Pensioni 2019, ultim’ora su quota 41, esodati, donne del 61: i grandi esclusi

Ormai sono state svelate ‘le carte’ del capitolo previdenziale compreso all’interno della legge di Bilancio 2019, se per taluni si sono aperti nuove possibilità di uscita anticipata, si pensi alle donne nate entro il 31/12/1960 e a quanti confidavano da tempo di poter uscire con la quota 100, o speravano nella proroga dell’ape sociale e nello stop adv per le anticipate, per altri si sono infranti gli ultimi sogni.

Stiamo parlando dei precoci e degli esodati che confidavano, pur partendo da drammi previdenziali ben differenti, di veder sanare le loro ingiustizie e di traguardare alla pensione dal 2019 grazie alle promesse fatte in campagane elettorale, ma non mantenute, dall’esecutivo. Delusione, rabbia, frustrazione e quello che si legge sui social per queste due grandi categorie di esclusi. Fuori dai giochi, per ora, anche le donne nate dopo il 1960 che speravano almeno la proroga potesse essere estesa fino al 31/12/2019, giacché il requisito anagrafico richiesto per accedere alla proroga rispetto alla 243/2004 é aumentato. Abbiamo raccolto differenti testimonianze dei grandi esclusi ed abbiamo chiesto a Luigi Metassi, amministratore del comitato esodati licenziati e cessati, di rilaciarci una dichiarazione inmerito alla delusione degli stessi. Eccovi in dettaglio quanto emerso al 19 gennaio 2018.

Pensioni 2019, precoci delusi: quota 41 per tutti resta un sogno

Così scrive su facebook Frank Rizzo, amministratore del gruppo ‘Giovani, lavoro e pensione’: “Quota 100 per pochi approvata per tutti gli altri e con più anzianità dei 38 anni di contribuzione che non hanno 62 anni di età l’inchiappettata è conclusa, ringraziamo innanzitutto la Fornero che ci concederà di andare in pensione fra qualche anno con la sua disgraziata legge, ringraziamo “Il governo delle promesse mancate” per averci preso in giro come i governi precedenti”.

Così invece in pvt mi hanno detto differenti lavoratori precoci, che ci hanno autorizzato a pubblicare il loro pensiero: Livio Trentin: “Troppo è stato sacrificato per RDC, e la beffa è aumentare le pensioni di cittadinanza quindi Noi Precoci paghiamo i contributi a chi NON HA LAVORATO/VERSATO”. Antonio Managò, fa eco: ” Faccio fatica a capire questo entusiasmo che svolazzola nell’aria. Secondo me il blocco dellADV è altrosenza finestre, porte e cancelli. La presa per i fondelli di quota 100 è paradossale!!! O.D. è da sempre un vantaggio per lo stato, per recuperare il50% del versato devi vivere 140 anni”. Cristian Cuppi, dalla sua aggiunge: ” Sono svilito. E privo di energia. Inoltre vedo entusiasmi sui social che mi spiazzano e mi svuotano. Per 3 anni sarà così? Poi anche le code. 41? Una chimera. Noi usati. Questo mi disturba. Fine dei giochi. Game over.Fornero rimane. Falso dire che viene picconata con ste quota 100″.  

Questa l’ultima dichiarazione che ci ha gentilmente rilasciato Maurizio D’Onofrio, uno degli amministratori del gruppo precoci: ” Sono deluso per quanto riguarda la quota 41 per noi precoci, ma sono contentissimo per il blocco ADV, anche se con finestre, per le donne che potranno usufruire di opzione donna e per tutte quelle persone che usufruiranno di quota 100. Spero ci sia giustizia sociale per noi precoci nella prossima manovra” Delusi oltre ogni modo gli esodati, ancora in attesa che le promesse fatte vengano mantenute, così diceva Salvini fino a pochi mesi fa: “Andare in pensione é un sacrosanto diritto”. Aggiunge l’esodata Gabriella Stojan:anche per gli ultimi 6.000 esodati discriminati che aspettano la nona salvaguardia da sette anni e hanno gli stessi diritti degli esodati già in pensione”

Pensioni 2019, esodati: salvaguardia non fatta, si rimedi

Così Luigi Metassi, che ben ci dettaglia la trafila degli esodati a cui é stata negata la nona salvaguardia: ” Che la salvaguardia non sarebbe stata inserita nel Decreto Pensioni era cosa ormai palese da tempo, sia per il sostanziale, oserei dire plateale, disinteresse mostrato nel corso di tutto l’anno da parte delle forze di maggioranza, sia perché questo era la ovvia conclusione alla portano le risultanze dell’incontro del 10 gennaio scorso e sia perché questo da giorni andavano confermando i megafoni della comunicazione dei 5S attraverso i media. Tralascio di commentare le affermazioni di questi ultimi, in ragione della loro manifesta volontà di ignorare le ragioni costituzionali di fondo che legittimano l’istanza degli esodati; ragioni che questo Comitato continuerà a sostenere a dispetto delle irricevibili, assurde pretese di ridurre ad un mero problema assistenziale un diritto costituzionale sancito in Costituzione (Art. 38) e più volte ribadito da sentenze costituzionali ( vedi p.es. la sentenza 822 del 1988) che, volenti o nolenti, fanno letteratura.

È la Corte Costituzionale stessa, quando non bastassero i fondamentali principi e gli articoli scritti nella Nostra Carta, a ribadire il significato di “salario differito” della pensione e la sua intangibilità nel frangente in cui il lavoratore, in prossimità del termine carriera lavorativa o, più ancora dopo averla terminata, non ha più la materiale facoltà di rimodularla per controbilanciare gli effetti di una eventuale riforma. Per pudore tralascio di commentare chi straparla di pace contributiva o di formazione riferendosi a persone che da anni ormai non hanno lavoro, che sono fuori mercato e che, in più di un caso, nel corso degli anni hanno ormai depauperato ogni loro risparmio per far fronte all’emergenza. Chi propone di far pagare contributi a chi già ha pagato tutto il dovuto e, per sopravvivere, si appoggia alla Caritas, ci è o ci fa? Chi parla di “Quota 100”, fosse anche rimodulata su requisiti più benevoli, ha in testa che molti esodati lasciarono il lavoro puntando alla quota 97 che prevedeva 61 o 62 anni di età e 36 o 35 anni di contributi? Lo sa che i contributori discontinui (disoccupati e gran parte delle donne) talvolta non raggiungono nemmeno i 30 anni di contributi? Lo sanno che non basta aver perso il lavoro ed essere in possesso del minimo contributivo per millantare una condizione di esodato? Se così fosse, gli esodati sarebbero centinaia di migliaia e invece, la risposta INPS all’interrogazione parlamentare del 2016 dell’on. Walter Rizzetto fornisce una chiara tabella che formalizza l’esistenza di 6.000 esodati, tuttora non salvaguardati, che raggiungono i requisiti previgenti entro il 31/12/2021. Solo una minima parte fortunata di questi 6.000 potrà beneficiare degli scivoli pensionistici approvati con questo decreto e non molti di più potranno esserlo se si intendesse ovviare alla salvaguardia con un pasticciato intreccio di adattamento di tali formule. Non parliamo di accrocchi assistenziali, parliamo di diritto, perché quello degli esodati è un diritto noto e monitorato perfino a Bruxelles ed è cosa ben diversa da un privilegio, che deve essere riconosciuta a tutti gli esodati.

Pensioni, Metassi: il Governo su esodati non conosce i punti fondamentali

Poi prosegue: “Io dubito fortemente che questi semplici punti fondamentali siano noti al “Governo delle promesse di cambiamento” e maggiormente dubito che lo siano ai suoi portatori d’acqua ai mulini dei media. Diversamente dovrei pensare ad diffuso atteggiamento di indicibile arroganza e spregio nei confronti dei cittadini più deboli e vessati. Per venire agli aspetti operativi prossimi, il nostro Comitato ha organizzato l’incontro del 10 gennaio scorso al quale, in ultimo, si sono gioco forza aggregati altri comitati portatori delle più disparate istanze. Ne è uscito con un’ipotesi di tavolo tecnico per definire la soluzione di questo annoso problema. Come comitato, siamo disponibili al dialogo ma deve essere chiaro che la nostra disponibilità è relativa alla definizione dei termini dell’equo transitorio per le sole categorie di lavoratori già contemplate dalla VIII salvaguardia che, termini di decadenza dal diritto a parte, riteniamo già ampiamente esaustiva sotto l’aspetto delle declaratorie. Non possiamo assolutamente derogare dalla definizione di esodato, così come è riportata nel “Dossier Esodati” della ex “Rete dei Comitati” a suo tempo assunto dalla precedente Commissione Lavoro quale documento di base condiviso. Va da sé che discriminare la condizione di esodato in base ad una precisa definizione implica necessariamente di dover stabilire un ben preciso perimetro di casistiche e un altrettanto preciso arco temporale, prima e dopo il quale si deve parlare di problematiche non pertinenti. È appunto su queste precise basi che, per le categorie già previste dalla VIII salvaguardia, il nostro Comitato chiede, e continuerà a chiedere, un equo transitorio per tutti coloro che hanno lasciato il lavoro dopo il 31/12/2006 e prima della riforma Fornero. Questo significa prorogare al 31/12/2021, per tutte le categorie di esodati previste dalla VIII salvaguardia, il termine ultimo entro il quale devono essere raggiunti i requisiti, cosa che invece, ad oggi, è appannaggio della sola categoria dei mobilitati, con grave pregiudizio dell’equità nei confronti delle altre categorie i cui stessi termini sono addirittura già scaduti, chi da un anno e chi addirittura da due e mezzo.

Detto questo, non possiamo dimenticare che la deindustrializzazione, unitamente ad una eccessiva disinvoltura nel redigere ed accettare accordi ha causato vittime che vanno ben oltre la data del 2021 ma qui entriamo in un campo dove vengono a mancare i requisiti del diritto quesito e diventa difficilmente sostenibile l’ipotesi di un equo transitorio. Siamo consapevoli che anche queste persone vanno comunque tutelate, non fosse altro che per il fatto che l’Art. 38 della Costituzione recita che lo Stato deve prendersi cura di chi non possiede adeguati mezzi per condurre una vita dignitosa. Anche costoro vanno tutelati e, se si concretizzerà la promessa di un tavolo tecnico al quale confrontarsi, chiederemo una clausola di tutela anche per costoro”. In ultimo riportiamo anche la delusione delle donne nate dopo il 31/12/1960.

Pensioni, opzione donna: fuori le nate dopo il 1960

Le donne iscritte al gruppo ‘opzione donna: le escluse’ scrivono su facebook riferendosi al post del M5S che dava per fatta la proroga per tutte le donne con 58 anni e 35 di contributi, che le aveva illuse, rispetto al decreto emanato: “Queste non è una proroga pubblicizzata dal governo, questa è una NUOVA OPZIONE DONNA. QUINDI PER EQUITÀ E GIUSTIZIA VERSO LE DONNE IL GOVERNO SOSTITUISCA 31/12/18 CON 31/12/19. Magari di più.. niente di meno della proroga di Opzione Donna al 31/12/2019.


Per quanto ci riguarda continueremo a lottare affinché, in fase di conversione del Decreto Legge, sia finalmente sancita, FIN DA SUBITO, la proroga al 2019 per tutte le donne.

Pensioni 2019: che farà il Governo ora per i grandi esclusi?

Il Governo del cambiamento che tanta gioia ha regalato alle donne nate entro il 1960 (la proroga ricomprende infatti quante hanno 35 anni di contrinuti e 58/59 anni maturati entro il 31/12/2018) che non smettono di manifestare tutta la loro gratitudine all’onorevole Di Maio, crediamo, debba quanto meno tenere in considerazione anche quanti avevano creduto nelle promesse elettorali ( esodati, precoci , donne ad oggi 58enni) che al 19 gennaio 2019 vuoi per volontà politica, vuoi per carenza di risorse, sono state completamente disattese.

Non resta che comprendere se il Governo avrà intenzione di chiudere così il capitolo previdenziale o se porrà una mano alle categorie escluse dalla legge di bilancio 2019, che date le ingiustizie subite nel maxidecreto, siamo certi, non resteranno certo a guardare.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

7 pensieri riguardo “Pensioni 2019, ultim’ora su quota 41, esodati, donne del 61: i grandi esclusi

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    20 Gennaio 2019 in 7:19
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    a ottobre 2019 compio 60 anni,a fine anno avro 42 anni e 10 mesi di contributi,quando potro andare in pensione?

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    • Erica Venditti
      21 Gennaio 2019 in 10:22
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      Silvio per andare con i requisiti della pensione anticipata deve attendere fine anno non appena avrà maturato i 42 anni e 10 mesi, dopodiché potrà fare domanda e poi dovrà attendere 3 mesi per ricevere il primo rateo.

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    19 Gennaio 2019 in 16:06
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    Vediamo se ho capito bene…. Io ad ottobre avrò 42 anni e 10 mesi di contributi. Con la nuova legge potrò andare in pensione dopo tre mesi che avrò maturato questi anni di contributi quindi tre mesi dopo anziché 5 mesi come prevedeva l’entrata della ‘ adv ? E io per questo dovrei ringraziare il Duo mimi’ e Coco? Carissimi Salvini e di Maio … Ma andate a cagare….

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    • Erica Venditti
      21 Gennaio 2019 in 10:33
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      Esattamente Francesco, però lei nell’aspettare la decorrenza di tre mesi può decidere di continuare a lavorare fino al momento incui scatterà la pensione. Oppure stare a casa ed attendere senza stipendio e pensione i tre mesi di decorrenza. Comprendo il disappunto, ma questpo é ad oggi. Se avesse trovato utile la risposta e trovasse interessante il sito le chiederei gentilmente di sostenerci attraverso una donazione, al momento abbiamo pensato a due modalità: accedere a questo link : https://paypal.me/ericavenditti , oppure con un bonifico bancario su Istituto Bancario: Fineco Bank IBAN: IT82D0301503200000005830165 intestato a: Erica Venditti. Si tratterebbe, nel caso le fpsse possibile, di un piccolo gesto , ma che per noi varrebbe molto e ci permetterebbe di continuare a dedicare il giusto tempo a tutte le categorie più disagiate.

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    19 Gennaio 2019 in 12:36
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    ok, blocco A.S.V , ma i coefficienti di trasformazione rimangono quelli al 31- dic. 2018 , oppure sono cambiati?

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