Pensioni 2022-2023: perchè non si riesce a fare la riforma e pensare ai giovani?

Mauro Marè, professore universitario di Scienze delle Finanze e consigliere economico del ministro dell’Economia Padoan sui temi pensionistici ha pubblicato sul Corriere della Sera un interessante articolo sulla riforma delle pensioni e sul perchè non si riesca a fare. Marè spiega come “Il nostro Paese rischia di passare da una never ending reform alla «fine della riforma». Rischia di farlo perché Innanzitutto, cambiare sempre le regole, cosa che si è fatto dal 1995 ad adesso, è deleterio, crea confusione, non permette di ottimizzare il profilo di accumulo pensionistico individuale. Con questa situazione nessun partito avrà mai la forza, né il coraggio, di proporre riforme a vantaggio dei giovani – o a resistere ad un eventuale diminuzione dell’ età di pensionamento – perché ne uscirebbe sconfitto sul piano elettorale”.

Riforma delle pensioni 2023: rivedere il sistema in toto?

Marè oltre al primo problema legato al consenso dei partiti, spiega anche le problematiche relative ai sindacati: “Si potrebbe dire lo stesso per il sindacato, portato a favorire gli iscritti (lavoratori più garantiti e pensionati). Se chi vota invecchia e di molto, le piattaforme politiche saranno inevitabilmente centrate sul welfare e i diritti pensionistici dei pensionandi o dei pensionati, poco sulle condizioni delle coorti più giovani – salari medi, tassi di partecipazione, tipo di occupazione, titolo di studio, ecc. Peccato che in un sistema a ripartizione, c’ è poco da fare, è una questione aritmetica, il legame tra attivi e non attivi è molto stretto: chi lavora (attivi) paga per chi è in pensione, per cui se i due gruppi cambiano di consistenza – o cambiano i salari medi, o si riduce la produttività o il tasso di crescita dell’ economia – non ci sono magie, questo si riflette inevitabilmente sulle risorse a disposizione dei non attivi – e l’ Italia non può certo usare il disavanzo per finanziare queste prestazioni”.

Cosa si potrebbe fare quindi cercando di avere sempre un occhio sui costi pubblici per queste riforme pensionistiche spesso troppo costose? “Il sistema andrebbe rivisto ed adeguato quando si producono modifiche cruciali nelle variabili essenziali del sistema: la natalità, il mercato del lavoro, il tasso di partecipazione della forza lavoro – in particolare femminile – e soprattutto l’ aspettativa di vita o il modificarsi di variabili economiche importanti come la crescita del Pil e l’ inflazione. Naturalmente, un altro vincolo importante sono i saldi di finanza pubblica: il disavanzo che deriva dal sistema pensionistico deve essere tenuto sotto controllo. Tra i paesi dell’ Ue, l’ Italia, grazie anche alla “bella idea” di quota 100, presenta il valore di spesa per pensioni rispetto al Pil più elevato, circa il 16-17% – anche se l’ epidemia, colpendo soprattutto gli over 70 e 80, ha prodotto notevoli risparmi. Ma i due picchi della spesa tra 2012 e 2020 sono lì e la storia non si può cambiare”.

Pensioni 2022-2023, ultime novità oggi: la ricetta per il futuro

Marè nel finale del suo articolo spiega come “Per l’ età di pensionamento, è ormai chiaro che si deve andare verso la scelta di un’ età flessibile all’ interno di un range, con un ovvio aggiustamento degli importi annuali per tenere conto del numero di anni maggiori o minori che restano, come previsto inizialmente dalla riforma del 1995. Non si può prescindere da un ancoraggio, nei modi che si riterranno opportuni, all’ aspettativa di vita, perché l’ onere pensionistico effettivo per gli attivi è una sua funzione“.

Poi spiega le necessità in ottica futura per tutti coloro che andranno in pensione con il contributivo puro e che rischiano di trovarsi in situazioni di pensione troppo bassa: “Manca nel nostro sistema una quota di copertura pensionistica non dipendente dalle storie contributive, a cui si aggiunge la mancata estensione dell’ integrazione al minimo al sistema contributivo. Alla pensione contributiva prodotta dalla carriera lavorativa e diversificata in base a questa, si dovrebbe pertanto affiancare, per rendere adeguati i livelli di copertura pensionistici, una pensione di base finanziata attraverso la fiscalità.

Certo si può dire che non è un problema immediato, che riguarda fondamentalmente parte dei lavoratori interamente contributivi e che inizieranno a raggiungere l’ età di pensionamento non prima del 2035. Si può rimandare ad allora la soluzione, sperando in una migliore situazione economica. Si può invece dare una risposta subito, che non produce immediati costi, perché non comporta erogazioni immediate di pensioni ma assicura ai precari la certezza di una pensione di base da aggiungere a quella che accumuleranno con il loro lavoro. Non una pensione di cittadinanza, ma una pensione legata a una durata minima di lavoro (almeno 10 anni) e il cui importo potrebbe variare in funzione della contribuzione effettiva per evitare comportamenti opportunistici.

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14 commenti su “Pensioni 2022-2023: perchè non si riesce a fare la riforma e pensare ai giovani?

  1. Basta non andare più a votare. Cosi che forse riusciamo a togliere le poltrone sotto al c…lo di questi politici incapaci e menefreghisti

  2. Ma mi dite chi ha pensato per me
    Nel 1976 ?
    Sono del 1960 appunto
    Dopo aver finito il primo anno
    Di scuola alberghiera al 10 maggio
    Esattamente.
    Mi sono pippato 14 ore al giorno
    Come aiuto cuoco in un ristorante
    Molto noto, da meta no maggio fino a metà settembre senza fare neanche un giorno di riposo.
    Tutto regolare s intende con tanto di busta paga”camuffata.
    L anno successivo stessa storia stesse ore.
    Come vogliamo definire questo stato sfruttatore minorile
    O ladro autorizzato a percepire
    I contributi minorili?
    Buongiorno signor
    TRiDICO di passaggio

  3. NON SI RIESCE A FARE PERCHE ci sono i 712 dipendenti del quirinale i 900 onorevoli
    i reddito di cittadinanza i pensionati con vitalizi gli stipendi dei dirigenti statali
    il fondo pensione giornalisti in crisi le pensioni regalate nel passato che nessuno
    vuole toccare (x coda di paglia) E TANTE ALTRE COSE..,,,,,,,,

  4. Buongiorno a tutti,
    Non c’è la volontà POLITICA di “tentare” di abbozzare una proposta per i giovani, che hanno bisogno di trovare un lavoro stabile per creare una propria famiglia, acquistare casa ed iniziare ad attivare l’economia, mentre mantenere i lavoratori con OLTRE 40 ANNI di lavoro per lo stato è più sicuro (questi sfigati pagano).
    Ora è partita la “”proposta Europea”” del reddito di base, che consisterebbe nel dare 1.700 Euro al mese per un anno, a ragazzi diciottenni che abbandonano il nucleo famigliare, la motivazione per ELIMINARE DISUGUAGLIANZE ed essere tutti in pari.
    Pertanto I LAVORATORI che hanno lavorato 40-41-42 anni e percependo uno stipendio ad oggi 1.500 Euro al mese NETTI lavorando 40 ore settimanali, facendo sacrifici per acquistare una casa, pagare il mutuo, crescere figli e “MAGARI” per i più fortunati anche accantonare qualche soldino simo tutti DEFICIENTI!!!!!!!! per molti politici LO SIAMO ed è giusto dare a coloro che non hanno nulla.
    Quello che NOI abbiamo ce lo siamo sudati lavorando, LO STATO, DRAGHI, RENZI, SALVINI, CONTE, TRIDICO e tutto il carrozzone compreso i SINDACATI (SONO PAGATO DA NOI) non ci hanno dato NULLAAAAAA.
    Smettiamola di continuare a dare soldi a Go Go per mantenere LAZZARONI E FANNULLONI a casa percependo 800/900 Euro al mese quando ci sono LAVORATORI ONESTI che percepiscono 1.200/1.500 Euro netti al mese lavorando 40 ore settimanali.
    Prendete tutti coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza o mantenuti dallo Stato e facciamoli lavorare, pulire giardini, sporcizia ovunque, micro discariche abusive, cestini, e tutto ciò che consiste per ridare il giusto decoro al NOSTRO BELLISSIMO PAESE
    Dobbiamo effettuare un cambio generazionale altrimenti non ne usciremo mai più.
    Buona giornata.

  5. Buon giorno, ho 64 anni purtroppo ho lavorato solo 30 ma il mio lavoro è ho lavorato sempre nel ambiente sanitario, durante la pandemia, mi distrutta la mia esistenza, vedendo persone che lottano tra vita e morte senza vedere il loro familiare senza ritornare a casa dopo tanti sacrifici per avere un tetto. Ora se noi andiamo in pensione con il bastone per me è inutile a che servono. Spero che cambia la legge e dare ai giovani il posto di lavoro. La pandemia che la natura ci hanno colpito nessuno ha imparato e ha capito, se non cambierà qualcosa probabilmente un altra pandemia arriverà.

  6. Ci sono ancora molti esperti da intervistare?se andassero a lavorare si colmerebbe il divario tra attivi e inattivi.

  7. Speravo nel governo dei migliori ma sbagliavo non ci sono politici migliori in questo paese .la politica è tutta da rottamate se pensa ai lavoratori come a un limone da spremere.non si può lavorare all’età di 67 anni almeno che non si è. Un politico.o un sindacalista.

  8. Angelo R.
    Vorrei capire come questi “professoroni” o “grandi politici”, con i loro privilegi economici, gente che a 59 anni è già andata in pensione, con una vita passata tra convegni, riunioni, discussioni in cui tutte le spese sono già state pagate, in luoghi da sogno, possano capire che c’è gente che ha BISOGNO di andare in pensione perchè non hanno un lavoro sicuro, per problemi di salute, per troppe spese per recarsi al lavoro. E’ facile parlare della fame quando si ha la pancia piena, ma noi non siamo numeri, siamo persone con famiglia. Vorrei sapere inoltre i miei contributi che ho versato allo Stato dove sono finiti? Tutti i soldi che ho pagato per tasse, acquisto casa, acquisto auto, far studiare 2 figli dove sono finiti? Forse per pagare questi “professoroni” o “grandi politici” e adesso mi dicono che devo lavorare fino allo sfinimento perchè non ci sono i soldi. Un “professorone” o “grande politico” dovrebbe dare delle soluzioni a noi poveri ignoranti e non fare lezioni a chi ha lavorato più di 41 anni e soprattutto quando vedono che si fanno delle spese pazze perchè non si chiedono del PIL? Il PIL lo danneggia solo la pensione. Abbiate la decenza di stare zitti e rispettare chi lavora.

  9. Solo una domanda, dopo quanto tempo vanno in pensione lui ed il ministro Padoan?Vogliamo rivedere anche questa cosa oppure loro sono sempre esenti da queste leggi? Pensateci gente!!!!!!!

  10. Quindi rassegniamoci a morire sul posto di lavoro traduco il pensiero Mauro Mare’ e non ripetiamo ciò che diciamo tutti i giorni. Viva l’ipocrisia invece di sottolineare quante persone sono morte con la pandemia e quanti pensionati muoiono giornalmente si sottolinea che non creando nuovi posti di lavoro non puoi mandare in pensione la gente come negli altri paesi europei prima di noi. Certo quota cento è stata una nefandezza ma tutte le altre porcherie politiche uguali a quota cento non le menzioniamo perché urtano la sensibilità di taluni giornalisti politicizzati che ascoltano questi grandi economisti come Mare’che dicono solo delle ovvietà corrette un po’ a loro uso e consumo. Vergogna abbiamo una classe politica da tumulare.

  11. A proposito della “bella idea” di quota 100 (lo confesso, sfuggitami per pochi mesi), evidentemente stigmatizzata dal prof. Marè, mi chiedo, senza per questo voler polemizzare, se qualcuno abbia mai indicato con numeri reali e non magari con cifre sparate ad effetto senza possibilità di verifica, quale sia stato l’effettivo aggravio di spesa sulla spesa previdenziale. Evidentemente ignoro i meccanismi complicati che stanno alla base di tali valutazioni, tuttavia non posso non considerare che:
    1) Il numero di chi ha usufruito di Quota 100 è stato molto più basso del previsto;
    2) anche se è vero che se quota 100 non comportava penalizzazioni, di fatto l’importo pensionistico è stato comunque calcolato tenendo conto del montante contributivo versato e dell’aspettativa di vita. Quest’ultima, peraltro, essendo ora anche diminuita, ritengo abbia inciso sul calcolo delle pensioni “quota 100” in maniera peggiorativa.
    Ripeto, parlo da “non addetto ai lavori” e quindi facilmente passibile di essere smentito, tuttavia in questo caso mi piacerebbe, una volta tanto, che ciò avvenisse non con cifre iperboliche ad effetto senza specificare la periodicità delle stesse, ma non numeri rigorosi frutto di calcoli chiari e trasparenti.
    Ringrazio per l’ospitalità.

    1. giuseppe, anche se non sono un economista ma un semplice ragioniere e prof. di ginnastica ti spiego io qualcosa: la parentesi di quota 100 è stata bella, felice per chi ha potuto usufruirne; molti ne hanno approfittato e sono stati furbi; molti per tantissimi motivi non ne hanno approfittato e qualcuno adesso si mangia le mani anche perchè l’ultimissima dell’ocse dice di chiuderla definitivamente perchè chi ha maturato il diritto entro 31 dicembre 2021 può ancora usufruirne; noi del 1960 non potevamo; all’unione europea quota 100 è come quando mangi e una cosa ti va di traverso; tanto è vero che subito dopo quota 102 con i 64 anni; e adesso? possibile crisi di governo? elezioni anticipate? vedremo le evoluzioni a brevissimo ; e ricordati che ad agosto, quando la gente è in vacanza, spesso fanno le por………………..te; saluti ai gestori del sito

  12. molto interessante questo articolo e anche l’intervista; non si riesce a fare la riforma perchè? perchè l’UE ha detto: ti dò i soldi del pnrr a patto che non tocchi la legge Fornero; all’improvviso, se prima bastavano 62 anni e 38 di contributi adesso con 62 e 41 vai in pensione mangiandoti quella integrativa; sapranno di nuovi studi scientifici che l’uomo non è più di carne ed ossa ma d’acciaio; poi è molto importante pensare alle pensioni dei giovani; una cosa alla volta: prima gli ultra sessantenni; poi magari quelli di 50 anni; poi magari quelli di 40 e poi pensiamo ai giovani; come mi disse una volta un mio professore all’isef 40 anni fa; troppa carne al fuoco; saluti a tutti e a risentirci tra un po’

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