Pensioni 2020, via quota 100 per superare la riforma Fornero: editoriale del Prof Brambilla

Partiamo da un presupposto: seppur necessaria per la salvaguardia dei conti pubblici, la riforma targata Monti-Fornero ha introdotto nella previdenza italiana rigidità che necessitano tuttora di essere corrette. Sarebbero bastate poche cose, come l’introduzione di un minimo di flessibilità nei requisiti utili all’uscita dal lavoro, per produrre da subito una revisione meno austera, ma anche a causa delle pressioni esercitate dalla comunità internazionale (cui – va detto – l’Italia, compiendo un fatale errore, comunica sistematicamente i propri dati di bilancio accorpando molte voci assistenziali al capitolo pensioni), il risultato finale è stato quello di una misura fin troppo severa. Misura che ha da subito scatenato forti tensioni e costretto gli esecutivi venuti in seguito a ipotizzare possibili ritocchi.

Anziché intervenire in modo stabile e definitivo, i governi post-riforma si sono però sì sforzati di rispondere al problema, ma sempre con istituti e soluzioni “in deroga” ai limiti fissati dalla Monti-Fornero. A chi oggi contesta Quota 100 andrebbe innanzitutto consigliato un “ripasso” di quanto accaduto negli ultimi 9 anni: ben 8 salvaguardie; l’avviamento dell’APE sociale che può, in buona sostanza, ritenersi una nona salvaguardia mascherata; l’estensione della platea dei beneficiari della quattordicesima mensilità; l’introduzione di regole ad hoc per lavoratori precoci e usuranti, e così via. Insomma, malgrado la consapevolezza dei problemi del sistema, i governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni non hanno avuto il coraggio di rivedere – attenzione, rivedere non cancellare! – la riforma limitandosi, secondo un costume tipicamente italico, a rattoppare e prendere tempo, e tutelando in modo iniquo ora questa e ora quella categoria di lavoratori. Con il risultato di sacrificare parte di quelle risorse che la riforma prevedeva di risparmiare: le sole salvaguardie sono costate secondo le stime INPS circa 17 miliardi, il 15% dei risparmi preventivati.

Riforma pensioni, le pecche di quota 100

Cambiano i governi ma non i metodi e così, con la Legge di Bilancio per il 2019 e il successivo decreto 4/2019, siamo arrivati a Quota 100. Un provvedimento che, pur avendo il merito di portare flessibilità lì dove non c’è, non è esente da pecche: la misura ha durata limitata (3 anni per Quota 100, 8 per il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita dell’anzianità contributiva), reintroduce il divieto di cumulo e, soprattutto, non tiene conto delle specifiche situazioni dei lavoratori concedendo una sorta di “via libera” a tutti coloro che soddisfano i requisiti richiesti, compresi quanti – in assenza di particolari situazioni fisiche e familiari o estranei a mansioni particolarmente critiche – avrebbero potuto continuare a lavorare. Con buona pace per la tenuta del sistema. Non solo poi l’operazione resta costosa nonostante il numero di beneficiari sia inferiore alle aspettative iniziali (con relativo contenimento dei costi), ma rischia anche di impattare negativamente sul rapporto lavoratori attivi/pensionati che, proprio nel 2018, ha toccato quota 1,4505, risultato migliore da 22 anni a questa parte e soprattutto indicatore essenziale per la sostenibilità di breve e medio periodo di un sistema a ripartizione come quello italiano.

Insomma, la norma va modificata ma gradualmente, perché qualunque cambiamento in corsa delle regole rischia di avere effetti negativi, creando nuovi esodati. E, nell’intervenire su Quota 100, occorrerà soprattutto provare a estirpare alla radice i problemi creati dalla riforma Monti-Fornero, cercando – se fosse possibile, con un accordo ad ampio spettro tra la politica tutta e le parti sociali – di definire regole chiare, eque e definitive per almeno i prossimi 10 anni (con verifiche quinquennali), che diano finalmente certezze e serenità agli italiani.

Tre le principali criticità su cui intervenire:

Tre, in particolare, le principali criticità sulle cui intervenire con altrettanti strumenti di semplificazione del sistema: 1. la totale equiparazione delle regole anche per i cosiddetti contributivi puri che hanno iniziato a lavorare dall’1/1/1996 e l’istituzione di un “fondo pensione” loro dedicato e alimentato da subito con 500 milioni l’anno proprio per finanziare, nel concreto a partire dal 2036, quelle tutele (a cominciare dall’estensione dell’integrazione al minimo) di cui oggi non dispongono; 2. il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita del requisito di anzianità contributiva richiesto per la pensione anticipata, con ulteriori sconti per lavoratrici madri e precoci; 3. l’utilizzo dei fondi esubero per lavoratori con problemi e la reintroduzione delle forme di flessibilità già previste dalla riforma Dini/Treu, consentendo quindi il pensionamento con 64 anni di età e 37/38 di contributi.

Questa l’unica strada per raggiungere un buon compromesso tra flessibilità, sostenibilità e adeguatezza (delle prestazioni). Certo, 62 anni di età per tutti o Quota 41, come si sente proporre da qualche parte, sono promesse più appetibili da fare ai cittadini ma equivarrebbero a compromettere seriamente l’equilibrio della previdenza italiana.

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Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Prof. Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali Sottosegretario di Stato al Ministero del Welfare con delega alla “Previdenza Sociale” dal 2001 al 2006, è stato redattore di svariati provvedimenti normativi, tra cui il D. Lgs. n. 252/2005, che disciplina le forme pensionistiche complementari. Già Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” (Nuvasp) presso il Ministero del Lavoro, fonda nel 2007 Itinerari Previdenziali, di cui coordina e presiede il Centro Studi e Ricerche. Attualmente, è anche consigliere economico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e componente del Comitato Tecnico Scientifico dell'associazione "Voce Libera".

11 pensieri riguardo “Pensioni 2020, via quota 100 per superare la riforma Fornero: editoriale del Prof Brambilla

  • Pingback: Riforma Pensioni ultime notizie oggi da Brambilla: uscita a 64 anni con quota 102 | Pensioni Per Tutti

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    27 Febbraio 2020 in 1:06
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    Quota 100 già legge alla quale le persone (come anche me) che come minimo hanno 62 anni e problemi fisici e di salute dovuti all’età e al lavoro hanno fatto affidamento fino al 2021 compreso deve rimanere e così come è fino al 2021 compreso, fine della sperimentazione (come dichiarato e assicurato da molte personalità politiche e sindacali), non si possono cambiare le regole in corso alle quali si è fatto affidamento ma si devono portare a termine come previsto, ( inoltre le donne svolgono anche doppio lavoro), poi per il 2022 come previsto si applicherà una nuova riforma pensionistica.

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    25 Febbraio 2020 in 21:39
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    Buona sera a tutti,
    e saluti al Prof. Brambilla a cui recapito il mio totale dissenso, ad ogni Sua affermazione in questo editoriale qui pubblicato.
    Ritengo che le affermazioni espresse, rafforzino ulteriormente quello che affermo ormai da anni, infatti una volta che Vi siete accomodati in poltrona, nei vari palazzi dorati, Voi che siete dei nostri dipendenti, vivete una vita totalmente scollatati dalla realtà, quella vera, quella della sofferenza, delle ingiustizie, quella del dolore.
    Aggiungo ancora: nel corso del 2009 con la presentazione del bilancio Inps, Presidente allora il superman dei degli incarichi il sig. Mastrapasqua, nelle casse dell’ente era presente un patrimonio di circa 50 miliardi. Oggi dato 2019 ( fonte sole 24 ore)avete un buco di circa 10 miliardi… Le chiedo dove sono finiti circa 60 miliardi? Denaro nostro? Risponda a questo quesito, prima di esprimere qualsiasi fantomatica teoria riformistica, direi quasi Pirandelliana. La stessa domanda è stata posta anche alla Sig.ra Fornero, da cui attendo ancora oggi una risposta.
    Le allego il link del bilancio dove potrà vedere con i Sui occhi, il famoso patrimonio.
    https://www.youtube.com/watch?v=OeBjNwFp-Qk
    E in chiusura Le allego un link molto realistico una persona anziana, si esprime, a modo Suo, nei Vostri confronti direi molto precisa, brava ” Super Nonna”…
    https://www.youtube.com/watch?v=YM6_LqbFe88
    Mi vergogno di averVi come rappresentanti Politici.

    Distinti saluti,
    Luigi Napolitano

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      2 Marzo 2020 in 19:21
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      Luigi, applausi per quanto hai scritto. Non voglio entrare nei tecnicismi ma sottolineare due punti molto importanti che il prof.Brambilla ha appena accennato, ma che avrebbe dovuto evidenziare in grassetto.
      Li riscrivo in grassetto.
      1)Il bilancio INPS accorpa molte voci assistenziali che non hanno a che fare con le pensioni.
      2) Vengono usati… tutelando in modo iniquo ora questa e ora quella categoria di lavoratori.
      Traduco:
      le casse pensionistiche sono le moderne diligenze che trasportano ingenti contanti sottratti ai lavoratori mensilmente con la scusa di accantonarli per le loro future pensioni.
      Ma due categorie di banditi assaltano continuamente le diligenze.
      I politici per alimentare le loro clientele. I sindacalisti per proteggere quei lavoratori privilegiati che ancora gli pagano le tessere. Naturalmente la parte più abbondante va a chi fa le leggi per giustificare gli assalti.
      Quindi prima di ogni ulteriore decisione tecnica tagliamo le mani ai banditi poi vedrete che i conti delle pensioni torneranno sia per chi ha lavorato che per la UE che li controlla.
      Per ulteriori dettagli vedere il sito http://www.lavoratoriveri.it cliccare su ARGOMENTI e poi su capitalista . Buona lettura.
      Silvano Cavallero

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    25 Febbraio 2020 in 21:22
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    Signori, stiamo parlando di Brambilla, notoriamente l’esperto pensionistico vicino alla Lega. Oggi, non ieri, si chiede dove sono gli errori della quota 100. A parte il fatto che dice che sono stati fatti interventi sui precoci e questo è palesemente falso, i precoci stanno continuando a sorbirsi la Fornero tutta e fino in fondo, poi ammette l’errore dei lavoratori ancora in attività che hanno cosi potuto usufruire di una norma super favorevole. Ma Brambilla lo sa cosa sta succedendo in Italia ? Borsa in forte calo, bruciati già 30 miliardi, spread in salita e miliardi di interessi maggiori, economia in perdita di milioni di euro ogni giorno, Fabbriche ferme. Signor Brambilla e gentili sostenitori della meravigliosa quota 100, dove li trova il paese i miliardi necessari per rendere equa e giusta la stupenda quota 100 ? Settimane fa chiedevo a voi, usufruitori della iniqua norma, a voi che continuavate a dire che la norma deve rimanere e semmai dal 2022 potrà cambiare, come se in questo triennio non ci fosse nessuno che continua a godersi la Fornero, chiedevo: e se l’economia nazionale, per qualsiasi motivo, non potesse permettersi una nuova riforma, cosa facciamo con lo scalone che si creerà ? Ma certo, facciamo come la Lega. Tutto a debito pubblico !!!!

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    25 Febbraio 2020 in 16:59
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    Ragazzi in che mani siamo!! Questo afferma che in fondo 42 anni e 10 mesi più un’ulteriore finestra di 3 mesi per avere la pensione “anticipata” (anticipata si fa per dire ovviamente) va più che bene e al più si può bloccare l’aspettativa di vita così che il requisito rimanga inalterato in futuro (dimenticando che è già così fino al 2026 compreso) e di scordarsi i 41 anni perché comprometterebbe i conti. Inoltre andare in pensione a 62 anni è un peccato mortale e al più si può concedere la pensione almeno a 64 anni con 37 o 38 anni di contributi, quindi la finestra 100 è deprecabile ma la sua idea di finestra 102 che ha solo il merito di inasprire i requisiti è il toccasana per superare la fornero.
    A posto siamo…

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      25 Febbraio 2020 in 19:41
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      Emilio, quello che dice Brambilla non vale nulla, i suoi commenti in merito non hanno mai avuto considerazione nemmeno dal suo partito ( LEGA). Da quando si è cimentato nel modificare la riforma pensionistica ha cambiato minimo 10 volte le soluzioni. Sai Emilio al mattino ogni giorno è diverso dall’altro quindi lascio a te le considerazioni.

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      26 Febbraio 2020 in 8:42
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      Questa gente ragiona con la suola delle scarpe, dovremmo fare come in Francia, sciopero ad oltranza di tutta la Nazione e vedremmo poi se non si può fare una seria riforma della Fornero

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    25 Febbraio 2020 in 16:04
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    Ovviamente non potranno fare una riforma basata solo sull’età , altrimenti ci saranno persone in pensione dopo 38 anni e altre dopo 45 e quindi sarebbe un ingiustizia peggio della quota 100.
    Dovranno adottare una soluzione legata al numero contributi ( esempio 41 anni ) ed eventualmente un’intervento sulla pensione di vecchiaia per evirare di andare a 67 anni

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      26 Febbraio 2020 in 8:44
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      E questa tu la chiami riforma ?, quella da te proposta è peggio della Fornero, speriamo non avvenga mai.

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    25 Febbraio 2020 in 11:41
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    Continuò a non capire; io a 64 anni avrò 45 anni di contributi versati e vedrò colleghi con 38 anni di contributi andare in pensione prima di me. Qualcuno mi spiega dove ho sbagliato? Non dovevo lavorare per non avere penalizzazioni ? Ma che logica è mai questa ? Avrò forse una pensione più ricca di circa 3 € al mese in cambio di 8 anni in più di lavoro ? Dai, state scherzando …

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