Pensioni 2021, l’editoriale oggi 29 maggio: per i giovani il futuro non esisterà

La pandemia in meno di due anni ha creato talmente tanti danni che serviranno almeno due decenni per ritornare alla situazione preesistente. Pur se il piano vaccini sta accelerando moltissimo sotto la gestione del generale Figliuolo dobbiamo sempre ricordarci che dall’inizio della pandemia ci sono strati oltre 125.000 decessi. E tenendo conto che solamente da poche settimane con la riduzione degli ingressi nelle terapie intensive dei malati da Covid le persone stanno riprogrammando visite ed esami che erano state accantonati per troppo tempo, bisognerà mettere in conto che questi ritardi creeranno inevitabilmente nuove patologie nei prossimi anni.

Pensioni anticipate 2021: scenario negativo, i giovani a rischio

L’aspettativa di vita nei due anni 2020 e 2021 diminuirà di oltre due anni, il rapporto debito/PIL è lievitato fino al 160% e il debito pubblico alla fine del 2021 sfiorerà la stratosferica cifra di 2.700 miliardi di €. A tutto ciò aggiungiamo che nel 2020 in Italia sono nati solamente 404.000 bambini che è il dato più basso dall’unità d’Italia (1861). Certamente un quadro critico e che deve fare riflettere. In questo scenario purtroppo molto negativo la parte principale la fanno i giovani nel senso che sono i più penalizzati da questa situazione perché non riescono assolutamente a trovare lavoro a tempo indeterminato corrispondente alla loro formazione scolastica.

Mi ha molto colpito una mail che ho ricevuto pochi giorni fa da parte di una mamma che denuncia come in tutta Italia ma soprattutto nelle regioni del sud ci sono moltissimi giovani che risultano sottopagati e sfruttati dove sono assunti per quattro ore al giorno facendone otto, dove bisogna rinunciare alla tredicesima dove “se vuoi lavorare queste sono le condizioni” e dove questa mamma mi chiede anche di non pubblicare il suo nome perché altrimenti sua figlia che lavora in questo modo non troverebbe più occupazione o la mail di un altro giovane del meridione che mi parla dei lavoratori L.S.U. (lavoratori socialmente utili) e L.P.U. (lavoratori di pubblica utilità) assunti dagli enti locali a cui non sono versati i contributi.

Senza contare poi i giovani italiani professionalmente molto preparati che sono costretti ad andare all’Estero perché lì trovano migliori condizioni di lavoro. Mia figlia, per esempio, traduttrice ed interprete professionalmente preparatissima che conosce quattro lingue, la quale ha trovato in Spagna le giuste riconoscenze professionali ed economiche che l’Italia non era stata in grado di offrirle. Questi sono pochi esempi della situazione che trovano i giovani che si affacciano al mondo del lavoro in Italia. Cominciano a lavorare non prima dei 30/35 anni, per cui mai arriveranno ad avere 41 anni di contributi per avere una pensione dignitosa ma percepiranno di pensione non più del 50% del loro stipendio. Percependo molto poco di stipendio all’inizio della carriera (ci sono ingegneri assunti a 1.150 € al mese) non hanno nemmeno la possibilità di pagarsi una pensione integrativa.

Pensioni 2021 ultime oggi 29 maggio: giovani e carriere discontinue

Inoltre i giovani hanno carriere molto discontinue con contratti a termine e di conseguenza con molti buchi contributivi. E’ assolutamente necessario pertanto che nella nuova legge previdenziale che vedrà la luce in questi mesi sia creato un fondo pubblico per coprire questi buchi che hanno i giovani che sono, lo ricordiamo, il futuro di un paese.

E’ una ovvia conseguenza che questi ragazzi in queste condizioni non mettono su famiglia e non fanno figli. Ma ricordiamoci che senza nascite in un paese come l’Italia con un’età media già molto avanzata, in pochi anni si assisterà ad una situazione che progressivamente farà scendere il bel paese sia socialmente che economicamente ben al di sotto delle posizioni che ancora, nonostante tutto, occupa nello scacchiere internazionale.

Quello che mi sconcerta maggiormente è che a parole tutti, politici, sindacalisti, economisti, industriali dicono che i giovani devono essere aiutati concretamente ma poi di fatto nessuno fa nulla. Questo è un paese dove si pensa sempre all’immediato ma non si guarda mai al futuro, non si programma nulla, ma purtroppo se non si interviene immediatamente soprattutto per i giovani il futuro non esisterà.

10 commenti su “Pensioni 2021, l’editoriale oggi 29 maggio: per i giovani il futuro non esisterà”

  1. Il disastro (perché di questo si tratta) delle generazioni giovanili pesa direttamente su di loro e sui loro genitori che non sono stati abbastanza lungimiranti e soprattutto severi nell’educazione.
    I giovani (non tutti ovviamente), affiancati e incoraggiati da genitori “bamba”, non hanno voglia di studiare e imparare una professione che consenta loro il benessere futuro.
    Mancano medici e una marea di altre figure professionali ad alta specializzazione, ma per praticarle ci vuole preparazione e quindi studio. Ma chi glielo fa di studiare quando la paghetta settimanale garantisce l’aperitivo con gli amici, la perdita di tempo davanti alla tv e alla play?
    Poi per completare l’opera questi “giovani” votano pure contro il loro interesse, abbagliati da parole pronunciate ad arte da politici che i loro interessi gli sanno difendere: “solidarietà internazionale”, “accogliamo tutti”, “che bella la globalizzazione”, “viva il calcio”,…
    Auguri, perché ne avete bisogno!

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  2. Per me è una delle tante prese per i fondelli…………………………….. TANTO A QUESTI DEI GIOVANI E DEI PROSSIMI PENSIONANDI, NON GLIENE FREGA UN BEATO CAVOLO DI NIENTE. Non passa giorno che non si legga sui giornali di persone che prendono il reddito di cittadinanza senza averne il diritto, togliendolo a chi ne ha veramente bisogno. E pensare che dicevano che avrebbero ridotto gli sprechi…… Una volta li sono TUTTI UGUALI ormai non esiste piu’ la politica……

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  3. tutto vero quello che lei dice: quali sono le soluzioni: se ne potrebbero elencare a decine ma vediamo quelle realistiche: aspettativa di vita calata di 1 anno e mezzo: cosa fa il governo: tiene tutto bloccato; evasione fiscale: 130 miliardi all’anno: lasciamo perdere; sindacalisti: non tutti ma qualcuno dice: se in questa fase non rompo le scatole magari mi inseriscono nelle liste per le comunali che vedranno le città di Roma, Milano, Napoli e Torino se non sbaglio; così a parole tutelano i lavoratori ma di fatto, non tutti, se ne fregano; i giovani: ci sono quelli che si impegnano, che sono seri, che faticano e poi gli altri che , mentre i loro genitori faticano a 61-62- 63 anni, sono al bar a fumare la sigaretta, a bersi lo spritz e a perdere tempo; nel 1988 (sono del 1960) fecero una legge che massacrò la mia categoria e dovetti cambiare lavoro e mettermi di nuovo a studiare e qualcuno disse che era stata una mia scelta; poi tutte le leggi per fregarci sulle pensioni: 1995 salvò chi aveva più di 18 anni di contributi, io no; e adesso: quota 100 con il minimo d’età tanto per fottere la gente altrimenti quest’anno potevo andare in pensione; e adesso: boooo! siamo nelle mani di gente che se ne frega di noi, che non ha la coscienza pulita; guardate che alla fine tutti quanti finiamo in quel luogo di pace; io con la coscienza a posto , altri no; dimenticavo: quota 100 1 altro anno; se vogliono fare una riforma seria ci impiegano 2 secondi, ma gli diamo 1 anno e 7 mesi; saluto i vari politici che dicono che l’età giusta per la quiescenza sono i 67 anni

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  4. “Per i giovani il futuro non esisterà”, dice Mauro Marino. È vero.

    Il futuro non esiste per nessuno di noi. È una strada che va costruita strada facendo.

    Dove comincia la strada per il futuro? Comincia in Italia, di cui si conosce la lingua, un fattore fondamentale per lo sviluppo delle relazioni umane.

    La prima tappa è trovare un lavoro (che quasi certamente non sarà a tempo indeterminato e corrispondente alla propria formazione scolastica — come bene osserva Mauro Marino). Per trovare un lavoro non è sufficiente registrarsi su linkedin o su monster o inviare curriculum (scritto sempre al singolare e mai al plurale “curricula”) corredati con una propria foto a mezzo busto (dalla cintola in su e senza occhiali da sole). È necessario accompagnare il curriculum con una lettera di presentazione di se stessi. Essendo all’inizio della strada non c’è molto da dire riguardo a quanta strada è stata percorsa, non ci sono esperienze da indicare. Ma non importa. Ci si gioca tutto con la lettera di presentazione. Deve essere scritta in linguaggio semplice, con la forza della convinzione in cui traspare la voglia di vincere. Le aziende cercano i campioni.

    Occorre comprendere bene il business dell’azienda alla quale ci si rivolge. La si deve studiare bene, di cosa si occupa, quali sono i prodotti e i servizi che vende, quali sono i suoi Clienti; ma la cosa più importante è riuscire a rispondere a questa domanda “perché l’azienda dovrebbe scegliere proprio te e non un altro?”.

    Quando si viene chiamati per un colloquio, occorre presentarsi ben vestiti, senza tatuaggi in bella vista, senza piercing all’ombelico o al naso. Il telefono va mantenuto spento.

    Durante il colloquio occorre parlare senza mangiarsi le parole, senza gesticolare, con tono pacato, e smettere di parlare quando l’interlocutore interviene (porsi subito nella posizione di ascolto).

    Quando si viene assunti (ovvero “ingaggiati”) fare gruppo (per non essere indicati come “asociali”), ascoltare i propri colleghi (sopportare le loro lamentele quando parlano male del capo), aiutarli nello stendere la documentazione (una cosa che mai nessuno vuole fare). È così che ci si fa voler bene e si diventa indispensabili.

    Sapere scrivere bene è l’asso nella manica per mantenere il proprio lavoro: scrivere la relazione dopo una riunione di lavoro (in genere un buon capo la richiede); scrivere la documentazione di un processo aziendale (una cosa che manca in tutte le aziende, e se c’è non viene quasi mai aggiornata). Scrivere la documentazione non è semplice, e infatti molti non ci riescono. Molti non sanno neppure da che parte cominciare (dall’indice? dall’introduzione? dallo scopo?).

    Dopo aver fatto un po’ di esperienza e ci si presenta per un altro lavoro occorre dire la seguente frase magica: “so ben documentare i processi aziendali”. Basta dire solo questo (ovviamente a ragion veduta e dimostrabile attraverso il proprio curriculum ed anche quando si descrive la propria esperienza lavorativa passata). Poiché nelle aziende manca la documentazione (non solo il personale interno è restio a scrivere la documentazione ma lo è anche e soprattutto il personale esterno che vede nella documentazione un potenziale rischio per il proprio impiego) il capo vede nella persona che sa documentare l’angelo salvatore. Si viene assunti senza passare dal via.

    Meglio preferire lavorare in azienda (in “presenza”, come oggi si suole dire) che da casa (in “smart working” come oggi si suole dire). È fondamentale se si vuole fare carriera (con lo smart working non si fa carriera. Lo smart working va bene per chi è prossimo alla pensione). In azienda si interagisce con le persone e quindi gli altri possono osservare come ci si comporta, se si mantiene la calma quando si viene “attaccati” oppure si perde la calma (non bisogna mai perderla la calma, in nessuna circostanza — cosa molto difficile, è vero). Spesso le occasioni per fare carriera o per cambiare azienda le si trovano alla macchina del caffé parlando con i commerciali della propria azienda o di altri Fornitori.

    È bene non contare tanto su ciò che dicono i politici, i sindacalisti, gli economisti, gli industriali che “dicono che i giovani devono essere aiutati concretamente ma poi di fatto nessuno fa nulla” (come bene osserva Mauro Marino). È bene contare solo su se stessi, sul proprio valore, sul valore delle proprie idee e del proprio lavoro.

    Qualora si riuscisse a sviluppare un’idea che nessuno al mondo ha mai avuto (non è necessario brevettarla come si fa con i vaccini) nessuno più al mondo potrà mai ostacolarti.

    Politici, sindacalisti, economisti, industriali possono sbagliare. Ma sei solo tu a pagarne le conseguenze.

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  5. Certo, i giovani sono il futuro del paese…
    Peccato che si sono resi conto solo adesso.
    Di chi è la responsabilità di tutto questo.
    Hanno mai pensato per i giovani?
    Mai, hanno sempre pensato ai profitti e come allungare la vita lavorativa e contributiva.
    Qui sono stati tutti dei maestri
    Ma chi ha voluto creare per i giovani carriere discontinue con contratti a termine e di conseguenza con molti buchi contributi?
    La brama dei profitti se mi permettete di dire.

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  6. Devono SPARIRE le agenzie interinali e le cooperative… quando si trovano lavoratori in nero…trattare i delinquenti come i mafiosi con sequestro dei beni e manette… tasse al 15 per cento.. così si può essere competitivi… pensarla così significa essere comunisti,fascisti o cosa??? Ditemi Voi…..

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  7. Buongiorno, e un mondo mal spartito ce chi lavora da 40 passa anni e non vede l’ora di smettere e realtà che a 25/30 anni non ha un lavoro ma quando mai si troverà un equilibrio in questo Paese siamo uno dei paesi più industrializzati non si riesce a fare lavorare i giovani dignitosamente e mandare in pensione chi ha dato tanto il mondo del lavoro ha bisogno in assoluto dei Giovani… io vedo stagisti super preparati ma non trovano spazio che amarezza……..

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  8. Verissimo,
    i GIOVANI, oggi precari e domani con misere pensioni.
    Le Donne, ieri con carriere discontinue x i figli, oggi con pensioni da fame a 67/68
    Ci vuole più giustizia sociale e meno sprechi.

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