Pensioni 2024, quando si va? Uscite anticipate, quota 103 e alternative

Diversi sono gli elementi che incidono sull’età di pensionamento, e in un recente articolo il Corriere della Sera ha provato a fornire una panoramica ipotizzando, mediante una suddivisione perfasce, il momento in cui i lavoratori potrebbero ritirarsi: per la maggioranza, ciò avverrebbe tra i 60 e i 68 anni, mentre in alcune situazioni si dovrà attendere fino a superare i 70 anni. Vediamo allora tutti gli scenari per andare in pensione.

Pensioni 2024: uscita anticipata e di vecchiaia, quando si va in pensione?

Premessa doverosa sul calcolo degli importi, l’importo della pensione è strettamente correlato ai contributi versati; riducendo il periodo di attività lavorativa, si ridurrà il reddito e, di conseguenza, l’ammontare della pensione. Annualmente, tali contributi vengono rivalutati in base all’andamento del Pil: se la crescita economica del nostro Paese è limitata, le pensioni subiranno una riduzione proporzionale.

Vediamo ora le varie fasce suddivise dal Corriere, partendo da coloro che possono beneficiare del requisito per la pensione anticipata, attualmente fissato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Si tratta di individui che hanno intrapreso la loro carriera lavorativa in giovane età, entro i 24 o 25 anni.

Procediamo poi a considerare coloro che potranno accedere alla pensione con il requisito di vecchiaia, attualmente stabilito a 67 anni di età e 20 anni di contributi. Questo riguarda i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi entro il 1995 e che non possono beneficiare del requisito di pensione anticipata contributiva.

Pensione anticipata contributiva e quota 103, le uscite prevalenti

Il requisito di pensione anticipata contributiva, destinato a coloro che hanno versato contributi esclusivamente a partire dal 1996, è oggi quello prevalente. Consente di accedere alla pensione tre anni prima (attualmente a 64 anni di età con 20 anni di contribuzione), a condizione che l’importo pensionistico sia almeno triplo dell’assegno sociale (circa 1.325 euro netti al mese). Per chi percepisce una pensione inferiore all’assegno sociale (attualmente pari a 534 euro al mese), potrebbe essere richiesto di prolungare l’attività lavorativa fino a raggiungere persino i 75 anni.

Si può poi uscire nel 2024 dal mondo del lavoro grazie a quota 103: consente di anticipare il pensionamento al raggiungimento dei 62 anni di età e dell’accumulo di 41 anni di contributi, ma comporta l’obbligo di un ricalcolo integrale contributivo dell’assegno pensionistico. Il beneficio massimo in termini temporali è relativamente limitato per le lavoratrici (10 mesi) e superiore di dodici mesi (1 anno e 10 mesi) per gli uomini.

Venendo infine agli assegni, secondo la simulazione del Corriere considerando gli assegni per i lavoratori dipendenti, il rapporto tra uomini e donne è simile. I tassi di sostituzione variano, infatti, nei casi simulati, da poco più del 60% all’80% in base alle diverse età di pensionamento. Per i lavoratori autonomi, il valore della pensione può oscillare tra poco più del 50% e l’80%, sia per gli uomini che per le donne. Questa variabilità è attribuibile ai minori versamenti di contributi rispetto a un dipendente.

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29 commenti su “Pensioni 2024, quando si va? Uscite anticipate, quota 103 e alternative

  1. Io credo che questo governo con il sig.Salvini dalle promesse fantonie a prendere per i fondelli chi ha lavorato una vita rendendo quota 103 contributiva devono dimettersi e di corsa!

  2. La cosa che più mi fa rabbia e Q.41 o Q.103 tutto contributivo NON SI PUO ACCETTARE ASSOLUTAMENTE non è giusto ne corretto cambiare le carte in tavola e cambiare le regole in corso sono diritti già maturati e tagliarli mi sembra un latrocinio vorrei ricordare che stiamo parlando di gente che ha maturato 41 anni di contributi ed ha la veneranda età di 63-64-65 anni, abbiamo il sacrosanto diritto di avere liquidata la pensione con il sistema misto. Salvini, Durigon Meloni ecc. ecc. possono pure esimersi da proporci q. 41 tutta contributiva come chissà quale conquista e poi avevano promesso tutt’altro se non riescono a mantenere le promesse perchè non si dimettono?

  3. Il tutto contributivo dopo tantissimi anni di lavoro anche no, un conto se inizi a lavorare già con queste regole e ti puoi trovare soluzioni tipo pensioni integrative o altre forme di investimento che ritieni più opportune, ma sei conscio della situazione, altro conto è se ti cambiano le carte in tavola alla fine della carriera… È vero che i fondi pensioni ci sono da tanti anni io stesso ce l’ho da 26 anni, ma tanti avendo comunque una parte retributiva hanno scelto diversamente..

    1. Cambiare, e peggiorare, le regole in corsa non è corretto nè onesto. Purtroppo ci sono troppi specialisti di queste operazioni!

    2. In realtà le carte in tavola non sono cambiate perchè è la legge Fornero che si impone. Le quote che sono state fatte in questi anni dalla 100, 102,103 sono un paliativo per evitare lo scalone Fornero e che per quelli che non hanno contributi si colloca a 67 anni. Allora la questione che si pone è se è corretto moralmente fare delle quote annuali sempre più restrittive favorendo coorti di generazioni all’inizio, per poi chiudere pian piano tutte le possibilità alle altre perchè più numerose e quindi far in modo di negare l’accesso a queste ultime alla pensione. Non è un sistema che può definirsi eguale. I legislatori tendono a far bilanciare i costi a discapito di generazioni che sono di fatto più numerose, dovrebbero invece essere più equi e creare i presupposti in modo che anche le nuove generazioni abbiano accesso a pensioni dignitose. Ma credo che questo vada al di là delle loro reali capacità/volontà.

      1. barbara, accomuni quota 100, 102, 103 ; è come mischiare carne, pesce e insalata; 100 è stata un’apertura potente, tutte le altre chiusure da forti a fortissime; hai ragione: per loro esiste solo legge fornero e basta; le nuove generazioni? quali sono? specifica : saluti a te e ai gestori del sito

        1. E’ proprio come dici, Paolo Prof, ben quasi 450.000 ex dipendenti sono andati in pensione con Quota 100, praticamente quasi l’intera coorte degli Anni Cinquanta che avevano almeno 38 anni di contributi e ciò, malgrado il c.d. “ambo secco”, ha avuto successo non solo per i requisiti di accesso, ma anche per il calcolo della pensione che era identico a quello dell’anticipata ordinaria Fornero. Tutto ciò a quel che so, comporta, però, una spesa statale di 23 miliardi di euro fino all’anno 2025, cosa di non poco conto.
          Ma, nel passato, si fecero le stesse cose. La legge pensionistica Prodi-Damiano (persona per me stimabilissima e sensibile, purtroppo senza potere all’interno del suo partito), abrogò la riforma più restrittiva Berlusconi-Maroni e spese, al riguardo, quasi il triplo della Quota 100. Stavamo già nell’Euro, accadde nel 2008. Purtroppo succede sempre così: se non si fanno riforme strutturali eque, sostenibili ed equilibrate, in una società democratico-rappresentativa come la nostra, le pulsioni elettoralistiche sono potenti, sia a destra che a sinistra, causando problematiche finanziarie. E’ il “classico gatto che si morde la coda”. Purtroppo nessuno schieramento politico sinora ha mai “partorito” una riforma con caratteristiche il più possibile simili agli aggettivi sopra riportati.
          Spero per te tutto ok.
          Salute a tutti
          Mars

    3. vedi, caro don, hanno mostrato la loro vera faccia; e in questo l’europa c’entra tantissimo: vuoi i soldi del pnrr? te li do ma a patto che non li usi per le pensioni che non siano legge fornero; quindi? tutti provvedimenti per fare in modo che nessuno vada in pensione anticipata che è anche ridicola chiamarla anticipata oltre i 40 anni di contributi; solo legge fornero e basta; speriamo in bene; saluti a te e ai gestori del sito

  4. Sui tassi di sostituzione delle pensioni, non viene mai chiarito che i numeri che vengono dati dai vari siti ( compreso questo), sono tassi di sostituzione lordi, cioè la differenza tra l’ ultimo stipendio lordo e la prima pensione lorda. Ma e qui sta il punto, il gap tra lordo e netto al lavoro è molto più alto, perchè le trattenute sulla busta paga comprendono anche la quota di contributi a carico del lavoratore. Nella pensione non c’è la trattenuta contributiva, ma solo le trattenute Irpef nazionali e locali. Quindi, il tasso di sostituzione netto comporta una differenza non certo paragonabile alle percentuali citate. Trovare qualcuno che scrive dei tassi di sostituzione netta sembra un impresa leggendo i siti che si occupano di pensioni. Suggerisco a questo sito di informare su questo dato.

    1. Considerazione azzeccata, io stesso ho calcolato che quando andrò in pensione l’anno prossimo avrò tra pensione Inps e pensione integrativa un lordo inferiore a quello lavorativo, ma come netto siamo li.
      Bravo Nicola ad averlo evidenziato.

  5. Buonasera ragazzi, toglietemi un dubbio per piacere : fatta la domanda per la verifica requisiti ape social e non mi arriva la risposta entro 31 marzo posso fare domanda ape social sempre entro il 31 marzo per non perdere le mensilità? Grazie.

    1. giuseppe, il consiglio che ti do è di chiedere ad un patronato; la domanda ape social a chi si fa? chiedi a loro; non patronato e credo inps, entrambi; questo è il consiglio che io ti dò; saluti a te e ai gestori del sito

    2. Non si può pensare che un lavoratore ante 1996 venga penalizzato del suo valore retribuito,da lui versato facendo tutto il calcolo con il contributivo,come nel mio caso se voglio uscire con anticipata 103 e 64 anni d’ospedale.Solita cassa sui pensionati e dipendenti.Viva la Fornero,io personalmente per 15mesi in più non gli lascio 550€ al mese sulla mia futura pensione.Soliti parlamentari incompetenti.

      1. Caro Italo, e ti spiego dove sbagli: si, saranno anche incompetenti ma decidono su calcoli fatti da persone espertissime di questo argomento; il problema, e l’ho ripetuto un sacco di volte, è che , riguardo il pnrr, l’europa ha detto molto chiaramente: i soldi che ti do scordateli di usarli per le pensioni anticipate altrimenti non te li dò; e loro stanno facendo questo; ci giocano anche sul principio che la gente dice: non gli lascio queste cifre, continuo a lavorare fino all’anticipata fornero; tutto dipende dal lavoro che fai, da quanto non ne puoi più; i 550 euro al mese mi sembrano tanti, sei sicuro di quella cifra? comunque in bocca al lupo e saluti a te e ai gestori del sito

  6. Continuo a trovare ingiusto che un 64enne che ha iniziato a lavorare a 36 anni possa andare in pensione perché ha versato SOLO nel contributivo e chi ha più anni o più versamenti sia imprigionato al lavoro.

    1. mimmo, il problema non è quello: il 64enne che ha iniziato a 36 anni e ha solo contributivo, al di là, che ci sono dei limiti minimi e dubito fortemente che li raggiunga, ha una pensione talmente ridotta da far spavento; oltretutto con 28 anni nel contributivo è scarsissima; è costretto a continuare a lavorare altro che fino 67 anni; questo è il problema; tutto chiaro? saluti a te e ai gestori del sito

  7. In quota 103, anzichè anticipate…possono anche chiamarsi uscite “posticipate”…viste le finestre mobili di 7 mesi per i dipendenti privati e 9 mesi per quelli pubblici!!

  8. ma perchè non facciamo anche noi come gli agricoltori ?
    Anzichè usare i trattori (che non tutti hanno), possiamo usare le nostre automobili, furgoncini, ecc; e bloccare tutto.
    Deve finire questa tortura, dopo 40 anni di lavoro e di contributi versati, abbiamo il sacrosanto diritto di andare in pensione

    1. Sono d’accordo ma ci sta un problema……….non abbiamo le palle dei francesi e degli agricoltori ….tutto qua e quindi continuiamo a guardare gli altri che almeno si fanno vivi e rumoreggiano per i propri diritti- a molti a quanto pare gli sta bene la tirannia di questo esecutivo.

  9. In quota 103, anzichè anticipate…possono anche chiamarsi uscite “posticipate”…viste le finestre mobili di 7 mesi per i dipendenti privati e 9 per i dipendenti pubblici!!

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