Pensioni 2025 e Opzione donna: allarme INPS, divario di genere sempre più alto

Il divario di genere nel mercato del lavoro italiano continua a rappresentare una sfida significativa, con le donne che affrontano disparità sia in termini di retribuzione che di opportunità occupazionali. Queste disuguaglianze si riflettono anche nelle pensioni, dove le donne ricevono importi sensibilmente inferiori rispetto ai colleghi uomini.

Pensioni 2025, Disparità Retributive tra Uomini e Donne: i dati INPS

Secondo il “Rendiconto di Genere 2024” dell’INPS, le donne in Italia percepiscono stipendi mediamente inferiori del 20% rispetto agli uomini. Questa differenza varia a seconda del settore:

  • Attività manifatturiere: 20%
  • Commercio: 23,7%
  • Servizi di alloggio e ristorazione: 16,3%
  • Attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese: 32,1%

Queste cifre evidenziano come, nonostante i progressi in ambito educativo, le donne continuino a guadagnare meno degli uomini in quasi tutti i settori economici. Nel 2023, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 52,5%, inferiore di 17,9 punti percentuali rispetto a quello maschile, che raggiunge il 70,4%. Le assunzioni femminili rappresentano solo il 42,3% del totale, e tra queste, appena il 18% sono a tempo indeterminato, a fronte del 22,6% per gli uomini. Inoltre, il 64,4% delle donne lavora con contratti part-time, spesso non per scelta, ma per necessità legate alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare.

Disparità di genere e Impatto sulle Pensioni: donne penalizzate

Le disparità salariali e la discontinuità lavorativa si riflettono inevitabilmente sugli importi pensionistici. Le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati (7,9 milioni rispetto ai 7,3 milioni di uomini), ma ricevono pensioni mediamente inferiori. Nel settore dei lavoratori dipendenti privati, le pensioni di anzianità o anticipate per le donne sono inferiori del 25,5% rispetto a quelle degli uomini, mentre per le pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,1%.

Nonostante le donne superino gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) che tra i laureati (59,9%), questa superiorità educativa non si traduce in una maggiore presenza in posizioni di vertice. Il 29,4% delle occupate è “sovraistruita” rispetto al lavoro svolto, percentuale che supera il 40% tra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Questo indica che molte donne sono costrette ad accettare lavori al di sotto delle loro qualifiche, limitando le opportunità di carriera e contribuendo al perpetuarsi del divario retributivo.

Opzione donna e divario di genere

Le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro italiano sono profonde e multifaccettate, influenzando negativamente sia le carriere che le condizioni economiche delle donne, anche in età pensionabile. Affrontare queste disparità richiede interventi strutturali e politiche mirate a promuovere l’uguaglianza di genere, garantendo pari opportunità e riconoscimento professionale alle donne in tutti i settori.

Questa riduzione dell’assegno pensionistico può contribuire ad ampliare il divario di genere nelle pensioni, già esistente a causa di carriere lavorative femminili spesso più discontinue e caratterizzate da retribuzioni inferiori rispetto a quelle maschili. Pertanto, sebbene l’Opzione Donna offra una flessibilità maggiore nell’uscita dal mondo del lavoro, essa può incidere negativamente sull’importo della pensione percepita, influenzando ulteriormente il divario pensionistico di genere.

2 commenti su “Pensioni 2025 e Opzione donna: allarme INPS, divario di genere sempre più alto”

  1. Per togliere Opzione Donna anche a disoccupate, caregiver e invalide al 74% ci vorrà un gran pelo sullo stomaco!
    E poi Opzione Donna dovrebbe essere strutturale almeno per tutte le donne ancora al lavoro col sistema misto. Una questione di giustizia e un risparmio per lo Stato.

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  2. In Germania sono andati s votare l’ 83% per mandare a casa chi ha fatto disastri. In Italia non va più nessuno e chi va vota sempre uguale. Non cambierà mai nulla.

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