Pensioni 2021, ultime Proietti: uscita dai 62 e spunti al Governo Draghi

Riforma pensioni Proietti, esclusiva sui lavori gravosi

Ora che il Governo Draghi ha ottenuto la fiducia al Senato, la strada é meno irta, ed i lavori in tempi brevi potrebbero riprendere, così come anche i confronti con le parti sociali sulla previdenza, ricordiamo che già nei giorni scorsi, domenica 14 febbraio, il neoministro del Lavoro e delle politiche sociali Orlando ha voluto incontrare in videoconferenza Cigl, Cisl e Uil.

La riforma pensioni resta uno degli argomenti cardine che il nuovo Governo Draghi, data anche l’imminente scadenza di Quota 100, si troverà ad affrontare seriamente. Per queste ragioni abbiamo deciso di interfacciarci con Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, al fine di comprendere se il sindacato sia soddisfatto di quanto fin qui raggiunto con la Legge di Bilancio e su cosa si punterà nei prossimi tavoli di confronto con il nuovo Governo, dunque su quali basi potrebbe incentrarsi il confronto per la nuova riforma delle pensioni.

Riforma pensioni 2021: bilancio e prossimi step, intervista esclusiva a Proietti

Pensionipertutti: Se dovesse fare un bilancio di quanto fin qui ottenuto dai sindacati in campo previdenziale potrebbe dirsi soddisfatto? Partendo da qui, quali invece i futuri temi prioritari che dovrebbero essere, a suo avviso, trattati col nuovo Governo?

Domenico Proietti: Sarebbe stato opportuno che il presidente Draghi facesse riferimento anche ai temi previdenziali nel corso del suo intervento programmatico al Senato. Perché per la UIL è necessario affrontare molti temi decisivi per il futuro dei lavoratori delle lavoratrici dei giovani e delle donne.

Le misure varate con la Legge di bilancio,infatti, anche se importanti, rappresentano solo piccoli passi in avanti come, ad esempio, la proroga di opzione donna, per le lavoratrici che abbiano maturato i requisiti al 31 dicembre 2020, quella per l’accesso all’isopensione, che viene mantenuto a 7 anni rispetto al pensionamento ed in particolare quella inerente all’Ape sociale che resterà in vigore per tutto il 2021 e per il quale è già possibile presentare le domande. Altrettanto importante è stato sanare la stortura che nel nostro sistema penalizzava migliaia di lavoratori e lavoratrici rendendo il part time verticale o ciclico uguale a quello orizzontale per la maturazione dei requisiti pensionistici, e varare la nona salvaguardia per gli esodati dando così una risposta dopo 10 anni dalla Fornero a molti lavoratori.

Sono molti i temi che rimangono ancora aperti. Temi sui quali chiediamo al nuovo governo di avviare celermente un confronto con i sindacati.

È necessario, infatti, reintrodurre una piena e diffusa flessibilità di accesso alla pensione a partire dai 62 anni. A dicembre terminerà la sperimentazione di quota 100 è quindi indispensabile affrontare per tempo ed in maniera strutturale il tema dei criteri di accesso alla pensione.

Parallelamente bisogna rafforzare l’Ape sociale una misura che si è dimostra utile per molti cittadini ma che deve essere ulteriormente potenziata, soprattutto in questo periodo nel quale un ampliamento delle categorie gravose meritevoli di tutela e l’inserimento delle categorie dei lavoratori fragili, inabili al lavoro e di quelli maggiormente esposti al rischio covid aiuterebbero nella gestione dell’attuale crisi.

Pensioni 2021, sufficiente la flessibilità in uscita dai 62 anni o occorre altro?

Pensionipertutti: Quali altre misure dovrebbe contenere una riforma previdenziale per essere lungimirante e soprattutto ‘stare al passo con i tempi ’ e con quello che sarà sempre più un assegno su base contributiva?

Domenico Proietti: In linea con l’approccio lungimirante che da sempre caratterizza il sindacato è oggi necessario intervenire per garantire future pensioni adeguate ai giovani con una misura che tenga in considerazione i periodi di formazione e di disoccupazione. Molto importante per garantire una pensione serena ai lavoratori è la previdenza complementare che dovrà essere rilanciata e sostenuta, da una parte, infatti, chiediamo che si usi la leva fiscale per sostenere l’investimento previdenziale con un ripristino dell’aliquota agevolata dell11%, dall’altra è necessario sostenere le adesioni con un nuovo semestre di adesione informata, un semestre che coniughi il meccanismo del silenzio assenzo ad una campagna istituzionale di comunicazione.

È, poi, doveroso varare una misura in favore delle donne sanando tutte le disparità di genere ancora presenti nel nostro sistema previdenziale e valorizzando ai fini previdenziali il lavoro di cura anche al di fuori del rapporto di lavoro, che è svolto in particolare dalle lavoratrici.

Bisogna, poi, rendere pianamente esigibile il fondo esattoriali, un fondo integrativo al quale i lavoratori del settore contribuiscono regolarmente e che per un cavillo normativo è divenuto di fatto inaccessibile.

Infine, è necessario estendere la quattordicesima mensilità per le pensioni fino a 3 volte il minimo. Ricordiamo che il blocco dell’indicizzazione che dal 2011 opera sulle pensioni ne ha fortemente depotenziato il potere di acquisto rispetto all’inflazione.

Riforma pensioni 2021, consigli al nuovo Governo Draghi

Pensionipertutti: Un consiglio al nuovo Governo Draghi ed al neoministro Orlando, dunque?

Domenico Proietti: Solo affrontando in modo organico e “previdente” questi temi si potrà riportare equità sociale nel nostro sistema previdenziale dopo anni nei quali si è guardato alle pensioni per fare cassa e perseguendo i soli equilibri di bilancio.

Per questo crediamo sia prioritario per il nascente Governo affrontare questi temi in modo costruttivo ed immediato avviando i lavori di un tavolo con i sindacati che porti ben prima della prossima legge di bilancio a varare tutte le misure necessarie.

Ringraziamo Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, per la disponibilità al confronto e ricordiamo a chiunque volesse riprenderne una parte che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

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15 commenti su “Pensioni 2021, ultime Proietti: uscita dai 62 e spunti al Governo Draghi

  1. Sembra tutto facile e scontato, a parole, ed invece non funziona affatto.
    1. Riconoscimento degli anni di formazione = durata legale.
    Di fatto il mio titolo di laurea di 4 anni è riscattabile solo per poco più di un anno per paletti infiniti che non sto ad elencare. (Ricorso in atto.)
    2. Riconoscimento periodi di disoccupazione.
    Prima del ’97 non si può riscattare alcuna disoccupazione neppure per i 10 anni da precario che di norma affronta un insegnante – considerato lavoratore stagionale solo di fronte all’Europa, che proprio per questo ci ha multato.
    3. Totalizzazione lavoro all’estero.
    Tre anni di solleciti e sembra normale che ti dicano che è difficile portarla a casa.
    Conclusione: ad ogni legge che fanno per le pensioni ne inventano tre di contro per non mandarti.
    Soluzione? Fra un po’ non resterà che la rivoluzione.

  2. D’accordo con Rita, le donne che hanno già per anni accudito i propri genitori anziani, che non ci sono più e che ora sono loro ad avere problemi ed avere più di 60 anni, nonhanno nessuna legge 104 o quant’altro, devono morire prima ?

  3. Qui si parla di 40 anni di contributi come se fosse acqua fresca, ma quando ci arriveranno i nostri figli a 40 anni di contributi, iniziando a lavorare attorno ai 35-40 ?

  4. cito: “valorizzando ai fini previdenziali il lavoro di cura anche al di fuori del rapporto di lavoro, che è svolto in particolare dalle lavoratrici”, aggiungerei che è stato svolto. Tante donne prima hanno pensato ai genitori malati e ai figli piccoli da far crescere. Adesso si ritrovano purtroppo malate loro stesse e dover lavorare fino ai 67 anni, non raggiungendo le finestre… le quote… e avendo ormai i genitori morti non usufruendo di nessuna legge 104. “Se proprio è necessario andiamo ad aumentare gli anni di versamenti che la nostra classe politica dovrà fare per raggiungere il requisito della pensione AVVIGINANDOLI AI 40 e ovviamente, rivediamo anche il calcolo della loro pensione inserendo un tetto massimo che non dovrebbe superare 6 volte la pensione minima”.

  5. So che questa è un’ osservazione che può dare fastidio a molti rappresentanti dei lavoratori e alla classe politica perchè riecchegia le battaglie non fatte a suo tempo e/o la loro negligenza nei momenti importanti, ma non posso esimermi dal farla in quanto la trovo giusta, equa e doverosa. 40 ANNI DI CONTRIBUTI BASTANO PER ANDARE IN PENSIONE – SENZA ALCUN VINCOLO, non c’è da aggiunngere altro, facciamo un po’ di giustizia.
    Se proprio è necessario andiamo ad aumentare gli anni di versamenti che la nostra classe politica dovrà fare per raggiungere il requisito della pensione AVVIGINANDOLI AI 40 e ovviamente, rivediamo anche il calcolo della loro pensione inserendo un tetto massimo che non dovrebbe superare 6 volte la pensione minima.

    1. Assolutamente d’accordo. 40 anni sono più che sufficienti, sia per noi delle passate generazioni sia per i giovani!

  6. Quota 100 avrebbe dovuto essere calcolato come la somma di 65 anni di età e 35 di contributi.
    Ridurre di 2 anni la legge Fornero sarebbe stato già un bel successo .Le casse dello stato non sarebbero state penalizzate eccessivamente e ci saremmo adeguati ai maggiori paesi europei e nessuno si sarebbe scandalizzato.

      1. D’accordo anche con Carmine, non ci può essere equità se non si torna alla formula età anagrafica + anni di contributi, senza paletti! Al di fuori di ciò si varano solo delle grandi porcate che ricadono inesorabilmente sulle spalle dei lavoratori, attuali e futuri!

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