Pensione anticipata a 64 anni contributiva estesa a tutti: come si integra con le pensioni dei baby boomer?

Come vi avevamo anticipato ieri nel corso dell’articolo riguardante pro e contro della pensione anticipata a 64 anni contributiva estesa a tutti, quest’oggi vi proporremo il seguito delle analisi del Dott. Perfetto focalizzando l’attenzione su ulteriori aspetti, nello specifico il punto focale del secondo elaborato è questo: poiché entro il 2029 si stima il pensionamento di circa 3.000.000 di lavoratori (i cosiddetti “baby boomer”), come verrebbe gestito anche il pensionamento di altri 240.000 lavoratori? Potrebbe sembrare una domanda banale, ma a nostro avviso comunque é necessario non sottovalutare questo aspetto e chiarirlo.

Chi si occupa in maniera seria di simulazioni, ci dice il Dott. Perfetto, e francamente ritengo che il MEF operi seriamente in questo, si sarà reso conto di poter conteggiare i 240.000 lavoratori nel novero dei 3.000.000 di baby boomer. Un secondo punto focale del secondo elaborato riguarda le misure del mercato del lavoro che il Governo dovrà elaborare per far fronte da qui al 2029 all’uscita dal mondo del lavoro di ben 3.000.0000 di lavoratori.

Nell’elaborato si avanzano due suggerimenti al Governo:

1) compensare il vuoto lasciato dai baby boomer ingaggiando i disoccupati e gli scoraggiati/NEET in progetti ad alto valore pubblico e sociale nei quali il privato non ha interesse ad investire

2) finanziare i nuovi lavoratori canalizzando sussidi di disoccupazione e bonus vari verso progetti ad alto valore pubblico e sociale. Bene a seguito di questa sintesi già molto chiara vi proponiamo l’elaborato intero per chi volesse analizzare a fondo la questione. Vi lasciamo duque alle parole del nostro esperto previdenziale.

Pensione anticipata a 64 anni contributiva estesa a tutti: come si integra con le pensioni dei baby boomer?

“Il Governo ha stimato in 80.000 uscite annue (per una spesa di circa 1,5 miliardi di euro all’anno) la platea dei potenziali aderenti alla pensione a 64 anni estesa a tutti, con l’opzione di usare il TFR come rendita integrativa se non si raggiunge l’importo minimo di 1.638,72 euro lordi mensili.

Occorrerà ora valutare attentamente il rapporto attivi/pensionati da qui al 2029. Quest’arco di tempo, che coincide con la sperimentazione della Proposta della Lega, risentirà infatti del massiccio pensionamento dei cosiddetti “baby boomer” stimati in 3 milioni di lavoratori (FONTE: Il Giornale delle PMI).

Il numero di lavoratori attivi nel 2025 è stato di 24,1 milioni (24.121.000 per la precisione) (FONTE: ISTAT Il mercato del lavoro – IV trimestre 2025).

Il numero di pensionati nel 2025 è stato di 16,4 milioni (16.388.149 per la precisione) (FONTE: INPS Rapporto Annuale XXV Luglio 2026, Tabella 3.1, pag. 256).

Quindi, il rapporto lavoratori attivi/pensionati nel 2025 è stato pari a 24.121.000/16.388.149 = 1,47.

Per il sistema previdenziale italiano, il valore ottimale di sicurezza per garantire la sostenibilità finanziaria nel tempo è un rapporto pari ad almeno 1,5 occupati per ogni pensionato (ovvero 3 lavoratori attivi ogni 2 pensionati) (FONTE: Itinerari Previdenziali). Riguardo tale rapporto Itinerari Previdenziali sostiene:

“Nonostante l’incremento del numero di pensionati con il miglioramento della situazione occupazionale si attesta a 1,4636 il rapporto attivi/pensionati, valore fondamentale per la tenuta di un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano.”    

Per mantenere il rapporto attivi/pensionati ancorato alla soglia critica di 1,47 (come è oggi) a fronte dell’esodo di 3 milioni di baby boomer entro il 2029, il Governo si troverà a dovere elaborare misure per il mercato del lavoro di grande portata. E allora sorge spontanea la domanda: la Proposta della Lega di  anticipo pensionistico a 64 anni estesa a tutti (per la quale si stimano 240.000 uscite entro il 2029) rischia di portare a 3 milioni e 240 mila le uscite entro il 2029? Ebbene, la risposta è: No.

Certamente si sarà tenuto conto di questo aspetto nelle simulazioni. I 240.000 lavoratori stimati dalla Proposta della Lega sono inclusi nel conteggio complessivo dei 3 milioni di pensionamenti dei baby boomer.   

Riguardo a “misure per il mercato del lavoro” il primo suggerimento al Governo è questo: oggi abbiamo 1 milione e 440 mila disoccupati (persone in cerca di occupazione) e 644 mila scoraggiati (coloro che non cercano lavoro ma che sarebbero disponibili a lavorare) (FONTE: ISTAT Il Mercato del Lavoro – II Trimestre 2026). Molti giovani scoraggiati rientrano automaticamente nella definizione di NEET, poiché l’assenza di ricerca attiva del lavoro li allontana contemporaneamente sia dal mondo dell’impiego sia da quello della formazione scolastica o universitaria. A fronte dell’uscita dei 3 milioni di lavoratori baby boomer si potrebbe cominciare a convertire la platea dei disoccupati e degli scoraggiati in forza lavoro attiva.

Il secondo suggerimento al Governo viaggia su un binario parallelo: trasformare lo Stato in “datore di lavoro di ultima istanza”. Invece di limitarsi a erogare sussidi di disoccupazione e bonus vari, l’Esecutivo dovrebbe canalizzare queste risorse per remunerare i cittadini in progetti ad alto valore pubblico e sociale nei quali il privato non ha interesse ad investire. Parliamo, per esempio, di cura di parchi urbani aperti e gratuiti, di consegna di cibo e medicinali a domicilio con operatori adeguatamente pagati e tutelati.

Questa strategia è il tassello mancante per dare credibilità alla Proposta della Lega. Indicando quali misure in tema occupazionale adotterà per sostenere il pensionamento a 64 anni per tutti contestualmente al pensionamento dei 3.000.000 di baby boomer in modo che il rapporto tra attivi e pensionati risulti ancora 1,47 fino al 2029, il Governo dimostrerà che la Proposta della Lega è una riforma seria e non l’ennesimo slogan da campagna elettorale”

Ringraziamo il Dott. Perfetto per questa precisa analisi e per aiutarci sempre in modo puntuale a fare chiarezza sulle proposte che arrivano dal Governo, affinché si sia consapevoli di quanto viene proposto e non ci si faccia ingannare solo dal ‘fumo negli occhi’ del periodo preelettorale, come sta avvenendo su tante dichiarazioni, anche in altri ambiti oltre a quello pensionistico, che ci lasciano molto perplessi.

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52 commenti su “Pensione anticipata a 64 anni contributiva estesa a tutti: come si integra con le pensioni dei baby boomer?”

  1. Piu’ tardi mandano in pensione piu’ gente passa a miglior vita … e loro lo sanno … ah ah ah ah !!!! … mentre per parlamentari bastano 4 anni (circa) … ah ah ah ah … italianiiii !!!!

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  2. Buon pomeriggio! Spero che le proposte dell’ Illustrissimo Dott. Perfetto trovino, al più presto, concreta attuazione.Ringrazio tutti immensamente.

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  3. La pensione si allontana ancora.

    Dopo l’aumento già deciso per il 2027 e il 2028, dal 2029 l’età per la pensione di vecchiaia potrebbe salire a 67 anni e 6 mesi e dal 2031 a 67 anni e 8 mesi. È la traiettoria indicata dalla Ragioneria generale dello Stato nel nuovo Rapporto n. 27 sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, aggiornato a luglio 2026.

    Per la pensione anticipata, indipendente dall’età, nel 2029 servirebbero invece 43 anni e 4 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne. Dal 2031 si salirebbe rispettivamente a 43 anni e 6 mesi e 42 anni e 6 mesi. Ma attenzione: mentre gli aumenti del 2027 e del 2028 sono già fissati dalla normativa, quelli dal 2029 in poi sono ancora stime, costruite dalla Rgs sulle previsioni demografiche Istat.

    Saluti

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    • Quella che riporti è una NON Notizia, Nel suo rapporto annuale la ragioneria generale dello stato non fa altro che confermare un trend stra – conosciuto, tant’è che qualsiasi calcolo di ipotesi pensionistica riporta quel dato già da parecchio tempo, ovvero 67 anni e 8 mesi nel 2031.
      La realtà è che ci stanno focalizzando con quel numero di distrazione di massa che è 64 contributiva ,pur di dirti che esiste ancora libertà di scelta..(indegna)…mentre la strada spianata è 68 nel 2032.
      Saluti

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      • Vedi Alberto, la proposta che fa la lega andrà in porto e qualcuno la prenderà; ha un costo salato; quelli con stipendi elevati e parecchi anni di contributi non dovranno neanche intaccare il tfr, altri lo dovranno intaccare, altri ancora il tfr non gli basterà; il tutto contributivo è un ottimo deterrente per scoraggiare le persone; vedremo……. saluti a te e ai gestori del sito

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  4. Tranquilli. Non ci sarà nessun cambiamento al sistema pensionistico . I dati rilasciati oggi da istat certificano che l’Italia non uscirà in anticipo dalla procedura di infrazione dell’Unione Europea per deficit eccessivo, poiché i dati aggiornati hanno confermato il rapporto deficit/PIL del 2025 al 3,1%. Il governo ha margini di spesa ridotti al minimo. Si tratta di essere realisti.

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  5. Rispondo ai commenti del sig. Don in data 21 Settembre 2026 alle 11:08 e del sig. Matteo Fulmino in data 21 Settembre 2026 alle 13:09.

    Ci sono Fonti che stimano 180.000 potenziali aderenti invece di 240.000.

    Il numero di 240.000 aderenti l’ho dedotto dalle seguenti informazioni che sono state pubblicate:

    1. Stima di 80.000 uscite all’anno

    2. Periodo sperimentale della pensione a 64 anni con minimo di 25 anni di contribuzione e con applicazione del calcolo interamente contributivo: 3 anni (dal 2027 al 2029).

    Ho semplicemente moltiplicato 80.000 x 3 = 240.000.

    Per quanto riguarda invece i 240.000 (o 180.000) potenziali aderenti che rientrerebbero nella stima di 3 milioni di uscite nell’arco temporale 2007-2029, ebbene non ho trovato alcuna Fonte che riporti tale informazione”.

    È quindi una ipotesi mia personale che ho formulato in base alla considerazione che la Pensione anticipata a 64 anni con 25 anni di contributi anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 significa lavoratori che rientrano nel sistema di calcolo misto.

    Inoltre, come viene espresso nell’Articolo di Erica Venditti, non si può pensare che il MEF abbia ignorato nelle sue simulazioni la possibilità di far ricadere entro i 3 milioni di baby boomer in uscita anche i 240.000 potenziali aderenti alla pensione a 64 anni con almeno 25 anni di contribuzione.

    MIA NOTA PERSONALE

    La Proposta della Lega si configura come Canale di uscita a 64 anni in aggiunta agli altri due Canali di uscita sempre a 64 anni (Canale 1 e Canale 2) come viene specificato nell’Articolo.

    La Proposta della Lega si configura come Canale di uscita a 64 anni in alternativa (e quindi non in aggiunta) al pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi (1 anno in meno per le donne) contemplato dalla legge Fornero. È una sottigliezza logica, ma va precisata, in quanto al momento nessuno ancora ha trovato il modo di “aggiungere” qualcosa alla Legge Fornero e quindi di “superare” la legge Fornero (eccetto la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin che si sostituisce integralmente alla Legge Fornero).

    CONCLUSIONE.

    Riconosco che è alquanto vaga la mia ipotesi di conteggio dei 240.000 dentro la platea stimata di 3 milioni di baby boomer in uscita nel prossimo triennio (questo dato è invece confermato da simulazioni statistiche del Sistema Informativo Excelsior Unioncamere: https://excelsior.unioncamere.net/sites/default/files/pubblicazioni/2024/report_previsivo_2024-28.pdf, pag.18 ).

    La mia ipotesi verrà confermata oppure confutata, se qualche fonte giornalistica affermerà o negherà la presenza dei 240.000 (o dei 180.000) nei 3 milioni di baby boomer qualora la Proposta della Lega venisse approvata dal Parlamento (cosa che io personalmente do come molto probabile se non addirittura come certa).

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    • La cifra di 3 milioni non è proprio esatta ma si avvicina di molto considerando che a quei tempi nascevano circa 1 milione di persone l’anno; è certo al 99% che in quel novero rientrino i 180 mila o i 240mila di questa proposta della lega; quanti aderiranno? la cifra sarà bassissima ma non è detto; quando lo sapremo? solo l’anno prossimo; concordo con lei che al 99% verrà approvata: vedremo; saluti a lei e ai gestori del sito

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  6. Immagino che questa proposta sia in aggiunta a quello proposto nella Legge Fornero: Pensione (di vecchiaia) a 67 anni e Pensione Anticipata.
    Quindi la pensione anticipata così come è adesso sarà sempre usufruibile.
    Corretto?

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    • Sì, sig. Matteo Fulmino, è corretto: la pensione anticipata così come è adesso sarà sempre (diciamo, al momento) usufruibile come contemplata dalla Legge Fornero.

      La Legge Fornero è una Riforma Pensionistica a guida autonoma. Al momento nessuno è in grado di arrestare questo treno che viaggia senza macchinista su un binario morto. Proprio su quel binario dove sostano alcuni treni. O perché sono fermi in sosta, o perché sono andati a sbattere contro il deposito, come nel film A 30 secondi dalla fine https://www.youtube.com/watch?v=hVx1CnGK18U

      Chi mai potrà staccare dal treno Fornero, che corre sul binario morto, quelle carrozze che trasportano nuove generazioni, giovani promesse e futuro della nazione?

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  7. Grazie per l’approfondimento, tema importante. Una curiosità: i 240.000 sono davvero già compresi nei 3 milioni di baby boomer? Sarebbe interessante vedere la fonte di questa stima. Comunque bello che si affrontino questi temi con i numeri alla mano.

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  8. Riporto : il meccanismo ricalca quello della RITA (la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata): se la pensione dello Stato è troppo bassa per superare il muro dei 1.638 euro, il lavoratore può attingere al proprio fondo pensione privato per “comprare” il diritto a smettere di lavorare prima. Oppure al TFR se ho capito giusto. Ma solo nel periodo che intercorre tra i 64 e i 67 o anche oltre ?

    Rispondi
    • questa proposta della lega e la RITA sono 2 cose diverse; nella RITA tu termini di lavorare e poi ti gestiscono la pensione integrativa per il periodo fino alla pensione di vecchiaia; in questa proposta della lega ti dicono: puoi terminare 3 anni prima; le condizioni sono: il tutto contributivo e se non raggiungi 3 volte la minima puoi integrare con il tfr; pochissimi aderiranno a questa proposta della lega ma non è detto: il costo è salatissimo; saluti a te e ai gestori del sito

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  9. Uscita a 64 anni al sottoscritto prenderei circa 1/3 dello pensione in meno! Soni folli…. Io vorrei ricevere solo ciò che ho gia’ versato per 40anni e non avere l’elemosina di un governo che ti impone di vivere, anzi, di sopravvivere con uno stipendio deciso da loro. Inoltre, se saro’ in CIG, Naspi o Ape, prendendo meno, paghero’ meno tasse, l’INPS mi pagherà (giustamente) i contributi (saranno figurativi, ma sono soldi che quando andrò in pensione dovranno sborsare), accedero’ a riduzione (x ISEE basso) a: tasse scolastiche minori, avro’ bonus bollette, aumenterà l’assegno unico, ecc. Ecc. Quindi, a conti fatti, constero’ più o meno alle casse dello Stato, quanto costerei se mi dassero la mia sacrosanta pensione senza sopravvivere di elemosina …. o sbaglio?

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    • Capisco la rabbia, il taglio di circa un terzo per chi ha versato 40 anni è pesante e la richiesta di non essere penalizzato è legittima. Sul fatto che i conti per lo Stato pareggino, però, avrei dei dubbi: CIG, NASpI e APE hanno un costo (contributi figurativi, bonus, tasse non versate) e durano pochi anni, poi la pensione arriva comunque. Il punto forte secondo me è un altro: chi ha lavorato 40 anni ha un diritto costruito nel tempo, e l’uscita anticipata non dovrebbe essere punitiva.

      Rispondi
      • Io immagino che “loro” abbiano tutti i mezzi per fare simulazioni di conto.
        Non di stabilire chi accetterà la nuova eventuale proposta.

        Se partiamo anche da una ipotesi in cui:

        Lo Stato, quale prestatore di ultima istanza, assumesse il 50% dei disoccupati per lavori, come sostiene il dott. Perfetto socialmente utili; augurandoci che altrettanti numeri entrino nel mercato del lavoro privato dato il calo di 3.000.000 boomer ex lavoratori divenuti entro il 2030 nuovi pensionati.

        Eliminate: Opzione Donna e Ape Sociale e in parte la Naspi o altri sostegni si fosse ridotta ad una frazione dgli attuali (circa 15/18 miliardi anno).

        Lo Stato, pagando ai 1.500.000 nuovi assunti un importo lordo (ipotizziamo di 20.000 euro anno lordo comprensivi di contributi), su cui il lavoratore dovrà versare le tasse in modo da non alterare il mercato del lavoro nel periodo dal 2027 al 2035.

        Quota 64 retributiva potrebbe essere per “loro” la chiave di tutto se accettata in massa ma col vincolo di 3 volte la pensione sociale e con l’uso del TFR.

        Sarebbe un vantaggio per le casse dello Stato?
        Forse si ma negli anni a seguire! Avendo recuperato un taglio del (20% suppongo) a vita sui loro assegni pensionistici.
        Logica vuole che il vincolo della speranza di vita rimarrebbe comunque il funzione.

        Rispondi
      • Buongiorno Don, io riporto quanto mi e’ stato detto. In CIG i contributi figurativi versati sono il 100% dello stipendio originale, in Naspi (nel mio caso) sono la metà e in APE Social zero. Inoltre: avro’ il raddoppio del importo dell’assegno unico, annullamento delle tasse universitarie, 6.000€ di borsa di studio per universitari fuori sede, riduzioni o annullamento su abbonamenti bus scolastici (per me 600€ anno) e altre bonus imprecisati, aggiunga inoltre che verserò inevitabilmente meno tasse, ripeto non sono uno specialista, ma non credo che alle casse dello Stato gli costerei molto meno se mi dessero subito la mia pensione. Insomma, psicologicamente mi fanno vivere come un mendicante (uno che chiede i soldi), quando potrei tranquillamente vivere con i soldi che ho già versato (pensione)….. Non trova?

        Rispondi
    • Dalla legge dini e soprattutto dalla legge fornero (contributivo dal 2012 per tutti) in poi le pensioni sono sempre state peggiorative per i nuovi pensionati e più passa il tempo più gli assegni pensionistici saranno inferiori a parità di condizioni al momento del pensionamento; la proposta dei 64 anni tutto retributivo ne è un esempio lampante: quello è il calcolo che verrà applicato fra 10 anni a tutti i signori Riccardo che adesso hanno 54 anni. Loro non potranno parlare di penalizzazione perchè non avranno quota parte di calcolo retributivo.

      Aggiungo, non per fare polemica ma solo per amor di verità, che i contributivi puri riceveranno in media solo ciò che hanno versato, noi misti in media riceveremo di più.

      Rispondi
      • Buongiorno Walter, in modo assoluto anch’io non voglio far polemica, ma non capisco lo scopo della sua risposta. Se volesse articolarla in modo più chiaro le sarei grato. Grazie

        Rispondi
    • Il 30% di perdita ? I dati che ho visto pubblicati sono diversi.

      Ecco una simulazione basata su dati medi (esempi CGIL/Studi di settore con 40 anni di contributi):
      RAL Sistema Misto (Fornero) Ricalcolo Contributivo (a 64 anni) Differenza
      35.000€ lordi ~1.726€/mese ~1.543€/mese – 183€/mese
      50.000€ lordi ~2.465€/mese ~2.204€/mese – 261 €/mese
      Ovvero circa il 10,6%

      Rispondi
          • Suppongo che :
            La penalizzazione pesante (attorno al 30%)che ovviamente non è una regola fissa per tutti, colpisca selettivamente chi ha una “fetta importante” di retributivo puro accoppiata a una successiva fase contributiva frammentata o più debole.

        • vede, Sig Riccardo, anch’io ho letto che in certi casi si parla addirittura del 40%; facciamo un po’ d’ordine: se rapportiamo ai casi, ormai spariti , di quelli interamente retributivi, allora forse si, poi, invece se facciamo riferimento ai fortunati che nel 1995 avevano almeno 18 anni di contributi cominciamo a calare ma anche quelli ormai sono già in pensione; veniamo a noi che siamo nel misto con oltre 30 anni di contributivo: la differenza è ancora inferiore; conta anche molto l’età di uscita visti i coefficienti di trasformazione; riepilogando è molto più realistica la stima del 10-15%; saluti a lei e ai gestori del sito

          Rispondi
  10. Ringrazio di vero cuore il sig. Wal che con il suo commento in data 20 Settembre 2026 alle 10:11 mi ha offerto un’opportunità che, francamente, non mi ero mai sognato di cogliere prima d’ora: ho scritto il mio primo commento su youtube.

    Nel suo commento il sig. Wal riporta il link al video che ritrae il dibattito tra Elsa Fornero e Clara Mattei: https://www.youtube.com/watch?v=4XSRIOcGzsk

    Riporto qui il commento che ho scritto in riferimento al video segnalatoci dal sig. Wal (qualora il lettore curioso volesse verificare quanto ho scritto su youtube – sperando che il mio commento non sia stato disabilitato – clicchi sul link segnalato dal sig. Wal e ricerchi la foto che ritrae la mia immagine e somiglianza).

    ECCO QUANTO HO SCRITTO:

    Nulla da obiettare sulle due visioni opposte di Elsa Fornero e di Clara Mattei. Le ritengo entrambe valide. Ma non sono le visioni del mondo di oggi!

    C’è una terza visione del mondo, quella digitale, che ingloba e trascende le visioni “analogiche” di Fornero e di Mattei. Sto parlando della Economia Informatica, la nuova disciplina STEM che unifica Economia e Informatica: la produzione dei beni è identica all’elaborazione dei dati, le grandezze economiche sono omologhe alle grandezze informatiche, le leggi informatiche coincidono con i modelli macroeconomici.

    Da qui discendono le giuste ricette economiche per l’economia digitale e per la società digitale, per far fronte alla disoccupazione tecnologica, per far crescere il PIL oltre lo zero virgola per cento, per non dipendere dai mercati per fare investimenti e contando principalmente sulle risorse nazionali, per ridurre il debito pubblico.

    Quando parlo del mondo digitale mi riferisco alla “moneta digitale”, al “lavoratore digitale” (robot, IA), ai ”servizi digitali” (prevalentemente fai-da-te in cui il consumatore è al tempo stesso produttore del servizio che consuma).

    Le visioni dei Elsa Fornero e di Clara Mattei, per quanto opposte esse siano, hanno tuttavia molto in comune. Hanno in comune la “moneta fiat” (non ancorata ad una materia prima, come oro o argento), mentre la “moneta digitale” dell’Economia Informatica (chiamata service unit) è ancorata al capitale fisico, al patrimonio fisico dello Stato. Hanno in comune l’identificazione di robot e IA con il “fattore di produzione capitale tecnologico”, mentre l’Economia Informatica identifica robot e IA con il “fattore di produzione lavoro digitale”.

    Dalle visioni “analogiche” di Fornero e Mattei non discende alcuna soluzione analogica alla denatalità, mentre nella visione digitale di Claudio Maria Perfetto la denatalità “analogica” non è affatto un problema in quanto i futuri lavori che verranno a mancare a causa della denatalità vengono compensati dai “lavoratori digitali” che sono robot e IA.

    Fornero e Mattei parlano di un mondo presente che è già passato. Perfetto, invece, parla di un mondo futuro che è già presente.

    (Per approfondimenti è possibile consultare https://ultimenews.info/category/economia-informatica/)

    Claudio Maria Perfetto

    Rispondi
  11. Quando leggo che l’IA ha hackerato il sistema informativo di un’azienda, non mi domando come l’IA abbia fatto. Mi domando, invece, da informatico che si è occupato di Sicurezza e di Piano di Continuità Operativa Aziendale: che sistemi hardware aveva l’azienda? Che piano di Sicurezza aveva l’azienda? Che Piano di Continuità Operativa Aziendale aveva l’azienda?

    Quando ci fu la pandemia Covid-19 e la notizia ricorrente era che non c’erano posti letto per ricoverare i malati, ancora da informatico che si è occupato di Sicurezza e di Piano di Continuità Operativa Aziendale la prima domanda che mi veniva in mente era: il Governo ha certamente un Piano di Continuità Operativa in caso di pandemia, ma questo piano è aggiornato? Ha tenuto conto dell’evoluzione demografica, del numero di persone più esposte al contagio e quindi valutare la necessità di adeguare i posti letto in riferimento a quel numero?

    Signori, parliamoci chiaro: la Sicurezza costa. Per non essere hackerati dall’IA e per non essere presi alla sprovvista dalla pandemia occorre investire in Sicurezza: hardware più evoluti e piani di sicurezza adeguati. Ma ciò ha un costo.

    Se un’azienda viene hackerata è perché ritiene il proprio valore inferiore alla spesa della propria messa in sicurezza; e se lo Stato non intende spendere in infrastrutture da utilizzare in caso di pandemia è perché ritiene le eventuali perdite umane accettabile (se ragioniamo in termini militari).

    Nel suo commento in data 19 Settembre 2026 alle 19:05 il sig. Wal afferma testualmente:
    “convertire disoccupati e “scoraggiati” in forza lavoro attiva, trasformare lo Stato in “datore di lavoro di ultima istanza” (Keynes docet), impiegando queste persone in lavori sociali e di cura del territorio. È un’idea suggestiva ma si scontra con la realtà dei conti dello Stato.”

    È vero, è un’idea suggestiva, ma costa.

    Ma cos’è allora che costa di meno?

    Costa certamente di meno pagare indennità di disoccupazione e reddito di inclusione, utilizzando anche risorse che le famiglie hanno in banca per mantenere i propri figli disoccupati o NEET che con qualche lavoretto da fare in nero possono permettersi anche di togliersi qualche sfizio in più.

    NO.

    Chiunque percepisca soldi dallo Stato deve contribuire a rendersi utile alla società. E lo Stato ha l’obbligo di dare lavoro a chi lavoro non ce l’ha!

    Questo costa? SÌ! Ma va fatto! È anche una messa in sicurezza dello Stato.

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  12. Quota 64,flessibilità reale o l’inizio della fine!

    La nuova proposta suggerita dalla Lega di aprire alla pensione a 64 anni per tutti agita i lavoratori e la politica economica italiana.
    Facili sono gli entusiasmi di alcuni e le critiche di altri, ma dubito che ci si trovi dinnanzi a un “liberi tutti”, bensì a un cambio di paradigma in cui lo Stato pensa di spostare il costo dell’anticipo interamente sulle spalle dei lavoratori.

    Se diamo uno sguardo ai numeri presentati e all’imminente onda demografica in arrivo da parte dei baby boomer, scopriamo che questa mossa ridisegna il futuro del nostro welfare attraverso alcune mosse fondamentali.

    La prima è la pietra messa su Opzione Donna e la probabile futura APE Sociale, che a quel punto diventeranno pietre tombali.
    Inutile girarci intorno: l’introduzione di un canale di uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo metterà la parola fine alle vecchie misure supposte assistenziali.
    Finanziare contemporaneamente il ritorno di Opzione Donna a 58 anni o mantenere l’APE Sociale (63 anni e 5 mesi) è finanziariamente impossibile per le casse dello Stato.

    La nuova “Quota 64” è destinata ad assorbire e sostituire tutti i canali precedenti, diventando l’unica valvola di sfogo, per alcuni salata, per chi vorrà anticipare la Legge Fornero.

    Per accedere ai 64 anni c’è anche un “vincolo nazionale” piuttosto insidioso: l’assegno maturato dovrà essere pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale, ovvero circa 1.638 euro lordi al mese.
    Si tratta di una soglia altissima per chi ha avuto carriere povere e discontinue.
    Per questa ragione, la proposta introduce la possibilità di usare a titolo di rendita il proprio TFR accumulato e investito nella previdenza complementare.
    Il meccanismo ricalca quello della RITA (la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata): se la pensione dello Stato è troppo bassa per superare il muro dei 1.638 euro, il lavoratore può attingere al proprio fondo pensione privato per “comprare” il diritto a smettere di lavorare prima.
    In pratica, si è costretti a dare fondo al proprio secondo pilastro pur di anticipare l’uscita.

    A fronte del pensionamento di massa di ben 3 milioni di baby boomer entro il 2029, l’unica soluzione per salvare il sistema a ripartizione nazionale dell’INPS sarebbe quella di convertire disoccupati e “scoraggiati” in forza lavoro attiva.
    Vale a dire trasformare lo Stato in “datore di lavoro di ultima istanza” (Keynes docet), impiegando queste persone in lavori sociali e di cura del territorio.

    È un’idea suggestiva ma si scontra con la realtà dei conti dello Stato.
    Per avviare un piano di assunzioni pubbliche o parapubbliche di questa portata servirebbero parecchi danari immediati che non si hanno.
    La spesa iniziale sarebbe enorme e si dovrebbe fare duramente di conto con i severi controlli e i vincoli del Patto di Stabilità Europeo.

    Qualora si volesse percorrere questa strada, un taglio alla NASpI e una revisione profonda dei sussidi passivi esistenti potrebbero risultare inevitabili.
    Le risorse di disoccupazione oggi destinate a chi resta a casa verrebbero necessariamente, almeno in parte, drenate per coprire i costi dei nuovi salari pubblici.
    Si passerebbe così dal sussidio puro all’obbligo di accettare un impiego sociale per ricevere un reddito.

    C’è inoltre un dato che i simulatori della politica spesso dimenticano: i 3 milioni di baby boomer in uscita non sono numeri astratti, ma lavoratori senior con probabili stipendi medio-alti e contributi pensionistici pesanti.

    Per mantenere il sistema INPS sopra la soglia di sicurezza di 1,5 attivi per pensionato (oggi siamo già al limite critico di 1,47), non basta affatto una sostituzione puramente numerica.
    Se il posto di un tecnico specializzato o di un quadro privato viene preso da un lavoratore sociale con uno stipendio risicato o, peggio, coperto da contributi figurativi e virtuali, le entrate reali nelle casse dell’INPS crolleranno comunque.

    La stragrande maggioranza dei nuovi ingressi dovrà necessariamente avvenire nel settore privato, con contratti stabili, produttivi e qualificati che garantiscano versamenti reali e proporzionati a quelli di chi sta uscendo. Altrimenti, il gioco della sostituzione diventa solo un’illusione contabile.

    Mentre altri Stati alzano l’età pensionabile o stringono i requisiti per fare cassa di fronte al calo demografico, l’Italia sceglie la via di una flessibilità apparente.
    Quota 64 non farà crollare il sistema a ripartizione solo perché lo Stato sarà costretto a non regalare nulla: chi esce prima dal sistema misto accetta un taglio lineare della pensione e consuma in parte, se non tutto, il proprio TFR privato.

    La stagione degli scivoli pagati dalla collettività è ufficialmente finita.

    Si può sempre e comunque guardare al programma di altri… è di oggi un accenno a quello dei 5 Stelle.

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    • verissimo, caro wal, uscire prima ha un costo; hai parlato di RITA e visto che ne sto usufruendo, ti dico la mia; ormai uscire prima dei requisiti Fornero ha costi molto elevati; per riuscirci non basta aver fatto la formichina per 10 anni (cifra a caso); molto di più; e non basta averlo fatto ma continuare a farlo; faccio un esempio: io faccio la spesa quasi sempre ai discount e guardo anche le cose scontate a breve scadenza; comunque, lo ribadisco, questo provvedimento ha solo sapore elettorale; vedremo; saluti a te e ai gestori del sito

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      • Paolo prof ti dice qualcosa la libertà di scelta? Ognuno farà i suoi conti su quello che percepirà di pensione. Ripeto una scelta individuale, se io ho un appartamento da mettere a reddito che mi integra una pensione più bassa ma mi da la libertà di fare quello che voglio e di dedicarmi alle mie cose. Pertanto fate tutti i professoroni ma ripeto nessuno obbliga le persone ad aderire a tale proposta. Mi sa che in questo sito tanti sono comunisti veri che vogliono decidere per tutti mentre le scelte sono personali. Ribadisco viva la libertà di scelta

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        • Caro Sig Stefano, facciamo 2 calcoli; lei dice che ha un appartamento (parole sue) da mettere a reddito che le permette di uscire prima e fare quello che vuole (parole sue); presumo che non sia l’appartamento dove vive e presumo che lei non è in affitto; facciamo altri calcoli che non riguardano lei:
          CASO A: persona che vive in appartamento di proprietà senza un appartamento da mettere a reddito: se vuole integrare , facendo 2 calcoli, lo deve vendere e poi che cosa fa?
          CASO B: persona che vive in appartamento in affitto: che cosa può fare?
          Vede, Sig Stefano, lei la scelta ce l’ha di farsi fregare , cifra a caso, 10 anni di retributivo oltre, oppure no, parte del tfr per raggiungere 3 volte il minimo; nel caso A e nel caso B possono permetterselo? forse si ma molto probabilmente NO; BELLA LA LIBERTA’ DI SCELTA PER CHI HA LA SCELTA; SALUTI A LEI E AI GESTORI DEL SITO

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          • Caro sig. Paolo il mio era solo un esempio, io uscirò a 67 anni perchè ci rimetterei troppi soldi rinunciando al misto. Anzi uscirò probabilmente a 64 anni perchè entrerò in un fondo esuberi pagato dalla mia banca anche con soldi miei e senza pesare sullo Stato. Il discorso era invece per mia moglie che potrà uscire a 64 anni per libera scelta rinunciando ad una pensione più elevata anche perchè lei ne ha 5 appartamenti da mettere a rendita se vuole o da vendere. Quindi ribadisco è una scelta personale che è meglio averla che non averla. Un saluto a lei

      • Certo che il “sapore è elettorale” ma chi non dispensa sapori quando si avvicinano le elezioni!

        Hai letto la proposta dei 5 stelle?
        “Nova – 20 punti: una alleanza per la Costituzione”. Da portare al tavolo della coalizione progressista.

        https://www.movimento5stelle.eu/nova-20-punti-una-alleanza-per-la-costituzione/

        Personalmente,, ad ora ho sempre sentito parlare di Neoliberismo o di Keynesianismo e allora:

        Immagina di essere seduto a un tavolo da gioco.

        Di fronte a te ci sono due mazzieri.
        Il primo ti dice che se vuoi sopravvivere devi stringere la cinghia, fare sacrifici (come già fai) e dare tutto quello che hai ai grandi investitori, perché solo così la ruota girerà anche per te.
        Questo è il Neoliberismo.

        Il secondo mazziere, è quello che ti dà invece una pacca sulla spalla e ti promette che lo Stato ti aiuterà con bonus, scuole pubbliche e investimenti per far girare l’economia, convinto che si possano fare felici contemporaneamente sia te sia i padroni del casinò.
        Questo è il Keynesianismo.

        Sembrano due mondi opposti, eppure una economista Clara Mattei ci avverte che questi due mazzieri lavorano per lo stesso identico casinò, dove il gioco è truccato in partenza.

        La promessa di un capitalismo buono e per tutti è solo un’illusione, perché nel momento esatto in cui lo Stato spende troppo per i cittadini, garantendo sanità gratis, stipendi alti e tutele, i grandi mercati finanziari si spaventano.
        Sentono di perdere il controllo e avviano quello che lei chiama lo “sciopero del capitale”: gli investitori spostano i soldi all’estero, ricattano i governi facendo salire lo spread e bloccano gli investimenti.
        Così, anche i politici più progressisti sono costretti a piegarsi e a reintrodurre i tagli per tranquillizzare i mercati.
        Perché non si possono avere insieme capitalisti felici, lavoratori tutelati e un pianeta salvo; il sistema, prima o poi, si difende da solo e ti costringe a rimettere i soldi sul tavolo.

        A questo punto viene spontaneo pensare che l’unica alternativa sia rovesciare il tavolo e tornare al vecchio Comunismo del Novecento, ma è proprio qui che questa filosofia prende una strada diversa, evitando un grandissimo malinteso.

        Quando pensiamo al comunismo, la mente va subito a uno Stato gigantesco, burocratico e autoritario (Cina , Russia) che decide tutto dall’alto: da quante scarpe produrre a quanto pane sfornare azzerando la libertà individuale e sostituendo i padroni con i funzionari di partito.

        L’approccio di Mattei rifiuta questa dittatura dello Stato padrone, ma non ha nulla a che fare nemmeno con la “democrazia diretta”, digitale degli inizi del Movimento 5 Stelle, che si limitava a far votare le leggi online lasciando intatto il potere dell’economia.

        La vera terza via proposta da questa filosofia è una democrazia diretta economica.

        Oggi noi possiamo votare i nostri politici la domenica, ma il lunedì mattina, quando entriamo in ufficio o in fabbrica, finiamo dritti sotto una “dittatura del profitto”, dove grandi azionisti e mercati decidono tutto: quanto pagarci, se licenziarci o se inquinare un territorio pur di guadagnare.

        Rompere le regole del gioco significa estendere la democrazia proprio lì dove oggi non esiste.

        Certo, a questo punto sorge un dubbio legittimo: in un mondo globalizzato e iper-tecnologico, dove i chip arrivano da Taiwan, i software dall’America e le materie prime dall’Africa, come può un’assemblea di lavoratori gestire una fabbrica complessa senza perdersi nel caos?

        Sembra quasi un’utopia irrealizzabile.

        La risposta di questa filosofia è che l’autogestione non significa improvvisarsi tutti ingegneri o manager dall’oggi al domani.
        Le competenze tecniche rimangono, ma cambia radicalmente l’obiettivo finale: quegli ingegneri e quei tecnici non lavorano più per gonfiare i dividendi di un azionista anonimo a Wall Street, ma per soddisfare i bisogni reali della comunità.

        Significa anche iniziare a rallentare questa globalizzazione selvaggia, accorciando le catene di produzione e decidendo insieme, a livello locale, cosa è davvero utile produrre e come farlo senza distruggere il pianeta.

        La soluzione, insomma, non è cercare di aggiustare un motore rotto con i bonus keynesiani, né consegnare le chiavi a uno Stato autoritario.

        Si tratta di togliere le decisioni cruciali dai computer dei mercati finanziari e restituirle alle piazze e ai posti di lavoro, per rimettere la vita delle persone sopra ogni profitto.

        È un sogno impossibile o l’unica via d’uscita che ci è rimasta?

        Guarda, se vuoi, il video del dibattito tra Elsa Fornero e Clara Mattei.

        (https://www.youtube.com/watch?v=4XSRIOcGzsk)

        Ciao.

        Rispondi
    • Mi ha colpito il punto sui baby boomer: sostituire un tecnico o un quadro con un lavoratore sociale a basso stipendio non regge i conti dell’INPS, una cosa che spesso si dimentica. Sul TFR sono d’accordo, alla fine chi anticipa paga di tasca propria. Non darei però per scontato che la stagione degli scivoli sia finita: da pensionato ne ho visti tornare parecchi, sotto nomi diversi. Semmai temo che a pagarne il conto siano ancora i giovani di oggi, che quella flessibilità non l’avranno.

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  13. Rispondo alla domanda del sig. Diridero riportata nel suo commento in data 19 Settembre 2026 alle 16:32.

    Domanda: Il principio di cristallizzazione dei requisiti resta valido se la proposta della Lega diventa legge?

    Risposta: Sì, il principio della cristallizzazione per il diritto alla pensione resta valido se la proposta della Lega diventa legge.

    l’INPS si è espressa molto chiaramente riguardo alla “cristallizzazione del diritto alla pensione” nel “Messaggio n. 219 del 04-01-2013” al punto:

    8. Cristallizzazione dei requisiti per il diritto ai trattamenti pensionistici:

    “Si conferma che, allo stato attuale, rimane fermo il principio che una volta acquisito il diritto alla pensione di vecchiaia o pensione anticipata, si può accedere alla pensione da qualsiasi momento successivo, a condizione che non intervenga un’ulteriore norma che disponga modifiche alla disciplina vigente e che alla data di decorrenza della pensione i soggetti siano cessati dall’attività lavorativa dipendente.”
    (FONTE: https://servizi2.inps.it/MessaggiZIP/Messaggio%20numero%20219%20del%2004-01-2013.pdf, pag. 11)

    Nel Messaggio dell’INPS sono presenti due aspetti rilevanti:

    1. Una volta acquisito il diritto alla pensione di vecchiaia o pensione anticipata, si può accedere alla pensione da qualsiasi momento successivo

    2. A condizione che non intervenga un’ulteriore norma che disponga modifiche alla disciplina vigente

    Il richiamo al principio della cristallizzazione dei requisiti per il diritto alla pensione viene citato anche nella “Circolare numero 74 del 10-04-2015 dell’INPS” al punto:

    4. Cristallizzazione del diritto alla pensione anticipata

    “In applicazione del principio della cristallizzazione del diritto a pensione, volto a tutelare il legittimo affidamento e la certezza del diritto, come già chiarito al punto 8 del messaggio n. 219 del 2013, i soggetti che perfezionano il diritto alla pensione anticipata in base al requisito contributivo richiesto dalla legge ad una certa data, possono accedere alla pensione, previa cessazione del rapporto di lavoro subordinato, successivamente alla predetta data senza che sia loro richiesto il perfezionamento dell’eventuale più elevato requisito contributivo vigente, anche per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, alla data di presentazione della domanda di pensione.”
    (FONTE: https://servizi2.inps.it/CircolariZIP/Circolare%20numero%2074%20del%2010-04-2015.pdf, pag. 6).

    CONCLUSIONE

    Se la Proposta della Lega verrà approvata senza modifiche al principio di cristallizzazione dei requisiti (come peraltro è quasi certo), chi maturerà i requisiti previsti nel triennio 2027-2029 (almeno 25 anni di contributi effettivi, esclusi i figurativi) potrà andare in pensione a 64 anni. Questa possibilità si applicherà a chi ha già compiuto quell’età, a chi la raggiungerà entro il 2029 e a chi, nel 2027, avrà 65 o 66 anni.

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  14. Ma il numero di 80.000 persone che potenzialmente aderirà alla proposta come è stato calcolato? Sicuramente quelli che hanno più di 43 anni di contributi prima dei 64 anni non aderiranno, quelli che hanno meno di 40 anni di contributi all’età di 64 anni difficilmente riusciranno ad avere 3 volte la pensione sociale. Quindi mi sembrano ben pochi i numeri, ovviamente dipende se accettano questa riduzione. Dott. Perfetto che ne pensa?

    Rispondi
    • Sig. Roberto, il numero di 80.000 persone che potenzialmente potrebbero aderire alla Proposta della Lega è stato calcolato con delle simulazioni.

      I parametri di ingresso nel Simulatore sono principalmente quattro:

      1. Almeno 25 anni di contributi effettivi (escludendo i contributi figurativi, come disoccupazione o malattia)

      2. Almeno 3 volte l’assegno sociale (1.638,72 euro lordi mensili)

      3. Sistema di calcolo contributivo. Le proiezioni CGIL indicano perdite mensili lorde crescenti in base all’ultima retribuzione annua. Si va da 182,77 euro in meno (per redditi di 35.000 euro) a 261,09 euro in meno (per redditi di 50.000 euro), fino a toccare i 365,54 euro in meno per chi guadagnava 70.000 euro all’anno. (FONTE: Analisi CGIL. Uscita anticipata a 64 anni con utilizzo del TFR CGIL. 6 settembre 2026 – Tabella 14, pag. 17 https://files.cgil.it/version/c:NDk4MDhiNjAtZmJmYi00:YTU0MWIwZTctZjIyOC00/Analisi%20pensione_tfr_6settembre2026.pdf)

      4. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze utilizza modelli econometrici che calcolano il “tasso di propensione all’uscita”. Non tutte le persone che hanno i requisiti scelgono di perdere parte della pensione; la stima degli 80.000 prende in considerazione solo la percentuale di lavoratori che accetterebbe economicamente il compromesso pur di anticipare l’uscita

      Questo è quanto mi sentirei di dire. Di più non potrei.

      Rispondi
  15. Da un po’ di tempo mio sto ponendo domande sul perché il Governo Meloni stia adottando una Politica Fiscale che mi sembra non rientri nella logica economica.

    Perché, per esempio, il Governo continua a prorogare la riduzione delle accise sui carburanti e, soprattutto, come interpretare la sospensione nel 2027 del bollo auto per determinate categorie di veicoli?

    Il taglio delle accise sui carburanti è un’arma a doppio taglio. Certo, non pesa sulle risorse pubbliche perché si autofinanzia con l’extra gettito IVA. Tuttavia, se la domanda non cala, lo sconto viene interamente assorbito dai produttori. Il risultato? Prezzi fermi (se non in lieve aumento), profitti alle stelle per le compagnie petrolifere e più tasse (IVA e IRES) nelle casse dello Stato. Alla fine guadagnano tutti — distributori ed erario — tranne i cittadini, lasciando a bocca asciutta le promesse del Governo.

    L’aumento dei prezzi dei carburanti è definito in Economia col termine di “shock da offerta”. La riduzione delle accise sui carburanti agisce come un “ammortizzatore artificiale” che attenua lo shock da offerta sul lato dei costi, ma non ne risolve le cause strutturali (guerre, conflitti internazionali), di per sé non risolve il problema.

    L’aumento dei prezzi dei carburanti fa aumentare i costi di trasporto delle merci e dell’energia, facendo aumentare i prezzi di quasi tutti i beni di consumo. Tale aumento dei prezzi è chiamato “inflazione”. Più precisamente inflazione da costi (o inflazione da offerta). Per far fronte all’inflazione, la BCE aumenta il tasso di interesse (MIA OSSERVAZIONE: a mio avviso l’aumento del tasso di interesse incide efficacemente sull’inflazione da domanda, ma pochissimo sull’inflazione da offerta).

    Proprio riguardo all’inflazione da offerta il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti si è così espresso: “Ho osservato che l’inflazione deriva da uno shock di offerta, non tanto dall’andamento dell’economia e dalla domanda, che deve essere affrontato in una politica monetaria restrittiva. Certo questo può contribuire, ma di per sé non risolve il problema.” (FONTE: https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/finanza/giorgetti-riflettere-sui-tassi-di-interesse-l-onere-del-debito-sale-in-modo-preoccupante-97_2026-09-18_TLB.html).

    Domanda al Ministro Giorgetti: se l’aumento del tasso di interesse (Politica Monetaria/BCE) non risolve il problema dello “shock da offerta”, in base a quale criterio la riduzione delle accise sui carburanti (Politica Fiscale/Governo) riuscirebbe a risolvere il problema dello “shock da offerta”?

    Passiamo alla sospensione del bollo auto limitata al solo anno 2027.

    La logica dell’operazione è chiara: dare ossigeno alle famiglie sulle spese di trasporto quotidiane. Come? Con una staffetta fiscale. Il Governo intende muoversi prima sul fronte dei carburanti, tagliando le accise fino al 2026 (una mossa che però rischia di non lasciare il segno sulle tasche dei cittadini). Poi, dal 2027, scatterebbe la sospensione del bollo auto, introdotta proprio per controbilanciare la fine dello sconto al distributore.

    Un’ulteriore domanda al Ministro Giorgetti: da qui al 2029 si stima l’uscita dal mercato del lavoro di circa 3 milioni di persone. Come si pensa di garantire la tenuta dei servizi pubblici essenziali come Sanità, Scuola e Difesa? Soprattutto considerando che, oltre a coprire la spesa previdenziale attingendo alla fiscalità generale tramite la decontribuzione, il Governo intende usare la prossima manovra anche per ridurre le tasse al ceto medio. (FONTE: https://www.lastampa.it/economia/2026/09/18/news/giorgetti_l_obiettivo_della_manovra_e_abbassare_le_tasse_al_ceto_medio-15742520/?ref=LSHA-BH-P8-S1-T1).

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  16. Domanda…
    Ma questa proposta della Lega è di quelle che fanno “cristallizzare” il diritto e che magari consentono di aggiungere qualche altro anno (65 o 66) a chi ne ha già compiuti o ne compirà 64 il prossimo anno?…

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  17. E’ evidente, almeno questa è la mia idea, che in questa fase il governo sta facendo semplici proposte elettorali e poi sta facendo il generoso con le entrate, mi riferisco alla proposta riguardo il bollo auto, delle regioni; costoro si troveranno con meno entrate per cui metteranno alcune addizionali successive; poveri noi, in che mani siamo; ma sono sicuro….. di sbagliarmi; saluti ai gestori del sito e al dott. Perfetto

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