Pensioni 2019, ultime news 9 aprile su quota 100, Agazzi: arma di distrazione di massa

Le ultime novità sulle pensioni, continuano a riguardare la legge 26/2019 e l’importanza della misura cardine previdenziale in essa contenuta, ossia la quota 100. Misura divenuta, secondo molti, una vera e propria ossessione, per Maurizio Agazzi, direttore di Cometa, fondo negoziale dei metalmeccanici, la quota 100 é stata una formidabile arma di distrazione di massa.

Infatti nonostante le critiche mosse dall’Ocse relative al fatto che la quota 100 sia un misura insostenibile economicamente nel lungo periodo, il premier Conte ha rassicurato che resterà una misura triennale e nn sarà sospesa, mentre il vicepremier Salvini, dalla sua, ha addirittura rilanciato quota 100 é solo l’inizio, gli obiettivi sono quota 41 e flat tax’. In questo contesto il pensiero di chi fa opposizione e di alcuni esperti di materia previdenziale va al Def . Sarà davvero tutto possibile, come si continua a promettere?

Pensioni 2019 e def ultime news: tutto possibile e i giovani?

L’onorevole Cesare Damiano si chiede, ad esempio, come potranno entrare in legge di bilancio due misure dispendiose come quota 41, che M5S e Lega promettono, e flat tax, a cui la Lega non intende rinunciare. Mentre Maria Bianca Farina, presidente Ania, fa notare come ci si sia dimenticati dei giovani, chi ha partita iva o contratti precari, a quale santo, dice, dovranno votarsi questi? Sulla questione é interevenuto anche il Presidente del Patronato Inapi, che con un post fb si chiede se davvero potremo permetterci, al di là dell’importanza o meno delle misure che il Governo vorrebbe introdurre nella prossima legge di bilancio, un tale dispendio di risorse o se tutto andarà a scapito delle nuove generazioni, con la promessa, nuovamente propagandistica, che il debito pubblico porterà ad una reale crescita economica. I dettagli delle dichiarazioni

Pensioni ultime oggi 9 aprile 2019: previdenza integrativa finita nell’ombra

Così Maurizio Agazzi, direttore di Cometa: “Quota 100 ha rappresentato, al di là del costo che purtroppo misureremo appieno negli anni, una formidabile arma di distrazione di massa. Ha trasmesso l’illusione che il primo pilastro del sistema previdenziale, quello pubblico o delle Casse di categoria, possa godere di una seconda inaspettata giovinezza. A dispetto dell’andamento demografico e del rapporto via via sempre più sbilanciato tra lavoratori e pensionati”. Poi ha aggiunto preoccupato, parlando della previdenza integrativa e di come questa sia stata messa nella penombra nel dibattito pubblico: “Quasi fosse, la necessità di costruirsi una pensione di scorta, una conseguenza della neghittosità dell’Inps, dell’eccessiva prudenza delle Casse, non una drammatica realtà”.

Eppure spiega basito, se ci si ritira prima, riducendo il periodo contributivo, diventa fondamentale ricorrere alla previdenza integrativa. Infatti ci tiene a precisare: ” anche se la comunicazione istituzionale insiste con lo slogan ‘senza penalizzazioni”, non é affatto così e non si sviluppa una maggiore sensibilità dei cittadini in tal senso. Poi aggiunge: “Anche per l’Ape, l’anticipo pensionistico introdotto del 2017 si diceva che non comportasse alcuna penalizzazione ma non era vero, qualcosa in più sui tassi d’interesse poi si doveva pagare. Purtroppo non è ancora chiaro un concetto: se si smette prima si prende di meno. Punto». Sulla questione interviene, spostando l’attenzione ai giovani, Maria Bianca Farina, Presidente Ania, associazione che raggruppa le compagnie di assicurazione.

In Pensioni oggi a scapito dei giovani domani?

La Presidente Ania, Farina pensando alle giovani generazioni, al lavoro precario e discontinuo, e all’importanta della previdenza integrativa aggiunge: “Ma chi è precario, ha solo una partita Iva e non avrà mai una sufficiente continuità contributiva, a quale santo dovrà votarsi? Poi temendo che i giovani possano rassegnarsi all’idea di non poter accedere alla quiescenza in futuro , non avendo un lavoro stabile e la possibilità di accumulare i contributi necessari per un domani, dice: “Se i giovani si rassegnano all’idea di non avere una pensione, il patto sociale tra generazioni si è già rotto.

Per questo sostiene fermamente: “Una qualche forma di previdenza integrativa è ancora di più indispensabile” ed il Governo dovrebbe puntare ad agevolare tante indirizzo: “Si può pensare di azzerare la tassazione per gli aderenti più giovani, oppure aumentare la deducibilità per i genitori che sottoscrivano polizze in favore dei figli”. Preoccupato per le future generazioni anche Domenico Cosentino, Presidente Patronato Inapi, che ha commentato, attraverso un post Facebook, il nostro articolo di stamane in cui riportavamo i dubbi di Damiano sul fatto che il Def possa contenere sia Quota 41 quanto la Flat tax. Eccovi le sue considerazioni in merito

Pensioni ultime news: aumento debito pubblico porterà davvero alla crescita?

Quota 41 e flat tax, misure possibili nel Def? Come responsabile di Patronato non posso non condividere il prossimo obiettivo del Governo, confido dunque si arrivi all’uscita anticipata con la quota 41 per tutti. La misura promessa significherebbe concedere il beneficio pensionistico ad una più ampia platea di aventi diritto tutelando, finalmente, le categorie ad oggi escluse e/o invisibili, che per giunta sono quelle che, paradossalmente, a conti fatti, hanno versato di più nelle casse dell’Inps e ad oggi, nonostante la flessibilità sbandierata, si ritrovano ancora a dover fare i conti con la rigida riforma Fornero.

Poi prosegue: “Come cittadino, invece, ho un dubbio: era ed é davvero cosi facile modificare la spesa corrente al fine di trovare risorse e dare risposte, o promettere di darle, al popolo italiano: quota100, quota41, reddito di cittadinanza, flat-tax, davvero possiamo permetterci tutto? Io spero vivamente che l’aumento del debito pubblico porti a una reale crescita economica e che non si riveli una mera azione propagandistica che finirà per ritorcersi contro il nostro Paese e soprattutto contro le future generazioni” Voi cosa ne pensate? Quota 100 serviva realmente o é stata davvero un’arma di distrazione di massa?

Condividi l'articolo o lascia un mi piace!

Autore dell'articolo: Erica Venditti

Erica Venditti
Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

6 commenti su “Pensioni 2019, ultime news 9 aprile su quota 100, Agazzi: arma di distrazione di massa

    Avatar

    Giuseppe C.

    (10 Aprile 2019 - 16:50)

    INFATTI, “LE PENSIONI” SONO UN’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA!
    LA VERA CAUSA E’ QUELLA CHE NESSUNO MAI EVIDENZIA: NESSUNO ACCUSA MAI GLI EVASORI PER 110 MILIARDI ANNUI DI “NON PENSARE ALLE FUTURE GENERAZIONI”; LA COLPA SI DA SEMPRE AI PENSIONATI E PENSIONANDI, QUELLI AI QUALI LE IMPOSTE VENGONO PRELEVATE TUTTE E A MONTE, PRIMA CHE I SOLDI LI POSSANO ANCHE SOLO VEDERE!

    Avatar

    Giuseppe C.

    (9 Aprile 2019 - 19:59)

    1) Il “rapporto via via sempre più sbilanciato tra lavoratori e pensionati”, non è dovuto colpa dei pensionati, che hanno pagato il loro diritto a pensione pagando sempre, ogni generazione, per quella precedente.
    Ma:
    2) Il “rapporto via via sempre più sbilanciato tra lavoratori e pensionati” è, invece, DOVUTO AL FATTO CHE L’ATTUALE, E RELATIVAMENTE, RECENTE POLITICA NON FACCIA POLITICHE ATTE A REALIZZARE, COME IN PASSATO, LA NORMALITA’, OVVERO: POSTI DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO E BEN RETRIBUITO CHE PERMETTANO AI LAVORATORI COSIDDETTI “GIOVANI” UNA VITA “NORMALE” COME QUELLA DELLE PRECEDENTI GENERAZIONI, INVECE DI “ABOLIRE” TALE NORMALITA’, RIDENOMINANDOLA “PRIVILEGIO”, PER POI RINCORRERE CHIMERE ALTERNATIVE PER I COSIDDETTI “GIOVANI”, CHIMERE BASATE, A VOLTE, ANCHE SU ASSISTENZA E TAGLIO DEI DIRITTI ALTRUI!
    NON SE NE ESCE: SENZA CREARE LAVORO I COSIDDETTI “GIOVANI” NON AVRANNO MAI UNA VITA SERENA ED UNA PENSIONE DECENTE, OVVERO LA NORMALITA’ NEGATA.
    E, LA SOLUZIONE, NON PUO’ ESSERE QUELLA DI “COLPEVOLIZZARE LE GENERAZIONI NORMALI”, INSTAURANDO QUASI UN QUALCOSA CHE SOMIGLIA MOLTO AD UNA LOTTA TRA POVERI, AD UNA LOTTA TRA GENERAZIONI “CHE SI SCANNINO TRA LORO”, QUASI UN QUALCOSA CHE A ME SEMBRA SOMIGLIARE A “CANI CHE SI CONTENDANO UN OSSO” SPERANDO NELLA VITTORIA DEL PIU’ FORTE O, MEGLIO, DEL “MENO DEBOLE” MA, LA SOLUZIONE, E’ QUELLA DI RICERCARE I “REALI COLPEVOLI” DI TALE SITUAZIONE E, TALE SITUAZIONE RISOLVERE “ESTENDENDO” I DIRITTI, QUELLO AL LAVORO COMPRESO, INVECE CHE A TOGLIERLI SEMPRE PIU’ “A TUTTI”:
    VECCHIE, NUOVE E FUTURE GENERAZIONI!

    Avatar

    Giuseppe C.

    (9 Aprile 2019 - 19:35)

    Prima ti tagliano la tua legittima pensione e ti alzano l’età per percepirla, poi si consiglia ai giovai la “previdenza integrativa”. Non sarebbe più logico:
    1) visto che uno si paga la previdenza pubblica, smettere di tagliarla affinché sia, come dovrebbe essere, sufficiente questa, senza ricorrere a quella “integrativa”?
    2) il problema dei giovani non è solo l’eventuale insufficienza della previdenza pubblica, ma il fatto che lavorino spesso in nero e senza versamenti, discontinuamente, con stipendi bassissimi; quindi: NO LAVORO, NO VERSAMENTI, NO PENSIONE DECENTE.
    IL VERO PROBLEMA E’ IL LAVORO, PER I GIOVANI, NON LA PENSIONE “INTEGRATIVA”; INTEGRATIVA DI COSA? DELLA PRATICAMENTE QUASI INESISTENTE PENSIONE PUBBLICA? SE NON LAVORANO, CON COSA SI PAGANO LA PENSIONE INTEGRATIVA, OLTRE A NON POTER MATURARE DECENTEMENTE QUELLA PUBBLICA? CONTINUANDO A TAGLIARE LE PENSIONI DI CHI SE LE SIA PAGATE E CONTINUANDO AD INNALZARE L’ETA’ PENSIONISTICA? CONTINUANDO A TAGLIARE IL DIRITTO ALLA PEREQUAZIONE, UN GOVERNO DOPO L’ALTRO?
    3) CON CHE CORAGGIO, DOPO CHE IL DIRITTO ALLA TUA PREVIDENZA PUBBLICA VIENE CONTINUAMENTE TAGLIATO E PROCRASTINATO, TAGLIATO ANCHE PER CHI GIA’ LA PERCEPISCA, IN BARBA A QUALSIASI REGOLA DELLO STATO DI DRITTO, CON QUALE CORAGGIO, MI CHIEDO, SI PROPONE DI COSTITUIRE LA COSIDDETTA “TERZA GAMBA”, OVVERO UNA PENSIONE INTEGRATIVA, AD INTEGRAZIONE DELLA PUBBLICA CHE CONTINUANO A TAGLIARTI NEL TUO DIRITTO? IO MI CHIEDEREI: GIA’ ME NE TAGLIANO UNA E, IO, NE DOVREI PAGARE ANCORA UN’ALTRA (CON QUALI SOLDI?), COL RISCHIO CHE, POI, DOPO AVER PAGATO DUE VOLTE PER LO STESSO DIRITTO, RISCHIO CHE MI TAGLINO ANCHE LA SECONDA?
    4) POI CHE CI PROPORRANNO, DI PAGARCENE UNA TERZA PER INTEGRARE LA PUBBLICA E L’INTEGRATIVA?
    5) DEVE ESSERE MODIFICATA LA PREVIDENZA PUBBLICA ED IL MONDO DEL LAVORO IN MODO CHE, COME ACCADUTO FINO AL 2011, SIA SUFFICIENTE LA PREVIDENZA “PUBBLICA”, GIA’ TROPPO COSTOSA: 33%, I CONTRIBUTI PIU’ ALTI DEL MONDO!

      Avatar

      Giuseppe C.

      (9 Aprile 2019 - 19:40)

      OPPURE:
      SE VOGLIONO CHE UNO SI COSTITUISCA UNA PENSIONE PRIVATA, PERMETTERE DI POTER OPTARE PER NON PAGARE PIU’ I CONTRIBUTI, FINORA OBBLIGATORI, PER QUELLA PUBBLICA.
      PERCHE’ NESSUNO VUOLE “PAGARE DUE PER AVERE UNO”!

    Avatar

    Luig i Napolitano

    (9 Aprile 2019 - 12:12)

    Buon giorno a tutti,
    siamo stati tutti giovani e abbiamo pagato e tutt’ora paghiamo il sistema paese, pensioni comprese.
    Se analizziamo tutti i dati sottoelencati noteremo che i soldi ci sono e sono alti come l’ everest.
    Ora smettiamola di dire le solite cose, pagheranno le generazioni future ecc.., certo, ma e sempre stato così sin dalla notte dei tempi.
    Per cui se si vuole salvare il salvabile bisogna mettere mano alle spese folli, alle tasse e contributi non pagati, ai baby pensionati, ai falsi disoccupati, ai falsi invalidi, al lavoro nero, al costo della politica.
    Iniziamo con un bel taglio del 50% di tutti questi sperperi e il paese potrà pagare le pensioni a tutti creando futuro anche per i giovani volenterosi, infatti le nuove generazioni dovranno fare la loro parte, mettendoci sacrificio, impegno, responsabilità.
    Non si può pensare di andare a cena tutti i giorni con tanto di aperitivo, di vestirsi alla moda, essere forniti di telefoni costosissimi, il rolex al polso, muovendosi su sfavillanti suv, che ormai sono diventati come carri armati e tutto questo magari dormendo fino alle 11.. Non funziona così!

    Bisogna avere coraggio di toccare questo fiume di denaro sommerso, escludendo i soliti proclami da campagna elettorale, esigendo il rispetto della legge che deve essere uguale per tutti, nessuno escluso…e non condonando di tutto e ancora di più, sapendo a priori che tanto paga sempre “Pantalone”.. Basta dire fesserie….siate seri….per favore…grazie.

    Cordiali saluti
    Luigi Napolitano

    Lavoro o lavoratori?
    Negli scorsi giorni un noto e bravo imprenditore del Nord mi ha raccontato scoraggiato la sua odissea per mantenere gli organici a regime, sia quantitativo che qualitativo. Ha un’azienda che si occupa della catena del freddo e rifornisce importanti supermercati, un ciclo continuo molto delicato. Mi ha detto che molti giovani rifiutano l’impiego (stipendio attorno ai 1.500 euro) o lo abbandonano subito quando scoprono che devono turnare anche di notte e nei giorni festivi. E poche settimane fa ho partecipato a una trasmissione in cui degli albergatori e ristoratori della costa amalfitana lamentavano la difficoltà a trovare personale per la stagione. Interpellato mentre era in piazza a bighellonare e lamentarsi, un ragazzo del posto disoccupato ha spiegato: «Io non mi faccio il mazzo per soli 1.300 euro, meglio stare a casa».
    Ora mi chiedo: quale riforma, quale legge può convincere quei giovani ad andare a lavorare come fecero in condizioni ben peggiori i loro padri e i loro nonni? Come si fa a spiegare loro che nel lavoro non è importante la porta d’ingresso, ma percorrere con sacrificio e impegno il corridoio che ti può portare ad alloggi più comodi e piacevoli? Qui non manca solo il governo, che pensa di venire incontro a questi disgraziati con un bel reddito di cittadinanza che li renderà ancora più fannulloni. Qui sono mancate le scuole, è mancata la famiglia (penso alla mia, che pure non era in povertà, e che dai quattordici anni in poi ogni estate mi spediva a lavorare, così oggi posso vantare di avere fatto il benzinaio, il fattorino e il mozzo sui battelli del lago di Como).
    Smettiamola quindi di coccolare e giustificare a priori questi giovani disoccupati, vittime della società cattiva e cinica. Non sempre, ma il più delle volte non manca il lavoro, mancano i lavoratori.

    Baby pensioni:
    Chi si ricorda le baby pensioni, che hanno permesso a diverse centinaia di migliaia di lavoratori pubblici di anticipare l’età del ritiro dal lavoro all’ età che per molti “giovani” di oggi è quella del primo lavoro? Una misura introdotta nel 1973 dal Governo guidato dal democristiano Mariano Rumor e che ha resistito quasi vent’anni, visto che fu abolita da Giuliano Amato nel 1992 e che ha consentito il ritiro anche a persone che in virtù dei pochi contributi di richiesti avevano meno di 30 anni di età.
    (–di Francesca Barbieri 24 ottobre 2018)

    Cassa integrazione (reale o falsa)Spese folli per i cassintegrati in deroga (almeno uno su quattro è falso) e adesso manca 1 miliardo di euro all’appello. Per la Calabria servono 450 milioni di euro, mentre in Piemonte, dove ci sono vere industrie in crisi, bastano 212 milioni di euro. I numeri non tornano: ma chi protegge i finti disoccupati?
    DI REDAZIONE POSTED ON 13.03.2016
    Ma mentre gli anni passano, la deroga resta. E la quantità delle ore autorizzate è cresciuta nel corso degli anni. Con un salto dalle quasi 28 milioni di ore del 2008 (anno in cui è stata potenziata) alle 121 milioni del 2009 fino alle 354 e 370 milioni rispettivamente del 2010 e del 2012 e alle 273 milioni di ore del 2013. Insieme alle ore, ovviamente, è cresciuta anche la quantità di denaro erogata, con continui interventi affannosi da parte dei governi che si sono succeduti per mettere una pezza e coprirne le spese. Dal 2008 la cassa in deroga è stata rinnovata sotto il cappello delle diverse leggi finanziarie. Perché se la Cig ordinaria e straordinaria è coperta (del tutto o in parte) dai contributi versati dalle imprese e dai lavoratori, la cassa in deroga è invece totalmente a carico dello Stato.
    Andando a leggere i numeri e verificando le storie sul campo, si scopre che la denuncia di Boccia ha sicuramente una sponda in alcuni numeri che non tornano. In Calabria, per esempio, la spesa complessiva per cassa integrazione e mobilità in deroga arriva a più di 440 milioni di euro, e supera largamente quella della Lombardia (372 milioni di euro) dove certo la densità di aziende è molto più alta. E per non scaricare tutta la colpa degli sprechi e dell’assistenzialismo a buon mercato, se non delle autentiche truffe, sulle spalle dellle regioni meridionali, desta qualche sospetto il fatto che il Veneto presenta un conto di 561 milioni di euro, pari a più del doppio di quello del Piemonte (212 milioni di euro). La corsa a questi ammortizzatori sociali, in realtà, si traducendo, da anni, in una miscela esplosiva di emergenze reali, che come tali andrebbero affrontate, con un assistenzialismo diventato cronico e alimentato da favori e clientele politiche, sindacalismo compiacente e complice del misfatto, imprenditori (veri e finti) spregiudicati, impotenza degli organi di controllo, dei governi e dei parlamenti a fare pulizia. Tutta materia sulla quale aleggia perfino la corruzione, che invece andrebbe accertata in sede penale.
    Ed è in questo clima che in diversi casi, la cassa integrazione in deroga si è trasformata in una sorta di stipendio garantito a vita. I lavoratori delle Case Riunite di Bari, è un esempio tra tanti, sono in cassa integrazione dal 1990, da più di un ventennio. Che senso ha un aiuto di questo genere? A chi giova veramente? Non era meglio, e meno costoso per lo Stato, accompagnare i lavoratori delle Case Riunite di Bari, magari attraverso una riconversione professionale, verso un nuovo posto di lavoro e sostenerli, innanzitutto sul piano economico, in questo percorso?

    Sommerso in Italia:
    IL REPORT ISTAT SUI DATI 2016
    Economia sommersa vale 210 miliardi, il 12,4% del Pil

    Fisco: tasse da riscuotere:
    Fisco, Equitalia: “817 miliardi i debiti da riscuotere da 21 milioni di italiani. Ma solo per il 6% c’è possibilità di recupero”
    Fisco, Equitalia: “817 miliardi i debiti da riscuotere da 21 milioni di italiani. Ma solo per il 6% c’è possibilità di recupero”
    Il numero uno dell’agenzia, Ruffini: “147,4 miliardi sono dovuti da soggetti falliti, 85 da persone decedute e imprese cessate, 95 da nullatenenti”. Per altri 30,4 miliardi la riscossione è sospesa per provvedimenti di autotutela o sentenze. Restano 459,2 miliardi di cui oltre il 75% si riferisce però a contribuenti rispetto ai quali sono già state tentato invano azioni di riscossione
    di F. Q. | 6 Aprile 2017

    Costo della Politica:
    È il punto su cui insistono le parti sociali: tagliare i costi della politica. Secondo un’analisi della Uil sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica. Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi. Totale 24,7 miliardi
    Ultimo aggiornamento 26 febbraio 2016 il sole 24 ore

      Avatar

      Giuseppe C.

      (10 Aprile 2019 - 16:47)

      E, magari, Luigi, facciamo, finalmente, pagare, oltre che, come negli altri Pesi civili, la fiscalità generale (invece di mettere, ad ogni Governo, quella che, di fatto, è la solita “patrimoniale sulla perequazione delle pensioni”) E, MAGARI, ANCHE I 110 MILIARDI ANNUI DI EVASIONE FISCALE CHE, dal 2011, salvo errori, continuano indisturbatamente a non essere pagati, lasciando il Paese continuamente “in emergenza”; e, nell'”ospedale da campo continuo”, poi, si dichiara di nuovo e di nuovo ancora, L’EMERGENZA PER CUI, PER FAR CASSA SUBITO, INDOVINATE DOVE SU VANNO A PRENDERE I SOLDI? ESATTO: TAGLIANDO I DIRITTI STRAPAGATI DEI PENSIONANDI E DEI PENSIONATI, LA LORO PEREQUAZIONE, ROMPENDO IL SALVADANAIO DELL'”EMERGENZA” CONTINUA DELLA PREVIDENZA, MENTRE, IMPREVIDENTEMENTE, SI CONTINUA A LASCIARE INDISTURBATI I SIGNORI EVASORI PER 110 MILIARDI ANNUI, COME RISULTA EVIDENTE DALLE STATISTICHE.
      PERO’, NESSUNO ACCUSA MAI GLI EVASORI PER 110 MILIARDI ANNUI DI NON PENSARE ALLE FUTURE GENERAZIONI; LA COLPA SI DA SEMPRE AI PENSIONATI E PENSIONANDI, QUELLI AI QUALI LE IMPOSTE VENGONO PRELEVATE TUTTE E A MONTE, PRIMA CHE I SOLDI LI POSSANO ANCHE SOLO VEDERE!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *