Nel dibattito sulle pensioni torna centrale un tema che intreccia demografia e welfare. Antonio Mastrapasqua, ex presidente dell’Inps, ha lanciato una proposta destinata a far discutere: aumentare la pensione a chi mette al mondo più di due figli. Una misura che, secondo lui, potrebbe rappresentare una risposta strutturale alla crisi demografica che sta minacciando il sistema previdenziale italiano. “La crisi demografica non si può più curare con le ‘aspirine dei bonus’”, ha affermato Mastrapasqua, sottolineando come “meno nati, meno lavoratori, meno Pil, meno contributi previdenziali, ma anche meno fiscalità generale da tradurre in servizi per la comunità”.
La proposta di Mastrapasqua: una pensione più alta per chi ha più figli: “Una scommessa tra generazioni”
La proposta, definita da Mastrapasqua “una scommessa sul futuro, tra generazioni, con il ruolo della garanzia dello Stato”, nasce da una riflessione sul sistema a ripartizione che regge oggi la previdenza italiana. “È un’ottima forma di patto generazionale, a condizione che ci siano nuove generazioni. Con il sistema a ripartizione la mia pensione sarà pagata dai contributi di mio figlio, così come io ho pagato quella di mio padre – spiega Mastrapasqua –. Il calcolo della prestazione è ormai contributivo (più ho versato, più avrò) ma il metodo è a ripartizione e presuppone una continuità di versamenti senza i quali i pagamenti (quelli in essere, non quelli futuri) potrebbero non poter più essere erogati”.
Il ragionamento è chiaro: con il tasso di fecondità fermo a 1,13 figli per donna, l’Italia si trova di fronte a una sfida epocale. “Meno figli significa meno lavoratori nel futuro; quindi meno salari e meno contributi previdenziali. Alla fine, meno pensioni”, avverte l’ex presidente Inps.
Pensioni 2026 e figli: un’idea già prevista dalla riforma Dini
Mastrapasqua ricorda che il legame tra natalità e sistema previdenziale non è un concetto nuovo. “Collegare la prestazione previdenziale alla fecondità delle donne era un’intuizione già presente nella riforma Dini del 1995”, spiega. Quella riforma, infatti, prevedeva uno sconto di quattro mesi di età per ogni figlio, fino a un massimo di un anno e quattro mesi, per anticipare il pensionamento di vecchiaia con il sistema contributivo. Il beneficio era rivolto alle lavoratrici che maturavano i requisiti con il calcolo contributivo, indipendentemente dall’anno di ingresso nel mondo del lavoro, e consentiva di ridurre l’età pensionabile.
“Ma l’idea – ha aggiunto Mastrapasqua – è rimasta nelle pieghe di una serie di novità che sono state ben più percepite e praticate per iniziare una prima grande riforma delle pensioni in Italia”. Oggi, però, la situazione è radicalmente diversa da quella degli anni Novanta. Nel 1995 in Italia nacquero 526.064 bambini, mentre nel 2024 le nascite sono scese a 369.944, con un calo del 42,2% rispetto a trent’anni fa e un’ulteriore flessione del 2,6% rispetto al 2023. “E il 2025 sarà peggio”, avverte Mastrapasqua. Per questo motivo, secondo lui, “a maggior ragione oggi si potrebbe avere l’ardire di architettare una modalità per collegare il coraggio di fare figli a una convenienza personale (una prestazione previdenziale molto più premiata, visto che è differita nel tempo), e una convenienza sociale: è un dato di fatto che la denatalità renderà tutti più poveri”.
Riforma Pensioni 2026: l’idea di un premio fino al 50% in più
Per Mastrapasqua è il momento di progettare una proposta “disruptive”, capace di unire l’“investimento” di fare figli a un incentivo economico concreto e duraturo. “Si tratta di avere il coraggio di progettare una proposta che coniughi esplicitamente l’investimento di fare figli con un premio a lunga scadenza che si traduca in una grande convenienza; non un ritocco al coefficiente di trasformazione, ma un radicale intervento, che porti a un incremento di almeno il 50% della prestazione raggiunta a scadenza (di vecchiaia o anzianità)”.
In termini pratici, l’ex presidente Inps immagina “una pensione più ricca di quasi 1000 euro al mese, che diventi una motivazione economica, nel proprio orizzonte di vita e che potrebbe suggerire e confortare un mutamento di cultura e di abitudini”. Un modello che renderebbe attuale la logica della riforma Dini, ma in chiave moderna e inclusiva, estendendo il beneficio anche ai padri, “tenendo conto dell’evoluzione della genitorialità”.

Mastra … ascolta … tu che fai proposte e quindi sembra che ne sai … perche’ non pubblichi una dettagliata analisi delle differenze tra la pensione dei parlamentari e quella del popolino ?? … ah ah ah ah !!!!
Pio, non essere choosy … ah ah ah ah !!!!
mi sembra che il desiderio dei presidenti INPS sia, una volta finito il mandato, di cercare di farsi eleggere con qualche partito…potrei sbagliarmi ma credo che quella differenza non sarà tanto pubblicizzata.
Rispondo al commento di Paolo prof in data 29 Ottobre 2025 alle 4:44.
Paolo, prof, probabilmente lei si riferisce al Consiglio di Firenze riguardo alla decisione di lanciare l’euro digitale entro il 2029 (FONTE: https://www.fortuneita.com/2025/10/28/il-futuro-delleuro-digitale-passa-da-firenze-panetta-opportunita-per-le-banche/)
Nell’articolo si legge che:
“Nella riunione del Consiglio direttivo del 30 ottobre che si tiene a Firenze la Bce “’deciderà se dare avvio alla fase di sviluppo, che – in caso di decisione positiva – inizierà il primo novembre”, ha detto Panetta.”
Nel suo ruolo di Governatore della Banca d’Italia, è legittimo che Fabio Panetta manifesti un cauto ottimismo, una possibile riserva, se avviare o meno la fase di sviluppo.
La mia opinione è che la BCE deciderà senz’altro di avviare la fase di sviluppo, per testare sul campo il funzionamento dell’euro digitale.
Sono convinto di ciò, perché l’economia digitale senza moneta digitale non è un’economia digitale a pieno titolo.
La BCE esprime diverse motivazioni positive riguardo all’utilizzo dell’euro digitale. La motivazione che ritengo essere la principale è avere la “possibilità di riconquistare i pagamenti digitali oggi in mani extraeuropee” (FONTE: https://italia-informa.com/economia-euro-digitale-firenze-countdown.aspx).
Ho contattato via mail alcune aziende coinvolte nel test dell’euro digitale presenti nel documento al seguente link: https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2025/html/ecb.pr250505_digital_euro_innovation_partners~9f5f191123.it.pdf. Ci sono 5 aziende italiane che partecipano al test dell’euro digitale.
Le aziende alle quali è stata inviata la mail dal titolo “Economia Informatica – Per il test della moneta digitale”, (con in allegato i dovuti documenti per il test) sono:
• Banca Centrale Europea (mail inviata il 26/05/2025)
• GFT Italia S.r.l. (mail inviata il 28/05/2025)
• PostePay S.p.A. (mail inviata il 03/06/2025)
• Banca d’Italia (mail inviata il 09/06/2025)
• ABI lab (mail inviata il 13/06/2025)
Se il sito https://www.ilvaloreitaliano.it/ è già disponibile (in data 29/10/2025 alle ore 11:51 risulta indisponibile da diverse ore) si potrà consultare l’articolo scritto da me Venerdì 23 ottobre 2020 dal titolo: “Arriva l’euro digitale: si poteva prevedere la sua nascita?” (link: https://www.ilvaloreitaliano.it/arriva-leuro-digitale-si-poteva-prevedere-la-sua-nascita/).
Grazie mille, gentilissimo; saluti a lei e ai gestori del sito
Bravo Mastra … tu sei un genio … lo vedo dallo sguardo … soldi a tutti … tranne a chi ha pagato regolarmente 40 anni … per queste persone niente pensione … hanno pagato troppo !!!! … ah ah ah ah ah ah !!!! … italianiiii !!!!
Rispondo al commento del sig. Nicola T. in data 28 Ottobre 2025 alle 18:29.
“Poca favilla gran fiamma seconda:
forse di retro a me con miglior voci
si pregherà perché Cirra risponda.”
(Dante, Paradiso, Canto I, v. 34)
Il perché abbia citato questa terzina di Dante, lo ci comprenderà alla fine del mio commento.
Il sig. Nicola T. mi sollecita a rivolgere proposte alle associazioni industriali, agli enti di formazione, ai consulenti aziendali.
In parte ciò è già avvenuto. Ho scritto a:
• Centro Studi di Confindustria, in data 13 settembre 2024
• Unimpresa, in data 9 agosto 2025
È naturale che ci sia un certo grado di euforia intorno all’intelligenza artificiale. È una tecnologia promettente, e tutti la inseguono.
Ricorrere all’AI può essere una buona occasione per sviluppare un confronto di idee, quando, per esempio, professori, direttori di dipartimento, deputati, senatori, ministri, non sono disponibili al confronto per il semplice motivo che non hanno tempo da dedicare (o forse perché non si sentono all’altezza).
Se ci si confronta con l’AI, occorre però prestare molta attenzione. Occorre saperne più dell’AI, per poter riconoscere se le sue risposte sono logiche, razionali, coerenti, convincenti.
È del 26 settembre 2025 la notizia riportata dall’ANSA che i Commercialisti, in merito alla riforma pensioni, propongono di tassare le aziende che ricorrono ai robot (FONTE: ANSA, https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2025/09/26/commercialisti-riforma-delle-pensioni-non-rinviabile_f03efb5f-111f-4da3-902b-0953407f441b.html).
Nell’articolo dello Studio di Commercialisti “Studio Romano & Associati”, riportato in data 7 ottobre 2025 dal titolo ‘Analisi della proposta di “Contributo Automazione” (Tassa sull’automazione) – Italia 2025’, si legge (riporto solo la “Introduzione” e la “Origine della proposta”):
“Introduzione
La crescente diffusione di tecnologie robotiche e di intelligenza artificiale pone una questione cruciale: come preservare l’equilibrio del sistema previdenziale in un’economia in cui una quota crescente di valore è generata da processi automatizzati? La proposta di Contributo Automazione — una “tassa di scopo” applicata alle imprese che sostituiscono lavoro umano con tecnologia — nasce per rispondere a tale sfida, con l’obiettivo di finanziare in modo stabile welfare e politiche attive per il lavoro.
1) Origine della proposta
Nel 2025, nel vivo del dibattito su demografia, produttività e sostenibilità del sistema pensionistico, è stata presentata la proposta di Contributo Automazione. Il tema è stato illustrato in sede istituzionale il 25 settembre 2025 durante un convegno al Senato (Sala Santa Maria in Aquiro). La proposta, sviluppata in ambito professionale, prende le mosse da un interrogativo semplice e centrale: se le macchine riducono la base contributiva, chi finanzierà le pensioni di domani? L’interesse politico è trasversale: il confronto verte su come sostenere il lavoro umano in un contesto di rapida automazione, combinando incentivi all’occupazione con misure correttive sui risparmi di costo del lavoro generati dalla tecnologia.” (FONTE: https://www.studioromanoassociati.com/post/analisi-della-proposta-di-contributo-automazione-tassa-sull-automazione-italia-2025).
CONCLUDO
Rispondo ora all’esortazione del sig. Nicola T. riguardo a sollecitare associazioni industriali, enti di formazione, consulenti aziendali.
Ebbene, una piccola scintilla può generare un grande incendio. Una scintilla scoccata nel 2017, che è stata ripresa da altri, fino ad arrivare nel 2024 a Perfetto-Armiliato-Gibbin: nella loro Proposta viene altamente sollecitato l’intervento di tributaristi, affinché, con miglior voci possano sollecitare il Senato e generare il grande incendio dal quale potrà avere origine, grazie a questa “distruzione creatrice”, la Nuova Riforma Pensioni da tempo attesa.
Chiedo al dott. perfetto un suo commento al convegno che si svolge a Firenze in questi giorni sull’introduzione dell’Euro Digitale; la presidente della Bce prima auspicava saluti a lei e ai gestori del sito entro il 2029 ma ora auspica entro il 2027;
I figli andrebbero fatti a prescindere dalla proposta di Mastrapasqua.
Siamo un paese di vecchi che invecchia sempre più.
In compenso abbiamo miriadi di cani e gatti su cui riversare il nostro affetto.
Mancava proprio la proposta di mastrapasqua, uno dei più ricordati presidenti dell’ INPS, non certo per la sua efficacissima ed efficientissima gestione. Ma un briciolo di pudore e di sana vergogna, no, proprio no….
Io sono sempre dell’idea che bisogna premiare chi paga le imposte. In altri Stati ci sono forti detrazioni per chi ha figli. Se non si controlla chi prende sussidi e bonus non si vince la piaga del lavoro nero. Ognuno deve dimostrare dove prende il denaro per la sua sussistenza.
Ci sono anche molti italiani e anche immigrati che non si sa di che cosa campano. Se ne parla solo per i fatti di cronaca nera. Nessuno vuole uno stato di polizia, ma l’anarchia che regna adesso deve finire. Le grandi città, in particolare, sono diventate invivibili.
Ricordiamoci che gli emigrati italiani che sono andati a lavorare all’estero, ne hanno subite di tutti i colori. Ma sono riusciti ad emergere grazie alla volontà e ai sacrifici durissimi.
Osservo con crescente interesse come il dibattito sull’intelligenza artificiale sia ormai diventato il tema centrale di ogni meeting e riunione a cui partecipo nella mia attività di consulente aziendale post-pensionamento. I corsi sull’AI si moltiplicano, promossi da tutti i principali enti di formazione manageriale, e non solo. Imprenditori e dirigenti ne celebrano le potenzialità: riduzione dei tempi di lavoro, incremento della produttività, capacità predittive che promettono di guidare il futuro delle imprese.
Ma se queste previsioni ottimistiche sono davvero fondate — come viene ripetuto in ogni sede e occasione — allora è giunto il momento di destinare parte di questi futuri guadagni al sociale. È tempo di aumentare gli stipendi in modo significativo e di rivalutare le pensioni secondo l’inflazione reale, non quella calcolata dall’ISTAT.
Dott. Perfetto, cominci a rivolgere le sue proposte alle associazioni industriali, agli enti di formazione, ai consulenti aziendali. Spieghi chiaramente che, se l’AI porterà benefici così rilevanti alle imprese, è doveroso che una parte di questa nuova produttività venga redistribuita. È nell’interesse di tutti — a meno che non si voglia davvero un mondo di automi senza lavoratori.Saluti.
giusta l’analisi del dott. Mastrapasqua ma………… nel frattempo proposta Perfetto e c. . da ……ieri; saluti ai gestori del sito
Ma siamo su scherzi a parte? Se ho capito bene chi non fa più di due figli donera’ parte dei suoi contributi a chi ne ha fatti più di due. Mi sembra di tornare all’epoca fascista manca solo che ci chiedano di versare l’oro alla nazione. Sempre più numerosi studi scientifici invece evidenziano che l’Italia è sovrappopolata e non dovrebbe avere più di 35 o 38 milioni di abitanti. L’ unica proposta seria e sostenibile per un futuro decente per i nostri figli è quella del dott. Perfetto
condivido tutto il resto sono delle emerite c……..
Desidero innanzitutto rivolgere il mio ringraziamento al sig. Wal per il riconoscimento degli sforzi che, proprio su pensionipertutti, sono stati fatti e si continuano a fare nel sostenere le ragioni che sono alla base della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Tali ragioni coincidono esattamente con la catena di causa-effetto evidenziata dall’ex presidente INPS Antonio Mastrapasqua, e precisamente: “meno nati, meno lavoratori, meno Pil, meno contributi previdenziali, ma anche meno fiscalità generale da tradurre in servizi per la comunità” (testualmente riportato nell’articolo di Stefano Rodinò).
Accettando valida la Proposta di Mastrapasqua, i risultati si vedrebbero tra almeno 15-20 anni: qualora le giovani coppie di oggi generassero i figli oggi, i loro figli entrerebbero nel novero della forza lavoro disponibile all’età di 15 anni.
Pertanto, la soluzione di Mastrapasqua al mantenimento dell’equilibrio del sistema previdenziale e, più in generale, della stabilità dell’intero sistema sociale nazionale si realizzerebbe nel lungo periodo (almeno 15 anni); mentre le soluzioni di cui abbiamo bisogno ci servono oggi, nel 2026 (oltre che, naturalmente, nel 2041, come nella Proposta di Mastrapasqua).
C’è ancora un altro elemento di osservazione riguardo alla Proposta di Mastrapasqua ed è il seguente: come si contribuirebbe ad aumentare il montante contributivo in modo da ottenere al momento della pensione qualcosa che sia equivalente a circa il 90% della media degli ultimi anni di contribuzione? Ad occhio e croce, sembrerebbe proprio che l’importo pensionistico si aggirerebbe intorno al 90% della media degli ultimi anni di contribuzione che si otterrebbe (stando all’affermazione di Mastrapasqua) tramite “non un ritocco al coefficiente di trasformazione, ma un radicale intervento, che porti a un incremento di almeno il 50% della prestazione raggiunta a scadenza (di vecchiaia o anzianità)”.
Ripeto la domanda: in che modo Mastrapasqua intenderebbe aumentare il montante contributivo? In cosa consiste “il radicale intervento” al quale si riferisce Mastrapasqua?
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin rimuove a monte la “causa prima”, e cioè la denatalità, i “meno nati”.
La “causa prima” viene rimossa colmando il “meno lavoratori” con robot e AI.
Il “meno Pil, meno contributi previdenziali, ma anche meno fiscalità generale da tradurre in servizi per la comunità” verrebbe colmato da versamenti in contributi previdenziali derivanti dall’automazione (robot e casse automatiche ai supermercati e similari), da strumenti di intermediazione digitale (intelligenza artificiale e applicazioni software del tipo Anagrafe Nazionale Popolazione Residente – ANPR).
Inoltre, attuando la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin, i giovani troverebbero lavoro stabile, ben remunerato, che permetterebbe loro di formarsi una famiglia, allevare i figli che all’età di 15 anni entrerebbero nel novero della forza lavoro disponibile.
Quindi. La Proposta di Mastrapasqua riguardo alla soluzione del problema della denatalità è già contenuta nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Concludo avanzando un appoggio alla Proposta di Mastrapasqua (ricorro alla mia esperienza di trasformare punti di debolezza in punti di forza).
Suggerisco all’ex Presidente INPS Antonio Mastrapasqua di indicare col termine “radicale intervento” per la sua Proposta, l’adozione della Moneta Digitale di Stato, ancorata al patrimonio dello Stato, gestita dalla banca governativa Cassa Depositi e Prestiti, distribuita da Poste Italiane, circolante solo in Italia in parallelo all’euro.
In questa impresa, Mastrapasqua avrebbe (oltre me) un importante sostenitore:
• il Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, come si può rilevare leggendo l’articolo a firma di Monica Camozzi pubblicato sul quotidiano digitale affaritaliani.it in data 26 febbraio 2021 col il titolo “Paolo Maddalena a Draghi: ‘Serve una moneta di Stato parallela all’euro’”.
Mah! Bisognerebbe passare ai fatti, ma quelli non ci sono mai, di proposte ce ne sono tante ma alla fine ogni anno che passa le cose peggiorano. Io tra pochi giorni sarò in pensione ma sono sinceramente preoccupato per i nostri figli…
ISono preoccupato anche per Me stesso… con 400 euro in meno sullo stipendio da operaio dopo 43 anni e oltre …
E siamo nel misto… pensa a tutto contributivo cosa sarebbe, io personalmente ho rinunciato l’anno scorso a quota 103 perché troppo penalizzante.
Quando ho letto il titolo dell’articolo sono rimasto basito. Il primo pensiero astruso è stato : Ma sono gli ultacinquantenni che devono fare più figli ? Poi ragionandoci sopra ho capito che è una proposta rivolta alle giovani coppie, che mettendosi a fare figli in quantità, si assicureranno un assegno pensionistico più alto. Quindi, oggi fai almeno due figli, te li cresci, li mantieni a scuola e all’università per un bel po di anni, se non trovano lavoro te li devi mantenere disoccupati, e tutto questo per ritrovarsi 30-40 anni dopo con la promessa di un assegno pensionistico più alto. Ma la vera domanda è: La promessa sarà mantenuta come mantengono le promesse oggi ? Davvero una proposta ridicola.
Ma anche fosse neanche se diventassero lavoratori precoci ormai basterebbe…
Non basterebbe..
Ma anche basta con le barzellette… non fanno ridere
Bravo Mastra … soldi a tutti … nessuno deve essere dimenticato … togliamoli solo a chi ha pagato regolarmente 40 anni … per queste persone niente pensione … hanno pagato troppo !!!! … ah ah ah ah ah ah !!!! … italianiiii !!!!
Peccato che arrivano un pò fuori tempo…pur sapendo che milioni di lavoratori andranno in pensione i prossimi anni…pur sapendo che molti prima non li hanno avuti i figli proprio per le condizioni precarie..crisi,salari eternamente bassi…ecc…dovevano aver provveduto da molti anni addietro e invece…se ne escono adesso come una presa in giro..
E per cosa poi? Per mandarli anche all’estero?
Buongiorno.
C’è un filo invisibile che lega chi lavora oggi a chi ha lavorato ieri.
Un intreccio sottile.
Come direbbero i fisici un entanglement (un intreccio) sociale mentre, talvolta, sembra che lo dimentichiamo con discorsi che non stanno ne sulla Terra ne sulla Luna.
Non siamo particelle astratte cosi distanti incomprensibili ma persone che in questo mondo hanno a che fare con la fatica, col denaro e con molte speranze.
Per questo chiaro è che solo fino a che qualcuno lavora e purtroppo anche più a lungo, la pensione da promessa resterà reale quando raggiunta la pensione.
Da sempre è il lavoro degli altri (o di altro) la sola sola garanzia che quella promessa resti tuttora viva.
Ma poiché questo è un equilibrio delicato per cui , da sempre, qualcuno sopporta la sveglia alle sei del mattino perché qualcun altro dopo aver lavorato possa dormire senza preoccupazioni, non resterà che continuare a farlo gli uni per gli altri per qualche decina d’anni.
Peccato è che, oggi, il filo si stia tirando un tantino troppo.
I giovani sono pochi, il lavoro stabile scarseggia e il sistema a ripartizione, quel meccanismo semplice ma geniale, che ha funzionato finché c’è stato chi lavora, sta iniziando a scricchiolare.
Manca la materia viva: mancano sempre più lavoro e lavoratori.
Ed è per questo che tra le proposte, quella del nostro amico, il dottor Perfetto, è entrata da tempo (ma ad ora ignorata) sulla scena.
Da fisico, forse ora sorride sentendo parlare di entanglement, ma da cittadino e da esperto informatico sa benissimo perché da tempo ce lo spiega che se un lato il sistema cambia, anche l’altro ne risente immediatamente.
Se i lavoratori diminuiscono, anche le pensioni diminuiscono fino a rischiare di diventare ricordo dei bei tempi.
Le soluzioni potranno essere anche diverse, ma quella che più volte ci ha chiarito: resta di imporre alle macchine attuali, ai robot e alla intelligenza artificiale che producono valore di “partecipare al gioco” della imposizione.
Non è una punizione per chi le possiede, ma una forma di giustizia sociale: pari a mantenere vivo il legame tra chi produce e chi ha prodotto, ora più che mai perché il lavoro si farà sempre meno umano.
In fondo, è sempre una questione di entanglement (di intreccio). Se il filo o l’onda tra lavoro e pensione si spezza, non si perde solo qualche soldino: si perde la storia collettiva, il senso del vivere comune, la certezza che “qualcuno ci penserà anche in un domani”.
E quando i robot saranno pronti a prendesi pure il caffè alla macchinetta, senza la necessità per loro di svegliarsi alle sei del mattino, allora capiremo quanto fragile e sottile sia stato per molto temo quel filo … e quanto intelligente sia l’idea di Perfetto nel tentare di re infilarlo all’interno del tessuto sociale.
Concludendo: sorridiamo pure, facciamo qualche battutina sui politici, sentiamoci persino dei costituzionalisti ma mentre i robot ci rubano il lavoro, non dimentichiamo che senza quel filo, le pensioni saranno sempre più sospese nel vuoto, nell’indefinito.
Meglio allora che i robot si sbrighino a lavorare e che versino la loro parte contributiva, prima di prenderci, oltre che la sedia sul posto di lavoro, anche la poltrona.
Meno polemiche “velate” nei confronti del Dott. Perfetto perché:
Se come per Dante il riveder le stelle lungo è stato il suo cammino, Perfetto resta chi qui ci illumina quel filo che unisce il lavoro e il destino.
Saluti
Non è dando l’assegno unico,ho proponendo una pensione più alta,che si fanno più figli, le famiglie devono poter guardare al futuro, poter programmare,per far questo serve la stabilità sul lavoro,se i ragazzi sono precari fino in età avanzata,il loro unico pensiero è mantenere il posto di lavoro,e non farsi una famiglia e avere dei figli,ma la politica è sorda,non ci arriva!
Ne ho sentite parecchie di proposte strampalate rispetto alle pensioni ma questa giuro è la più strampalata di tutti. Secondo me è semplicemente anticostituzionale perché discrimina ad esempio le persone che non hanno potuto avere figli per le ragioni più disparate. Per esempio per ragioni mediche, perché non hanno trovato il partner giusto, perché erano senza lavoro e potrei proseguire con mille altre motivazioni.
In conclusioni che le grandi menti si concentrino su una riforma seria che possa andar bene sia ai lavoratori che allo Stato.