Le ultime novità sull’opzione donna riguardano un caso specifico di lavoratrici che continua a rimanere nel limbo, senza reddito e senza pensione, si tratta delle lavoratrici ex-ipost, le cui domande per l’accesso alla pensione parrebbero essere in standby per problemi inerenti l’area dell’Information Tecnology, ossia il settore della programmazione dell’Inps.
Il problema messo in luce dall’amministratrice del Comitato Opzione donna social Orietta Armiliato, che ora ha preso a cuore il paradossale caso, consta nella mancata evasione delle domande per l’accesso alla quiescenza via opzione donna da parte di queste lavoratrici, il cui ritando non é imputabile sono al prima quota 100, ma soprattutto ad una difficoltà operativa da parte dell’Inps, che ha confermato il mancato aggiornamento dei programmi.
Pensioni 2019, Inps conferma: opzione donna inaccessibile per le ex-ipost
L’Inps ad una lavoratrice che ha sollecitato l’ente previdenziale più volte ha così risposto: “Gentile utente, come comunicatole in data 25/03/2019, le pensioni contributive opzione donna art 4/2019 sono ferme (tutte) in attesa dell’aggiornamento dei programmi”. Da qui nasce la solidarietà da parte dell’amministratrice del Cods che ha deciso di dare risalto alla problematica”. In questi giorni Armiliato ha scritto differenti post al riguardo l’ultimo quello di stamane, molto dettagliato in cui evidenzia come le donne siano disposte ad andare fino in fondo, anche con una class action, se questa ulteriore ingiustizia perpetrata ai loro danni non verrà subito sanata.
Riportiamo il post che in primis evodenzia come la pensione debba essere tutelata in quanto diritto soggettivo e non un gentil premio da parte dello Stato: “In considerazione del fatto che la pensione non é un premio di fine carriera elargito ai lavoratori per gentile concessione dello Stato ma, piuttosto, ben sappiamo che si tratta di un diritto soggettivo acquisito a seguito di versamento di contributi mensili obbligatori che sono, per parte, anche a carico dei lavoratori stessi, questo diritto deve essere tutelato nei modi più appropriati; perciò l’impegno all’erogazione da parte dello Stato, a requisiti consolidati, non può venir meno poiché trattasi di bene tutelato costituzionalmente in base all’articolo 38, secondo comma, della Costituzione stessa”.
La pensione equivale allo stipendio
Poi Armiliato spiega indignata come il trattamento pensionistico vada considerato alla stregua dello stipendio percepito nel corso dell’attività lavorativa, perché garantisce al pensionato i mezzi di sostentamento necessari per vivere, ragione per cui “ogni deformazione di trattamento posta in essere da azioni e politiche non sempre rispondenti ai dettami costituzionali deve essere sanzionata nel rispetto dei propri diritti”.
L’ente previdenziale per rispondere ai ritardi sulla lavorazione di tali domande si giustifia, dicendo che l’attesa é da addebitarsi in primis alla revisione dei processi, all’attesa della procedura, all’aggiornamneto dei programmi. Peccato che tali giustificazioni poco importino a tutte le lavoratrici ex i-post che dopo 90 giorni dalla chiusura del proprio rapporto di lavoro, stanno ancora attendendo di poter accedere alla pensione. Ragione per cui, spiega Armiliato, giacché la situazione é divenuta ingestibile e le risposte ‘serie’ continuano a non pervenire, qualora anche le future richieste di specifiche che verranno indirizzate in modo ‘bonario’ al Presidente Conte, al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dovesse occorrere anche al Presidnete della Repubblica, avverte, le donne sono diposte a procedere per vie legali.
Opzione donna, ex ipost : si arriverà alle vie legali verso Inps e Ministero?
Così conclude Armiliato, spiegando cosa si farà prima di intentare le vie legali,” Abbiamo chiesto sia alle organizzazioni sindacali, sia alla politica, qualcuna ha scritto privatamente anche al Presidente Conte affinché ponga il problema sia all’ente di riferimento, ovvero all’Inps, sia al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che é direttamente coinvolto, di adoperarsi affinché la questione si possa dirimere in maniera immediata ed amichevole dopodiché, non ricevendo nessuna risposta, provvederemo a chiedere alla forze politiche di intervenire, via interrogazione parlamentare, affinché il Ministro Di Maio si pronunci sul tema”
Una cosa é certa, fa intendere: la questione deve necessariamente Trovare una soluzione, perché é l’ennesima ingiustizia a danni dei soggetti più deboli, le donne. ” Se tutto ciò non fosse sufficiente, provvederemo ad inviare una lettera aperta al Presidente della Repubblica, ultima possibile bonaria azione, prima di intentare le vie legali avverso Inps e Ministero, tramite una Class Action delle lavoratrici, parte lesa, di questa assurda (vergognosa) vicenda dove, le vittime, sono ancora una volta le Donne.”

Qualcuno che legge mi deve spiegare perché ,io in pensione con il massimo dei contributi versati (anzi 2 in più come agente di commercio e mai riconosciuti)possa percepire all’incirca 500 euro in meno rispetto all’ultimo stipendio.Si, che questi 500 euro tolti a me servono “sicuramente”per coloro che non hanno niente ,ma visto che devo fare della beneficenza lasciatemi almeno la soddisfazione di vedere dove va no a finire i miei soldi che tanto faticosamente mi sono guadagnata in 43 anni e 6 mesi di lavoro!Qui sanno fare solo i cavoli loro l’Inps si è blindato evidentemente perché non è all’altezza di dare spiegazioni esaurienti.Che paese di incompetenti!!!!
Le consiglio di farsi rifare i calcoli da Domenico Cosentino Presidnete del Patronato Inapi, le scriva dicendo che la mando io, almeno potrà capire cosa le ha portt ad avere 500 euro in meno oppure se vi é stato un errore, Mi faccia saoere se riesce a contattarlo, si iscriva anche alla pagina Fb l’esperto previdenziale risponde,saluti e buon 25 aprile. Erica