Pensioni 2023: l’intervista all’esperto di previdenza Mauro Marino

Smart working intervista esclusiva ad Orietta Armiliato

Abbiamo ricontattato Mauro Marino esperto di politica previdenziale e che per Pensioni Per Tutti ogni sabato mattina pubblica un seguito Editoriale, per sentire le novità sulla possibile prossima riforma delle pensioni a meno di sei mesi dal ritorno prepotente della legge Fornero.

Riforma Pensioni 2023: la proposta di Marino e UTP

PENSIONI PER TUTTI: Mauro, a distanza di circa due mesi dalla tua ultima intervista su Pensioni Per Tutti quali sono le novità in ambito previdenziale a meno di sei mesi dal ritorno della legge Fornero?

MAURO MARINO: Innanzi tutto devo dire che la legge Fornero non è mai andata nel cassetto e quindi non si può parlare di ritorno dal 1/1/2023. L’ossatura è rimasta quella del 2012. Negli ultimi anni abbiamo solamente assistito ad alcuni interventi limitati nel tempo come le “quote 100 e 102” che hanno dato ad alcune centinaia di migliaia di persone la possibilità di anticipare il pensionamento se raggiungevano determinati rigidi requisiti, ma l’impianto della legge Fornero è rimasto praticamente il medesimo dal 1/1/2012. Adesso si sta cominciando, lentamente, a riparlare di pensioni ma la vera partita si giocherà in autunno con la presentazione del Nadef in settembre e successivamente in ottobre della legge di bilancio e in quell’occasione il Governo dopo quasi due anni di immobilismo sarà costretto a scoprire le carte, a dire finalmente come vuole e se vuole superare la rigidità della legge Fornero che in questi dodici anni ha fatto risparmiare a scapito dei lavoratori decine di miliardi di €. È giunta l’ora di restituire, almeno parzialmente ai lavoratori quanto loro scippato in un contesto economico/sociale che, per fortuna, adesso non abbiamo. Certamente esiste il problema del conflitto russo/ucraino che sta condizionando l’economia, ma al netto di ciò il PIL non ne sta risentendo ed anche il grosso aumento dell’inflazione che stiamo avendo ha una doppia lettura, in quanto lo Stato in questa situazione incassa molta più IVA e di conseguenza ingrossa le entrate tributarie.

PENSIONI PER TUTTI: Tu ritieni, quindi, che ci sia spazio per una nuova riforma previdenziale a partire dal 1/1/2023?

MAURO MARINO: Assolutamente sì. Dobbiamo semplicemente capire che è necessario modificare il modo di intendere la previdenza che abbiamo avuto in questi ultimi anni, consentendo al lavoratore di scegliere quando abbandonare il mondo del lavoro e dandogli una amplissima possibilità di scelta che parta dai 62 anni fino ad arrivare a 70 anni. Sto parlando della proposta che ho elaborato insieme ad alcuni amici del gruppo UTP e che finalmente comincia ad essere “attenzionata” anche dai centri di potere. Concedere, in pratica, una amplissima flessibilità operando delle lievi riduzioni annue a partire dai 66 anni, che diventerebbe l’età del pensionamento ordinario e allo stesso tempo dare degli incentivi a chi decidesse, invece, di fermarsi oltre l’età prevista fino ad un massimo di 70 anni. Le uniche condizioni a questa innovativa proposta sarebbero avere almeno 20 anni di contributi effettivamente versati e che l’importo percepito sia almeno 1,7 volte la pensione sociale, vale a dire circa 780 €. Raggiunte queste due condizioni dare a tutti tra i 62 e i 70 anni la possibilità di andare in pensione con un costo per lo Stato bassissimo in quanto quello speso in più per uscire prima dal mondo del lavoro e comunque leggermente penalizzato, sarebbe compensato, almeno in parte, da chi invece volesse rimanere oltre l’età di pensionamento ordinario.

PENSIONI PER TUTTI: Sembra effettivamente una proposta sensata, e che supera la rigidità imposta dalla legge Fornero. Cosa faresti, invece, per chi ha iniziato a lavorare molto presto, e all’attualità deve rimanere al lavoro se donna fino a 41 anni e 10 mesi e se uomo fino a 42 anni e 10 mesi, a cui bisogna aggiungere i tre mesi di finestra?

MAURO MARINO: Innanzitutto basta con la buffonata delle finestre. Un lavoratore quando raggiunge i requisiti previsti per il pensionamento deve poter andare via subito. Oggi raggiungo i requisiti, domani posso andare in pensione. Bisogna, poi, consentire a tutti uomini e donne che hanno raggiunto i 41 anni di contributi di andare in pensione indipendentemente dall’età e senza alcuna penalizzazione. 41 anni di lavoro e di versamenti contributivi sono tantissimi. A causa della frammentarietà dei lavori e a causa degli studi universitari ormai pochissime persone arriveranno ad avere 41 anni di contributi. Sento affermare che questa misura costerebbe circa sei miliardi l’anno. Non è assolutamente così perché, e ne abbiamo avuto la prova con le “quote 100 e 102” non tutti i possibili beneficiari usufruirebbero di tale opportunità e quindi i costi sarebbero molto minori e progressivamente sempre inferiori.

Riforma Pensioni 2023: i dubbi sulla proposta di Tridico, Opzione tutti

PENSIONI PER TUTTI: E cosa ci dici delle varie proposte che si sentono in giro come quella di Tridico o quella chiamata “Opzione Tutti”.

MAURO MARINO: Non sono favorevole. La proposta Tridico perché non è mai stata messa nero su bianco, non è mai stata evidenziata né mai è stata formulata in maniera esaustiva. Opzione tutti perché costringerebbe al pari di Opzione Donna ad accettare che tutto il calcolo sia effettuato con il metodo contributivo che è troppo penalizzante. Non c’è’ assolutamente la necessità di modificare il sistema misto che andrà ad esaurirsi naturalmente nel 2036. Non vedo alcuna necessità di anticipare i tempi. Poi le due ipotesi sopra evidenziate non sono proposte organiche perché intervengono solo su un aspetto della previdenza quello della flessibilità in uscita e gli italiani, invece, hanno bisogno di una legge equa, strutturale e duratura.

PENSIONI PER TUTTI: E quali sono, in sintesi, gli altri punti della proposta del gruppo UTP?

MAURO MARINO: Rendere strutturali e definitivi Opzione Donna e Ape Sociale, costruire una pensione di garanzia per giovani e donne, dare un forte impulso alla previdenza complementare con detrazioni che siano almeno il 50% di quanto versato e applicare una forte riduzione del costo del riscatto degli studi universitari.

PENSIONI PER TUTTI: E per i pensionati che sono la categoria più fragile e quella che ha pagato il tribuito più alto al Covid?

MAURO MARINO: Attuare l’indicizzazione piena delle pensioni al 100% per effetto dell’inflazione reale, aumentare la no tax area fino a 10.000 € di imponibile e inoltre attuare una minus tassazione per i pensionati con detrazioni decrescenti fino a 35.000 € di reddito imponibile annuo.

PENSIONI PER TUTTI: Il tutto sembra però di difficile attuazione in questo momento con una guerra al centro dell’Europa, costi energetici raddoppiati e un’inflazione al 7%. Come pensate che questa vostra proposta possa essere finanziata?

MAURO MARINO: I costi non sarebbero esagerati e potrebbero essere recuperati dal tesoretto creatosi dal minor costo di “quota 100” e dai risparmi dell’INPS a causa degli oltre 167.000 decessi da covid di cui oltre 85% pensionati.

Ringraziamo Mauro Marino per la sua disponibilità e speriamo di averlo ancora con noi in un prossimo futuro.

19 commenti su “Pensioni 2023: l’intervista all’esperto di previdenza Mauro Marino

  1. Vi ringrazio se vorrete esprimere un parere su un aspetto poco trattato in merito alla riforma pensionistica, che però riguarda molti lavoratori, ovvero l’abolizione dell’onerosità per la ricongiunzione dei contributi previdenziali verso INPS. Nel tempo si erano espressi favorevolmente con diverse proposte sia Cesare Damiano che Pietro Ichino, sia Luisa Gnecchi, ma ogni vota la ragioneria dello Stato decretava che non c’erano le coperture finanziarie. Sono a conoscenza che i contributi possono anche essere totalizzati o cumulati a seconda dei casi, ma come noto questi istituti non consentono, ad esempio, di poter accedere alla pensione anticipata come “opzione donna”.
    Grazie.

  2. Manca sempre un punto: un aiuto per chi ha perso il lavoro dopo i 50 ed ha dovuto accettare lavori stagionali, saltuari, sottopagati (se vuoi lavorare per avere la naspi accetti di tutto), e ogni anno che passa rischiano di non trovare occupazione neanche per pochi mesi. Io lavoro dal 1984, ho perso il lavoro a 55 anni, ho accettato part-time sottopagati pur lavorando 10 ore al giorno, adesso devo pure accudire mia madre invalida ma non posso permettermi una badante. Quindi vado a lavorare per provare a raggiungere una pensione, la lascio sola tutto il giorno quando vorrei stare a casa con lei nei suoi ultimi anni di vita, ma a 59 anni e 30 effettivi di contrinuti (più 5 anni tra mobilità e naspi che non servono a nulla, oltre a non potermi pagare gli anni mancanti) non ho alternative. Bisognerebbe ANCHE permettere a chi ha lavorato negli anni 80/90 di poter “comprare” i contributi mancanti, magari scontandoli dalla pensione raggiungibile o permettendo un finanziamento agevolato in banca tipo ape sociale. Stanno rovinando 60enni che vorrebbero occuparsi della famiglia, solo perchè hanno subito tutte le crisi economiche ed i conseguenti licenziamenti e decurtazione di personale! non ci sono solo i giovani a cui pensare, ci siamo anche noi che abbiamo subito (non scelto) carriere discontinue! ovviamente gli statali sono esclusi….

  3. il problema è che non c’è la volontà politica di modificare le pensioni. Ora si pensa di spaventarci dicendo che se cade il governo ritornala Fornero.
    1) la Fornero non è mai tramontata;
    2) Magari cadesse il governo e se si voterà in autunno penso e spero che nel 2023 si disctuti sulla nuova riforma .
    Se si volesse favorire i lavoratori sarebbero già intervenuti invece vogliono anticipare il contributivo per tutti questa è la realtà e per questo ci spaventano affinchè accettare il contributivo ci sembri il male minore.

  4. EGR. Dott. Marino,
    non credo che i 500 euro del RDC che prendo siano la risposta alla povertà. Lasciamo che siano i 62enni a decidere se la loro pensione anticipata sia penalizzante o meno. Non entrano nella testa di nessuno i concetti fondamentali:
    1) combattere la povertà;
    2) la pensione anticipata deve essere facoltativa;
    3) chi ha pagato sistemi misti, tipo INPS e Casse private obbligatorie, non deve essere penalizzato. Come la pensione si calcola proquota, anche la anticipata deve esserlo.
    O si fa così, o l’ingiustizia e la povertà regneranno sovrane. Vogliamo escludere finalmente da costosi sussidi sociali gli ultrà 62enni?
    Io è da mesi che esprimo questi concetti e vengo seguito da pochi. Evidentemente chi ha passato i 60 e ha perso il lavoro, deve continuare a morire di fame, anche se ha pagato montagne di imposte e contributi.

  5. Scusi sig. Marino (o anche Erica va bene lo stesso), siccome i sig. dell’INPS ti spulciano i conti peggio dell’Agenzia delle entrate ma mi chiedo, e soprattutto a voi due Vi chiedo perché per chi come me ha 62 anni (ma se avessi un’altra età sarebbe lo stesso per una questione di giustizia), i sig. Politici con poco tempo che passano in Parlamento hanno tutti i diritti e per esempio dicevo a chi come me mancano ancora degli anni ad andare in Pensione non posso avere il diritto di usare degli anni pagati doppi all’INPS per due diverse attività avute contemporaneamente e per le quali ho pagato per ogni anno 108 settimane e posso usufruire solamente di 54? Perché avendole pagate a loro oltretutto perciò sono in possesso di tutta la documentazione non posso usufruire degli anni che ho già pagato per andare in pensione? A me sembra un’enorme ingiustizia perché tutti e soprattutto lo Stato deve solo Avere e mai Dare indietro perlomeno quello che hai già pagato? Questi soldi visto che non credo di essere il solo (voglio e), che li ha pagati per essere in regola dove vanno a finire?

  6. Prima di tutto la politica tutta deve andare via è inconcludente.i sindacati farsi da parte .i lavoratori dovranno fare da soli se vogliono cancellare la fornero.

  7. Speriamo che il Governo,impari a memoria questo Editoriale di oggi.
    Sempre viva la speranza in 41 per tutti.
    Grazie mille

  8. La proposta del Dott. Marino è perfetta ed equa ma appartiene purtroppo al mondo dei sogni. Non se ne farà nulla e sarà un grande successo se il drago non peggiorerà a danno dei lavoratori rendendola ancora più punitiva la già pessima Legge Fornero. Purtroppo da decenni lavoratori e pensionati sono considerati da governi, partiti e sindacati un bancomat a cui attingere facilmente a piene mani per ottenere le risorse necessarie a mantenere caste, privilegi e lobby intoccabili come dimostra la recente oscena ipotesi Durigon che ipotizzando misteriosi ma stringenti paletti e di fatto il passaggio immediato al sistema contributivo lascia intravvedere l’ennesimo furto a danno dei lavoratori onesti privi ormai di qualsiasi rappresentanza politica

  9. Su questo ha ragione, la differenza è poca e trovo ridicolo che si deve sempre penalizzare chi ha lavorato più di 35 anni.Trovo assurdo invece che deve essere il lavoratore , al quale deve essere riconosciuto il lavoro usurante sia perché ha lavorato in turno o perché ha svolto una mansione specifica che ricade tra quelle specificate nel decreto, a chiedere sempre all’ Inps di deve prepararsi la famosa domanda di pensionamento . Questo non dovrebbe essere già in automatico l’ azienda a produrre i necessari documenti visto che l’ azienda sa che mansione ha ricoperto all’ interno del proprio organico… Quindi l’ Inps dal primo momento dell’ assunzione possa fare un calcolo preciso in che data una persona dovrebbe andare in pensione . In questo modo si toglierebbe tanta burocrazia, con tanta pace dei personaggi che se ne riempiono la bocca ma non fanno mai niente di concreto per attuarla.

  10. Condivido in tutto le tesi del dott. Marino tranne nella parte che non prevede penalizzazioni anche per coloro che sfruttano la flessibilità rispetto ai limiti della pensione anticipata. In più vorrei che si ragionasse sui criteri di rivalutazione del montante contributivo che, essendo attualmente ancorato al PIL, è soggetto all’andamento dei mercati finanziari e di fatto costituisce una scommessa dello Stato con i nostri soldi.

  11. Leggendo le Vostre interviste ai vari esperti previdenziali e giuslavoristi si evince in maggioranza la nota positiva che 41 anni di contri sono tantissimi. Giusto far andare in pensione i 41unisti senza finestre e nessuna penalità, una giusta causa! Sono d’accordissimo sulla flessibilità dai 62 ai 70 anni d’età sarà per questa categoria una scelta soggettiva. Il problema in Italia che il legislatore non ti fa scegliere, purtroppo! Che si sveglino dal sonno profondo tutte le sigle sindacali con tutte le forme consentite contro questo governo per approvare queste proposte: 41 x tutti! Flessibilità dai 62 anni!

  12. Per carità la proposta di Marino è ottima ,anche se l’età di uscita dovrebbe essere 65 e non 66, prima perché l’aspettativa di vita è scesa per i morti covid e poi perché in Europa l’uscita è a 63 di media- quindi bisogna assolutamente cambiare la norma sulla aspettativa,in modo che così come sale,automaticamente deve scendere, tenerla così com’è è vergognosa- poi dico che Marino non dovrebbe sottovalutare la proposta Tridico che sarebbe di grande aiuto per chi decidesse di uscire per problemi suoi a 63 con la quota contributiva, con poco peso sulle casse statali-percio ‘ dico a Utp come a tutte le forze politiche e sindacaliali che bisogna muovere le acque tutti e subito, prima che affoghiamo del tutto in queste gabbie in cui ci hanno rinchiuso- dobbiamo scendere in piazza e fare tanto rumore, con o senza i sindacati-la Fornero è dietro l’angolo e la bomba sociale è in corso- Draghi e Orlando se lo ficchino bene in testa…. la gente è stufa e non vuole essere più trattata come animali da soma per pagare la pensione ai superfortunati pensionati del passato, che se la godono a nostre spese !!!!!!

  13. Dottor Marino non sono un’intellettuale e neanche economista ma su quello che lei ha scritto mi fido ciecamente in quanto persona sopra le parti, il problema primario è che dei “signori” che siedono al governo il sottoscritto non si fida affatto, le ritengo persone impreparate, raccomandate, e soprattutto cattive d’animo d’altronde se così non fosse non occuperebbero determinate posizioni. Vede dottor Marino la classe politica è di basso livello per i motivi descritti ma il popolo italiano distratto da troppe cose ( telefonini Suv ristoranti vacanze ) è condannabile in quanto immobile e vergognosamente scende in piazza per contestare vaccini e mascherine quando in primis abbiamo altre priorità, vero è che senza presunzione il livello culturale dei nominati non è sicuramente eccelso. Gradirei un suo parere sulla mia disamina in quanto non mi ritengo possessore di verità e affrontare determinati argomenti senza sedere in camera caritatis non è certo facile. Grazie per le sue delucidazioni sull’argomento affrontato.

  14. Buongiorno, mi sono concesso un breve periodo di vacanza dal caldo africano della mia piccola cittadina della Sardegna al fresco, anzi freddo, della accogliente, riposante, rilassante, cittadina di Livigno. Questo non vuol dire che non vi seguo, sono sempre vigile su cosa accade o si propone. Quindi occhio che vi controllo, mi raccomando. Se non mi leggete vuol dire che sto macinando km o che non c’è bisogno di intervenire. Un saluto a tutti, in particolare al Dott. Perfetto, al Dott. Marino e alla redazione.

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