Pensioni 2023: speranza per modifica ad Opzione donna, si torna ai vecchi requisiti?

C’è ancora speranza per una possibile modifica della norma relativa ad Opzione donna, inserita in legge di bilancio e che tanto sta facendo discutere in queste ore. Diverse fonti vicine alla maggioranza, tra cui Claudio Durigon, hanno spiegato che si pensa ad una modifica per estenderne la platea, riportando l’opzione donna ai requisiti vigenti al momento. Ma per farlo c’è bisogno di coperture.

Pensioni anticipate 2023 ultime oggi 1 dicembre 2023 su Opzione Donna

La discussione all’interno del Governo riguardano la possibilità di svincolare l’Opzione donna dai paletti restrittivi attualmente inseriti in manovra che limitano la possibilità di andare in pensione anticipatamente a tre sole categorie di lavoratrici (caregiver, invalide almeno al 75% e licenziate o dipendenti di aziende in crisi) e con un età minima di 60 anni, soglia che può scendere di un anno per ogni figlio fino ad un massimo di due. Ricordiamo che la la manovra approderà nell’Aula della Camera il prossimo 20 dicembre alle 10.30, quindi ci sono i tempi per decidere di modificare l’opzione donna.

Chiara Appendino, intervenuta ieri sera durante Dimartedì su La 7 ha attaccato duramente la manovra del Governo Meloni, dicendo che “Avete trasformato Opzione donna in discriminazione donna“. Poi rivolgendosi al deputato azzurro Alessandro Cattaneo, ha spiegato: “L’Opzione donna nasce per permettere alle donne di poter uscire dal lavoro e andare in pensione. Oggi voi vincolate questo al numero di figli, cioè se non hai figli ti devi vergognare in questo Stato, non hai il diritto di andare in pensione prima”.

Ultime news su Pensioni 2023: Opzione donna può tornare ai vecchi requisiti?

Durante l’evento di Diversity & Inclusion Hub alla Lanterna di Fuksas il sottosegretario del Lavoro e delle Politiche sociali Claudio Durigon, Su Opzione Donna ha affermato: “Si sta lavorando alacremente con il Mef per capire quale possa essere la soluzione più adeguata da mettere in campo. Non posso fare annunci oggi. Ma stiamo lavorando per riportare la situazione ex ante art.56 inserito nel testo della bozza della manovra”.

Anche Orietta Armiliato, del Comitato Opzione Donna, in un post odierno ha scritto “Ci giungono altresì notizie da rumors di Palazzo, (seri ed accreditati) che confermano come negli uffici parlamentari ed al MEF in modo particolare, rispetto all’istituto dell’Opzione Donna, si stia lavorando per trovare la soluzione più adeguata da mettere in campo.

Sosteniamo tutti coloro che, comprendendo la necessità di prorogare questa misura che oggi, snaturata, darebbe agio solo ad una platea ristrettissima di poterne usufruire (si parla infatti di un numero inferiore a 3.000 lavoratici) e che altresì gioverebbe a tutti: alle lavoratrici oggi che, loro malgrado, continueranno ad erogare quel welfare gratuito atto a colmare le carenze di uno stato assente rispetto all’erogazione di servizi indispensabili come gli asili nido, la cura degli anziani ed in generale il lavoro di cura domestico ordinario del quale le donne, ancorché lavoratrici, si fanno carico e gioverebbe domani alle casse dello stato poiché, nel medio periodo, accumulerebbero significativi risparmi da ascrivere al capitolo del proprio conto economico alla voce erogazione assegni pensionistici”.

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6 commenti su “Pensioni 2023: speranza per modifica ad Opzione donna, si torna ai vecchi requisiti?”

  1. Opzione donna deve essere subito ripristinata hai vecchi valori, x fortuna che al governo abbiamo un presidente che tanto ha sbandierato di essere donna,madre,e italiana, non vedo nulla di tutto questo nelle sue politiche che sta portando avanti, sta massacrando sia le donne,sia i lavoratori, e gli italiani, grazie presidente, ci stai portando alla rovina !!!!!!!

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  2. Buongiorno , chiedo a gran voce di mantenere gli stessi requisiti…..OPZIONE DONNA non è Opzione Badante , non è la 104 non è Ape Sociale…
    Si resti coerenti alle promesse fatte in campagna elettorale
    Grazie

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  3. Permettete un altro commento: essendo “Opzione Donna” non dovrebbe contenere nuovi paletti che limitano l’usufruizione solo ai casi disgraziati.
    Poi, il discorso dell’età in rapporto ai figli “non se po’ sentì”. Puniamo le donne che si sentono umiliate perchè sterili o che non hanno potuto avere figli per altri gravi motivi?
    Certo è che il Governo poteva evitare questa manfrina per risparmiare sulle donne.
    Concludo dicendo che il Governo (ipocrita) delle donne va contro noi donne!

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  4. Ottime riflessioni, potremmo anche aggiungere che questa norma, così riscritta, non ha pietà neppure di tutte quelle lavoratrici che hanno perso il lavoro, consentendone l’ accesso alle sole dipendenti da aziende in crisi con tavolo di trattative aperto.
    Ma in che paese viviamo?
    Grazie

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  5. Occorre rivedere tutto non soltanto opzione donna.La quota 103 relegata a un ambo secco 41 più 62 non va perché ha campi molto ristretti e serve solo per fare cassa Dove è là flessibilità in uscita?dove sono le promesse elettorali? Ma vi rendete conto che il prossimo anno andranno in pensione uno sparuto numero di persone con 62 anni di età e rimarrà al lavoro gente con età superiore 63 anni r 40 dii contribuzione?occorre una vera flessibilità che si presta a diversi abbinamenti o ambil!

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  6. In effetti così concepita non è più “Opzione donna”. Se si parla di tutelare alcuni casi ritengo vergognosa la decurtazione del 30% dopo che si sono versati i contributi, ricevendo un’importo magari che eguaglia o minore magari del reddito di cittadinanza. Indecenza massima se si pensa che giovani di 18-25 e oltre prenderanno per altri 8 mesi se non oltre il sussidio come altre persone che non hanno mai versato nulla!

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