Pensione anticipata 2023 l’editoriale: ora elezioni, e le pensioni che fine fanno?

Si è arrivati a quello che nessuno l’altra settimana poteva immaginare. Nel pieno dell’estate con le persone che dopo tre terribili anni di pandemia si stanno godendo un po’ di meritate ferie sfuggendo ai 40 gradi che aggrediscono quasi tutte le città italiane, abbiamo avuto una incomprensibile crisi di Governo a poco più di otto mesi dalla fine naturale della legislatura.

E’ stata anche già fissata la data delle elezioni che saranno svolte il 25 settembre e anche questa è una novità perché mai nella storia delle Repubblica le elezioni politiche sono state effettuate nel mese di settembre. Ma, ormai ci siamo abituati alle novità e nulla in questa pazza politica italiana sorprende più.

Pensioni anticipate 2023 ultime notizie: corsa contro il tempo

Sarà una corsa contro il tempo per presentare la legge di bilancio che all’interno dovrà, necessariamente, contenere alcuni provvedimenti sul tema previdenziale perché lo ricordiamo, sia Opzione Donna che l’Ape Sociale, che la quota 102 scadono inequivocabilmente alla fine di quest’anno.

Da tutti i sondaggi che in questi giorni stanno invadendo giornali e Tv emerge molto chiaramente che il centro destra con Meloni, Salvini, Berlusconi, a cui, poi, probabilmente si aggiungeranno realtà minori vincerà questa tornata elettorale e quindi saranno loro che entro la fine dell’anno costruiranno quella legge previdenziale che i cittadini italiani aspettano da troppi anni in sostituzione della odiata e troppo rigida legge Fornero.

Sento già Savini che da più giorni invoca i 41 per tutti per poter accedere al pensionamento ed un provvedimento di tal genere lo ritengo giustissimo. Dopo 41 anni di versamenti contributivi è assolutamente sacrosanto concedere a uomini e donne il pensionamento, mantenendo ovviamente il sistema misto, indipendentemente dall’età anagrafica e senza alcuna penalizzazione, ma oltre a questo, ci devono essere anche altri provvedimenti per una equa e strutturale riforma delle pensioni.

Ultime news Pensioni anticipate 2023: quota 41 e le altre proposte

Innanzitutto il problema dell’età. Dopo oltre 170.000 decessi causati da tre anni di pandemia che hanno determinato una riduzione dell’aspettativa di vita di quasi due anni è doveroso portare l’età del pensionamento ordinario della vecchiaia a 66 anni, uno in meno di quello previsto attualmente. Poi operare una flessibilità in uscita a già dai 62 anni operando delle lievi penalizzazioni, per esempio dell’1,5% annuo. Questo intervento della flessibilità in uscita è assolutamente necessario perché sono moltissimi i casi di persone che hanno cominciato a lavorare intorno ai 30 anni e questi non potranno mai raggiungere i 41 anni di contribuzione. Allo stesso modo della flessibilità anticipata in uscita consentire a chi lo volesse di rimanere anche oltre i 66 anni con lievi incentivazioni fino ad un massimo di 70 anni. In questo modo l’impegno per l’Erario si affievolirebbe di molto ed il costo complessivo della riforma sarebbe più contenuto.

Oltre a questi due fondamentali provvedimenti rendere strutturali e definitivi gli istituti di Opzione Donna e dell’Ape sociale e, importantissimo, per contrastare l’enorme problema della natalità in Italia che ha numeri bassissimi che non si verificavano da oltre 150 anni, concedere alle donne un bonus di 9 mesi per figlio con un massimo di due.

Poi attuare una pensione di garanzia per giovani e donne e per chi svolge attività di caregiver concedendo 6 mesi di bonus per ogni anno di contributi effettivamente versati. Dare un forte impulso alla previdenza complementare con detrazioni del 50 % di quanto versato e forti agevolazioni per il riscatto della laurea che non deve essere penalizzante su chi investe in cultura.

Infine pensare a chi è già pensionato, le persone più fragili che hanno subito il danno maggiore della pandemia, attuando una no tax area fino a 10.000 euro e per evitare che i pensionati italiani scappino verso altri Paesi dove la tassazione è minore, attuare una minus tassazione per i redditi dei pensionati fino a 40.000 euro di reddito imponibile.

4 commenti su “Pensione anticipata 2023 l’editoriale: ora elezioni, e le pensioni che fine fanno?

  1. Sono assolutamente d accordo con tutto quanto riferito, sopratutto sulla questione della flessibilità in uscita, io sono di quelli che per le sfortune della vita ha contribuzione discontinua e non arrivero a Q41 come detto da Marino.
    In merito vorrei evidenziare che il concetto della flessibilità in uscita dovrebbe essere un DIRITTO SOGGETTIVO per tutti e condiviso da tutti : forze politiche, sindacali, e da tutti quei professori tipo la Fornero, che esprimono un sacco di teorie senza arrivare al cocetto base della LIBERTÀ di scelta.
    Dico diritti soggettivo perche lo stato non può sacrificare la vita dei lavoratori quando giungono ad una certa età e anni di lavoro e richiuderli in una gabbia di parametri studiati solo per fare quadrare i conti.
    Infatti dov è la libertà di cui tutti si sciacquano la bocca, se poi uno NON HA LA FACOLTA DI SCELTA del suo vivere?
    Chiaramente la scelta deve essere opzionale, come dice Marino, se uno vuole continua a lavorare.
    In tal senso mi pare che l unica proposta che va in questa direzione è la Tridico o la Raitano, riusciranno le forze politiche del nuivo governo a recepirle? Ai posteri l ardua sentenza….. Saluti.

  2. Peccato che le proposte di Marino non siano prese in considerazione dai politici e sindacati, perché sono logiche eque e sensate, non come le baggianate di Salvini che parla solo di quota 41 e basta, senza rendersi conto delle varie storie di noi lavoratori, specie al sud, dove i vuoti lavorativi e contributivi sono enormi- pertanto credo che dobbiamo mobilitarci e farci sentire subito, prima che sia troppo tardi e toglierci ogni speranza che il 27 luglio i sindacati chiedano e ottengano qualcosa- hanno perso tempo prezioso ed ora che il burocrate è agli sgoccioli, sarà un tavolo balneare a tarallucci e vino- purtroppo questo ci meritiamo per averli votati e per aver pagato le tessere sindacali- alla prossima tornata il voto andrà a chi veramente prenderà decisioni su riforma e flessibilità degne di questo nome.

  3. E’ già stato detto innumerevoli volte…lo stiamo dicendo ormai tutti i giorni…si continuerà a ribadirlo in futuro sino alla noia…siamo entrati in campagna elettorale quindi val la pena ripeterlo se qualche politico se ne fosse dimenticato o cascasse da Marte.
    Pilastri imprescindibili della riforma: – flessibilità in uscita da 62 anni; – accesso al pensionamento dopo 41 anni di versamenti contributivi. Il tutto senza penalizzazioni o condizioni di sorta.
    L’esperienza ha insegnato chiaramente che “se si vuol fare, si fa”…Non si accampino improbabili scuse che “non si può”: siamo stanchi e nauseati di sentirle.
    Questo delle pensioni sarà uno dei temi più caldi…su cui si giocheranno milioni di consensi…qualcuno comincia a svegliarsi e ad essere più possibilista. Speriamo non siano le solite promesse elettorali! Tocchiamo ferro…e sentenza ai posteri!

  4. Si, sarebbe una riforma equa e solidale.
    Io aspetto quota 41 con il misto. Vediamo o no se sarà la volta buona… Non mi illudo di certo, ma una piccola fiammella di speranza me la voglio tenere!

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