Pensione anticipata 2018 ultimissime: ok 40 anni di contributi, ma no 60 d’età

Pensioni anticipate 2018, stop ape sociale, il dubbio dei lavortaori e ok ad opzione donna

Le ultime novità sulla pensione anticipata, in attesa di comprendere cosa deciderà di fare oggi il Presidente Mattarella, che nelle scorse ore ha annunciato di essere in procinto di prendere una decisione su chi affidare la guida del Paese; arrivano dai desiderata dei lavoratori. Discussione apertasi sotto il nostro articolo di ieri, ove si chiedeva se, alla luce dei risultati emersi dal sondaggio lanciato da Mauro D’Achille, la riforma previdenziale più equa potesse essere davvero quella priva di laccioli e differenze tra i lavoratori.

Una riforma semplice con una regola unitaria: la concessione della pensione a 60 anni d’età e 40 di contributi. Come era prevedibile sono intervenuti, quanti non lo avevano fatto in precedenza, soprattutto precoci, per far notare ai colleghi di sventura previdenziale, che per loro fissare un’età sarebbe una modifica peggiorativa rispetto all’attuale Fornero.

Pensione anticipata 2018: 40 anni di contributi devono bastare

Il Signor Franco scrive, rivolgendosi a chi aveva proposto l’uscita anticipata per tutti a 40 + 60 anni : “Se rilegge bene il suo commento c’è un grossissimo problema. Lei prima parla che quaranta anni di contributi sono tanti, poi però indica un’età minima di sessanta anni. Lo sa che esistono persone che oggi hanno 58 anni e 41 anni di contributi versati?” Poi aggiunge, riportando la sua testimonianza a supporto della sua affermazione : “ Le faccio il mio esempio: Ho 23 mesi di contributi versati per un corso che all’epoca poteva essere riscattato ai fini pensionistici, cosa che feci ma che oggi sono considerati non effettivi. Ho 14 mesi di militare ( Avevo un lavoro ed ho perso stipendi e contributi che sono rimasti solo figurativi). Assunto nel 1980 oggi ho 38 anni di contributi di lavoro effettivo. Quindi alla fine 40 anni di contributi versati, 38 di lavoro effettivo e 14 mesi che lo stato mi ha fatto perdere. Andrò in pensione si a 60 anni ma con 43,3 anni di contributi. Vede che non sono quota 100?”

Roberto aggiunge, difendendo i precoci : Ci risiamo ancora gente che parla di 60 anni di età e non considera che lavoratori precoci hanno iniziato a lavorare a 15 anni e che facciamo ,li facciamo lavorare fino a 45 anni ? Peggioriamo la riforma Fornero? Poi adirato prosegue nella sua analisi: “Da qui vedo tutto il menefreghismo della gente, sembra che in tutti questi anni abbiamo lottato per niente? I contributi devono essere slegati dall’età, ci sono persone che i 41 anni li fanno a 56 57 anni e se lo strameritano di andare in pensione ,equità la si fa facendo lavorare tutti gli stessi anni non mandando in pensione tutti alla stessa età

Riforma pensioni 2018/19: basta contrapporre anziani e giovani

Vi è poi chi come Mimmo che non trova corretto voler oggi, quando si parla di dover modificare la Fornero, mettere sempre dinanzi il problema delle nuove generazioni, che secondo Boeri , la Fornero, Cazzola e tanti altri illustri esperti si ritroverebbero, in caso di abolizione della stessa, a pagare un conto salato e ad essere privi di pensione un domani:

Come mai- dice perplesso- lo Stato ogni primo e terzo ha bisogno di intervenire sul sistema previdenziale peggiorando le condizioni e le regole fino a quel momento vigenti e dichiarando ogni volta che lo fa per le nuove generazioni che non possono e non devono pagare per tutti? “ Poi prosegue, facendo un confronto con la propria generazione “Anche i nostri padri, che lottando hanno ottenuto i diritti che oggi ci stanno togliendo, sono stati una “giovane” generazione; anche io sono stato una “giovane” generazione e sinceramente non ho notato una tale attenzione nei miei confronti”.

Chiudiamo con l’analisi dell’amministratore del Comitato esodati, licenziati e cessati che porta la discussione ad un livello più alto e d’insieme, cercando si far comprendere che non basteranno modifiche settoriali affinché , fa intendere, ‘il sole torni a splendere’ in Italia. Ci vorrebbe ben altro, ecco cosa.

Pensione anticipata, Metassi: non basterà una riforma

So benissimo di rischiare l’impopolarità ma i problemi della disoccupazione in età avanzata o la questione femminile – che riguarda l’ambito lavorativo ma non solo – è sbagliato pensare di risolverli con una riforma previdenziale”. Così Luigi Metassi, l’amministratore del Comitato Esodati, licenziati e cessati, in un lungo commento rilasciato sul nostro sito.  Poi precisa che i desiderata non possono tramutarsi il riforme, anzi è  Addirittura scorretto concettualmente pensare che si debba poter andare in pensione quando ci pare. Il fatto che, per ragioni le più disparate, taluni non siano messi in condizione di poter completare il proprio cumulo contributivo è questione che riguarda l’assistenza e non la previdenza” .

Poi  ci tiene a precisare che non sarà con una ‘semplice’ riforma previdenziale , ammesso che venga poi fatta, che il nuovo Governo apporterà alle migliorie richieste dal Paese, ma agendo su altri versanti, in primis sul lavoro. Ecco la sua attenta analisi: “problemi di disoccupazione e la stessa condizione femminile non hanno soluzione, tanto meno la potranno trovare nella previdenza, se non attraverso una rinnovata richiesta di lavoro stabile, giustamente remunerato e tutelato, anche sotto l’aspetto contributivo”.

Pensioni 2018 : si superino le visioni ideologiche dei singoli

Poi conclude , rivolgendosi a quanti tendono a guardare sempre e solo il proprio orticello, confidando di uscire quanto prima dal mondo del lavoro non pensando a cosa lasceranno: “ Il nostro sistema previdenziale è a ripartizione e, a prescindere dalla visione ideologica dei singoli, non può essere diversamente se non passando per il totale sacrificio di almeno un paio di generazioni. Chi lavora paga la pensione a chi ha già lavorato e pagato a sua volta la pensione alle generazioni ancora più vecchie. Non esiste quindi alcun “furto generazionale” ma un preciso patto sancito nelle regole.”

 Infine, dice puntando il dito su quello che è, a suo dire,  il vero squilibrio del sistema previdenziale: Se si vive più a lungo, si godrà più a lungo la pensione, questo è vero ma, per contro, in un arco di tempo più lungo, più generazioni entreranno a far parte del mondo del lavoro. Il sistema non è squilibrato a causa dell’allungamento della vita; è squilibrato a causa della deindustrializzazione del Paese, del precariato e della conseguente fuga all’estero delle ultime generazioni, nonché a causa della socializzazione delle perdite dell’Istituto previdenziale”.

E voi cosa ne pensate di queste ultime affermazioni? Cosa aggiungereste a questo interessante dibattito che sui social sta tenendo banco da giorni e che a coinvolto già moltissimi gruppi facebook.

11 commenti su “Pensione anticipata 2018 ultimissime: ok 40 anni di contributi, ma no 60 d’età

  1. A FINE OTTOBRE COPERò 40 ANNI DI LAVORO ASSUNTO NEL 1980 +16 MSESI MILITARE RISCATTATO +61 ANNI A DICEMBRE 2018 QUANDO POTRò ANDARE IN PENSIONE….

  2. Ho 43 anni di contributi Enpals (musicista), e anche qualche anno di contributi inps 5 anni di insegnamento, Ho 60 anni, quando potrò andare in pensione? Grazie

  3. Cari concittadini il problema è sempre il solito a nessun politico interessa fare una riforma che valga per tutti , Cittadini e Politici
    In realtà si continua a fare solo riforme che penalizzano i comuni mortali e non i soliti privilegiati ecco perché la signora piangeva quando doveva farci digerire da 7 a 10 anni in più di contributi , poi come al solito arrivano le elezioni e continuano a prenderci in giro.promettendo assurdità che non manterranno mai. Purtroppo la bestia nera si chiama aspettativa di vita che ogni tre anni ci costringe a lavorare un anno in più quindi le nuove generazioni se trovano un lavoro fisso e non saltuario mi domando come faranno a raggiungere 45 anni di versamenti per andare in pensione !!!!!!!!! La strategia è molto chiara si verseranno fiumi di soldi per poi morire senza la pensione .

  4. 60 senza lavoro che devo fare ?
    Perché altri lavoratori possono andare in pensione anche piu giovani di me ed io no ?
    Ma dove sta L equità ?

  5. Forse non avete capito una cosa molto semplice, quando il parlamento legifera lo fa sempre a scapito nostro, quando ho cominciato a lavorare tanti anni fa,,sapevo che con 35 anni di contributi potevo accedere alla pensione,,,faccenda semplicemente disattesa da uno stato che toglie il sangue ai propri cittadini e sempre con la scusa che avendo un debito pubblico elevato, certi sacrifici sono necessari, per rimettere a posto i conti pubblici. Chi ancora crede alle favole può dare retta a queste storielle,,che sanno di truffa vera e propria,,,intanto il debito pubblico è cresciuto a livello esponenziale,,,i servizi pubblici fanno acqua da tutte le parti, e i poveri disgraziati continueranno a prenderla in quel posto,,,

    1. Giuseppe non è non voler rispondere, per carità, sto cercando info da chi ne sa più di me. Non conosco molto bene il caso dei lavoratori a contatto con l’amianto e non vorrei darle info sbagliate. Sarà mia cura contattarla non appena mi risponderanno 🙂 Perdoni l’attesa.

      1. Giuseppe le scrivo per dirle che per fare domande specifiche sulle tutele per i lavoratori che sono stati a contatto con l’amianto può contattare su messanger o su Fb il signor Flavio Travalia, che mi ha comunque già anticipato, che : “per andare in pensione anticipata bisogna avere almeno 10 anni anche non consecutivi di esposizione all’ amianto che deve essere certificata sia dall’ Inail e poi dall’ Inps. Ogni anno di esposizione da un abbuono di 6 mesi di contributi . L età anagrafica non conta nulla , bisogna arrivare ad oggi a 42.10 anni di versamenti. Quindi se ha il riconoscimento dell Inps e 38 anni di versamenti effettivi può già andare se no deve aspettare i 42 e 10” .

        Spero di esserle stata di aiuto, il signore andato in pensione con le regole ‘di agevolazione’ per l’amianto è disponibile a fornirle ogni altra informazione in privato. Saluti, Erica

  6. Giusto! Chi è stato espulso dal mondo del lavoro, come fa a raggiungere il minimo contributivo? A 60 anni sfido chiunque a trovare lavoro. Ed è allora che lo Stato deve intervenire, magari con assunzioni obbligatorie, come per i disabili o garantendo la pensione, in deroga a tutti i paletti, a chi è disoccupato sessantenne.

  7. Sono d’accordo nel dire che 40 di contributi basta e avanzano per uscire dal mondo del lavoro ….
    Ma ricordiamoci che non tutti hanno la possibilità di raggiungere quel numero…chi ne ha 35 ed ha 57 anni che fa? Cosa mangia? Specialmente se è disoccupato? È troppo giovane per la pensione ed è ormai vecchio per occupare un posto di lavoro.. nessuno lo assume….😑😑😑

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su