Le ultime novità sulla riforma delle pensioni giungono dall’onorevole leghista Roberto Simonetti e dal suo ultimo articolo, pubblicato sul suo sito, in cui soddisfatto annuncia le promesse mantenute dal Governo giallo-verde, almeno tre le principali: quota 100, opzione donna al 2018, e stop adv. Per Simonetti, ora che il decreto é stato approvato si é finalmente dimostrato che “ la Lega al Governo non si é dimenticata delle fasce più deboli della società” e non ha agito per solo fini propagandistici.
Riportiamo altresì nell’immagine il volantino che aveva accompagnato Roberto Simonetti nel corso della campagna elettorale e che lui stesso ha inserito al fondo del suo articolo. Ci pare di notare che alcuni capitoli, come gli esodati non siano stati ricompresi, ma essendo stato postato il manifesto, é possibile che il Governo abbia in serbo qualcosa, che ci sfugge al momento, per tutelare tutte le categorie rimaste deluse dalla quota 100. Anche la quota 100 indicata nel volantino differiva in termini di requisiti, si parlava infatti di “58 anni d’età o 35 di contributi”, essendo salita l’età a 62, il provvedimento, ha tagliato fuori tutti i precoci, troppo giovani per accedervi.
Pensioni 2019. Simonetti: tutte le promesse mantenute
“E’ da quando Il Ministro Fornero si presentò piangente in televisione, presentando la sua scellerata riforma pensionistica, che la Lega ha combattuto per fermare l’aumento dell’età pensionabile e per poter modificare appunto tale legge” . Poi prosegue facendo notare come la battaglia della Lega sia proseguita dal 2012 con test legislativi, emendamenti, referendum, e molto altro e oggi, dice Simonetti, con l’approvazione del decreto Quota 100, il primo provvedimento utile nella nostra presenza al Governo del Paese, si conferma che la Lega non agiva per fini propagandistici, ma per il bene dei cittadini. La quota 100, ricorda, anche nel titolo del suo articolo ora é ‘realtà’, con questo provvedimento, spiega, si abbassa l’età pensionabile di accesso alla pensione per quanti abbiano congiuntamente 62 anni d’età e 38 anagrafici, per loro anche la facoltà di cumulare gratuitamente i periodi assicurativi non coincidenti. Poi elogia le altre promesse in campo previdenziale sin qui mantenute, stop adv e proroga opzione donna al 2018.
Pensioni, stop adv e opzione donna al 2018: realtà
Inoltre, prosegue l’onorevole Roberto Simonetti, “con il Decreto si è sterilizzato l’aumento di 4 mesi derivante dall’aspettativa di vita e quindi la pensione anticipata con la sola anzianità contributiva sarà accessibile agli uomini con 42 anni e 10 mesi e per le donne 41 anni e 10 mesi”. I lavoratori ringraziano in Governo per lo stop adv dei 5 mesi che sarebbe scattato dal 2019, ma ricordano come l’introduzione della finestra trimestrale abbia in realtà ridotto tale sconto a soli 2 mesi effettivi.
Nel medesimo decreto 4/2019, ci tiene a precisare ancora l’onorevole, é stata mantenuta una terza ed importante promessa a favore delle donne, ossia la proroga della misura al 2018: “Proroga Opzione Donna al 2018 potrà essere utilizzata dalle lavoratrici con un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e un’età anagrafica non inferiore a 58 anni se lavoratrici dipendenti, ed a 59 anni se lavoratrici autonome“. Anche qui, onde evitare misunderstending già sorti con le dichiarazioni dell’onorevole Tripiedi nei giorni scorsi, ribadiamo, come aveva giustamente puntualizzato l’onorevole Davide Aiello, e da allora nulla é cambiato, che la proroga sarà usufruibile solo da quante raggiungano i requisiti suddetti entro il 31/12/2018. Per le nate nel 61 toccherà aspettare il prossimo anno, stando alle promesse di Durigon, e agli ordini del giorno presentati ed accolti, la proroga , dovrebbe, resta d’obbligo il condizionale fino a quando non se ne avrà certezza, proseguire anche nel 2020.
Pensioni 2019, Simonetti: la Lega non dimentica le fasce deboli
L’onorevole termina il suo post ricordando come la Lega , attraverso questo provvedimento, non abbia dimenticato i più deboli, e soprattutto dice Simonetti, fiero non ha fatto spallucce “al grido di dolore di chi si è visto rubare il futuro da un giorno all’altro dalla Riforma Fornero costringendolo al lavoro per ulteriori 5 anni”, poi aggiunge é stata ed é “ vicina a tutti i cittadini che chiedono sostanzialmente di essere ascoltati, di legiferare norme di buon senso, senza essere succubi delle lobby politiche , burocratiche ed economiche che fin’ora hanno comandato nel nostro paese ed in Europa”. Su questo punto dissentono fortemente gli esodati, che da giorni stanno facendo notare come siano rimasti ‘nuovamente invisibili’ di fronte ad un governo, che come mostra il volantino stesso, aveva promesso a lungo di salvaguardarli e la risoluzione certa del loro dramma sociale.
Poi conclude l’onorevole “Quota 100 quindi in onore a tutti i lavoratori che da 38 anni compiono il loro dovere verso lo Stato”, peccato, dicono all’unisono i precoci che ‘non tuteli affatto chi ha compiuto il proprio dovere nei confronti dello stato per 41/42 anni”. Siamo certi che sia gli esodati, quanto i precoci, concordino pienamente sulla frase ultima dell’articolo di Simonetti che dice: “Ora sia lo Stato a restituire loro quanto ricevuto”, peccato che anche dopo questa riforma, dicono con amarezza, a loro lo Stato non restituirà nulla.
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Al posto dell’on. Simonetti assumere un atteggiamento meno trionfale perchè esagerando si corre il rischio di non venire creduti e di irritare i tanti esclusi da questo micro simulacro delle roboanti promesse della vigilia.
L’on. Simonetti vanta un’attenzione alle fasce deboli che non trova riscontro nella realtà.
Non trova riscontro negli esodati che non esito a ritenere la fascia più debole fra i deboli essendo privi di reddito ormai da ben sette anni e gravati da una enorme incognita per quanto concerne il futuro loro e delle rispettive famiglie.
Non trova riscontro nei precoci, pure loro accantonati, al pari degli esodati, come se si trattasse di due problemi marginali.
Non trova riscontro nelle donne perchè Opzione Donna, presentata come un “riconoscimento della funzione sociale” in realtà è una “opzione” riservata a chi possiede un elevato reddito da lavoro mentre per chi percepisce redditi medio bassi è al massimo puó diventare una “costrizio” che riduce a valori inferiori al Reddito di cittadinanza pensioni che originariamente potevano garantire un assegno almeno dignitoso.
In realtà, questo decreto dimentica totalmente le fasce deboli e rischia di creare gravi scompensi nel settore pubblico, dove abbondano carriere stabili e di lungo corso.
A tutto questo si aggiungano i rischi per le casse dell’istituto previdenziale derivante dal combinato tra questo improvviso flusso di domande e il prevedibile calo di contribuzione, appena oggi denunciati dal prof. Brambilla, uno dei massimi esperti di previdenza. Una eventualità questa che ci riporterebbe ai danni provocati con l’incorporamento dell’INPDAP che furono poi la vera ragione della controriforma del 2011.
Il giudizio complessivo non puó essere altro che quello di una riforma raffazzonate per salvare il consenso, sciagurata perchè miope nei confronti del medio – lungo termine, impopolare in quanto irrispettosa e orba del quadro complessivo delle criticità del mondo del lavoro, classista perchè ha completamente disegnato le fasce più deboli e bisognose a favore delle aziende che ora non saranno costrette a tenere al lavoro i sessantasettenni e di chi percepisce redditi di tutto rispetto.
Il resto? Gente inutile che grava sulla spesa pubblica. Meglio confinarla in sperduti paesini del profondo Sud, dove la qualità della Sanità è dei servizi potrebbero dare un provvidenziale contributo a procurargli anzitempo quel biglietto di sola andata che tutti quanti, un giorno o l’altro, siamo destinati a ricevere.
Siete solo capaci a parlare di precoci, e i disoccupati?! Tagliati fuori da quota 100 con 64/36 e 65/35 e anche da Ape sociale! Lasciati senza pensione e senza reddito! Esclusi e ignorati come al solito! La quota 100 della Lega su cui ha preso i voti non era 62/38! Lega: Bugiardi traditori!
E questo dov’era fino ad oggi…???
Un altro scienziato…..
Ma sanno almeno di cosa parlano i vari durigon e compagnia…???
Non dico niente di brutto se non la sig Erica non mi pubblica il commento…..
Siete solo capaci a parlare di precoci, e i disoccupati?! Tagliati fuori da quota 100 con 64/36 e 65/35 e anche da Ape sociale! Lasciati senza pensione e senza reddito! Esclusi e ignorati come al solito! La quota 100 della Lega su cui ha preso i voti non era 62/38! Lega: Bugiardi traditori!
Io e migliaia di altri lavoratori come come me : usuranti e gravosi non precoci siamo stati danneggiati, visto che il decreto precedente prevedeva il blocco della aspettativa di vita e senza finestra, potendo andare in pensione con 42 anni e 10 mesi mentre ora andrò in pensione con 43 e 1 mese. Se consideriamo che usuranti è gravosi hanno una aspettativa di vita inferiore agl altri non mi pare che siano dalla parte dei piú deboli.
Grazie
Buon giorno a tutti i lettori,
doverosa una mia risposta all’Onorevole Simonetti che dice concludendo: “Quota 100 quindi in onore a tutti i lavoratori che da 38 anni compiono il loro dovere verso lo Stato”, peccato, dicono all ’unisono i precoci che ‘non tuteli affatto chi ha compiuto il proprio dovere nei confronti dello stato per 41/42 anni”. Siamo certi che sia gli esodati, quanto i precoci, concordino pienamente sulla frase ultima dell’articolo di Simonetti che dice: “Ora sia lo Stato a restituire loro quanto ricevuto”, peccato che anche dopo questa riforma, dicono con amarezza, a loro lo Stato non restituirà nulla.
Ciò ovviamente apre la discussione su cosa sia diventato il nostro Parlamento: un orpello simbolico, un ente certificatore di decisioni prese altrove, dove ormai non si discute più di nulla. Il che è persino ironico se si pensa che l’accusa classica al parlamentarismo era quella di perdersi in discussioni lunghe e prolisse. Il problema d’un crescente svuotamento delle assemblee rappresentative beninteso non l’ha creato questo governo, essendo una tendenza vecchia di almeno un decennio.
Ma un Parlamento inattivo come l’attuale, impegnato solo a ratificare i decreti dell’esecutivo, non si era mai visto. E a chi dice che utilizzando la fiducia e bloccando qualunque discussione in aula almeno si eviterà il classico assalto alla manovra a colpi di emendamenti, spesso frutto delle pressioni delle organizzazioni lobbistiche sui singoli parlamentari, conviene ricordare che queste ultime trovano sempre il modo di farsi sentire. Il maxiemendamento scritto dai tecnici ministeriali sotto dettatura del governo è infatti pieno di misure che sono il frutto di concessioni a realtà associative e produttive d’ogni tipo. Così come è pieno di provvedimenti che hanno un sapore vagamente punitivo verso quelle realtà sociali con cui leghisti e grillini si ritengono, politicamente e culturalmente, in minore sintonia (tipico il caso dei tagli all’ editoria e delle penalizzazioni fiscali per gli enti no profit). Il gioco degli interessi, tipico della democrazia, un tempo coinvolgeva anche il Parlamento, oggi la loro mediazione riguarda solo il governo.
Ma per venire appunto ai contenuti della manovra, alle sue scelte di fondo, colpisce come questo governo, a dispetto dello sbandierato cambiamento, si sia mosso in paradossale continuità con la vecchia politica tanto vituperata. Comunque la si rigiri questa Legge di Bilancio ha non solo un’impronta elettoralistica, orientata com’ è verso l’assistenzialismo e l’aumento della spesa pubblica non finalizzata allo sviluppo, per non parlare dei condoni fiscali più o meno camuffati da misure a sostegno dei cittadini in mora con l’erario a causa della crisi economica, ma veicola un’idea dell’Italia che sembra certificarne l’immobilismo sociale e la mancanza di dinamismo. Per le imprese, gli investimenti produttivi e l’innovazione tecnologica, per i giovani, la formazione e la ricerca scientifica, quasi non ci sono risorse.
Il solo fondo per gli investimenti, annunciato di 9 miliardi, è stato drasticamente ridotto a 3,6 nell’ arco di un triennio: davvero poco per rilanciare le opere pubbliche.
A ben vedere, il cuore di questa manovra sono, nemmeno i pensionati (colpiti a loro volta dal taglio dell’adeguamento all’inflazione), bensì i pensionandi, nonché quei cittadini senza reddito che, in mancanza di una politica attiva del lavoro e di una vera ripresa economica, rischiano tuttavia di trasformarsi, soprattutto al Sud, in un esercito improduttivo di assistiti di Stato.
Che si debbano mandare segnali inequivocabili ai propri elettori è scontato: tipico il caso dei tagli sulle cosiddette ‘pensioni d’oro’ sul quale ovviamente batterà la gran cassa della propaganda soprattutto grillina.
Ma oltre a chiedersi quale sia la reale efficacia economica di tali misure, oltre l’impatto simbolico nel segno di un egualitarismo punitivo nei confronti di tutto ciò che suona come élites e privilegio connesso allo status, bisognerebbe anche interrogarsi su come creare nel prossimo futuro, senza devastare le casse dello Stato, quella ricchezza che si vorrebbe generosamente distribuire. Su questo versante sembrano mancare le idee. A meno di non pensare che l’Italia possa ripartire grazie all’ arrivo massiccio dall’ estero dei pensionati ai quali la manovra garantisce aliquote agevolate a condizione che si trasferiscano nei paesi del sud con meno di 20.000 abitanti.
Si vorrebbe su questo punto imitare la Spagna, il Portogallo o gli altri paradisi fiscali per anziani sparsi per il mondo. Peccato solo che a questi ultimi non bastino il sole e il cibo buono per vivere bene: hanno bisogno di servizi logistici, di infrastrutture, di assistenza sanitaria domiciliare. Esattamente quello che spesso manca nelle zone d’Italia dove dovrebbero stabilirsi in cambio del taglio delle tasse.
Insomma, da un governo che prometteva tanto è nata una manovra per nulla innovativa e ambiziosa, oltre che scritta male e frettolosamente. E per di più traballante sul lato dei conti: come quei 19 miliardi che si dovrebbero ricavare da privatizzazioni del tutto irrealistiche, se è vero che negli ultimi otto anni le dismissioni del patrimonio pubblico italiano hanno fruttato appena 2 miliardi. Non è un caso che si sia dovuto prevedere, come salvaguardia, un maxi aumento dell’Iva: di 23 miliardi nel 2020 e di quasi 29 miliardi per l’anno successivo. E proprio questo rischia di essere il destino, politicamente letale, del primo governo populista italiano: dover ricorrere – non avendolo fatto nessun esecutivo sino ad oggi – all’ aggravio dell’imposta su beni, consumi e servizi per finanziare le loro improvvide promesse elettorali. Sarebbe davvero un bel cambiamento.
Nell’attesa, i soli esclusi: Esodati e Precoci restano a guardare i giochi di potere a colpi di maggioranza, ledendo puntualmente il rispetto dei diritti di ogni singolo lavoratore di queste due categorie, persone che hanno donato l’intera propria esistenza, diciamo pure la vita, al lavoro, al paese, all’onestà.
Mentre l’esecutivo giallo/verde autodefinendosi il “Governo del Cambiamento”, continua inesorabile con le regalie, pagandole con nostro denaro, per avere come ritorno i soliti “Voti” garantendosi le famose poltrone.. magari a vita…
La solita musica altro che cambiamento!….
La solita Italia…purtroppo..
Cordiali Saluti,
Luigi Napolitano
Ma questi sentono la puzza delle stronzate che dicono ???? OD non prorogata ma bensi modificata e massacrata. Simonetti prova a risquotere lo stipendio con una finestra di 12 mesi. Andate affanc…
Ivo, i termini, pietà 🙂