Pensioni 2025, come si calcola la pensione? Quanto pesano montante e coefficiente di trasformazione?

Quest’oggi proseguiamo i nostri articoli ‘guida’ per il calcolo della pensione, visti i numerosi commenti di richieste specifica al nostro esperto previdenziale, e il buon seguito dei precedenti articoli in cui abbiano parlato di ‘cristallizzazione del diritto‘ o ‘ coefficienti di trasformazione‘ argomenti che ci siamo resi conto essere particolarmente ‘gettonati‘ dai nostri lettori che stanno cercando di comprendere come calcolare la loro pensione avendo maggiori stumenti a disposizione. L’ultima specifica é stata richiesta dal Signor Walter che cerca di simulare un calcolo della pensione tenendo conto dell’aspettativa di vita, dell’età pensionistica, del montante, dell’età della morte , il Dott Perfetto specifica che nell’esempio manchi ancora una variabile fondamentale per poter comprendere quanto si percepirà mensilmente di pensione ossia il coefficiente di trasformazione. In estrema sintesi fa notare il Dott. Perfetto “la pensione viene calcolata moltiplicando il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione“, e soprattutto “andando in pensione con più anni, anche se il coefficiente di trasformazione diminuisce rispetto agli anni precedenti, poiché il montante aumenta, l’importo pensionistico mensile comunque aumenta”. Di seguito un esempio che ben charisce i calcoli.

Riforma pensioni 2025: come si calcola l’importo pensionistico?Esempi e calcoli

Il Signor Walter scrive:Cortese dottor Perfetto, cerco di spiegarmi con un esempio esagerando sui numeri ipotizziamo che l’aspettativa di vita sia 80 anni nell’anno in corso, e che nell’anno prossimo diventerà 91 se un sessantenne va in pensione oggi, riceverà il montante/20 ogni anno di pensione.
se decide di andare in pensione l’anno prossimo, la sua pensione annuale sarà di montante/30 (sto tralasciando l’incremento del montante dovuto al versamento di un anno in più e alla rivalutazione, andrebbero tenuti in considerazione, ma i calcoli si complicherebbero troppo)

alla data della morte (ipotizziamo 100 anni) il nostro pensionato nel primo caso avrà ricevuto
(montante/20)*40 = 2*montante
nel secondo caso
(montante/30)*39 =1,3*montante

sono ovviamente numeri esagerati, ho usato “lieve peggioramento” nel primo posto proprio perché le modifiche di aspettativa di vita sono di pochi mesi, non di 11 anni“.

Così il Dott. Perfetto: “Sig. Walter, nei suoi calcoli lei considera il fattore “montante” ma non considera il fattore “coefficiente di trasformazione”.

Lei afferma che, ipotizzando un’aspettativa di vita pari a 80 anni, “se un sessantenne va in pensione oggi, riceverà il montante/20 ogni anno di pensione”.

In altre parole, sig. Walter, lei calcola la pensione dividendo il montante (che ipotizziamo per semplicità tutto contributivo) per il numero di anni per i quali si percepirà la pensione.

Ma non è così!

Pensioni 2025: esempi di calcolo per 60/61 enne

La pensione viene calcolata moltiplicando il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione (come giustamente lei riporta nel suo commento del 16 Luglio 2024 alle 13:52 nell’articolo su Bombardieri di Stefano Rodinò) .

Ipotizzando un’aspettativa di vita pari ad 80 anni (come è oggi), se un sessantenne va in pensione oggi riceverà come pensione annuale il “montante x coefficiente di trasformazione”. Il coefficiente di trasformazione per un 60enne è per il biennio 2023-2024 pari a 4,615% (si veda il link riportato nell’articolo in corrispondenza dell’età anagrafica 60 https://www.pensionioggi.it/dizionario/coefficienti-di-trasformazione).

Proviamo allora a fare i calcoli utilizzando la formula che contiene il coefficiente di trasformazione.

Supponiamo che nell’arco della sua vita lavorativa di 40 anni un lavoratore abbia accumulato un montante contributivo pari a 250.000 euro, versando ogni anno (250000/40) = 6250 euro di contributi (manteniamo i calcoli molto semplici). Se un 60enne andasse in pensione oggi, gli verrebbe applicato un coefficiente di trasformazione pari a 4,615%. La sua pensione annuale sarà data (250.000 x 4,615%) = 11.537 euro. La sua pensione mensile sarà data da (11.537/13) = 877 euro.

Supponiamo, ora, che il 60enne vada in pensione l’anno successivo, a 61 anni, con un montante pari a (250.000+6250) = 256.250 euro. Supponiamo che il coefficiente di trasformazione per il biennio 2025-2026 non sia più uguale a 4,744% (si veda il link riportato nell’articolo in corrispondenza dell’età anagrafica 61 https://www.pensionioggi.it/dizionario/coefficienti-di-trasformazione) come per il biennio 2023-2024, ma sia invece minore, e cioè pari a 4,615% come nel 2023-2024 relativo agli anni 60. Ebbene, la pensione annuale del 61enne sarà pari a (256.250 x 4,615%) = 11.825 euro. La sua pensione mensile sarà data da (11.825/13) = 908 euro.

Colgo l’occasione per segnalarle un altro esempio sul calcolo della pensione contributiva indirizzandola al seguente link di iposa.it: https://www.ipsoa.it/guide/calcolo-pensione.

Sintesi: andando in pensione con più anni, anche se il coefficiente di trasformazione diminuisce rispetto agli anni precedenti, poiché il montante aumenta, l’importo pensionistico mensile comunque aumenta.

Ringraziamo moltissimo il Dott. Perfetto per avere questa straordinaria capacità di spiegare davvero in modo semplice calcoli anche piuttosto complessi. Il nostro esperto é davvero una risorsa importante per il nostro portale e siamo lieti di leggere tante parole di stima da parte dei nostri lettori che comprendono il duro lavoro che vi é dietro le singole risposte del nostro esperto.

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21 commenti su “Pensioni 2025, come si calcola la pensione? Quanto pesano montante e coefficiente di trasformazione?”

  1. Grazie ! Il mio nonno Stefano (che fu il grande amico della mia infanzia) desiderava il nome Stella, ma, giustamente, scelse mia madre.

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  2. Gentile.signor Perfetto, mio nonno diceva che non ci si deve svestire prima di coricarsi,intendendo che non ci si può fidare neanche dei propri figli .. però poi intestò i suoi terreni a tutti i figli in parti uguali, perché si rese conto che uno avrebbe voluto tutto . Purtroppo mai è facile fidarsi, a volte neanche di sé stessi.

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    • Ben detto, sig.ra Delfina, ben detto davvero.

      Penso che suo nonno avesse compreso, se non in toto, almeno in parte l’animo umano.

      Lei, invece, sig.ra Delfina, forse involontariamente, ha dato la chiave per poter riporre fiducia negli altri. Qual è questa chiave? Cominciare a riporre fiducia in se stessi. Questo lo so per esperienza diretta.

      Io ho fiducia in me stesso, perché ho fiducia nelle mie idee, nelle mie azioni, nelle mie opere. Idee, azioni ed opere fungono da calamita ed attraggono persone simili in natura. Per questo, nutrendo fiducia in me stesso, riesco a porre fiducia nelle persone che attraggo a me. Una di queste persone, per esempio, è stato mio datore di lavoro, con il quale ho trascorso i miei 9 anni di attività da lavoratore a partita IVA e nel quale ho riposto una fiducia incondizionata. Laddove è presente la “fiducia incondizionata” si può parlare di amicizia. Di amicizia quella “vera” (non quella dei social, per intenderci, o quella dove l’“amico” ti volge le spalle proprio nei momenti in cui si ha maggior bisogno di aiuto).

      Per quanto riguarda il riporre la fiducia nel Governo italiano… purtroppo, devo dare ragione a lei, sig.ra Delfina (un bel nome davvero). Riconosco che è un rischio riporre fiducia nel Governo italiano. Un rischio, comunque, che vale la pena di correre.

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  3. Qualcuno mi sa dire per favore dove si vede il montante contributivo cioè il totale dei contributi versati perché sull’ e/c non c’è

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    • Se fai una simulazione dal sito INPS della tua pensione futura il sistema ti fa vedere anche la situazione del montante contributivo attuale nella relativa finestra, spero di essere stato chiaro.

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    • Sig. Guido, quando l’avrà saputo ce lo comunichi su questo sito. Perché nemmeno io sono riuscito a capire dall’estratto conto dell’INPS quale sia stato il montante contributivo in base al quale mi è stata calcolata la pensione. Ma forse il demerito è mio, per non essermi troppo impegnato a capire in che modo l’INPS fa i suoi calcoli. Ma sono sicuro che un Patronato conoscerà il modo per vedere il montante contributivo.

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  4. Egregio Sig. Biagino Popoli mi correggo. Ho 23,8 anni utili INPS + 12,9 Cassa Ragionieri + infortunio che non conta = 36,7 anni. Non me la dà la pensione dall’alto dei suoi 40 anni di INPS? Non tutti sono stati bravi e fortunati con il lavoro e la salute. Riflettere prima di andare lancia in resta.

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    • Egregio sig. Guido io non sono né più fortunato, né più bravo di lei.
      Il lavoro è lavoro e basta e deve essere garantito a tutti con precisi diritti e doveri. Lo dice la COSTITUZIONE.
      Oggi è diventato un lusso, e questo non per colpa mia, né sua chiaramente. Si chieda il perché e di chi è la responsabilità.
      Tuttavia, tornando sull’argomento, con quasi 40 anni di contributi versati io rivendico il diritto, non il desiderio di poter andare in pensione.
      Altri invece la pensione ( e che pensione – pagata anche da me e da lei) la percepiscono già da decenni, avendo goduto di scellerate normative attuate con il consenso dei tanti soloni ed esperti tecnici che si sono succeduti nei vari governi e che non hanno battuto ciglio per meri calcoli elettorali.
      Io non ho nessuna intenzione di pagare il conto per colpe che non ho e che non ho causato.
      Siccome è una questione di “RISORSE e di SOLDI”, io sono convinto che sia arrivata l’ora , finalmente, di agire concretamente nella direzione di trovarle queste RISORSE , BASTA SOLO VOLERLO FARE, nella direzione da me evidenziata nel commento di ieri.
      Vivere questo continuo contesto di incertezza in materia pensionistica, questo ricatto subdolo che arriva sino a mettere in discussione addirittura il diritto di percepire una pensione, questi continui tagli previsti in futuro dagli esperti, etc, etc. è qualcosa che non accetto e che ritengo profondamente ingiusto.
      Cordiali saluti

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  5. Questi coefficienti a me sembrano proprio bassi e comunque sono già penalizzanti così ma lor signori si ingegnano a trovare altre penalizzazioni da infliggerci.

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  6. Salve. Vorrei chiedere se mi conviene usufruire del bonus Maroni rientrando nella 103 oppure continuare senza bonus per altri 3 anni (a 65 anni essendo nel pubblico mi invieranno in pensione obbligatoriamente).

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  7. buon giorno dottor Perfetto

    avevo ipotizzato il coefficiente di trasformazione come il reciproco degli anni ancora attesi di vita per semplicità e non avevo considerato i versamenti effettuati nell’ultimo anno di lavoro.

    probabilmente stiamo affrontando la questione da due punti di vista diversi, lei si concentra sull’ammontare mensile della pensione, io ho valutato quanto si incassa di pensione in totale.

    utilizzando le sue ipotesi (nel caso tre uso l’attuale coefficiente di trasformazione dei 61 anni)

    caso 1 pensione a 60 anni coefficiente 4,615 montante 250.000
    caso 2 pensione a 61 anni coefficiente 4,615 montante 256.250
    caso 3 pensione a 61 anni coefficiente 4,474 montante 256.250

    si ottiene come incasso totale

    età morte caso 1 caso 2 caso 3
    70 11.537*10=115.370 € 11.825*9=106.433 € 12.156*9=109.409 €
    80 11.375*20=230.740 € 11.825*19=224.693 € 12.156*19=230.974 €
    90 11.375*30=346.110 € 11.825*29=342.952 € 12.156*29=352.539 €

    per questo parlavo di lieve peggioramento a fronte di una diminuzione del coefficiente di trasformazione, non sulla pensione mensile, che lei giustamente indica come maggiore andando dopo in pensione, ma su quanto viene reso in totale dall’INPS.

    il caso 3 è interessante poiché evidenzia che, senza modifiche all’aspettativa di vita, andare più tardi in pensione comporta, se si superano gli 80 anni, sia una maggiore pensione mensile sia un percepito maggiore

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  8. Vi do altri dati. Il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane è 2,9 volte il PIL. La ricchezza finanziaria ammonta a 5216 miliardi. Ricordo che il debito pubblico è di circa 2900 miliardi.
    Vedendo i dati che vi ho dato in precedenza ragionateci su.

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        • È quello che continuo a sostenere ….il bombardamento mediatico a senso unico fa vedere solo una parte della medaglia ed esasperando il discorso solo del debito pubblico non fa altro che convincerci che dobbiamo rassegnarci ad ogni nefandezza programmata perché non ci sono alternative……falso come tutto questo maledetto alternarsi di famosi esperti col culo nel burro

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    • A che servono questi numeri che ci dai Guido … a risanare il debito pubblico???
      Lo hai già detto tu che “gli altri” hanno debiti privati più alti e io aggiungo meno patrimonio immobiliare.
      Stai suggerendo di pescare da qui? Lo sai che “gli altri” vorrebbero proprio questo?
      Saluti.

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      • La strategia è farci credere che andiamo male per giustificare i tagli. In realtà la maggior parte dei Paesi occidentali e pure il Giappone stanno peggio.

        Rispondi
        • Sig. Guido, occorre prestare molta attenzione quando si mettono a confronto le Nazioni tra loro.

          Ogni Nazione ha la propria cultura, proprie risorse naturali, proprie capacità manageriali. Alcune Nazioni traggono maggiori benefici, rispetto ad altre Nazioni, perché godono della sovranità monetaria.

          Il Giappone è la Nazione più indebitata al mondo. Ma è anche tra le Nazioni più credibili al mondo. Gli investitori sono propensi ad investire in Giappone perché sanno che il Giappone può far fronte ai suoi debiti in qualsiasi momento. In qualsiasi momento il Giappone può saldare i suoi debiti emettendo la propria moneta (lo yen) perché gode di sovranità monetaria. Al tempo stesso, il Giappone è molto cauto nell’emettere moneta per non fare aumentare l’inflazione (che è la bestia nera delle Banche Centrali).

          È vero che la condizione patrimoniale delle famiglie italiane la si può considerare piuttosto solida: molte famiglie sono proprietarie di case, e sono detentrici di molti risparmi.

          Se solo ci fossero dei validi economisti al Governo, si potrebbero utilizzare quegli enormi risparmi per fare investimenti reali, e non per risanare le casse dello Stato (pagando gli interessi sul debito pubblico, o colmando il deficit statale attraverso una tassa sul patrimonio, finanziario o altro che sia).

          In Economia vale l’uguaglianza (più che altro una identità) “Investimenti = Risparmi”. Si potrebbero, per esempio, costruire asili nido per supportare le famiglie, residenze per gli anziani per dare sollievo a chi li ha in cura in famiglia, scuole per abbattere il sovraffollamento delle classi; per ristrutturare caserme abbandonate al fine di predisporre posti letto per studenti fuori sede, costruire villaggi entro i quali accogliere i migranti, ampliare gli ospedali per meglio affrontare la lunga degenza degli anziani man mano che la popolazione diventa sempre più vecchia.

          Il Governo farebbe bene a pensarci su tutte queste cose, andando anche oltre l’utilizzo delle risorse finanziarie messe a disposizione dal Piano di Ripresa e Resilienza Nazionale (PNRR).

          In altre parole, sto dicendo che sui risparmi delle famiglie sarebbe bene che ci arrivasse il Governo, con proprie strutture organizzative e gestendo gli investimenti in prima battuta. Ancor prima che sui risparmi delle famiglie si allunghi la mano minacciosa degli speculatori finanziari sia italiani che esteri (e noi sappiamo bene chi sono).

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          • Professore, non dia troppe idee al governo che se mettono ulteriormente le mani sul risparmio privato ci lasciano in braghe di tela oltre che senza servizi. Abbiamo già bruciato troppi miliardi con la scusa degli investimenti e miglioramento dei servizi con i risultati che tutti vediamo. Già sto vedendo i grandi risultati del PNNR dove ci vantiamo pure di aver chiesto e speso più di tutti.

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