Gli ultimi dati pubblicati da Inps e Covip fanno emergere un divario che attraversa tutta la vita lavorativa delle donne, partendo dai lavori più precari, passando per gli stipendi più bassi e un’adesione decisamente minore rispetto agli uomini relativamente ai fondi integrativi, fino ad arrivare agli assegni pensionistici che ben rimarcano il gap uomo-donna nel mondo del lavoro. Su Collettiva, Ezio Cigna, responsabile delle Politiche previdenziali CGIL, ha manifestato le proprie preoccupazioni circa i dati emersi, riportiamo le sue parole:
Pensioni donne 2026: divario emergente negli importi della pensione
Il divario rimane evidente, si legge su Collettiva, anche osservando le pensioni liquidate nel corso del 2025: nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti l’importo medio è pari a 1.027 euro per le donne e 1.552 euro per gli uomini; nella Gestione dei dipendenti pubblici 1.933 euro contro 2.561 euro; tra gli autonomi 804 euro contro 1.119 euro; nella Gestione separata 902 euro contro 1.601 euro.
“Questi dati confermano che le pensioni rappresentano la conseguenza delle disuguaglianze accumulate durante tutta la vita lavorativa: salari più bassi, maggiore diffusione del part-time involontario, contratti a termine, lavoro discontinuo e il peso del lavoro di cura, che continua a ricadere prevalentemente sulle donne”, sottolinea Cigna.
Gli fa eco Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, rafforzando le preoccupazioni relativamente alla situazione delle donne e cercando di proporre soluzioni:
“Le donne continueranno ad avere maggiori difficoltà ad aderire alla previdenza complementare se non affrontiamo le radici delle disuguaglianze. Non c’è soltanto un problema di salari più bassi. C’è il lavoro povero, il part-time involontario, i contratti precari e discontinui, il lavoro di cura che continua a gravare quasi esclusivamente sulle donne. Tutti fattori che riducono la capacità di risparmio e quindi la possibilità di costruire una pensione integrativa”.
Per questo “le categorie più fragili, giovani e donne in particolare, spesso non riescono nemmeno a beneficiare dell’attuale leva fiscale, perché con redditi bassi la deducibilità dei contributi perde gran parte della sua efficacia. È necessario superare un sistema che incentiva soprattutto chi ha redditi medio-alti e immaginare strumenti realmente redistributivi: forme di decontribuzione o incentivi più favorevoli per chi ha salari bassi, per i quali la rinuncia anche al Tfr rappresenta spesso un problema concreto, talvolta persino di sopravvivenza. Solo così la previdenza complementare potrà diventare davvero universale e contribuire a ridurre, anziché ampliare, le disuguaglianze”.
La lotta del CODS: le donne non si arrenderanno mai
La lotta delle donne infatti, guidate da Orietta Armiliato, amministratrice del CODS, Comitato Opzione donna Social, punta proprio a sanare queste differenze, le donne chiedono di poter veder valorizzato il lavoro di cura a livello pensionistico, proprio perché il dedicare tanto tempo alla famiglia (figli, anziani) porta spesso loro ad avere carriere discontinue o a dover accettare, per conciliare vita lavorativa e famigliare, lavori part time che inevitabilmente andranno ad incidere sulla futura pensione.
Le donne inoltre chiedono il ripristino di Opzione donna, unica misura che consentiva loro di poter accedere anzitempo alla quiescenza, si spera che il Governo possa ravvedersi al riguardo.
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opzione donna ok, purche’ il minimo sia 2000 euro al mese. non sto li’ a spiegare, e’ evidente il perche’…..
Buon pomeriggio! Spero che ci sia un’ effettiva parità dei diritti tra uomini e donne e mi auguro che venga ripristinata, al più presto, la misura di ” Opzione donna”. Ringrazio tutti infinitamente.
PREMESSA
Nel 2023 stavo elaborando l’idea di unificare due discipline differenti (Economia e Informatica) in una sola disciplina (Economia Informatica).
Mi venne l’idea di rappresentare le grandezze economiche e le grandezze informatiche in “basi”, e di rappresentare le corrispondenze tra grandezze economiche e grandezze informatiche in “legami tra basi”.
Cominciava a prendere forma nella mia mente la struttura molecolare del DNA: a poco a poco l’Economia cominciava a prendere forma di un’elica e l’Informatica a prendere forma di un’altra elica.
Ed ecco che, come avvengono gli accoppiamenti tra la base adenina (A) e la base timina (T), e tra la base guanina (G) e la base citosina (C); così avveniva l’accoppiamento tra la base economica PIL (Y) e la base informatica throughput (X), e tra la base economica prezzo del bene (P) e la base informatica peso della transazione (P) (e così via con altre corrispondenze tra grandezze economiche e informatiche).
Mi vennero in mente i processi di trascrizione, traduzione e di sintesi a partire dal codice genetico costituito dalle basi. Mi venne in mente il Principio Centrale della Biologia Molecolare.
Avevo bisogno di approfondire il DNA a doppia elica.
VENGO AL PUNTO SUL DIVARIO TRA UOMO E DONNA.
Correvano diversi anni prima del 1957.
La biocristallografa Rosalind Franklin aveva fotografato con raggi X la molecola del DNA. Vedendo la radiografia della Franklin, James Watson e Francis Crick maturarono l’idea della doppia elica.
“Nel 1962 James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins ricevettero il premio Nobel per la Medicina per la scoperta della struttura del DNA. Franklin, pur avendo dato un importante contributo a quella che è stata la scoperta del secolo nel mondo della biologia, non ha avuto riconoscimenti.
La sua storia è diventata uno dei simboli della narrazione delle donne nella ricerca scientifica: la storia della scienza è un susseguirsi di nomi maschili, ma le donne ci sono sempre state. Spesso messe da parte, discriminate e costrette a lottare per vedere i propri meriti riconosciuti. È una descrizione che si adatta perfettamente al mondo accademico di 70 anni fa, ma che ancora oggi – tranne fantastiche eccezioni – purtroppo fa capolino”.
(FONTE: https://www.osservatorioterapieavanzate.it/news/rosalind-franklin-e-la-scoperta-del-dna-cosa-e-cambiato).
CONCLUSIONE.
Nel mondo del lavoro le donne sono spesso sottovalutate e talvolta emarginate. Oggi esse lottano per vedere riconosciuti i propri meriti, non solo nel mondo del lavoro, ma anche (e forse soprattutto) nel mondo famigliare dove fungono da “Sostitute dello Stato”.
Le donne chiedono il ripristino di Opzione donna. È loro diritto chiederlo. È dovere dello Stato concederlo.
Riguardo al divario tra gli importi pensionistici percepiti dalle donne rispetto a quelli percepiti dagli uomini, ho immaginato di applicare alle argomentazioni riportate nel presente articolo la struttura delle “Quattro Nobili Verità” sulla Sofferenza esplicitate dal Buddha.
1. IL DIVARIO ESISTE: “nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti l’importo medio è pari a 1.027 euro per le donne e 1.552 euro per gli uomini”.
2. IL DIVARIO È CAUSATO: il divario emergente negli importi pensionistici è “la conseguenza delle disuguaglianze accumulate durante tutta la vita lavorativa: salari più bassi, maggiore diffusione del part-time involontario, contratti a termine, lavoro discontinuo e il peso del lavoro di cura, che continua a ricadere prevalentemente sulle donne”.
3. IL DIVARIO PUÒ ESSERE ESTINTO: “È necessario superare un sistema che incentiva soprattutto chi ha redditi medio-alti e immaginare strumenti realmente redistributivi”.
4. ESISTE UN SENTIERO CHE CONDUCE ALLA ESTINZIONE DEL DIVARIO: “forme di decontribuzione o incentivi più favorevoli per chi ha salari bassi”.
Il Punto 4 è incompleto in quanto non specifica in che modo “strumenti realmente redistributivi” compensino la decontribuzione oppure facciano aumentare i salari bassi.
Per rendere completo il Punto 4 occorre indicare in che modo la redditività dei fattori produttivi può essere redistribuita: in ciò una indicazione ci viene fornita dall’articolo apparso sulla Piattaforma de “gli Stati Generali” (https://www.glistatigenerali.com/chi-siamo/) in data 15 febbraio 2026 a firma di Paolo Gubitta – professore ordinario di Organizzazione aziendale all’Università di Padova – dal titolo “I contributi per la pensione? Me li paga (anche) l’agente di intelligenza artificiale”.
Nell’Articolo del Prof. Gubitta viene riportata la seguente affermazione del Direttore Generale dell’INPS Valeria Vittimberga: “Bisognerebbe lavorare in questi termini. Poi, bisognerebbe pensare che in qualche modo la diversa distribuzione di redditività dei fattori produttivi restituisca alla collettività un qualche cosa in termini di contribuzione. Le macchine che ci paghino parte della contribuzione affinchè noi lavoriamo di meno e lavoriamo in maniera qualitativamente superiore, nello stesso tempo avendo accesso a pensioni dignitose». (FONTE: https://www.glistatigenerali.com/economia-e-lavoro/lavoro/i-contributi-per-la-pensione-me-li-paga-anche-lagente-di-intelligenza-artificiale/).
Ora che sappiamo quali sono gli strumenti realmente redistributivi possiamo completare il Punto 4:
4. ESISTE UN SENTIERO CHE CONDUCE ALLA ESTINZIONE DEL DIVARIO: “Le macchine che ci paghino parte della contribuzione”.
Sulla base dello schema rappresentato nei Quattro Punti sopra esposti, risulta possibile attuare le istanze promosse dal Comitato Opzione Donna Social (CODS): valorizzazione del lavoro di cura e ripristino di Opzione Donna nella sua versione originaria.
Per ragioni di giustizia e di equità, anche i lavoratori che esercitano lavoro di cura assistendo i propri familiari hanno diritto ad aderire ad una ipotetica “Opzione Uomo” del tutto identica ad “Opzione Donna”.
Se è vero che un sentiero che conduce alla estinzione del divario lo si sta percorrendo dal 1957.
https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200109STO69925/comprendere-il-divario-retributivo-di-genere-definizione-fatti-e-cause
Temo che l’altro sentiero, quello delle “Macchine che ci paghino parte della ontribuzione”, avrà un percorso altrettanto lungo a “meno di miglioramenti marginali” da raggiungere nei prossimi anni.
Da uomo, non posso che essere pienamente d’accordo con questa analisi. Il lavoro di cura familiare, che ancora oggi grava quasi interamente sulle spalle delle donne, è a tutti gli effetti un lavoro e va valorizzato, non penalizzato al momento della pensione. Massima solidarietà alla battaglia del CODS.
sono d’accordo con don; e rivolto a Giuseppe credo che la via di mezzo sia sempre la migliore; si a ripristinare opzione donna; 58-35 è una grande utopia; potrebbe essere 60 e 37 visto che oltretutto è tutta contributiva; senza mettere tutti i paletti che hanno messo e poi l’hanno tolta completamente facendo una grande carognata; spero che molti se ne ricorderanno quando si andrà a votare; e chi voteranno? vannacciper protesta contro questo governo; allora non avranno capito proprio nulla; meloni, vannacci stessa pasta, stessa minestra; saluti ai gestori del sito
E te pareva! Gira e rigira, sempre la’ arriviamo: le donne chiedono il ripristino di opzione donna! Dimenticando, o fingendo di dimenticare, che mandare in pensione metà della popolazione italiana (ovvero le donne) a 58 anni con 35 di contributi, comporterebbe una spesa di centinaia di miliardi. Ma se non si è neppure riusciti a portare a casa quota 41 perché troppo onerosa per le casse dell’Inps (e parliamo di 41 anni di servizio per 62 anni di età), come pensiate sia fattibile ripristinare opzione donna? Ma riuscite ad essere finalmente obiettive e a fare due conti? E’ stato detto e ripetuto in mille salse. Opzione donna era stata concepita nel 2001 come misura transitoria quando ancora la gente andava in pensione col sistema retributivo. La ragione d’essere di questa misura e la sua provvisorietà, risiedevano nel fatto che il vantaggio di un consistente anticipo pensionistico in termini di anni, era controbilanciato dal contestuale svantaggio economico, generato dal ricalcolo contributivo dell’importo della pensione. Adesso che ormai il sistema di calcolo contributivo della pensione riguarda tutti i cittadini, opzione donna ha giocoforza perso la sua ragione d’essere, perché altrimenti non si spiegherebbe un anticipo pensionistico di ben nove anni rispetto all’età ordinaria del pensionamento di vecchiaia, che è fissato a 67 anni. Si tratterebbe di una discriminazione di genere mastodontica e assolutamente non giustificata contro gli uomini. Una forma di vessazione contro il genere maschile, che sarebbe paradossalmente costretto ad andare in pensione quasi 10 anni più tardi rispetto alle donne pur avendo un’aspettativa media di vita più bassa di circa quattro anni. Opzione donna non era più moralmente ed eticamente accettabile, oltre che economicamente del tutto insostenibile. Perciò è stata finalmente abrogata. Doveva esserlo molto tempo prima.
Concordo con te forse all1% praticamente hai sparato un sacco di idiozie. Le ragioni per OD sono talmente tante che non te le spiego anche perchè visto come pensi e ragioni difficilmente le capiresti.
Auguro a tutte le donne che venga ripristinata O.D. senza paletti magari per evitare problemi alzare l’età a 60/62 anni con 35 anni di contributi.
Concordo pienamente con te Stefano. 62 anni di eta’ anagrafica e 35 di contributi mi sembrano dei requisiti accettabili per ripristinare opzione donna
Vedi Massimo quei numeri che indichi- 62 e 35 vuol dire alzare di 4 anni l’età e tenere fermi i contributi; possono anche chiederlo ma di fronte a 30 anni di contributivo non lo otterranno mai; la via di mezzo: 60-37 hanno pochissime speranze; ma speriamo; e chissà che prima o poi, meglio prima, prendano in seria considerazione la riforma Perfetto; saluti a te e ai gestori del sito
Ciao giuseppe pienamente d accordo. Il lavoro di cura deve essere riconosciuto in modo soggettivo e non di genere
Anche io pur essendo di sesso maschile ho sempre sostenuto sin dall’inizio il ripristino di opzione donna, contrariamente a qualcuno che ha definito demenziali i commenti di coloro i quali sono a favore di questa proposta. Mi auguro che il governo decida di ripristinare l’istituto di opzione donna e con esso anche la quota 41 senza limitazioni.
Mah!
“È decisamente più facile per un cammello attraversare la cruna di un ago, che trovare un governo disposto al ripristino di Opzione Donna e a introdurre quota 41 per tutti.”
L’iperbole che ha riportato nel suo commento, sig. Wal, mi proietta decisamente all’indietro nel tempo, a 50 anni fa, precisamente nel 1976 (quando avevo 20 anni e volevo farmi monaco di clausura).
Nel 1976 comprai a Roma la Bibbia in lingua ebraica, il dizionario ebraico-inglese e il libro di grammatica ebraica.
Nei Vangeli sinottici (Marco, Matteo, Luca e Giovanni) vengono riportate diverse espressioni riprese dal Vecchio Testamento.
Alcune espressioni non mi sembravano corrette, a cominciare, per esempio, dalla parola “Testamento”.
In effetti “Testamento” è una traduzione errata. La traduzione corretta è “Patto” (Vecchio Testamento = Vecchio Patto; Nuovo testamento = Nuovo Patto).
Un’altra traduzione errata riguarda la profezia di Isaia che afferma “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Isaia 7,14). La traduzione corretta è “Ecco, la giovane fanciulla concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele”. (Mia nota: in lingua ebraica la parola “vergine” è “betulah”, mentre “giovane fanciulla è “’almah” – Al momento vado a memoria, in quanto non ho sottomano la mia bibbia in ebraico. Ad ogni modo, forzare la traduzione da “giovane donna” a “vergine” a me sembra una forzatura per influenzare il pensiero dei fedeli. Ma mi fermo qui, in quanto il mio campo non è la teologia ma l’Economia Informatica).
Veniamo al punto che cita lei, sig. Wal.
Gesù si esprimeva, come ben sappiamo, in parabole, ovvero utilizzava delle similitudini. Usava similitudini per farsi capire dalla gente quando esprimeva pensieri elevati.
Oltre alle parabole Gesù utilizzava anche le iperboli, cioè frasi esagerate (del tipo “ti mangerei di baci”).
Ebbene, dire che “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (nota: “Regno di Dio” in ebraico si dice “Malkuth Elohim”) è sì un’esagerazione, ma mi pare anche un’affermazione impropria (non credo che Gesù si sia espresso in un modo così maldestro, parliamoci chiaro).
Penso che la frase che Gesù possa avere detto sia la seguente “È più facile che una fune passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. È ancora una frase iperbolica, esagerata, ma è più comprensibile che sia una fune a passare per la cruna di un ago piuttosto che un cammello! (suvvia!).
AI Overview afferma riguardo all’errore di trascrizione:
“Un’altra teoria suggerisce che ci sia stato un errore di traduzione dal greco antico, confondendo la parola kámēlos (cammello) con kámilos (gomena o corda spessa)”.
50 anni fa non avevo a disposizione un PC, non c’era internet e né tantomeno l’intelligenza artificiale.
50 anni fa ho dovuto studiare la grammatica ebraica, leggere i vangeli canonici e i vangeli dichiarati apocrifi dalla Chiesa cattolica, per rendermi conto che quando si vuole conoscere la verità occorre sempre risalire alla fonte.
A cosa mi ha portato questo mio approccio? Mi ha portato a concepire, dopo 30 anni di studi intensi, la più bella teoria del mondo (almeno per me): l’Economia Informatica, la Teoria unitaria del mondo economico e informatico.
Buogirono.
Rispondo al dotto commento del dottor Perfetto aiutandomi in parte con la AI.
Alla parafrasi o iperbole citata in chiave moderna della celebre frase nota a chiunque, da piccolo, abbia frequentato un po’ di catechismo; che si trattasse di un “cammello” o di una “gomena” che potremmo attualizzare a quella di un “transatlantico moderno” da contrapporre alla possibilità che un qualsiasi governo possa pensare di ritornare sui passi compiuti di abrogazione di opzione donna o di non concedere quota 41 per tutti.
Se si preferisce la si potrebbe attualizzare così:
“Proprio come una fune spessa non potrà mai infilarsi nel minuscolo foro di un ago da cucito, anche per un cittadino italiano è difficile sperare che un qualsiasi governo torni sui propri passi per ripristinare Opzione Donna o concedere la Quota 41 per tutti, senza vincoli o penalizzazioni.
Decisamente più facile è invece per una multinazionale azzerare le proprie tasse spostando la sede legale in un paradiso fiscale”.
I vincoli di bilancio, la spesa pubblica e sopratutto le regole europee porranno negli anni a venire sempre più barriere insormontabili ai canali di uscita anticipata per tutti i lavoratori se non con ricalcoli penalizzanti talmente stretti da rendere un ritorno al passato un evento statisticamente impossibile.
Ma non preoccupiamoci, perché se domani piove, se i conti pubblici potrebbero saltare o se le pensioni diventeranno sempre più un miraggio, la colpa è e sarà sempre esclusivamente di chi si raduna a Pontida, anche se i vincoli di bilancio sono scritti a Bruxelles e i tagli li firmano “tutti insieme appassionatamente”.
Saluti
Wal, senza contare il tasso di natalità, che in Italia crolla inesorabilmente di anno in anno. Se mandassimo in pensione tutte le donne a 58 anni, in brevissimo tempo ci ritroveremmo in Italia con un lavoratore attivo ogni cinque persone in pensione. Anche tenuto conto che proprio le donne sono già avvantaggiate da una prospettiva media di vita di circa quattro anni più lunga rispetto agli uomini. Praticamente, una donna che andasse ancora in pensione a 58 anni avrebbe davanti a sé un periodo medio di pensionamento lungo quasi trent’anni!!! Figuriamoci! Assolutamente impossibile e inattuabile, tranne che per qualche visionario che ha perso il senno. Piuttosto dovremmo tutti insieme lavorare, uomini e donne uniti, per una riforma definitiva del sistema pensionistico che ritorni a contemplare una età per il pensionamento di vecchiaia, uguale per tutti, che sia almeno decente! Diciamo sui 64 anni, come in Francia. Non certo i 67 richiesti oggi. 64 anni per tutti, uomini e donne, con sistema di calcolo contributivo ma senza limiti minimi di importo per potervi accedere, come purtroppo invece accade adesso e che impedisce quasi a tutti di beneficiarne. Magari con 35 anni minimi di contrizione. Questa può essere una buona soluzione per tutti e una proposta realistica non da libro dei sogni.
Buongiorno, se il lavoro di cura,
con particolare riferimento agli anziani fragilissimi e si figli con gravi patologie, è un lavoro in nero .,…il datore di lavoro..
. cioè lo Stato dovrebbe essere denunciato….solo con sentenze con passato in giudicato…forse il Parlamento potrebbe emanare norme serie e rispettose nei confronti di chi si prende cura dei più fragili…a prescindere dal genere….
Non credo che siano molti gli uomini che decidano di abbandonare o ridurre il lavoro , magari per 10 anni, per accudire nella propria casa genitori con patologie gravi.,…il Governo questi dati li ha..chiediamogli la cortesia di analizzarli….e magari di fare un confronto con i Sindacati…
Grazie per l’ ascolto.