Pensioni 2026: in legge di bilancio aumento età pensionabile, addio uscita a 64 anni?

Si entra nel vivo del confronto politico e tecnico sulla prossima Legge di Bilancio 2026, una manovra da 16 miliardi di euro che si preannuncia improntata alla prudenza e al rigore. L’appuntamento cruciale è fissato per le 15:30 a Palazzo Chigi, dove la premier Giorgia Meloni incontrerà i leader della maggioranza e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per definire le misure da inserire nel testo definitivo.

Riforma Pensioni 2026: in legge di bilancio discussione su taglio Irpef e previdenza

Il calendario degli incontri è serrato: venerdì 10 ottobre sarà il momento del confronto con i sindacati, mentre lunedì 13, a poche ore dal Consiglio dei ministri, l’esecutivo incontrerà anche i rappresentanti delle imprese. In meno di una settimana, dunque, il Governo dovrà chiudere il cerchio e trovare un equilibrio tra le risorse disponibili e le richieste di intervento provenienti da cittadini, lavoratori e aziende.

Tra i dossier più delicati spiccano quelli legati al taglio dell’Irpef per il ceto medio, alla possibile rottamazione fiscale, e al contributo che sarà chiesto al sistema bancario. Sul tavolo anche il rifinanziamento di misure già previste, come il bonus per le mamme lavoratrici e gli incentivi alle imprese. Tuttavia, questi strumenti — oggi legati ai fondi del Pnrr e al programma Transizione 5.0 — dovranno essere ripensati, poiché la loro copertura è in scadenza. Secondo le stime dell’Istat, la manovra 2026 non avrà un impatto significativo sul PIL, confermando quindi un approccio di contenimento della spesa pubblica e una linea di rigore finanziario.

Pensioni 2026: il nodo dell’aumento dell’età pensionabile in legge di bilancio

Il tema delle pensioni è uno dei più caldi e divisivi nella discussione sulla Legge di Bilancio. Il Governo starebbe valutando come bloccare l’aumento automatico dell’età pensionabile di tre mesi previsto per il 2027, un adeguamento legato all’aspettativa di vita che rischia di penalizzare migliaia di lavoratori.

La volontà politica di congelare questo incremento è chiara, ma l’intervento avrebbe un costo notevole: oltre 3 miliardi di euro a regime. Per questo motivo, tra i tecnici del Ministero dell’Economia si stanno studiando soluzioni alternative che possano ridurre l’impatto finanziario dell’operazione.

Una delle ipotesi più concrete prevede di bloccare l’aumento solo per chi ha già compiuto 64 anni. In questo scenario, la spesa si attesterebbe intorno a 1,5 miliardi il primo anno e 2 miliardi a regime, ma con un effetto collaterale non trascurabile: circa 170mila lavoratori resterebbero esclusi dal beneficio. Si tratta in particolare di coloro che, pur avendo raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) nel 2027, non avranno ancora compiuto i 64 anni richiesti.

Un’altra proposta in discussione è quella di introdurre uno “scalino” più graduale, con un aumento di un solo mese nel 2027 e di uno o due mesi nel 2028. Anche questa ipotesi, però, avrebbe costi rilevanti e richiederebbe una copertura finanziaria adeguata. Il dibattito resta aperto e le opposizioni hanno già espresso forti critiche, accusando il Governo di non voler affrontare in modo strutturale la questione pensionistica e di “prendere in giro i lavoratori” con soluzioni parziali.

33 commenti su “Pensioni 2026: in legge di bilancio aumento età pensionabile, addio uscita a 64 anni?”

  1. Una cosa è certa non sarò l’unico a non andare mai più a votare. Dovrebbero pensare alla grande per riformare il meglio possibile le pensioni dando la possibilità di scegliere. Invece di pensare di sperperare risorse in opere ciclopiche ponte sullo stretto e armamenti iper tecnologici. Vediamo cosa combinano… Forse c’è ancora un barlume di saggezza.

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  2. Se non votiamo non lamentiamoci se le promesse non sono mantenute.Sono convinto che non ci sia né la capacità né la voglia di prendere in considerazione la situazione pensioni.Mi dispiace solo per il prof.Prefetto.Fac59

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    • Io l’ho sempre detto che se non si va a votare non ci si può lamentare. Lo dico sempre anche ai miei concittadini.
      Se non votate per il sindaco non lamentatevi della giunta comunale.
      Oltre a tutto se non andiamo a votare, abbiamo governi che non rappresentano la maggioranza del paese

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      • Mi dispiace contraddirla Giovanni ma credo che la realtà dimostri in modo inequivocabile che il problema non è andare meno o più a votare ma il fatto che la politica sia decaduta in modo catastrofico e che ogni politico e ripeto ogni politico nuovo o vecchio che si presenta promette, promette, e promette per poi una volta seduto nella poltrona accorgersi magari che il mondo che gli sta attorno NON permette assolutamente quelle promesse, anzi lo obbliga a fare tutt’altro, per non parlare poi di quelli che proprio ingannano l’elettore per arrivare su quella poltrona.
        Esiste un’Europa che comanda, e comanda indipendentemente dall’esito delle elezioni…lo abbiamo visto con le ultime, una geopolitica con immensi interessi che ci volano km sopra le nostre teste e che obbligano tutti i politici ad usare i denari in ben altri modi come priorità rispetto a fare solo e principalmente come priorità zero il bene pubblico equo per i cittadini.
        Quindi avere politici che rappresentano la maggioranza del Paese NON è più, ammesso che in passato lo sia stato, assolutamente la garanzia che venga portato a termine ciò che la maggioranza dei cittadini chiede o vorrebbe vedere.
        Questa è la mia visione di persona che ha riempito di timbri 4 schede elettorali cercando cambiamenti che sono in parte avvenuti e che mi hanno ulteriormente dimostrato quello che ho scritto sopra…purtroppo.

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        • È assolutamente così! Spiace che molti ancora non lo comprendano, ovviamente quelli in buonafede. Gli altri, evidentemente, ne hanno un tornaconto personale e sono irrecuperabili.

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        • Semplicemente un governo che fa bene va confermato. Se fa male va mandato a casa. Se andare a votare magari non risolve il problema, non andare è ancora peggio. Già il grande costituzionalista Sartori, scriveva che la nostra democrazia è debole nella rappresentatività. Se votiamo sappiamo a chi rivolgerci.

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        • Be’ diciamolo, meglio chi non promette nulla piuttosto di chi promette qualcosa impossibile da realizzare. Almeno non ci si sente presi in giro. Il prblema è che poi incasinano tutto per accontentare qualcuno. Così potranno dire che qualcosina hanno fatto.

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          • Sono d’accordo.
            La cosa che manca sempre nei programmi (perché non lo sanno fare, ma anche non lo vogliono fare) è indicare le coperture necessarie per attuare le “promesse” indicate.
            Se torno a casa da mia moglie e gli dico: andremo in vacanza, rifaremo il tetto, cambieremo la macchina, manderemo i figli all’università + master mi chiede subito: e con quali soldi ?!?
            E’ chiaro che per prendere voti è meglio dire “1.000 Euro per tutti!”….
            Saluti

        • Bisogna anche considerare che,il voto non tiene conto dell aspetto del debito che macina interessi enormi e,prendere decisioni per una classe politica,su tutto quello che verte in campo economico,risulta abbastanza ostico.

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          • E allora non promettere nulla. Se lo sai che ci sono grossi problemi economici non puoi e soprattutto non devi promettere cose che sai di non poter mantenere. La verità è che certi politici ingannano coscientemente la massa ignorante che c’è in Italia per proprio tornaconto, non per interesse del paese e dei cittadini.

          • FrancoGiuseppe, lei è peggio della Vuvuzela (credo di averle rivolto questo complimento sonoro già anni fa).
            Ma cerchi di intepretare il commento; crede per caso che tutti mangino pane e economia come lei.
            Economia, ovviamente, si fa per dire.

  3. Qualche soldo in meno per l’inutile ponte di Messina e per le maledette armi ed il problema e’ risolto ….. VERGOGNATEVI, voi tutti quelli che continuano a votarvi.

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  4. Entro pochi giorni sapremo cosa avranno deciso in merito alle pensioni, ma come sempre è meglio non illudersi su niente ne guadagna la salute.

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  5. La verità è che i governi degli ultimi decenni, nonostante avessimo archiviato la prima repubblica, non hanno mai affrontato le vere questioni serie e i problemi che affliggono questo Paese. Dalla mafia all’evasione fiscale, dalla corruzione al lavoro nero e via all’infinito. Vero è che, come dice il Sig. Perfetto, la previdenza si deve finanziare col lavoro. Ma è anche vero che se non si cominciano a risolvere i problemi che ci collocano ormai nel terzo mondo, non disporremo mai delle risorse sufficienti per scuola, sanità e tutto il resto. Quelli che scrivono su questo sito, hanno quasi tutti ragione.
    Io cerco di indagare le cose nella loro complessità. Per metterci al pari delle migliori democrazie occidentali c’è molto da fare. Ma non abbiamo fatto quasi nulla. Mentre altri Paesi, come la Spagna, hanno fatto molti progressi.
    Noi siamo al palo da molti anni. Devono cambiare i Governi, ma anche e soprattutto la testa degli italiani.

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    • E’ vero la Spagna ha fatto molti progressi, ma partiva da una situazione che nel 2013 registrava un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 50% ( adesso è al 24%) e tuttora la povertà relativa riguarda 12,5 milioni di persone. E’ indubbio, che crescite del 2,5/3% all’ anno, sono cifre record rispetto all’ Italia. Hanno sfruttato benissimo i fondi europei NEXT GENERATION ( poi si vedrà quando finiranno) e hanno l’ incentivato l’ immigrazione di lavoratori giovani. Attenzione però a fare un parallelo con l’ Italia. Buona parte degli immigrati sono di lingua spagnola ( in primis, Colombia e Venezuela ed il Marocco dove la parte settentrionale parla anche spagnolo ), facilmente integrabili proprio per le radici comuni che hanno con gli spagnoli per lingua e cultura.
      E’ come se l’ Italia facesse la stessa cosa con gli immigrati italiani di seconda e terza generazione presenti ad esempio in Argentina. Lo dico perchè, qualcuno faceva parallelismi con al situazione italiana, quando noi invece di essere intelligenti come gli spagnoli, pensiamo di integrare facilmente culture ben lontane dalle nostre, con i risultati degradanti che si vedono nelle città italiane.

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      • La Spagna era solo un esempio. È evidente che in Italia si fa fatica a fare qualsiasi cosa. Per esempio, tutti i Paesi hanno stadi moderni ed efficienti. Noi siamo qua a discutere da anni cosa si deve fare con il Meazza a Milano. In Inghilterra ci hanno messo poco a demolire Wembley, che era lo stadio più famoso del mondo, e a farne uno nuovo. E il calcio è la 4/5 industria nazionale.
        Siamo fermi. Abbiamo la libertà di stampa a livello dei Paesi africani.
        E ministri che non sanno fare la O col bicchiere. Potere d’acquisto degli stipendi e salari molto basso. Io che sono del 1958 e in pensione, sognavo come tutti un Italia diversa. Non si giudica mai un governo in base a quello che fa, ma in base all’ideologia.
        Non sono ottimista. Saprà cambiare marcia e mentalità il popolo italiano?

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        • Dal 2011 ad oggi il popolo italiano ha cambiato marcia 8 volte e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con tutta la buona volontà del tuo discorso, quale mentalità dovrebbe assumere il popolo italiano per avere risultati migliori se non quella che riscuote più consensi?

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          • Ovviamente il discorso sarebbe troppo lungo e io devo essere conciso. la differenza tra noi e gli stati del Nord Europa è abissale. Nel nostro piccolo, basta andare in Trentino, dove ho vissuto per anni, per capire la differenza, anche solo tra noi e gli Austriaci.

        • Concordo quello che dici Giovanni (anch’io sono del ’58 come te e felicemente in pensione), e come te ho sempre sperato in un’Italia migliore. Il problema da noi non è però questione di colore politico come tanti credono, ma di mentalità della propria saccoccia, e quella difficilmente riusciremo a cambiarla, o almeno noi sicuramente no. Ai posteri l’ingrato compito.

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    • Giovanni, ma se chi vota per questo governo si afferma che si dovrebbe “vergognare” quando lei invita che tutti lo debbano fare; dopo aver fatto una semplice, piccola, veloce domanda alla AI (nostro possibile, futuro, rubalavoro), ho avuto la seguente risposta di cui non tocco una sola virgola.

      Nel confronto del welfare italiano con le altre nazioni europee, l’Italia spende proporzionalmente molto per le pensioni, che rappresentano la voce più ingente della spesa, evidenziando un eccesso rispetto alla media, mentre per altri settori come la sanità e i servizi sociali diretti, la spesa è più contenuta e in alcuni casi in calo, suggerendo possibili risparmi o aree di sottofinanziamento.
      Dove l’Italia eccede:
      Pensioni e previdenza: La spesa previdenziale italiana è notevolmente alta, assorbendo la maggior parte del budget del welfare, con circa 400 miliardi di euro nel 2024. Questo dato è superiore rispetto alla media europea, dove l’incidenza delle pensioni sulla spesa sociale è generalmente più bassa, indicando una maggiore focalizzazione italiana su questo settore.
      Dove l’Italia risparmia o è al di sotto della media:
      Sanità: Sebbene il sistema sanitario italiano sia universale, la spesa pro capite per la sanità risulta spesso inferiore rispetto ad altri paesi europei, con una minore capacità di spesa in alcuni settori rispetto ai partner continentali.
      Servizi sociali diretti: La spesa per servizi diretti agli anziani e ad altre fasce vulnerabili, al di là delle pensioni, è in diminuzione o è più contenuta se confrontata con altri paesi europei, indicando potenziali aree di risparmio ma anche un rischio di insufficiente copertura dei bisogni.
      Contesto generale:
      Il welfare italiano si basa su pilastri fondamentali come la sanità (il Servizio Sanitario Nazionale), la previdenza (pensioni) e l’assistenza (aiuti sociali, disoccupazione, ecc.).
      Il confronto europeo mostra un sistema welfare italiano in cui la componente pensionistica è predominante, mentre gli investimenti in altri settori sociali potrebbero essere più in linea con il resto d’Europa o essere inferiori.

      Considerato che: per evasione e mafia il dottor Perfetto ci ha gia dato più volte la sua sensata risposta. Cosa ci dovremmo attendere, ORA, da questo governo, prima di diventare tutti Trentini se non Austriaci!

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      • Da un governo degno di questo nome, a prescindere dal colore, ci si aspetta un riordino generale della previdenza in cui non ci siano più i privilegi e le regalie elettorali che fanno saltare il banco…

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        • Si, và bene.
          Che il sindacato proceda a descriverci l’ipotetico riordino, altrimenti non oso immaginare cosa potrebbe uscirne dal concilio di un Blog.

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          • A dire il vero di piattaforme sindacali su un possibile riordino della previdenza c’è ne sono e il web può aiutare in tal senso…Ma come la “riforma PAG” nessun governo sembra interessarsene…Detto questo spetterebbe cmq ai governi legiferare e non ai sindacati…Concluderei sottolineando che neanche io sono soddisfatto del lavoro previdenziale dei sindacati, che a mio avviso non dovrebbero nemmeno gestire fondi pensionistici privati ma questo è un altro discorso… Saluti…

  6. E’ la sarabanda delle ipotesi, possibili e impossibili! Ma con un’unica costante: “di trippa per gatti” ce ne sarà molto poca…anzi non ce ne sarà proprio!…Mamma mia…che tristezza!!

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  7. Caro Rodino’ se davvero (per me non è vero!) non c’è copertura per il blocco dell’ adeguamento all’ aspettativa di vita, che senso ha parlare di fantomatiche uscite a 64 anni? La saluto cordialmente…

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      • caro marco, era un punto di domanda; sono tutte ipotesi ; a brevissimo vedremo cosa passa il convento; una cosa è certa: in questa fase ognuno spera che i sacrifici siano di altri, non propri; vedremo; saluti a te e ai gestori del sito

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  8. Complimenti per il commento, io più o meno dico le stesse cose, cercando di fare delle osservazioni sulle cose giuste o ingiuste del governo e divento l’ avvocato difensore di Meloni. Evidentemente, gli ultras della sinistra-sinistra presenti in questo blog, si sono già dimenticati del decennio 2012-2022 con la sinistra al potere e con lo stesso andazzo di questi anni. Saluti.

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  9. Solita musica che sentiamo da anni e non solo dal Governo di centro destra. Quando si parla di pensioni non ci sono soldi, per quanto riguarda il taglio IRPER per il ceto medio sono solamente ridicoli se si fermano ai 50.000 euro. Purtroppo non hanno mantenuto nessuna promessa forse le tengono tutte per l’anno prossimo che ci avviciniamo alle elezioni.
    L’unica cosa che mi dispiace è che non c’è alternativa a questo governo, la sinistra sinistra è ancora meno affidabile della destra destra visto che ha governato per una vita (vincendo forse due volte le elezioni) e le cose non sono cambiate. Ricordo a tutti che la Legge Fornero è del 2011, che i salari perdono potere d’acquisto da oltre 20 anni. Conclusione che governi sinistra o destra non cambia nulla. Morale la prossima volta dopo 60 anni non andrò più a votare.

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