Pensioni 2019, ultimissime su Opzione donna e quota 41: paletti peggiorativi?

Pensioni 2019, ultimissime su Opzione donna e quota 41: paletti peggiorativi?

Le ultime novità sulla riforma pensioni al 17 giugno 2019 riguardano sia l’uscita anticipata con opzione donna quanto la quota 41, in attesa vengano confermate le promesse sulla proroga per le prime, almeno per tutto il 2019, e l’estensione di platea a tutti i quarantunisti, emergono ‘paletti’ peggiorativi che ad un primo sguardo non erano stati compresi o resi ben chiari. L’Inca-cgil ha denunciato, ad esempio, che l’Inps non riconosce più, come invece era stato concesso a chi ha optato precedentemente per opzione donna, il requisito contributivo richiesto per accedere alla misura a chi ha 34 anni 11 mesi e 16 giorni, ora occorrerà centrare pienamente i 35 anni. Altrettanto contrariati i lavoratori precoci e appartenenti a categorie disagiate, tra questi quanti hanno perso il lavoro, che per poter accedere alla misura, al momento non estesa a tutti, dovranno attendere ulteriori 3 mesi dopo i 3 mesi senza mmortizzatori sociali. Questi denunciano come la finestra trimetrale imposta per la quota 100 abbia di fatto peggiorato anche la situazione per i precoci in difficoltà economica che ora dovranno restare 6 mesi senza stipendio prima di poter ricevere il primo rateo. Vediamo le critiche mose al Governo, circa i 2 paletti peggiorativi.

Pensioni 2019, non bastano più 34 anni 11 mesi e 16 giorni

Durissimo il commento di Orietta Armiliato, amministratrice del CODS, che alla luce di questa ulteriore beffa ai danni delle donne, si dice basita e contrariata per questo ulteriore sopruso ai danni delle stesse, nascosto da belanti promesse future, giacché sono la colonna portante del welfare italiano, una colonna che andrebbe valorizzata. Così Armiliato “Ora: non solo il Governo nonostante i proclami e le promesse dei suoi esponenti ha beffato le donne aumentando il requisito anagrafico di accesso alla misura ma ne ha successivamente e subdolamente peggiorato anche il requisito contributivo, riducendo di fatto la platea delle possibili optanti. C’è solo una parola per definire questi inaccettabili comportamenti dannosi perpetrati ai danni delle donne che sono le colonne sulle quali si poggia reiteratamente il welfare di questo nostro Paese che è, evidentemente, in balia di lestofanti:VERGOGNA” .

Poi spiega in un lungo post a quale paletto peggiorativo si riferisce, lo stesso che potrebbe costare l’esclusione di molte lavoratrici, che fino ad oggi, avrebbero potuto rientrare nell’eventuale proroga e che ora, seppur passasse la misura, per una manciata di gg potrebbero nuovamente essere escluse. “Oggi, tramite una denuncia dell’Inca Cgil, siamo venuti a conoscenza del fatto che si stia contravvenendo (e non é la prima volta…) ad un dettato di legge rispetto al riconoscimento del requisito contributivo pari a 34anni 11mesi e 16giorni che ha avuto vigenza fino all’emanazione del DL 26/2019 anche ed ovviamente per l’Opzione Donna e che vige indistintamente per tutti i provvedimenti in essere

Poi prosegue, portando evidenza del ‘misfatto’: Vediamone insieme il dettaglio che ci dice che con l’art. 3 D.L. 274/1991, viene fissato il principio per cui “il complessivo servizio utile viene arrotondato a mese intero, trascurando la frazione di mese non superiore a 15 giorni e computando per mese intero quella superiore. Segue la circolare INPS nr. 14 del 16 marzo 1998 (punto 6) la quale dispone che per le frazioni di giorni si applicano gli arrotondamenti come previsto dal richiamato art. 3 legge 274/91. (…omissis… ai fini della misura del trattamento pensionistico, dovranno arrotondare il servizio complessivo utile a mese intero, trascurando la frazione del mese non superiore a 15 giorni e computando per un mese quella superiore…omissis..)
Quindi, riepilogando, tale diritto viene riconosciuto in maniera chiara ed esaustiva, da:
1️⃣legge ordinaria, (art. 3 D.L. 274/1991)
2️⃣dalla circolare INPS (14/98)
3️⃣da una Giurisprudenza consolidata univoca e recentissima la quale ne dispone la attualità e ne ribadisce la sua applicazione. Posso citare, poiché ne ho avuto esperienza diretta, almeno una cinquantina di casi di lavoratrici che, a seguito di questo dettato, hanno potuto accedere alla misura dell’Opzione Donna che altrimenti per sole due settimane di carenza contributiva, sarebbe stata loro preclusa”.
In buona sostanza chi potrebbe dunque rientrare nella proroga dell’opzione donna al 2019?

Proroga opzione donna al 2019, chi vi rientrerebbe dato il ‘nuovo’ paletto?

Paola Viscovich, amministratrice del gruppo opzione donna le escluse, ribadisce, dalla sua, qualora la proroga dovesse passare, come hanno confermato di recente esponenti politici di spicco, e in cui lei crede fermamente, chi potrà effettivamente rientrarci, e quale sarà la prima finestra utile di decorrenza pensionistica.Per fugare ogni dubbio siamo a ribadire nuovamente l’obbiettivo del nostro gruppo:

PROROGA O.D. AL 31/12/2019, con i seguenti requisiti: età anagrafica: 58 anni per le dipendenti e 59 anni per le autonome 35 anni di contributi, rientrerebbero le dipendenti nate nel 1961 e le autonone nate nel 1960, nonché le donne con “qualche anno in più ” che matureranno i 35 anni di contributi nel 2019. Poi aggiunge, menzionando le fienstre di accesso : “Nel settore lavoro dipendente la prima finestra utile per incassare la pensione è 12 mesi la data di maturazione del requisito (naturalmente per chi ha presentato domanda). Nel lavoro autonomo finestra di 18 mesi. Se le donne che scelgono l’opzione sono beneficiarie di Naspi o mobilità, possono continuare a percepirle anche durante il periodo di attesa delle finestre“. A proposito di Naspi é emerso anche un aspetto peggiorativo per i precoci che si sono trovati o si trovano alle prese con le domande di pensione. Questo ‘paletto’ riguarda proprio quanti hanno potuto accedere alla quota 41, che ricordiamo, per correttezza, é quella varata dalla precedente legislatura, ma solo per alcune categorie disagiate: ossia disoccupati senza ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, care giver di parenti di primo grado conviventi da almeno 6 mesi all’atto della domanda,lavoratori impiegati in mestieri gravosi nelle 15 categorie identificate come ‘meritevoli di tutela’ dalla passata legislatura, essere inabile al lavoro almeno nella misura del 74%. Oltre che, paletto primario imprescindibile, aver lavorato al meno 12 mesi in regola, anche non consecutivi, prima del 19 esimo anno d’età.

Quota 41 e Naspi: l’inghippo peggiorativo dei 3 mesi di finestra

La quota 41 prevedeva di regola: “l’accesso alla misura solo alla conclusione integrale della prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi'” giacché la quota 41, ora, segue la finestra trimestrale per la prima decorrenza utile alla pensione, imposta e prevista per la quota 100, va da sé che il periodo senza reddito da lavoro e pensione aumenta per quanti accedono alla misura essendo ‘disoccupati’. Per chi accede alla quiescenza perché disoccupato dunque, é necessario che termini interamente la Naspi, attenda 3 mesi al termine della stessa, e poi , purtroppo, attenda, altri tre mesi per la decorrenza alla pensione.

Se invece il lavoratore ha svolto attività gravosa per almeno 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa, oppure per almeno 6 anni negli ultimi sette di attività lavorativa, questo significa che rientra nella quota 41 come lavoratore gravoso. Dunque può anche scegliere al raggiungimento dei 41 anni contributivi necessari, di interrompere la Naspi, così da non fruirne interamente, e poter accedere senza dover aspettare i 3 mesi post Naspi, di conseguire la pensione al raggiungimento di 41+3, decorrenza alla pensione. Ovviamente consigliamo , prima di interrompere la Naspi di farsi riconoscere dall’Inps l’appartenenza ai precoci ed alla categoria ‘gravosi’ , al fine di non avere spiacevoli inconvenienti in fase di domanda di pensione, solo per ‘risparmiare’ 3 mesi di attesa. Anche perché, pur comprendendo la polemica in atto, é pur vero che se non vi fosse stato lo stop dell’adv per i precoci, valevole fino al 2026, non sarebbero più bastati 41 anni di contributi, ma dal 2019 sarebbero serviti ben 41 anni e 5 mesi. Voi siete tra i precoci che hanno ‘subito’ questo paletto peggiorativo dei 3 mesi di finestra per la decorrenza pensionistica o tra le donne, che nonostante la proroga, potrebbero rimanere escluse, a causa del ‘nuovo ‘ paletto emerso? Fatecelo sapere come sempre nella nostra sezione commenti.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

4 pensieri su “Pensioni 2019, ultimissime su Opzione donna e quota 41: paletti peggiorativi?

  1. Ok va bene che il mondo deve andare a rovescio io che sono invalido e pieno di dolori nonostante il prossimo anno faccio 41 anni contributivi dovrò continuare a lavorare grazie ai vari Pali e Paletti,mentre dei giovanissimi grazie al reddito di cittadinanza se ne staranno a riposo sul divano prendendo 780 euro al mese aspettando un lavoro che lo stato non gli troverà mai perché non c’è Grazie dell’attenzione .

  2. Come i governi precedenti anche questo se azzecca una cosa è perchè si sbagliano altrimenti quando ci pensano troppo fanno delle grandi ca@@ate!

  3. Proroga donna uno stillicidio peggiorativo in senso anagrafico e contributivo..x poi non parlare dell entità della pensione , ma le donne del 61 sono diverse dalle altre ???

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