Pensioni 2026, la sfida dei 64 anni: riforma complicata? Ultime news

Quando si parla di pensioni, il divario tra teoria e realtà diventa evidente. Ufficialmente, in Italia l’età per il pensionamento è fissata a 67 anni, ma i dati raccontano un’altra storia: la vita lavorativa media dei nostri cittadini si ferma a 32,8 anni, una delle più basse in Europa. Solo la Romania registra numeri inferiori. In Paesi come Olanda, Svezia e Danimarca si superano i 42 anni di attività, la Germania raggiunge i 40, mentre la Francia si attesta a 37,2, molto più vicina alla media europea di 37,2 anni.

Questa fragilità si inserisce in un contesto demografico altrettanto complesso. L’Italia ha l’età media più alta d’Europa, 48,7 anni nel 2024, una natalità in costante calo e un indice di dipendenza che continua a crescere: attualmente ci sono 38,4 over 64 ogni 100 persone in età lavorativa. Secondo l’Inapp, nel 2050 la proporzione diventerà ancora più critica, con ogni lavoratore chiamato a sostenere economicamente un pensionato. Già oggi la spesa previdenziale rappresenta il 15,5% del Pil, la più alta tra i Paesi del Vecchio Continente, mettendo sotto pressione l’equilibrio tra entrate contributive e uscite pensionistiche.

Riforma pensioni 2026: la proposta dei 64 anni e i rischi per la spesa pubblica

In questo scenario delicato si inserisce la proposta avanzata dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, che afferma: “I 64 anni possono diventare la vera soglia di libertà pensionistica” valida per tutti. L’idea prevede non solo un abbassamento dell’età pensionabile, ma anche strumenti integrativi come l’utilizzo del Tfr a fini previdenziali e il blocco dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita stabilito dalla riforma Fornero.

Tuttavia, secondo il Centro studi di Unimpresa, la misura avrebbe un costo molto elevato. L’uscita anticipata a 64 anni comporterebbe ogni anno tra i 120 e i 160 mila pensionati in più, con una spesa aggiuntiva pari a 0,3 punti di Pil già dal primo anno di applicazione e un impatto cumulato fino a 180 miliardi entro il 2045. Una proiezione che solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine del sistema e sui margini di manovra per gli investimenti pubblici e le politiche di crescita.

Oggi è possibile andare in pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, a condizione che l’assegno sia pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, fissato a 1.616 euro nel 2025. Per le donne con figli questa soglia viene ridotta, ma dal 2030 il requisito si irrigidirà ulteriormente, salendo a 3,2 volte l’assegno sociale. Le recenti esperienze di flessibilità non hanno però riscosso il successo sperato: basti pensare a Quota 103, che consente l’uscita con 62 anni di età e 41 di contributi, ma con calcolo interamente contributivo. Nel 2024 le adesioni sono state appena 1.153, numeri ben lontani dalle aspettative.

Riforma Pensioni 2025-2026: la vera sfida tra giovani e sostenibilità

Il problema centrale resta il mercato del lavoro. In Italia il tasso di occupazione giovanile si ferma al 19%, contro il 51% registrato in Germania. Inoltre, l’ingresso stabile nel mondo del lavoro avviene spesso dopo i 30 anni, riducendo così la durata della vita contributiva e aumentando la pressione sul sistema previdenziale.

Un ruolo importante potrebbe essere giocato dalle micro e piccole imprese, dove oltre un dipendente su cinque ha meno di 30 anni. Questi settori rappresentano una possibile leva per invertire la tendenza, ma servono politiche mirate che incentivino assunzioni e stabilizzazione dei giovani lavoratori.

La vera sfida, dunque, non è soltanto individuare un’età più bassa per il pensionamento, ma trovare un equilibrio che permetta al sistema previdenziale di reggere di fronte a un Paese che invecchia rapidamente e che deve fare i conti con una natalità ridotta. Una riforma che non si limiti a fissare nuovi limiti anagrafici, ma che rafforzi le basi contributive attraverso un mercato del lavoro più inclusivo e stabile, sarà la chiave per la sostenibilità delle pensioni future.

41 commenti su “Pensioni 2026, la sfida dei 64 anni: riforma complicata? Ultime news”

  1. Perché invece di toccare, modificare le nostre comuni e mortali pensioni i nostri “grandi capi” non fanno una proposta sul ritocco a riduzione delle loro pensioni, non tolgono la reversibilità delle loro pensioni alle loro generazioni ( se non erro ai loro parenti spetta fino alla 3 generazione)
    È ora che noi italiani non prestiamo solo più attenzione al calcio ma anche all’economia popolare

    Rispondi
  2. IO dico solo una cosa, spero che alle prossime elezioni politiche mandiamo a casa anche questi pagliacci…!!!
    Facciamo troppo chiacchiere, abbiamo provato i M5S, abbiamo provato Meloni ora diamo la possibilità a Schlein..

    Rispondi
      • Sin dal concepimento della legge Fornero nel 2011, una parte dell’attuale opposizione con il PD in primis, ha sempre convintamente sostenuto la Legge Fornero, dopo averla dovuta firmare e ingoiare dopo i disastri economici del governo Berlusconi e delle destre . Ricordo che nelle elezioni del 2013 con Bersani candidato, Letta si sbilanciò affermando che quella legge per loro era buona e sostenibile. Fu un harakiri terribile, la sx data per superfavorita vinse per una manciata di voti. C’è chi da quel giorno ci ha lucrato voti sopra, promettendo mari e monti ma la legge Fornero è ancora attualmente la legge sulle pensioni ancora in vigore in Italia. Forse avevano ragione loro ? Lo scrivo pur avendo subito un ritardo pensionistico di 2 anni e mezzo e quindi ritengo di essere esente da critiche. La Fornero l’ho subita tutta per intero senza il privilegio di sconti di quote e quotine.

        Rispondi
  3. Ma ci state prendendo per i fondelli??
    “Il problema centrale resta il mercato del lavoro. In Italia il tasso di occupazione giovanile si ferma al 19%, contro il 51% registrato in Germania. Inoltre, l’ingresso stabile nel mondo del lavoro avviene spesso dopo i 30 anni, riducendo così la durata della vita contributiva e aumentando la pressione sul sistema previdenziale.”
    MA NON VI VERGOGNATE? Io ho 35 anni di contributi e 50 anni di eta’ con la schiena rotta perche’ dall’ eta’ di 15 anni mi spacco la schiena facendo lavori di carpenteria…
    invece di farmi lavorare fino a 43 anni di contributi inserite i giovani nel mondo del lavoro in maniera che paghino le pensioni a noi che abbiamo gia’ dato.

    Rispondi
    • Buongiorno.

      Nel mio passato ho avuto occasione di “visitare” qualche officina, per cui: complimenti per la sua professione.
      Le riporto semplicemente una notizia/link.

      Milano, laureati cercansi: l’estate dei colloqui deserti e delle dimissioni lampo. Vacante il 45% dei posti di lavoro | Corriere.it

      Ovviamente non stiamo parlando di carpentieri o di lavori attigui come lo è quello del saldatore; lavori pesanti ma: “qualificati e ricercati”.

      Ovviamente tutti i giovani non sono quelli dell’articolo, ma il contenuto ci dovrebbe far pensare a un mondo ormai popolato di minor “aspiranti carpentieri” e di pù: “Influencer” … possibili candidati pure al parlamento.

      Saluti

      Rispondi
      • I giovani di oggi sono nati e cresciuti con la pappa sempre pronta fino a 25 o 30 anni…
        Non avendo mai visto difficoltà,ostacoli,fallimenti nella vita resteranno deboli al mondo fuori fatto di sfide e delusioni dove magari pensavano che tutto sia dovuto e concesso…
        Saluti

        Rispondi
  4. Sinceramente non capisco come si fa a commentare ancora delle proposte
    fatte da Durigon & C. e dargli credibilità???
    ma per cortesia !!

    Rispondi
  5. 32 anni di contributi 63 anni il mio non è un lavoro usurante ,tutti i giorni sulla strada con il caldo a 38/ 40 gradi , d’inverno sotto zero sempre per la strada , a xamviare contatori del gas e respirare ogni giorno una bella dose di gas, spostarti da un comune all’altro con ogni situazione climatica .
    Lavorare sempre sotto appalto che cambia ogni 2/3 anni senza sapere se vieni reintegrato. Lavorare in condizioni che sicurezza non si sa cosa voglia dire …..per farla breve io dovrei continuare ancora 4 anni in queste condizioni devo ammettere che fisicamente sta diventando faticoso……..e non si arriva alla pensione perché ci lasci la pelle prima facendo contento l’ inps , uno di meno da mantenere.
    Farei provare un giorno ai politici alla signora fornero cosa vuol dire Lavorare in queste condizioni e arrivare a 67 anni come sei ridotto. Ovviamente mangiare pranzo non esiste se riesci un pezzo di focaccia in auto mentre ti sposti da un comune all’altro…..

    Rispondi
  6. Io jon riesco a capire perche ci sono dipendenti pubblici che a 60 vanno in pensione o stanno bene o stanno male fisicamente. Ci sono poi categorie come noi sanitari che devono lavorare, lavorare, lavorare fino a scoppiare!!!! Possibile che non si riesca a capire che specie chi lavora nei laboratori che deve valutare le analisi, deve usare strumentazioni sempre più sofisticate e soprattutto può avere problemi di salute, non ce la fa più e vorrebbe godersi i suoi nipotini lontani o anche prendersi un po’ di tempo per sé. Mi sento avvilita…..

    Rispondi
    • Vedi, Angela Michele, tra poco ti godrai i tuoi nipotini e prenderai il tempo per te stessa; dipende da quanti anni hai; se hai 60 anni sei considerata giovane per la pensione; purtroppo chi decide ha una vaga idea di cosa voglia dire faticare; fai turni di notte? pensa a quelli che li fanno e sono sempre nella sanità; in bocca al lupo e saluti a te e ai gestori del sito

      Rispondi
  7. Dobbiamo inserire i giovani nel mondo del lavoro al più presto!
    Basta sopprimere i sessantenni.
    E chi avuto pensioni d’oro e ore di restituire il malloppo!
    Solo così ci salveremo!

    Rispondi
  8. COME AL SOLITO SOLO CHIACCHIERE ,DEVONO CAPIRE CHE LAVORARE 41 ANNI IN SETTORI USURANTI PORTANO IL LAVORATORE IN CONDIZIONI FISICHE DISASTROSE E NON COMPETITIVO CON IL MONDO DEL LAVORO. PURTROPPO CHI FA LE LEGGI NON CONOSCIE L’AMBIENTE DI LAVORO, BUONA GIORNATA.

    Rispondi
  9. NON ILLUDETEVI SULLA NUOVA PROPOSTA PENSIONISTICA DEI 64 ANNI ANCHE PER COLORO CHE POSSONO VANTARE ANNI DI CONTRIBUTI PRIMA DEL 1996. METTERANNO TANTI DI QUEI PALETTI CHE SARA’ QUASI IMPOSSIBILE O COMUNQUE NON CONVENIENTE ACCEDERVI. ALCUNI ESEMPI: CALCOLO COL METODO CONTRIBUTIVO, PENALIZZAZIONE DEL 2% PER OGNI ANNO MANCANTE AI 67 E PER FINIRE L’IMPORTO DOVRA’ ESSERE ALMENO 2,8 IL VALORE DELL’ASSEGNO SOCIALE. TRADOTTO UNA GRANDISSIMA PRESA IN GIRO

    Rispondi
    • Hai ragione!!!
      Vengono messi sempre più paletti alle nostre pensioni.
      Certo che i soldi non bastano…
      Banche non tassate sugli extra profitti; niente tasse alle big tech; soldi x soddisfare i caprici di Trump, riarmo, acquisto obbligatorio di petrolio e gas dagli americani; un ponte che al momento è meglio non costruirlo se non aspettando tempi migliori; sempre più italiani che non votano; giovani e pensionati che fuggono dall’Italia; evasione fiscale fuori controllo…
      … è ovvio che da qualche parte devono uscire i soldi.
      I nostri soldi…!!!
      Ridateci la Fornero!!!
      Al momento la migliore soluzione per andare in pensione.

      Rispondi
      • Concordo la nostra generazione è quella più penalizzata io ho 58 anni 38 di contributi,braccia,schiena e gambe a pezzi perché anni di lavoro di carico e scarico,e adesso questi vorrebbero spostare ancora??Le aziende non ci vogliono più perché ormai ci hanno strizzato abbastanza,che trovassero soluzioni ,ma adesso proprio basta!!Hanno preso voti proprio perché avevano promesso tutti in pensione con 41 anni di contributi e poi hanno messo paletti impossibili..Ora davvero BASTA,NON NE POSSIAMO PIÙ!

        Rispondi
    • Vedi Massimo, è tutto relativo; l’obiettivo di chi governa è fare in modo che le persone vadano in pensione con i requisiti Fornero; anzi, se qualcuno con questi requisiti rimane a lavorare loro sono contenti; poi ci sarà qualcuno che si accontenta di ricevere meno pur di smettere; ognuno fa i suoi calcoli e poi decide; certo che metteranno paletti; vedremo; saluti a te e ai gestori del sito

      Rispondi
  10. Leggendo gli articoli sulle pensioni e sui loro costi, psicologicamente ci fanno sentire in colpa. Ci stanno facendo il lavaggio del cervello. Come se questo disastro economico fosse stato creato dagli italiani e non da chi ci ha governato e governa. E per tale ragione dobbiamo “passivamente” accettare tutto ciò che ci viene somministrato minuto x minuto. Anziché “regalare” soldi a Trump e costruire ponti che al momento non sono indispensabili, alle pensioni bisogna dare la precedenza. I politici, tutti, presenti e futuri, pensassero di più al welfare e al benessere degli italiani. Possono proporre tutte le soluzioni che vogliono, ma se continueranno a farci sentire in colpa, penalizzandoci sempre di più per le pensioni, migliorare gli stipendi, etc etc avremo sempre italiani che non andranno a votare; pensionati che si trasferiranno all’estero; famiglie che non si formeranno; ragazzi che non faranno più figli oltre al fatto che scapperanno all’estero perché, in Italia non si può più andare avanti così
    Basta!!!
    Non se ne può più…
    L’unica colpa che abbiamo, è stata quella di dare fiducia a gente che non la meritava…
    E questo è il ringraziamento.

    Rispondi
  11. Buongiorno, per me sinceramente andare in pensione a 64 anni è una buona proposta e per gli anni mancanti , per arrivare a 67 anni e 1 mese ( per me è così ) . Integrarli con la mia liquidazione, io ci starei. Anche perché arrivare a 67 anni , io avrei lavorato 53 anni . Sono veramente stanca.

    Rispondi
  12. Io credo che qualche obbrobrio di legge , visto che è stato il cavallo di battaglia della lega lo devo o fare, anche solo x giustificarsi!! Non mancano molti anni per andare a votare, e mi sa che dopo le elezioni , Duregon, Salvini e compagnia cantate li vedremo come operai sul ponte dello stretto di Messina!!

    Rispondi
  13. Se guardiamo solo ai numeri e ai trend negativi (importanti, intendiamoci!), peraltro arcinoti da tempo, continuando a fare nulla ( chi di dovere, non risponde nemmeno a chi si prende meritoriamente la briga di presentare qualche proposta di riforma ben articolata) per rendere perlomeno accettabile il disastrato sistema previdenziale…possiamo andare a farci benedire!!!

    Rispondi
  14. Ma arriveranno altri barconi pieni di volenterosi salvatori del tricolore.. meglio dare soldi a loro piuttosto che darli alle giovani coppie per far fronte alle spese di nuovi figli..

    Rispondi
  15. Chi dovrebbe andare in pensione ora è figlio del boom demografico ( anni 50/60) cioè coloro i quali hanno permesso di sostenere tutte le tipologie di pensionati dai baby pensionati
    O ai 15 anni 6 mesi e 1 giorno. “Porcate
    Sostenibili”
    Ora lor signori ad ogni riforma abbassano i coefficienti di trasformazione di chi dopo 43/44/45 anni di lavoro si vede un assegno standard al ribasso mentre sempre lor signori si alzano i vitalizi per 5 anni di lavoro che gli garantiscono 4500/5000€ al mese.
    in sostanza lor signori hanno creato il debito e chi ha lavorato e lavora paga il debito. Debito creato sulla carta al quale non hanno considerato l’ipotesi
    Di bassa natalità.
    Ma chi andrà in pensione potrà vivere una vita ” dignitosa” con un minimo sempre più minimo e sempre meno garantito.

    Rispondi
    • Concordo!!!!
      Dove erano i sindacati al tempo!!!
      Gente che ha ottenuto tutto e adesso pontificano…
      Sono incsazzato cone una bestia!!!
      Togliamo il 30% delle pensioni a chi le prende da 30 nei in su!!!

      Rispondi
  16. Molto interessante questo articolo; come detto in altre occasioni siamo arrivati al nodo delle classi in cui nascevano , nascevamo 1 milione di persone l’anno; e allora che cosa fa il governo? teniamo a lavorare oltre misura i vecchi stravolgendo la fisiologia umana; utilizzare il tfr per le pensioni? molto furbi ma non funziona; e uninprese? 64 anni si è troppo giovani per andare in pensione; sfruttiamoli fino all’osso e anche peggio; stendiamo un velo pietoso; saluti ai gestori del sito

    Rispondi
    • Buongiorno caro Paolo.
      Non mi pare che i numeri indicati dicano questo.

      I numeri ci dicono, invece, che quel 32,8 non centri per nulla con le pensioni anticipate (anticipate!!!) perché esse ne prevedono, mediamente, ben 10 di anni aggiuntivi quali versamenti e imposte dovute allo Stato (42,1 – 43,1).

      E se le volessimo soppesarli correttamente avremmo che, senza di esse, ben più basso sarebbe il risultato.

      E’ il calderone che rende, talvolta, la minestra indigesta e questo perché al suo interno ci finiscono rimestati tutti gli ingredienti, dai più selezionati a quelli un tantino alterati.

      Per concludere, anche se il problema non è solo questo, eccoti un link fresco di giornata.

      https://www.corriere.it/economia/opinioni/25_agosto_16/lavorare-rende-meno-che-stare-a-casa-ad-aspettare-il-sussidio-gli-italiani-addormentati-dai-bonus-cdab0500-16ee-440c-b1e9-d6202cdfbxlk.shtml

      Rispondi
      • Verissimo il discorso tuo; quel 32,8 è una statistica che con le pensioni sembra , come dici tu, un minestrone in cui ci metti di tutto; speriamo in bene; saluti a te e ai gestori del sito

        Rispondi
      • Il solito articolo del Brambilla interessato solo al bilancio dell’INPS senza curarsi della benessere dei cittadini, delle disparità sociali e dei profondi e ingiusti trattamenti tra le classe di lavoratori per anno di nascita. Il sistema ha permesso negli anni passati di godere di benefici pensionisti che lo stato ora non può permettersi quindi che fa penalizza “solo” i futuri pensionati. Questa storia dei diritti acquisiti in questo campo non può esitere e va modificata cosi come i privilegi ingiustificati per alcune tipologie di lavoratori (ad esempio i politici). Anche la argomentazione che mancano lavoratori e quindi bisogna tenere al lavoro anziani fino a 70 che senso ha? Non è forse più eticamente corretto cercare di fare emergere il lavoro nero? Brambilla e Cazzola sono bravi a predicare sul futuro delle pensioni intanto loro hanno goduto di tutti i benefici passati e sono andati in pensioni in età precode. Ma per favore ….

        Rispondi
        • Concordo su tutto. Dopo decenni di scelte dissennate, fatte a scapito del sistema previdenziale, oggi il conto dei loro errori lo fanno pagare a coloro che ancora lavorano. E, come ben detto, i nostri cattedrattici della previdenza (tra cui brambilla e Cazzola ) vengono a turlupinarci con le loro ricette, fatte di lacrime e sangue (solo nostri), mentre loro godono di benefici, grazie ai quali il sistema sta comando a picco. Italiani svegliatevi.

          Rispondi
          • Brambilla e cazzola continueranno a dire e scrivere cazzate finché non toglieranno il disturbo, speriamo il prima possibile

  17. Bravi bravi…
    Sono decenni che c’è il problema della natalità ridotta e questi gridano “al lupo..” oggi…
    Giusto per scaricare il barile e tagliare gli assegni immagino a chi va in pensione nei prossimamente in futuro…

    Rispondi
    • Buongiorno,
      basta con questa denatalità, 281000 giovani sono disoccupati ergo MANCA IL LAVORO NON I LAVORATORI.
      Per quanto riguarda la pensione integrativa ricordiamoci che qualche decennio fa si chiamava “liquidazione” erano e SONO soldi nostri, che gentilmente spacciano per panacea, perchè quando le pensioni erano dignitose il sogno e l’obiettivo del lavoratore era di usare la liquidazione per sistemare i propri figli o per avere un po’ di disponibiltà economica mai raggiunta con il lavoro, ora ci hanno tolto anche quella perchè con le pensioni da fame sei obbligato ad integrarle , con i soldi TUOI!!
      Saluti
      Fabio

      Rispondi
  18. Da adesso fino alla finanziaria ne sentiremo di tutti i colori, e poi alla fine rimane la Fornero sempre un po’ peggiorativa e opzione quote varie una peggio dell’altra, fanfaroni.

    Rispondi
      • Leggendo gli articoli sulle pensioni e sui loro costi, psicologicamente ci fanno sentire in colpa. Ci stanno facendo il lavaggio del cervello. Come se questo disastro economico fosse stato creato dagli italiani e non da chi ci ha governato e governa. E per tale ragione dobbiamo “passivamente” accettare tutto ciò che ci viene somministrato minuto x minuto. Anziché “regalare” soldi a Trump e costruire ponti che al momento non sono indispensabili, alle pensioni bisogna dare la precedenza. I politici, tutti, presenti e futuri, pensassero di più al welfare e al benessere degli italiani. Possono proporre tutte le soluzioni che vogliono, ma se continueranno a farci sentire in colpa, penalizzandoci sempre di più per le pensioni, migliorare gli stipendi, etc etc avremo sempre italiani che non andranno a votare; pensionati che si trasferiranno all’estero; famiglie che non si formeranno; ragazzi che non faranno più figli oltre al fatto che scapperanno all’estero perché, in Italia non si può più andare avanti così
        Basta!!!
        Non se ne può più…
        L’unica colpa che abbiamo, è stata quella di dare fiducia a gente che non la meritava…
        E questo è il ringraziamento.

        Rispondi

Lascia un commento