Pensioni 2023, meglio Quota 103 o Quota 102 ‘flessibile’? L’intervista a Cazzola

In questi giorni non si parla d’altro ora che anche i sottosegretari del Governo Meloni hanno votato ed il nuovo esecutivo é finalmente pronto a lavorare per il Paese, in molti si chiedono cosa ne sarà delle promesse fatte in campagna elettorale, si eliminerà la Fornero o almeno si faranno misure atte a migliorarla? Una cosa é certa i tempi sono brevi e le risorse come sempre risicate, sebbene qualche proposta sia emersa, si é sentito parlare di quota 103, una sorta di quota 41 ma con soglia anagrafica, per poi passare alla quota flessibile, un range di età ed un minimo contributivo che dovrebbe permettere l’uscita anticipata dal mondo del lavoro ad una platea maggiore rispetto alla passata quota 100, per poi passare agli incentivi per gli over 63.

Molte idee ma confuse ci verrebbe da dire, e soprattutto poche certezze per i lavoratori che puntualmente ci seguono sul sito e ci chiedono lumi, al riguardo abbiamo deciso di sentire il Professor Giuliano Cazzola per comprendere se avesse le idee più chiare delle nostre su quello che potrebbe essere la futura riforma pensioni 2023. Eccovi l’intervista che ci ha rilasciato:

Riforma pensioni 2023, l’intervista esclusiva al Professor Giuliano Cazzola

Pensionipertutti: Professor Cazzola, il Governo Meloni si è ufficialmente formato, ieri hanno giurato anche i sottosegretari, Durigon è sottosegretario al Lavoro. Cosa pensa si otterrà già in Legge di Bilancio delle tante promesse fatte in campagna elettorale per modificare la Riforma Fornero ormai prossima al ritorno originario se non si farà qualcosa entro il 31/12/2022?

Giuliano Cazzola: Ammetto di non essere ancora riuscito a capire che cosa intenda fare il governo sulle pensioni già nella legge di bilancio. Nelle comunicazioni del presidente del Consiglio durante il dibattito sulla fiducia, è emerso  – se ho ben capito –  che un’eventuale riforma del sistema è rinviata perché non ci sarebbero né il tempo né le risorse destinate ad altre priorità ovvero all’emergenza energetica. Quanto alle pensioni Meloni ha annunciato quanto segue: ‘’ Intendiamo facilitare la flessibilità in uscita con meccanismi compatibili con la tenuta del sistema previdenziale, partendo, nel poco tempo a disposizione per la prossima legge di bilancio, dal rinnovo delle misure in scadenza a fine anno’’.

Pensionipertutti: Dunque stando alle parole della Meloni, dovrebbero essere prorogate opzione donna, senza alcuna estensione alla platea maschile, l’Ape sociale e anche la quota 102?  Per buona pace dei quarantunisti che ambivano alla quota 41 senza limiti anagrafici e di chi sperava in un’uscita flessibile dai 62 anni?

Giuliano Cazzola: Ecco questa è una bella domanda, intendo: Quali sono le misure che sarebbero rinnovate?  Anch’io me lo sono domandato; solo l’ape sociale e opzione donna oppure anche quota 102?  Se il pacchetto del rinnovo fosse completo io sarei abbastanza soddisfatto, perché quota 102 (64 +38) garantisce una relativa sostenibilità e realizza di fatto un innalzamento dell’età pensionabile.

Pensioni 2023, quota 103 o quota 102 ‘flessibile’ con range anagrafico e contributivo?

Pensionipertutti: In questi giorni si è poi parlato anche di quota flessibile e di quota 103, 41+62, lei è pro o contro il meccanismo delle quote?

Giuliano Cazzola: “Vede, bisogna capire bene il meccanismo delle quote, sulla base dell’esperienza di quota 100. Per andare in quiescenza, sia con quota 100 che con quota 102, i requisiti indispensabili non sono la somma, ma gli addendi. In sostanza non bastava raggiungere comunque 100 o 102, ma avere 62 o 64 anni e 38 di contribuzione. Chi – vigente quota 100 –  a 62 anni avesse maturato solo 36 anni di contributi avrebbe dovuto lavorare altri due anni per raggiungere la soglia dei 38 anni, così nello stesso tempo anche l’età anagrafica da 62 passava a 64 anni. In senso analogo ma opposto chi si fosse trovato ad aver maturato 38 anni di anzianità a 60 anni di età, doveva restare in servizio fino a 62, andando così in pensione con 40 anni di contributi. Solo poche decine di migliaia hanno azzeccato l’ambo secco; in prevalenza l’età del pensionamento dei <quota centisti> è stata di 64 anni e la contribuzione di 41 anni. Va da sé che lo stesso fenomeno si è realizzato con quota 102, che, peraltro ha praticamente dimezzato la platea dei possibili beneficiari di quota 100”.

Pensionipertutti: La Meloni non mi è parsa, stando alle ultime dichiarazioni, contraria al principio della flessibilità in uscita, a suo dire come potrebbe essere reso maggiormente flessibile in nostro sistema previdenziale entro il 31//12/2022?

Giuliano Cazzola: “Se, come ha detto Meloni, il governo intende dare flessibilità al sistema la prima cosa da fare è quella di rendere fissa la quota ovvero la somma dei due requisiti, ma consentire – magari con un limite minimo – una articolazione dei parametri anagrafici e contributivi. In sostanza sarebbe sufficiente far valere quota 102, magari con 62 anni e 40 di contributi oppure a 66 anni e 36 di contributi. In questo modo si aumenterebbe la platea degli aventi diritto e quindi anche dei beneficiari. Secondo la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro”.

Dalla nostra ringraziamo il Professor Cazzola per la solita disponibilità al confronto e per rispondere ad una delle domande che più volte é emersa sul sito nella voce commenti, il Professore ricorda di aver maturato, prima di accedere alla pensioni ben 46 anni di contributi comprensivi del riscatto oneroso della laurea e di essere andato in quiescenza all’età di 66 anni. Ricordiamo altresì a chiunque volesse riprendere parte delle dichiarazioni che, trattandosi di intervista in esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

Voi, invece, cosa ne pensate di questa opzione proposta dal Professor Cazzola ossia una quota 102 flessibile con un range relativo ai parametri anagrafici e contributivi, come su illustrato? Potrebbe questa soluzione essere la più idonea per parlare di flessibilità nella prossima riforma delle pensioni? Fatecelo sapere come sempre nella sezione’commenti’ del sito.

Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

30 commenti su “Pensioni 2023, meglio Quota 103 o Quota 102 ‘flessibile’? L’intervista a Cazzola”

  1. Ma una cosa di cui si parla poco , di quei poveri cristi disoccupati che hanno perso il lavoro e hanno 60 anni e 39 di contributi , con le quote fisse alla Salvini non vanno più i quiescenza .
    Ho si metta una età più bassa dei 67 oppure con una quota flessibile tipo 102 a 63 ci può andare .
    Per DISOCCUPATI e NON SOLO

    Rispondi
  2. Io a marzo prossimo compirò 62 anni e avrò totalizzato 42 anni e 4 mesi di contributi :
    totale 104,33.
    Chissà se basteranno per accorciare di sei (nove) mesi il mio calvario.

    Rispondi
  3. Bisogna considerare gli anni che si sono lavorati più dell etá che xi ha penso siano più provati chi ha lavorato
    Più di 40 anni di chi invece hab20 o trent anni. di contributi bisogna prendere in considerazione prima gli anni di lavoro e poi sicuramente anche l età merita di più chi ha per esempio 62 anni di lavoro e 38 fi contributi o chi ne ha già quasi 43 e magari a 61 anni di età mi sembra logico che é chi ha lavorato di più quindi é sicuramente meglio l anticipata della Fornirò che queste proposte che vengono fatte in questi giorni

    Rispondi
  4. Buongiorno,
    premetto che sono una 51 enne e che direttamente il problema lo vedo lontano, ma occupandomi da ben 25 anni nella azienda per cui lavoro della gestione del personale (circa 1.000 dipendenti), sono coinvolta amministrativamente nel complesso problema delle pensioni, essendomi imbattuta in questo sito per un caso oltre ad usare questo mio commento per fare i complimenti ai gestori del sito, mi piacerebbe esistessero siti simili anche per altre tematiche, siti che danno spazio agli utenti per confrontarsi e dire la propria opinione, mi permetto di fare delle considerazioni su quanto in questi giorni ho letto nei vari commenti.
    Trovo molto egoistico e fuori luogo, da parte di alcuni “scrittori”, la richiesta di poter andare in quiescenza con 35 36 37 38 39 40 anni di contributi pagati, perché raggiungono una certa età, a scapito di lavoratori che di contributi ne hanno molti di più 42 o 42.6, nel senso che per logica chi più paga, in termine di tempo, è più che normale vada prima senza considerarne l’età.
    Posso spiegarmi con degli esempi, ipotizzando che la quota per andare in pensione sia 43 ( la FORNERO di oggi uomini), se ho iniziato a lavorare a 20 anni raggiungerò la mia quota a 63 anni punto e basta. Se in una fase successiva (esempio 41 PER TUTTI promessa elettorale Salvini ) vengono fatte delle variazioni queste non possono andare a scapito di chi ha già più anni per accontentare altri con la 41, prima si manda chi ne ha 42,6 42 41,6 con qualsiasi età. Poi i 61 con 41 i 62 con 40 ecc ecc. Trovo che l’ età contributiva sia più importante dell’ età anagrafica.
    Sono d’accordo che 40 anni sono già tanti per tutti, e se ci fossero risorse tutti ad una certa età contributiva (40 o 41) dovrebbero poterci andare, ma ragione di più, gratificare prima chi di anni ne ha 42 la trovo cosa molto più democratica.
    Sono contraria di principio alle quote, credetemi che fare le pratiche nel 2020/2021 per i 62 enni che uscivano con 38 anni di contributi (quota 100) a scapito di 61 enni che di anni ne avevano 41 o 42 anni, mi metteva a disagio.
    Oggi siamo alla stessa stregua, dovrò fare le pratiche di pensionamento a 61/62 enni che andranno con i 41 a
    scapito ancora (visto che non ci sono i fondi) di 58 59 60 enni che di contributi ne hanno già 42, illogico in uno Stato democratico.
    Continuo anche per le altre quote tipo la 102, qui ancora più illogico, un esempio su tutti un 60 enne con 42 anni deve restare al lavoro, un 62 enne con 40 potrebbe andarci … ma non fa 102 per entrambi.
    ALLORA LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI, e non intendo il rispetto della legge, ma proprio la forma di come sarebbe impostata.
    A termine di tutto mi piacerebbe sapere, sono nuova e non so le dinamiche, se questo sito ha il potere di inoltrare richieste (tipo la Tabella del Sig.Mauro) a chi
    può, tipo l On. Durigon, o altre persone influenti, per prenderle perlomeno in esame? (È sempre un pensiero dei Lavoratori e mi sembra anche condiviso da molti oltre che da me)
    Complimenti ancora ai Gestori del Sito.

    Rispondi
  5. Sorvolando sul fatto che Cazzola è andato in pensione a 66 anni con 46 anni di contributi di cui 4/5 con riscatto della laurea (quindi a 41/42 lavorati veramente) e sorvolando che chi non è laureato non può, in nessun modo, riscattare alcunchè, sorvoleremo anche sul fatto che insegnare -per quanto certamente impegnativo- non è come spingere la carriola a 66 anni, metaforica o reale che sia. Sorvolato tutto questo, rimane il fatto che i trombati del 1960, sfiorati da quota 100, beffati da quota 102 adesso sono ancora in bilico e non sanno se, finalmente, potranno rientrare in possesso delle centinaia di miglia di euro sottratti in più di 4 DECENNI! al loro reddito, ed usati per mantenere i baby-pensionati, i percettori abusivi di RDC, i cassintegrati FIAT & Company, nonchè la folla di parassiti, persino stranieri, che si ammassa sempre dove il grasso cola. Cola per tutti tranne che per chi lo versa. E grazie a Cazzola che ci ha dato una lezione di sacrificio ed abnegazione ma non tutti possono essere così virtuosi come lui, sant’uomo.

    Rispondi
  6. Continuano a parlare di quota 103 102
    ecc senza tener conto che chi ha già maturato nel 2023 anni e 10 mesi se si fa un limite di età a 62b0 peggio a 63 viene penalizzato e come sempre si privilegia chi a lavorato meno mandando gli altri in pensione anticipata in questo caso coi 62 o 63 anni con quasi 45 anni di contributi
    assurdo una vergogna altro che aiutare chi ha lavorato tanti anni e é usurato da l lavoro altro che lasciare il posto ai giovani volete fare morire i vecchi

    Rispondi
  7. La storia delle quote sia rigide che flessibili è una vergogna. Ci sono lavoratori purtroppo che anche a 64 anni raggiungono a malapena 33 anni di contributi. Questo perché, sopratutto al sud in quei tempi anni 70 e primi anni 80, si lavorava in NERO. E questo i sindacati lo sanno benissimo. Per cui quel lavoratore di 64 anni che possiede oggi 33 anni di contributi versati, effettivamente ne ha sulle spalle 45. Praticamente 12 anni non si vedono perchè lavorati in NERO. Non vi sembra ingiusto che quel povero lavoratore oggi debba aspettare altri 4 anno per raggiungere la pensione?. Per cui io dico che la flessibilità si deve fare anticipando solo la data anagrafica dei 67 anni, ad esempio portandola a 63 anni, fermo restando l’altro requisito dei 20 anni di contributi che, peraltro, è previsto per la pensione di vecchiaia. Mi dite che non ci sono i soldi? Ma stiamo scherzando? Vi ricordo che i contributi sono nostri, sono dei lavoratori.. Per cui se il governo deve fare cassa, i soldi non li può e non li deve prendere dai vecchi che sono stanchi di lavorare e che in base a quanto hanno versato percepiranno la loro MERITATA pensione caro Prof Cazzola, Caro Presidente del Consiglio e cari Ministri Tutti

    Rispondi
  8. Premesso che qualche giorno fa un mio commento sulle dichiarazioni del dott. Cazzola non è stato pubblicato ci riprovo ,non sono d’accordo sulle quote perchè crea disparità tra i lavoratori chi non ci arriva con i contributi lavorerà 67 anni e viceversa chi non arriva con l’età dovra vrsare 43 anni di contrbuti,ci vuole una soglia d’età(61/62) ed una di contributi(40/41) slegate tra di loro dalle quali ogni lavoratore possa scegliere se ritirarsi dal lavoro o no.Poi visto che il dott.Cazzola ha puntalizzato di essere andato in pensione a 66 anni con 46 anni di contributi,vorrei dire che io il suo”lavoro”l’avrei fatto volentieri fino a 100 anni e che i suoi contributi nel sindacato prima e nei vari governi da sinistra a destra passando per il centro dove è stato glieli abbiamo pagati noi ,così come il suo vitalizio da 5000 euro al mese .Saluti sperando di non essere censurato

    Rispondi
  9. Scusate, ma il prof. Cazzola è lo stesso che in televisione non fa che sperticarsi in elogi sulla Fornero e sulla sua legge crepa-anziani?

    Rispondi
  10. assolutamente contrario a Q41 e bonus ma invece si a Q102 flex!! domanda: chi avrà 66 anni e 40 di contributi oppure 65 e 39 contributi, saranno costoro che pagheranno il bonus?
    operazione che definirei classista che riguarda soprattutto un bacino elettorale definito, dove le opportunità di lavoro giovanile erano e sono tuttora evidenti.
    buona giornata

    Rispondi
  11. Anche quota 100, quella promessa prima delle elezioni vinte dal M5S doveva essere il sistema ideale (cioè senza paletti fissi anni/contributi), ma solo la somma anni+contributi che facesse 100 per superare la maledetta riforma FORNERO. I paletti NON rendono giusta nessuna soluzione, quota 100 ha facilitato alcuni e danneggiato tantissimi altri in maniera vergognosa. Se è troppo onerosa quota 100 flessibile pensiamo anche a quota 102 ma assolutamente libera da paletti. Solo così si potrà cancellare una legge che ha fatto piangere un giorno chi l’ha proposta e anni chi invece ne subisce gli effetti. Tutte le proposte che si leggono finora sono solo delle prese per il culo ulteriori a noi lavoratori, possibile che i sindacati siano in silenzio costante e non lottino così come è necessario fare?

    Rispondi
  12. VERGOGNA !!! Come sempre ci rimettono i lavoratori che hanno iniziato a lavorare prestissimo; un esempio pratico: un lavoratore che ha iniziato a 15 anni a lavorare con 41 anni di contributi dovrebbe andare in pensione a 56 anni (con Quota 41). Tuttavia se dovessero mettere un limite di età come 61-62 anni lo stesso lavoratore dovrà lavorare e versare contributi per ben 47 anni… É una vera ingiustizia. 41 anni senza limiti di età, sono già troppi. BASTA !!!

    Rispondi
  13. Scusate se insito ma la pensione deve essere uguale per tutti, salvo rare eccezioni tipo lavori usuranti. Diminuzione dell’età pensionabile(esempio 65) e diminuzione dei contributi versati per tutti (tipo 42). E pensioni anticipate per tutti su basi facoltative e ragionevoli decurtazioni. Tutti vuol dire INPS e altre contribuzioni obbligatorie. Qualcuno, giornalista o intervenuti, mi dovrebbe spiegare perché sono l’unico che dice che le pensioni devono essere uguali per tutti. Visto che non lo capisco per la seconda volta dico che sono cretino.

    Rispondi
  14. Riscatto agevolato del diploma di maturià, come avviene gratis in Germania. Con questo sistema i giovani sarebbe incentivati a proseguire gli studi e anche rimetter il decreto legge “PACE CONTRIBUTIVA”, anche per i versamenti prima di gennaio 1996, in modo da poter versare i contributi a coloro che hanno lavorato saltuariamente e in modo precario del 1996.

    Rispondi
  15. La proposta del professor Cazzola di quota 102 flessibile mi sembra ragionevole (personalmente ho già superato anche quota 103).
    Più inquietanti sono le dichiarazioni di Meloni che sembrano uscire dalla bocca di Draghi.
    Spero, ma non mi aspetto nulla di buono.

    Rispondi
  16. Leggo commenti che definire autocompiacenti è un eufemismo. Ma non vi rendete conto di quanto siete ridicoli prospettando flessibilità dell’ordine 66 + 36? ma veramente siete convinti che la flessibilità debba essere fatta per andare in pensione un anno prima?!
    La flessibilità deve essere per tutti! Privilegiando il requisito anagrafico. Si chiede di andare in pensione prima perchè ad una certa età ci può essere chi fisicamente non regge e non perchè a conti fatti ci si perde poco rispetto all’ultimo stipendio. Pensionamento status sociale e non disinvestimento economico. Qualcuno lo aveva capito (Damiano, Tridico, Reitano) purtroppo gente appartenente a filoni politici sgraditi all’attuale maggioranza. Purtroppo in Italia si ragiona così!!!

    Rispondi
  17. Buongiorno e chi non rientra in queste fantomatiche quote lavorerà pe 43 anni e un mese
    come sempre si fa i splendidi con il sedere dei Altri
    Grazie Mille Signori

    Rispondi
  18. Trovo ragionevole la proposta di una Quota 102 con flessibilità di calcolo ad es. partendo da 61 anni e 41 di contributi fino a 66 anni e 36 di contributi. Ovviamente va verificata la sostenibilità di spesa di questa proposta.

    Rispondi
  19. una correzione: il prof. Cazzola ha detto che quota 102 ha dimezzato i potenziali ; no, assolutamente; li ha diminuiti drasticamente visto che ha alzato di 2 anni l’età; ha dato il pezzo di pane a chi era stufo di pane; e a chi, i fregati del 1960, neanche una briciola; su questa nuova 102 variabile chiaramente sono d’accordo tipo 62 e 40; se però si ritorna su 64 e 38 i fregati del 1960 non verranno più fregati, non esisteranno più e moriranno di fame o sul lavoro; cosa abbiamo fatto di male noi del 1960 ? ; saluti al prof. cazzola e ai gestori del sito

    Rispondi
    • Direi PERFETTO! Non fà un piega almeno per i nati 1960!!
      A proposito è un pò che non leggiamo commenti del Dr. Perfetto di cui sarebbe utile il pensiero
      Saluti a tutti.

      Rispondi
    • Ciao Paolo,purtroppo hai ragione,anche io son del 1960,ad aprile compio 63 anni e ho 40 di contributi,essendo un gravoso non vedo l’ora di lasciare il lavoro ,dovrei rientrare con ape sociale

      Rispondi
  20. Intanto bisogna sapere se l’accordo sarà trovato su Quota 102 o 103. Poi bisogna stabilire un requisito minimo di età 62 o 63 anni. Infine gli anni di contributi flessibili 39, 40, 41h

    Rispondi
  21. Discorso logico e democratico quello del Prof Cazzola, perché dall’alto della sua esperienza ci vuol far capire che la strada maestra, se veramente il Governo Meloni vuol tenere fede alle tante promesse fatte, è soltanto quella della quota 102 flessibile, che col range 61-66 e 41-36 , da sul serio la soluzione per tanti lavoratori che hanno inseguito inutilmente gli ambi secchi di quota 100 e 102 che hanno favorito solo pochi fortunati – l’importante però è che non ci siano penalizzazioni, perché altrimenti sarebbe l’ennesima mazzata per noi ultra sessantenni che abbiamo sgobbato e continuiamo a sgobbare per mantenere i baby pensionati ed i pensionati d’oro , super fortunati a non trovarsi come noi col cappio alla gola per colpa dei politici e dei sindacalisti che hanno solo scherzato con le nostre vite in questi anni bui – è arrivato anche per noi il momento di vedere la luce in fondo al tunnel !

    Rispondi

Lascia un commento