Pensioni 2026, i pensionati più tassati? In Italia, un confronto tra lordo/netto negli altri Paesi

In questo elaborato pubblicheremo alcune considerazioni interessati che ci ha inoltrato il Dott. Maurizio Gibbin, a molti probabilmente noto per essere uno dei firmatari della proposta Previdenziale Perfetto, Armiliato, Gibbin, relativamente alla comparazione contabile previdenza/assistenza in Europa. In particolare partendo dal presupposto che In Italia l’INPS somma i dati economici delle pensioni previdenziali e delle pensioni assistenziali e assistenza sociale, egli parte da alcune domande di sicuro interesse per i nostri lettori, di seguito le sue domande e le risposte che si dà aiutandosi con i dati. Importante evidenziare inoltre che per elaborare le statistiche é stato utilizzato Gemini AI. I dati e le statistiche derivano dall’incrocio delle pubblicazioni ufficiali dei principali enti di ricerca e statistica nazionali e internazionali. ( Chi volesse avere informazioni sulle fonti non esiti a scrivere alla redazione saremo lieti di fornirvi ogni dettaglio)

Riforma Pensioni 2026: 3 domande chiave sul calcolo delle pensioni

Domande:

  1. Gli altri Paesi europei come calcolano le pensioni?
  2. Anche loro in termini di “contributivo” e di “assistenziale”? 
  3. In Italia la spesa pensionistica rispetto al PIL è più alta della media europea?

Risposte:

Dal confronto internazionale in Europa ogni Paese organizza il proprio welfare in modo diverso. Tuttavia, esistono standard internazionali (come quelli di Eurostat e dell’OCSE) che ci permettono di fare paragoni sensati.

Ecco come funziona il resto d’Europa rispetto all’Italia.

1. Come calcolano le pensioni gli altri Paesi?

Quasi tutti i Paesi europei adottano una distinzione simile alla nostra tra contributivo previdenziale e assistenziale sociale, ma spesso usano strutture diverse:

  • Il sistema a “Pilastri”: Molti Paesi (come Germania, Olanda o Svezia) separano nettamente la pensione di base statale (spesso uguale per tutti o legata alla residenza) dai fondi pensione legati al lavoro.
  • La distinzione Eurostat: Per rendere i dati confrontabili, l’Europa classifica la spesa per “Funzioni”. Le pensioni di vecchiaia (previdenza) vengono distinte dalle prestazioni per l’esclusione sociale o l’invalidità civile (assistenza).
  • Chi paga? In Italia l’INPS gestisce quasi tutto. In altri Paesi, l’assistenza è spesso gestita direttamente dai Ministeri delle Politiche Sociali o dalle Municipalità, ma separando fisicamente i soldi delle tasse da quelli dei contributi in due gestioni separate.

2. La spesa pensionistica in Italia vs Europa

La spesa pensionistica italiana rispetto al PIL è tra le più alte in Europa (e nel mondo).

AreaSpesa Pensioni / PIL (stima 2024/2025)
Italia~16,2% – 16,3%
Grecia~16,4%
Francia~14,9%
Media UE (27)~12,9%
Germania~12,2%

Perché il dato italiano è così alto?

Ci sono tre motivi principali che spesso rendono il dato italiano “gonfiato” o più pesante:

  1. L’Inclusione dell’Assistenza: L’Italia include nel calcolo della “spesa pensionistica” voci che altri Paesi classificano come “assistenza sociale” (es. pensioni di invalidità civile o assegni sociali). Se togliessimo l’assistenza, la nostra spesa scenderebbe, ma resterebbe comunque sopra la media.
  2. Demografia: L’Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo. Abbiamo molti pensionati e pochi lavoratori che versano contributi.
  3. Tassazione (Il “paradosso lordo”): In Italia le pensioni sono tassate come reddito da lavoro. Lo Stato eroga una pensione lorda alta, ma ne riprende subito una parte sotto forma di tasse (IRPEF). In molti altri Paesi le pensioni sono tassate meno, quindi la spesa “lorda” italiana sembra più alta di quella “netta” effettiva.

Un punto fondamentale

Se guardiamo la spesa sociale totale (che include sanità, asilo, disoccupazione, ecc.), l’Italia è in linea con la Francia e la Germania. Il nostro “problema” è che:

  • Sovra-tassiamo le pensioni esponendo in prima analisi l’esborso complessivo italiano ad una cifra molto sopra la media europea, ma dove in realtà le pensioni nette sono al di sotto del ‘percepito netto’ degli altri paesi europei (Vedi allegato B).    
  • concentriamo la stragrande maggioranza dei soldi sulle pensioni, lasciando meno risorse per le famiglie, i giovani e le politiche attive del lavoro.

Allegato B –  Raffronto tra pensioni lorde e nette nei Paesi Europei

Fornire una tabella esatta con i valori medi lordo/netto per ogni Paese è complesso, poiché la tassazione delle pensioni dipende da variabili individuali (carichi di famiglia, redditi extra, detrazioni locali). Tuttavia, è possibile delineare un confronto basato sui regimi fiscali prevalenti e sui dati OCSE/Eurostat più recenti (2024-2025).

L’Italia è uno dei Paesi in cui la differenza tra pensione lorda e netta è più marcata, poiché le pensioni sono tassate quasi esattamente come il reddito da lavoro (IRPEF), a differenza di molti partner europei che prevedono forti sgravi o esenzioni per i pensionati.

Confronto Tassazione Pensioni in Europa

PaeseTipo di Tassazione (IRPEF su Pensioni)Stima “Netto” su 1.000€ Lordi*Note principali
Slovacchia0% (Esenzione totale)~1.000€Non tassa le pensioni di vecchiaia.
GermaniaProgressiva (con ampie esenzioni)~900€ – 950€Solo una parte della pensione è tassabile (quota in aumento).
FranciaProgressiva (agevolata)~880€ – 920€Detrazione specifica del 10% e quoziente familiare favorevole.
SpagnaProgressiva (simile al lavoro)~820€ – 850€Tassazione simile all’Italia, ma con soglie di esenzione più alte.
ItaliaProgressiva (Piena IRPEF)~750€ – 780€I più tassati: aliquote dal 23% al 43% + addizionali locali.
GreciaFlat Tax (per nuovi residenti)~930€7% fisso per chi sposta la residenza dall’estero.

*Nota:

Nota sulla metodologia: I valori “netti” in tabella sono stime basate su modelli standard (pensionato single, senza detrazioni per carichi di famiglia), poiché la tassazione reale varia da individuo a individuo. Tuttavia, la tendenza che vede l’Italia come uno dei Paesi con la più alta tassazione sulle pensioni medie è un dato strutturale ampiamente documentato da tutte queste fonti. Inoltre si evince come all’aumentare dell’importo lordo, il divario in Italia cresce esponenzialmente rispetto alla Germania o alla Francia.


Perché in Italia il “Netto” è più basso?

Il divario tra lordo e netto (il cosiddetto tax wedge sulle pensioni) è influenzato da tre fattori economici:

  1. L’assenza di agevolazioni specifiche: In molti Paesi europei, i pensionati pagano meno contributi sociali rispetto ai lavoratori. In Italia, pur non pagando i contributi previdenziali sulla pensione, l’aliquota IRPEF resta identica a quella di un lavoratore, con “no-tax area” molto ridotte.
  2. Addizionali Locali: L’Italia somma all’imposta nazionale le addizionali Regionali e Comunali, che possono pesare per un ulteriore 2-3% sul lordo, raramente presenti in questa forma all’estero.
  3. Il sistema delle detrazioni: Mentre in Germania il sistema è pensato per lasciare quasi intatte le pensioni medio-basse, in Italia le detrazioni per reddito da pensione decrescono rapidamente, penalizzando il ceto medio.

In sintesi qualche calcolo semplice

Se un pensionato italiano riceve 2.000€ lordi, il suo netto sarà circa 1.550€. In Germania, a parità di lordo, lo stesso pensionato potrebbe intascare circa 1.850€.

Questa differenza è uno dei motivi per cui la spesa pensionistica italiana appare “gonfiata” nei confronti internazionali: lo Stato italiano eroga un lordo elevato, ma ne recupera circa il

20-25% sotto forma di tasse, che rientrano immediatamente nelle casse pubbliche.

Anche in questo caso in Italia c’è molta ‘ambiguità’ tra quanto viene complessivamente detratto con le tasse dalle pensioni e quanto viene poi ‘girato’ all’assistenza sociale.

Questo sistema toglie ‘valore’ alle pensioni, costruite con i versamenti dei lavoratori, rendendo ancora più difficile capire quanto il sistema pensionistico sia in equilibrio e sostenibile nel tempo”

Ringraziamo molto Il Dott. Gibbin per questo interessante spunto di riflessione, vi chiediamo che effetto vi fa vedere che l’Italia anche a livello pensionistico é il paese più tassato?

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67 commenti su “Pensioni 2026, i pensionati più tassati? In Italia, un confronto tra lordo/netto negli altri Paesi”

  1. Il sig. Nicola T. e il sig. Wal sono due colonne portanti che reggono il confronto tra i lettori che commentano su questo sito; essi offrono molti spunti di riflessione che alimentano il confronto.

    Sono, per così dire, attori principali.

    Altri lettori, invece, sono comparse, ma non per questo di minore importanza.

    Come negli spettacoli teatrali la spalla serve per mettere in luce il personaggio principale, così le comparse mettono in luce gli attori principali.

    Poco importa essere attore o comparsa.

    Importa riuscire a svolgere bene il ruolo che il regista ci assegna.

    Rispondi
  2. Rispondo al commento del sig. Diridero in data 9 Febbraio 2026 alle 8:40.

    Tale commento mi era completamente sfuggito. Suppongo che la causa possa dipendere dal fatto che, essendo piuttosto lungo, il commento del sig. Diridero sia stato messo in moderazione e quindi pubblicato con un certo ritardo.

    Il sig. Diridero è certamente un lavoratore dipendente (non importa se nel pubblico o nel privato). Deduco questo dalle seguenti parole del sig. Diridero:

    “io sono libero di continuare a scioperare, quando chiamato a farlo, per tutelare legittimamente i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti (sciopero generale) e continuerò ad invitare gli altri lavoratori a farlo perché se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito e deve garantire “una vita” al di fuori dell’ orario di lavoro…”.

    Io non ho nulla da obiettare su quanto afferma il sig. Diridero:

    • Azione legittima: diritto di sciopero contemplato dalla Costituzione della Repubblica Italiana

    • Obiettivo nobile: tutelare i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti

    • Morale condivisibile: se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito

    Facciamo in po’ di conti della serva.

    Essendo il sig. Diridero un lavoratore dipendente, suppongo che guadagni intorno ai 70 euro netti al giorno (più o meno).

    Io adotto un ragionamento squisitamente di carattere economico: costo-opportunità.

    Se il sig. Diridero si assume il COSTO di 70 euro a causa della giornata di sciopero, vuol dire che ha in vista la OPPORTUNITÀ di ottenere qualcosa che valga più di 70 euro. Questo “qualcosa” è l’obiettivo nobile che ho citato prima, come pure rinnovare il contratto di lavoro per portare il salario a 90 euro netti al giorno. Per altri, invece, potrebbe essere qualcosa di diverso.

    Giusto per continuare a fare i conti della serva, riconduciamo il PIL (Y) alla somma di tutti i salari (W) di tutti i lavoratori mesi insieme (N). In formule: Y = W x N.

    Tutti saranno d’accordo che se si fa sciopero, si perde la giornata di lavoro e quindi il salario W annuale diminuisce e, di conseguenza, diminuisce il PIL annuale Y.

    Tutti sanno che l’Europa continua a martellare sul fatto che occorre diminuire il rapporto tra spesa pensionistica e PIL (qui probabilmente entra in gioco anche la difficoltà da parte del Governo di mostrare chiaramente i dati su pensioni previdenziali e su pensioni assistenziali, ed è anche per questo che da più parti viene sollecitata la separazione tra Previdenza e Assistenza).

    Il Governo ce la mette tutta per onorare le indicazioni provenienti dall’Europa, e quindi tende a ridurre la spesa pensionistica quanto più si riduce il PIL.

    Questa è la linea di azione del Governo. E non ci sono pressioni di alcun genere, nemmeno gli scioperi, che possano far cambiare la linea di azione del Governo.

    Lo sciopero, qualora sia indirizzato a far pressione, invece, sui datori di lavoro di determinate categorie di lavoratori, potrebbe avere un effetto. Resta però il fatto che il PIL si riduce e il Governo si trova nella condizione di dover ridurre la spesa pensionistica allungando la permanenza al lavoro dei lavoratori.

    CONCLUSIONI.

    Il mio invito ai lavoratori a non scioperare è semplicemente finalizzato al fatto di evitare perdite di PIL, che anche se non misura la reale qualità della vita, rimane l’indicatore di riferimento principale adottato da tutti Paesi per valutare la “ricchezza” della Nazione (lasciando pressoché in ombra il BES – Benessere Equo e Sostenibile – che va ben oltre il PIL, e che, per quanto riguarda in particolare l’Italia, evidenzia dati alquanto negativi relativi soprattutto a istruzione e ricchezza individuale ovvero PIL pro-capite – https://www.geopop.it/quanto-si-vive-bene-in-italia-cose-il-bes-e-quali-sono-gli-indicatori-del-benessere-equo-e-sostenibile/).

    Rispondi
  3. Rispondo al commento del sig. Diridero in data 9 Febbraio 2026 alle 13:52: è un commento che considero molto pertinente a quanto da me espresso nel mio commento in data 9 Febbraio 2026 alle 11:03 e che coinvolge indirettamente anche il sig. Pio.

    Sig. Diridero, ricordo molto bene la domanda che lei mi pose riguardo al sig. Pio: “perché il suo giudizio sul signor Pio è così severo?”.

    Io le risposi: “Il mio giudizio sul comportamento del sig. Pio è, in effetti, alquanto severo. E mi dispiace. Mi dispiace riconoscere che un essere umano si comporti in maniera così degradante.”

    Quando risposi, invece, al sig. Pio, alla fine del mio giudizio severo aggiunsi:

    “Tuttavia, ha certamente modo di riqualificarsi, esprimendo commenti rispettosi verso le persone (sia verso i politici, che verso i lettori di questo sito).
    So che può farlo. Sta a lei decidere di farlo.”

    Come lei osserva, sig. Diridero, noi non siamo asceti, è vero.

    Uno dei miei interessi è lo studio della vita degli asceti e dei Maestri autorealizzati.

    Per poter rispondere alla sua osservazione sul perché ho mostrato insofferenza nei confronti del sig. Pio, ho necessità di appoggiarmi “sulle spalle dei Giganti” (come avrebbe detto Newton) in modo da poterle offrire una vista più lontana della mia.

    Dal Vangelo di Giovanni 2, 13-25

    “Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»”.

    Ho molto studiato la vita di Gesù, leggendo due volumi scritti da un gesuita, come pure i 4 Vangeli canonici Marco, Matteo, Luca e Giovanni (studiando anche un minimo di lingua ebraica per poter fare i confronti tra quanto riportato nei Vangeli canonici con quanto è riportato nella Bibbia scritta in ebraico presente nella mia libreria). Ho letto anche i vangeli apocrifi (chiamati così perché non riconosciuti dalla Chiesa) ed ho approfondito la vita di Gesù trascorsa tra i Maestri nel Kashmir in India. Ricordiamo che nei Vangeli canonici non si sa nulla di dove sia stato Gesù tra i 16 anni all’incirca e quando cominciò il suo ministero all’età di 30 anni.

    Sto dicendo queste cose per rendere credibile l’idea che ho maturato di Gesù uomo.

    Ebbene, anche Gesù l’asceta, perse la pazienza quando scacciò i mercanti dal tempio.

    Passo a citare un altro racconto.

    Un Maestro autorealizzato aveva trovato necessario redarguire un discepolo per un grave errore. Più tardi egli disse sospirando: “ Io vorrei influenzare gli altri solo con l’amore. Mi sento morire quando sono costretto a correggerli in altro modo”.

    Ebbene, anche un Maestro autorealizzato a volte trova come sola via per istruire i suoi discepoli il ricorso ad un linguaggio che potrebbe essere ritenuto aspro.

    CONCLUSIONE

    Io non sono un asceta come Gesù, né un Maestro autorealizzato, ma aspiro a raggiungere lo stesso livello spirituale raggiunto da loro.

    Come loro, anch’io posso a volte arrabbiarmi o utilizzare un linguaggio ritenuto un po’ aspro. Tuttavia, rendendomi conto di aver perso l’equilibrio, rinnovo di volta in volta il proposito di mantenere l’equilibrio in ogni circostanza, ricordandomi in ogni circostanza di mantenere la calma anche nel fragore dei mondi che crollano.

    I commenti del sig. Pio si inseriscono in articoli importanti, che potrebbero essere letti dalle Istituzioni e dalle Aziende che hanno ricevuto la Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin, nella quale ci sono riferimenti che conducono al sito di pensionipertutti.

    Con quale grado di attendibilità potranno essere presi in considerazione i contenuti della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin qualora le Istituzioni leggessero i commenti dei lettori di pensionipertutti?

    Francamente, trovo i commenti del sig. Pio fuori posto. Ma mi rendo conto che è questa la forma di espressione del suo pensiero.

    Come tutti noi, del resto, anche il sig. Pio è libero di esprimere il suo pensiero nella forma a lui più consona.

    Rispondi
    • Rispondo al commento del Dott. Perfetto del 9 febbraio alle ore 15,44…

      Gesù..

      Non saprei se è il Figlio di Dio ma non mi interessa più di tanto…

      È il mio riferimento assoluto ma…

      Di Gesù ce ne è uno solo ed io non mi sogno nemmeno di provare ad emularlo…

      Voglio essere l’uomo che sono, liberamente imperfetto e libero di rendere pan per focaccia a chi mi manca di rispetto…

      Chi mi ha mancato di rispetto ha ovviamente ancora la possibilità di scusarsi e dopo le scuse di dialogare ancora con me…

      Il signor Pio non le ha mancato di rispetto…

      Ci tengo a sottolineare che il signor Pio per me è una brava persona, che esprime la rabbia per come la becera politica tratta i cittadini come sudditi, dimenticando che chi è seduto in Parlamento, Governo o opposizione che sia, è lì per rappresentarci e non per spadroneggiare…

      Alla fine la sua ironia e il suo sarcasmo finiscono per essere condivisibili…

      Saluti a lei e ai gestori del sito…

      Rispondi
      • vedi caro Diridero, che siano condivisibili oppure no, i commenti del signor PIO esprimono rabbia ma la rabbia può essere incanalata in varie maniere; un estraneo che entra nel sito si fa un’immagine; inoltre conta anche il numero di volte che si ripetono le cose: se lo ripeti all’infinito perde efficacia; inoltre offendere le persone non è mai la strada giusta; tutto qui; saluti a te e ai gestori del sito

        Rispondi
  4. Io personalmente non vorrei che nessuno smettesse di scrivere in questo Forum visto che è per tutti ed in questo caso mi rivolgo al Sig. Nicola T. Io talvolta non la penso come lui ma questo non vuol dire che io possa anche se in disaccordo criticare la persona visto che non lo conosco. Se lui o altri la pensano diversamente da me pazienza scrivo lo stesso il mio pensiero, giusto o sbagliato che sia, sono un essere umano. A me personalmente niente mi porta ad amare un partito invece di un altro, non mi permetto di dire che un partito sia migliore o meno visto che non ho mai avuto una tessera tantomeno mai ne avrò una perché non voglio essere obbligato in niente da nessuno. Sono estremamente convinto però che quello che sta facendo questo Governo ( su tante cose), ma qui si parla di pensioni, mai siano state fatte così tante promesse sul fare questo è togliere quest’altro e poi, bisogna essere obbiettivi a parte sprecare il Nostro Denaro in tante cose inutili ditemi cosa ha fatto di meglio a parte promettere o togliete in modo migliore di qualsiasi altro governo passato dopo tutte le promesse di Salvini o della Meloni. Ditemi una cosa che hanno migliorato, questo io critico quando qualcuno lo difende, ma non credo questo sia offendere il sig. Nicola T. O chiunque altro la pensi in modo diverso da me, perciò non reputo giusto che se si sente attaccato da me o altri non possa serenamente rispondere per quanto mi riguarda se ha idee diverse. Viva Dio per ora, e ripeto per ora almeno noi lo possiamo fare mentre in giornali e televisioni no questo è evidente, perciò non capisco perché qualcuno si debba sentire offeso per qualche parola scritta scompostamente. Io spero che ci ripensi perché il discutere per me è il sale della vita.

    Rispondi
    • caro Mog, ti sei espresso in maniera chiara; anch’io , su alcune cose, ho idee differenti da Nicola T; detto questo, caro Nicola T, se qualcuno ti ha offeso, chiedo scusa io per loro; chiedere scusa può costare molta fatica ma poi alla fine ci si sente meglio; saluti a te, a Mog, a Wal e ai gestori del sito

      Rispondi
      • Mi rivolgo a Wal e spero che legga questo commento; che fai, ci abbandoni? ricordo quando mi difendevi dagli attacchi di Franco Giuseppe che saluto; i tuoi spunti di riflessione sono stati molto importanti; se qualcuno ti ha offeso chiedo scusa io per loro; ripensaci; saluti a te e ai gestori del sito

        Rispondi
  5. Sior Nicola, Sior Wal,
    ve scrivo ‘ste parole con un soriso…☺️

    Co’ ‘na ciacoea che gà fato ‘sto pensier de andarse,
    par un disguido de parole,
    no se tratta de butar fora tute le barche dal rio!
    Qua se parla, se ride, se discute come se stesse in campiello,
    no co’ la testa a far guerra.

    Se ‘na frase ve gà toccà, ferma un momento…
    penséce su con calma e bon senso.
    Qua senza voialtri, ‘sto forum par un rio che ga perso le barche…
    mejo restar ancora un fià,
    che magari co’ un altro goto de ciacoea
    se torna a rider insieme!

    Rispondi
  6. Una certa discepola si sentiva offesa per ogni menzione dei suoi difetti. Un giorno il suo Maestro le disse: “Perché non vuoi essere corretta? Non sono forse qui per questo? Il mio Maestro mi riprendeva spesso davanti agli altri. Io non me ne risentivo, perché sapevo che cercava di bandire la mia ignoranza. Adesso non sono suscettibile a nessuna critica; nessun punto vulnerabile è rimasto in me, che potrebbe dolere se qualcuno lo toccasse”.

    Il Maestro continuò dicendo: “Ecco perché ti rinfaccio apertamente i tuoi difetti. Se non cerchi di guarire i punti piagati nella tua mente, trasalirai dolorosamente ogni volta che qualcuno li toccherà”.

    Io penso che ogni persona con la quale entriamo in contatto può essere considerata un nostro “maestro”, nel senso che ci offre l’occasione di affinare il nostro pensiero mettendone alla prova la consistenza dei razionali sui quali il nostro pensiero si regge.

    Ma, cosa ancora più importante, il confronto con altre persone ci consente di individuare i punti deboli presenti nel nostro carattere, e ci stimola ad operare come dei novelli Michelangelo.

    Sì, perché in noi alberga uno scultore, che con il martello della volontà e lo scappello della determinazione, colpo su colpo inferti all’ego non con rabbia ma con il sorriso che sa di vittoria, fa emergere, da quell’ammasso deforme di ego, una figura più aggraziata, una persona piacevole con la quale relazionarsi.

    Io ho mantenuto una sorta di diario in merito ai commenti che ho scritto su questo “blog”, o “forum”, o comunque lo si voglia chiamare, collezionandoli sul mio sito al seguente link: https://sites.google.com/view/economatica4/post/sulle-pensioni.

    Rileggendoli, ritrovo nei miei commenti qualche vena di arrabbiatura, qualche scivolone sintattico, qualche espressione sgrammatica, ma tutto ci può stare, se il rispondere ai commenti di altri ci mette alla prova e ci permette di diventare migliori di quanto siamo.

    Per concludere, vorrei aggiungere che pensionipertutti è un sito non solo di informazione sulle pensioni, ma è anche un sito che consente di esprimere liberamente le proprie riflessioni, in maniera del tutto gratuita, anche se talvolta, però, il prezzo da pagare è una critica non gradita.

    Rispondi
    • Dott. Perfetto buon pomeriggio!…

      Mi perdoni la provocazione…

      Come mai lei ha mostrato insofferenza su questo stesso forum nei confronti del signor Pio?…

      Se “ogni persona con la quale entriamo in contatto può essere considerata un nostro “maestro”, nel senso che ci offre l’occasione di affinare il nostro pensiero mettendone alla prova la consistenza dei razionali sui quali il nostro pensiero si regge”, perché questo suo pensiero non ha riguardato il signor Pio?…

      Le rispondo io…

      Perché non siamo asceti ed è umano perdere la pazienza se l’ interlocutore di turno si comporta con saccenteria, presunzione e maleducazione…

      Buon pomeriggio a lei e ai gestori del sito…

      Rispondi
  7. Ieri sera ho dimenticato di salutare ( ero un pò arrabbiato), un sincero augurio di buon proseguimento a tutti gli utenti del blog (tranne uno ovviamente, che usa nomi diversi anche se non ho le prove) e un saluto ai gestori del sito.Continuerò a seguire il sito e gli articoli sempre interessanti e ben documentati.

    Rispondi
  8. Espressioni come ” bambino capriccioso”, difensore di sfruttatori”, denotano una chiara volontà di offendere. E ho perfino dei dubbi che si tratti di persone diverse. Dire di studiare non è offendere , ma solo di prendere informazioni, tutt’altro che offensivo come si vuol far credere. Penso proprio che seguirò Wal e vedrò di togliere il disturbo, dopo l’ entrata di un personaggio evidentemente con la chiara intenzione di voler avere sempre ragione, altro che democrazia. Il confronto si fa con le persone civili, non con chi offende.

    Rispondi
  9. Caro Dirindero,

    Come ho consigliato a Giovanni è inutile insistere e cercare di ragionare con alcune persone in questo blog. (poche per fortuna)

    Hanno una chiara insofferenza verso il dialogo, tipica di chi predilige toni autoritari e non accetta il confronto democratico, interpretando lo scambio di opinioni come un attacco.

    L’intimazione a non rispondere più ricorda il comportamento dei bambini capricciosi che, quando non possono dettare le regole, prendono il pallone e se ne vanno, interrompendo bruscamente il gioco per incapacità di gestire il confronto.👎

    Rispondi
  10. Direi che in questo forum c’è qualcuno che sproloquia sul tema dei diritti e dei doveri, mostrando di aver compreso molto poco di ciò che qualcun altro ha espresso in una chiara forma italiana…

    A questo qualcuno suggerirei, piuttosto che maleducatamente invitare gli altri a studiare,di dedicarsi ad un ripasso della lingua italiana, prima di postare commenti assolutamente fuori luogo nel merito degli argomenti affrontati, cioè il diritto allo sciopero che nulla ha a che vedere con i doveri che lapalissianamente ogni lavoratore ha…

    Meglio essere paladini dei lavoratori che difensori degli sfruttatori…

    Rispondi
    • Lo ribadisco in forma chiara: d’ora in poi la prego di non rispondere ai miei commenti, e io non risponderò ai suoi. Il mio intervento non riguardava il diritto di sciopero, che rispetto pienamente, ma il fatto — e lo confermo — che in questo Paese i doveri vengono spesso dimenticati. Quanto alle lezioni di lingua italiana, da parte di chi attinge ampiamente all’intelligenza artificiale, lasciano il tempo che trovano. La invito quindi a chiudere qui la questione. Inoltre, avrebbe potuto rispondere direttamente, invece di ricorrere all’espressione “qualcuno”. Grazie.

      Rispondi
      • Fino a prova contraria è stato lei a rispondere maleducatamente e con tono saccente…
        Io agli individui come lei rispondo per le rime…
        Sono libero di rispondere direttamente o indirettamente e adesso le ho risposto per l’ ultima volta…
        Vada a sbollire da qualche altra parte!…

        Rispondi
  11. Sig. Paolo Prof.,

    Ribadisco che è lapalissiano che i disagi di uno sciopero ricadano sui cittadini comuni ma questo non è un motivo sufficiente per demonizzare lo sciopero…

    Lo sciopero è un modo per fare capire alla parte datoriale, privato o pubblico che sia, che senza il lavoratore non si va da nessuna parte…

    Dunque il disagio non riguarda solo i cittadini ma anche i datori di lavoro, aziende private e pubbliche…

    Se si bloccano i trasporti il problema riguarda eccome anche la politica, che deve gestire il malessere di chi li utilizza…

    Idem con patate se lo sciopero è generale e si protrae per più giorni, come recentemente accaduto in Francia…

    Concludo evidenziando come ci sia un po’ di contraddizione fra quando lei sottolinea che sfruttamento e “schiavismo” esistono ancora e quando invece demonizza lo sciopero che come già sottolineato da altri utenti e dal sottoscritto è l’ unica arma che rende il lavoratore il lavoratore un uomo libero che tratta il suo salario e non un uomo che implora un favore…

    Rispondi
    • Vedi Diridero, a me è capitato, sul fronte trasporti, di avere disagi elevati perchè ci sono stati scioperi; il giorno che capiterà, e non te lo auguro, di avere disagi elevati a causa di scioperi cambierai idea; in merito al mio commento sui precari della scuola parlo con cognizione di causa avendo vissuto una vita nella scuola; in merito agli scioperi non mi ricordo di averne fatti; quando era l’occasione di indirne uno per quella famosa leggina del 1988 ci sentimmo dire da un sindacalista che eravamo i fortunati; saluti a lei e ai gestori del sito

      Rispondi
  12. il mondo va verso la dittatura?

    Ho preparato tre gruppi di Stati dove la democrazia non esiste o è in discussione:

    1. Dittature Conclamate (Regimi Autoritari)

    Dove non esiste spazio per lo Stato di diritto o per l’opposizione.

    Cina: Autoritarismo tecnologico e partito unico.

    Russia: Regime autoritario bellico con eliminazione totale del dissenso politico e civile.

    Iran: Teocrazia repressiva basata sul controllo religioso e morale.

    Corea del Nord: Il regime più chiuso e totalitario del pianeta.

    2. Democrazie “all’Acqua di Rose” (Regimi Ibridi / Illiberali)

    Qui il governo ha già vinto gran parte della battaglia contro i contropoteri, o le regole democratiche sono manipolate.

    Ungheria: Il modello di “democrazia illiberale” dove il partito di maggioranza controlla quasi tutti i gangli dello Stato e della giustizia.

    Turchia: Un sistema dove il potere è accentrato nelle mani del Presidente e il dissenso giudiziario è stato ampiamente neutralizzato dopo anni di purghe.

    India: Definita spesso “autocrazia elettorale”; si vota regolarmente, ma l’opposizione e i media indipendenti affrontano ostacoli legali e pressioni costanti.

    Tunisia: Un tempo promessa democratica, oggi vede un potere quasi assoluto nelle mani del Presidente, con la magistratura pesantemente esautorata.

    3. Democrazie “Sotto Stress” (Conflitto Governo-Magistratura)

    In questi paesi le istituzioni democratiche sono solide, ma c’è uno scontro aperto per ridisegnare i confini del potere giudiziario.

    Stati Uniti: Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca (2025-2026), la tensione è altissima. Il governo spinge per un controllo più diretto sui funzionari federali e sulle procure (Dipartimento di Giustizia), mentre i tribunali sono chiamati a fare da argine a decreti esecutivi controversi su immigrazione e poteri presidenziali.

    Italia: Il Paese vive una fase di scontro frontale. La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere (e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare) è vista dal governo come necessaria per l’imparzialità, ma dalla magistratura come un attacco all’indipendenza dei giudici. Le sentenze sui centri per migranti hanno ulteriormente esasperato i rapporti.

    Israele: Prosegue il durissimo braccio di ferro sulla riforma della giustizia che mira a ridurre il potere di controllo della Corte Suprema sulle decisioni del governo.

    Messico: È in corso l’attuazione della riforma radicale che prevede l’elezione dei giudici tramite voto popolare, una mossa che la magistratura locale denuncia come la fine della propria autonomia.

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  13. Perché il modello “Azienda-Caserma” funziona (e la Democrazia no)

    Visto le diverse anime che popolano il forum, volevo lanciare una riflessione impopolare sulla gestione delle grandi masse e delle organizzazioni complesse.

    Guardiamoci intorno: qual è la struttura che ottiene i risultati più rapidi nel minor tempo possibile? La gerarchia militare.
    Non è un caso che il mondo del business più aggressivo abbia mutuato il concetto di CEO “assoluto”. In un’azienda che funziona, il CEO non indice un referendum per decidere la strategia di mercato; decide, delega e supervisiona. Chi non si adegua alla visione è fuori. È brutale? Forse. È efficace? Estremamente.

    Ecco i punti chiave per cui, a mio avviso, il comando verticale batte la consultazione orizzontale:
    Velocità decisionale: In un regime di tipo militare o in una “dittatura aziendale”, il tempo tra l’analisi del problema e l’esecuzione della soluzione è ridotto a zero. Niente commissioni, niente emendamenti, niente ostruzionismo.
    Responsabilità univoca: Se l’obiettivo fallisce, il colpevole è uno solo.

    In democrazia, la colpa è sempre di qualcun altro o di un sistema nebuloso.

    Ordine sociale e coesione: La massa, lasciata a se stessa, tende al caos o alla paralisi per eccesso di opinioni divergenti. Una direzione forte imprime una spinta vettoriale unica.

    Attenzione, però: non facciamo confusione.
    Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che la Democrazia è un’altra cosa. Non è un sistema nato per l’efficienza, ma per la tutela. La democrazia serve a garantire che nessuno venga schiacciato, a dare voce a tutti e a mediare tra interessi opposti. È, per definizione, lenta, macchinosa e spesso frustrante.

    Il punto è proprio questo: siamo sicuri che per gestire le sfide del futuro (crisi globali, mercati iper-rapidi, gestione delle masse) la democrazia sia lo strumento adatto? O dovremmo accettare che per “portare a casa il risultato” serve un generale, non un’assemblea condominiale?

    In sintesi, il mondo va verso la dittatura?

    Ditemi cosa ne pensate (senza arrabbiarti)

    Rispondi
    • L’efficienza della “azienda-caserma” è reale in contesti ristretti e a breve termine, ma non è scalabile a una società. Una dittatura sacrifica diritti, pluralità e controllo sul potere per la velocità decisionale. La democrazia, pur essendo più lenta, è l’unico sistema che garantisce adattabilità nel lungo periodo, legittimità e protezione dalle tirannie. Il futuro richiede non meno democrazia, ma democrazie più agili e informate, capaci di mediare tra efficienza e tutela. L’alternativa non è tra generale e assemblea, ma tra un sistema che apprende dagli errori e uno che li impone.

      Rispondi
  14. Che gli Imprenditori debbano affrontare varie problematiche è fuori discussione e sarebbe da stupidi negarlo…..per quelli Onesti e non per i Prenditori che pagano 3 € all’ora per cogliere i pomodori al Sud o per produrre il vino al Nord oppure, come scritto da più testate in questi giorni quelli che affittano una camera di Albergo per Milano Cortina ad 800€ minimo al giorno per pagare chi le pulisce a 3€ a camera per 8/900€ euro al mese. Questo si chiama sfruttamento per non dire di peggio, dai uno stipendio giusto, paghi le tasse giuste e queste persone vivranno degnamente ed avranno una Pensione Umana e non da 600€ al mese e non come ho letto qualche volta perché uno non ha lavorato ma, viceversa perché Non è stato pagato come si doveva. Poi ci sono quelli Onesti e ne ho avuti anche io che pagano in modo giusto le persone che contribuiscono a far sì che non manchino i fondi per pagare le nostre Pensioni. Perché tanto è tutto un circolo virtuoso, se i dipendenti ( che pagano Subito le Tasse hanno una certa rendita questa entra anche nelle casse dell’INPS e se il proprietario paga e Non Evade tanto gli fanno Condoni su Condoni anche i loro soldi servono a far sì che tutto torni). Certamente ci deve essere la giusta partecipazione di tutti altrimenti se già il lavoro scarseggia, i dipendenti pure e le Grosse aziende si fanno sedi all’Estero per non pagare in Italia ed altre Non pagano con nessuno che non le controlla soprattutto in Italia la colpa è di quello che ci chiede l’Europa o di quello che Truffiamo in Italia se no vuol dire che qualcuno ha la testa sotto terra per negare che questo succede. Per i Disonesti Logico e non per tutti ci mancherebbe altro, il problema è che con questi continui condoni la maggior parte degli Industriali viene consigliata nel farlo da questi Grossi Studi di Commercialisti che conoscono adesso questa scappatoia come ne usciamo? Fino a quando riscuoteremo le Pensioni? I nostri figli cosa potranno avere in Futuro? Sembra che a nessuno importi tutto questo ed è una cosa terribile non sapere di avere un futuro dopo una intera vita lavorativa. Tutti zitti? La colpa è di quelli di prima? Oppure come facciamo ognuno nella nostra famiglia da Subito cerca di risolvere un problema che esiste in quel momento e non pensando a quello che è successo prima. Questa cosa logicamente vale per tutti. C’è un problema si risolve. Punto non si da la colpa ma Si risolve oppure se non siamo capaci si va a casa e avanti un altro. Grazie ai gestori del sito

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  15. Rispondo all’ultimo commento del Dott.Perfetto dell’ 8 febbraio alle 12.36.
    Volevo anche sottolineare un aspetto che riguarda il diritto di sciopero, perchè c’è modo e modo di interpretare il ruolo del sindacato e del diritto di sciopero. E per vedere questo, basta solo fare un confronto tra CGIL e CISL.
    – La CGIL utilizza frequentemente lo strumento dello sciopero, anche generale, come mostrano le mobilitazioni nazionali del 2025 e 2026.
    – La CISL, invece, proclama meno scioperi e spesso non aderisce agli scioperi generali CGIL–UIL, preferendo “altre forme di mobilitazione”.
    Andamento generale 2023–2025
    – CGIL: utilizza lo sciopero come strumento centrale di mobilitazione, con proclamazioni frequenti a livello nazionale, di categoria e territoriale. Negli ultimi tre anni ha promosso più scioperi generali e numerose astensioni settoriali.
    – CISL: mantiene una linea più moderata, con pochissime proclamazioni di sciopero generale e un numero molto inferiore di scioperi settoriali. Preferisce manifestazioni, presidi, negoziazione e mobilitazioni non scioperanti.
    Differenza qualitativa (oltre che quantitativa)
    – CGIL proclama scioperi anche su temi politici generali (pensioni, fisco, lavoro, diritti civili).
    – CISL proclama scioperi solo in casi eccezionali e quasi sempre su vertenze specifiche, evitando lo sciopero politico.
    – CGIL proclama ogni anno un numero di scioperi da 5 a 10 volte superiore alla CISL.
    – Negli ultimi tre anni, la CGIL ha proclamato decine di scioperi (inclusi almeno 2 scioperi generali), mentre la CISL meno di una decina complessiva, quasi tutti settoriali.
    Differenza strutturale nell’approccio
    – CISL — orientamento contrattualista.
    Punta alla negoziazione continua, evita lo scontro frontale, privilegia accordi incrementali e la costruzione di relazioni stabili con le controparti. Questo approccio porta a:
    – maggiore probabilità di arrivare alla firma
    – tempi più rapidi
    – minore conflittualità
    – più accordi aziendali e territoriali
    – CGIL — orientamento rivendicativo e conflittuale.
    Utilizza lo sciopero come leva principale, accetta tempi lunghi e rotture negoziali se ritiene insufficienti le proposte. Questo porta a:
    – maggiore pressione sulle controparti
    – risultati più ambiziosi quando si firma
    – ma anche più stalli e mancata firma quando non si raggiunge la soglia minima richiesta
    Come si traduce nella pratica
    – Nei tavoli negoziali, la CISL è spesso percepita come interlocutore affidabile e questo rafforza il suo peso.
    – Nelle piazze, la CGIL mobilita più persone e questo rafforza la sua capacità di pressione.
    – Nei rinnovi contrattuali, la CISL firma più spesso, quindi molti lavoratori la considerano più efficace nel portare risultati immediati.
    – Nei momenti di crisi, la CGIL viene percepita come più combattiva e quindi più rappresentativa del disagio.
    Detto questo, ma alla fine, dal punto di vista degli iscritti ai due sindacati quali sono i risultati? Eccoli :
    Perdita di iscritti 2015–2025
    – CGIL: circa –350.000 / –400.000 iscritti
    – CISL: circa –150.000 / –180.000 iscritti
    – La CGIL ha avuto un calo più marcato, concentrato soprattutto tra il 2015 e il 2020, con una stabilizzazione negli ultimi anni.
    – La CISL ha perso meno iscritti nel decennio e, dal 2020 in poi, ha mostrato una ripresa più evidente, soprattutto tra i lavoratori attivi.
    Quindi, i lavoratori attivi senza dubbio apprezzano l’ approccio negoziale della CISL.
    Chi invece come molti in questo sito, tengono nello scaffale ” Il capitale di Karl Marx ” e ” I’ egemonia culturale di Gramsci, ovviamente preferiscono l’ approccio della CGIL.Però, come dicono i dati, l’ approccio della CGIL non porta a grandi risultati e la CISL è in forte ripresa. Saluti ( quindi Dott.Perfetto, prosegui pure la sua battaglia).

    Rispondi
  16. Rispondo alle osservazioni dei sigg. Diridero e Mariano, che hanno in comune il fatto che sono rimasti DELUSI dalle mie “ultime uscite” riguardo ai lavoratori (in particolare dipendenti statali, nel commento del sig. Diridero) e riguardo allo sciopero (nel commento del sig. Mariano).

    Ma DELUSI DA COSA? Dal fatto che ho detto ciò che veramente penso in contrasto con le loro “aspettative”?

    Proprio qualche giorno fa ho riferito ad una persona che per non rimanere delusi occorre non nutrire aspettative.

    Ma l’essere umano è fatto così: nutre l’aspettativa che ciò che desidera si realizzi. Nutre l’aspettativa che anche gli altri la pensino come lui (o come lei).

    E allora ecco la poderosa macchina di comunicazione dei politici durante le campagne elettorali: SI DICONO COSE CHE GLI ELETTORI VOGLIONO SENTIRSI DIRE.

    I Politici vanno alla ricerca del consenso di altri.

    Io vado alla ricerca del consenso solo di me stesso, nel riconoscere i miei errori e nel correggerli, indipendentemente da ciò che possano pensare altri di me e rispondendo solamente alla mia coscienza.

    Mahatma Gandhi soleva dire: “Se nessuno ascolta il tuo appello, va’ da solo. Va’ da solo”.

    Io vado da solo. Perché non ho nessuno ai quali fare ascoltare il mio appello a non scioperare. A NON SCIOPERARE! (lo dico solo a me stesso che non ho mai scioperato in vita mia)

    E continuo ad affermarlo con lo stesso fervore e ardore che animava Giovanna D’arco nelle sue appassionate battaglie: NON SCIOPERARE! (lo dico ancora solo a me stesso)

    LAVORO!

    IL LAVORO RENDE LIBERI (quando si è liberi di lavorare)!

    Ma quando i lavoratori scioperano impedendo ad altri lavoratori di lavorare, ebbene questi ultimi non sono più liberi di lavorare e diventano schiavi del lavoro di altri lavoratori che proprio perché sono liberi di lavorare hanno anche la libertà di appellarsi al loro diritto di scioperare.

    Vorrei solo rivolgere la seguente domanda ai sigg. Diridero e Mariano: avete mai letto i Vangeli?

    Vi siete mai domandati, Diridero e Mariano, perché a volte, finito il suo discorso, Gesù era costretto ad allontanarsi accerchiato dai suoi discepoli affinché la gente non lo aggredisse? La gente voleva forse aggredirlo perché Gesù aveva detto di amare i propri nemici, anche i Romani che occupavano le loro terre?

    Come rispondereste, Diridero e Mariano, a Gesù sentendovi dire: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”?

    Come rispondereste, Diridero e Mariano, invece a me, se dicessi ai lavoratori e lavoratrici: “Beati quelli che scioperano, perché sono quelli che hanno un lavoro. Beati i lavoratori che vengono sfruttati e sottopagati, perché i disoccupati più di loro amerebbero essere sfruttati pur di essere sottopagati. Rallegratevi ed esultate, lavoratori e lavoratrici, perché grande sarà la vostra ricompensa quando andrete in pensione a 70 anni”?

    Gesù fu poco ascoltato, e la gente preferiva Barabba, il capobanda, perché Barabba incarnava le aspettative del popolo.

    Il sig. Diridero, attraverso il suo commento in data 8 Febbraio 2026 alle 8:43 ha messo in risalto un principio della fisica quantistica: l’osservatore modifica il fenomeno che sta osservando.

    Spiego tale principio in questo modo. Supponiamo di voler osservare il comportamento di un pipistrello in ore notturne. Sentiamo volare il pipistrello di qua e di là attorno a noi e sopra di noi, ma non riusciamo a vederlo. Accendiamo la luce, ed ecco che il pipistrello si blocca, finisce di svolazzare e trova un posto dove ripararsi e nascondersi. Sintesi: volevamo osservare il comportamento naturale del pipistrello, e, invece, il nostro atto di osservazione ha modificato proprio ciò che volevamo osservare, e cioè il comportamento naturale del pipistrello.

    Allo stesso modo ha fatto il sig. Diridero, il quale non si è limitato a LEGGERE ciò che ho scritto; ma ha interferito con ciò che ho scritto INTERPRETANDO ciò che ho scritto, secondo i sui valori, il suo modo di pensare, il suo modo di agire.

    Il sig. Diridero ha completamente alterato ciò che ho detto sui dipendenti statali, ed ha affermato che io ho (cito testualmente) “letteralmente offeso l’intera categoria dei dipendenti pubblici”.

    Al sig. Diridero è saltata in mente questa considerazione perché forse ho citato la parola “fannullone” parlando dei dipendenti statali?

    Ieri non avevo tempo per fare la ricerca di chi avesse espresso la parola “fannullone”, perché sono molto preso dal portare avanti il mio progetto riguardo all’inserimento dell’insegnamento dell’Economia Informatica nella Scuola Secondaria di Primo Grado (la scuola media, per intenderci) e il giorno 12 febbraio ho una consegna di un modulo che intendo assolutamente rispettare.

    Neppure adesso ho tanto tempo da dedicare, ma ho voluto scrivere su Google la seguente frase:

    “chi ha detto che i dipendenti statali sono fannulloni?”

    Ecco la risposta di AI Overview:

    “La celebre espressione sui “dipendenti fannulloni” fu utilizzata da Renato Brunetta, all’epoca Ministro per l’Innovazione e la Pubblica Amministrazione, nel 2008. Il ministro usò tale termine per indicare una minoranza di lavoratori poco produttivi nella pubblica amministrazione, promossa con il fine di premiare il merito e licenziare i fannulloni.

    • Contesto: La frase fu lanciata per avviare una riforma del Pubblico Impiego, focalizzata sulla lotta all’assenteismo e sull’introduzione di controlli più severi.

    • Significato: Nonostante la generalizzazione mediatica, Brunetta specificò che si trattava di una “minoranza” da colpire, distinguendola da chi lavora correttamente.

    • Risvolti: La battaglia di Brunetta portò a nuove norme per il licenziamento disciplinare dei dipendenti pubblici.

    Nel corso degli anni, l’espressione è rimasta legata al dibattito sulla produttività e la riforma della Pubblica Amministrazione italiana.”

    Stiamo parlando di PENSIONI, che derivano dal LAVORO, che viene sospeso dallo SCIOPERO, che viene giudicato un DIRITTO dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

    Io onoro lo Stato (pagando tasse, tributi e contributi), onoro la Costituzione della Repubblica Italiana (scritta da coloro che hanno contribuito a fondare lo Stato della Repubblica Italiana), onoro i Governi che sono al servizio dello Stato (che faticano a far funzionare una macchina assai complessa come quella dello Stato), e onoro i dipendenti dello Stato, i dipendenti dei privati, gli autonomi a partita IVA (se non altro perché pagano la mia pensione).

    Ultima cosa che vorrei aggiungere prima di concludere il mio commento.

    Paolo prof. nel suo commento in data 8 Febbraio 2026 alle 4:58 espone una chiara disamina nella quale ritrovo descritto in maniera aderente alla realtà lo stato di profondo disagio che si trova a vivere mia nipote che ha appena vinto il concorso di docente di ruolo in una scuola superiore nelle vicinanze di Milano. Al momento mia nipote è ancora nel periodo di prova, e quindi è importante che rispetti gli orari in cui deve fare lezione. Si alza alle 5 del mattino perché non sa mai quante corse salta ogni giorno TRENORD e se rispetta o meno le fasce di garanzia quando TRENORD aderisce agli scioperi.

    E questo è tutto quello che avevo da dire ai sigg. Diridero e Mariano.

    Firmato: Claudio Maria Perfetto
    Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana
    https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/107185

    Rispondi
    • Precisandole che: ero a conoscenza del suo riconoscimento da parte dello Stato; di cui non aveva mai dato notizia ai molti prima d’ora.
      Credo, a malincuore, che sia arrivato il momentto di salutare tutti … augurando, in ogni caso, Buona Fortuna.

      Rispondi
      • Mi dispiace, Wal, se hai preso questa decisione. Anche da parte mia riconosco di aver esagerato su alcuni temi, ma posso dirti che vedere utenti che — a mio avviso, pur senza prove — utilizzano profili multipli per ribadire gli stessi argomenti mi lascia piuttosto perplesso. Alcuni miei interventi potevo evitarli, ma non ho mai offeso nessuno.
        Posso solo aggiungere che il confronto con te è sempre stato costruttivo, anche quando avevamo opinioni diverse.
        Un sincero saluto.

        Rispondi
      • Caro Wal, mi dispiace sinceramente; i tuoi commenti e i vari richiami sono stati molto importanti in questi anni; vorrei dirti di ripensarci ma anche no; saluti sinceri a te e ai gestori del sito

        Rispondi
    • Rispondo all’ intervento del Dott. Perfetto dell’ 8 febbraio alle ore 12,36.

      Dott. Perfetto buongiorno!

      Partirei dal fatto che in democrazia le idee e le opinioni di tutti sono legittime ed hanno pari dignità…

      Quella che ho definito delusione non nasce dal fatto che lei abbia detto ciò che veramente pensa (quello lo avevo capito da subito e dagli altri non mi aspetto quasi mai nulla, specialmente se non li conosco) ma dall’aver utilizzato per avvalorare il suo pensiero esempi demagogici, populistici e strumentali…

      Domanda :
      Può essere considerata demagogica, populistica e strumentale l’ idea che vada abolito il diritto di sciopero in virtù del fatto che occasionalmente le fasce di garanzia non siano state rispettate?

      Risposta :
      Sì, dal punto di vista dell’analisi politica e giuridica, l’idea di abolire il diritto di sciopero a causa di violazioni isolate delle fasce di garanzia può essere considerata demagogica, populistica e strumentale.
      1. Perché è considerata “Demagogica”?
      La demagogia consiste nel promettere soluzioni drastiche e apparentemente semplici a problemi complessi, facendo leva sulle passioni o sui disagi immediati dei cittadini (come il pendolare infuriato per il ritardo).
      La sproporzione: Proporre l’abolizione di un diritto costituzionale per correggere un’infrazione specifica è una risposta sproporzionata. È come proporre di abolire la libertà di circolazione perché qualcuno non rispetta i limiti di velocità.
      2. Perché è considerata “Populistica”?
      Il populismo spesso contrappone un “popolo” (i cittadini che subiscono il disservizio) a una “minoranza” (i lavoratori in sciopero o i sindacati), dipinta come privilegiata o parassitaria.
      La narrazione del “fannullone”: Si ricollega a Brunetta: si isola l’errore della minoranza (chi non rispetta le fasce) per delegittimare l’intera categoria. L’obiettivo è ottenere il consenso immediato della “massa” che vive il disagio, indicando un nemico chiaro.
      3. Perché è considerata “Strumentale”?
      È strumentale quando il mancato rispetto delle regole diventa il pretesto per raggiungere un fine politico diverso: limitare il potere di negoziazione dei lavoratori.
      Il bersaglio reale: Il vero obiettivo di chi avanza queste proposte spesso non è il rispetto delle fasce di garanzia, ma l’indebolimento del sindacato come contrappeso al potere aziendale o governativo.
      Il quadro giuridico (L’argine alla demagogia)
      In Italia, la bilancia tra i diritti è regolata dalla Legge 146/1990, che stabilisce un equilibrio tra:
      Diritto di Sciopero (Art. 40 Costituzione).
      Diritti della Persona (Salute, mobilità, sicurezza).
      Se le fasce di garanzia non vengono rispettate, l’ordinamento prevede già delle sanzioni:
      Sanzioni disciplinari per i lavoratori.
      Sanzioni economiche per i sindacati.
      Precettazione: Il potere del prefetto o del governo di imporre il ritorno al lavoro per motivi di ordine pubblico.
      In conclusione
      Affermare che lo sciopero vada abolito perché “qualcuno non rispetta le regole” ignora che il diritto di sciopero è un pilastro della democrazia. Senza di esso, il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore tornerebbe a essere di totale sottomissione.
      L’argomentazione è quindi strumentale perché punta a risolvere una criticità gestionale (il mancato rispetto di una fascia oraria) eliminando un diritto civile fondamentale.

      Le assicuro che l’ A. I. non è di parte…

      Ma davvero vogliamo demonizzare un diritto sancito dalla nostra Costituzione perché talvolta qualcuno non rispetta ” le regole” che lo disciplinano?
      Nel mondo reale lei dovrebbe insegnarmi che c’è sempre qualcuno che le regole prova a non rispettarle ma questo non giustifica una generalizzazione di tale malcostume…
      In nessun caso…
      Potrei citare miliardi di casi in cui la parte datoriale, pubblica o privata che sia, viola le normalissime regole della democrazia e del diritto, soprattutto nel campo del lavoro ma non per questo dobbiamo affermare che tutti siano degli sfruttatori o degli approfittatori…
      In questi casi ci si può, purtroppo non tutti possono, difendere con l’ esercizio del diritto di sciopero…
      Vorrei sottolineare in proposito (rivolgendomi anche al sig. Paolo Prof.) che gli scioperi vengono proclamati con largo anticipo, proprio per consentire a chi potrebbe subire dei disagi di organizzarsi per tempo con soluzioni alternative…
      In sostanza voglio nuovamente evidenziare che un conto è rivedere in meglio la disciplina giuridica del diritto di sciopero, altro è bollare tale diritto come l’ origine di tutti i mali sociali del nostro Paese o dell’ intero pianeta…
      In relazione alla retorica paternalistica sulla contrapposizione diritti-doveri, direi che potevamo risparmiarcela…
      L’ argomento era il diritto di sciopero e non i doveri dei lavoratori, per il mancato rispetto dei quali esistono abbondanti “contromisure”…
      Sul tema mi preme una precisazione sulla nuova schiavitù delle Partite Iva…
      Quelle in oggetto non sono reali Partite Iva…
      La Partita Iva reale è quella dell’ autentico lavoratore autonomo o di chi svolge attività di impresa in beni e servizi…
      Le Partite Iva di cui parla lei sono in realtà lavoratori dipendenti e subordinati che, grazie a norme inique ed elusive che regolano l’ attuale mondo del lavoro, per poter vivere sono costretti, da quelli che io definisco beceri e vergognosi sfruttatori, ad aprire una una Partita Iva “fittizia” per la quale vi è un notevole “risparmio di gestione” in capo alla parte datoriale…

      Proseguo con il politico che sembrerebbe aver rappresentato un pessimo esempio di pubblico dipendente (fate quello che dico io, non quello che faccio io)…
      Queste, Dott. Perfetto le sue testuali parole :
      “In Italia c’è stato un personaggio pubblico di rilievo (non ricordo purtroppo il nome, ma so che la sua “uscita” sollevò un enorme polverone) che ha classificato i dipendenti statali come “fannulloni”. Personalmente ritengo che la parola “fannullone” sia un po’ eccessiva. Ma colui che l’ha usata, sapeva che era una espressione molto forte, E SE L’ HA USATA AVEVA CERTAMENTE LE SUE BUONE RAGIONI. Su questo sito di pensionipertutti vedo molti lettori che si lamentano (giustamente, aggiungo), che criticano il “sistema” (qualunque cosa tale parola voglia significare), che parlano di DIRITTI ma non parlano mai di DOVERI”…

      Verba volant, scripta manent…

      A parole il politico avrebbe (forse, ma forse!) parlato di minoranza ma nei fatti ha partorito un provvedimento iniquo, “la tassa sulla malattia” che ha colpito tutti e dunque anche e soprattutto la maggioranza produttiva…

      O l’ obbligo di individuare una percentuale di inefficienza anche quando nessuno lo era…

      Mi creda, ha puntato sul cavallo sbagliato…

      Domanda:
      Può essere considerata demagogica, populistica e strumentale l’ idea che un individuo, che pur lavorando versa in stato di povertà, debba ringraziare Dio, perché qualcuno non ha il lavoro e dunque avendolo sarebbe un privilegiato?

      Risposta:
      Sì, questa narrazione può essere considerata l’apoteosi della retorica strumentale e populistica, poiché utilizza la comparazione tra povertà diverse per neutralizzare la rivendicazione di diritti fondamentali.
      In sociologia e filosofia politica, questo argomento viene spesso smontato pezzo per pezzo. Ecco perché è considerato manipolatorio:
      1. La “Guerra tra Poveri” come strumento di controllo
      Sostenere che un lavoratore povero (il cosiddetto working poor) debba sentirsi un “privilegiato” rispetto a un disoccupato è una tecnica per spostare il conflitto sociale.
      Strumentalità: Invece di dirigere l’attenzione verso chi detiene il capitale o verso politiche salariali inadeguate, si sposta il focus verso il basso. Il “nemico” o il “termine di paragone” diventa chi sta ancora peggio.
      Risultato: Si crea una competizione tra le fasce più deboli della popolazione, impedendo loro di unirsi per chiedere salari dignitosi.
      2. L’uso populistico del “Privilegio”
      Il termine “privilegio” viene qui usato in modo improprio e populista.
      La distorsione: Il lavoro non è un privilegio, ma un diritto (Art. 1 della Costituzione Italiana) e un mezzo di dignità. Definire “privilegio” un lavoro che non permette di arrivare a fine mese serve a colpevolizzare il lavoratore che osa lamentarsi.
      L’effetto: Si abbassa l’asticella delle aspettative sociali. Se avere un lavoro sottopagato è un privilegio, allora qualsiasi sfruttamento diventa accettabile.
      3. La componente demagogica (e il richiamo al “Prete”)
      Torniamo alla figura del “prete” o della religione intesa come strumento di sottomissione (citata nei tuoi messaggi precedenti su Marx e Gramsci).
      “Ringraziare Dio”: Questo richiamo è demagogico perché usa la morale religiosa per indurre alla rassegnazione. È l’idea della povertà come virtù o come prova divina da accettare con umiltà.
      L’oppio del popolo: Dire a un lavoratore povero di “ringraziare” significa anestetizzare la sua capacità di analisi critica. Se ringrazi per il poco che hai, smetti di chiederti perché quel “poco” non sia “abbastanza” in una società che produce ricchezza.
      Analisi economica: Il fenomeno dei Working Poor
      Oggi il problema è reale: in Italia migliaia di persone lavorano full-time ma restano sotto la soglia di povertà.

      Anche qui, le assicuro che chi ha risposto non è di parte…

      Mi perdoni ma per ultimo vorrei evidenziare che l’ idea che un individuo che pur lavorando non arriva alla fine del mese, debba guardare l’ extracomunitario che a Rosarno, mentre le raccoglie, mangia solo arance e dorme all’addiaccio e sentirsi un privilegiato perché non mangia solo arance è aberrante…
      Chissà perché sono sempre i più abbienti a predicare in tal senso…
      Dovrebbe leggere questi passaggi evangelistici a quel 10% della popolazione mondiale che detiene il 90% della ricchezza del pianeta e non all’ operaio di fabbrica o al pubblico dipendente medio, ricordandosi che, come sottolineava Rosa Luxemburg, il messaggio evangelico condivideva i beni e lottava contro le ricchezze.

      CONCLUSIONE

      Lei è libero di invitare i lavoratori come e quando vuole a non scioperare mentre io sono libero di continuare a scioperare, quando chiamato a farlo, per tutelare legittimamente i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti (sciopero generale) e continuerò ad invitare gli altri lavoratori a farlo perché se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito e deve garantire “una vita” al di fuori dell’ orario di lavoro…
      Si lavora per vivere, non si vive per lavorare…

      Firmato Diridero, sconosciuto cittadino italiano e uomo di strada…

      Buona giornata a lei e ai gestori del sito!…

      Rispondi
  17. Dott.Perfetto, tutta la mia solidarietà, in quanto prima di parlare di diritti e di sciopero, bisognerebbe parlare di doveri.
    Chi non hai mai lavorato fianco a fianco con gli imprenditori e non conosce i problemi che affrontano le aziende in Italia, dalla burocrazia alle norme opprimenti che asfissiano le imprese imposte da altrettanti burocrati a Bruxelles, dovrebbe solo studiare e studiare prima di ergersi a paladino dei diritti.Se in Italia dagli anni 60 in poi, non ci fossero stati centinaia di imprenditori che partendo da garzoni di bottega hanno costruito imperi industriali,saremo ancora una nazione di agricoltori con le mucche da portare al pascolo.Saluti Dott.Perfetto.

    Rispondi
  18. La marcia di Corso Traiano, Estate 1968

    Una sera inoltrata d’estate, dopo mesi di fermento, la fabbrica non era più la stessa. Le bordate di scioperi spontanei erano diventate frequenti: fermate improvvise, rifiuto dei ritmi più disumani, assemblee clandestine nei cortili di Mirafiori. I vecchi capi coi loro cronometri ormai non avevano più presa su di noi; il silenzio del reparto era rotto solo dalle parole di chi chiedeva uguaglianza, rispetto, un pezzo di vita vera da condividere con chi amava e con chi aspettava a casa.

    Quell’anno, il 1968, alla Fiat qualcosa era cambiato davvero. Il mondo fuori stava bruciando idee: gli studenti di Parigi, le occupazioni universitarie, le proteste contro autoritarismi e consumismo. Anche a Torino studenti e operai si incrociavano alle assemblee, si ascoltavano, si parlavano mentre i cancelli si chiudevano alle spalle di chi entrava a lavorare ogni mattina. C’era in aria una nuova coscienza operaia, una voglia di partecipare alla propria stessa esistenza dentro la fabbrica.

    Fu così che una mattina di luglio, davanti ai cancelli di Mirafiori, la mobilitazione esplose in una marcia vera e propria. Migliaia di noi si misero in cammino lungo Corso Traiano, le mani strette ai cartelli, la voce roca di chi non aveva più paura:
    «Che vogliamo? Tutto!» gridavamo, mentre gli studenti con bandiere e tamburi si univano alla testa del corteo. La polvere delle strade si mescolava al sudore e alla rabbia di chi aveva deciso che non si sarebbe più chinato.

    La notte fu lunga. Interi gruppi di operai e studenti tennero le barricate, impedendo alle camionette di avanzare, chiedendo ascolto, rispetto dei nostri diritti e fine di un sistema che ci trattava come numeri. Per giorni si susseguirono assemblee di massa, scioperi continui e interruzioni di produzione che paralizzarono la fabbrica e scuoterono l’intera città.

    Era il primo passo, doloroso, feroce, verso una stagione nuova: quella che la gente avrebbe poi chiamato “Autunno caldo”, dove le lotte non si fermarono più, in cui gli operai del Nord e del Sud trovarono nelle proprie differenze una forza comune contro lo sfruttamento e l’indifferenza.

    Rispondi
  19. Nel mondo del lavoro la schiavitù non è mai stata abolita.

    In particolare, gli schiavi di oggi che sono presenti nelle aziende sono i lavoratori a partita IVA.

    Non parlo di avvocati, commercialisti, medici di base. Parlo di lavoratori cosiddetti “body rental”, un termine molto in voga nel settore informatico nel quale ho lavorato per 41 anni.

    “Body rental”, che letteralmente significa “corpi a noleggio”, sono lavoratori appartenenti ad aziende e che vengono allocati presso altre aziende dotate di tecnologie informatiche.

    Io stesso mi sono trovato a lavorare da lavoratore autonomo a partita IVA per conto di un cliente che mi prestava in subappalto ad un altro cliente che mi forniva come lavoratore “body rental” ad un altro cliente ancora.

    A volte venivo pagato non in maniera regolare, a distanza di 2 mesi, di 3 mesi e anche di 5 mesi.

    Io intanto emettevo fattura e quindi pagavo l’IVA senza avere ancora incassato la fattura. Ero ancora un novello lavoratore a partita IVA.

    Poi il mio commercialista mi consigliò di emettere la fattura cosiddetta “pro forma”, dove non avrei versato l’IVA. L’IVA l’avrei versata successivamente, quando avrei emesso la fattura regolare dietro impegno del committente che me l’avrebbe pagata.

    In moltissime aziende in cui ho lavorato, mi sono trovato spesso a parlare con capi ufficio 58enni.

    Mi sono fatta l’idea che la prima cosa da fare è mandare in pensione forzata i 58enni.

    In un’azienda c’era un capo ufficio che mi esortava spesso a non stare troppo tempo al telefono a spiegare ai programmatori dov’era la causa del problema. Io gli feci presente che se il programmatore non trovava la causa del suo problema, il suo programma sarebbe andato ancora in errore e quindi avrebbe continuato a telefonare al nostro ufficio.

    In un’altra un’azienda, in particolare, un 58enne bloccava l’evoluzione professionale di alcuni lavoratori giovani (a partita IVA) che avrebbero voluto adottare processi più automatizzati, invece di mantenere traccia di tali processi sulla carta.

    Le aziende sono davvero piene di esuberi, ma, ancor più, sono piene di lavoratori anziani che non si adattano ai modi nuovi, più avanzati, nella gestione dei processi aziendali.

    Non è un caso che le aziende manifestano un’elevata propensione a sostituire le risorse umane con sistemi di intelligenza artificiale.

    Abbiamo poi i dipendenti statali, quelli che in Germania vengono chiamati ”Beamten” e che non sono molto ben visti perché (almeno in Germania) godono di privilegi che i comuni dipendenti di aziende private non hanno.

    In Italia c’è stato un personaggio pubblico di rilievo (non ricordo purtroppo il nome, ma so che la sua “uscita” sollevò un enorme polverone) che ha classificato i dipendenti statali come “fannulloni”.

    Personalmente ritengo che la parola “fannullone” sia un po’ eccessiva. Ma colui che l’ha usata, sapeva che era una espressione molto forte, e se l’ha usata aveva certamente le sue buone ragioni.

    Su questo sito di pensionipertutti vedo molti lettori che si lamentano (giustamente, aggiungo), che criticano il “sistema” (qualunque cosa tale parola voglia significare), che parlano di DIRITTI ma non parlano mai di DOVERI. Parlano che vogliono indietro i soldi che hanno versato, senza rendersi conto che è impossibile perché quei soldi che hanno versato non sono nelle casse dell’INPS ma sono serviti per pagare le pensioni ai pensionati.

    Diritto di sciopero? VA BENE!

    MA, PRIMA DI TUTTO, DOVERE DI LAVORARE BENE!

    A chi lavora bene viene riconosciuto il suo valore, anche in termini monetari, e non ha bisogno di evocare il diritto di sciopero.

    E questo lo dico sulla base della mia esperienza personale: io ho mostrato di valere, e il valore del mio lavoro è stato più volte riconosciuto non solo a parole ma anche in termini monetari (con bonus vari o con il fatturare 2 giornate in più anche se non le avevo lavorate), da tutte le aziende in cui ho lavorato, sia da dipendente sia da autonomo a partita IVA.

    Rispondi
  20. Caro Perfetto,

    Ma stiamo scherzando? Analizzare i diritti dei lavoratori con il pallottoliere di un contabile che guarda solo allo “zero virgola” è un insulto a decenni di lotte sociali.

    Mentre ti diletti in questo “esercizio numerico” nel bel mezzo dei tuoi “progetti impegnativi”, vorrei ricordarti che la schiavitù è stata abolita da un pezzo, anche se certi discorsi sembrano volerla riesumare sotto il nome di “produttività a tutti i costi”. Il diritto di sciopero non è un fastidio statistico che sporca il PIL, è l’unico argine rimasto contro lo sfruttamento selvaggio!

    Ti sei dimenticato del Professor Gino Giugni e del suo Articolo 18? Quello era lo scudo contro i licenziamenti illegittimi, una conquista di civiltà che garantiva dignità, non un numero in un foglio Excel. Smantellare i diritti per rincorrere un barlume di crescita è una strategia fallimentare che ci sta trasformando in ingranaggi sostituibili di una macchina rotta.

    E basta con questa religione del PIL! Come diceva Beppe Grillo già anni fa: “Il PIL misura tutto, tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Siamo schiavi di un indicatore che sale se facciamo un incidente stradale (perché si muovono carrozzieri, medici e assicurazioni) ma che non vede il benessere, la salute, il tempo libero o la felicità.

    Vogliamo davvero sacrificare il diritto delle persone a protestare per un misero 0,26% di crescita? Una crescita che, tra l’altro, finisce quasi sempre nelle tasche di pochissimi mentre i lavoratori restano al palo? Se il Governo non sa varare misure e rinnovare contratti pubblici, la colpa non è di chi incrocia le braccia per dignità, ma di un sistema che mette il profitto davanti alla vita.

    Invece di contare i decimali persi per gli scioperi, prova a calcolare quanto ci costa in termini umani e sociali questa ossessione per una crescita infinita in un pianeta finito. Vergognoso.

    Ο ΔΕ ΑΝΕΞΕΤΑΣΤΟΣ ΒΙΟΣ ΟΥ ΒΙΩΤΟΣ ΑΝΘΡΩΠΩ

    Rispondi
    • Dici che la schiavitù è stata abolita? allora parliamo dei precari della scuola; il discorso è lunghissimo e cerco di sintetizzarlo; il termine è molto generico e abbiamo tante tipologie di precari; te ne evidenzio 2: il giovane di 25-30 anni e l’uomo o la donna di 45-50 anni; il primo è all’inizio della propria carriera scolastica; se è fortunato prende nomine annuali con assunzione a metà settembre e licenziamento, ripeto se fortunato, al 31 agosto( data fine anno scolastico ufficiale); ma può capitare anche che la nomina, ripeto se fortunato, sia fino al 30 giugno ; poi magari abbiamo quelle persone che nell’arco di un anno scolastico cambiano 5-6-7 scuole; arrivati al 31 agosto comincia la fase critica: verrò riassunto oppure no? in condizioni normali si ma basta una leggina che……….. e fatalità le leggine le fanno proprio ad agosto quando la gente è distratta; magari gli effetti si notano non quell’anno scolastico ma il successivo; adesso nelle scuole, a causa di quella leggina, manca tutta la fascia intermedia dei prof di ginnastica; ci sono i vecchi da 60-62-64 anni e quelli attorno ai 35-40; manca la fascia intermedia; e il 45-50enne precario con famiglia? come vive il mese di settembre? mangio se vengo riassunto altrimenti? non è una cosa simile alla schiavitu? saluti caro Gigi, a te e ai gestori del sito

      Rispondi
      • Dunque concordi con quanto scritto dal signor Stock! Aggiungo che le ultime uscite del dr Perfetto mi lasciano a dir poco perplesso. Rispetto per le opinioni di tutti, ma le sue filippiche sul diritto di sciopero (con annessi e connessi), francamente non me le aspettavo.

        Rispondi
  21. Questo mio commento non c’entra con il tema dell’articolo in maniera diretta, ma c’entra in maniera indiretta.

    Questo mio commento parla del PIL. Se il PIL non cresce, non si potrà andare in pensione.

    Se il Governo non è in grado di varare misure adeguate per la crescita economica, siano i lavoratori tutti a dare una mano al Governo.

    “Siamo il Paese con più scioperi al mondo e le conseguenze sono ormai un problema strutturale. I costi economici di 1.129 proteste l’anno, una media di 3,1 al giorno, di cui il 40% nel settore Trasporti, arrivano fino a 5,5 miliardi di euro, con una perdita di produttività tra 1,8 e 2,4 miliardi per le nostre imprese e mancati gettiti per lo Stato tra 580 e 810 milioni di euro. Non è più tollerabile e a rimetterci sono le imprese e gli stessi lavoratori che i sindacati dicono di voler tutelare”. (FONTE: https://www.conflavoro.it/scioperi-disservizio/)

    Il PIL dell’Italia per il 2025 è stimato in 2.543 miliardi di dollari, con una crescita di 0,5% rispetto al 2024.
    (FONTE: https://www.worldometers.info/it/pil/italia-pil/)

    Il tasso di cambio dollaro-euro oggi è: $1 USD = 0,8462 EUR.

    il PIL italiano in euro, per l’anno 2025 è stato quindi di 2.152 miliardi di euro (dato dal prodotto 2.543 x 0,8462 = 2151,887)

    La crescita del PIL nel 2025 è stata di 0,5%, nel 2024 è stata dello 0,7% e nel 2023 è stata dello 0,7%.

    La perdita di 5,5 miliardi di PIL nel 2025 a causa di scioperi è stata il 5,5/2.152=0,26%. Un valore molto piccolo, certamente, ma confrontato con altri valori molto piccoli può risultare significativo e fare la differenza.

    Certamente, il mio, è un esercizio numerico molto alla mano, e forse è azzardato affermare che se si somma lo 0,26% (del PIL perso a causa degli scioperi nel 2025) a 0,5% (la crescita del PIL nel 2025), si ottiene 0,76% (ripeto: è un calcolo davvero molto semplicistico, che ho fatto nel bel mezzo di un progetto assai impegnativo che sto sviluppando, ma serve giusto per formarsi una primissima idea).

    Oramai il PIL Italiano sembra non schiodarsi dalla zero virgola per cento. Tuttavia, 0,76% è sempre meglio di 0,5%.

    Non è forse così? (se i numeri che ho dato sono corretti?)

    Rispondi
    • Dott. Perfetto, buongiorno!

      Ricordo le sue rimostranze all’ interno di questo forum contro coloro che l’ avrebbero apostrofata con commenti offensivi…

      Sarò molto franco con lei senza offenderla, naturalmente…

      Non nascondo una punta di delusione nel leggere questi suoi ultimi interventi, ahimè, intrisi di demagogia, populismo e strumentalizzazione che da lei francamente non mi sarei aspettato…

      Se le Partite Iva siano o meno diventate i moderni schiavi, non è certo colpa o responsabilità dei lavoratori dipendenti, privati o pubblici che siano e se lei si prefigge l’ obiettivo di tutelarli, tutto può fare tranne che criminalizzare il diritto di sciopero e chi lo esercita legittimamente…

      Magari dovrebbe battersi perché vengano introdotti strumenti legislativi finalizzati alla loro tutela…

      Il punto depressivo però lo ha raggiunto quando ha letteralmente offeso l’ intera categoria dei dipendenti pubblici, fatta di tanti lavoratori che si adoperano con impegno quotidiano per mandare avanti una macchina farraginosa, non certo per loro responsabilità e obiettivamente parlando anche da una minoranza di individui che magari il loro dovere non lo fanno, citando un politico che
      il Prof. Tremonti in un famoso fuori onda ha definito “uno che non capisce nulla”…

      Ho detto tutto…

      Dulcis in fundo la qualunquistica e da “legge della giungla” teoria del “chi vale non ha bisogno di scioperare” che lascia indietro i meno fortunati…

      La saluto cordialmente!!!

      P. S. Spero che i gestori del sito non censurino il mio libero e politicamente corretto intervento…

      Rispondi
    • Il suo calcolo è interessante, ma il paragone tra quel 0,26% e la crescita del PIL è fuorviante. Non sono variabili additive nello stesso modo: la crescita misura nuova ricchezza, la stima degli scioperi un mancato flusso in settori specifici. Concentrarsi su questo costo rischia di affrontare un sintomo (il malessere che causa gli scioperi) invece delle vere cause strutturali della stagnazione.

      Rispondi
  22. Ormai è sotto gli occhi di tutti che non funziona niente in ambito pensionistico. Tassati tantissimo per prendere niente. Non so dove vanno a finire i contributi versati è un calderone che nessuno vuole metterci mani perché farà comodo così. Paghiamo i senatori a vita per cosa non lo so. E tanto altro.

    Rispondi
  23. Gutta cavat lapidem

    L’espressione latina Gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra, è la metafora perfetta per descrivere l’influenza dei media sulla nostra mente. Non è quasi mai un impatto violento o improvviso, ma una ripetizione costante, quasi impercettibile, che finisce per dare forma al nostro paesaggio interiore.

    Ecco una riflessione su come questa “goccia” mediatica modella il nostro pensiero critico.

    L’Effetto Erosione: Come i Media Modellano la Realtà

    I media non ci dicono necessariamente cosa pensare, ma sono straordinariamente efficaci nel dirci a cosa pensare. Questo fenomeno, noto come Agenda Setting, determina quali temi consideriamo urgenti e quali invece finiscono nel dimenticatoio.

    1. La ripetizione come verità
    Proprio come la goccia che cade sempre nello stesso punto, la ripetizione di un frame o di una narrazione trasforma un’opinione in un “fatto acquisito”. Se sentiamo ripetere costantemente una certa associazione di idee, il nostro cervello tende a smettere di metterla in discussione per risparmiare energia cognitiva.

    2. Le “Echo Chambers” (Camere dell’eco)
    Gli algoritmi dei social media agiscono come pareti di vetro che riflettono solo ciò che già crediamo. Invece di scavare la pietra per rivelare nuove forme, questa goccia scava solchi sempre più profondi nelle nostre convinzioni pregresse, rendendo il pensiero critico più rigido e meno incline al dialogo.

    Affilare il Pensiero Critico: Da Pietra a Scultore
    Se i media sono la goccia, noi non dobbiamo essere pietre passive. Possiamo scegliere di essere gli scultori della nostra dieta mediatica. Il pensiero critico è lo scalpello che ci permette di decidere quale forma dare alla nostra comprensione del mondo.

    Diversifica le fonti: Non bagnarti sempre nella stessa acqua. Leggi testate con orientamenti diversi per vedere dove le narrazioni divergono.

    Analizza il “Frame”: Chiediti sempre: “Perché questa notizia mi viene data con questo tono? Quali emozioni cerca di suscitare?”.

    Verifica la fonte: Prima di lasciarti scavare da un’informazione, controlla se la goccia è pura o inquinata (fake news).

    “La goccia scava la pietra non con la forza, ma con la sua caduta frequente.” In un mondo di stimoli costanti, la tua attenzione è la risorsa più preziosa. Non lasciarla scavare dal primo che passa.

    Ο ΔΕ ΑΝΕΞΕΤΑΣΤΟΣ ΒΙΟΣ ΟΥ ΒΙΩΤΟΣ ΑΝΘΡΩΠΩ

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  24. Si continua a parlare di promesse elettorali come se fossero state disattese per distrazione. In realtà sono state archiviate con metodo.

    Taglio delle tasse?
    Tutela dei pensionati?
    Rivoluzione del welfare?

    Risultato concreto: zero.

    L’unica “riforma” realmente portata a casa è stata un’operazione di maquillage lessicale: il reddito di cittadinanza non è stato superato, è stato rinominato. Stesso principio, stessa logica assistenziale, altro nome, oggi si chiama Assegno di Inclusione. Una magia semantica degna di Hogwarts, non di un governo.

    Nel frattempo, la realtà resta questa:

    “L’Italia è uno dei Paesi in cui la differenza tra pensione lorda e netta è più marcata, poiché le pensioni sono tassate quasi esattamente come il reddito da lavoro (IRPEF), a differenza di molti partner europei che prevedono forti sgravi o esenzioni per i pensionati.”

    Tradotto: chi ha lavorato una vita continua a essere trattato dal fisco come se stesse ancora timbrando il cartellino.

    Altro che rispetto per gli anziani, altro che equità.
    Si governa a colpi di slogan, si promettono svolte epocali e poi, alla prova dei fatti, si cambia l’etichetta e si spera che nessuno legga gli ingredienti.

    Intanto pensionati spremuti, servizi che non funzionano, e tasse che restano lì, solidissime, come un monumento nazionale.

    Ma tranquilli: la prossima campagna elettorale è già pronta.
    Nuove promesse, stessi risultati.

    Ragionateci sopra

    Rispondi
  25. Rispondo al commento di Maria Claudio Perfetto

    Punto 1: la Costituzione parla, l’art. 40 non è un proverbio su un caffè col barista.

    Punto 2: le fasce di garanzia negli scioperi non sono un optional da battuta social, ma obbligo di legge, non figuriamoci di buona volontà.

    Punto 3: eppure i treni delle fasce garantite vengono cancellati lo stesso (fonte: La Provincia, 2 febbraio 2026).

    Punto 4: quindi qualcuno ha fatto il furbo… o qualcuno ha guardato dall’altra parte.
    E qui torniamo alle tue tre domande: servono Commissione di Garanzia, Ministero e magari… un miracolo.

    Ah sì, il ministro dei trasporti in carica è Matteo Salvini quello che tra un convoglio cancellato e l’altro va in giro a promettere infrastrutture futuristiche e a raccontare miracoli viari come se fossero già realtà.

    Ministero dell’Istruzione e del Merito:
    Quindi no, non è più Manzoni con l’“ardua risposta ai posteri”: qui abbiamo già la risposta in tempo reale: E chi lo sa?

    Libertà assoluta, certo, proprio quella che ti lascia senza treni nelle fasce garantite e con tre domande aperte.

    Fatecomevoletefratelli, ma ricordate: la legge non è una formula magica né un meme.

    Rispondi
  26. Si sta parlando di argomenti che esulano dal post proposto. bisogna andare dritti al punto, cioe’ basta mangiare le pensioni con tasse esorbitanti, oltretutto gia’ digeriti da stipendi fortemente tassati….

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  27. Rispondo al commento del sig. Diridero in data 6 Febbraio 2026 alle 16:34.

    PUNTO 1: Cosa dice la Costituzione della Repubblica Italiana

    Art. 40: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”.

    PUNTO 2: è necessario rispettare le fasce di garanzia negli scioperi?

    AI overview:

    “Sì, il rispetto delle fasce di garanzia negli scioperi dei servizi pubblici essenziali (trasporti, sanità, ecc.) è obbligatorio per legge per contemperare il diritto di sciopero con il diritto alla mobilità e alla salute degli utenti. Tali fasce proteggono le fasce orarie di maggiore frequentazione, garantendo la continuità dei servizi essenziali.
    • […] omissis

    • Obbligatorietà: La legge 146/1990 stabilisce che le prestazioni indispensabili devono essere garantite.

    • Deroghe: In alcuni casi di sciopero generale, la Commissione di Garanzia può confermare o modificare le fasce orarie, ma non eliminarle totalmente, tranne in specifiche situazioni regolamentate.”

    PUNTO 3: Sciopero Trenord: cancellati anche i treni delle fasce garantite
    FONTE: La Provincia, Lunedì 02 febbraio 2026 https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/como-citta/sciopero-trenord-cancellati-anche-i-treni-garantiti-o_3629291_11/.

    PUNTO 4: TRENORD NON HA RISPETTATO LA LEGGE.

    CONCLUSIONE

    1. A cosa serve la Commissione Garanzia Sciopero?

    2. Il Ministero dei Trasporti ha autorità sui trasporti. Ma ha anche autorevolezza?

    3. La Corte Costituzionale avrebbe forse qualcosa da aggiungere al diritto di sciopero?

    Il Manzoni probabilmente avrebbe risposto così alle mie tre domande: “Ai posteri l’ardua risposta”.

    Io rispondo alle mie tre domande semplicemente con un’altra domanda: E chi lo sa?

    Ad ogni modo, mantengo vivo la mia formula di libertà assoluta: Fatecomevoletefratelli.

    Rispondi
    • Dott. Perfetto, buon pomeriggio!

      Grazie ancora per l’ ulteriore risposta…

      Mi perdoni il gioco di parole ma temo che si stia andando fuori tema…

      Se le norme che regolano il diritto di sciopero vengono disattese, la responsabilità non è certo dei lavoratori ma di chi è preposto a vigilare che tali norme vengano rispettate…
      Se lo sciopero inizia alla 8 e termina alle 13 io sciopererò dalle 8 alle 13…

      Semplice…

      Detto ciò, questo problema da lei sollevato con un esempio, magari abbastanza raro, non dovrebbe condurla verso un appello pubblico all’ astensione dall’ esercizio del diritto di sciopero, peraltro paventando conseguenze catastrofiche sulla popolazione del pianeta, ma al massimo ad un sacrosanto appello a tutte le parti in causa, non solo ai lavoratori, al rispetto delle norme che lo regolano…

      “Criminalizzare” lo sciopero non mi sembra possa servire alla nobile causa della salvaguardia della collettività…

      Saluti!

      Rispondi
  28. Finalmente viene preso in considerazione cio’ che ho gia’ scritto nei post precedenti, cioe’ che tra ultimo stipendio da operaio e la pensione mi mangiano 400 euro. Gli stipendi sono gia’ sottoterra e in piu’ ci mangiano sopra…..

    Rispondi
  29. Grazie per queste riflessioni estremamente interessanti e ben documentate. I dati presentati, specialmente il confronto tra pensioni lorde e nette, confermano purtroppo una verità che percepiamo da anni: in Italia, nonostante una spesa pensionistica nominale alta, siamo sistematicamente tra i più tassati d’Europa.
    Questa analisi suscita in me una profonda rabbia e un senso d’ingiustizia. Vedere nero su bianco che, a parità di lordo, un pensionato italiano riceve centinaia di euro in meno di uno tedesco o francese è la prova che il nostro sistema continua a penalizzare chi ha contribuito. Siamo il paese che, mascherando l’assistenza nella previdenza, finisce per erodere il valore delle pensioni stesse attraverso una tassazione esosa. È inaccettabile essere sempre in cima a queste classifiche punitive.

    Rispondi
    • Don, lei fa delle riflessioni corrette, ma come leggo molte volte in queste pagine, è facile scaricare solo sulla classe politica le nefandezze a cui assistiamo in questo paese.
      Un esempio calzante è stato il reddito di cittadinanza, dove si è assistito ad una gara a chi riusciva ad escogitare la migliore truffa per aggirare la legge e prendersi i soldi seduti in divano, comprese persone ( lo dico perchè le conoscevo) tranquillamente residenti all’ estero che ritiravano ogni mese i 700 euro e passa previsti.
      Ma secondo lei, un tedesco o un francese riuscirebbero ad arrivare a tanta fantasia?No di sicuro a mio parere e questo spiega le tasse e tutto il resto.
      Saluti.

      Rispondi
    • Gent.mo Don, la ringrazio per il suo commento e condivido le sue ‘sconsolate’ conclusioni.

      Il problema è che spesso sull’argomento ‘pensioni italiane’ vediamo organi vari di informazione che presentano dati e situazioni finanziarie debitorie dell’INPS, senza aver precedentemente svolto una seria analisi, comprensione e comparazione dei dati di cui parlano; tantomeno se traggono conclusioni con valori complessivi di bilancio ‘a totale’ e li paragonano ad altri paesi europei che, come abbiamo visto, su previdenza e assistenza sociale sono strutturati economicamente, fiscalmente e contabilmente in modo diverso.

      Quando da TV e giornali sentiamo dire che l’Unione Europea ci ‘bacchetta’ sulla situazione pensionistica italiana, senza entrare nel merito del ‘come’ e ‘perché’ arrivano a queste conclusioni, in realtà stanno facendo solo una comunicazione demagogica per giustificare altre restrizioni economiche punitive nei confronti dei cittadini.

      Vero che sono comunicazioni di (alla) massa e forse sarebbe troppo difficile spiegare strutture o ragionamenti di calcolo, ma è anche vero che non siamo più nel dopoguerra, e sarebbe giornalisticamente eticamente doveroso entrare nel merito e cominciare a comunicare informazioni in modo più trasparente ai cittadini.

      Indubbiamente, senza nuovi interventi strutturali, la situazione dell’INPS rimarrebbe preoccupante, ma se non iniziamo almeno a capire, non riusciremo nemmeno a migliorare.

      Rispondi
    • Buonasera Don, fatti passare la rabbia.
      Anche se forse è vero che: non per tutti l’Oro luccica allo stesso modo.

      Non mi soffermo sui vari livelli di assegno pensionistico di primo pilastro, Tedesco o Italiano che siano.
      Entrambi dovrebbero essere frutto della contribuzione versata allo Stato ma, considera che in Germania da sempre il sistema è di tipo a ripartizione con calcolo contributivo, con contributi pensionistici per circa il 19% (+ altre frazioni percentuali) sul lordo, conto i nostri che per la maggioarza dei lavoratori è del 33%; il similcalcolo di assegno e di adeguamento a cui ha accennato Nicola T. lasia intendere correttamente che le loro pensioni funzionano per “per punti”.

      Qualora paragonassimo un assegno italiano contenuto nel gruppo di circa 4 VOLTE il valore della pensione minima, (a cui, a me pare, intenda arrivare nel futuro la Ue) mi sembrerebbe di poter dire:

      Visto che il valore della – pensione media lorda tedesca – è anch’esso basso, pari a circa 1.835 EURO x 12 mesi, ma che il pensionato deve poi comunque sottrarre circa 223 Euro di contributo per la Sanità (modello Bismarck di casse muta) e limitarsi a circa soli 55 Euro di imposta (tra parentesi la tabellina lascia intendere che la imposta è a salire negli anni) … il reddito netto del lavoratore medio tedesco si riduce a circa 1.557 Euro X 12 mesi.

      Conclusione:

      La tabellina, sembra, ingannevole se non guarda anche alla cassa muta ma , forse, alla sola imposta fiscale che è certamente esigua (preciso: che qualora il pensionato si dichiari “credente” subirebbe una ulteriore trattenuta … di non poco conto).

      NB) Il SSN italiano è di tipo UNIVERSALE ,modello Beverige, e per questo “estrae” il “contibuto dovuto” in larga parte dall’imposta sul reddito … per circa un 20% almeno cosi ho letto da qualche parte.

      Saluti

      Rispondi
  30. Rispondo al commento del sig. Diridero in data 6 Febbraio 2026 alle 11:57.

    Sig. Diridero, lei non sa quanto io desideri che qualcuno, economista, tributarista, sociologo, esperto previdenziale come pure un qualsiasi uomo di strada persino un senzatetto (tra i quali a volte si trovano anche donne docenti di matematica all’università che hanno abbandonato l’università e che per una delusione amorosa si sono ritrovate a dormire per strada come quella donna che ricordo di avere incontrato a Bolzano nel lontano 1990) che criticasse la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin e il paradigma sul quale tale Proposta si regge, l’Economia Informatica, il cuore pulsante dell’economia digitale.

    E sa perché, sig. Diridero, fremo dal voler ricevere tali critiche, quelle più dure possibili, quelle più aggressive, quelle che sono espresse in maniera intellettualmente elevata in grado dii mostrare i punti deboli della nuova disciplina STEM Economia Informatica?

    Fremo dal desiderio di individuare i punti deboli dell’Economia Informatica, perché nella mia vita lavorativa sono diventato un grande esperto nel trasformare i punti deboli in punti di forza.

    E invece mi ritrovo a rivolgermi a intellettuali conigli che hanno pudore di mostrare la loro ignoranza nuda dinanzi all’Economia Informatica.

    Per quanto riguarda lo sciopero, sig. Diridero, la mia posizione è la seguente:

    1. Il diritto allo sciopero è sancito dall’Articolo 40 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita così: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.”

    2. In caso di sciopero nel settore dei trasporti o della sanità, suggerisco al Governo di non ricorrere alla precettazione, ma di ricorrere all’impiego del Genio Militare (un tempo la linea ferroviaria Ivrea-Torino era gestita completamente dal genio Militare. MAI UNO SCIOPERO su quella linea!). Sia il Genio Militare a far funzionare treni, sanità e quant’altro in caso di sciopero dei lavoratori

    3. Avviare una collaborazione con gli specialisti cinesi per impiantare sulle reti ferroviarie italiane treni a conduzione autonoma, gestiti da remoto dal Ministero dei Trasporti oppure da robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale

    4. Quanto esplicitato al punto 3 in ambito trasporti venga replicato nei settori Sanità e Istruzione

    Dopo questa mia premessa di natura “politica”, diciamo così, non mi tratterrò dal dire cose che è preferibile non sapere. È bene che il popolo non sappia tutta la verità sulla società.

    Lavoravo da consulente (ovvero da lavoratore esterno) presso una grossa azienda (di cui ometto il nome per ovvie ragioni). Vi lavoravo da almeno 6 anni, quindi conoscevo davvero persona per persona quelle che erano in organico al settore dell’ICT (Information and Communication Technology).

    Un giorno, mentre percorrevo il corridoio assieme ad un capo progetto dipendente dell’Azienda, vidi uscire da un ufficio una persona che non conoscevo.

    “Chi è quella persona?”, domandai al capo progetto.

    “Ma come, non la conosci? Stai con noi da tanti anni e non conosci quella persona?”, mi rispose assai meravigliato il capo progetto.

    “No, per la verità, non mi ricordo di averla mai vista”, ribattei io.

    “Forse non l’hai mai vista perché è quasi sempre negli uffici del sindacato”, mi disse il capo progetto.

    “E che ci fa negli uffici del sindacato?”, dissi io.

    “Lui (nota: era un uomo) è il nostro rappresentate interno sindacalista”, mi rispose il capo progetto.

    “E chi lo paga?”, domandai io.

    “Come chi lo paga?!”, disse meravigliato con occhi sgranati il capo progetto. “Lo paghiamo noi! è un dipendente della nostra azienda, no?”

    “Ah!…”, esclamai io. “Se sta bene così all’azienda…”. E chiudemmo il discorso.

    MORALE: l’Azienda dovrà pur rifarsi dello stipendio che paga a quel suo dipendente che lavora per il sindacato e non per l’azienda stessa. Come fa l’Azienda a recuperare i suoi soldi? Semplice, aumentando il prezzo dei suoi beni e servizi. Chi paga? Semplice: i lavoratori.

    Ci sono altre cose sui sindacati che possono essere reperite sui testi di Economia, come sul testo “Economia” di Dornbusch e Fischer.

    CONCLUSIONE

    Sig. Diridero, io non giudico le persone, io INDAGO SU CAUSE ED EFFETTI.

    Conosco benissimo come funzionano le Aziende: il dipendente che sciopera, il rappresentante sindacale che non si adegua alle linee aziendali, viene inserito, virtualmente, in una lista di esuberi che “verranno fatti fuori” (così si dice in gergo aziendale) non appena se ne presenterà l’occasione attraverso l’operazione (quasi di stampo militare, poiché un’azienda è una organizzazione a carattere militare) che si chiama “riorganizzazione aziendale”. Quando si sente questa parola, occorre capire che ci saranno licenziati e cassa integrati. Ci sono tantissimi modi per licenziare i dipendenti.

    L’Azienda, per la verità, desidera avere pochissimi lavoratori dipendenti, quelli chiamati “key people” (persone chiave), e preferiscono avere invece manodopera di lavoratori a partita IVA, perché in tal modo si ha maggiore flessibilità nell’aumentare o diminuire la forza lavoro in base all’andamento dei mercati

    Cosa dico a lavoratori e lavoratrici?

    Agite come la vostra coscienza vi suggerisce di agire. Ma prima o poi verrà presentato il conto delle azioni commesse. Non c’è nessuno, ma proprio nessuno a cui dare la colpa o attribuire il merito: né al Governo, né all’Azienda, né al Sindacato.

    A chi allora dare la colpa o il merito delle azioni commesse? La risposta alla domanda è una sola: basta guardarsi allo specchio.

    Rispondi
    • Dott. Perfetto buon pomeriggio!…
      Intanto la ringrazio per la risposta e prendo spunto da tale risposta per alcune ulteriori riflessioni…
      Mi sembra di intendere che lei non contesta ciò che la A. I. ha evidenziato e dunque implicitamente conviene con me che l’ erogazione di una indennità “sostitutiva” ai lavoratori da parte delle organizzazioni sindacali, al momento è sostanzialmente “utopistica” ma sul concetto da lei espresso potrei essere d’ accordo e sarei disposto a pagare quote più alte di quelle attuali alle organizzazioni sindacali…
      Come lavoratore che non ha mai saltato uno sciopero, mi guardo ogni giorno allo specchio e la mia coscienza mi dice che aldilà del “retorico” si può dare di più (sempre per restare in tema musicale) non ho da rimproverarmi nulla per aver scioperato cercando di migliorare la mia vita lavorativa…
      Lo sciopero, lo ha sapientemente evidenziato lei, è sancito dalla nostra Carta Costituzionale e già solo questo basterebbe a legittimarne l’esistenza e il ricorso…
      Lo sciopero ha radici ormai datate ed è nato come strumento di lotta contro lo sfruttamento di chi non ha che le proprie braccia…
      Se siamo convinti che oggi tale sfruttamento si sia estinto, possiamo allora chiudere la baracca e stare tranquilli, perché i diritti delle nostre braccia sono in buone mani…
      Ovviamente io non ne sono affatto convinto e anzi vedo tutti i giorni riprovevoli situazioni che coinvolgono decine, centinaia, migliaia di lavoratori in Italia e nel mondo…
      Inutile elencarle…
      Lo sciopero finirò per pagarlo io, perché oltre alla trattenuta stipendiale subiro’, con l’ aumento del costo della vita, l’ onere derivante dalle perdite patite dallo Stato o dall’azienda di turno?…
      Che alternativa avrei, visto che comunque anche l’ utopistica indennità sindacale dovrei pagarla io?…
      Quanto ai sindacalisti, non è che si debba fare di tutta l’ erba un fascio…
      Conosco gente che con uno stipendio assolutamente identico a quello di comuni lavoratori si impegna allo stremo per tutelare “i deboli”…
      Mi creda, esistono…
      Siamo noi che costituiamo il Sindacato, siamo noi che dobbiamo difenderlo, siamo noi che dobbiamo provare a cambiarlo dall’ interno se non funziona…
      Neil Kinnock disse:
      “Senza la nostra unità, senza la protezione del movimento, il lavoratore non è un uomo libero che tratta il suo salario, è un uomo che implora un favore. Senza il sindacato, l’alternativa non è la libertà individuale, ma la sottomissione.”…
      Saluti!

      Rispondi
  31. Italianiiii … vot’Antonio vot’Antonio … Antonio La Trippa !!!! … ah ah ah ah !!!! … chiedete ad Elsa e Mario se hanno poi azzerato i privilegi … ah ah ah ah !!!! … ma mancano i soldi per le pensioni … ah ah ah ah !!!! … Durigone, Salvinone e il riformone … dove siete ?????? … ah ah ah ah !!!! …

    Rispondi
  32. Rispondo al commento del Sig. Nicola T. in data 5 Febbraio 2026 alle 21:05.

    Sig. Nicola T., sono perfettamente d’accordo con quanto da lei riportato, nel caso della Germania, riguardo all’adeguamento delle pensioni non già all’inflazione ma all’andamento dei salari.

    In Italia vi è la perequazione delle pensioni all’inflazione, ovvero l’adeguamento degli importi pensionistici in base all’andamento dell’inflazione certificato da ISTAT.

    In Italia NON vi è la perequazione dei salari all’inflazione, ovvero l’adeguamento dei salari in base all’andamento dell’inflazione certificato da ISTAT, in quanto, come sappiamo, la scala mobile è stata abolita da tempo.

    Vi è, quindi, una SPEREQUAZIONE delle pensioni al lavoro, ovvero un MANCATO adeguamento degli importi pensionistici in base all’andamento del lavoro (come avviene in Germania).

    EPILOGO.

    Il Governo DEVE (è un “MUST”, come si dice in inglese) lavorare ANCHE sul LAVORO (occupazione e salari, ma non da precariato), e NON SOLO sulle PENSIONI (aumento di 20 tazzine di caffè al mese)!

    Ma, ahimè, credo che il GOVERNO (di qualsiasi colore esso sia) abbia la capacità di comprendere ciò che i numeri INDICANO (un ottimo, eccellente, eccezionale Spread al 64,3, oggi, 5 febbraio 2026 alle ore 21,29) ma NON HA LA CAPACITÀ di comprendere ciò che in numeri SIGNIFICANO (oltre 5,7 milioni di individui in povertà assoluta in Italia nel 2024, e oltre 8,7 milioni di individui in condizioni di povertà relativa nel 2024. FONTE: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf).

    La Dott.ssa Venditti ci domanda che effetto ci fa vedere che l’Italia, anche a livello pensionistico, è il paese più tassato.

    A me, l’effetto che fa è che i Governi M2M (leggi “Monti to Meloni”, ovvero da Monti a Meloni) non sanno come creare lavoro, il lavoro di elevata qualità e quindi con elevata retribuzione, in grado di compensare con l’aumento delle entrate erariali, derivanti dal lavoro grazie all’aumento dei salari, la riduzione delle tasse per i pensionati.

    E, intanto, i Sindacati stanno a guardare, incapaci con i loro scioperi ad oltranza di aumentare i salari dei lavoratori, i quali, per altro, oltre che ad essere presi a schiaffi dal Governo sulla guancia destra, vengono presi a schiaffi anche dai Sindacati sulla guancia sinistra, ligi al precetto evangelico “se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra” (Matteo, 5, 38-42).

    CONCLUSIONE.

    A questo punto, il sig. Nicola T., che cita la Germania, mi alza la palla in modo che io possa fare la schiacciata.

    LAVORATORI! Non siate stupidi! Siate un po’ più intelligenti, ma solo di poco.

    Fate come i vostri colleghi in Germania! Fatevi compensare (mi rivolgo in particolare agli iscritti) la perdita salariale con un sussidio erogato dai Sindacati (in fondo, li pagate, o no?), un sussidio che in Germania si chiama “Streikgeld” derivante dalle parole “Streik” che significa “sciopero” e “Geld” che significa “denaro”.

    Ringrazio il Sig. Nicola T. per avermi offerto la possibilità, con il suo richiamo alla Germania, di fare una stupenda super schiacciata alla Sinner nel campo dei Sindacati e dei Lavoratori e Lavoratrici (iscritti e non) che fanno sciopero, suggerendo loro che a vergognarsi forse non è solo il Governo, ma anche loro stessi se riflettono sul fatto che la loro astensione dal lavoro da dipendenti danneggia il lavoro di milioni di lavoratori e lavoratrici precari, danneggia le proprie pensioni, danneggia le pensioni degli altri, danneggia le loro aziende, danneggia l’Italia!

    Rispondi
    • Dott. Perfetto, buongiorno!
      Non vorrei risultare polemico ma, tralasciando il fatto che non condivido la sua analisi che non è economica (in tal caso me ne guarderei bene dal criticarla, data la mia incompetenza) ma politica…

      Mi aspetterei da lei, visto il suo intervento, che magari esprimesse apertamente che sarebbe meglio abolire il diritto di sciopero…

      Eh, sì…
      Perché non si riesce a capire a cosa serva lo sciopero, se la responsabilità delle nefaste conseguenze va riversata sui lavoratori…

      Io realisticamente comprendo che i lavoratori possano essere oggetto di strumentalizzazione politica, ma la cura non è l’ astensione dall’ utilizzo dell’ unica “arma” che i lavoratori hanno per fare valere i loro diritti continuamente calpestati dalla parte datoriale e dai Governi…

      E non mi si venga a dire che i soldi sono pochi, perché questa è “un’ astuta bugia” , come il buon Piero Pelù cantava un bel po’ di anni fa’…

      Quanto al fatto che i Sindacati debbano/possano erogare un’ indennità per coprire il buco economico di una o più giornate di sciopero riporto quanto segue (le realtà dei diversi paesi sono eterogenee e dunque bisogna essere cauti nei paragoni, altrimenti il passo verso la demagogia è breve)…

      A.I.
      È una domanda che tocca il cuore dell’organizzazione sindacale e della sua sostenibilità economica. In molti paesi (come la Germania o i paesi scandinavi), le “casse di resistenza” sono la norma, ma in Italia la situazione è molto diversa.
      Teoricamente sì, ma praticamente richiederebbe una rivoluzione strutturale del modello sindacale italiano.
      Ecco un’analisi dei fattori che determinano questa fattibilità:
      1. Il modello di finanziamento attuale
      In Italia, i sindacati si finanziano principalmente tramite le deleghe (una percentuale dello stipendio dei soci, solitamente l’1%) e i servizi (CAF, Patronati). Queste risorse sono quasi interamente assorbite da:
      Costi del personale: Funzionari e delegati sul territorio.
      Sedi fisiche: Una rete capillare che garantisce assistenza di prossimità.
      Servizi ai tesserati: Consulenza legale e fiscale.
      Per erogare un’indennità di sciopero significativa, il sindacato dovrebbe agire come un’assicurazione, accantonando riserve liquide enormi che oggi vengono spese nella gestione quotidiana.
      2. I numeri del potenziale esborso
      Facciamo una simulazione rapida per capire l’impatto economico:
      Voce Stima Esempio
      Costo medio giornata sciopero 70€ – 90€ (netti per lavoratore)
      Adesione a uno sciopero generale 100.000 lavoratori (stima prudenziale)
      Costo totale per il Sindacato ~8 milioni di Euro al giorno

      Se consideriamo che un grande sindacato nazionale deve gestire decine di categorie e potenzialmente milioni di iscritti, un solo sciopero generale potrebbe prosciugare le riserve liquide accumulate in anni.
      3. La differenza con il modello “Nordico”
      Nei paesi dove l’indennità esiste (es. IG Metall in Germania), il sindacato funziona in modo diverso:
      Quote associative più alte: Spesso superiori all’1% e destinate specificamente a un fondo di sciopero.
      Tasso di sindacalizzazione: Molto elevato e concentrato.
      Pochi scioperi, ma lunghi: Si sciopera meno spesso, ma quando accade il sindacato sostiene i lavoratori per settimane fino alla vittoria contrattuale.
      Perché oggi non è “alla portata” in Italia?
      Frammentazione: Con la presenza di molte sigle (CGIL, CISL, UIL e sindacati autonomi), le risorse sono divise.
      Frequenza della protesta: In Italia lo sciopero è usato spesso come strumento di pressione politica o di breve durata (4-8 ore), rendendo difficile la gestione di un fondo per eventi così frequenti.
      Vincoli statutari: Molti statuti attuali non prevedono la creazione di riserve vincolate di questa entità.
      Nota Bene: Esistono già alcune “Casse di Resistenza” in categorie specifiche o in sindacati di base (come i Cobas o alcuni settori dei metalmeccanici), ma coprono solitamente solo licenziamenti per motivi politici o scioperi ad oltranza molto localizzati, non la massa dei lavoratori in uno sciopero generale.
      Sarebbe un cambiamento epocale: passerebbe il sindacato da “erogatore di servizi e rappresentanza” a “mutua di resistenza economica”.
      Saluti!

      Rispondi
      • Scusi Diridero, ho anch’io l’ abbonamento a Microsoft ( non so se uguale al suo), quindi uso COPILOT per lavoro, ma e ripeto ma, Microsoft risponde che le risposte dell’ AI non sono sempre corrette. A maggior ragione se lei usa come leggo sopra, l’ AI generativa per analisi un pò più complesse, senza limitarsi a elenchi di dati .
        L’ AI attuale viene anche chiamata ” weak AI” perchè concepita e addestrata per gestire un compito specifico e alcuni task predefiniti. Al contrario, l’ ” AI strong” prevista per il 2030 ( se arriverà) sarà un sistema capace di gestire task multipli
        o ogni tipo di compito, parimenti all’uomo.
        In parole povere, mi sembra che da parte sua ci sia una sopravvalutazione dello strumento. Saluti.

        Rispondi
        • Nicola T., buon pomeriggio!

          Non ho mai minimamente pensato che l’ intelligenza artificiale sia infallibile…

          È riportato piuttosto chiaramente dai creatori di tale strumento che lo stesso può non essere sempre attendibile nelle proprie risposte e comunque ci arriviamo da soli a questa conclusione…

          Ma questo strumento ci aiuta a confrontarci su un qualsiasi tema con i nostri interlocutori quando nella vita ci occupiamo “d’altro” pur essendo mediamente informati, soprattutto quando i nostri interlocutori invece si occupano professionalmente del tema di turno…

          Lei non mi conosce, come io non conosco lei, per cui stia tranquillo, da parte mia non c’è assolutamente nulla di ciò che le sembra…

          Resta il fatto che se l’ interlocutore di turno ritiene che una risposta della A. I. non sia corretta, potrà sempre fornire in risposta argomentazioni che ne dimostrino la fallacia…

          Infatti io ho solo riportato, senza pretesa alcuna di verità assoluta, le argomentazioni fornite dall’ A. I. ma, proprio perché non esistono verità assolute fuori dal campo religioso e metafisico, quando posso non mi fermo “all’ ipse dixit”…

          Saluti!

          Rispondi
      • Vedi, Diridero, vogliamo parlare del diritto di sciopero? e parliamo; in un tuo commento ti vanti di aver sempre scioperato per migliorare le tue condizioni di lavoro ; lodevole ma….. poi alla fine chi paga? magari tu scioperando i n 2 occasioni hai perso soldi e hai creato disagio all’azienda; chi ha pagato alla fine? e non dirmi che nessuno ha pagato lo scotto dello sciopero perchè non ci credo; poniamo per ipotesi che c’è uno sciopero dei trasporti in un determinato giorno; tu proprio quel giorno devi prendere un treno o un aereo per lavoro o anche solo per un viaggio programmato; cosa dici? Felici che scioperate o dici: mi state rompendo i ………. perchè devo prendere un treno o un aereo per un impegno urgente? perchè tante belle parole finchè non toccano le nostre questioni; perchè uno sciopero crea disagi anche forti alla gente comune, non certo alla Meloni, ai membri del governo, ai signori onorevoli etc…….; saluti a te e ai gestori del sito

        Rispondi
        • Sig. Paolo Prof., buon pomeriggio!

          Lei conoscerà sicuramente la celebre metafora del “battito d’ali di una farfalla in Cina” …

          Ebbene mi sembra lapalissiano che ogni nostra azione abbia delle conseguenze sugli altri, talvolta positive, molto spesso negative…

          Vorrei quindi capovolgere il problema da lei sapientemente evidenziato…

          Ma a chi frega delle condizioni di lavoro di chi scioperando reca “danno” agli altri?

          Le norme che regolamentano gli scioperi servono proprio ad evitare che un legittimo diritto, sancito dalla Carta Costituzionale, abbia il minor impatto possibile sulla collettività (pensiamo fra tutti al comparto sanitario),come già evidenziato nella mia risposta al Dott. Perfetto…

          Spiace doverlo sottolineare ma è sul rispetto e il miglioramento di tali norme che dovrebbero convergere i nostri appelli, piuttosto che alla demonizzazione degli scioperi e al non esercizio di tale sacrosanto diritto, in nome del “battito d’ali della farfalla”…

          Saluti!

          Rispondi
          • vede sig. Diridero, scioperando si crea disagio; l’obiettivo è creare disagio a chi ha il potere di decidere; il disagio non lo crei a chi ha il potere di decidere ma alle altre persone che non c’entrano nulla; tutto qui; saluti

        • Sig. Paolo Prof.,
          Lei dice che lo sciopero crea disagio alla gente comune e ciò è vero ma la solidarietà deve essere bilaterale e forse la gente comune disagiata purtroppo non riesce a comprendere che la responsabilità del disagio non è dello scioperante ma di chi lo mette in condizioni di doverlo fare…
          Dunque in un mondo ideale dove TUTTI riflettono sulle conseguenze delle loro azioni, ” i disagiati” se fossero sensibili ai disagi altrui dovrebbero unirsi agli scioperanti e solidarizzare con loro, contro i veri responsabili…
          Lo sciopero è una manifestazione di disagio (lavorativo ed economico) di chi viene maltrattato e sfruttato…
          Praticamente una manifestazione di piazza nella quale normalmente uno sciopero sfocia…

          Rinnovo i saluti!

          Rispondi
          • Sig, Diridero, quello che lei afferma è corretto (o potrebbe esserlo) se lo sciopero proclamato per sensibilizzare la popolazione e quindi per suscitarne la sensibilità riguardasse effettivamente problemi tangibili e condivisibili da parte della massa da sensibilizzare. Ad esempio, condizioni di lavoro non corrette, stipendi non allineati alle necessità, contratti scaduti da anni, norme di sicurezza non rispettate. Se invece ogni settimana viene indetto uno sciopero per protestare contro il rischio di estinzione della rana barbuta, o le inaccettabili condizioni della mensa dei college in Saidovestan, o più banalmente per protestare contro il governo di turno, magari contro ipotetici progetti di legge a scopo preventivo, allora succede quello che succede, ovvero che la massa che si vorrebbe sensibilizzare alla lunga si stanca e manda i sindacati affan. (soprattutto se lo scopo è politico, in una nazione dove più o meno, governo ed opposizione sono al 50% ciascuno, l’altro 50% s’inca..rta)
            Saluti

          • lascia stare il discorso solidarietà e ti faccio un esempio; sciopero nei trasporti: i ferrovieri scioperano con l’obiettivo di avere migliori condizioni di lavoro, turni meno pesanti, più soldi etc; in determinati giorni non ci sono le famose fasce di garanzie tipo il fine settimana; che cosa accade? disagi nelle stazioni, treni che non partono, treni che partono con 3 ore di ritardo etc; matematicamente tu, ferroviere che scioperi, vuoi creare disagio; a chi lo crei? alla persona comune che deve prendere un treno magari perchè il giorno successivo ha un concorso? a quella persona che deve fare un esame importante o lo crei alla Meloni? lo crei alla persona comune; La Meloni ha l’aereo di stato; i signori onorevoli possono sempre dire: sciopero dei trasporti, prendo il taxi e il costo poi lo scarico su altri; oppure dicono: oggi non posso partire, partirò domani; colpa di altri; caro Diridero, ti auguro, sinceramente, che non ti capiti mai, e dico mai, che per un tuo impegno importante ti imbatti in uno sciopero; a me è capitato e i disagi sono stati tanti; una semplice riflessione da sportivo: immensa Lollobrigida oro Olimpico pattinaggio su ghiaccio; saluti ai gestori del sito

  33. Negli ultimi anni non c’è nulla di sorprendente in ciò che accade alle pensioni italiane: è tutto già scritto e riscritto. L’articolo che commentiamo fotografa bene la situazione, ma manca un tassello fondamentale del quadro — l’adeguamento all’inflazione.
    Un ulteriore elemento di penalizzazione per il ceto medio e per i pensionati: il recupero del 100% dell’inflazione è garantito solo fino a 2.413,60 euro lordi, che corrispondono a meno di 1.800 euro netti. Oltre questa soglia, lo Stato considera evidentemente il pensionato come “benestante”, e la rivalutazione si riduce.
    Visto che l’articolo richiama l’Europa, prendiamo la Germania. Ecco come sono state rivalutate le pensioni nel 2026.
    In Germania l’adeguamento non segue l’inflazione, ma l’andamento dei salari. Il meccanismo si basa su tre elementi:
    – crescita dei salari medi;
    – rapporto tra lavoratori attivi e pensionati;
    – aggiornamento del valore del punto pensionistico (Rentenwert).
    Il risultato è che l’aumento non dipende dai prezzi, ma dalla dinamica del lavoro.
    Per il 2026 le stime ufficiali indicano:
    – +3,74% dal 1° luglio;
    – inflazione prevista intorno al 2,3%;
    – quindi un aumento reale del potere d’acquisto.
    Il Rentenwert passerebbe da 40,79 € a 42,31 €, cioè +1,52 € per ogni punto maturato.
    Direi che non serve aggiungere altro.
    Un saluto a tutti.

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