Il nuovo rapporto “Panorama delle Pensioni 2025” diffuso dall’Ocse rilancia il dibattito sul futuro dei sistemi previdenziali e mette in evidenza un quadro che si fa sempre più complesso per i Paesi avanzati, Italia compresa. Secondo le proiezioni contenute nel documento, l’età pensionistica media è destinata a salire in modo significativo nel corso dei prossimi decenni, spinta dall’aumento della longevità e dal rapido invecchiamento demografico. Si tratta di un segnale che non può essere ignorato dal Governo, soprattutto nel momento in cui si discute la Manovra 2026 e le possibili modifiche alle regole per l’uscita dal lavoro.
Età pensionabile in crescita nei Paesi Ocse: Italia tra i Paesi più esposti
Il rapporto evidenzia che l’età media di accesso alla pensione registrata nel 2024, pari a 63,9 anni per le donne e 64,7 anni per gli uomini, è destinata a crescere nel tempo. Per chi ha iniziato la carriera lavorativa nel 2024 l’uscita dal lavoro avverrà mediamente a 65,9 anni per le donne e 66,4 per gli uomini. L’aumento non riguarda però soltanto una media generale: l’Ocse rileva che, alla luce delle normative attuali, più della metà dei Paesi membri vedrà salire l’età pensionabile nei prossimi anni. Il range oscillerà dai 62 anni in Colombia per gli uomini – 57 per le donne – fino ad arrivare a 70 anni o più in Paesi come Danimarca, Estonia, Italia, Paesi Bassi e Svezia. Proprio l’Italia rientra tra le nazioni maggiormente esposte, sia per l’invecchiamento più rapido della popolazione sia per la struttura del proprio sistema previdenziale, fortemente legato alla dinamica demografica e alla sostenibilità della spesa.
Pensioni 2026: mercato del lavoro si riduce
Lo studio mette in evidenza come la pressione demografica rappresenti la principale causa dell’innalzamento dei requisiti pensionistici. Nei Paesi Ocse, per ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni, oggi ci sono 33 individui con almeno 65 anni. Nel 2050 questo numero salirà a 52, mentre nel 2000 era fermo a 22. L’aumento sarà particolarmente significativo in Corea, con quasi 50 punti in più, e molto forte anche in Spagna, Grecia, Polonia, Repubblica Slovacca e soprattutto in Italia, dove il salto atteso supererà i 25 punti. Parallelamente, la popolazione in età lavorativa subisce un calo rilevante. Secondo il rapporto, in Italia gli attivi diminuiranno di oltre il 35% nei prossimi quarant’anni, un dato tra i più elevati dell’intera area Ocse. A ridursi in modo marcato saranno anche i lavoratori in Grecia, Estonia, Spagna, Giappone e Slovacchia, con cali superiori al 30%. Una dinamica che mette pressione non solo sulla sostenibilità dei sistemi pensionistici, ma anche sulla capacità economica complessiva del Paese.
Riforma Pensioni 2026: Spesa previdenziale elevata e divario di genere ancora troppo ampio
Nel quadro dedicato all’Italia, l’Ocse sottolinea che la spesa pensionistica pubblica rappresenta circa il 16% del Pil, una quota seconda solo alla Grecia e che continua a essere tra le più alte del mondo sviluppato. Di questa spesa, almeno un quarto non risulta coperto dai contributi pensionistici, segnale di un equilibrio ancora fragile e di un margine ridotto per interventi espansivi. Altro punto critico riguarda il divario pensionistico di genere. Dopo una riduzione dai livelli molto elevati del 2007, la differenza tra l’importo medio delle pensioni percepite da uomini e donne resta al 29%, ancora ben al di sopra della media Ocse, pari al 23%. Secondo l’Organizzazione, un pieno allineamento dei requisiti anagrafici per la pensione anticipata tra uomini e donne potrebbe contribuire a ridurre questa distanza. Il GPG, ovvero il Gender Pension Gap, riflette infatti non solo differenze salariali e di carriera, ma anche regole di accesso al pensionamento che in alcuni casi risultano asimmetriche.
Pensioni 2026: in Italia si arriverà a 70 anni?
Il rapporto Ocse conferma dunque che l’Italia è tra i Paesi chiamati a compiere gli aggiustamenti più significativi, complici l’evoluzione demografica e il peso della spesa previdenziale. L’innalzamento graduale dell’età pensionabile, già previsto dalla legislazione vigente attraverso gli adeguamenti alla speranza di vita, potrebbe portare le generazioni più giovani a lavorare stabilmente fino a 70 anni. Un quadro che alimenta il confronto politico interno sulla riforma strutturale del sistema previdenziale, da tempo attesa ma finora sempre rimandata. In un contesto in cui i contributi calano, la vita media si allunga e il rapporto tra attivi e pensionati si restringe, la sostenibilità del sistema diventa un tema imprescindibile. Il report Ocse arriva proprio mentre in Italia si discute della Manovra 2026, sottolineando quanto sia urgente un intervento capace di garantire equità tra generazioni e una prospettiva di stabilità per il sistema pensionistico nazionale.

Desidero ampliare il mio commento pubblicato in data 29 Novembre 2025 alle 17:42.
Il primo punto che ho messo in evidenza nella mia mail è stato PENSIONI.
Ma ci sono stati altri due punti di attenzione: MONETA DIGITALE e ISTRUZIONE (che hanno molti punti di contatto con le PENSIONI).
Ho suggerito al Governo delle LINEE GUIDA relative ai tre punti di attenzione e i PIANI OPERATIVI (relativi a Pensioni, Moneta digitale e Istruzione) per attuare le Linee Guida.
In copia conoscenza alla mail c’erano anche i vertici di Intesa Sanpaolo (CEO di Intesa Sanpaolo e Responsabile dei Sistemi Informativi di Intesa Sanpaolo), i vertici di IBM Italia (CEO di IBM Italia e Direttore Marketing di IBM Italia), il Ministero dell’Università e della Ricerca, e il Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Preciso che il piano operativo relativo alla Moneta digitale si impone perché il CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in un’intervista così si è espresso: “Perché per far quadrare i conti pagano solo le banche? Serve crescita nel motore dell’Italia” (FONTE: https://www.huffingtonpost.it/economia/2025/11/27/news/carlo_messina_perche_per_far_quadrare_i_conti_pagano_solo_le_banche_serve_crescita_nel_motore_dellitalia-20611826/).
Come è noto, il Governo aveva prima in mente di attingere agli extraprofitti delle banche (senza riuscirci), poi ha chiesto alle banche di dare un contributo (senza riuscirci) e alla fine ha detto che vuole aumentare l’IRAP alle banche (e questo ha fatto scatenare Carlo Messina).
Ecco quindi il motivo per cui ho suggerito come linea guida l’adozione della moneta digitale di Stato, agganciata al patrimonio dello Stato, gestita dalla Cassa Depositi e Prestiti, circolante solo in Italia e parallelamente all’euro. Questo approccio non entra assolutamente in conflitto con la Banca Centrale Europea, e l’ho ampiamente analizzato durante la scrittura del mio libro “L’economista in camice” pubblicato in febbraio 2019.
A proposito del mio libro, ho intercettato per caso sul web il seguente articolo che riporta una mia intervista dal titolo “L’economista in camice, come il ced diventa laboratorio di economia” (FONTE: https://www.today.it/partner/adnkronos/economia/lavoro/l_economista-in-camice-come-il-ced-diventa-laboratorio-di-economia.html).
Leggendo l’intervista, il lettore noterà che nel corso dei 6 anni (da dicembre 2019 a dicembre 2025) la mia posizione è rimasta ferma su Pensioni e Lavoro, e sui mezzi per Riformare Pensioni e Lavoro.
Il Lettore noterà anche che nel corso di 6 anni, dopo il Governo Conte, Governo Draghi, Governo Meloni, le Riforme su Pensioni e Lavoro non rimaste anch’esse ferme. Perché? È presto detto:
1. Il Governo non sa dove andare; e quindi ha bisogno di una LINEA GUIDA
2. Il Governo non sa cosa fare e come fare; e quindi ha bisogno di un PIANO OPERATIVO
Tramite le mie Linee guida e i miei Piani operativi ho suggerito al Governo dove andare e cosa e come fare.
Nella mia mail ho esplicitamente affermato che senza l’adozione del Piani Operativi da me suggeriti non ci sono le premesse per avviare una crescita economica al di sopra dello zero virgola per cento.
Sto dicendo queste cose, per far comprendere ai lettori che le loro istanze, per quanto legittime siano, giuste ed eque, restano, purtroppo, in assenza di linee guida e di piani operativi specifici per l’economia digitale e la società digitale, una mera lista di desideri irrealizzabili.
Per non tediare ulteriormente i lettori, mi fermo qui e non entro nel terzo Piano Operativo relativo all’ISTRUZIONE che riguarda l’istituzione della nuova disciplina STEM Economia Informatica (ed è anche per questo che ho messo in copia conoscenza IBM Italia, il MUR e il MIM) nei Piani di Studio delle scuole medie, superiori e università, al fine di formare la nuova generazione di economisti e di informatici in grado di elaborare ricette economiche per l’economia digitale e la società digitale.
Cosa che oggi, i nostri economisti, non sono in grado di fare.
Il sig. Wal nei suoi commenti in data 29 Novembre 2025 alle 3:32 e in data 29 Novembre 2025 alle 5:47 ci segnala due interessanti link in cui viene riportato che il Dott. Stefano Bacchiocchi, commercialista e professore all’Università degli Studi di Brescia, il 25 settembre ha presentato in Senato una sua Proposta, ribattezza “contributo automazione”: un contributo che andrebbe versato dalle grandi aziende che sostituiscono il lavoro umano con l’automazione.
La visione maturata dai Commercialisti riguardo alla possibilità di applicare una imposta sull’automazione non mi era sfuggita, e l’ho riportata nel mio post del 25 ottobre 2025 alle 23:33 (FONTE: https://www.pensionipertutti.it/pensioni-2026-la-proposta-di-mastrapasqua-aumentare-gli-assegni-a-chi-fa-figli/#comment-119994).
Il mio post fa riferimento alla notizia ANSA pubblicata in data 26 settembre 2025 dal titolo “Commercialisti, riforma delle pensioni non rinviabile. Tassare le aziende che ricorrono ai robot” (FONTE: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2025/09/26/commercialisti-riforma-delle-pensioni-non-rinviabile_f03efb5f-111f-4da3-902b-0953407f441b.html).
Devo riconoscere che le segnalazioni del sig. Wal hanno fatto insorgere nel mio animo una motivazione molto forte a scrivere oggi stesso una mail tramite PEC indirizzata al Governo, al MEF e per conoscenza alla Presidenza della Repubblica Italiana.
In allegato alla mail veniva riportata nuovamente la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (già inviata nel 2024 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alla Presidenza della Repubblica Italiana).
Il mio intento di oggi è stato di sviluppare una sinergia tra la Proposta del Dott. Bacchiocchi (presentata al Senato nel 2025) e la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (inviata via mail alla Camera dei Deputati e del Senato nel 2024).
La sinergia è la seguente:
1. Rafforzare la visione “contabile” della Proposta del Dott. Bacchiocchi aggiungendo la visione “economica” della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin
2. Rafforzare la visione “economica” della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin aggiungendo la visione “contabile” della Proposta del Dott. Bacchiocchi
Mi piace ricordare che nel mio post del 25 ottobre 2025 alle 23:33 l’incipit era il seguente:
“Poca favilla gran fiamma seconda:
forse di retro a me con miglior voci
si pregherà perché Cirra risponda.”
(Dante, Paradiso, Canto I, v. 34)
Ecco, mi auguro che il Dott. Bacchiocchi, di retro a Perfetto-Armiliato-Gibbin, con miglior voci sappia convincere il Cirra-Senato ad applicare l’imposta sull’automazione (Nota: “Cirra” è un nome che identifica Apollo, il dio della Poesia).
Si continua a spaventare i giovani a non lavorare che scopo avranno questi non riesco a capirlo me lo spiega qualcuno
Vero,sono sempre a fomentare odio tra generazioni…ed entro pochi anni ci sono milioni di lavoratori pronti alla pensione..come se non lo sapessero…
Aspettativa di vita in buona salute per poter lavorare e’ tra i 58/60 anni…. ma di che parlano…
Straparlano, le merde!
Vero sig.Max…ma per chi fa le leggi la salute e lavoro sembra che basti solo camminare e respirare…
Non bisogna dare affatto credito a ciò che afferma l’OCSE.
Ciò che l’OCSE afferma è errato. L’OCSE sa ciò che dice, ma dà soluzioni completamente errate. È come se un medico diagnosticasse un tumore al cervello ad un paziente che ha un semplice mal di testa curabile con l’aspirina.
L’OCSE guarda al futuro senza sapere che:
1. Se esiste il problema, allora c’è anche la soluzione (l’OCSE dovrebbe leggere il libro “CHANGE. Sulla formazione e la soluzione dei problemi” di Paul Watzlawick).
2. Ogni problema porta con sé la propria soluzione (personalmente ho applicato questa idea nel mio lavoro di consulente informatico per trovare soluzioni adatte a problemi specifici per ogni Cliente)
3. Per risolvere un problema che non si riesce a risolvere, occorre adottare la soluzione di tipo 2: introdurre nel sistema un elemento che prima non veniva considerato
L’OCSE dovrebbe imparare le metodologie che vengono applicate nella conduzione di Centri di Elaborazione Dati oltremodo complessi e di grandi dimensioni: l’OCSE capirebbe che le metodologie di Performance Management e di Capacity Planning (gli equivalenti informatici di Politica Fiscale e di Politica Monetaria), applicate alla nazione, sono in grado di risolvere tutti i problemi di una Nazione.
La soluzione di tipo 2 che l’OCSE dovrebbe apprendere è la seguente: Robot e AI sono forza lavoro quale soluzione ai problemi di “denatalità” e “invecchiamento della popolazione”.
I Robot umanoidi dotati di AI possono benissimo essere utilizzati come docenti nelle scuole. Si veda, per esempio l’articolo “Arrivano i robot insegnanti dotati di Intelligenza Artificiale. La sperimentazione in una scuola elementare in Australia”, pubblicato su Orizzontescuola.it in data 25 novembre 2025 (FONTE: https://www.orizzontescuola.it/arrivano-i-robot-insegnanti-dotati-di-intelligenza-artificiale-la-sperimentazione-in-una-scuola-elementare-in-australia-video/).
Ho la piena convinzione che Robot umanoidi dotati di AI (capaci di autodotarsi anche di empatia) possano insegnare non solo alle elementari e alle medie ma anche alle università.
Ho valide ragioni per ritenere che l’AI sia una intelligenza superiore a quella dei nostri docenti universitari. L’ho constatato di persona interagendo in maniera spinta con Jennifer AI, che ha dato risposte corrette ed esaurienti alle mie domande piuttosto evolute su Economia e Informatica, cosa che una ventina di docenti universitari da me contattati non sono stati in grado di fare.
Ho anche ragionevoli motivi che Robot umanoidi dotati di AI possano gestire in maniera autonoma ed empatica la Sanità, sia livello ospedaliero che a livello di medici di famiglia.
Ecco dunque dove l’OCSE sbaglia e dà indicazioni completamente errate ed estremamente pericolose da attuare in una nazione digitale e in un’economia digitale: l’OCSE ignora la portata e l’utilizzo di Robot e AI.
Giustissimo, dr Perfetto! Ma loro sono assolutamente in malafede, a libro paga di chi sappiamo! Basta sentire minchiate da questi organismi internazionali che non rispondono a nessuno se non i loro per niente occulti padroni!
Depositata in Senato una proposta di legge.
https://www.hwupgrade.it/news/web/lavoro-e-intelligenza-artificiale-in-senato-la-proposta-del-contributo-automazione-per-una-transizione-piu-equa_145391.html
https://www.giornaledibrescia.it/economia/tassa-robot-pagare-pensioni-proposta-legge-brescia-rrywow73
Ocse o non…Ocse!!
Il problema è che qui si continua a nulla fare per dare una prospettiva di stabilità al sistema pensionistico nazionale.
Ocse se proprio vuoi farci sapere dei numeri facci sapere quante persone sopra i 65 anni sono ancora in salute, quale è il loro quoziente di efficienza nel lavoro, quanti a 80 anni sono già in RSA o con una badante a casa.
E visto come sta andando la sanità e la possibilità di fare vera prevenzione per la maggior parte delle famiglie italiane, facci anche una previsione a lungo termine di quei dati.
Dai facci sognare Ocse…
OCSE al servizio dei potentati economico-finanziari internazionali. Basta con le ricette di queste sovrastrutture non elette da nessuno!
Buongiorno, quando sono stato assunto in una società dove ho lavorato per 22 anni, il direttore commerciale Italia, mi disse:” Lei troverà anomalo il fatto che, come ispettore-auditor, lei dovrà controllare, in pratica, la direzione da cui dipende ” non dobbiamo quindi meravigliarci anche noi se veniamo controllati da chi ci tiene sotto il tacco,……..
Come sempre OCSE bastona l’Italia per evitare una riforma delle pensioni con flessibilità in uscita. L’Ocse pero indica la spesa in rapporto al PIL ma non dice che nel nostro sistema assistenza e previdenza finiscono nello stesso calderone e che dividendo i due sistemi la previdenza è altro che in equilibrio. Per secondo non dice che siamo il paese con la pensione di vecchiaia ormai oltre i 67 anni. Quando si fa un analisi bisognerebbe farla completa e non sparare solo le percentuali che interessano a loro. Già la Fornero ha fatto dei danni incalcolabili a noi futuri pensionati facendoci andare in pensione molto più tardi e anche se versiamo più contributi avremo le pensioni più basse. Pertanto OCSE fatti i …..fatti tuoi.
Non solo assistenza e previdenza nello stesso calderone, altra questione è che la spesa pensionistica viene considerata al lordo aumentando così il valore del rapporto con il PIL, per metterci in cattiva luce rispetto ad altri paesi dove invece le pensioni non pagano imposte. Ma , ribadisco, questi signori sono in malafede, ricordate Cottarelli, il mitico uomo dei tagli, lui in pensione è andato a 59 anni, già, lui , il grande economista, lavorava per l’IMF .