Pensioni 2025, si può bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita?

Nei giorni scorsi abbiamo a lungo trattato l’argomento del possibile blocco dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, sia ripercorrendo le possibili intenzioni del Governo in tal senso, sia dando spazio ai pareri e desiderata dei nostri lettori, in quanto ci siamo resi conto di quanto questa misura potrebbe essere importante per molti lavoratori prossimi alla pensione. Quest’oggi abbiamo deciso di porre una domanda maggiormente precisa al nostro esperto previdenziale il Dott. Claudio Maria Perfetto, chiedendo se sia realmente possibile agire sullo stop dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita e soprattutto se, a suo avviso, potrebbe realmente essere una misura efficace per quanti ambiscono ad accedere nel prossimo futuro alla quiescenza. Di seguito vi lasciamo alle sue parole.

Pensioni 2025, la parola al Dott. Perfetto

La Riforma Monti-Fornero somiglia ad un treno a conduzione autonoma pilotato dall’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita.

Il Governo Meloni vorrebbe disattivare il pilota automatico per il biennio 2027-2028 mediante un intervento manuale. Sarà difficile disattivare l’automatismo; ma anche se ci si riuscisse, sarebbe un intervento temporaneo, provvisorio, non strutturale, dal momento che l’infrastruttura sulla quale viaggia il treno Monti-Fornero (i binari, che rappresentano i lavoratori attivi) non subirebbe modifiche sostanziali.

La difficoltà nel disattivare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita risiede nel fatto che ci saranno sempre meno lavoratori attivi a finanziare le pensioni (perché nascono sempre meno bambini), e le pensioni verrebbero pagate per periodi di tempo più lunghi (perché si vive più a lungo): in tali condizioni, le entrate contributive dei lavoratori attivi risulterebbero col tempo insufficienti a coprire la spesa per le pensioni correnti. La logica conseguenza che ne deriva, per mantenere il Sistema Previdenziale in equilibrio, è quella di aumentare progressivamente l’età pensionabile per avere un sufficiente numero di lavoratori attivi per pagare le pensioni correnti.

I lavoratori attivi tenderanno a diminuire non solo a causa della denatalità, ma anche perché altri “lavoratori” – i “lavoratori digitali, robot e intelligenza artificiale – sostituiranno gradualmente nelle aziende i lavoratori umani.

È di questi giorni la notizia del Corriere della Sera che Ibm è pronta a fornire 150 «lavoratori digitali» alle imprese. La notizia del Corriere della Sera è stata ripresa e rilanciata dal magazine online MSN «L’intelligenza artificiale entra in azienda».

I “lavoratori digitali”, i digital worker, vanno intesi non già come lavoratori umani con competenze digitali, bensì in termini più estesi come robot e intelligenza artificiale addestrati a svolgere attività in collaborazione con i lavoratori umani.  

I “lavoratori digitali” sono la forza lavoro “naturale” (per così dire) dell’economia digitale: oltre a collaborare con i lavoratori umani, essi competono con i lavoratori umani, sostituendoli nello svolgimento di mansioni nell’ambito della selezione del personale, del marketing, dei servizi aziendali. Sicuramente emergeranno nuove professioni e si creeranno nuovi posti di lavoro per i lavoratori umani, resta tuttavia il fatto che i lavoratori umani tenderanno a diminuire a causa del calo delle nascite (il cui trend sarà difficile da invertire se i giovani non potranno contare su un lavoro stabile e ben pagato per formarsi una famiglia).

I “lavoratori digitali” vanno quindi equiparati ai lavoratori umani, sono anch’essi lavoratori attivi: di conseguenza, anche i “lavoratori digitali” (robot e intelligenza artificiale) vanno soggetti al versamento di contributi previdenziali, e pertanto vanno tenuti in debita considerazione nelle future misure previdenziali.    

Ma una soluzione ci sarebbe, pare farci notare Perfetto, eccola:

Pensioni 2025, come attuare una misura che blocchi l’adeguamento automatico e non solo…

Per concludere.

Per attuare una misura previdenziale che miri a bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita per il biennio 2027-2028; o per attuare una misura previdenziale “a la Tridico”, ovvero l’uscita anticipata dai 64 anni con un taglio sull’assegno temporaneo fino al raggiungimento dei 67 anni di età; o per attuare la cosiddetta “Quota 41 per tutti” con il sistema di calcolo interamente contributivo; o per attuare una misura previdenziale che preveda l’uscita dai 62 anni di età senza alcun taglio sull’assegno pensionistico (Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma Perfetto-Armiliato-Gibbin), occorre maturare una nuova visione del Sistema Previdenziale che si accordi con la nuova visione dell’economia digitale in cui robot e intelligenza artificiale vengano considerati non già come fattori di produzione capitale ma come fattori di produzione lavoro –  come “lavoratori digitali” per l’appunto –  e quindi come lavoratori attivi che versano contributi previdenziali alla pari dei lavoratori attivi umani.

Pensioni 2025, perché nessuno considera l’IA ed i robot come lavoratori digitali ed attivi?

Ma allora ci viene da pensare leggendo le brillanti parole del nostro esperto come mai nessuno punta ad andare verso questa nuova visione, che tenga in debito conto la trasformazione digitale che stiamo vivendo e che é sotto gli occhi di tutti? Come mai gli economisti e coloro che si occupano delle misure previdenziali non iniziano a considerare i robot e l’intelligenza artificiale non solo come fattore di produzione di capitali ma come fattori di produzione lavoro?

Una risposta il Dott. Perfetto a suo modo se la dà, e ci dice:

“Effettivamente sono davvero sorpreso nel constatare che economisti come Fornero, Cazzola, Cottarelli, Tridico, Brunetta, Boeri, Brambilla, Leonardi, come pure altri docenti ordinari di economia come Terna, Gallegati, Delli Gatti, Di Cagno stiano trascurando aspetti così significativi di economia digitale come lavoratori digitali e moneta digitale. Forse aspettano che su questi temi si esprimano per prima IBM e BCE.

Mi viene in mente una pagina del libro del Prof. Cazzola “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico”. Viene riportata una frase pronunciata dall’ex Cancelliere tedesco Helmut Kohl durante la vicenda degli euromissili. Assistendo dal suo studio a una manifestazione pacifista, Kohl disse: “Loro sono tanti e io qui sono solo. Ma loro hanno torto e io ho ragione”.

Ecco, è proprio quello che penso anch’io quando vedo questi economisti silenziosi e così assenti sull’economia digitale: “Loro sono tanti e io qui sono solo. Ma loro hanno torto e io ho ragione”.

E voi cosa ne pensate? Il Dott. Perfetto é davvero ‘solo’ o molti di voi la pensano come lui? Fatecelo sapere nell’apposita sezione dedicata ai ‘commenti’. Ringraziamo il Dott. Perfetto per averci rilasciato le sue dichiarazioni e ricordiamo a chiunque desiderasse riprenderle che é tenuto a citare la fonte.

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54 commenti su “Pensioni 2025, si può bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita?”

  1. Si tutto vero, ma intanto bloccare il biennio 2027-2028 darebbe fiato alle ultime coorti di baby boomers che sono quelli tipicamente che hanno iniziato a lavorare all’eta’ di 20-21 anni. Non si tiene conto infatti che le nuove generazioni entrano invece nel mondo del lavoro attorno ai 25-30 anni. Dunque sarebbe giusto, per chi ha maturato oltre 40 anni di contributi (nella fattispecie stiamo parlando di 43 anni di contributi per l’anticipata e 67 anni di eta’ per la vecchiaia) mantenere il requisito attuale almeno fino al 2028, sperando poi in una riforma generale piu’ equa per tutti. Per chi e’ in questa situazione (calcolo misto) l’opzione contributiva non e’ praticabile in quanto il taglio e’ troppo consistente. Motivo per cui sta fallendo l’ultima Quota 103 con scarsissime adesioni (ma forse era proprio quello che voleva il governo, uno specchietto per le allodole). Quanto ai diritti acquisiti, anche chi ha iniziato a lavorare 40 anni fa lo ha fatto con determinate leggi e aspettative, su cui ha basato il proprio progetto di vita che gli viene continuamente sconvolto. Non ci sarebbero, anche per questo motivo, i termini per una class action? Perche’ non si impone un contributo di solidarieta’ intergenerazionale a chi ha fruito di lauti benefici nel passato? Se il sistema non “tiene” non dipende certo da chi sta ancora lavorando e deve andare in pensione, a cui sono stati gia’ imposti sacrifici con consistenti aumenti dell’eta’ di uscita e pesanti ricalcoli contributivi. Penso che dopo 43 anni di duro e onesto lavoro si abbia tutto il diritti di andare in pensione, o si vuole arrivare al mezzo secolo? Non e’ certo questa la strada giusta e nemmeno quella di privarci dei nostri diritti e di quanto ci e’ dovuto. Non siamo cittadini di serie B.

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  2. Rispondo al Sig. Alessandro, il quale propone un articolo di un economista americano su un possibile taglio alle pensioni come interscambio generazionale. Alcuni hanno già risposto in modo adeguato al suo post, mi unisco anch’io con alcune considerazioni:
    Quale dovrebbe essere il reddito di questi paperoni pensionati per poter procedere al taglio? Non conosco la situazione americana, ma in Italia non mi sembra le pensioni siano alte. Non mi si venga a dire che quelli con pensioni di 3000/4000 euro sono dei paperoni perchè significa mistificare la realtà. E quelli oltre queste cifre possiamo veramente considerarli una minoranza insignificante. Senza considerare che chi guadagna queste cifre, sono persone che hanno contribuito con lavori importanti al benessere di questo paese e hanno pagato le tasse nella loro vita fino all’ultimo euro, sia da dipendenti che da pensionati ed avendo una maggiore disponibilità economica magari fanno bene all’ economia spendendo in Italia. E non ultimo, insieme ai lavoratori dipendenti e a tutto il resto dei pensionati sostengono il welfare di questo paese.
    Al limite possiamo pensare a dei tagli per chi ha più pensioni, perchè di solito sono soggetti che hanno fatto politica e hanno cumulato più redditi senza giustificazione contributiva.
    Seconda considerazione, dobbiamo smetterla di calpestare i diritti acquisiti che sono il sale di uno stato di diritto. Se la situazione cambia bisogna che la politica ed i governanti mettano in campo riforme per fronteggiare la crisi demografica ( vedi proposta del Dott. Perfetto).
    Ultima considerazione Sig. Alessandro e senza scadere nella demagogia come ha fatto lei. Il sottoscritto proprio su questo sito aveva lanciato una proposta di modifica della previdenza integrativa proprio a sostegno delle nuove generazioni e adesso vedo che su alcuni siti ci sono proposte innovative su questo tema.

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    • Condivido pienamente, chi avrà una pensione più alta è perché ha versato molti contributi oltre che pagare regolarmente le tasse. Invece quelli che si lamentano delle pensioni basse magari hanno lavorato per molti anni in nero usufruendo di beneficio grazie all’isee. Io due figli e sempre pagato le tasse universitarie piene perché ho un reddito alto e mai usufruito di un bonus. E adesso qualche furbone vorrebbe tagliare la mia pensione? No…comment…

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      • Mi scusi.Io 3 figli laureati.Io artigiano.Lavoravo 15 ore al giorno tutti i giorni.Incluso la domenica.Mi ritrovo con una pensione di anzianità da fame nel 2026 perché 5 anni me li hanno fottuti.Quindi che si fa?O pensa che non abbia pagato le tasse?Fac59

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        • Penso che hai versato pochi contributi e se non sbaglio potevi volontariamente versarne di più. Quindi ora è inutile lamentarsi, per quanto riguarda le tasse hai pagato in proporzione al dichiarato….quindi……

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          • Quindi prendo quello che mi spetta senza frignare.PUNTO.Se poi pensa che quando ho iniziato a lavorare si poteva andare in pensione a 35 anni.I calcoli li faccio fare a Lei.Fac59

        • signor marco vuole forse che noi che abbiamo versato di più facciamo una colletta per lei o per altri nella sua situazione? Anche quando ho iniziato io si andava con 35 anni di lavoro mentre adesso devo aspettare di arrivare a 67 anni.

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          • Ci mancherebbe.Io vivo benissimo con il mio lavoro.In pensione ci vado nel 2026.Pero’ se vuol mandarmi qualcosa mi faccia sapere.Fac59

  3. Lei sa che ho sempre parlato di evasione fiscale, mafia, corruzione, sprechi Potrei aggiungere mini patrimoniale e transazione finanziarie da rivedere.
    Altri che 100 mld…………

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        • Dica lei cosa si potrebbe fare più di quello che si sta facendo ora. Magari assumere qualche “milione” di finanzieri in più, ma temo che, a fronte di una voce di spesa esagerata, avremmo pressochè i soliti risultati. Per quanto riguarda gli altri paesi europei lei è molto poco informato.

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  4. Sig. Guido, nel rapporto tra lavoratori attivi e pensionati occorre tenere conto sia dell’aspetto finanziario (come fa lei) come pure dell’aspetto fisico, numerico.

    Ammettiamo che ci sia la copertura finanziaria (diciamo 10 miliardi dei 100 miliardi cui lei fa riferimento) per mandare in pensione 500.000 nuovi lavoratori anziani che percepiranno una pensione netta mensile di 1.500 euro per 13 mensilità (esborso totale netto per lo Stato all’anno per i 500.000 nuovi pensionati: 9 miliardi e 750 mila euro).

    Ammettiamo pure che i 10 miliardi siano disponibili anno dopo anno in virtù della spending review cui lei fa riferimento.

    Domanda: chi occuperà il posto lasciato vacante dai 500.000 lavoratori anziani che sono andati in pensione?

    L’Arabia Saudita incassa tanto con la vendita del petrolio al punto che può permettersi di remunerare i propri cittadini senza che questi lavorino.

    Ma l’Arabia Saudita è poi costretta ad importare manodopera da altri Paesi.

    Allo stesso modo dovrebbe fare l’Italia: importare manodopera da altri Paesi.

    Personalmente io non sono favorevole a privare altre Nazioni delle loro risorse umane, tra cui medici, infermieri, ingegneri, biologi, ricercatori. Al contrario, sarei favorevole invece ad inviare medici, infermieri, insegnanti in Paesi che hanno bisogno di cure, ospedali, scuole.
    Robot e intelligenza artificiale sarebbero da preferire all’importazione di manodopera da altri Paesi.

    I risparmi provenienti dalla spending review potrebbero servire per dotarsi di lavoratori digitali, robot e intelligenza artificiale, ma poi, affinché il sistema previdenziale possa “camminare con le proprie gambe”, è necessario che le pensioni correnti vengano pagate con i contributi versati da robot e intelligenza artificiale e non già con i risparmi provenienti dalla spending review (che spesso vuol dire: meno soldi a medici, infermieri e insegnanti, oppure, privatizzazione dei servizi pubblici tra cui sanità, trasporti, telecomunicazioni, energia (e pure privatizzazione dell’acqua, in alcune regioni d’Italia)).

    Per quanto concerne il suo riferimento riguardo a “Ci vorrebbe una buona politica”, mi permetterei di correggerla dicendo che “Ci vorrebbe una politica”.

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    • Lei sa che ho sempre parlato di evasione fiscale, mafia, corruzione, sprechi Potrei aggiungere mini patrimoniale e transazione finanziarie da rivedere.
      Altri che 100 mld…………

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  5. Sig. Alexx, le posso assicurare che “lavoratori digitali e moneta digitale” diventeranno presto familiari al vasto pubblico come è diventato familiare “intelligenza artificiale”.

    I nostri governanti non sono ancora in grado di calare tali concetti nell’attuale sistema previdenziale perché ancora nessuno è riuscito a spiegare in termini concreti, operativi, in cosa consiste l’economia digitale.

    L’enciclopedia Treccani dà la seguente definizione di “economia digitale”: “Modello economico basato sulla valorizzazione delle tecnologie informatiche come infrastruttura ideale per gli scambi economici e commerciali”.

    La descrizione che ne dà la Treccani si addice di più alla “new economy”, all’”e-commerce”, all’“e-business”, ad Amazon, a eBay .

    A mio avviso, la definizione di “economia digitale” che ne dà la Treccani è alquanto riduttiva.

    Per questo motivo, io ed altre persone, abbiamo dato avvio ad un Progetto di ampio respiro che ha l’obiettivo di divulgare l’Economia Informatica, una nuova disciplina STEM che fonde Economia e Informatica e descrive la produzione, la distribuzione e il consumo di beni digitali e di servizi digitali, mediante fattori di produzione digitali (lavoro digitale e tecnologie informatiche), utilizzando come mezzo di scambio la moneta digitale.

    L’Economia Informatica, in altre parole, è il cuore pulsante dell’economia digitale, della società digitale, della nazione digitale.

    Abbiamo cominciato a contattare il Ministero dell’Università e della Ricerca, e il Ministero dell’Istruzione e del Merito, perché pensiamo di rivolgere la nostra attenzione innanzitutto verso il mondo dell’istruzione e della formazione di studenti che saranno i futuri lavoratori nell’ambito dell’economia digitale, un mondo densamente popolato da robot e AI che sono la “naturale” forza lavoro dell’economia digitale e, pertanto, proprio in virtù della loro “natura digitale”, robot e AI sono destinati a divenire la forza lavoro dominante nell’economia digitale e nella società digitale.

    Nel nostro Cronoprogramma prevediamo di contattare anche la Banca Centrale Europea e 5 aziende italiane che, con altre 65 aziende europee, partecipano al test dell’euro digitale.

    Infatti, l’Economia Informatica offre modo di testare in un laboratorio reale la moneta digitale, descrivendo la natura, la funzione, l’emissione, la distribuzione e l’utilizzo della moneta digitale.

    Contatteremo poi la Banca d’Italia e circa 90 università italiane (tra statali, private e telematiche), nonché Scuole Medie Superiori (Istituti Tecnici Informatici, Licei Scientifici Digitali).

    Si renderà conto, sig. Alexx, che per approdare ad una Riforma del Sistema Previdenziale applicabile ai tempi dell’economia digitale occorre sapere come funziona l’economia digitale.

    Noi, attraverso il nostro Progetto di Economia Informatica, proviamo a indicare al Mondo Accademico, alle Istituzioni, alle Aziende come funziona l’economia digitale, come funziona una nazione digitale, portando come esempio concreto il funzionamento dei Centri di Elaborazione Dati che rappresentano il prototipo di economia digitale e di nazione digitale.

    È tempo perso? Non saprei. Ma, per riprendere l’espressione di Maurizio Gibbin, “non sarebbe tempo perso provarci”.

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    • cosa vuole che le dica? non demorda MAI; prima o poi le daranno ragione; speriamo prima che poi; saluti a lei e ai gestori del sito e grazie per provarci

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  6. Non esistono solo i nostri governanti!
    Anche altri ci stanno pensando ma, si suppone, potrebbe accadere non prima del 2035.
    Nel frattempo, personalmente, penso sia bene traguardare l’anticipata.

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      • Da quanto al giorno d’oggi si legge, ad esempio nel rapporto “Future of Jobs Report 2025” del WEF la dove si afferma che circa il 50% delle aziende prevede di dover riorientare il proprio business attorno all’AI entro il 2030 e dei suoi pericoli in un ottica decennale.
        Con l’aggiunta di alcune mie considerazioni personali, questi potrebbero essere i tempi.

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  7. “Lavoratori digitali e moneta digitale”; dubito fortemente che i nostri governanti siano in grado di calarli efficacemente nell’attuale sistema previdenziale.
    La trasformazione digitale proposta da P.A. e G. la trovo di per sè ottima, soprattutto in prospettiva futura. Nutro diverse perplessità sulla capacità del sistema di “scaricarla a terra”, magari anche in tempi accettabili.

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  8. Chi ha pagato deve avere la pensione. Per chi non ha pagato ci deve pensare l’Erario che potrebbe recuperare facilmente un 100 mld solo dalla spending review. Lo dico da anni ma inutilmente.

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  9. Un professore universitario propone di smettere di pagare le pensioni a un terzo degli anziani: una proposta provocatoria che riapre il dibattito sulla giustizia generazionale e sulla sostenibilità del sistema pensionistico
    Negli Stati Uniti, come nel nostro Paese, la previdenza sociale è uno dei pilastri del benessere di milioni di anziani. Tuttavia, il suo futuro è incerto: secondo gli esperti, se non verrà attuata una qualche riforma, i fondi a sostegno potrebbero esaurirsi entro il 2035, con conseguenti tagli automatici alle prestazioni sociali.
    Stiamo parlando della generazione più ricca nella storia di questo pianeta”, ha affermato, riferendosi ai baby boomer, ora in pensione. “Ogni anno, 1,2 trilioni di dollari vengono trasferiti da giovani in difficoltà crescente a persone che, in molti casi, non ne hanno bisogno. Qualcosa non funziona”.
    Organizzazioni come il Manhattan Institute, un think tank conservatore, sostengono in parte la tesi di Galloway: mantenere i benefici per i pensionati ad alto reddito comporta una redistribuzione regressiva. Secondo lui, continuare ad aumentare le tasse e i contributi per mantenere questi benefici è “uno dei più grandi e ingiusti trasferimenti di ricchezza intergenerazionali della storia”.
    La proposta di Galloway tocca una corda sensibile nel dibattito negli Stati Uniti e in un numero crescente di paesi: la previdenza sociale dovrebbe essere un diritto universale garantito dal versamento dei contributi oppure un sistema su misura per le esigenze di ogni individuo? La sua idea, seppur controversa, ci costringe ad affrontare una scomoda realtà: mantenere lo status quo delle pensioni potrebbe avere conseguenze altrettanto ingiuste, ma per le generazioni più giovani.

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    • Una sorta di Robin Hood, togliere al ricco per dare al povero, eh? Non sta in piedi, non siamo nella foresta di Nottingham. Chi ha ottenuto lo ha fatto secondo le leggi vigenti al momento, se poi le situazioni cambiano ci si deve adeguare, e i governi a questo dovrebbero servire, sbagliato farla pagare a chi non ne ha colpa.

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    • Che ci voglia un tetto a pensioni fuori da ogni logica e frutto di politiche scellerate del passato sono anche d’accordo, esempio se uno prende 3 pensioni non coperte da contributi gliene sia data una decente e non 3 ecc. Detto questo per la maggior parte dei pensionati attuali, almeno qua in Italia, le pensioni sono sotto la soglia della decenza per cui bisognerebbe in qualche modo aumentarle altro che toglierle o azzopparle.

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    • Bah … gli daranno il Nobel!

      Nel frattempo, a meno che lei non sia un economista e dunque è informato, penso sarebbe più utile leggesse la storia Americana della legge Gramm-Leach-Bliley Act; creata per liberalizzare le transazioni finanziarie a scopo speculativo.
      Della conseguente creazione di prodotti finanziari astrusi che permettesser azzardi ma rapidi guadagni milionari e che poi, con lo scoppio della bolla immobiliare , hanno prodotto uno dei più grandi disastri finanziari del secolo per il quale è meglio si domandi poi chi ha pagato.
      Proporre articoli americani sulle pensioni con lo scopo, sottinteso, di essere un possibile esempio per la sostenibilità dei sistemi pensionistici occidentali o, nello specifico, per richiamarsi ai baby pensionati italiani a cui “rosicchiare” le pensioni.
      Mi pare sia una bellissima (bip … bip).

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      • Caro Wal, non si tratta solo di baby pensionati ma anche delle pensioni totalmente retributive. Allo stato attuale il 50% delle pensioni sono moto distanti dai contributi versati ma calcolate in base a leggi che ora non hanno senso e non sono sostenibili.
        E se mi permetti nettamente superiori a stipendi che percepiscono i nuovi assunti siano essi giovani o ultra cinquantenni, come il sottoscritto, che ha avuto la sfortuna di incappare in un fallimento aziendale.
        Si parala di solidarietà generazionale, che non deve essere a senso unico.
        L’altro 50% delle pensioni sono sociali od integrazioni al minimo, dal mio punto di vista manco dovrebbero essere considerate pensioni. Poi qualcuno mi spiegherà come così tante persone non hanno versato abbastanza contributi per matuare una pensione degna di nota.
        Comunque io sono molto favorevole ad un ricalcolo delle pensioni in essere elargite con parametri torppo favorevoli in solidarietà ai figli dei pensionati, che possono così pensionarsi prima, e ai loro nipoti che possono trovare un occupazione senza emigrare.

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        • non si capisce perche la parola solidarietà nelle pensioni da così fastidio … perche il pensionato si deve considerare PADRONE!
          il pesnionato deve essere sicuramente rispettato… ma i giovani non sono il nuovo schiavo (i pensionati accettano che i giovani vadano in pensione a 71 anni in prospettiva)! Si parla tanto di parità di genere….
          Pensionati … e lavoratori due generi diversi?
          ancora oggi chi va in pensione o e’ prossimo non vuole prendere coscienza del proprio montante contributivo prima di lamentarsi della pensione.
          la pensione anticipata e la reversibilità (riproporzionata) possono essere solo contributive: il resto e ‘ assistenza.

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          • Ma … scopriamo l’acqua calda solo ora, quando la frittata è stata fatta negli anni 90, precisamente 30 anni fa, non è cosa che derivi dalla legge Fornero …. penso che dovremmo ormai averlo tutti compreso.

        • Bingo… contraccambio comunque il saluto, ma ti confermo di non essere in linea col tuo pensiero.
          Se posso comprendere alcune situazioni e la rabbia dovuta alle esagerazioni di un sistema che ha concesso di pensionarsi in giovane età (a 35/ 40 anni); allargare il discorso al pensionato retributivo che ha lavorato per più di 40 anni non regge e questo lo stabiliscono leggi e costituzione.
          La tua tesi e il paragone tra le retribuzioni attuali o le future pensioni contributive dei giovani da cui derivi la necessità di un intervento strutturale solidaristico da attuarsi sulle retributive, non è una situazione creata dal pensionato ma dal sistema economico in cui vivi e di cui non trovo una tua lamentela.
          Se hai tempo e voglia … verifica la storia di come avvenne la pianificazione della riforma Dini, di quanto ai tempi non fu compreso o i risultati “i test di “adeguatezza” che preoccuparono il governo Dini mostrando che le pensioni contributive non avrebbero mantenuto i saggi di sostituzione (rapporti fra prima pensione e ultimo salario) offerti da quelle retributive” cit. da: La Voce, Pensioni contributive: i nuovi coefficienti e la farsa del “tasso di sconto”.
          Saluti

          Rispondi
        • Ah, caro Alessandro, hai , come si dice, aperto il vaso di Pandora…….; lascia stare Stati Uniti e Italia, sono 2 paesi diversi; ricordati sempre che sono scelte politiche: faceva comodo, per prendere voti, che esistessero le baby pensioni; scelta politica salvare nel 1995 chi aveva 18 anni di contributi e chi no (noi); magari dovevano far partire le pensioni integrative; e adesso? tirare a campare, tirargli gli accidenti, sperare nella riforma Perfetto; saluti a te e ai gestori del sito

          Rispondi
    • Purtroppo questo sito è frequentato per la maggior parte da pensionati che pensano a salvaguardare solo i loro diritti acquisiti e non pensano ai diritti dei loro figli e dei loro nipoti e così facendo non pensano neppure a loro stessi, perchè a forza di appesantire il ramo su cui sono tranquillamente seduti, lo faranno spezzare e cadranno pure loro.

      Rispondi
          • Bravo ! quindi la solita guerra tra poveri in orizzontale… mentre chi e’ sopra continua a mangiarci in testa…

          • Con la differenza che le generazioni future possono costruirsi una pensione alternativa quella di adesso no e fa tutta la differenza del mondo.
            La lotta deve essere su salari adeguati da cui costruirsi una rendita pensionistica futura alternativa, non penalizzare gente in pensione con la maggior parte di loro misere, a parte casi minoritari con più pensioni al di fuori di ogni logica su cui è giusto intervenire secondo me.

      • Sig.ra Anna, se la pensa così le auguro di non avere mai diritto ad una pensione, così che non debba mai subire simili offese come categoria di pensionata.

        Rispondi
      • Sig.ra Anna vuole un consiglio?Si legga come funziona il sistema pensionistico ad esempio di Danimarca e Olanda dove la demografia non è certo alle stelle( problema comune di molti paesi europei) e vedrà che non hanno certo problemi di sostenibilità pensionistica.Tutt’altro, sono ai vertici mondiali.Cosi vede che la solidarietà generazionale si fa anche senza fare demagogia, come sta facendo lei.

        Rispondi
      • “Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di sé.
        Un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo
        senza aver provato mai pena per se stesso.”
        (David Herbert Lawrence)

        Similmente, non mi fu mai dato di vedere un pensionato come me
        lamentarsi della propria condizione.
        Quel pensionato che ha sempre lavorato,
        e regolarmente pagato per il suo lavoro,
        cadrà morto di vecchiaia giù dal ramo
        sul quale è pesantemente seduto,
        senza avere mai provato pena per se stesso.
        (Claudio Maria Perfetto)

        Lei ha ragione, sig.ra Anna.

        Ma, ahimè, non basta avere ragione: occorre farsela dare anche da altri che ci danno torto.

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      • Cara Anna vedo che tu hai capito la logica
        ragazzi ho 59 anni e conosco molto bene la storia delle varie riforme pensioni da Dini alla Fornero.
        Vorrei ricordare che quando ho iniziato a lavorare la legge era chiara in pensione con 35 anni di contributi versati e calcolo retributivo.. poi nel tempo tante manovre ci hanno penalizzato.
        Ora non capisco come mai i diritti acquisiti siano tali solo per i pensionati.
        Sappiamo tutti che gli ultimi 5 anni di lavoro in tanti facevano straordinari, si facevano pagare ferie e concordavano aumenti al solo scopo di aumentare la pensione. Lo hanno atto anche tanti sindcalisti.
        Ora chieder a chi ha goduto di tanti benefici di far un piccolo sacrificio a favore delle generazioni future non mi pare eresia. Ma non lo diciamo ai sindacati, visto che la categoria più forte è quella dei pensionati.
        Ovvio che la cosa migliore sarebbe recuperare l’evasione contributiva dovuto al la voro nero o a contratti ridicoli, e ve ne potrei fare mille di esempi e darvi copia, come quelli della ristorazione, del turismo, ma non c’è la volontà politica e mancano i controllori.
        Che dire non ci salteremo fuori e andremo in pensione con 44/45 anni di contributi e con importi quasi pari alle baby pensioni.
        I lavoratori sono e restano i nuovi sfruttati.

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        • Mi spiace Alessandro, 59 anni!… questa notizia di oggi 24.5 su il Giornale on line dal titolo ” Fine lavoro mai” … cercala, suppongo sia reale … non la decidono i pensionati, forse il numero dei lavoratori, non credi.

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        • Vedi Alessandro, diciamo che fai parte di quella categoria di lavoratori prossimi alla pensione ma ancora distantini; prima ci deve essere un 6 davanti; parli di pensioni da fame? piano: il tempo per farti una pensione integrativa l’hai avuto; se poi non hai voluto o potuto è un altro discorso; non prendertela con i pensionati; pensi che decidano loro? no, è la politica; stai alla finestra, fare la spesa nei discount e guardare pure le cose scontate a breve scadenza; sperare che vada in porto la riforma Perfetto e c; saluti a te e ai gestori del sito

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        • buongiorno Alessandro, a mio parere lei ha ragione da vendere , quello che sostiene riguardo al chiedere un piccolo sacrificio alle castagne che hanno potuto godere e godono tuttora di condizioni più favorevoli a favore di chi ora e prossimo al pensionamento coi criteri diametralmente opposti , lo trovo giusto e doveroso

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        • Caro Alessando.
          Da quanto ci dici, presumo tu sia del 1966.
          Visti gli accadimenti, che diverranno penalizzanti per i lavoratori, risalenti agli anni 90 e rifacendomi al 1995 (anno di nascita del ritenuto primo governo tecnico), ne traggo che all’epoca avevi 29 anni.
          Nel presupposto che, quantomeno, tu abbia avuto modo di studiare (mi auguro che tu abbia potuto laurearti), temo che: per come anche io ragionavo a quell’età, la riforma Dini tu la abbia vissuta e compresa a fondo solo più avanti; come accade a molti ovvero quando ci si arriva “al dunque” ma, ormai, … è troppo tardi.

          Al di la del concetto di “diritto acquisito” che diviene tale solo da acquisito, ovvero da quando lo maturi; se il tuo /mio datore di lavoro ci assumesse con contratto indeterminato, non per questo gli contesterai che trattasi di un diritto acquisito!

          Dal mio punto di vista dovresti guadare maggiormente al contesto socio economico di questi untimi 3/4 decadi al “passo del gambero”sulle conquiste civili e sociali erose sotto la spinta del paradigma economico neoliberale e della trasformazione che esso ha imposto ovvero di abbattere il modello fordista-keynesiano che ruotava sulla stabilità del lavoro sindacalmente protetto.
          Ora ti restano solo i referendum abrogativi, non propositivi (sebbene la tua proposta … la tua idea questo sistema economico la coglierebbe al volo).

          Concludendo, poiché a me piacciono gli interventi poetici di Perfetto ma , ancor di più l’arguzia popolare, al di la dei richiami storici e/o politici ascritti alla seguente filastrocca di data incerta, te la riporto nel dialetto originale, il milanese; il titolo è: Crapa pelada.
          Facile è la morale.
          Vi si narra, in un paio di strofe che riporto, di un tale con la testa pelata che ha preparato dei tortelli ma che non vuole darne ai suoi fratelli.

          Crapa pelada la fà i turtei
          Ghe ne dà minga ai soi fradei
          Oh! oh! oh! oh!
          I so fradei fan la frittada
          Ghe ne dan minga a Crapa pelada
          Oh! oh! oh! oh!

          Saluti

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          • Questo WL credo che sia Wal; concordo al 1000% con questa tua esternazione; bella anche la massima della crapa…..; saluti a te e ai gestori del sito

          • Caro Wal, non dire così; non sei vecchio, diciamo che vecchi sono quelli di 90 anni; e ci diranno: vecchi sono quelli di 100; etc; saluti a te , al dott. Perfetto e ai gestori del sito

        • Sig. Alessandro, glielo spiego io come mai i diritti acquisiti siano tali solo per i pensionati: PERCHE’ LI HANNO MATURATI secondo le leggi vigenti al momento.

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  10. Insisto con la necessità di reciprocità generazionale:

    Un professore universitario propone di smettere di pagare le pensioni a un terzo degli anziani: una proposta provocatoria che riapre il dibattito sulla giustizia generazionale e sulla sostenibilità del sistema pensionistico

    Negli Stati Uniti, come nel nostro Paese, la previdenza sociale è uno dei pilastri del benessere di milioni di anziani. Tuttavia, il suo futuro è incerto: secondo gli esperti, se non verrà attuata una qualche riforma, i fondi a sostegno potrebbero esaurirsi entro il 2035, con conseguenti tagli automatici alle prestazioni sociali.
    Stiamo parlando della generazione più ricca nella storia di questo pianeta”, ha affermato, riferendosi ai baby boomer, ora in pensione. “Ogni anno, 1,2 trilioni di dollari vengono trasferiti da giovani in difficoltà crescente a persone che, in molti casi, non ne hanno bisogno. Qualcosa non funziona”.
    Organizzazioni come il Manhattan Institute, un think tank conservatore, sostengono in parte la tesi di Galloway: mantenere i benefici per i pensionati ad alto reddito comporta una redistribuzione regressiva. Secondo lui, continuare ad aumentare le tasse e i contributi per mantenere questi benefici è “uno dei più grandi e ingiusti trasferimenti di ricchezza intergenerazionali della storia”.
    La proposta di Galloway tocca una corda sensibile nel dibattito negli Stati Uniti e in un numero crescente di paesi: la previdenza sociale dovrebbe essere un diritto universale garantito dal versamento dei contributi oppure un sistema su misura per le esigenze di ogni individuo? La sua idea, seppur controversa, ci costringe ad affrontare una scomoda realtà: mantenere lo status quo delle pensioni potrebbe avere conseguenze altrettanto ingiuste, ma per le generazioni più giovani.

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