Pensioni 2020, novità Armiliato su lavoro di cura, quota 100 e opzione donna

Le ultime interessanti considerazioni sul capitolo previdenziale giungono da Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato opzione donna social, che ha da poco pubblicato una lunga disamina sulla pagina facebook del gruppo in cui aggiorna le iscritte sugli ultimi dati concernenti il lavoro di cura. Il sovraccarico sulle spalle delle donne é più che evidente, se in tempi di pandemia si aggiunge che molte donne stanno lavorando in smart working la situazione per loro si complica ancora, famiglia al completo a casa, mariti anche loro spesso in smart working e figli a casa da gestire giacché le scuole sono chiuse, non facilitano di certo la vita delle donne.

Per questa ragione anche alla luce dell’ultima intervista che Durigon ci ha rilasciato, Orietta Armiliato si chiede in primis che fine abbia fatto la proposta Quota100 rosa inizialmente ben vista da tutti e lodata negli intenti, ma poi dimenticata; giacché l’onorevole sostiene vada ampliata Quota 100 dato il contesto pandemico ed economico in atto, l’Armiliato rilancia chiedendo se non sia davvero ora di riprendere in considerazioni soluzioni previdenziali, degne di questo nome, anche per le donne.

Riforma pensioni, Armiliato: opzione donna e quota 100 insufficienti

L’opzione donna e la quota 100 non possono dirsi tali, la prima penalizza fortemente l’assegno pensionistico di chi vi aderisce, la seconda ha requsiti contributivi troppo elevati per le donne. La giusta via di mezzo potrebbe essere riconoscere il lavoro di cura delle donne anche ai fini previdenziali, partendo dalla concessione nella prossima legge di bilancio di una quota 100 rosa. Eccovi le sue considerazioni, un primo appunto viene indirizzato a Durigon, proprio a commento dell’intervista rilasciataci:

“La giornalista Erica Vendtti, sempre attiva ed attenta alle esigenze dei sui lettori, ha intervistato Claudio Durigon (Lega) circa la “sua”Quota💯. Quello che salta agli occhi, é la mancanza di attenzione per la platea femminile che conferma quell’atteggiamento tenuto proprio dall’ex-sottosegretario al lavoro, aspramente criticato da questa pagina.
Augurandoci di poterla trovare nel prossimo futuro, ricordiamo la nostra proposta che battezzammo #QuotaCentoRosa che piacque, ma che nessuna compagine politica volle appoggiare. Potrá essere la prossima Legge di Bilancio, la volta buona?” Poi menziona chiaramente l’importanza di riconoscere il lavoro di cura nella sua ultima disamina.

Pensioni, necessario riconoscere ai fini previdenziali il lavoro di cura

Così Armiliato: “Rispetto alle faccende domestiche studi ed analisi rilevano univocamente che l’81% delle donne svolge quotidianamente queste attività, contro il 20% degli uomini.
Il CODS si é dato da tempo l’obiettivo di sensibilizzare il legislatore a riconoscere quello che normalmente viene definito “lavoro di cura”. Il percorso però é lungo e faticoso, proprio perché il sobbarcarsi del lavoro domestico é stato storicamente assegnato alle donne, ed é talmente radicato al punto che persino le donne stesse che ne sono le indiscusse protagoniste, non se ne rendono neanche conto e danno per dovuto/scontato il doppio, triplo spesso quadruplo lavoro che si sobbarcano quotidianamente.

Purtroppo negli anni e nella fretta di conquistare un posto nella vita lavorativa, le donne hanno sommato i compiti da svolgere piuttosto che dividerli equamente lasciando inalterati quei comodi equilibri che piacciono e servono in primis al nostro sistema di welfare. Tant’é che, sebbene un numero maggiore di donne sia impegnato nel lavoro fuori casa rispetto agli anni 50/60, non è aumentato proporzionalmente il numero degli uomini che si fanno carico delle faccende domestiche e la causa, molto più spesso di quel che si potrebbe pensare, sono proprio le donne esattamente coloro che ne subiscono l’effetto: non è forse vero che se le donne debbono delegare un lavoro domestico e di cura a qualcuno si affidano preferibilmente ad altre donne, collaboratrici domestiche, badanti, babysitter? E sono tutte attività che si percepiscono sempre e solo declinate al femminile”

Riforma pensioni: ripensare alle donne nella prossima legge di bilancio

Ecco allora l’invito dell’Armiliato al Governo quando si metterà mano alla prossima legge di bilancio: “È condivisibile il pensiero di chi denuncia la necessità di andare oltre la conciliazione rispetto al concetto casa/lavoro ma, é altrettanto vero che da qualcosa bisogna pur incominciare; dunque, cosa c’è di meglio di un manifesto e tangibile riconoscimento economico sostanziabile in termini di anni di contribuzione o di abbassamento dell’età in modo che le lavoratrici possano raggiungere più agevolmente la quiescenza?

Abbiamo ben chiaro che tutte le misure fini ad oggi varate, non corrispondono affatto ai bisogni reali: Opzione Donna é troppo riduttiva e Quota💯ha requisiti inaccessibili. È necessario dunque che si interrompa questo flusso che fa accumulare credito a chi ne fa sbandieranti slogan di mera propaganda ma che poi risulta essere inesigibile e che in ogni caso coinvolge tutta la platea femminile.

Incominciamo a lavorare non solo “pro domo mea” come per esempio fa chi enuncia “urbi et orbi” di volere solo una fettina della potenziale torta (e per carità ben si comprende che quando si ha fame anche una briciola può far la differenza…) perché, oltre ad accontentarsi di quella mini-fetta e con l’impegno di tutti, si può e si deve arrivare ad ottenerla fetta dopo fetta, tutta intera e non solo per un manipolo di lavoratrici oggi, ed uno uguale domani (forse), che anela al giusto riconoscimento pensionistico ma, per TUTTE, figlie, nipoti, cugine, sorelle insomma:#perledonnedioggiedidomani.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

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