I requisiti per la pensione di vecchiaia resteranno probabilmente fissi a 67 anni per ancora un biennio, forse anche di più. Non possiamo però sorridere perché dietro a questa stabilità ci sono la pandemia 2020 e le sue vittime. I numeri appena rilasciati da Istat ad inizio maggio confermano quello che era già emerso nelle prime anticipazioni: la pandemia ha portato ad un crollo senza precedenti dell’attesa di vita a 65 anni nel 2020, pari a 13 mesi in meno a livello nazionale e quindi l’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita dovrebbe esser bloccato per i prossimi anni.
Pensioni anticipate e aspettativa di vita: ultime news oggi 28 maggio
Come noto, il nostro sistema pensionistico, per mantenere la spesa in equilibrio, ha introdotto un meccanismo automatico grazie al quale se si vive più a lungo, si va in pensione dopo: in questo modo la durata degli anni della pensione rimane uguale e lo Stato deve pagare le pensioni sempre per lo stesso periodo. Se l’attesa di vita sale, i requisiti salgono, con un limite massimo di 3 mesi ogni 2 anni: l’eventuale parte «a debito», eccedente i 3 mesi, verrebbe poi recuperata negli incrementi successivi. Se l’attesa di vita scende, i requisiti restano uguali, ma la parte negativa rimarrebbe «a credito» e verrebbe scontata dagli incrementi successivi.
Come scrive su questo tema ‘Il giornale‘, nell’immediato futuro potrebbero esserci cambiamenti importanti: “L’adeguamento previsto per il 2023 si basa sulla differenza tra la media dell’incremento di vita nel biennio 2019-2020 e in quello 2017/2018. Applicando questa formula ai dati Istat, l’incremento sarebbe negativo, con un decremento di tre mesi. Ecco perché, in attesa di conferme ufficiali, appare molto probabile che nel 2023 i requisiti di vecchiaia e di pensione anticipata contributiva possano restare invariati, mentre quelli di pensione anticipata erano già stati bloccati per legge dalla riforma 2019 fino al 2026.
Ma se nei successivi incrementi del 2025 avremo un credito di 3 mesi, è possibile che, in caso di bassa crescita dell’attesa di vita, i requisiti possano restare nuovamente invariati, e così via per i successivi incrementi fino alla fine di questa decade. La realtà è che in questo momento non conosciamo né l’effetto della pandemia sulle attese di vita nel 2021, né se ci sarà un rimbalzo nella longevità nel 2022 o 2023 grazie ai vaccini e alla minor mortalità. Ecco perché vale la pena di ricordare che invece, in caso di ripresa nella crescita dell’attesa di vita, i requisiti potranno tornare a crescere, arrivando a raggiungere entro il 2030 quasi 68 anni per il requisito di vecchiaia e – soprattutto – superando la soglia dei 42 anni di contributi per le donne ed i 43 per gli uomini.
Ultime novità Pensioni 2021: meccanismi e cosa succederà post quota 100
Per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, il valore dell’assegno pensionistico è già legato all’attesa di vita stimata al momento della pensione. I coefficienti Inps prevedono che se si va in pensione a 60 anni si avrà una pensione più bassa, che verrà erogata per almeno 22 anni, mentre se si va in pensione a 67 anni l’assegno, a parità di montante contributivo, sarà più alto di circa il 23%, perché verrà erogato per 17 anni.
Cosa fare per chi invece è nel sistema misto, dove una parte della pensione è slegata dai contributi, e deriva dalla media dei redditi? Una prima risposta, probabilmente, sarà fornita alla conclusione dell’attuale dibattito sul superamento di Quota 100, con la possibile applicazione di Quota 102 o di altre soluzioni. Sarà una misura definitiva e stabile, oppure sarà una misura temporanea ed indirizzata solo alle generazioni prossime alla pensione? L’auspicio di tutti è che si tratti di regole valide per i prossimi anni, ma come sempre saranno (anche) gli equilibri di sostenibilità della spesa pensionistica ad influenzare le scelte in arrivo da parte del Governo. Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti qui di seguito!

Mi chiedo ma state con i piedi per terra o per aria come si può stabilire e fissare una quota 41 in uscita per tutti? I lavoratori che hanno già 41 anni di contributi perché hanno iniziato a lavorare a 16 anni ovviamente sono d’accordo ma quelli che hanno iniziato più tardi significa che andranno in pensione oltre i 68 anni . Quindi è giusto che chi ha maturato i 41 possa andare in pensione ma non per tutti allora ci deve essere la possibilità di uscire dal lavoro con 62 anni di età e con un minimo di 20 anni di contributi. I soldi si trovano con quelli risparmiati con quota 100 e dividendo il settore previdenza da quello dell’assistenza. Poi parlate della Fornero? Il Covid ci ha sterminati come formiche le imprese sono cadute in disgrazia ma se verremo licenziati dopo i 60 anni chi ci riassumerà. Fate riforme serie non leggi capestro
Insomma,ce la volete dare questa pensione con 41 anni di contributi…..o no? Perché ne abbiamo abbastanza di conti sopra conti,di leggi e leggine,di professoroni che parlano e straparlano di futuro e sostenibilità. VOGLIAMO QUOTA 41 PER TUTTI,senza età,senza categorie,senza nient’altro che un pensionamento decente che garantisca un tenore di vita accettabile dopo 41 anni di lavoro sudato. Sono stato abbastanza chiaro?
peccato essere preveggenti: cosa dicevo? vedrete che all’abbassarsi dell’aspettativa di vita non faranno nulla e avremo sempre i 67 anni e i 42 anni e 10 mesi; ci sono i soldi? certo che ci sono; risparmi su quota 100; risparmi sulle pensioni non erogate con quasi 130.000 morti per covid; e l’europa: ti dò i soldi se non tocchi le pensioni e così viva la fornero; tanto i soldi a chi vanno? ai lavoratori, ai pensionati, alle persone oneste? noooooooooooooooooo vanno agli amici degli amici, alle pu……ne e alla criminalità
Buongiorno,
41 anni di contributi senza condizioni.
Secondo me, ne va’ della stabilita’ sociale del paese Italia.
saluti
Buongiorno,
41 anni di contributi senza condizioni.
Secondo me, ne va’ della stabilita’ sociale del paese Italia.
saluti
comunque questa storia è la dimostrazione tangibile di come governo, ministro del lavoro, sindacati etc etc hanno a cuore il destino dei cittadini. Ma questa gente sa che ci sono figure aziendali che devono dare 6 mesi di preavviso per uscire dall’ azienda (soprattutto lunghe carriere)? Se per caso si dovesse essere in condizione di andare in pensione 1/1/2022, in base a nuove norme (che nessuno conosce), sarebbe impossibile.
Qualcuna ha approvato la richiesta dei sindacati della flessibilità in uscita a 62 anni e poi posto la domanda provocatoria…..chi paga??
CHI PAGA ???
Glielo dico io, chi paga, anzi chi HA GIA’ PAGATO e continuerà a pagare,purtroppo…
Cara signora, che ignora, noi, noi ANZIANI FRAGILI quelli OVER 60, quelli che sono ormai da TUTELARE come i PANDA, quelli da preservare dallo TSUNAMI COVID.
E sì perché cara signora, che ignora, forse non si è accorta che da marzo 2020 siamo in GUERRA una guerra ATROCE che ha fatto strage di più di CENTOMILA ANZIANI OVER 65, quei poveri anziani che non si sono potuti godere l’agognata PENSIONE, quegli anziani che lasceranno nelle CASSE INPS circa 12 miliardi in dieci anni.
E poi pagano e hanno già PAGATO con un risparmio di circa 22 MILIARDI per le Casse dello Stato dal 2012 al 2020 proprio coloro che sarebbero potuti andare in pensione ma grazie a LEI cara signora, hanno dovuto ritardare il proprio diritto.
La sua legge imposta dallo SPREAD e tanto cara all’Europa era stata voluta in base al fatto che la vita si allunga sempre più. Per questo ha alzato progressivamente l’età per cui si può andare in pensione
Ebbene facciamo notare a lei e a i tanti troppi giornalisti che ancora le danno visibilità, che causa COVID, se non se non ve ne foste accorti, come non si accorse delle migliaia di ESODATI, che i morti di cui sopra hanno fatto crollare la speranza di vita degli italiani nel 2020 di ben 14 mesi. E nel 2021 scenderà ancora, purtroppo.
Viene naturale ed elementare, dunque, chiedere ed ottenere l’abbassamento dell’età di uscita di pensionamento:
per vecchiaia da 67 a 65 anni
l’anticipata da 42+10 a 41 per tutti
una flessibilità di uscita a partire dai 62 anni.
E se i soldi non vi dovessero bastare possiamo anche suggerire ai famosi “esperti” di considerare i 9 MILIARDI non spesi per QUOTA 100, di reperire i 9 MILIARDI di evasione contributiva INPS, il taglio ai Vitalizi, l’eliminazione delle doppie pensioni etc.etc.etc.
In ultimo a lei che tanto “ipocritamente” dice …<> , quei giovani per cui poco o nulla faceste con il governo Monti, DICO che stanno arrivando dall’Europa una MONTAGNA DI MILIARDI anche quelli tristemente trovati ed elargiti “grazie” al sacrificio degli anziani, di coloro che non ci sono più per colpa del COVID.
Ecco quindi, come vede, cara signora che ignora, saranno ancora gli ANZIANI, i più fragili quelli che se ne sono andati, a pagare, quelli che hanno lasciato spazio per essere sostituiti senza aggravio da nuovi pensionati “anziani-fragili” solo piu’ fortunati e allo stesso tempo casualmente forniranno all’Italia le risorse perché i giovani possano trovare finalmente un “lavoro” stabile e duraturo.
A capito ora chi PAGA, cara signora che ignora ?
Cerchiamo di non rendere dunque vano il sacrificio dei nostri cari “vecchi”, di non SPERPERARE le risorse, dare una giusta pensione ai “fragili”, un dignitoso lavoro ai nostri giovani e rendere l’Italia un paese piu’ giusto e socialmente coeso !!!
Commento da applausi. Condivido al 100%
Ancora un tentativo per togliere diritti. Chi và in pensione con 41 anni di contributi versati sarà il pensionato che riceverà indietro meno di qualsiasi altro pensionato. Una VERGOGNA !!!