissime altre cose, viene spiegato in particolare (essendo di fondamentale importanza):
    o come si scrivono le formule
    o quale variabile va collocata sul lato sinistro del segno di uguaglianza
    o quale variabile va collocata sul lato destro del segno di uguaglianza
    o perché formule contenenti stesse variabili ma in forma diversa significano cose diverse
    o perché le formule di economia non adottano la stessa convenzione adottata dalle discipline scientifiche come la Fisica
    o perché si ricorre a distinguere la Legge di Little in Prima, Seconda e Terza legge di Little (anche se ciò non è contemplato nella letteratura accademica)
    o in che modo si stabilisce la corrispondenza tra i modelli economici e le leggi informatiche

    Le misure inerenti alla crescita economica, alla riduzione del debito pubblico, al lavoro, alle pensioni, alla Sanità, all’Istruzione poggiano sulla disciplina economica.

    Ma se la disciplina economica alla quale ci ispiriamo è quella del secolo scorso quando non si parlava né di robotica avanzata, né di intelligenza artificiale, né di moneta digitale, come pensiamo che quegli stessi concetti per così dire “analogici” possano essere applicati alla stessa maniera nell’era digitale?

    Giusto per adottare un parallelismo di grande attualità, sarebbe come affrontare con carri armati il nemico che utilizza i droni.

    Senza il ricorso alla Economia Informatica e senza l’applicazione dei suoi concetti di base non è possibile attuare misure orientate alla crescita economica, alla riduzione del debito pubblico, al lavoro, alle pensioni, alla Sanità, all’Istruzione.

    Rispondi
  2. Mi ricollego al commento del sig. Wal in data 21 Giugno 2026 alle 8:31.

    Mi trovo momentaneamente in Germania, in un paese a 10 km da Heidelberg. In questi giorni i telegiornali tedeschi trasmettono notizie in merito alla revisione delle pensioni.

    Facendomi aiutare da mia moglie tedesca nella traduzione dal tedesco all’italiano, ho compreso che la Germania ha problemi per quanto riguarda il trovare coperture per l’erogazione delle pensioni.

    Penso che in termini di denatalità, invecchiamento della popolazione e pensioni l’Italia e la Germania condividono perfettamente gli stessi problemi.

    Penso anche che se il Governo italiano attuasse la Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin, che è la sola Proposta ad oggi in linea con l’era digitale, la Germania molto probabilmente seguirebbe le orme dell’Italia.

    Il sig. Wal conclude il suo commento con la seguente considerazione:

    “Ma la fiscalità, che temo non permetterà mai una vera unione Europea, è e rimarrà nelle mani dei singoli Stati, quando al contrario la politica monetaria ci accomuna alla BCE.”

    Mi trovo perfettamente d’accordo con la considerazione del sig. Wal: la Politica Fiscale DEVE rimanere a carico dei singoli Stati, e quindi del Governo italiano, in quanto è l’ultimo baluardo di sovranità nazionale.

    Inoltre, con l’Economia Informatica è possibile ricondurre la Politica Monetaria (attualmente esercitata dalla BCE) nell’ambito della Politica Fiscale italiana e ciò consentirebbe all’Italia di recuperare (anche se in modo parziale perché detta sovranità monetaria verrebbe esercitata solo entro i confini dello Stato italiano) parte della sovranità monetaria che oggi l’Italia ha completamente ceduto alla BCE. Con l’Economia Informatica la sovranità monetaria dello Stato italiano tramite l’adozione della moneta digitale di stato italiana risulterebbe compatibile con il mandato della BCE e con le regole dei trattati europei.

    Per dare un’idea riguardo all’Economia Informatica segnalo l’articolo dal titolo “La Nazione – CED. L’Economia Informatica come scienza sperimentale per governare l’era dell’IA” pubblicato da Erica Venditti in data 18 giugno 2026 su ultimenews.info al seguente link: https://ultimenews.info/lavoro-economia/la-nazione-ced-leconomia-informatica-come-scienza-sperimentale-per-governare-lera-dellia/

    È un articolo a carattere divulgativo, scritto per essere alla portata del vasto pubblico.

    Nel presente commento mi prendo una pausa di riflessione. Nel pomeriggio conto di scrivere un altro commento per ricollegarmi ancora al commento del sig. Wal in data 21 Giugno 2026 alle 8:31 dove il sig. Wal tocca un punto di fondamentale importanza: INTERAZIONE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE “ricorrendo a domande poste alla A.I” (parole del sig. Wal).

    Proprio in quest’ultimo periodo sto molto studiando tale tipo di interazione e sono approdato a risultati molto significativi, di vitale importanza per il nostro Sistema Scolastico e per la crescita e lo sviluppo di alunni delle medie e degli studenti di superiori e università, nonché per docenti di ogni ordine e grado e per qualsiasi altra persona adulta.

    Rispondi
    • Allorau un caro saluto e un in bocca al lupo mentre, in questo momento, da una distanza di circa 270 km (almeno cosi dice Google Maps), io dalla finestra di casa guardo le acque del Reno uscire dal lago di Konstanz.

      Rispondi
  3. Rispondo al commento del sig. Wal in data 19 Giugno 2026 alle 16:17.

    Mi sono soffermato su “Pensioni a 64 anni per tutti” perché era il tema principale da sviluppare.

    Ciò può dare l’impressione (come peraltro è avvenuto) che alcuni punti proposti da Mauro Marino nel suo commento del 18 Giugno 2026 alle 15:59 siano stati elusi.

    Rimedio all’elusione.

    Gran parte dei punti espressi da Mauro Marino nel suo commento del 18 Giugno 2026 alle 15:59 sono contemplati nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin di cui riporto uno stralcio che fa riferimento al Capitolo 7:

    “7. Programma per una Riforma Previdenziale basata sulla libertà di scelta e flessibilità.

    Con la nostra Proposta di Riforma Previdenziale intendiamo capitalizzare il lavoro, ovvero far tesoro del lavoro, che dal 2013 ad oggi hanno elaborato i nostri Parlamentari, i quali si sono impegnati (ma con risultati non in linea con quelli attesi) per introdurre quel grado di flessibilità di cui necessita il nostro attuale sistema previdenziale.

    La nostra Proposta di Riforma Previdenziale:

    • segue le orme della Pdl 857 di Damiano-Baretta-Gnecchi del 2013: offrire ai lavoratori e alle lavoratrici la libertà di scegliere se andare in pensione o restare al lavoro;

    • accoglie e fa proprie le istanze del Gruppo social “Comitato Opzione Donna Social” (CODS), di cui è fondatrice e coordinatrice la Sig.ra Orietta Armiliato. Dette istanze vengono riportate nel paragrafo 7.7 “Opzione Donna” (dette istanze sono per la massima parte anche incluse nella PdL 376 dell’On. Serracchiani esposta nel paragrafo 6.1.4);

    • accoglie e fa proprie le istanze del Gruppo social “Uniti per la Tutela della Pensione” (UTP), di cui è promotore il Sig. Mauro Marino che espone i dettagli al seguente link “Programma UTP”. Dette istanze vengono riportate in più paragrafi del capitolo 7.

    Avendo individuato i mezzi per rimuovere gli ostacoli che sino ad oggi hanno impedito di approdare ad una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale, siamo in grado di avanzare una Proposta che riteniamo possa soddisfare le aspettative del Governo, dei Sindacati, delle lavoratrici e dei lavoratori.” (pag. 22)

    FONTE: “PROPOSTA PER UNA RIFORMA PREVIDENZIALE FLESSIBILE E STRUTTURALE”, 14 febbraio 2024, https://www.pensionipertutti.it/wp-content/uploads/2024/12/PROPOS_3.x21950.x12672.x12672.pdf).

    PER QUANTO RIGUARDA LA NON ATTUABILITÀ DI UNA RIFORMA PREVIDENZIALE IN SOSTITUZIONE DELLA RIFORMA MONTI-FORNERO NON C’È ALCUNA “COLPA” DA ATTRIBUIRE AD ALCUNO.

    Spiego il perché di quanto ho affermato.

    La Commissione Europea agisce correttamente nel raccomandare all’Italia ciò che va fatto, ovvero ad imporre paletti (come quelli del Patto di Stabilità e di Crescita su rapporto deficit/PIL inferiore al 3% e rapporto debito pubblico/PIL inferiore al 60%) al fine di evitare che eventuali elementi di debolezza dell’Italia – la terza economia dalla Unione Europea, dopo la Germania e la Francia – possano generare effetti negativi sull’intera Unione.

    Il Governo Italiano tende a mettere in pratica le raccomandazioni della Commissione Europea, ma a fatica, in quanto non ha ancora pienamente sviluppato la “visione economica e digitale” dell’Italia. In particolare, le misure di politica economica del Governo Italiano vanno orientate (secondo la Commissione Europea) nel contenere il debito pubblico, nel contenere la spesa pensionistica, nell’espandere la crescita economica.

    l’Europa sta sviluppando la seguente strategia economica e digitale:.

    • Piena SOVRANITÀ MONETARIA: con l’introduzione dell’euro digitale si intende porre un argine all’oligopolio di Mastercard e Visa

    • SOVRANITÀ TECNOLOGICA: si è cominciato dal 4 giugno 2026 a sostituire nel Parlamento Europeo il motore di ricerca Google con il motore di ricerca francese Qwant, impostandolo come predefinito su tutti i computer in uso allo staff e ai deputati.

    Ritengo che, per ottemperare al meglio le raccomandazioni del Consiglio Europeo, l’Italia debba sviluppare sovranità monetaria e sovranità tecnologica rispetto all’Europa, proprio come l’Europa sviluppa sovranità monetaria e sovranità tecnologica rispetto al resto del mondo.

    Del “Manifesto per la riforma economica e digitale” ho portato a conoscenza, con la mia mail del 5/03/2026, i seguenti interlocutori:

    • Segreteria Generale della Corte Costituzionale
    • Presidenza del Consiglio dei Ministri
    • Ministero dell’Università e della Ricerca
    • Ministero dell’Istruzione e del Merito
    • Alcuni Docenti universitari della Cattolica di Milano, della LUISS di Roma, dell’Università di Torino
    • Orietta Armiliato, Maurizio Gibbin, Erica Venditti, Sarah Elizabeth Smyth, Daniela Cialfi, e Stefano Bachiocchi

    Per chi ha voglia e tempo da dedicare alla lettura, il Manifesto è reperibile al seguente link del mio sito nella sezione “Download”: https://drive.google.com/file/d/1YSfWfEByoxmRCOdhp95SvN8DjDCRsltv/view.

    Rispondi
    • Buogiorno,
      La mia era una provocazione rivolta alla UE prendedo lo sputo dai punti espressi dal signor Marino.

      La realtà considerato che spesso facciamo paragoni o discutiamo di sistemi pensionistici in UE, di regole o di indirizzi europei su redditi e tra questi anche per quelli da pensione .
      Per fare un minimo di chiarezza e solo a titolo di esempio tra: la prima e la terza economia europea vi porto un paragone di imposizione fiscale sulle pensioni, in parte verificato ma scritto ricorrendo a domande poste alla A.I.

      Premessa:

      Dal 1° gennaio 2005, la Germania ha rivoluzionato la tassazione delle pensioni con la legge Alterseinkünftegesetz, introducendo un passaggio graduale sulla sua tassazione “a valle” per la quale è necessario definire alcuni concetti fondamentali.

      In primo luogo partendo dal dire che il Germania esite una “quota esente bloccata per sempre”.
      Il fisco tedesco assegna da tale data e a ogni pensionato una “percentuale di pensione esentasse fissa e perenne”.
      Questa percentuale viene calcolata e congelata per tutta la vita in base all’anno esatto di decorrenza della pensione dopo averne stabilito una sua decrescita annuale per i nuovi pensionati a partire da tale data.

      Chi fosse andato in pensione nel 2005 godeva di un 50% di rendita totalmente esentasse.
      Da quell’anno, la quota esente sarebbe poi decresciuta progressivamente per i nuovi pensionati.
      Fino al 2022 la quota esente scendeva di 1 punto percentuale all’anno; con le ultime riforme, la decrescita è stata rallentata a 0,5 punti percentuali all’anno.

      Il termine della esenzione per questa “quota esente”, continuerà a ridursi gradualmente e si azzererà per chi andrà in pensione a partire dal 2058 (inizialmente era previsto per il 2040 e poi è stato posticipato per tutelare i contribuenti). Chi fosse già in pensione ribadisco manterrà intatto il proprio diritto perché acquisito a vita.

      Riporto di seguito un esempio di applicazione pratico per una coppia di coniugi riferita all’anno corrente 2026.

      In particolare immagino una coppia di coniugi italiani che fossero entrambi ex dipendenti del settore privato (pensioni INPS) divenuti residenti fiscali in Germania e che presentano la dichiarazione dei redditi congiunta (Zusammenveranlagung).

      Marito: Pensionato da gennaio 2011 con un redito da pensione lordo iniziale di €34.000 annui.
      Moglie: Pensionata dal 2023 con analogo reddito privato ma di €28.000 lordi annui.
      Il reddito pensionistico familiare lordo da dichiarare a Finanzamt (ovvero al fisco tedesco) sarà dunque pari a €62.000.

      Veniamo al calcolo di questo imponibile in Germania per cui Il fisco tedesco applicherà a ciascun coniuge la quota esente spettante in base al proprio anno di pensionamento:

      – Per il marito (Pensione 2011): La quota esente fissata per il 2011 è del 38%.
      La sua quota esente a vita: €34.000 × 38% = €12.920 (non tassabili).
      La parte imponibile iniziale: €34.000 – €12.920 si ridurrà a €21.080.

      – Per La Moglie (Pensione 2023): La quota esente fissata per una pensione risalente al 2023 è del 17,5%.
      La sua quota esente a vita: €28.000 × 17,5% = €4.900 (non tassabili).
      La parte imponibile iniziale: €28.000 – €4.900 si ridurrà a €23.100.

      Il totale imponibile pensionistico di coppia: €21.080 + €23.100 = €44.180.

      Ora servono alcune precisazioni aggiuntive che riguardano la ”sanità”, il “reddito minimo vitale” e quelle che saranno le imposte progressive su cui non mi dilungo ma che la AI calcola per questo esempio che ritengo molto comune in Italia.

      Tenuto conto della esistenza della “tessera Team” che sappiamo garantisce la sanità dei cittadini europei ma la cui validità è solo per quei casi di permanenza all’estero (Ue) per tempi limitati.
      La ipotetica coppia di coniugi italiani, residenti fiscali in Germania, iscritti AIRE; attraverso la presentazione del documento chiamato “Modello S1” li tutelerà previa in base a una convenzione bilaterale che permette loro la iscrizione a una “cassa mutua tedesca” mantenendo così la copertura sanitaria a carico dell’Italia.
      Vale a dire di non subire alcuna trattenuta sanitaria tedesca e di godere degli stessi servizi sanitari di un cittadino tedesco.
      Sui redditi dichiarati dunque non graveranno imposte sanitarie se non classici tichet sui medicinali e da eventuali ricoveri ospedalieri pari a 10 euro giorno (ma con un limite).

      Ma poiché esiste pi un ulteriore abbattimento che viene definito “Minimo Vitale” (Grundfreibetrag) aggiornato annualmente che per l’anno 2026 vede la soglia di “sussistenza esentasse” per un single essere paria a €12.348; la dichiarazione congiunta di coppia ne raddoppierà l’importo automaticamente a €24.696.

      In definitiva le tasse riguarderanno e si pagheranno solo sulla quota eccedente restante.

      La base imponibile netta su cui si andranno a calcolare le tasse per lquesta coppia di coniugi presa a riferimento sarà pari a : €44.180 – €24.696 = €19.484 e la imposta sul Reddito (Einkommensteuer): alla luce delle aliquote progressive iniziali (molto basse) su tale residuo, porteranno a una importo che ammonta a circa €2.600.

      NB) Eventuali rendite da capitale che in Germania seguono il principio del “reddito universale” (Welteinkommensprinzip), di cui l’esempio più semplice è il rendimento di un conto deposito e/o conti correnti, titoli o investimenti finanziari; sia prodotti qulora mantenuti in Italia o ovunque all’estero il (Kapitalerträge), saranno da dichiarare in Germania e godranno di una franchigia annuale di 1.000 euro per persona ( la coppia beneficerà di 2.000 euro di esenzione) mentre sulla parte eccedente i 2.000 euro di franchigia si pagherà il 25% (molto simile alla ritenuta finanziaria italiana)

      Per ultimo alcune addizionali specifiche tedesche sono la Iimposta di Solidarietà (Solidaritätszuschlag): per il finanziamento dovuto alla riunificazione Est/Ovest (pari al 5,5% dell’imposta), ormai quasi completamente abolita per i redditi medio-bassi e la tassa Ecclesiastica (Kirchensteuer) qualora al momento della registrazione anagrafica ci si dichiarasse dei credenti.

      Il confronto diretto su di un reddito, come da esempio, mostrerebbe un eccesso di imposizione fiscale di circa 12.000 euro per il pensionato italiano come spesso il dottor Marino evidenzia.

      Ma la fiscalità, che temo non permetterà mai una vera unione Europea, è e rimarrà nelle mani dei singoli Stati, quando al contrario la politica monetaria ci accomuna alla BCE.

      Salvo imprecisioni.

      Saluti

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  4. Nel presente Articolo di Erica Venditti, al capitolo “Uno sguardo verso l’UE in tema di pensioni”, si fa riferimento a convergenze e divergenze tra Stato italiano ed EU in merito alle pensioni.

    Colgo l’occasione per riportare la Fonte dalla quale emergono punti di CONVERGENZA e di DIVERGENZA tra Stato Italiano e Commissione Europea in merito alle PENSIONI.

    Evidenzio con caratteri MAIUSCOLI (da me impostati) gli aspetti sotto osservazione.

    “IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

    considerando quanto segue:

    (23) [omissis] La legge di bilancio 2026 ha introdotto misure volte a promuovere la partecipazione ai REGIMI PENSIONISTICI COMPLEMENTARI, che affiancati alle pensioni pubbliche possono anche contribuire a migliorare l’adeguatezza delle pensioni. Ciononostante, ad oggi la partecipazione rimane limitata al 38,3 % della forza lavoro, solo il 29 % degli aderenti ha meno di 40 anni e la partecipazione dei lavoratori autonomi è minima. [omissis] (pag. 8)

    RACCOMANDA all’Italia di prendere provvedimenti nel 2026 e nel 2027 al fine di:

    (1) [omissis] Affrontare le sfide demografiche per attenuarne gli effetti sulla crescita potenziale e sulla sostenibilità del sistema pensionistico, anche attraendo e trattenendo una forza lavoro di alta qualità e FAVORENDO LA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI PIÙ ANZIANI, specialmente al Sud [omissis]”. (pag. 17).

    (FONTE: “RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sulle politiche economiche, sociali, occupazionali, strutturali e di bilancio dell’Italia”, https://reforms-investments.ec.europa.eu/document/download/66face8a-f8ac-4bd0-b5e2-e114201e219f_it?filename=COM_2026_212_1_IT_ACT_part1_v2.pdf).

    CONCLUSIONI.

    CONVERGENZA

    • Al punto (23) di cui sopra viene esplicitata la CONVERGENZA sule PENSIONI COMPLEMENTARI. La Commissione Europea concorda con lo Stato Italiano di affiancare la pensione complementare alla pensione obbligatoria. Quindi: BENE utilizzare il TFR/TFS come pensione complementare.

    DIVERGENZA

    • Al punto (1) di cui sopra viene esplicitata la DIVERGENZA sulle PENSIONI ANTICIPATE. La Commissione Europea RACCOMANDA di favorire la partecipazione dei lavoratori anziani (ovvero trattenere al lavoro i lavoratori anziani). Quindi: NON VA BENE sviluppare nuove misure di pensione anticipata rispetto ai 67 anni di età. NON ANDREBBE BENE attuare la “Pensione a 64 anni estesa a tutti”.

    MIA NOTA PERSONALE

    La Commissione Europea raccomanda di trattenere al lavoro i lavoratori anziani “per attenuarne gli effetti sulla crescita potenziale”, ovvero per non andare incontro ad una diminuzione del PIL. Di conseguenza, la Commissione Europea ritiene che si possa compensare la mancanza dei lavoratori futuri – a causa del calo delle nascite (“sfide demografiche”) – con la partecipazione più a lungo al lavoro dei lavoratori anziani.

    A mio avviso la Commissione Europea non tiene in debita considerazione che a compensare la mancanza dei lavoratori futuri ci penseranno la robotica e l’intelligenza artificiale. Quindi, non si rende necessaria la partecipazione più a lungo al lavoro dei lavoratori anziani.

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    • La Commissione europea dovrebbe ritornare sui banchi di scuola, non alle medie, alle elementari ( senza offendere i bambini della scuola elementare), a studiare il corpo umano; in particolare la struttura muscolare, ossea, cardiaca etc; così capirebbero che gli anziani rendono meno dei giovani; hanno sicuramente più esperienza ma la capacità di adattamento è inferiore; chissà quando la Commissione europea…… e sposo in pieno le ultime 4 righe del commento del dott. Perfetto; saluti al dott. Perfetto, NON DEMORDA MAI, E AI GESTORI DEL SITO

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    • Alzando l’età pensionabile le nascite peggiorano sempre di più, perché le famiglie non sanno a chi dare i propri piccoli perché i nonni lavorano!

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  5. Continuo a ribadire che il requisito dell’importo minimo e’ una assurdita’ Se vogliono effettivamente varare la nuova proposta che tolgano almeno questa condizione.

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    • Massimo, forse è colpa mia che non mi so esprimere correttamente; la lega ma anche altri fanno delle proposte; la realtà dei fatti è che L’unione Europea, i potentati economici etc, molti partiti vogliono che la gente stia a lavorare il più possibile; parliamo dell’importo minimo: sotto questa cifra io non ti faccio andare in pensione; chiaramente è calcolata affinchè vadano in pensione pochissime persone; i conti li sanno fare; se fosse, dico una cifra a caso, 1,5 volte la minima, potenzialmente potrebbero essere , dico una cifra a caso, 100 mila persone; ma chi comanda non vuole mandare in pensione 100 mila persone e quindi mette 3 volte la minima e il dott. Perfetto ha spiegato che si parla di redditi medio alti; oppure aspetti i requisiti Fornero; oppure, se hai la pensione integrativa, usufruisci della RITA; saluti a te e ai gestori del sito

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      • Caro paolo prof pensi che non abbia capito che il motivo per il quale si mette il paletto dell’importo minimo e’ finalizzato a ridurre il piu’ possibile l’accesso ai potenziali pensionandi? Pur avendo capito sin da subito continuo a sostenere che si tratta di una condizione vomitevole. Mi permetto di fare una considerazione: nella remota ipotesi che il Governo decida di togliere questa limitazione saranno problemi miei se decidere di andare in pensione con una determinata cifra. O no! Un caro saluto

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  6. 43 anni e 2 mesi di contributi, pensione lorda 2053 euro, pensione netta 1620 euro.
    Ho pagato l IRPEF tutta la vita lavorativa e ora la pagherò fino alla morte.
    E’ un’indecenza 400 euro di IRPEF per un pensionato!!
    Saluti
    Fabio

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  7. Separazione tra previdenza e assistenza.

    ● Mantenimento del sistema misto fino alla naturale conclusione.

    ● Abolizione dell’aspettativa di vita e delle finestre sia per la pensione anticipata che per la pensione di vecchiaia.

    ● Flessibilità in uscita anticipata a partire da 64 anni di età, con penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni.

    ● Analogamente alla flessibilità di uscita anticipata possibilità di restare al lavoro oltre i 67 anni e fino a 70 con un incremento del 2% annuo.

    ● Rendere definitivi gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale.

    ● Implementazione della pensione integrativa con benefici fiscali fino al 50% di quanto versato.

    ● Pensione di garanzia per giovani, donne e per chi svolge lavoro di cura.

    ● Per i dipendenti pubblici erogazione del TFR/TFS entro sei mesi dalla cessazione del rapporto del lavoro.

    ● Flessibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro senza penalizzazioni per casi particolari di disoccupazione, lavori usuranti, malattia e invalidità.

    ● Riscatto agevolato della laurea con costi dimezzati del 50% e benefici fiscali fino al 50% di quanto versato;

    ● Coefficienti di trasformazione rivalutati in aumento.
    ● No tax area per pensionati fino a 13.000 euro annui.
    ● Eliminazione delle addizionali comunali e regionali per i pensionati fino a 30.000 euro annui di imponibile e dimezzamento per quelli da 30.000 a 45.000 euro di imponibile.
    ● Perequazione in base all’inflazione totale per tutti i pensionati.

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  8. dott. Perfetto, di quanto sarebbe ridotta (con tutto contributivo) una pensione di un soggetto che avrebbe i suddetti requisiti (rientrerebbe nel misto)?

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    • Sig. Francesco, provo a riformulare la sua domanda in questo modo (se l’ho ben compresa):

      di quanto verrebbe ridotta la pensione di un lavoratore che rientrerebbe nel sistema di calcolo misto e che andasse in pensione a 64 anni di età con 20 anni di contribuzione con il sistema di calcolo interamente contributivo?

      Non so rispondere a questa domanda in termini quantitativi. Ma provo a rispondere in termini qualitativi.

      La pensione è tassata come il reddito da lavoro dipendente e pertanto è soggetta ad una tassazione strutturata in tre scaglioni IRPEF:

      • 23% (da 0 € a 28.000 €)
      • 33% (da 28.000,01 € a 50.000 €)
      • 43% (da 50.000,01 € in su)

      Il requisito di un importo pensionistico mensile pari ad almeno 3 volte l’Assegno sociale, e cioè pari a 1.638,72 euro lordi mensile per 13 mensilità, equivale ad un importo lordo annuo di 1.638,72 x 13 = 21.303,36 (nota: occorre ricordare che quando si parla di importi, ci si riferisce sempre ad importi lordi) .

      All’importo lordo annuo si applica quindi il 23% di tassazione IRPEF.

      Quindi, la pensione mensile netta risulta pari a 1.638,72 – (1.638,72 x 0,23) = 1.638,72 – 376,90 = 1.261,84 euro netti.

      CONCLUSIONE

      Chi pensa di optare per la pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione potrebbe benissimo porsi la domanda riguardo a quanto perderebbe rispetto ad altre opportunità di scelta (per esempio, andando con la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi di contribuzione con il sistema di calcolo misto, oppure con la pensione di vecchiaia a 67 anni di età con il sistema di calcolo misto).

      Ma la domanda finale che si porrà chi pensa di optare per la pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione con il sistema di calcolo interamente contributivo (anziché misto) è la seguente: mi sta bene una pensione di 1.261,84 euro netti mensili per 13 mensilità?

      La Pensione a 64 anni estesa a tutti (anche a chi ha cominciato a versare i contributi prima del 1° gennaio 1996) si configura come una nuova possibilità di scelta. Una possibilità di scelta autofinanziata dal lavoratore utilizzando il TFR/TFS come pensione complementare.

      La Pensione a 64 anni estesa a tutti rimane (purtroppo) una possibilità di scelta per pochi, per coloro che nella loro vita lavorativa hanno percepito salari medio-alti.

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    • Sig Francesco la decurtazione più o meno ampia dipende dalla situazione individuale. Chi ha sei o sette anni prima del 1996 e percepisce oggi uno stipendio lordo di fascia medio alta ci rimette parecchio. Nel mio caso quasi 800 euro lordi mensili di differenza, questo perché gli stipendi prima del 1996 erano in lire e trasformati in euro diventano contributi irrisori. Credo che nessuno dei nati a metà degli anni 60 aderirà a questa proposta irricevibile e offensiva per chi lavora da 37 anni e ha contribuito a tenere in piedi questo paese. A parte poi la furbata che sfiora gli estremi dell’estorsione…mi domando ma che ci guadagnano a impoverire così tanto il ceto medio? Finito quello finita la pacchia anche per questi signori di dx di sx e di centro…ma non lo capiscono che i ricchi e i poveri le tasse non le pagano?

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      • Cara Lory, mettiamo i puntini sulle i; fascia medio alta cosa vuol dire? a che età? perchè i coefficienti di trasformazione variano di molto a seconda dell’età della persona; saluti a te e ai gestori del sito

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  9. Buongiorno, La mia opinione in merito alla questione è questa: attuare il salario minimo come avviente in tutti i paesi rispettosi dei diritti, allineamento dei salari alla media europea, che con il sistema contributivo vorrà dire piu contribuzione e pensioni più dignitose, separazione dell’assistenza dalla previdenza, solo in questo modo saremo sulla buona strada! l’utilizzo del TFR che, (ricordo a tutti, sono soldi del lavoratore) dovrebbe essere, a mio giudizio, facoltativo non vincolante, (altrimenti al danno di una pensione bassa si aggiunge la beffa dell’utilizzo dei tuoi soldi), con “il cappio” dell’almeno “3 volte l’assegno sociale”.
    Per concludere, quindi, solo così si potrebbe attuare una riforma decente. Altrimenti questi Scienziati del governo rischiano di fare ancora più danni di una grandinata con i cocci di grandine quanto una mela!!
    In Alternativa, che ci lascino la legge Fornero che già cominciano a farci rimpiangere!!!

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    • vedi peppe, tutte belle idee le tue ma prima che le facciano l’uomo farà in tempo non ad andare su Marte ma su Giove, (neanche i neonati riusciranno a vedere questo); allineare gli stipendi alla media europea? lodevole ma ………; sappiamo bene cosa vuole l’unione Europea: che la gente rimanga a lavorare; dovrebbero ritornare sui banchi di scuola a studiare fisiologia umana e così capirebbero che i vecchi vanno mandati in pensione; chissà, l’unica ricetta possibile, quando attueranno la riforma Perfetto e c; speriamo di vederlo; saluti a te, al dott. Perfetto e ai gestori del sito

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