Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo la denuncia di Riccardo De Benedetti del coordinamento dei lavoratori iscritti al fondo, su una incresciosa situazione che riguarda il Fondo Casella, Fondo nazionale di previdenza per i lavoratori dei giornali quotidiani.
“Mai le cronache del nostro paese avevano registrato un simile evento: la cancellazione di un ente pensionistico obbligatorio per opera e responsabilità del sindacato. Il 2 dicembre del 2024 un accordo, mai presentato e discusso coi lavoratori interessati, ha sancito tra sindacati di settore e datori di lavoro la cessazione del Fondo nazionale di Previdenza per i lavoratori dei Giornali quotidiani Fiorenzo Casella. Fondo pensionistico, istituito nel lontano 1958 e con decreto presidenziale del 1962 reso obbligatorio, vale a dire simile a un piccolo INPS. Nelle intenzioni dei firmatari si sarebbero interrotte nel giro di qualche mese e, dopo l’approvazione dell’accordo da parte di COVIP, l’organismo istituzionale di vigilanza sui fondi pensionistici integrativi e volontari, le prestazioni pensionistiche per circa 14mila pensionati e millesettecento lavoratori ancora attivi nel settore. La reazione degli interessati, traditi e penalizzati da decisioni prese in totale spregio dei diritti costituzionali, previsti dall’art. 38 della Costituzione vigente, comma 4, si è concretizzata nella costituzione del Coordinamento nazionale degli iscritti al Casella in rappresentanza di tutti i coinvolti.
L’autoliquidazione di un Fondo pensionistico, evidentemente mal gestito e utilizzato impropriamente dagli stessi sindacati e dagli editori di quotidiani, è un fatto gravissimo, che incrina profondamente la fiducia nell’intero sistema previdenziale in un momento di profonda trasformazione della base contributiva.
I lavoratori coinvolti hanno versato obbligatoriamente, nel corso della loro vita professionale, somme ingenti, sottratte alle loro buste paga. Sono soldi che devono continuare ad essere salvaguardati o nella forma dell’erogazione pensionistica integrativa, scopo per cui il prelievo si è giustificato fin dal 1958, magari sotto la gestione dell’INPS – che già nel 2022 ha accolto il fondo di previdenza dei giornalisti, INPGI – o nella forma della restituzione completa di quanto versato in anni e anni di lavoro. Ed è quello che chiedono i lavoratori dei quotidiani alle istituzioni e al mondo politico tutto, nessuno escluso.
Per maggiori informazioni e per seguire la vicenda o iscriversi al coordinamento questi i canali di informazione: https://fondocasella.blog la chat : Coordinamento lavoratori Fondo Casella e/oil canale: CASELLA Poligrafici | Canale WhatsApp la pagina Facebook: https://www.facebook.com/groups/1567630687202596“
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Se il sindacato lasciasse la politica e tornasse ad occuparsi seriamente dei problemi dei lavoratori, spirito primario di chi ha creato questa istituzione, forse riusciremmo ad ottenere il di tutti i diritti dei lavoratori, senza dimenticare i doveri, e sicuramente non ci troveremmo davanti a queste truffe autorizzate.
Se il sindacato lasciasse la politica e tornasse ad occuparsi seriamente dei problemi dei lavoratori, spirito primario dello stesso di chi ha creato questa istituzione, forse riusciremmo ad ottenere il riconoscimento di tutti i diritti dei lavoratori, senza dimenticare i doveri, e sicuramente non ci troveremmo davanti a queste truffe autorizzate.
Ringrazio tutti per le repliche al mio post, ovviamente mi sono limitato a citare le leggi esistenti sui fondi pensione e non conoscevo i dettagli specifici che mi sono stati correttamente illustrati. E’ allucinante che il Governo in primis ( o la Regione competente), non siano intervenuti per mettere semplicemente soldi pubblici per risanare la situazione e trasferire gli iscritti ad altro fondo pensione come dice la legge. Non conosco a quanto ammonterebbe il salvataggio pubblico, però se andiamo un pò indietro nel tempo, alcuni salvataggi pubblici ( cito ALITALIA che è il più famoso) hanno sprecato denaro dei contribuenti con cifre enormi. Sono d’ accordo, con la previdenza integrativa non si scherza, se deve diventare il primo pilastro scappatoie come questa autoliquidazione non devono esistere, si perde credibilità.
Spiace per chi ci si ritrova coinvolto.
Ma rivolgendomi a Nicola, strenuo fautore delle iintegrative direi:
Ma come … fondi pensioni nelle mani del mercato e salvataggio da parte dello stato.
W la Fornero. W chi ha ancora voglia di lavorare.
ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola.Quindi Wal, da come dicono i diretti interessati si tratta di un caso limite. Il 99% dei fondi integrativi è ampiamente in attivo ( e non lo dico io, si legga i giornali finanziari).Se capita un caso limite deve intervenire lo stato.Non basta certo un episodio a demolire un intero impianto.Del resto, il sottoscritto è socio dell’ associazione Altroconsumo ( che non sono certo di parte) ed il loro giudizio sui fondi pensione integrativi è più che positivo. Se non ci fidiamo nemmeno delle associazioni dei consumatori che tutelano i cittadini, allora possiamo chiudere questo paese. Saluti.
Guardate io sta roba qua’ l’ho seguita a livello sindacale e purtroppo tutto questo disastro parte da lontano dove si uramente c’erano dei colpevoli (ormai saranno molto vecchi o peggio). Il vero problema è che le misure da prendere per salvarlo si dovevano già attivare almeno 15/20 anni fa, non ora che è troppo tardi. Certo lo Stato è il primo responsabile che per statuto aveva reso obbligatoria l’adesione del Fondo. Lo Stato ora se ne è lavato praticamente le mani demandando tardivamente a Covip la certificazione della morte del Fondo Casella che era obbligatorio di Legge, scritta dallo stesso stato che da almeno 15 anni ha trovato nello stesso il totale disinteresse….I sindacalisti di oggi negli ultimi anni non hanno potuto fare nulla visto che né lo Stato né quantomeni gli editori (vista la cifra importante da mettere in sicurezza detto Fondo sarebbe stata troppo importante). Oggi non sto a ricordare tutti i sacrifici fatti attraverso i cospicui fondi versati tra editori e lavoratori che ci hanno rimesso pure parecchi rinnovi contrattuali, etc etc…ma la cosa che è veramente vergognosa la totale assenza dello Stato che da una parte ti obbligava ad aderire a tale Fondo e dall’altra se ne è sempre lavato le mani. Oggi si parla di previdenza integrativa …ma con che faccia?
I sindacati, come d’altra parte i politici, sono persone che sono state elette da una base.
Spero che decadano e che vengano rimandati in fabbrica e non come per appunto i politici, dopo aver fatto ca..te a destra e manca promossi ad altri incarichi più remunerativi.
Finira’ come per altri fondi pubblici falliti… scaricano sull’ Inps, continuando ad affossarlo…. chi paga? Tutti i contribuenti che magari hanno versato per piu’ di 40 anni… tagliandogli pensioni e aumentando le eta’ per accedervi…
e andrà così anche questa volta
Senza parole..
Con il neoliberismo stiamo andando a sbattere, asserviti agli USA. Dopo il comunismo si prospetta un nuovo incubo dal quale non se ne esce.
Un esempio da non seguire!
Se questi signori pensano che noi, come dice un detto genovese, siamo degli stassi,ovvero che ce ne stiamo senza colpo ferire hanno fatto un conto sbagliato. Saluti a tutti
Si ….provi a spostare i nostri nipoti dai videogiochi e li mandi a fare la rivoluzione 😂
Credo sia meglio piantarla lì vi rendete conto che ci stanno prendendo per il cxxx
La denuncia riportata da Erica Venditti evidenzia con chiarezza una vicenda allarmante che mina alla base la fiducia nei meccanismi di tutela previdenziale…
La dichiarazione che ho letto sull’ eventuale chiusura di questo fondo pensione secondo me ha qualche falla. I fondi pensione legati alla previdenza integrativa non possono fallire per legge ( basta leggersi il regolamento COVIP), in caso di fondi insufficienti per alimentare le rendite di chi è già in pensione, le posizioni degli iscritti vengono semplicemente trasferite ad un altro fondo pensione senza penalizzazioni. Anche su Internet, potete trovare facilmente conferma su questo. Quindi, consiglio ai diretti interessati di rivolgersi all’organismo di vigilanza della COVIP per la loro tutela.
Vero, l’istituto del fallimento non è contemplato nella giurisprudenza della previdenza complementare e integrativa. Infatti si tratta di autoliquidazione delle parti istitutive, ovvero sindacati (in primis) e datori di lavoro.
Confermo, invece, che nel caso del Fondo integrativo Fiorenzo Casella l’autoliquidazione preveda delle forti penalizzazioni per pensionati, lavoratori attivi, differiti e silenti. Quanto affermo è testimoniato dalla drammatica audizione della Commissione parlamentare di vigilanza sui fondi pensione (Pres. Bagnai) del 13 marzo 2025 (https://webtv.camera.it/evento/27616), convocata proprio per avere dettagli dalla Covip sulla liquidazione del Fondo integrativo Casella. Il balletto della deresponsabilizzazione su quanto stava accadendo è davvero sbalorditivo. Un fondo pensione integrativo – reso obbligatorio dopo quattro anni dalla sua istituzione dal Presidente della Repubblica e che ha usufruito di tutte le possibili deroghe alle normative vigenti (nel 1993 per essere un fondo preesistente, nel 1995 con specifico decreto del Ministero del Lavoro, nel 2005 per continuare la gestione in deroga) – non ha mai subìto le dovute pressioni di avrebbe dovuto vigilare (Ministero Lavoro e Covip), tanto da interpretare l’amministrazione in deroga come un’anarchica gestione sprezzante di qualsiasi ingerenza. Senza mai concepire una riforma della gestione: ha introdotto nel 1995 “solo nominalmente” la gestione a capitalizzazione, che ha subìto anch’essa un’amministrazione a ripartizione. Lo Stato ha affidato alle parti istitutive il massimo dell’autonomia senza mai sorvegliare. Lo Stato ha obbligato i lavoratori a un’iscrizione coatta, senza poter mai partecipare alle decisioni attive di gestione. Lo Stato non ha mai esercitato una verifica né espresso un parere né precisato tempi di allineamento alle pratiche gestionali e di bilancio come sancito dalla normativa vigente del 2005.
A tutti dicono che i fondi pensione non possono fallire. E tutti fingono che non ci siano evidenti e sanzionabili responsabilità. Non possono permetterselo: ne andrebbe della fiducia per un comparto che nel 2024 ha raccolto 245 miliardi di euro (relazione annuale Covip) ma che vorrebbe crescere e svilupparsi per costituire supportare la regressione che si prevede in futuro del primo pilastro previdenziale, l’Inps. Ecco, si rifletta sul caso Casella: se può fallire un fondo integrativo (integrativo, obbligatorio, autorizzato e vigilato dallo Stato) figurarsi cosa può accadere a un fondo privato, completamente e ad adesione volontaria
Anch’io pensavo che un fondo pensione non potesse fallire… ma si trova sempre modo per fregare la gente, che paese di me..a siamo!
Gentile Nicola,
se scorre il blog vedrà che COVIP è stato coinvolto nella vicenda da quasi cinque anni. Ha nominato a suo tempo il commissario che non ha completato il suo lavoro fornendo così lo spazio temporale al sindacato e agli editori per firmare lo sciagurato accordo di autoliquidazione del fondo del 2 dicembre 2024. È una partita molto complessa nella quale soggetti al di sopra di ogni sospetto, come vorrebbero essere considerati i sindacati, giocano sporco sulla pelle dei veri diritti dei lavoratori. Che hanno versato pro capite in decenni di lavoro centinaia di migliaia di euro e ora li vedono svanire in fumo.
È un po’ più complessa la vicenda, esistono eccezioni e deroghe. La Covip si è dimostrata cieca e inefficace.
Tecnicamente non fallisce, si autoliquida, ma con una percentuale di risarcimento che si avvicina in molti casi al 10% dei versamenti effettuati.
È scandaloso
Saluto la Sig.ra Teodora Moira. Grazie per la gentilezza e spero stia bene.
E’ una cosa semplicemente “incredibile”!!! Notizie come questa avvalorano il famoso adagio: “al peggio non c’è mai fine”!! Non resta che sperare che gli organi competenti intervengano tempestivamente per fare chiarezza in questa scandalosa situazione.