Pensioni 2023, ultime: nuova interpretazione del Ddl 857, contano penalità o importo?

Il Dott Claudio Maria Perfetto ha completato per noi il lungo lavoro certosino che stava svolgendo settimana scorsa per far capire ai nostri lettori su che principi si era basata la Riforma Fornero, e per quale ragione continua ad avere lunga vita, e su quali principi dovrebbe fondarsi una nuova riforma previdenziale, ma soprattutto, visti i tempi davvero stretti prova a far comprendere a chi salirà al Governo che in realtà alcune buone proposte, lasciate poi nel cassetto, vi sono già. Una su tutte la Pdl 857 presentata nel 2013 a prima firma dall’onorevole Damiano. Un’uscita flessibile che permetteva da un lato di potersi ritirare prima dal mondo del lavoro e dall’altro la sostenibilità del sistema previdenziale. Nel suo elaborato Perfetto spiega attraverso un esempio numerico, che egli stesso ha creato, come potrebbe funzionare una forma di pensionamento flessibile fondato su penalizzazioni e premialità. Per farlo, ci spiega, parte da un esempio simil-reale dove non vengono esplicitate le penalità, per poi passare allo stesso esempio in cui vengono esplicitate penalità e passare poi a presentare la tabella A della Pdl 857 su cui si basano gli esempi precedenti. Gli obiettivi dell’elaborato sono due, ci tiene a precisare e tutto dipende dalla capacità del lavoratore di guardare a ‘360°’ le opzioni offerte e dal mondo in cuiinqueste sono presentate:

Obiettivo 1: dimostrare che la “penalizzazione” è un modo di esprimere la distribuzione dell’importo pensionistico su un determinato arco temporale. La penalizzazione non va quindi intesa nel senso che l’importo pensionistico diminuisce perché viene applicato un tasso di interesse (come si fa col mutuo). Il lavoratore decide in base all’importo che prende non in base alla penalizzazione che avrà. Con Quota 100, per esempio, che è senza penalizzazione, molti lavoratori non vi hanno aderito perché avrebbero percepito una pensione molto bassa rispetto alle loro aspettative.

Obiettivo 2: dimostrare che la Tabella A presente nella Pdl 857 non deve essere intesa nel significato negativo di penalizzazione, ma come possibilità. Ciò, spiega, serve a evitare di associare alla Pdl 857 da una percezione negativa” e dunque, aggiungiamo noi, a vederla come opzione, possibilità aggiuntiva venisse approvata dato il contesto di rigidità in cui dal 1 gennaio 2023 il sistema pensionistico tornerà se nulla verrà fatto in tempi brevi. Le sue parole:

Pensioni anticipate 2023, una nuova interpretazione del Pdl 857: opportunità post quota 102

Un lavoratore che si sente prossimo alla pensione si informa se ha i requisiti per andare in pensione e quanto prenderà di pensione. Quindi si reca da un Patronato.  

È ciò che fa il nostro Cipputi, classe 1950, anni 63, operaio specializzato in un’azienda dell’industria metalmeccanica nella quale lavora da 36 anni, facendo straordinari vari e turni notturni.

L’impiegato del Patronato chiede a Cipputi la carta di identità e il codice fiscale. Verifica la sua posizione contributiva e gli prospetta la tabella seguente Tab 1:

“La normativa vigente (in un ipotetico mondo nel 2013 senza Riforma Fornero) consente ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni di età e con 35 anni di contribuzione, purché l’importo previdenziale sia almeno 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale”, dice l’impiegato a Cipputi. E continua: “Nel suo caso, lei con 63 anni di età e con 36 anni di contribuzione potrebbe già andare in pensione, e avrebbe una pensione di 1.320 euro netti al mese – che supera abbondantemente l’1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, e quindi possiede i requisiti completi – per tredici mensilità. Se lei avesse avuto qualche anno in più, con gli stessi 36 anni di contribuzione avrebbe preso di più, perché avrebbe goduto di una maggiorazione più alta”.

Sapendo che la sua pensione sarà di 1.320 euro netti al mese, Cipputi fa le sue considerazioni: è un importo piuttosto basso rispetto allo stipendio attuale (2.000 euro netti mensili), tuttavia è sufficiente per condurre una vita dignitosa; si dovrà certamente rinunciare a qualcosa, ma certamente a qualcosa di non essenziale.

Confrontando la Tab 1 con la Tab 2, si rileva che sono uguali negli importi pensionistici. Con una differenza: in Tab 2 è presente la colonna “Riduzione/Maggiorazione” che equivale a “penalizzazione/premio”.

Nella Tab 1 la base di età per l’uscita dal lavoro è 62 anni: per ogni anno in più che si ritarda l’uscita rispetto a 62 anni si applica all’importo pensionistico una maggiorazione via via più alta.

Nella Tab 2 la base di età per l’uscita dal lavoro è 66 anni: per ogni anno in più che si ritarda l’uscita rispetto a 66 anni si applica all’importo pensionistico una maggiorazione via via più alta; mentre per ogni anno in più che si anticipa l’uscita rispetto a 66 anni si applica all’importo una riduzione via via più alta.

Per usare una metafora, nella Tab 1 si osserva il bicchiere dalla base alla cima (62-70) e si dice che “l’intero bicchiere è pieno al 2,20 per cento”; mentre nella Tab 2 si osserva il bicchiere a partire dalla sua metà e dall’alto verso il basso (66-62) e si dice che “la prima metà del bicchiere è vuota per il 5,7 per cento”.

Ma quel che conta, alla fine, è il contenuto del bicchiere, la quantità di vino che si preferisce bere, cioè l’importo pensionistico. Tale quantità di vino, tale importo pensionistico è lo stesso in entrambi i bicchieri, in entrambe le tabelle. Ed è questo ciò che conta: il contenuto, l’importo pensionistico.

Ci si potrebbe domandare: perché nella Tab 1 non è necessario specificare “penalità e incentivi”?

Pensioni 2023, contano davvero le penalità e gli incentivi nella scelta?

Anche nella Tab 1 ci sono “penalità e incentivi”, ma non sono esplicitati, e vengono stabiliti a discrezione del lavoratore sulla base della sua percezione soggettiva: se l’importo pensionistico non lo soddisfa, allora il lavoratore sarà disincentivato ad andare in pensione, e continuerà a lavorare. Continuerebbe a lavorare anche se la penalità fosse nulla, qualora l’importo fosse basso. Non è la penalità a far decidere, ma è l’importo. Parlare di penalità, o meno, è soprattutto (anche se non solo) una questione di comunicazione.    

Nella Tab 2, invece, “penalità e incentivi” sono esplicitati, vengono stabiliti a discrezione del legislatore sulla base di calcoli attuariali oggettivi che tengono conto di due parametri fondamentali: anni di contribuzione, ed età anagrafica in relazione alla speranza di vita alla nascita che nel 2021 è stata stimata essere di quasi 81 anni per gli uomini e di 86 anni per le donne (rispetto ai 71 anni per gli uomini e 77 per le donne nel 1981). A parità di anni di contribuzione (es., 36), è l’età anagrafica che determina l’importo della pensione; a parità di età anagrafica (es. 63) sono gli anni di contribuzione che determinano l’importo della pensione. Esiste quindi una flessibilità tra anni di contribuzione ed età anagrafica che manca nella Riforma Fornero.

Tab 1 e Tab 2 dicono la stessa cosa, ma in modo differente. La “penalizzazione” presente in Tab 2 la si può interpretare così: se prendi la pensione per un tempo più lungo (es., da 62 a 81 anni invece che da 67 a 81), il montante contributivo verrà spalmato su un arco temporale più lungo, e quindi la pensione sarà più bassa. Questo è il fine della penalizzazione. Ma se il fine è solo quello di garantire la sostenibilità dei conti pubblici a prescindere da ogni cosa, anche dal lavoro, allora si giustifica qualsiasi mezzo. Anche la Riforma Fornero.      

La Tab 2 è una nostra interpretazione che si basa sulla Tabella A, la quale è presente nella Proposta di legge N. 857 (Pdl 857) dal titolo “Disposizioni per consentire la libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico”, avente come primi firmatari Damiano, Baretta, Gnecchi, presentata alla Camera dei Deputati il 30 aprile 2013 (2 giorni dopo l’entrata in carica del Governo Letta avvenuto il 28 aprile 2013).   

                                           Tabella A       

Ringraziamo il Dott. Perfetto per averci donato questa nuova lettura del Ddl 857, concordo in toto sul fatto che sia tutta questione di comunicazione, forse il tutto potrebbe divenire ancora più intuitivo se traslato sul campo medico, mi permetto una digressione: “Immaginiamo un paziente all’incontro col chirurgo che dovrà effettuargli un’operazione l’indomani, a vostro avviso quale sarebbe l’impatto psicologico di queste due forme comunicative?

Eccoci Sign. Cipputi domani sarò io stesso ad operarlo, volevo dirle però che vi é un 5% di rischio associato al suo intervento, un rischio, é giusto che lo sappia, che potrebbe portarci dinanzi a complicazioni nel corso dell’operazione stessa e che potrebbe compromettere l’esito dello stesso. Ma stia tranquillo é in buone mani

Oppure, Sign Cipputi eccoci domani affonterà il suo intervento che avrà una probabilità di riuscita del 95% , lei sa che é in ottime mani e tutto andrà per il meglio”.

Secondo voi pur avendo detto la stessa cosa, in quale dei due incontri il Sign Cipputi uscirà sollevato dall’incontro pre-intervento?

Questo per dire che spesso le persone si fanno anche influenzare dalla forma comunicativa che sta dietro alle misure, vero é che vi é una penalizzazione, ma sarà pur sempre, come dice il Dott. Perfetto, il lavoratore, qualore vi fosse questa opzione aggiuntiva di scelta, esattamente come per opzione donna, a valutare cosa é più conveniente per lui. Quel che conta é se l’importo ultimo della pensione, non tanto le penalità esplicitate o meno, conviene. Il lavoratore quindi più che impazzire con percentuali ed altro, dovrebbe chiedersi: “L’importo previsto futuro della mia pensione, preventivatami dal patronato, é in linea con il mio ‘tenore/stile di vita’? Che per molti non si riduce al mero calcolo economico ma ricomprendere anche l’aspetto del tempo per sé e per i propri cari e dunque inteso come ‘qualità della vita’. Mi convieve o no andare in pensione qualche anno prima?

Dalla vostra cosa ne pensate, quanto conta l’impatto comunicativo? Per voi cosa conta di più, la qualità della vita, e dunque sareste anche disposti a lasciare qualcosa del vostro assegno pur di uscire anzitempo, o preferite l’intero importo? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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26 commenti su “Pensioni 2023, ultime: nuova interpretazione del Ddl 857, contano penalità o importo?”

  1. Vergognarsi per due motivi no?
    1)Chi ha iniziato da giovane in Italia è doppiamente penalizzato e schiavizzato;
    2) Nessuno si degna ancora di equiparare l’età pensionistica nuovamente alle altre nazioni, visto che qui si chiama addirittura “anticipata” una pensione che prevede 7 anni in più di lavoro, né si degna di far riscattare GRATIS -COME NELLE ALTRE NAZIONI- almeno i 5 anni di laurea ( o 3 di laurea breve e 2 di specializzazione). NON NE POSSIAMO PIÙ DI FARE GLI SCHIAVI E LAVORARE IL DOPPIO DEI NOSTRI GENITORI, MENTRE C’È GENTE CHE PERCEPISCE 100.000 EURO AL MESE DI PENSIONE E GLI AGUZZINI AL GOVERNO SI RIPRENDONO PERSINO I VITALIZI!
    VERGOGNA ITALIANA!

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    • Le pensioni sopra i 5000 € bisogna tagliarle tutte perché chi dovrebbe prendere più di 5000€ al mese sta già bene di suo,le risorse reperite da questo taglio vanno alle pensioni sotto i 1000 €,non esiste in un paese che si definisce civile che ci sia gente che prende pensioni assurde,i sacrifici dobbiamo farli tutti di questi tempi,tuttosommato 5000€al mese è già una cuccagna!!!!

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  2. Faccio i miei più sinceri complimenti al Dott. Perfetto che con semplicità e precisione ha esposto una visione comprensibile a tutti. Non riesco però a comprendere la differenza che ci potrebbe essere a dover scegliere tra penalità e importo, anche perchè una cosa è correlata all’altra: Le penalità abbassano certamente l’importo e questo influisce moltissimo sulla libertà di scegliere tra una libertà conquistata e un benessere quotidiano più agevole economicamente. L’esempio pratico è l’articolo di ieri del Corriere che ha aggiornato le stime di quota 100. La quota è stata usufruita da soli 380.000 lavoratori, perlopiù uomini e di fascia medio-alta. La scelta quindi di anticipare di qualche anno la pensione vede quindi escluse le donne e uomini operai di bassa fascia, impossibilitati a pensionarsi con importi bassi. Si ricorderà certamente che ho sempre affermato che le quote hanno favorito chi poteva permettersi per vari motivi, condizioni familiari ed economiche, di rimetterci qualcosa. La morale finale è che, chi ha guadagnato stipendi più alti, risparmiato qualcosa in 40 anni di lavoro, versato contributi più alti che gli consentono una pensione maggiore, può serenamente accettare una perdita di 200 euro mensili senza battere ciglio. Quei 200 euro, a un lavoratore di fascia bassa servono invece come il pane e l’acqua di cui non si può fare a meno. Vede anche Lei quindi che non tutti sono liberi di scegliere e lo leggiamo anche nei commenti di alcuni amici che affermano che già oggi con il solo stipendio non arrivano a fine mese. Figuriamoci con una pensione decurtata da meno anni di contributi e in aggiunta anche le penalizzazioni. Mi scusi, ma la nuova legge delle pensioni deve essere uguale per tutti e sarebbe stato equo, giusto e bastevole, diminuire già nel 2019 di 1 o 2 anni i requisiti Fornero riportandoli a parametri europei. Si è invece preferito spendere 21 miliardi, agevolare la fascia medio-alta ( impiegati 6-7-8 livello ) e come dice il Dott. Marino, dopo 4 anni essere nuovamente al punto di partenza. Punto di partenza che prevederà le penalizzazioni che i quota 100 non hanno subito, se non addirittura il tutto contributivo. Avevo ragione io quando 4 anni fa dicevo che era stata fatta una enorme ………. sciocchezza . La saluto cordialmente.

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    • lo stai dicendo tu; sarebbe stato meglio nel 2019 diminuire di 1-2 anni l’età pensionabile ; certo, sarebbe stato meglio; altro che 390.000 persone sarebbero andate in pensione, molti di più; il problema è che una norma del genere era impossibile da fare o meglio si poteva anche fare ma l’Unione Europea non l’avrebbe accettata minimamente; quota 100 l’hanno tollerata proprio perchè c’era un minimo d’età; avranno fatto calcoli e avranno detto: in questo modo garantiamo un minimo di conti pubblici italiani; dal lato tuo era meglio così così qualcuno di quelli che ti ha detto che se ne andava in pensione prima di te sarebbe stato costretto a lavorare; se guardiamo a questo …….; quando si fa una legge qualcuno è favorito, qualcuno è fregato, qualcuno è contento, altri no; è sempre stato così e sarà sempre così; saluti a te e ai gestori del sito

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      • Lei continua imperterrito a ripetere lo stesso discorso sbagliato e a voler convincere gli altri: L’EUROPA NON HA TOLLERATO PROPRIO NIENTE !!!!!! HA MAL DIGERITO LA QUOTA E NON L’HA MAI ACCETTATA. Forse Lei non se ne è accorto ma è l’unico che sostiene questa tesi, prova ne è che non c’è nessuna informazione nemmeno sul web dell’accettazione della quota 100 da parte dell ‘UE. Ci può indicare un sito, una dichiarazione da parte dei commissari europei in tal senso ? Lei fa cattiva informazione e non ne capisco l’utilità.

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        • vedo che ancora non te la sei messa via; se qualcuno ti ha rinfacciato che andava in pensione prima di te e a te , a distanza di 3 anni, non ti va giù ancora te l’ho detto almeno dieci volte fattene una ragione ; e i tuoi attacchi a persone che hanno semplicemente usufruito di una legge dello stato; le leggi non le fa nè il dott. Marino, nè il dott. perfetto; le fa il parlamento; a proposito i calcoli te li sei fatti? grazie a quota 100 sei andato in pensione 5 mesi prima; lo hai capito? analizza con calma senza farti prendere dal nervosismo; nel 2019 l’aspettativa di vita era salita a 43 anni e 3 mesi; quota 100 l’ha bloccata fino al 2026; se ci aggiungi 3 mesi di finestra ti saresti dovuto pensionare con 43 anni e 6 mesi quindi grazie a quota 100 hai risparmiato 5 mesi: è pura matematica; saluti ai gestori del sito

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  3. Buongiorno, sono fermamente convinto che avendo maturato il diritto alla pensione con il massimo dei contributi versati (considerato che 42 anni e 10 mesi sono veramente tanti) indipendentemente dall’età anagrafica l’assegno pensionistico spetti per intero senza alcuna penalizzazione.

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  4. Se “lasciare qualcosa” vuol dire -8% (ovvero il 2%/anno uscendo a 62), sicuramente si.
    Sei invece dovesse essere -30% (come si sente spesso dire), penso che sarebbe una opzione solo in casi estremi ..

    Vista la sostenibilità della proposta, unico punto sempre evidenziato dagli economisti e dalla UE, che il Dott. Perfetto mandi subito a tutti i partiti questa bozza e la si renda pubblica il più possibile.
    Per quale motivo non dovrebbe essere recepita ?
    – manda a riposo i “lavoratori anziani” (che saranno contenti)
    – lascia spazio ai lavoratori giovani (che potranno farsi dei progetti per il futuro)
    – non intacca le casse dell’INPS (salvando i conti)
    – e presumo che il sistema economico e produttivo avrebbero per anni il segno positivo.

    Vedo solo vantaggi e quale partito non vorrebbe intestarsi una cosa simile ?
    Un saluto a tutti

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  5. Incredibile! Non si farebbe altro che rendere l’opzione donna valida anche per chi donna non è! Non ti conviene uscire prima perché prendi troppo poco? Cioè si parla di 1300 euro, non di 3000, si badi bene! E come fa ad essere conveniente? Con il caro vita che avanza come fa ad esserci convenienza per il resto del tempo che rimarrà…ma siete seri? Vogliono le persone schiave e che arranchino per il resto della loro vita, questo vogliono. Veramente c’è da sperare che rimanga la Fornero a questo punto, i danni che doveva fare li ha già fatti, ma questi sono capaci di fare peggio!

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    • Abbiamo parlato male della Fornero ma bisognerebbe dire della legge vergognosa di tutta la classe politica ma che hanno fatto firmare ad altri ma adesso dobbiamo avere paura se questi provano a cambiarla chissà cosa faranno,ma poi volevo dire di una legge di qui nessuno parla e accettata dai sindacati e non pubblicizzata ai lavoratori i danni che fa nel tempo la legge dini del 95

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  6. Buonasera! Ritengo che la qualità della vita e le condizioni di salute di un futuro pensionato, debbano prevalere sul mero calcolo economico. Grazie infinite!

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  7. È CHI È DISOCCUPATO DA ANNI, MA HA GIÀ 41 DI CONTRIBUTI ??? ( MI PERMETTO .. ANCOR PIÙ SE QUESTI CONTRIBUTI “VOLONTARI” SONO STATI PAGATI DI TASCA PROPRIA “SVENANDOSI” PROPRIO PER ARRIVARE A QUESTO OBIETTIVO DEI 41 !? ) ALMENO A QUESTI SIGNORI, DIMENTICATI DA TUTTI, BISOGNA DARE DA SUBITO LA POSSIBILITÀ DI ACCEDERE ALLA PENSIONE SENZA PENALIZZAZIONI ANCHE SE NON HANNO LAVORATO UN ANNO PRIMA DEL 19° ANNO DI ETÀ ! ALTRO CHE ATTENDERE ANCORA UN ALTRO ANNO O IPOTIZZARE FLESSIBILITÀ CON TAGLI VARI ! MANDARE IN PENSIONE CHI È DISOCCUPATO E HA GIÀ 41 ANNI “PAGATI” SAREBBE IN ATTO CIVILE CHE NON INCIDEREBBE SULLE CASSE DELLO STATO !

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  8. Buongiorno gent.ma sig.Erica.
    Sono Bruno e seguo molto il vostro sito e lo reputo molto interessante perché da’ voce a tutti noi .
    Volevo chiederle questo visto che lei ha delle fonti a cui rivolgersi autorevolissime, Il dott.Marino, il dott.Perfetto ecc
    La mia domanda è, visto che non ne ho più sentito parlare ma già quest’anno (2022)ci sarà la revisione dei coefficienti di trasformazione? E visto la pandemia non era previsto che si tornava ai coefficienti del 2013 entro appunto nel 2023?
    La ringrazio in anticipo per un’eventuale risposta
    Grazie e complimenti a tutti voi .

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    • Sig. Bruno, devono ancora essere annunciati i nuovi coefficienti di trasformazione che entreranno in vigore nel biennio 2023-2024.
      Dal 2010 al 2018 i coefficienti di trasformazione venivano aggiornati ogni tre anni, ma dal 1° gennaio 2019 gli aggiornamenti sono effettuati con periodicità biennale: 2019-2020, 2021-2022, 2023-2024.
      Il coefficiente di trasformazione è tanto più alto quanto più è alta l’età anagrafica con la quale si va in pensione.
      Più è alto il coefficiente di trasformazione, più alto sarà l’importo della pensione.
      Viceversa, più è basso il coefficiente di trasformazione, più basso sarà l’importo della pensione
      Dal 2015 al 2022 sono diminuiti tutti i coefficienti di trasformazione relativi al range di età 57-71.
      Ritengo molto probabile che i coefficienti di trasformazione per il biennio 2023-2024 continueranno la loro discesa (e questo contribuirà ad abbassare l’importo pensionistico).
      Per maggiori dettagli e approfondimenti la rimando ad un articolo sui coefficienti di trasformazione del 12/10/2020 a firma di Michaela Camilleri del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

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  9. Spesso le donne hanno contributi in casse diverse e le ricongiunzioni sono onerose , quindi anticipare di quattro anni la pensione di vecchiaia … la qualità della vita della nostra vita è più importante

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  10. io ho scelto di uscire quando la RITA me lo ha permesso di fare cioè ai 62 anni; qualcuno mi ha detto: aspetta, prendi aspettativa; gli ho risposto: meglio una proposta schifosa ; quella successiva potrebbe essere anche migliore ma anche peggiore o non esserci nemmeno; saluti ai gestori del sito e speriamo in bene

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  11. Buongiorno, da parte mia preferisco avere una buona pensione senza penalizzazioni- certo può suonare un po’ banale, ma vista l’illogicità delle proposte per “superare” (SIC) la legge Fornero – quote, opzione donna, la pensione in due fasi, aspetto di avere i requisiti di anzianità di servizio per la pensione anticipata Fornero. Lavoro da quasi 41 anni e sono nata nel 1960 e la pensione anticipata è l’unica strada per chi ricade nel sistema misto,nel quale, almeno i termini non sono ondivaghi e la certezza della legge è una delle sue qualità – confrontare la circolare INPS n. 28 del 18/02/2022. Un saluto ai gestori del sito ed alle persone che scrivono.

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    • Lilli io sono per quota 41 senza penalizzazione alcuna e uscita dal lavoro per chi non raggiunge tutti questi anni di contributi, con leggere penalizzazioni a partire dai 62 anni.
      Il tutto con una seria riforma del lavoro, bisogna fare tutto il possibile affinché i nostri giovani entrino nel mondo del lavoro e noi vecchietti, finalmente, nel meritato riposo!

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    • Sig.ra Lilli Reolon, lei preferisce avere una buona pensione senza penalizzazioni.
      Eppure, una penalizzazione lei ce l’ha già, anzi ne ha due. E le ha pure accettate tali penalizzazioni. Le ha dovute accettare, per imposizione legislativa, e qualsiasi imposizione rende la libertà meno libera.
      Penalizzazione 1: lei non ha la libertà di scegliere quando andare in pensione. Infatti, come lei stessa riconosce, dopo quasi 41 anni, la pensione anticipata è l’unica strada per chi ricade nel sistema misto (proprio come lei). Non avere la possibilità di scelta non è forse una “penalizzazione”?
      Penalizzazione 2: 3 mesi di finestra, aggiunti dal Governo Conte 1 con maggioranza Lega-M5S nel 2019. Tre mesi di finestra non sono forse una “penalizzazione” (anche se più lieve della prima)?
      Ad ogni modo, il punto chiave è uno solo e lei lo specifica molto bene: “avere una buona pensione”.
      E se me lo permette, sig.ra Lilli Reolon, mi piacerebbe dare più ampio respiro alla sua espressione: avere una buona pensione, indipendentemente da quante penalizzazioni potranno essere applicate.

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