Si continua a discutere animosamente sul portale della futura riforma previdenziale e delle ultime misure che, stando ai rumors, potrebbero andare per la maggiore dal 2025: uscita dai 64-72 anni, Quota 41 contributiva, pensione dai 67+25 anni, mentre restano molti dubbi sul rinnovo delle misure in scadenza tra le quali Opzione donna e Ape sociale. Proprio per questa ragione abbiamo deciso di dedicare un articolo alla categoria che rischia nuovamente di essere profondamente penalizzata dalle misure che sembrerebbero circolare: le donne.
Già perché le lavoratrici a poco se ne farebbero di un eventuale Quota 41 contributiva arrivando difficilmente a 41 anni di lavoro continuativo fuori casa, giacché per molte di loro già essere arrivate a 35 anni di contribuzione é stato complicato avendo dovuto conciliare cura della famiglia e lavoro. Lavoro di cura che se solo fosse riconosciuto ai fini previdenziali come da tempo richiede Orietta Armiliato amministratrice ed fondatrice del Comitato Opzione donna Social avrebbe già ridotto e di molto i problemi contributivi delle donne. Inoltre La stessa Armiliato ci tiene a precisare che Opzione donna non é per nulla rimasta la stessa misura dalla sua entrata in vigore ad oggi e quindi anche fosse prorogata, cosa che comunque in parte si auspica, non permetterebbe l’accesso a molte lavoratrici visti i tanti paletti aggiunti.
La soluzione migliore sarebbe una misura ad hoc per le donne che tenga in conto del duro lavoro di cura che grava sulle spalle delle lavoratrici. Vi lasciamo all’ottimo sunto della misura opzione donna che Armiliato ha fatto sul Comitato Opzione donna Social e che ben spiega, anche a livello giuridico, come é cambiata la misura e quanto si é fatto per mantenerla integra visti i continui correttivi.
Pensioni 2025, Opzione donna dalle origini ad oggi: come é cambiata, come diventerà?
Così Armiliato: “PROVIAMO A FARE ANCORA UNA VOLTA CHIAREZZA SULLA MISURA OPZIONE DONNA GIACCHÉ PARE CHE LA SUA VENTENNALE TRAVAGLIATA STORIA, NON SIA CONOSCIUTA DA TUTTI
“L’istituto dell’Opzione Donna donna è una misura sperimentale che è stata introdotta nell’ordinamento previdenziale italiano 20 anni or sono, più precisamente nel 2004, dall’art. 1, c. 9, della L. 243/2004 (Legge Maroni) che prevedeva la possibilità per le lavoratrici di accedere anticipatamente al trattamento pensionistico, con requisiti anagrafici e contributivi ridotti rispetto a quelli ordinari, a condizione che si accettasse la liquidazione della prestazione pensionistica interamente assoggettata al metodo di calcolo contributivo.
In principio non ebbe molto successo ma, il suo appeal è andato crescendo, soprattutto dopo la promulga della Legge Monti-Fornero dove, con il D.L. N.201/2011, convertito con modificazioni, dalla Legge 214/2011, il Legislatore, ha varato una significativa riforma complessiva del sistema pensionistico che ha visto, per tutti i lavoratori, l’inasprirsi dei requisiti necessari a raggiungere la quiescenza.
Addirittura nell’anno 2012, a seguito di una restrittiva interpretazione della legge da parte dell’INPS, le lavoratrici videro anticipare di un anno il termine di accesso alla sperimentazione che prevedeva la sua naturale scadenza al 31.12.2015.
Fu necessaria una Class Action, unica in Italia nel suo genere e che fu patrocinata dal Comitato opzione donna nell’ambito del quale ricoprivo il doppio ruolo di co-amministratrice e di responsabile della comunicazione.
Tuttavia, dopo il corretto ripristino avvenuto nell’ambito della LdB 2016, fu necessario un altro anno di lavoro da parte dei gruppi e dei comitati nati ad hoc ed affiancati dalla politica, affinché fosse ritenuta “contra legem” e quindi fu annullata, la clausola che vedeva escludere coloro che, pur raggiungendo i requisiti di legge vigenti, dovevano aggiungere ulteriori 3 mesi per soddisfare le prerogative anagrafiche per poter accedere all’istituto.
Successivamente, fu la pervicace pressione delle lavoratrici, appoggiate in primis dalla Commissione lavoro, a fare in modo che dopo due anni dalla sua legittima conclusione, opzione donna fosse reintrodotta nell’ordinamento pensionistico.
Dopodiché, il Decreto Legge n.4 del 2019, dispose nuovamente la possibilità di optare per il regime sperimentale ma innalzando di un anno il requisito anagrafico. Quindi, poterono beneficiarne solo le lavoratrici che maturavano almeno 58 anni se dipendenti e 59 anni se autonome entro il 31 dicembre 2018, fermo restando gli altri requisiti, incluso quello di dover attendere 12/18 mesi (lavoratrici dipendenti/autonome) dalla maturazione del diritto, per vedersi erogato l’assegno di prestazione pensionistica.
Pensioni, Opzione donna dal 2022 snaturata e sempre più per poche
Questo strumento è stato poi, nel corso degli anni, oggetto di successive proroghe di anno in anno mantenendone fermi i requisiti, nonostante i tentativi di alcuni ministri e parlamentari di voler ulteriormente aumentare l’età anagrafica, riuscendo ad ampliare così, la platea delle possibili beneficiarie, facendo rientrare tutte coloro che maturavano i 35 anni di contributi e 58/59 anni di età entro il 31 dicembre 2021.
Con la Legge di Bilancio (Legge n. 197/2022) la misura é stata completamente snaturata, a causa sia dell’introduzione di limitative condizioni, sia per l’inasprimento del requisito anagrafico.
Ad arrivare all’ultima Legge di Bilancio (Legge n. 213/2023) dove il provvedimento é stato confermato ma, stringendone ulteriormente i requisiti e rendendolo di fatto non fruibile dalla maggior parte delle lavoratrici.
Quindi chi asserisce che non è mai stata cambiata dalla sua prima entrata in vigore, divulga un’informazione non corrispondente alla realtà”.
Trovando l’analisi di Amriliato perfetta o ben poco da aggiungere se non un appello al Governo affinché in fase di riforma pensioni si ricordi delle donne e del contributo al welfare che queste quotidianamente forniscono in mod del tutto gratuito, forse sarebbe bene tornare a parlare di lavoro di cura e del suo riconoscimento ai fini previdenziali.
Voi cosa ne pensate, siete tra quelle che vicine alla quiescenza confidano nella proroga dell’opzione donna nonostante gli attuali paletti o confidate in una nuova misura ad hoc che tenga conto anche del lavoro di cura svolto tra le mura domestiche? Fatecelo sapere nell’apposita sezione ‘commenti’del portale.
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Avevo maturato opzione donna da anni, ma la mia mutua privata non la prevedeva. Adesso sono Inps e devo seguire le regole Inps, ma hanno cambiato i requisiti e non ci sono più dentro. Cosa posso fare? Non si cristallizzano i diritti?
Ho 39 anni e 6. Mesi di contributi e 63 anni e 4 mesi (due figli e assistenza a mamma anziana per 5 anni purtroppo non certificata…)
Gli uomini che vi mantengono tutta la vita invece devono morire lavorando.
Caro sig. Antonio, premettendo che ognuno è libero di fare qualsiasi affermazione, vorrei però ricordarle che parliamo di pensione alle donne uguale di donne lavoratrici…per farle capire quanto la sua affermazione sia fuori luogo.
A questo punto serve una riforma ad hoc per le DONNE.
41 per tutti le penalizza ancora rispetto agli uomini !!!
E …mi spiace per chi non ha figli ! ma non considerate l’ impegno e il lavoro doppio di chi ne ha fatti è la piu grossa ingiustizia.
Si parla tanto di aiutare le donne , facciamo già il doppio lavoro ,perche gestire una famiglia e ipiu snervante che gestire una azienda 24 h 24 quando i figli sono piccoli o triplo x chi ha genitori anziani , cosa vogliono anche il sangue a fette , che ritorni opzione donna , ciao
Io spero di cuore ❤ che si mettano le mani nella coscienza ,che opzione donna venga modificata in strutturale così come ape sociale ,che tolgano i paletti, dopo anni di lavoro in ospedale compresi gli anni covid , e ora ho una mamma con problemi di salute sono sola e come me ci saranno molte altre donne , se il governo meloni nn vuole perdere la nostra fiducia cerchi di lavorare al meglio su opzione donna,,,per venirci incontro …grazie 🙏 di cuore ❤
Conservare almeno opzione donna come.ultima opportunità pensionistica per le donne penso sia il minimo. Altrimenti scioperare ome in Francia gente. coraggiosa
Infatti. La cosa peggiore (oltre la mancata attuazione della promessa elettorale di renderla strutturale) è che, come tutte le riforme sulle pensioni, sono attuate in tempo reale così che a chi mancano 4-5 mesi per la pensione si ritrovano con 6-7 anni in più. Poi i paletti messi sono stati praticamente un cancellare al 95% l’opzione donna mascherandola.
Anch’io sarei già in pensione!
Non trovo giusto penalizzare le donne che per 35 anni hanno provveduto alla famiglia, con figli piccoli e magari genitori da accudire!
Ora a 60 anni non possono godersi la pensione perché non fanno parte di una delle categorie prescelte per la nuova OPZIONE DONNA.
Ridateci la possibilità di andare in pensione come prima del 2022 ( regole del nuovo governo).
In fondo ci rimettono già sull’importo della pensione contributiva!
In Francia hanno scioperato. Noi no.
È vergognoso che un Presidente del Consiglio donna, accetti e difenda l’opzione donna, e sopratutto l’ultima versione (bisogna avere una disgrazia in casa) che di per sé è già penalizzante con calcolo interamente contributivo anche x chi ha parecchi anni col retributivo.
Se l’avesse fatta un Presidente maschio sarebbe successo il finimondo!!!
Se questo
Purtroppo anche io sono stata penalizzata dall’ultima modifica. Infatti non ho potuto avere figli e quindi non ho potuto usufruire degli “sconti”. Inoltre sono stata licenziata ma non faccio parte di quel “gruppo” ( purtroppo sono una lavoratrice che si è fatta un mazzo in un semplice studio legale)
Sarebbe ora di pensare alle mamme che lavorano e badano ai figli!!!!! A 60 anni una donna con lavori pesanti dovrebbe finire di lavorare. Voi non capite perché avete la possibilità di avere un buon impiego e la domestica…..giusto!? L’ importante è fare promesse x avere la sedia…….
Buon pomeriggio! Ritengo che sia necessaria una misura ad hoc, che tenga conto del lavoro svolto dalle donne, tra le mura domestiche. Ringrazio tutti vivamente.
Trentacinque anni di contributi non sono per tutti soprattutto per le donne. Ridateci la nostra dignità, abbiamo già dato abbastanza. Dopo i sessant’anni con flessibilità con un minimo di 20 anni, altrimenti non fate promesse elettorali che non potete o non volete mantenere perché la pensione la vogliamo da vivi!!!!!
Spero vivamente che venga ripristinata OPD originale prima del governo meloni,anzi non dovrebbero penalizzarla al 30% ,potrebbero abbassare qst % di penalizzazione ,lo stato cmq ci guadagna,perché tale penalizzazione rimane a vita a carico della lavoratrice. Credo che uno stato civile ad un lavoratore che ha 35 anni di contributi e 58,59,60 anni debba lasciare la liberta’ di uscita dignitosa dal mondo del lavoro…..visto che specialmente in certi settori ormai da anni sono bloccate le assunzioni ,non c’ è cambio generazionale e stiamo lavorando in contesti lavorativi sempre più esigenti da tutti i punti di vista…insomma spremuti come limoni.
Spero che l’uscita anticipata con opzione donna venga prorogata anche per l’anno 2025, con gli stessi paletti attuali , senza alcune modificazioni.
Ma anche no!!
Opzione donna deve ritornare come era prima per tre mesi non son potuta andare in pensione ho 62 .
Io che accudisco due genitori invalidi senza nessun aiuto ho 34 anni di contributi non riesco quest’anno ad andare in pensione. Bisogna che le donne che si occupano di invalidi sia ricosciuto la possibilità di andare in pensione perché è difficilissimo conciliare tutto. E non è neanche giusto che con 35 anni di contributi io sono penalizzata tanto, prendendo come chi ha la pensione sociale assurdo.
Anch’io in questa situazione. Sono stanchissima. Non ho fatto il cambio di residenza e forse meglio lo faccia. I miei genitori abitano a 25 km e i permessi legge 104 non sono sufficienti. Spesso o quasi tutti i giorni sono li. Vivo da sola e non ho nessun altro che si occupa di loro. Sto scoppiando davvero
Cara Omonima; in entrambe le situazioni hai dei vantaggi e degli svantaggi; sta a te valutare cosa ti pesa di più; adesso opzione donna è diventata durissima e non basta avere i genitori anziani, bisogna risiedere con loro; magari rinunciare per anni a farsi le ferie e te le dice uno che le cose le ha conosciute per bene; in bocca al lupo e saluti a te e ai gestori del sito
👍
Fate 41 per le donne e 42 per gli uomini e lasciate il calcolo misto a chi compete
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Questo governo continuerà a bistrattare le donne e a non considerare le loro istanze, cosa vogliamo sperare? Ormai Opzione Donna non esiste più, se non per pochissime. Mi devo augurare di avere mille problemi per andare prima in pensione? Non basta quello che ho fatto per tutta la vita lavorando e occupandomi della famiglia, figli, genitori finché li ho avuti e pure nipoti. Sono nauseata.
Io non sono d’accordo con 41 per tutti ….cioè sia uomini che donne….perché agli uomini sarebbero tolti 1 anno e 10 mesi mentre alle donne ( già penalizzate) solo 10 mesi…..e poi non sono d’accordo con l’intero calcolo contributivo….quindi direi di togliere i 10 mesi sia agli uomini che alle donne e procedere con il calcolo misto.grazie
Cara antonella, logico il discorso tuo ma………; un uomo potrebbe dirti: ma se le donne campano in media 4 anni in più perchè 41 anni entrambi? sul discorso del contributivo e il misto purtroppo, e speriamo che rimanga così, il misto esiste solo se raggiungi i requisiti fornero come anticipata e come vecchiaia; un saluto a te e ai gestori del sito
Per me come uomo aggiudicato!
Opzione donna non strutturale e’ una delle grandi sconfitte del nostro sistema sociale. Pensione contributiva a 60 anni di età e 35 anni di contributi per le donne (e non solo) sono gia un signor obiettivo.
Inoltre continuo a non capire come 67 e 20 possono essere invece accettati al confronto di 60 e 35.
A questo punto meglio pagare contributi fino al raggiungimento del minimo 20 anni e poi fare altro…cercando il fai da te nel risparmio e aspettando poi i 67 anni.
Io sarei già in pensione, se opzione donna fosse rimasta come prima del 2022, e invece mi ritrovo a lavorare ancora, con tanta stanchezza, perché il lavoro domestico è sempre stato presente, e inoltre ora ho l ‘ impegno dei genitori anziani. Non capisco perché abbiano voluto modificare la precedente formula di opzione donna, essendo completamente contributiva. A rimetterci erano le donne che nonostante tutto accettavano questa uscita dal mondo del lavoro. Spero con il cuore, per me e per le altre donne, si torni indietro e opzione donna sia quella di una volta
Pure io sarei già in pensione 😢
Anch’io sarei in pensione. Quando ho raggiunto i 58 anni e i 35 di contributi versati è arrivato…il governo Meloni. Nel frattempo sto per compierne 60, ho un figlio, sono caregiver di mia mamma (ma non residente con lei). Sono anche invalida, ma al 70%: fuori (anche se per poco) da tutti i paletti! Adesso sto seriamente pensando alle dimissioni: non so se, considerato il mio stato di salute, riuscirò a continuare a lavorare.
Scioperare come in Francia !!
67 + 25 sarebbe il solito furto. Alzare di 5 anni tutto in una volta. Ma stiamo scherzando?
…noi 40000 escluse da OPZIONE DONNA,over 60, licenziate,senza più Naspi auspichiamo che questo governo prenda atto del nostro dramma!!!…nel mio caso ho 62 anni,dopo anni di accudimento della mia mamma,speravo di andare in pensione con OPZIONE DONNA!!!…ma tutto a posto la legge di bilancio con le nuove regole mi ha impedito l’accesso!!!…ora sono senza reddito,mia mamma è mancata ed io come dovrei fare x vivere?!!!…trovino una soluzione x noi e la chiamino come gli pare ma dopo anni di lavoro, di sacrifici e avendo pagato i contributi la pensione ci spetta!!!…
Ormai da quando c’è il governo Meloni la vera opzione donna è sparita, anche la Lega lo deve ammettere
E’ stata proprio la Lega a affossare opzione donna, grazie al sottosegretario Durigon. E poi attaccavano la Fornero…